ESPLOSIONE DI BEIRUT, LE VOCI CHE GIRANO

Le metto così, come le ho trovate, commenti di persone un po’ più informate della media e due articoli.

Da Lion Udler:
#Beirut #Libano
Il Primo Ministro libanese Hassan #Diab afferma in un discorso alla nazione che il Libano è completamente devastato oggi e sta vivendo un disastro: “I responsabili di questo disastro pagheranno un prezzo. Non resterà impuniti”.

דוד פרלמוטר (David Perlmutter)
Se fosse vero, non so chi ne abbia responsabilità diretta, ma i Hizballah dovrebbero comunque iniziare a fare le valige. […]la cosa che mi sembra più probabile è un “incidente di lavoro” di Hizballah e milizie iraniane. È terribile che così tanta gente innocente debba pagarne il prezzo. Questo pezzo di mondo potrebbe essere un paradiso e invece…

Emanuel Pinchas Abrahamson
Lebanese intelligence and counterintelligence chief Ibrahim said the following: “The stories about pyrotechnics are ridiculous, there were explosions of unknown nature, and I can’t say anything else until the end of the investigation.”

Alberto Levy
tanti missili stoccati assieme possono esplodere tutti cosi’, in un modo omogeneo ?

Vanni Belva Gasparini
Sì. Si chiama: “Esplosione per simpatia”… la pericolosissima abitudine di esplodere a catena. Chi ha fatto servizio di guardia in polveriera lo sa. Era la cosa più temuta.

Alberto Levy
queste sono le conseguenze dello stoccaggio di parte dei 150.000 missili puntati contro gli ebrei d’Israele da una decina di anni. Hizballah sa che se mettesse i missili lontano dai centri abitati, Israele li farebbe brillare, MA se sono sotto gli edifici di Beirut, gli israeliani eviterebbero di farli esplodere.
Non si sa chi, forse per caso (la cosa non e’ credibile), questa sera l’incendio nel magazzino dei fuochi d’artificio fittizzi, ha fatto brillare gli “esplosivi” (che reputo missili) ammassati in zona, provocando centinaia di povere vittime innocenti. Quegli innocenti erano stati prescelti da Hizballah per il ruolo di scudi umani, in parte ignari del pericolo.

Michele Benelli
Le bombe a Beirut le ha sempre messe Hezbollah, su mandato dell’ Iran. È cambiato qualcosa?

Brigitte Protti
La televisione Al Arabyiah annuncia l’esplosione di un deposito di armi degli Hezbollah
Beirut
Beirut: che cosa sappiamo

Beirut, Libano, pomeriggio del 4 agosto. Due tremende esplosioni si odono dal porto della città, uno dei più importanti del Mediterraneo Orientale. Non si sa bene cosa esplode e dove, ma l’impatto è rapido e tremendo. L’intera città viene avvolta da una coltre di fumo rossastro, collassa l’intera infrastruttura attorno ai siti dell’esplosione.
Impossibile stabilire il numero dei morti, sicuramente decine, ma si stima che i feriti potrebbero essere fino a 5mila. Questo è quello che sappiamo, un breve ma utile riepilogo:

– Si è parlato inizialmente di fuochi d’artificio, ma abbiamo scritto fin da subito che la dimensione dell’esplosione (le esplosioni) era indicativa di altro, magari armi. Ora, Hezbollah e forze armate libanesi confermano che l’epicentro della prima esplosione è stato in un deposito portuale in cui erano contenute armi/munizioni/materiale esplodente oggetto di confisca. La presenza in grandi quantità di nitrato di sodio, anch’esso confiscato, avrebbe causato le tremende esplosioni.

– Dobbiamo lavorare sul punto uno: da cosa sono state provocate quelle esplosioni? Nessun incidente fino ad oggi, e quel carico era lì contenuto da diversi mesi. Qual è stata la miccia? Occorrerebbe indagare sulle micro-esplosioni, lampi di luce, che si intravedono nei momenti precedenti alla prima esplosione e fra la prima e la seconda esplosione.

– 400 ricoverati, ma si parla di 5mila feriti. Incendi in corso, ancora da estinguere. Intere aree del porto completamente distrutte. Non sarà possibile ricostruirle e renderle operative prima di diversi anni, almeno cinque.

– Man mano che si procede con la conta dei morti emerge che le esplosioni hanno provocato dei morti eccellenti: deceduto Nazar Najarian, il segretario generale delle Falangi Libanesi, e in fin di vita il direttore generale dell’azienda elettrica nazionale, Kamal Hayek.

– Israele nega ogni coinvolgimento, il governo libanese parla di incidente.

– Le esplosioni avvengono sullo sfondo di oltre un mese di incidenti simili che hanno colpito e devastato l’Iran, sabotaggi alle infrastrutture critiche: dalle centrali elettriche ai porti, passando per ferrovie e fabbriche.

– Fra tre giorni è previsto verdetto per il caso Hariri: ex primo ministro libanese assassinato nel 2005 e per il quale sono imputati 4 membri di Hezbollah. Un’eventuale condanna avrebbe serie ripercussioni per lo status giuridico di Hezbollah a livello internazionale, attualmente già minato dalla campagna di pressione del duo Trump-Netanyahu che sta portando alla sua categorizzazione come organizzazione terroristica in tutto l’Occidente, dall’America Latina all’Unione Europea. E se ad essere accusata per il gesto fosse proprio Hezbollah? E anche se non lo fosse, quale potrebbe essere il peso di questo evento su un verdetto che si appresta a determinare il futuro del Partito di Dio?

– Fate sempre attenzione ai dettagli: potrebbe trattarsi di uno sciagurato incidente come di un possibile atto di sabotaggio/ di terrorismo. (qui)

I possibili scenari dietro l’esplosione che ieri ha scosso Beirut

 di Titus Livius, 5 Ago 2020, qui.

Due enormi esplosioni hanno scosso ieri pomeriggio Beirut. Ufficialmente, ad esplodere pare essere stata una fabbrica di fuochi d’artificio presso la zona portuale. La deflagrazione, avvertita in tutta la capitale libanese [in realtà è stata sentita fino a Cipro, ndb], ha ucciso circa 50 persone e ne ha ferite migliaia (dato aggiornato alla sera del 4 agosto 2020).
Ovviamente, al di là delle dichiarazioni ufficiali, molti ritengono che questa esplosione non sia affatto casuale. E i diversi scenari che si aprono sono tutti più o meno fondati. Il primo scenario chiama in causa Israele. Scenario classico, che vedrebbe lo Stato ebraico dietro l’esplosione di questa fabbrica che, teoricamente, avrebbe potuto essere una fabbrica di esplosivi. Ci pare tuttavia l’ipotesi meno probabile, sia pure non potendo escluderla del tutto. L’intelligence israeliana, ma anche quella americana, cercano sempre di ridurre al minimo il numero di morti e feriti. E Israele avrebbe tutto il l’interesse a rivendicare pubblicamente di poter colpire una fabbrica di armi di Hezbollah a Beirut. Neanche a dirlo, nelle prossime ore Israele sarà l’accusato principale di coloro a cui piace “vincere facile” piuttosto che approfondire. Ad ogni modo, molto probabilmente, questa ipotesi sarà esclusa da Hezbollah stesso.
Il secondo scenario è quello che riconduce direttamente a Hezbollah. Come organizzatore dell’attentato, in vista della sentenza che arriverà domani da parte del Tribunale Internazionale in merito all’assassinio dell’ex premier libanese Rafik Hariri. Ad essere accusati sono quattro membri di Hezbollah in contumacia, che probabilmente si trovano proprio in Libano. Dunque, Hezbollah potrebbe aver voluto mandare un messaggio a tutti i suoi innumerevoli avversari, anche nel fragilissimo esecutivo di Diab (alleato di Hezbollah), dicendo loro di non provare a farsi venire strane idee in testa. Il prezzo da pagare nel caso in cui i quattro ricercati finissero nelle mani della giustizia internazionale sarebbe una lunghissima scia di sangue in tutto il Libano. D’altronde, appena qualche giorno fa, si è dimesso il ministro degli esteri libanese Hitti, in polemica proprio con Hezbollah, accusato di impedire al Libano di rialzarsi dal rischio del default finanziario. Hitti aveva pubblicamente sostenuto l’ipotesi, promossa dal Patriarca Maronita, di un Libano “neutrale” in politica estera, ovvero lontano anche dal regime iraniano, e pronto ad accettare il piano di pace della Lega Araba del 2002. Proposte totalmente inaccettabili per Hezbollah, al servizio del regime iraniano.Un’altra ipotesi possibile è che quella fosse davvero una fabbrica di esplosivi di Hezbollah e che sia esplosa accidentalmente. D’altronde, solo pochi giorni fa è stato denunciato come abbia ben 28 postazioni di lancio di missili in aree civili. Una di queste potrebbe essere esplosa per errore, causando il dramma che delle scorse ore.
Infine, un’ultima possibilità: che a far esplodere la fabbrica non siano stati gli israeliani o gli americani, ma i nemici interni di Hezbollah (tra cui purtroppo c’è ancora anche l’Isis). I tanti nemici che Hezbollah ha in Libano, un Paese che si avvia verso il default finanziario e che, appena qualche mese addietro, ha visto nelle sue piazze una serie di proteste popolari, espressamente contro Hezbollah e la presenza iraniana nel Paese. Non è escluso quindi, in uno scenario di piena guerra civile, che qualcuno abbia deciso di prendere le armi e far pagare a Hezbollah l’aver preso in ostaggio metà Libano, impedendogli di essere un Paese normale e di esercitare pienamente la sua sovranità nazionale. Uno scenario che riporterebbe il Paese dei Cedri indietro di trent’anni e che andrebbe imputato al regime iraniano, che non solo ha creato Hezbollah, ma che ha recentemente ordinato al Partito di Dio di intervenire nel conflitto siriano allo scopo di salvaguardare la proiezione di Teheran verso il Mediterraneo. Dove potrebbe arrivare questo scenario da guerra civile non è dato saperlo. Ciò che è certo e che, chi sinora ha chiamato Hezbollah un partito normale e ha pensato di legittimarlo, ha contribuito alla terribile situazione del Libano odierno.
Mettere fine a questo Stato nello Stato, costringere Hezbollah a disarmare le milizie, permettere all’esercito libanese di controllare l’intero territorio e di inserire tutto il gruppo di Hezbollah nella lista delle organizzazioni terroristiche dovrebbe essere obiettivo condiviso della comunità internazionale, o almeno dei Paesi Europei. Qualsiasi mediazione non può che procrastinare il problema, trascinando il Libano in uno scenario da guerra civile per i prossimi decenni.

Secondo me quello che più può mettere sulla strada giusta è il grande insistere di Hezbollah sul fatto che si sarebbe trattato di un incidente.

Un po’ di vecchie cose, per chi non fosse molto al corrente delle vicende libanesi, qui, qui e qui, e magari anche questo.

barbara

  1. il porto non è sotto il controllo di Hezbollah, ma di Kataeb, ossia la Falange (infatti è morto il loro segretario), che è in pessimi rapporti col “partito di Dio”. Se l’innesco sono state armi non sono certo di Hezbollah, al massimo appunto dei falangisti.
    Ma mi sembra improbabile, ormai l’unica milizia con armi pesanti è appunto quella del movimento terrorista sciita.
    Facile che sia stato un incidente dovuto ad incuria ed imprudenza, chi conosce il Libano sa che è tutt’altro che impossibile, anzi, e specialmente di questi tempi.
    Sicuramente se sparisse Hoezbollah sarebbe il primo passo per “aggiustare” il paese, ma in questo caso non mi sembra abbiano responsabilità dirette.
    La devastazione comunque è impressionante, una mia amica lavora in una gioielleria a 10 km dall’epicentro (10 km!) e porta, vetri, mobili… tutto distrutto. Se il bilancio finale sarà inferiore ai 500 morti sarà ancora andata “bene”…

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    • Come nei terremoti, o in disastri come Vajont o Stava, i primi due giorni si contano i morti che “affiorano”, poi un po’ alla volta si aggiungono quelli rimasti sotto le macerie, e alla fine si fa un bilancio approssimativo col calcolo di quelli che mancano all’appello, e i conti balzano alle stelle.
      Il fatto che il porto non sia sotto il controllo di Hezbollah, avvalora l’ipotesi che il lavoro possa essere stato opera loro (tu mica vai a far saltare casa tua!), e spiegherebbe l’insistenza di H. sull’accidentalità dell’esplosione (conoscendone il modus operandi viene da pensare che un’azione con un paio di edifici distrutti e un paio di decine di morti la rivendicherebbero orgogliosamente per mostrare quanto sono potenti, ma rivendicare la paternità di una simile carneficina – evidentemente molto al di là, per concomitanti cause, queste sì, accidentali, di quanto previsto – sarebbe un autentico suicidio). In questo caso, se a provocare il disastro sono stati dei missili, evidentemente non erano i loro. Poi c’è il fatto che più grande è la devastazione, e più diventa difficile stabilire esattamente le cause, essendo andato distrutto anche tutto ciò che potrebbe fornire indizi.

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  2. Cara Barbara,
    premesso che chiunque esprima un’opinione a questo punto sta solo esprimendo un’opinione, perché non è proprio possibile avere certezze, in realtà sembra che l’ipotesi dell’incidente da incuria sembra la più probabile. Non ho voglia di mettere il link ai moltissimi video, tanto li avrai certamente vis. Nella gran fumata grigia prima del superbotto, alla base si vedono chiaramente piccole esplosioni che potrebbero ben essere fuochi d’artificio; certo, potrebbero essere piccole munizioni, ma il comportamento è quello dei fuochi d’artificio (si sentono anche i fischi e si vedono partire verso l’alto). Incredibilmente da anni nel magazzino esploso erano stipate 2.700 tonnellate (minchia!) di nitrato d’ammonio, che può essere un fertilizzante ma è certamente un potente esplosivo. 2.7 kiloton, se la paragoniamo ad una bomba nucleare è circa un quinto di quella di Hiroshima, che se fosse esplosa a livello del terreno, come ha fatto questa, avrebbe fatto molti meno danni. Sicurezza zero, come si può vedere nella foto dell’articolo (israeliano) che ti accludo. E se il nitrato d’ammonio non parte da solo, parte facilissimamente se innescato dai fuochi d’artificio: i libanesi sono un po’ come i napoletani, grandissimi consumatori di giochi pirotecnici per ogni occasione, e come i napoletani comprano quelli cinesi più economici e scadenti, che d’estate esplodono quasi da soli. E sono anche talmente sciatti da poterli immagazzinare vicino o addirittura dentro ad un gigantesco deposito di esplosivi.
    Che l’esplosione maggiore sia dovuta al nitrato d’ammonio ce lo dice la grande nube rossa, che è caratteristica.
    Poi c’è da considerare che far saltare in aria Beirut a questo punto non conviene proprio a nessuno, né a Israele né a Hezbollah, né ad eventuali proxy siriani o iraniani.
    Insomma, il rasoio di Occam suggerisce di non attribuire a complotto quello che può essere più facilmente spiegato dalla stupidità umana (come probabilmente a Wuhan).
    Una cosa che ho notato io e che mi sconcerta è che il grande edificio vicinissimo a ground zero – credo sia una serie di silos – è rimasto in piedi, e probabilmente ha schermato la città da danni molto più gravi, riflettendo in parte l’onda d’urto verso il mare. Ho letto che il botto s’è sentito fino a Cipro!
    Ricordi Enschede? Lì i danni sembravano persino peggiori, anche se su un’area minore, ed era “solo” una fabbrica di fuochi d’artificio.
    Alla fine sarò sorpreso se i morti risulteranno meno di mille.
    https://www.timesofisrael.com/mystery-swirls-around-what-caused-ammonium-nitrate-to-explode-in-beirut/

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      • Hanlon è una variante di Occam, un po’ come le tante versioni della legge di Murphy: “Le probabilità che il pane cada dal lato imburrato sono direttamente proporzionali al valore del tappeto”.

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        • Balle. La probabilità che il pane cada dal lato imburrato è sempre del 100%. Infatti la camicia da notte con cui ho fatto colazione vale due lire e oltretutto ha quasi quarant’anni, ma il pezzo di fetta tostata che dopo essere stato immerso nel latte si è staccato, è caduto ugualmente dalla parte col burro (e anche miele, tutto appiccicoso, puah!)

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        • Se la padrona di casa me lo consente, vorrei spiegare agli altri lettori la ratio di questa poco centrata battuta. Parecchi anni fa, con alcuni amici ho aperto e curato un blog dedicato ai fessi in rete. Archetipo sommo di questa categoria ci parve allora il qui sopra presente. Costituì una miniera di sgrammaticate citazioni, e cercammo anche di educarlo, non solo all’uso della lingua italiana, ma anche ai rapporti con le signore, e in generale a una presenza meno sgangherata in questa valle di lacrime. Invano.
          Negli ultimi tempi, abbiamo deciso di chiudere il blog: non perché il Nostro fosse diventato meno fesso, ma perché ormai non è più un archetipo: basta giracchiare per il vasto web per trovare pure di peggio, e in quantità. Per ragioni difficili da definire in sede non clinica, il Nostro, invece di congratularsi con se stesso per l’acquisita impunità, tante volte invocata, ha cominciato a cercarci, e caparbiamente. Sindrome di Stoccolma? Sensazione di potenza da mosca cocchiera? E chi lo sa. Difficile scrollarsi di dosso le mosche, cocchiere o no. Nella nostra esperienza, l’unico rimedio è uno straccio.

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        • Nessuno ha chiesto al suo amico di giustificarsi solo perchè ho fatto una battuta, –

          Se reagisce ad una innocente battuta scrivendo un memoriale per giustificarsi scrivendo assurdità allora vuol dire che ha la coda di paglia.

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        • Ecco il tweet di ieri della signora Azzolina, ministro dell’istruzione: “L’IC “Virgilio – Salandra” di Troia (FG) ha subito un’infrazione ad opera di ladri che hanno fatto dei danni, per fortuna piccoli ma pur sempre meritevoli di condanna. Ho sentito la DS Maria Michela Ciampi, al lavoro per la ripartenza, per rinnovarle la vicinanza del Ministero.” Per dire che il tipo qui sopra potremmo anche trovarcelo ministro.

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        • ” Per dire che il tipo qui sopra potremmo anche trovarcelo ministro.”

          Esagerato, piuttosto ci declami i versi che conosce a memoria dell’Odissea tradotta da Ippolito Pindemonte, dopo averci deliziato con gli immortali versi dell’Iliade di Vincenzo Monti, definito in maniera sarcastica da Foscolo: “Gran Traduttor de’ traduttor’ d’Omero!”

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        • Cesare taccio che per ogni piaggia
          fece l’erbe sanguigne
          di lor vene, ove ‘l nostro ferro mise.
          Or par, non so per che stelle maligne,
          che ‘l cielo in odio n’aggia:
          vostra mercé, cui tanto si commise.

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    • 2,7 Gg sono più di 1/3 dell’import annuale 2018 di ANFO del Libano (6,9 Gg) che dovrebbe poi essere anche tutto quello che c’è nel paese, visto che non risulta produzione domestica ed export.

      Per fare un paragone, Israele (paese della zona che similemente non esporta ANFO, ha un economia terziarizzata e ha solo il doppio della superficie) ne importa 0,65 Gg. È un fattore 10 in meno.
      Se prendiamo un paese non lontano, prettamente agricolo (40% della popolazione), l’Armenia, solo 3 volte più grande, troviamo un gross import di 1,59 Gg. Che è meno di 1/4 di quello libanese.

      Per farla breve, due spiegazioni su cosa ci fanno con tutto quell’e̶s̶p̶l̶o̶s̶i̶v̶o̶ concime dovrebbero anche darle. Soprattutto se vien fuori che anziché nei campi sta accatastato a migliaia di tonnellate in un magazzino.

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      • Di quello che normalmente importano non so dire; questo mega carico fu sequestrato nel 2013 (mi pare) da una nave diretta in – di nuovo, mi pare – Ghana, e tenuto su una nave sino al 2016, quando appunto fu trasferito nel magazzino “per ragioni di sicurezza”, dato che la nave, ancorata in porto,stava andando in malora. Credo che sia ancora lì. E’ chiaro che è troppo anche per la ricca produzione libanese di ganja.

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