A SINISTRA SONO BUONI

Cristiano Nisoli

Volete controllare la sincerità di chi si atteggia a difensore di donne, minoranze, omosessuali, immigrati? Guardate come trattano donne, minoranze, omosessuali, o immigrati che si rifiutano di obbedirgli.
In genere, la risposta è il tentativo di annichilazione totale e completa.
Nel 2016 ci veniva chiesto di salivare all’idea della prima donna candidata alla presidenza–come se il mondo non avesse mai visto donne con potere ben più ampio su intere nazioni. Era sessismo non votare la Clinton. Andate però a vedere come lo stesso partito aveva trattato otto anni prima Sarah Palin, candidata alla vice presidenza per gli avversari. Andate a vedere le sbavate di odio contro Kellyanne Conway, colpevole di essere la prima donna direttrice di campagna presidenziale a far vincere le presidenziali al suo cliente (perché il suo cliente era Trump).
Obama andava obbligatoriamente votato, altrimenti si era razzisti. Ma andate a vedere come ridicolizzavano il nero Ben Carson, tra i papabili Repubblicani, primario nella scuola di medicina più prestigiosa degli USA.
Andate anche a vedere gli attacchi a Dolce e Gabbana, omosessuali felicemente e pubblicamente dichiarati da più di trent’anni, per aver detto una cosa non proprio pazza: “noi abbiamo avuto non due padri ma un padre ed una madre e pensiamo che ogni bimbo abbia lo stesso diritto”. Od il boicottaggio contro di loro, per aver proposto di creare l’abito per l’inaugurazione a Melania Trump.
Anzi, andate a vedere gli insulti contro Melania Trump (moglie russa comperata per posta–che poi è Slovena, neanche Russa–bambola stordita, eccetera), o quelli per via del suo accento estero, da parte di chi considererebbe razzista il minimo commento anche benigno sull’accento di qualsiasi altro immigrato, non parliamo di immigrata.
Andate a vedere cos’ha detto Biden qualche settimana fa ad un nero che vota Trump: “se non voti per me allora non sei nero”. Chi è nero, cioè chi è “vittima” che va “amata”, lo decidono loro. Alcuni lo sono, altri vanno odiati.
Andate a vedere i vari epiteti razzisti (Zio Tom, negro domestico) riservati a Thomas Sowell– raffinato intellettuale nero, professore formatosi in scuole prestigiose–da parte dei professionisti dell’antirazzismo, che lui smaschera come “quelli che si fanno le congratulazioni da soli”. Scrisse tra l’altro: “Il razzismo non è morto, ma è in sala rianimazione: a tenerlo in vita ci pensano politici imbroglioni e gente che li segue perché prova un senso di superiorità nel dare del razzista agli altri”. E la lista dei neri disobbedienti trattati similmente sarebbe molto lunga.
Andate a vedere gli insulti verso i vari leghisti neri, o nordafricani.

Poi, se ancora pensate che a questa gente freghi qualcosa di neri, donne, minoranze, omosessuali, od immigrati, non andate a vedere più niente. Ma andate a farvi vedere.

Lorenzo Capellini Mion

Ho appena saputo della Maersk Etienne, la nave mercantile che ha prestato soccorso a 27 migranti davanti alle coste libiche e che da oltre tre settimane attende un porto “sicuro”.
Con oggi sono 24 giorni, un’attesa in mare senza precedenti per la sua lunghezza.
E se la memoria non mi inganna per molto meno si mobilitarono all’unisono il giornale unico globale, i blogger, gli influencer, i guru copiatori, la magistratura, le tv, il Parlamento, Capalbio, il Papa, la Presidenza della Repubblica, la UE, l’Onu e tutto il circo che conosciamo.
Erano tempi, nemmeno tanto lontani, di capitane coraggiose, di scioperi della fame, di chef, sportivi, politici e di attori marinai.
Erano i tempi in cui più che salvare vite la priorità era quella di abbattere il nemico.
Ecco, dopo 24 giorni il silenzio sulla Maersk Etienne è la certificazione della loro ipocrisia.

Questi pezzi sono di un paio di settimane fa: non c’erano ancora stati gli insulti alla candidata leghista negra

perché se sei negra ma non voti nel modo giusto te lo scordi che your life matters. E non c’era stata l’aggressione a Salvini col solito corollario di commenti

perché se non sei dalla parte giusta col piffero che la commissione contro l’odio, Liliana Segre in testa, emergono dal letargo. E quindi niente, il problema in Italia è il fascismo che avanza a marce serrate, come quello degli assassini di Willy Monteiro.

O no?

barbara

  1. Ho visto la vicenda e penso di approfondire con un articolo sul mio blog.
    Posso dirti che oramai siamo nell’epoca della post verità dove il vero non è quello che è avvenuto nella realtà ma sono “le narrazioni” vagamente ispirate ad essa che girano sia sui media che sui social.
    Prendiamo ad esempio il caso Willy, le notizie che ho letto mi portano a pensare che sia stato un “pestaggio” od una rappresaglia finita male nella microcriminalità che una deliberata caccia al nekro. Perché? Perché Willy è stato aggredito per aver difeso un amico, bianco credo visto che della vittima iniziale se ne parla poco,ergo non era lui l’obiettivo iniziale dei quattro.
    Eppure da come si parla della vicenda sembra che sia capitato che il quartetto annoiato abbia deciso di cercare un negro per fare ultraviolenza stile arancia meccanica; si è partiti da quel canovaccio si è continuato con i romanzi.
    E oramai i romanzi hanno preso il posto della realtà, addirittura chi, come luca bizzarri, ha osato dire che i tizi erano “non colpevoli” fino a condanna si è preso del fascista e del simpatizzante dei fascisti, dagli stessi che santificavano continuamente la costituzione. Magari nella loro copia c’è un misterioso articolo 0: gli articoli seguenti non si applicano ai cattivi.

    PS
    mi sa che se mettono un bollino “nutella antifascista” nei sacchi di letame molti a sx per dimostrare la propria incrollabile fede nell’antifascismo saranno ben felici di mangiare, il letame, a merenda.

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  2. È assolutamente ridicolo guardare i “like” per dedurre l’appartenenza politica, ma come dice giustamente Shevathas, una volta iniziato poi è caccia libera: viene fuori che almeno uno dei quattto era fan del Ducetto, del bibitaro, della galassia LBGTQXYZWRX$++, e ovviamente dei due mangiapane a tradimento assurti nell’Olimpo degli intellettuali impegnati (questo, pare, pure gli altri del mucchio).

    Potrebbe essere seriamente il caso di piantarla con ‘sta moda del “like”. È sicuramente un’aggressione di tipo squadrista, da bulli: vigliacca, non provocata, per associazione, volta a sanare un senso di inferiorità personale. Si dimentica che le squadre di bulli ci sono sempre state rosse quanto nere.

    Io, e come me tanti, quelli del CSOA andare a prendere in 10 un ragazzino per la maglietta o la scritta sbagliata, o per aver pomiciato con la “compagna” sbagliata, li ho sempre visti nel quartiere. Così come nell’altro quartiere lo facevano quelli di CasaPound. Per non parlare delle minaccie e aggressioni nei cortei per il lavoro o per il 25 aprile portate da gente che in teoria sarebbe lì al tuo fianco, ai danni di padri di famiglia con 40 anni di fatica sulle spalle, di chi provava a mettersi in mezzo, e, cosa “assolutamente non fascista”, degli ebrei.
    Gli unici che possono credere a certe “interpretazioni” da dementi sono loro, gli aggressori, o i loro figli più stupidi. È quella marmaglia grigia che rimpiange i tempi delle P38 e degli estintori ai comizi, delle lotte tra bande spacciate per lotte politiche, delle “rapine proletarie” (per i fasci, semplicemente “rapine”). E che ha tramandato la malinconia a figli e nepoti.

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    • Considerando quanti hanno l’abitudine di mettere un like unicamente per dire “sono passato di qui”, non di rado senza neppure avere letto il post, direi che quello è proprio l’ultimo dei criteri per ricavarne l’orientamento e le simpatie di qualcuno.

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  3. un mio amico d’infanzia, molto amico, omosessuale militante, e pure parecchio de sinistra…. si trovò a scrivere per una qualche pubblicazione dell’arcigay, ed essendo lui scrittore e critico letterario si trovò a recensire le inchieste di una militante lesbica americana, che aveva da poco fatto un giro tra nordafrica e Pakistan per saggiare politiche, sentimenti, esperienza di omosessuali e dei loro vicini in quei paesi.
    tutto bellissimo, finché non incappò nell’errore madornale (occorso anche all’autrice originale) di accorgersi che l’unico paese in cui gli omosessuali e l’omosessualità non fosse un problema particolare era Israele…..

    Anatema, Anatema!!!! dalla redazione furono pretese immediate scuse e ritrattazione di quanto scritto (ovviamente rifiutato), con tanto di telefonata scandalizzata del direttore, che si chiedeva come potesse un omosessuale e pure de sinistra spendere su Israele parole che no fossero di odio, disprezzo e accuse di discriminazione, apartheid e criptonazismo “con la scusa di” (che per inciso, tra tutte le accuse agli ebrei, la trovo la più lercia, bugiarda e priva di fondamento).

    inutile dire che non scrive più lì dentro, ma era solo per spiegare con un semplice esempio cosa intende Nisoli con “Guardate come trattano donne, minoranze, omosessuali, o immigrati che si rifiutano di obbedirgli.
    In genere, la risposta è il tentativo di annichilazione totale e completa.”

    (nulla di nuovo eh, parlando di persone e usanze sinistre….)

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  4. Off topic:
    11 SETTEMBRE 2001

    Quando, questa mattina mi lasciasti lì sul marciapiede al volo
    ed in un balzo scesi dall’auto porgendoti un saluto con la mano
    scrutando, ansioso, nello specchietto per scorgere il tuo viso
    mai avrei pensato che fosse l’ultima volta che l’avrei veduto.

    Quando, accesi la sigaretta osservando, lo sguardo curioso
    quella strana tipa, tutta di rosa vestita ed i suoi piedi affilati,
    e la sua mano agitata, nervosa, mi squadrava nascosta da lenti nere,
    mai avrei creduto fosse l’ultima donna che avrei osservato.

    Quando, immergevo il mio sguardo nel caffè bollente e rivedevo,
    innocente, il tuo sorriso, tu nel mezzo del cortile assieme ai tuoi compagni
    correre come uno sciame d’api giocose, miele e zucchero della vita
    bambino mio, mai fosse stato l’ultimo sorriso che m’avresti offerto.

    Quando seduto sulla poltrona di pelle meditavo su rapporti e relazioni
    sulle reazioni dell’amministratore da contenere, alle prospettive
    del mercato che mi offrivano un’opportunità ed un futuro sicuro
    mai avrei immaginato che esso fosse dinanzi a me infuocato e scuro.

    Quando, raggiungesti l’ultimo piano e le scale mobili mi portavano lente
    al piano aperto dove il cielo è più vicino alle case e son macchie gialle i taxi
    la curva della terra, come fantastico trampolino con il sole per medaglia
    mai avrei creduto che quello fosse stato il mio ultimo salto.

    Quando, squillò il telefono e risposi, il tuo pianto acuto, mi dicevi: ti amo
    e non capivo, seguivo inebetita lo srotolarsi d’interminabili attimi: ti amo
    rispondevo al telefono ormai muto, il fuoco ingoiava crudele ed assurdo
    la vita: la tua, la mia. Avrei fermato il tempo per sentire la tua voce in eterno.

    Quando, salivo le scale quattro a quattro, il fumo acre sempre più denso e invadente
    ed io bardato di asce, estintori e maschere come un cavaliere del nuovo millennio
    correvo imponendo al cuore uno scudo, nascosta la paura dietro la mia armatura.

    Salendo ogni piano stridente metallo, ogni atrio scroscianti cristalli, ogni passo lembi di fuoco e donne, e uomini torcia, vento infernale e incedere lento del cemento su se stesso
    un assurdo e malefico accartocciarsi del mondo, rinchiudersi in sé dell’universo.

    Immaginavo la morte meno atroce, le porte d’un inferno aperte da un volo innocente.
    Scritta il 12 Settembre 2001

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