FACCIAMO IL PUNTO DELLA SITUAZIONE, PARTE PRIMA

Immaginiamo per esempio

Immaginiamo per esempio che qualcuno decida di verificare quanti alunni con difficoltà di apprendimento sono presenti nella scuola italiana. Si mette a punto un test e si parte con la verifica, una classe al giorno. E ogni giorno risultano uno o due alunni con un qualche tipo di difficoltà. Ad un certo momento ci si rende conto che di questo passo non si finirà mai, e si passa a fare 10 classi al giorno, e gli studenti con difficoltà diventano 10-20. Poi si passa a 100 classi, con 100-200 casi. Mille classi al giorno, e i giornali titolano: ogni giorno da mille a duemila ritardati in più nelle scuole italiane”. Trascurando il fatto che non sono in più, sono solo stati rilevati dalla verifica del giorno. E non sono aumentati gli alunni col problema: sono aumentate le verifiche. E soprattutto non sono ritardati, hanno solo qualche problema, per esempio uno ha scarsa capacità di memorizzazione, un altro è un po’ negato per la matematica e così via.

Questo modo di procedere può dare un’idea di uno degli imbrogli (uno dei tanti) a cui stiamo quotidianamente assistendo nell’osceno circo covidiano. E se si volesse la prova inoppugnabile di quanto stiano barando, la possiamo trovare proprio nelle discoteche e affini, festeggiamenti del Napoli compresi, feste dell’Unità comprese,

con affollamenti, ammucchiamenti, avvitamenti avvoltolamenti limonamenti vari misti. A parte il gioco sporco che più sporco non si può di autorizzare ad aprire le discoteche e poi chiamare idioti e incoscienti quelli che ci vanno, cioè praticamente così


… ma siamo statti tuti cativi e Giuseppi ci punira (rubato qui)

(che se davvero i nostri illuminati governanti pensano che ammucchiarsi in una discoteca sia fonte di pericolosissimo contagio, non sarebbero da sbattere in galera tutti dal primo all’ultimo e buttare via la chiave per procurata epidemia per averne autorizzato l’apertura?), a parte questo, dicevo, se i ragionamenti catastrofisti avessero un miliardesimo di microgrammo di fondamento, a quest’ora, a fronte di centomila tamponi al giorno, dovremmo avere ogni giorno decine di migliaia di nuovi positivi, migliaia di nuovi malati, centinaia di nuovi pazienti in terapia intensiva e, minimo, decine di morti, mentre in realtà alla data del 29 agosto sono stati trovati poco più di un migliaio di positivi (NON nuovi positivi: semplicemente soggetti trovati positivi alla verifica, che NESSUNO SA quando e in quale circostanza siano diventati positivi), poco più di un migliaio di ricoverati con sintomi, un’ottantina in terapia intensiva (in tutto, non nuovi di oggi) e un morto. Che cosa significano questi numeri? Una cosa sola: che stiamo ormai raggiungendo la famosa immunità di gregge, che dovrebbe essere l’obiettivo da perseguire da parte di chiunque abbia a cuore la salute della popolazione. E qual è la cosa più ragionevole da fare in queste circostanze? Una sola: lasciare che il virus circoli e vada a procurare una benefica immunizzazione al maggior numero possibile di persone. Teniamo presente tra l’altro che ad alzare mostruosamente il numero dei “positivi”, c’è un’aberrazione esclusivamente italiana, ossia l’obbligo del doppio tampone negativo prima di dichiarare guarito il paziente, il quale, in virtù di questa assurdità, continua ad arricchire le tabelle dei positivi, e vengono costrette a mesi di reclusione persone perfettamente sane e assolutamente non contagiose, dato che la contagiosità si limita ai primi giorni (qui). Un’altra buffonata è quella dell’abbassamento dell’età dei contagiati. Ora, a inizio epidemia, a chi venivano fatti i tamponi? A quelli che venivano ricoverati in gravi condizioni. E chi è che veniva ricoverato in gravi condizioni? Al 90% vecchi. E, sorpresa sorpresa, la maggior parte dei “contagiati” erano vecchi. A chi vengono fatti i tamponi adesso? A quelli che tornano da viaggi e vacanze, a quelli che risultano essere stati in una discoteca in cui ha dichiarato di essere stato uno che è risultato positivo. E, sorpresa sorpresa, i “contagiati” di oggi sono nettamente più giovani di quelli di cinque mesi fa. La cosa di cui è davvero difficile capacitarsi è che ci sia gente che si beve come acqua fresca tutta questa montagna di puttanate, leggermente in contrasto con quello che affermano quelli che se ne intendono un pochino di più:

Un altro tormentone è quello della possibile mutazione: è mutato? Non è mutato? Come è mutato? Tutte domande prive di senso. Ogni virus si comporta in modo diverso, colpisce organi diversi, provoca effetti diversi, ma tutti hanno una cosa in comune: mutano praticamente a ogni singola replicazione. E in che modo mutino, ve lo faccio dire da Roberto Burioni, che sulle previsioni in merito all’epidemia, come tutti gli “esperti” che ci hanno perseguitato in tutti questi mesi, ha toppato alla grande, perché non è il suo campo, ma il virus sì, quello è proprio il suo campo specifico, e sa quello che dice.

Questo capitolo, tuttavia, ha lo scopo di spiegarvi l’intelligenza apparente dei virus, e adesso possiamo farlo, mettendo in evidenza una differenza fondamentale tra questi e le cellule umane. Le nostre cellule custodiscono gelosamente l’integrità e la sequenza del loro DNA. Quando una cellula si replica sdoppiandosi in due, anche il DNA deve essere replicato: da una singola molecola è indispensabile ottenerne due identiche. Questo processo viene portato avanti con grandissima cura da proteine che, mentre copiano la molecola del DNA, controllano momento per momento che questa replicazione sia corretta. Se si accorgono che c’è uno sbaglio, immediatamente lo correggono. I virus invece – soprattutto quando hanno un genoma fatto di RNA – sono immensamente più faciloni nel loro replicarsi. La maggior parte di loro si moltiplica molto velocemente e senza preoccuparsi troppo della fedeltà della replicazione. Mentre le cellule umane (e animali, e pure i batteri!) controllano che la replicazione sia corretta e se è sbagliata mettono le cose a posto, i virus no: replicano, e se c’è uno sbaglio pazienza. Gli scienziati chiamano questa attività di controllo «correzione delle bozze». Le cellule umane lo fanno, e la loro replicazione è quasi priva di errori; i virus non lo fanno, e sbagliano a più non posso. Qui arriva la parte più affascinante: riuscire a rendere un difetto, una debolezza, un errore la parte più efficace del proprio progetto. […] Trasformano i loro infiniti errori, dovuti alla sciatteria con la quale replicano il loro genoma, nella loro agghiacciante intelligenza. Ma come? Tutto sommato è molto semplice: la replicazione virale è la più diretta conferma delle teorie darwiniane, che si basano fondamentalmente sulla sopravvivenza del più adatto all’interno di un certo ambiente. Immaginiamo il virus della rabbia, ma in una fase iniziale della sua evoluzione, quella in cui ancora si replicava solo nelle ghiandole salivari senza causare altri effetti. A un certo punto, tra i mille errori fatti dal virus, una variante virale si è dimostrata capace di fare impazzire l’animale, rendendolo ferocissimo. Certo, questa variante è saltata fuori per caso, come infinite altre: la variante che rendeva l’animale buono, quella che lo rendeva assonnato, quella che lo rendeva affamato. Ma un animale buono, affamato, assonnato non diffonde il virus con maggiore efficienza: è il motivo per cui queste varianti si sono perse. Non hanno conferito al virus alcun vantaggio evolutivo. Al contrario la variante che ha reso il cane inferocito aveva un grande vantaggio: l’animale mordeva di più e quindi trasmetteva di più il virus. Questa variante, quindi, non solo non si è persa, ma è diventata dominante. Lo stesso vale per quella che impediva all’animale di deglutire facendo ristagnare saliva – e virus – nella sua bocca pronta al morso. La variante che faceva fare più pipì al cane, quella che gli faceva perdere il pelo, quella che gli annebbiava la vista si sono tutte perse nel nulla: anche in questo caso non conferivano alcun vantaggio. Al contrario quella che aumentava la quantità di virus si è conservata, perché gli consentiva di essere trasmesso meglio. Insomma, il virus è stupidissimo e fa miliardi di miliardi di errori, ma ha un vantaggio: il mondo esterno gli seleziona quelli che sono utili per la sua replicazione, e butta via gli altri. […] Gli errori inutili o dannosi vengono persi immediatamente, mentre quelli utili vanno avanti. […] Il virus che faceva morire di AIDS in tre mesi si è perso, mentre quello che ha lasciato i pazienti vivi, infettivi e apparentemente sani per alcuni anni è quello che ancora può contagiarci. […] Insomma, i virus sbagliano, sbagliano sempre. Ma siccome la natura seleziona per loro lo sbaglio più conveniente, alla fine fanno sempre la cosa giusta. (Roberto Burioni, Virus la grande sfida, Rizzoli, pp. 56-59)

In conclusione, dato che se muore l’ospite muore anche il virus, le varianti più aggressive si autoestinguono automaticamente perché non hanno modo di propagarsi, mentre si perpetuano le varianti più moderate, come il coronavirus che provoca il raffreddore: la legge di natura, fra tutte le mutazioni avvenute, ha selezionato quella che permette all’ospite non solo di vivere, ma anche di condurre una vita normale o quasi. E tutto dimostra che il coronavirus che provoca il covid-19 è sulla buona strada per arrivare a questo stadio. E siccome, con questa situazione, chiunque sia in grado di leggere i fatti e di conservare la propria lucidità mentale esige di essere lasciato in pace e tornare alla totale normalità, e questa è esattamente la cosa che lassù non piace proprio per niente, ecco che si gonfiano le cifre, si inventano morti inesistenti, si continua a pubblicare quella colossale pagliacciata del bollettino quotidiano di un’epidemia che esiste solo nei giochi sporchi di chi ci governa e nelle menti di chi ha introiettato il terrore e lo stato d’allerta permanente diffuso a piene mani dal regime e dalla stampa di regime, e vive come se ad ogni angolo di strada fosse in agguato il virus malefico, pronto a saltargli addosso.

Continua

barbara

  1. È innegabile che se testi i giovani, troverai che il virus sta tra quelli, ed è evidente che non abbiamo una situazione preoccupante (ancora).

    Comunque mi auguro che tu abbia davvero ragione – secondo me è presto per dirlo.

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  2. Che dire, non si può non essere d’accordo con quella che in fin dei conti è semplicemente la realtà delle cose.
    Una sola cosa mi sovviene, sul ritorno alla normalità: spero che la buona prassi di svolgere da remoto attività che non richiedono la presenza fisica si mantenga. Perché di fare 3 ore di coda all’anagrafe o 3 ore al giorno di viaggio solo per starne 7 davanti a un pc (o al telefono) è obiettivamente non necessario.

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    • Sì, sono d’accordo: si risparmia tempo che può essere dedicato alla famiglia, alla cura di sé stessi, alla lettura, ai rapporti sociali, agli hobby, all’attività fisica… Si risparmiano soldi. Si risparmia inquinamento da parte di chi va in auto. Si risparmia in tensione nervosa. Si risparmiano incidenti stradali con conseguente risparmio di spese per la sanità, per le pensioni di invalidità, occupazione di posti letto in corsia e in rianimazione, sale operatorie eccetera… Basta solo che non ci si metta dentro la didattica.

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  3. Che dici, Barbara, siamo tra le poche persone intelligenti sulla faccia della Terra? Io non credo, siamo semplicemente persone che usano il proprio cervello e si rifiutano di farsi rimbecillire. Molti altri potrebbero ragionare come facciamo noi…ma non lo fanno

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    • Da quello che vedo in giro, siamo minoranza, ma non proprio quattro gatti (absit iniuria verbis nei confronti dei vicentini..). Siamo solo molto meno rumorosi. E naturalmente fra “noi” c’è anche un consistente numero di medici: quelli non asserviti alle logiche del potere e senza progetti di carriere politica, tipo Lopalco, giusto per non fare nomi.

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