FACCIAMO IL PUNTO DELLA SITUAZIONE, PARTE QUINTA E STAVOLTA DAVVERO (CREDO) PENULTIMA

Per non allontanarmi troppo dal post precedente, comincio coi numeri, per la precisione quelli di quella pagliacciata che è il quotidiano bollettino del coronavirus. Quello in questione è quello del 2 settembre, pubblicato su La Repubblica.

Sale a 109 (+2 rispetto a ieri) il numero dei malati ricoverati in terapia intensiva. Si sta tornando quindi ai livelli della seconda metà del luglio scorso. Secondo il bollettino sono 1.437 i ricoverati con sintomi (+57 rispetto a ieri) e 26.271 i pazienti in isolamento domiciliare. In tutto, le infezioni attualmente in corso riguardano 27.817 persone (+1.063).
Sono 257 i nuovi guariti/dimessi segnalati nelle ultime 24 ore dal ministero, in calo rispetto a ieri, quando erano stati 291. Il totale dei guariti/dimessi sale così a 208.201.

Vediamo una per una le boiate contenute in queste poche righe.

  1. Sale (di 2 unità!) il numero dei ricoverati in terapia intensiva. Sappiamo – è documentato – che viene considerato covid chiunque abbia un tampone positivo (e qualche volta anche con tampone negativo), anche se è entrato a causa di un incidente stradale e di sintomi di covid non ne ha neanche mezzo, per cui queste cifre non hanno alcun valore, ma per perpetuare il terrorismo mediatico le citano, precisando che “sono aumentate”, anche se in misura talmente irrisoria da rendere ridicola la precisazione.
  2. Il confronto coi livelli della seconda metà di luglio: ha un senso? No. Ha un significato? No. Ha uno scopo? Sì, chiaro come il sole: suggerire che “stiamo tornando indietro” e perpetuare il terrorismo psicologico.
  3. In tutto, le infezioni attualmente in corso riguardano 27.817 persone (+1.063). Siccome i numeri sono ridicolmente bassi, decisamente troppo bassi per poter terrorizzare con quelli, per dare un effetto volume, come millantato da certi shampo, fanno un bel mucchio schiaffando insieme ricoverati in terapia intensiva, ricoverati in corsia e i pazienti (“pazienti”?!) in isolamento domiciliare, ossia tutti quelli che sono risultati positivi a un tampone, buona parte dei quali sono quelli, di cui già si è parlato, non più malati e non più contagiosi da mesi ma costretti all’isolamento da un’assurda norma applicata – sarà un caso? – unicamente in Italia.
  4. E questa è veramente spettacolare: i ricoverati con sintomi sono 57 più del giorno prima; poi, ben distanziato, mettendoci in mezzo, per distrarre l’attenzione, come i prestigiatori che fanno venti movimenti apparentemente inutili ma utilissimi allo scopo di distrarre la nostra attenzione da là dove stanno facendo il trucco, i pazienti (pazienti!!) in isolamento domiciliare, il totale delle “infezioni” in corso, l’aumento del numero totale delle “infezioni” in corso, ci dice che i nuovi guariti sono 257, con la speranza che non ci accorgiamo – e contando sul fatto che non tutti hanno tale dimestichezza coi numeri da notare i nessi a colpo d’occhio – che i nuovi guariti sono esattamente quattro volte e mezza i nuovi malati. E per meglio focalizzare il concetto che “stiamo andando male, molto male, sempre più male”, aggiunge “in calo rispetto a ieri, quando erano stati 291”. Il giorno in cui tutti quelli che dovevano morire saranno morti e tutti quelli che dovevano ammalarsi si saranno ammalati e tutti quelli che dovevano guarire saranno guariti e avremo 0 malati e 0 morti, ci comunicheranno sconsolati e in tono drammatico: “Non accenna a diminuire il numero dei malati e quello dei morti”.

Pennivendoli marchettari al servizio della strategia del terrore, criminali quanto i loro mandanti e pagatori. E a chi si beve le cifre senza metterle in discussione e senza verificarle, propongo questo

E mi sa che è giusta la seconda: non lo capiranno mai.

Proseguo con lo smascheramento (già fatto da me, ma se lo fa un giornalista coi fiocchi e controfiocchi è decisamente meglio) dell’ennesimo guru passato armi e bagagli al nemico, ossia al terrorismo sanitario perpetrato dal governo e dalle veline di regime.

Crisanti si converte al terrorismo virale

Dottor Crisanti è un genetista e microbiologo di Padova, assai stimato e con ragione: è principalmente lui l’artefice del metodo che ha salvato il Veneto, e il suo governatore, da guai peggiori conseguenti al coronavirus; disattendendo i confusi, velleitari orientamenti governativi per concentrarsi subito su uno screening a tappeto fatto di tamponi tamponi tamponi. Salvato il Veneto, evviva dottor Crisanti, diventato il simbolo gentile, mitemente sfinito, dell’attendibilità scientifica, della sagacia tempistica, di un decisionismo magari eretico, pure contro l’Oms, ma, come nelle più belle favole, capace di raggiungere un lieto fine, seppur relativo. Senonché, a un certo punto, dottor Crisanti si è trasformato in Mr Hyde: quando tutti si aspettavano identica prudenza, il solito tratto rassicurante, bonario, sdrammatizzante circa la fantomatica seconda ondata, il medico ha preso via via ad assumere un contegno sempre più preoccupato, ansioso, ansiogeno spiazzando tutti a cominciare da Zaia, che difatti ci ha attaccato quasi subito baruffa chiozzotta.
Crisanti muta in Cassandra, ogni giorno la sua pena in forma di allarme: occhio, i contagi risalgono, attenti, i numeri dimostrano, pericolo, c’è la sottostima della realtà, dannazione, siamo ai livelli di marzo, anatema, i comportamenti non vanno bene, mamma mia, la movida è scriteriata, sapevatelo, la chiusura è una possibilità. Ma che è successo? A pensar male si fa peccato ma ci si indovina, diceva Andreotti che era malevolo ma saggio; noi non siamo Andreotti, non pensiamo male e ci limitiamo a mettere in fila gli eventi. Che sono i seguenti: Dr Crisanti ha cambiato registro, sicuramente per fondate ragioni scientifiche; ha cominciato ad avallare letture preoccupanti; è stato arruolato nel team di governo come consulente; e che a questo punto Mr Hyde è diventato uno dei più ortodossi difensori del catastrofismo virale.
Il fatto, in prospettiva squisitamente tecnica, è che Crisanti tende, comprensibilmente, ad allargare la strategia dei tamponi, vincente in Veneto a suo tempo, a tutto il paese e ad ogni situazione. Quindi insiste, più tamponi per tutti: “I contagi sono gli stessi di marzo, ma allora erano solo la punta dell’iceberg. Dobbiamo portare i test a 400 mila al giorno. Più persone si incontrano e più aumenta la probabilità di infettarsi”. E ancora: “Ogni bambino positivo genera la necessità di fare 100-150 tamponi”. Di più, ultima esternazione fresca fresca: “Le mascherine vanno portate anche al banco”, perché i ragazzini parlano, quindi potenzialmente infettano. Ma non tutti la pensano come lui, e anche questo è normale. Il più possibilista, e rilassante, Matteo Bassetti, infettivologo, direttore di Malattie Infettive al San Martino di Genova, non si stanca di placare le fobie. E osserva che un uso indiscriminato di tamponi non solo non serve, ma sarebbe persino impossibile. “Al ritmo di 300 mila tamponi al giorno, in 6 mesi avremmo testato l’intera popolazione italiana. Non serve, sia perché l’esito potrebbe mutare nell’arco di pochi giorni o ore, in caso di contatto con un infetto, sia perché ci pone di fronte a un dilemma: se fossimo tutti positivi, anche gli asintomatici, dovremmo chiudere tutto? Se avessimo il 3-4% della popolazione italiana positiva cosa faremmo? Non ha senso: con questo virus si deve convivere, non esserne terrorizzati”. Rincara Bassetti, dritto al punto: Il modello di Vo’ Euganeo non è estendibile all’intero Paese. In quel caso si è isolato e testato un paese di 3 mila anime, meno di coloro che lavorano all’ospedale San Martino di Genova. Senza contare le ricadute in termini di costi immediati per eseguire i tamponi e di lungo periodo su un’economia già in ginocchio”.
A questo punto, liberi tutti. Di dividersi, di tifare, di sospettare, di preoccuparsi, di incazzarsi. E, alla fine della storia, è proprio questo il problema: che, a distanza di sette mesi da un virus inafferrabile, mutante, tuttora ignoto quanto alle origini, generatore di dietrologie, insomma di una incertezza di fondo che ha scatenato una destabilizzazione globale, gli scienziati non sembrano riuscire a trovare un accordo, un punto fermo da cui partire, una base per lavorare insieme. Il virus ha diviso i morti dai vivi, i sani dai malati, la destra dalla sinistra (ancor di più), i virologi dai microbiologi, i cittadini dai cittadini. Amicizie profonde s’incrinano per una mascherina, un parere su un social. Clientele storiche vanno a ramengo, la diffidenza di noi contro di noi ci scava ed è peggio del contagio, è contagio a sua volta, sfibrante, devastante
La scienza, la divulgazione scientifica non ne escono, ne risultano frammentarie e dissociate, la confusione avvolge tutto, l’insofferenza cresce, incrociata dei paranoici verso i lassisti, di questi ultimi contro i primi. Pare “dotti medici e sapienti”, la canzone di Bennato coi luminari che, al cospetto del paziente, non si mettono d’accordo: dovremmo, come quello, alzarci e scappare? Tutti quanti? E dove? Speriamo almeno che anche dottor Bassetti, domani, non si trasformi in Mr Hyde.

Max Del Papa, 4 settembre 2020, qui.

Aggiungo un commento lasciato sotto l’articolo, che ritengo particolarmente interessante in quanto viene da un medico.

Serafo

Io francamente non capisco e da medico dico che a questo punto siamo in una situazione normale in una epidemia, passata la fase critica in cui al contagio corrisponde la malattia con conseguente intasamento del sistema sanitario si entra nella fase in cui non è il contagio a mutare ma la manifestazione clinica. Attualmente i dati sono questi: 1) una buona parte degli italiani ha già incontrato il virus; 2) i sintomatici sono pochi e con quadri clinici tali da non condizionare il sistema assistenziale che invece per la paura sta trascurando altre patologie con danni elevatissimi. Conseguentemente non c’è alcun senso nel proporre le limitazioni e restrizioni attuali, anzi andrebbero eliminati verificando che comunque i dati relativi alle manifestazioni cliniche non cambierebbero. Sicuramente però nella situazione attuale c’è già un business che spera di continuare a fare affari d’oro con tamponi, reagenti, mascherine, banchi a rotelle e sopratutto comitati scientifici e commissari straordinari.

A proposito del dottor Crisanti e affini, ritengo non inutile ricordare che per i cristiani il Messia è già venuto; per gli ebrei invece ancora no, ma non risulta che colui che deve venire si trovi fra i già nati – meno che mai fra i già nati non ebrei – anche se in passato hanno fatto cose eccellenti. Di conseguenza sono dell’opinione che non sia il caso di trattarli da “Io sono la Via, La Verità e la Vita”.

Concludo questa forse penultima parte con una interessante lettura da parte di Enrico Montesano

e con un fervido auspicio

barbara

  1. “Sale (di 2 unità!) il numero dei ricoverati in terapia intensiva. Sappiamo – è documentato – che viene considerato covid chiunque abbia un tampone positivo(…)”

    Solo un appunto sull’incipit: che c’entra il fatto che ti vendano 1000 positivi trovati con 80.000 tamponi (rispetto ai 1000 trovati con 7000 di marzo) con il numero di ricoverati in terapia intensiva? Lì (almeno per ora) non ci entri solo perché trovato positivo, spero.

    Semmai la critica dovrebbe essere su quel “+2” che di sicuro non rappresenta un raddoppio settimanale.
    O no?

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    • Spiace dirlo ma no: se, per esempio, hai un incidente stradale grave o che ne so, un aneurisma, e finisci in TI, ti viene fatto il tampone e, se positivo, sei conteggiato come “malato di covid in terapia intensiva” ai fini del bollettino della jella.

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        • Ah, ma questo non è recente, e ha un senso: nel nord Italia il virus ha flagellato, nel centro sud molto meno, però le TI anche al sud a fine marzo eeano piene: di gente del nord per cui non c’era più posto nelle regioni di provenienza.

          Poi si può discutere di tante notizie false e distorte, o del fatto che fosse o meno necessario blindare tutta l’italia anziché solp alcuni comuni in alcune regioni, o sul fatto che il virus fosse in realtà più presente nei ps di alcuni ospedali del nord piuttosto che sulle spiagge (peraltro deserte a gennaio, febbraio e marzo di loro) della Toscana.

          Ma se mi dite che oggi tea i 120 in terapia intensiva contano persone che sono lì per tutt’altro (e casomai il covid glielo trovano per coincidenza o postumo) vorrei sapere come fate a saperlo.
          Certo, se la fonte è un articolo di un giornale che deve vendere nel momento in cui si vende qualunque cosa legataal covid , resto un po’ scettico.

          Immagino abbiate altro per i 120 di oggi.

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        • CimPy: lo sappiamo dalle testimonianze degli interessati e dei loro famigliari: morto di tumore conteggiato come covid, morta di ictus conteggiata come covid, persone in TI per incidente conteggiate come covid, protestano i pazienti, protestano i famigliari, protestano i medici, ma quelli sono gli ordini dall’alto e a quelli si devono attenere.

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        • Sicuro.

          Però che in alcuni posti la mortalità sia aumentata in modo spropositato, è un fatto.

          Possono esserci stati sicuramente casi conteggiati in modo sbagluati, ma se i morti tra marzo e maggio potevano essere anche 10.000 l’anno prima e quest’anno, con mezza Italia chiusa in casa, sono stati 35.000, non è che si può sostenere che si è trattato di un imbroglio.

          Semmai l’imbroglio è fare una media tra la val Seriana e tutta la lombardia, o tra le vere zone impestate e tutta l’Italia.

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        • Io lo so perché ho un parente in TI per aneurisma aortico al tratto addominale discendente, che non posso vedere perché “malato covid”. Certo, se mi chiedi i dati per *tutti* i 120 non ti posso accontentare.

          Difatti, se leggi bene, ho parlato in senso inclusivo, non esclusivo: non ho mai detto che *tutti* i ricoverati in TI siano conteggati “a caso”, ma che il fenomeno esiste e rende completamente inutile la statistica.

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        • “Piemonte” è grande. Di sicuro la persona di cui parli non lo occupa tutto.

          Io vedo un problema proprio in questo: si aggregano i dati per città, poi per regioni poi per Paesi. E si perde traccia di dove il virus (che circola, sì, ma colpisce molto a zone locali) stia flagellando davvero.

          Comunque basta buttare l’occhio appena oltre il confine: da una settimana la Francia segnala da 3 a 6 volte i nostri casi quotidiani, ma pare abbia circa 400 persone in terapia intensiva. Sembra che per occupare 10.000 posti in TI servano circa 200.000 contagiati ufficiali. Cioè forse 1 milione reali.

          Il punto è non arrivare a quelle cifre. Non sono sicuro che agire come se il virus si fosse già estinto sia la soluzione migliore (ma nemmeno vivere come se fosse ad aspettarti dietro la porta di casa quando è evidente che non è così)

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        • @CimPy: che i morti di prima siano stati in gran parte morti covid (come ho già ripetutamente detto, non accetto la distinzione morti per – morti con) non si discute; qui si sta parlando di adesso, a epidemia finita (un tot di contagiati NON sono un’epidemia, un tot di malati NON sono un’epidemia, e neanche un tot di morti sono un’epidemia), quando i numeri vengono gonfiati per alimentare il clima di terrore e permettere a un governo golpista di prolungare ad libitum uno “stato di emergenza”, peraltro non contemplato dalla nostra costituzione, che gli permette di governare a colpi di decreto.

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        • Che più d’uno ci marci anche, è evidente.
          Che la pandemia sia davvero finita, un po’ meno- nel senso che sì, oggi abbiamo pochi casi e terapie intensive vuote, ma siamo (ancora per poco) abbastanza distanziati, mentre il virus non è scomparso e appena oltre confine pare anzi parecchio in forma.

          Se il nostro è un governo golpista, devo pensare che lo sono anche quello spagnolo, inglese, francese, etc?
          O loro no perché trovano 3/6 volte i nostri positivi?

          Ripeto, a scanso di equivoci:
          1)non parlo di politica, parlo di virus
          2)sono il primo a dire che ora non siamo in emergenza (quindi, se parlassi di politica, direi che abbiamo gente golpista lassù)
          3)penso che il passo tra “non in emergenza” e “emergenza” (ma locale, non nazionale) sia breve
          4)penso che localmente qualcosa per evitare una nuova diffusione vada fatta.

          Tipo, tanto per dirne solo due, anche fermare i migranti. E gli uomini d’affari che viaggiano da un paese all’altro (che il virus ha viaggiato pure in business class e non solo sui gommoni).
          Poi, che in Molise girare con la mascherina non abbia senso, mi pare ovvio. Ma a Malpensa invece meglio la mettano tutti.

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  2. Una cosa ancora la potrebbe fare, il virus: consegnare alla storia Berlusconi. Mica da morto, eh? A godersi la pensione nei Caraibi, la casetta c’è l’avrà ancora. Lì l’aria è più salutare, e le zoccole costano meno.
    OT: dopo Israele – Emirati, il Cattivo Uomo Arancione ha colpito ancora: Serbia e Kossovo hanno fatto la pace. Il Kossovo sarà il primo Stato a maggioranza islamica ad aprire un’Ambasciata a Gerusalemme.
    https://pjmedia.com/news-and-politics/stephen-kruiser/2020/09/04/richard-grenell-unloads-on-corrupt-msm-people-arent-listening-to-you-anymore-n892521

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