PROGRESSISMO VS CONSERVATORISMO RETROGRADO OSCURANTISTA

Parto con la destra, l’orrendissima destra illiberale, intrinsecamente fascista, nemica della democrazia, che vorrebbe riportarci al medioevo (che nessuno sa che cosa diavolo voglia dire, ma è un modo di dire che riempie bene la bocca). Parto da quella perché poi potrete rialzarvi il morale con la parte migliore della società.

Visto che brutta roba? (Anche eccellente attore, tra l’altro) A proposito, per chi se lo fosse perso, l’invito di Sgarbi lo trovate qui. Ma adesso rallegratevi, che arrivano le magnifiche sorti e progressive ad opera di chi va a conquistar la rossa primavera dove sorge il sol dell’avvenir.

Visto che meraviglia lo spettacolo di vauretto nostro che di fronte al coro di proteste per la puttanata che ha detto, recita la parte del martire del Libero Pensiero? (Che poi, a dirla proprio tutta, questo Vauro ciccione non vi sembra che abbia l’aria un po’…?) E a proposito di Babbo Natale e quindi Natale, che ormai non è più lontanissimo, e quindi Gesù Bambino e quindi presepe, eccovi qualche suggerimento utile

E poi succede, in questa nostra epoca strana, di sentire un signore molto molto sinistro che dice cose tremendamente sensate

E poi abbiamo un altro signore talmente universale, talmente bravo, talmente poliedrico, da riuscire a farsi perculare da tutti, di destra come di sinistra

E infine una cosa da leggere, che se no mi ci perdete l’abitudine e questo non va bene.

Cosa resta di “liberale” in Italia? Il declino economico va di pari passo con il declino della libertà

Chiunque abbia letto Hayek potrà dirvi che è un film già visto: lo Stato che si aggrappa all’emergenza per espandere i propri poteri, il ricorso agli “esperti” che nessuno può contraddire, la totale subordinazione delle assemblee democratiche al potere dell’esecutivo e di quelle figure “speciali” scelte per affrontare l’emergenza. È proprio questo il modo in cui uno Stato si avvicina al totalitarismo, su una strada lastricata di buone intenzioni, di “competenze”, di “necessità di protezione”

I difficili giorni che stiamo vivendo, mentre affrontiamo una seconda ondata di contagi da coronavirus, ci presentano un Paese profondamente diviso, inquieto e confuso. Mentre la recessione minaccia la nostra economia, il caos regna sovrano anche nelle istituzioni, come mostrano i battibecchi continui tra Stato e Regioni. E non si possono tacere grandi perplessità, da un punto di vista liberale, circa l’opportunità e la legittimità morale del modo in cui il governo sta intervenendo per fronteggiare l’emergenza. 
La totale assenza di chiarezza e sensatezza nei provvedimenti presi (basti pensare al barista di Catanzaro, che chiude a mezzanotte e riapre a mezzanotte e un quarto, nel pieno rispetto del Dpcm) richiede una volta di più una riflessione su quello che è diventato il nostro Paese: siamo ancora una democrazia liberale?
La prima vera domanda che dovremmo porci è se lo siamo mai stati: una Costituzione profondamente rigida che mette il lavoro prima della libertà, che non concede ai popoli che fanno parte del Paese di decidere democraticamente di percorrere strade diverse, che addirittura non vuole che i cittadini si esprimano sulle tasse, sulle questioni internazionali e sulla forma dello Stato, non pone le migliori premesse per quella che dovrebbe essere una democrazia liberale.
Questo governo però sta riuscendo, con i suoi metodi, con la sua comunicazione e con l’aiuto di drappelli di esperti e giornalisti, a estirpare qualsiasi residuo germe di libertà rimasto in Italia, e la mia non è una “sparata”, qualcosa per “alzare i toni”, ma la semplice constatazione del fatto che il declino di questo Paese sta andando di pari passo con il declino delle sue libertà. Ho parlato di “declino” perché è proprio questa la parola che Hayek, uno dei padri del liberalismo di scuola austriaca, usa nella sua opera “La società libera” per descrivere la situazione di uno Stato in cui avere opinioni diverse da quella corrente costituisce motivo di riprovazione.
Se pensiamo a quello che succede in Italia, dove a comandare non è più la politica ma l’opinione di questo o quel virologo, stiamo arrivando alla fotografia perfetta del declino. In Hayek c’è tutto: lo Stato che si aggrappa all’emergenza per espandere i propri poteri, il ricorso agli “esperti” che nessuno può contraddire, addirittura (ed è il nostro caso) la totale subordinazione delle assemblee democratiche (in cui dovrebbe risiedere il potere vero, quello emanato dal voto popolare) alle decisioni e al potere dell’esecutivo e di quelle figure “speciali” scelte per affrontare l’emergenza. È la democrazia che si mangia da sola cancellando ogni tratto liberale e cedendo ai nuovi valori della “competenza”, della “pianificazione” e del “controllo”. La competenza peraltro è davvero un valore, ma non quando viene sventolato per mettere a tacere gli altri.
Cosa rimane quindi di “liberale” al nostro Paese? Ben poco ormai: accanto a larghe fasce di popolazione stufe di questo modo di fare ci sono ampie schiere di esperti, giornalisti e quant’altro pronti a difendere ogni mossa del premier e ad accusare chiunque la pensi in modo diverso di “negazionismo” e ignoranza. Lo Stato si inserisce prontamente emanando Dpcm confusi e pieni di falle, prolungando lo stato di emergenza per poi non garantire una effettiva preparazione alla seconda ondata, giustificando atti e affermazioni liberticide con la retorica del “è necessario”.
Chiunque abbia letto Hayek e la scuola austriaca potrà dirvi che è un film già visto: è proprio questo il modo in cui lo Stato si avvicina al totalitarismo, ossia su una strada lastricata di buone intenzioni, di “competenze”, di “necessità di protezione”. È lo stesso meccanismo per cui, in economia, lo Stato cresce sempre senza mai fermarsi: trovando di volta in volta un’azienda decotta da salvare, un’ingiustizia da sanare o una disuguaglianza da “riequilibrare”, lo Stato continua a spendere i soldi dei contribuenti e se possibile a ingigantire la mole del debito. Questo è frutto del pericolo di cui parlava Hayek in “La via della schiavitù”, una delle sue opere più celebri: scambiare la democrazia per un “fine” politico, quando essa in realtà è solo uno dei molteplici strumenti utilizzabili per arrivare alla libertà. Se la “legittimazione democratica” di uno Stato porta lo Stato stesso a potersi permettere provvedimenti illiberali e a mettere a tacere chi la pensa in modo diverso, la schiavitù diventa un dato di fatto, il totalitarismo una realtà.

Francesco Zanotti, 21 Ott 2020, qui.

E ormai, infatti, lo è.

barbara

  1. Stanotte altra levataccia: Dibbbattito 2, La Vendetta. Ovviamente la imparziale Commissione ha escluso dagli argomenti la politica estera: si dovrà riparlare del virus; e ha messo un bottone per zittire Trump quando dirà cose sgradite. Ma voglio proprio vedere come riusciranno ad impedirgli di portare in discussione il Giovane Hunter. Qualche aggiornamento per chi si informa solo sui quotidiani nazionali, inclusi quelli italiani.
    Dunque, il fesso cocainomane ha portato in riparazione il computer un anno fa, poi lo ha lasciato lì per non pagare 80 dollari di conto. Il proprietario della bottega l’ha spedito all’FBI, che ci ha dormito sopra sino ad oggi, ma ne ha fatto una copia per Giuliani, che lo ha passato al NY Post. Sta uscendo l’incredibile.
    Non solo la corruzione marcia della famiglia, con stecche enormi provenienti da Ucraina, e si sapeva; dalla Cina, e si sospettava; ma anche da Romania, Khazakistan e – c’è dell’ironia – dalla Russia, con 3,5 milioni di dollari dalla moglie del sindaco di Mosca. Non solo la tossicodipendenza persa del rampollo, che si è fatto fotografare addormentato con la pipa da crack in bocca. Ma anche immagini e filmati del ragazzaccio impegnato a darci dentro con minorenni cinesi; coinvolgimento nella tratta di schiave sessuali dall’Est Europa; scambi di mail col babbo che gli consigliava prudenza, dato che andava in videochat con la nipote (figlia del fratello, di cui ha sposato la vedova) quattordicenne, nudo e mentre fumava il crack.
    Famiglia nel senso di Joe, il fratello di Joe, la cognata di Joe, il figlio di Joe, la nipote di Joe (figlia di Hunter). E continuano ad uscire conferme: già tre destinatari delle mail ne hanno confermato l’autenticità, mentre la portavoce di Joe ha detto che nessuno nega che sia tutto vero (d’altra parte sarebbe difficile: c’è la firma di Hunter sulla ricevuta del laboratorio).
    La censura è massima, ma ovviamente – effetto Barbara Streisand – ne parlano tutti. Tranne i Biden: il Big Guy è in ritiro spirituale da Mercoledì scorso, il figlio non poi così degenere (*) è sparito nel nulla, nessuno sa dove sia. E ovviamente silenzio anche dalla stampa e TV mainstream.
    Ci sarà da ridere.
    (*) Degenere sarebbe quando dirazza, qui invece talis pater talis filius.

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    • Dibattito splendido. Trump in grandissima forma, Biden sicuramente non sta venendo “pompato” in progress, qualcosa gli è sicuramente dato prima, riesco perfino a capire quasi tutto quello che dice, ma non ha argomenti all’altezza dell’avversario.
      La moderatrice mi sembra decisamente più equilibrata di quello dell’altra volta.

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      • Verissimo, la giovane è stata decisamente meno molesta di chi l’ha preceduta nel ruolo, nonostante la sua provenienza; Trump l’ha anche ringraziata, e coi giornalisti non lo fa spesso.
        Non credo che a questo punto cambierà molto (*), ma sicuramente fra i due non c’è stato paragone. Trump concentrato, calmo, preciso, fattuale, pungente ma non maleducato, mentre uno come Biden sarebbe inadeguato perfino nel governo Conte.
        (*)Oddìo, magari qualcuno che si informa su Twitter, legge solo il NYT o guarda solo la CNN si sarà chiesto: ma di che laptop sta parlando Trump? Chissà che non gli venga la curiosità di cercare (nel caso, eviterei Google. Meglio DuckDuckGo).

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