PAESE DI MERDA

Con qualche giorno di ritardo, perché altre urgenze urgevano.

Matteo Brandi 

IL “PAESE DI MERDA” DELLA FERRAGNI

Non sono un estimatore di Chiara Ferragni, né del mondo che essa rappresenta. Tuttavia ho sempre ritenuto abbastanza basse le malelingue su di lei, spesso dettate dall’invidia sociale.
Fino a che il mio sguardo non si è posato sullo screen di una sua “storia” di Instagram, nella quale la Ferragni, parlando dell’omicidio di Willy Monteiro, affermava che: “Il problema lo risolvi cambiando e cancellando la cultura fascista sempre resistente in questo paese di merda.”
Paese di merda?
Mettiamo il caso che l’omicidio, efferato e brutale, del giovane Willy abbia avuto davvero un movente ideologico-politico (per ora escluso dalle indagini), cosa giustifica quel “paese di merda” buttato lì nel discorso?
Se è vero come è vero che un delitto compiuto da un immigrato non rende tutti gli immigrati criminali, perché un delitto a sfondo razzista compiuto da un italiano rende tutta l’Italia razzista? Perché le stesse persone che si strappano i capelli urlando che non si debba mai, mai, MAI generalizzare di fronte alle contraddizioni dell’integrazione straniera, non si fanno alcun problema ad infangare tutto il Paese per i casi isolati di violenza e intolleranza?
Lo sa, Chiara Ferragni, che in quel “paese di merda” ci sono anche migliaia di suoi fan e adulatori? Gente che spende soldi per le sue scarpe, inonda di like le sue foto, garantisce lei quella visibilità che sta alla base del suo successo economico?
La verità è che c’è una parte d’Italia che l’Italia, sotto sotto, la odia. È quella xenofilia, quell’autorazzismo su cui non ci si sofferma mai abbastanza. Perché spesso, a torto, lo si dà per scontato. Lo si accetta passivamente.
Così un “paese di merda” rivolto ad una nazione intera, in cui non esiste alcuna emergenza razzismo o fascismo, viene fatto passare come nulla fosse. E viene applaudito da quella porzione di politica italiana a cui, data la mancanza cronica di argomenti, non rimane che strillare all’esistenza di vecchi e nuovi fantasmi. A costo di inventare interviste, falsare notizie, scatenare assurdi allarmismi.
Conosco le problematiche dell’Italia. La sua classe politica infima, la sua magistratura corrotta, i suoi media asserviti, la criminalità e il clientelismo. Nonostante questo, non mi farete mai dire, scrivere o pensare “che paese di merda”. Perché so cos’altro è l’Italia e, soprattutto, cos’altro può essere.
Un popolo che si odia e che si schifa sarà sempre facile preda degli interessi altrui. Quando lo capiremo?
Matteo Brandi

Una cosa vorrei chiedere a questo genere di persone: mi sembra evidente che, quando si dice un Paese di merda (Paese, maiuscolo: Trebaseleghe è un paese, l’Italia la Francia la Spagna sono Paesi. Quando si fa un mestiere che consiste nel comunicare, la lingua in cui si comunica sarebbe opportuno studiarla), a meno che non si parli di qualche inospitalissima località oltre il circolo polare artico, nel qual caso però l’espressione più adeguata sarebbe “un posto di merda”, ci si riferisce non al paesaggio o al clima bensì alle persone che ci vivono. Ecco, la cosa che vorrei chiedere è: ma se TU sei consapevole di essere una persona di merda, perché non parli al singolare, perché non parli per te invece di tentare di coinvolgere un intero Paese in base alla logica, inaugurata da Craxi, del “merda tutti, merda nessuno, e quindi neanche io”?

Poi c’è anche quest’altra signora che ritiene giusto parlare di razzismo fascista perché “non si può escludere a priori la matrice razzista”

che poi, a parte l’idiozia assoluta di affermare con certezza una cosa con l’argomento che non la si può escludere a priori, se c’è un caso in cui si può veramente escludere a priori è proprio questo: lui si è buttato in mezzo per difendere l’amico, e lui è stato pestato a morte. Si fosse buttato in mezzo uno bianco, giallo, ciclamino, a pois, quello era l’avversario del momento e quello sarebbe stato pestato – beh, fosse stato il negro Mike Tyson magari no. E verrebbe quasi voglia di rispolverare il vecchio mantra di Bona ma oca. Verrebbe. Se non fosse che io sono stata la più gran gnocca mai comparsa sull’orbe terracqueo e, contemporaneamente la mente più brillante mai vista sotto il cielo (sì, lo so, poi ci sarebbe anche Hedy Lamarr e un botto di milioni di altre bellissime e geniali, ma adesso non stiamo a sottilizzare, dai).

barbara

  1. Piu’ passa il tempo piu’ sono convinta che questi ridicoli personaggi dello show-biz (un altro come lei e’ Tiziano Ferro) abbiano i loro “padroni” che, in cambio di soldi e successo, gli suggeriscono cosa dire per poter continuare a stare nel giro. Padroni che, manco a dirlo, sono vicini al solito mondo delle sinistre. In quest’ottica il “paese di merda” e’ un modo per strizzare l’occhio ai giovinastri che seguono questa tizia.

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    • Che è più o meno, in piccolo, il ricattino di quelli che nelle lettere ai giornali o messaggi nei forum e ogni tanto addirittura nei commenti al blog concludono con la famigerata frase “ma tanto lo so che non avrete mai il coraggio di pubblicarmi” o “vediamo se hai il coraggio di pubblicarmi” per costringerti all’alternativa “o lo pubblico o passo per fascista”. Personaggini.

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      • Una scatola chiusa, un gatto, una fiala di cianuro , una particella subatomica che ha il 50% di probabilità di rompere la fiala: per la fisica quantistica il gatto è sia vivo che morto.
        Mi spiace ma è più forte di me: io MG non lo sopporto, anche quando dice cose condivido.

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        • Bimbo, so di avere molte lacune, ma so che cos’è il gatto di Schrödinger.
          Siccome il cianuro inalato è molto più potente che ingerito e dall’effetto superimmediatissimo, se la fiala si rompe non sopravvive nessuno.
          Giù le mani da Mario Giordano.

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        • Uh, qualcuno mi ha chiamato?
          Comunque il gatto dell’esperimento è uscito dalla scatola, vivo ma di pessimo umore ed è andato dall’eminente scienziato a spiegargli perché non sarebbe stata una buona idea (per lui) riprovarci

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        • @Tigre: lo so, lo so. Quando apro l’armadio dei maglioni per prenderne uno, la mia gatta ha l’incredibile abilità di sgattaiolare (appunto!) dentro senza che io me ne accorga, e si fa rinchiudere sino a quando torno a casa alla sera e noto che non è lì che mi fa le feste. Non c’è la fiala di cianuro, in compenso ci sono diverse palline di naftalina – cui le tarme di casa mia sono stranamente immuni.
          Quando riapro l’armadio non è per niente contenta.

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