MA LEGGERE QUELLO CHE SI VUOLE CRITICARE PRIMA DI CRITICARLO, NO? PAREVA BRUTTO?

Tal Stefano Jesurum, giornalista, a quanto pare – ma un giornalista non dovrebbe controllare le cose di cui vuole parlare, prima di parlarne? E non dovrebbe anche prendere in considerazione l’opportunità di misurare “il peso delle parole”? – ci propina questo articoletto dal titolo emblematico, che tuttavia, visto il contenuto, sarebbe più corretto definire grottesco.

Il peso delle parole

Andiamo con ordine. Il ministro Roberto Speranza, nel corso di una intervista televisiva di circa mezz’ora, in un frammento di non più di 30 secondi [è più importante quello che ha detto o quanto tempo ha impiegato a dirlo?], alla domanda “Ma come si fa a vietare una festa? Chi è che va a controllare e a bussare alle porte degli appartamenti per vedere se c’è una festa?” risponde “Intanto, quando c’è una norma, va rispettata [oddio, anche il divieto di uccidere, oltre che un comandamento religioso, sarebbe anche una norma civile, ma non si ha l’impressione che questo sia sufficiente a farla rispettare, al pari di quella che vieterebbe di spacciare droga o rapinare vecchiette]. In questi mesi gli italiani hanno dimostrato di non avere bisogno di un carabiniere o di un poliziotto a controllarli personalmente. Ma è chiaro che aumenteremo anche i controlli, ci saranno segnalazioni. Io mi fido molto anche dei genitori [“anche”. Oltre che dei vicini, che infatti si sono già attivati, così come si attivavano alla grande nei mesi della segregazione] del nostro Paese…”. Ci saranno segnalazioni. E così un politico serio [ehm… posso fare una grassa risata?] che ha dimostrato di avere il coraggio [?] di affrontare il dossier più complicato che qualunque ministro si sia mai trovato sul tavolo dal dopoguerra ad oggi [bum! Ma poi, comunque, che cosa c’entra?], viene accusato di essere una sorta di stalinista [no: viene accusato di avere detto una mostruosità: perché, non l’ha detta?], un liberticida [liberticida, sì, nonché assassino, insieme ai suoi complici, dello stato di diritto], un mostro. Per tre, semplicissime, parole: ci saranno segnalazioni [Volendo, anche una roba come “morte agli ebrei” sarebbero tre parole. Semplicissime. Se le sente il signor Jesurum non ha niente da ridire?].
I leoni da tastiera [ma quanto ci piace questa espressione, leoni da tastiera!] si scatenano, as usual [per i non anglofoni: come al solito]. Tal Silvana De Mari, medico e scrittrice fantasy, su La Verità associa le restrizioni anticontagio [l’invito alla delazione nei confronti dei vicini sarebbe una “restrizione anticontagio”?! Non voglio fare la solita battuta scontata del “cosa si è fumato?”, ma se non si è fumato niente di strano, quali saranno mai le turbe psichiche di un individuo che considera l’istigazione alla delazione come una “restrizione anticontagio”?] e le persecuzioni naziste [e le persecuzioni naziste: tenete bene presenti queste parole]. E qui viene il punto a mio avviso davvero dolente, senza ritorno. Da destra e da sinistra, l’urlo accusatorio addita Speranza come istigatore di delazione. Delazione, una parola il cui suono fa rabbrividire, un meccanismo mentale vigliacco (ti denuncio in cambio di) che moltissimi hanno pagato sulla propria pelle in tempi fascisti, nazisti e di “socialismo reale”. [No, caro “tal” Jesurum: non si denuncia solo in cambio di: si denuncia anche per ideologia. O perché così ha comandato il padrone di turno. E se la chiami segnalazione – come la chiamavano i bravi cittadini zelanti ligi alle regole vigenti che segnalavano gli ebrei nascosti o con documenti falsi – resta una delazione lo stesso, quella cosa “il cui suono fa rabbrividire, un meccanismo mentale vigliacco (…) che moltissimi hanno pagato sulla propria pelle in tempi fascisti, nazisti e di “socialismo reale”]
Inaccettabile. Intanto perché nessuno ha invitato alla delazione. E poi perché se non si è in grado di discernere il peso delle proprie parole, soprattutto in tempi di crisi profondissima, allora è finita. Guido Rossa (sempre che sappiano chi sia – sennò c’è Google) era un delatore? Se per caso ascoltaste nell’appartamento a fianco qualcuno che parla di jihad e indirizzi avvisereste le forze dell’ordine o vi fareste – come tanto si usa dire oggi – gli affari vostri? Dice: ma il terrorismo e le stragi sono un’altra cosa. Vero, tuttavia gli oltre trentaseimila morti rimangono trentaseimila vite spezzate. [Ok, ho deciso di non chiedere che cosa si sia fumato questo qua, e non lo chiederò, ma il dubbio resta]

Stefano Jesurum, ‍‍15/10/2020 , qui.

E quello che segue è il testo pubblicato da “tal” Silvana De Mari. Per non rischiare confusioni inserirò i miei commenti in corsivo, in quadra e con altro colore.

ULTIME NOTIZIE DA UNA SCUOLA FOLLE

BY SILVANA DE MARI

15 OTTOBRE 2020

Ricevo dalla dottoressa Isabella Rigillo Insegnante, psicologa e psicoterapeuta questa mail, che riporto integralmente. Le parentesi sono mie.

Ore 8 ingresso nell’ospedale di malattie infettive “scuola statale italiana”: mettere mascherina, scanner usato da un collaboratore per misurare la febbre, seguire le frecce e linee posizionate a terra già dal cancello e fino all’interno delle aule. (queste disposizioni avrebbero senso in un gruppo di bambini reduci dal trapianto di midollo, cioè immunodepressi. Il Covid 19 è un virus ad alta infettività, ma bassa virulenza, che ha perso potenza a giugno. Queste regole distruggono la socializzazione e danneggia la psiche del bambino sprofondandolo nella fobia e soprattutto nella colpa: ti sei tolto la mascherina, tuo nonno morirà e sarà colpa tua. Anche al corpo non fa bene: il sistema immunitario per funzionare ha bisogno di restare in allenamento. Il distanziamento sociale lo indebolisce. Per diventare insegnanti occorre studiare per anni pedagogia, con master sulla socializzazione e la psicomotricità. Gli insegnanti hanno rinnegato tutto) Cambio mascherina con quella fornita dalla scuola. (11 milioni di mascherine sono state garantite a Elkam. Queste mascherine come vengono smaltite? Se fossero tossiche, se ci fosse il pericoloso virus dovrebbero essere rifiuti speciali, sono rifiuti qualsiasi. L’uso continuativo di mascherine, soprattutto in bambini, altera il microbiota orale e può favorire tonsilliti e faringiti.) Gel disinfettante da usare all’entrata ed ogni volta che bambini e adulti vanno al bagno sia prima che dopo. (alcuni gel aumentano il rischio di cancro alla tiroide, tutti modificano il microbiota delle mani e se troppo usati aumentano il rischio di dermatiti)  Al primo starnuto o accenno di raffreddore o malesseri vari mandare il piccolo nella stanza covid per controllo temperatura e invio a casa. (perché stanza covid? Non potevano continuare a chiamarla infermeria? Il covid è molto improbabile nei bambini. Perché il covid è l’unica malattia esistente?) Tutto ciò durante il tempo di permanenza in aula. Le finestre restano aperte per il cambio dell’aria. (anche di inverno? Tempra il carattere, ma può causare parecchie malattie da raffreddamento, dette raffreddori, e poi si finisce nella stanza covid) Messaggio della dirigenza: “data la situazione si lavora molto sull’educazione civica e prevenzione da Sars cov 2, molto sulle regole del distanziamento, i saperi sono quelli essenziali, la didattica va solo su matematica e italiano”. (ottimo, i popoli analfabeti sono più felici)  Bambini sempre seduti anche durante la ricreazione, banchi monoposto mai arrivati, uno sta al posto solito e l’altro seduto al lato del banco senza potersi avvicinare e infilare le gambe sotto. Se parla uno l’altro deve tirare su la mascherina così se si alza per temperare una matita. L’insegnante può togliere la mascherina nell’area tra cattedra e lavagna garantendo due metri di distanza dagli alunni, non può toccarli né correggere loro i compiti, va tutto sull’autocorrezione. Eventuali verifiche dovranno attendere due giorni prima di poter essere visti dall’insegnante. Sconsigliato farli cantare. In palestra impossibile svolgere attività perché occorrerebbe disinfettare attrezzi e palestra ogni volta oltre ad avere una distanza di almeno due metri tra i bambini. A mensa possono toglierla quando mangiano, ma sono a distanza da un metro ed ogni gruppo classe necessita di due lunghi tavoli, l’acqua deve versarla l’insegnante munita di guanti mentre loro devono restare seduti tutto il tempo. A solo due settimane dall’inizio dell’anno scolastico due classi sono in quarantena perché alcuni sono risultati positivi al tampone, ma nessuno ha l’influenza vera!! All’uscita anche i genitori indossano la mascherina e qualche volta pure gli occhiali da sole, rendendo complesso il riconoscimento. Non ci si può fermare a parlare con loro per evitare assembramenti e probabili contagi, ognuno prende il figlio e va via. I collaboratori hanno un quaderno nel quale annotano quando e cosa hanno fatto in ogni aula, con un nebulizzatore disinfettano gli ambienti, ora più sporchi e segnati da gocce di questo liquido di cui non si conosce la composizione chimica. Tutti sotto stress a protezione di un virus i cui dati si leggono su giornali e si vedono in televisione, invece nella vita pratica la gente muore per lo più di tumori, malattie cardiovascolari e altre patologie. La scuola per quello che si conosceva è morta. Uccisa dalla “banalità del male” [Ecco, io questa espressione – di Isabella Rigillo comunque, NON di Silvana De Mari, l’avrei evitata. Primo perché si riferisce a una persona, non alla shoah. Secondo perché è stata coniata da una persona abbietta. Terzo perché di Eichmann – che tutto era tranne che un grigio burocrate esecutore di ordini – questa persona non ha capito niente. Quarto perché il male non è mai banale. Ma non ha niente a che vedere con le insensate accuse di Jesurum]. I bambini stanno già cominciando a manifestare disturbi psicologici come pianto apparentemente immotivato, attacchi d’ansia, difficoltà di concentrazione e apprendimento. Gli adulti per ora insonnia, atteggiamento passivo di indifferenza, abulia e delega. E’ solo l’inizio dell’incubo se non si mette fine a questo lager per l’infanzia. Il silenzio non è mai stato così PESANTE e PERICOLOSO.

Isabella Rigillo Insegnante, psicologa e psicoterapeuta.

In conclusione riporto le parole del dottor i Alberto Villani del Cts. Il Cts vuol dire tizi non eletti da nessuno, nominati esperti da tale Conte pure lui non eletto da nessuno in base a competenze che ci sono rimaste oscure. Le competenze dei tizi chiamati a decidere di una nazione e le competenze del tizio che li ha scelti. Quello che ci è chiaro è l’incredibile fiume di denaro con cui sono pagati. Il vate Alberto Villani ha detto al Corriere della sera: non importa se le mascherine all’aperto hanno scientificamente un senso oppure no, sono un segnale.
Lo sanno che non c’è nessuna evidenza scientifica sul valore protettivo per virus, mentre già sono evidenti dermatiti, micosi e faringiti.
È un segnale. Un segnale di sottomissione a regole insensate, perché si obbedisce alle regole sempre. Il buon suddito fa così.
Un tampone per cercarli, un tampone made in China spesso già falso positivo, un tampone per trovarli un tampone che il suo stesso inventore ha dichiarato non idoneo a trovare i malati, un tampone per ghermirli escludendoli dalla vita sociale, e nel buio incatenarli, un buio che potrebbe non essere casa ma una struttura idonea accuratamente preparata.
Sono tutte le mattine all’ufficio postale, e con gli impiegati ci scambiamo i pacchetti che spedisco , il modulo della raccomandata, i soldi. Lo stesso con le cassiere del supermercato, che toccano i prodotti che ho preso e poi i soldi. [con i guanti, certo, ma con quegli stessi guanti tocca le cose mie e quelle degli altri]
Una maestra ha fatto soffrire per ore la sete a un bimbo di 6 anni per non toccare lei la borraccia che lui non riusciva ad aprire. Una maestra che fa una cosa del genere il giorno in cui andranno a prendere i bambini ebrei, o quelli armeni o quelli che hanno il cognome che comincia per M, li consegnerà senza fiatare lieta e giuliva di aver fatto il suo dovere e poi lieta e giuliva spiegherà agli altri bambini quanto è giusto e quanto e bello. [Immagino che il corpo del delitto, solertemente denunciato dal signor Jesurum, sia questo. Ed è esattamente quello che anch’io ho detto ripetutamente: chi ha l’anima del servo, non si chiede se l’ordine che viene dall’alto sia giusto o ingiusto, sensato o insensato, utile o inutile, morale o immorale, virtuoso o criminale: se quella è la regola, si obbedisce e basta. E se l’ordine è di denunciare – segnalare – il ligio cittadino dall’anima di servo denuncerà – segnalerà. Se ci sarà da segnalare il vicino che forse ha una tavolata di sette persone si segnalerà il vicino festaiolo, se ci sarà da segnalare il bambino ebreo nascosto in una cantina si segnalerà il bambino ebreo, e si applaudiranno gli agenti della Gestapo che portano lui al gas e il vicino irrispettoso delle norme al campo di concentramento] Oppure consegnerà i bambini “positivi”, o quelli figli di genitori omofobi, come già fatto a Bibbiano e come normalmente faranno dopo che il ddl Zan Scalfarotto sarà stato approvato. Lo ha detto lo stato. È vero e giusto.

Ecco, questo è il testo criminale di “tal” Silvana De Mari che si è “inventata” che il povero speranzino nostro, eroico nell’affrontare eccetera eccetera (chi era quello là che volevano fare santo per via delle “eroiche virtù”?) avrebbe invitato alla delazione (uuhh, che bugiarda! Uuhh, che malpensante!) e che ha associato le restrizioni anticovid alle persecuzioni naziste.

Questo, caro signor Stefano Jesurum, si chiama analfabetismo funzionale. A voler essere generosi. Perché se non è di questo che si tratta, allora lei ha dei problemi. E anche piuttosto grossi.

barbara

COME E PERCHÉ SIAMO FINITI NELLA MERDA

Anche se da una parte mi verrebbe anche da dire che è impossibile che siamo nella merda, perché tutta quella disponibile è finita dentro un sacco di cervelli che vedo in giro.

Il modello | La seconda ondata di cialtronismo e la chiusura della mente italiana

Chi avrebbe mai detto che la più sgangherata classe dirigente che la Repubblica abbia mai conosciuto ci trascinasse, nove mesi dopo l’attacco del virus, verso un altro lockdown? Noi sì, purtroppo

Chi l’avrebbe mai detto? Stiamo andando dritti verso il lockdown, il secondo del 2020, nove mesi dopo il primo, con la curva dei contagi che sale, con i record dei positivi, con la perentoria aritmetica dell’epidemia, con i bollettini quotidiani, con le sirene delle ambulanze.
È tornato perfino Brusaferro, seguiranno anche le task force e altre fregnacce buone per le passerelle televisive della più imbarazzante classe dirigente della storia della Repubblica italiana.
Eppure ci avevano detto che eravamo dei fighi pazzeschi, che il modello italiano era invidiato in tutto il mondo e altre balle casaliniane che troppi giornali si sono bevuti come acqua brillante trasformandola poi in droplet infetti per tutti, anche per gli apoti.
Sappiamo tutti che cosa sta succedendo, ma pare che non interessi a nessuno, a meno di pensare che gli italiani siano diventati un popolo di masochisti, oltre tutto il resto.
La pandemia è un meteorite difficile da evitare, ma nove mesi dopo l’attacco del virus corona la corresponsabilità di quanto ci circonda è anche di questo governo di incapaci, se non di più, che non ha predisposto nessuna rete di protezione, nulla di nulla, per i cittadini italiani, cui ha fornito il solito predicozzo paternalista dopo averli turlupinati con un ennesimo «tutto sotto controllo» come a febbraio, e poi caos e confusione di ogni tipo, sia sul fronte degli aiuti economici sia su quello sanitario (avete provato a fare richiesta dell’ecobonus? È più facile trovare un tampone).
Siamo a ottobre 2020 e nessun italiano sa che cosa fare di fronte alla seconda ondata o a questa coda della prima, come è più corretto definirla. Il sistema dei test varia da regione a regione, certo per colpa del maledetto Titolo V riformato da D’Alema e Prodi per inseguire Bossi, ma soprattutto perché Conte e i suoi non sono stati in grado di elaborare un piano di emergenza nazionale, competenza prevista dall’ordinamento, perché altrimenti non avrebbero potuto scaricare le colpe su altri.
Immuni è una sòla, in Veneto non funziona [logico: lì hanno la app Immona], ma nonostante le campagne da “app alla patria” non può funzionare da nessuna parte senza un sistema serio di tracciamento e di contenimento del contagio e di tamponamento dei soggetti a rischio. Ormai i numeri suggeriscono che sia troppo tardi.
Oggi un italiano con i sintomi del Covid – febbre, tosse, sapore metallico in bocca – prova a chiamare il medico di famiglia, il quale giustamente dice di non avvicinarsi allo studio altrimenti chiama i carabinieri, quelli fortunatamente liberati dall’incombenza di andare a contare il numero dei commensali nelle case private secondo quanto aveva auspicato Roberto Speranza, evidentemente un congiunto di quel noto comico americano degli anni Quaranta che si chiamava Bob Hope.
Un italiano sintomatico oggi è costretto ad avventurarsi nel mondo di fuori alla ricerca del tampone, in alcune regioni sapendo di dover affrontare anche code di ore e ore, in drive in da terzo mondo più che da Canale 5, oppure andandoci di notte, rasente i muri come i ladri, almeno fin quando non scatterà anche da noi il coprifuoco come in Francia.
Questi geni che tutto il mondo ci invidia non sono riusciti nemmeno a predisporre un numero sufficiente di vaccini contro l’influenza di stagione, che prima del Covid c’erano e ora sono introvabili, con il risultato che a ogni starnuto va in quarantena una famiglia, una scuola, un’azienda non potendosi escludere che una normale influenza sia invece il Covid-19.
Com’è possibile che questi governanti costretti ad affrontare la più grande crisi dal Dopoguerra non siano riusciti a decuplicare gli sforzi per produrre, distribuire e somministrare il normale vaccino antinfluenzale di stagione né a organizzare uno straordinario sistema nazionale di test e di tamponi semplice ed efficiente e diffuso nel territorio per isolare in tempo i positivi e liberare i negativi?
Si sono persi invece in grottesche discussioni sui banchi a rotelle e sulle cene in casa, specchiandosi narcisisticamente sui soffietti pubblicati dai giornali e scaricando le responsabilità sulle Regioni, dove ci sono altri bei ceffi e dove ognuno fa a modo suo (la Campania ha appena chiuso le scuole).
Insomma assistiamo a una catastrofe civile, morale e politica, oltre a quella sanitaria ed economica. A un lockdown intellettuale. A una chiusura della mente italiana che sarà difficile riaprire, anche quando il virus sarà neutralizzato.

Christian Rocca, 16 Ottobre 2020, qui.

Già qualche mese fa qualcuno aveva detto “Guarda che questi non li recuperi più. Andati. Per sempre”. Il terrore come strumento politico funziona sempre, ha sempre funzionato sulla maggior parte dei sudditi. Basta procurarsi un nemico comune da agitare come spauracchio perpetuo, si chiami ebrei, Eurasia, tutsi o coronavirus. E se non si hanno sottomano nefandezze del nemico da mostrare al popolino, non c’è problema: basta inventarle.

Angelo Michele Imbriani

Ecco la notizia sul nono morto irpino di presunto Covid, citata testualmente da un quotidiano locale. Chi ha piacere ad essere trattato da deficiente continui pure:
“Sale purtroppo a 9 il numero delle vittime di covid in Irpinia. È deceduto nella notte tra sabato e domenica, al Covid Hospital dell’Azienda ospedaliera “San Giuseppe Moscati” di Avellino, un 82enne di San Potito Ultra (Av). L’uomo era arrivato al Pronto soccorso della Città ospedaliera il 24 settembre scorso. Risultato negativo alla Sars Cov 2, era stato ricoverato nell’Unità operativa di Oncologia Medica. Il 6 ottobre, quando sono stati effettuati dei controlli sui degenti del reparto, il paziente è risultato positivo al nuovo Coronavirus ed è stato trasferito al Covid Hospital”.
Dunque è morto di Covid e non del cancro per cui era stato ricoverato, un mese fa…

Morti inventati dunque? Malati inventati? Sì, esatto: malati inventati

E anche a voler prendere per buoni tutti i morti dichiarati

Poi, visto che non avete niente da fare, date un’occhiatina qua e fatevi una riflessioncina, che male non fa.

Quanto all’app Immuni, di cui parla il primo articolo, guardate un po’ qua:

Per concludere, un paio di cose su cui riflettere,

una domanda al conte Giuseppe,

un consiglio a tutti noi,

e un premio di consolazione

E infine godiamoci l’Ultima Cena al tempo del Coronavirus

barbara

C’ERA UNA VOLTA

C’era una volta il ministero della sanità –
No, ho sbagliato tutto, ricomincio da capo.
C’era una volta un tempo felice. E in quel tempo felice c’era un’isola felice (vabbè, penisola, ma adesso non stiamo a sottilizzare). Quest’isola felice era una repubblica parlamentare (sentite quanto è bella questa parola: parlamentare! PAR LA MEN TO: c’era un parlamento! E questo parlamento faceva le leggi. E la gente obbediva alle leggi perché le aveva fatte il parlamento, composto dai suoi eletti. Ah, com’erano belli quei tempi – ma non divaghiamo). Il parlamento, dicevo. E i ministeri, che avevano il compito di far funzionare tutti i vari apparati dello stato. Ecco, adesso ci sono arrivata: fra questi ministeri c’era quello della SANITÀ. Qual era il suo compito? Occuparsi di tutto ciò che riguardava la sanità, ovvio: che gli ospedali funzionassero, che le attrezzature sanitarie avessero la dovuta manutenzione e venissero sostituite quando diventavano superate, che ci fosse personale sanitario a sufficienza, in modo che il cittadino avesse modo di mantenere o recuperare la propria SALUTE.
Quand’è che è avvenuto il mutamento (genetico, mi verrebbe da dire)? Non lo saprei dire. Come quando l’amore si trasforma lentamente in disamore, come quando la vecchiaia comincia a entrare nei muscoli e nelle ossa, come quando l’acqua in cui nuota la rana diventa troppo calda perché abbia la forza di saltare fuori, come quando ti accorgi che sei stato derubato della tua libertà e dei tuoi diritti, ma non sapresti indicare il momento esatto in cui ciò sia avvenuto. Sta di fatto che ad un certo momento è avvenuto e tu ne devi prendere atto: il ministero della sanità non c’è più: adesso al suo posto c’è il ministero della salute. Più o meno come gli orwelliani ministeri della pace, dell’amore, dell’abbondanza, della verità, una cosa così. Adesso non c’è più il cittadino che decide che cosa fare per la propria salute e lo stato gli fornisce i mezzi per farlo, no: adesso è lo stato in persona che si occupa direttamente della tua salute e ti dice che cosa puoi o non puoi fare, che cosa devi o non devi fare, quale malattia ti puoi curare e quale no, e se poi crepi perché hai avuto l’arroganza di volerti beccare la malattia di serie B, beh, cazzi tuoi, perché devi metterti ben chiaro in testa che se ti contagi è colpa tua, se ti ammali è colpa tua, se ti aggravi è colpa tua, se crepi è colpa tua, il che dovrebbe esserti evidentemente dalla cura che mette il ministero della SALUTE nell’occuparsi, al posto tuo, della tua salute. È vero che in compenso non ti fornisce più i mezzi per conseguirla, questa salute, ma insomma, dai, non puoi mica pretendere tutto, no?

Detta in modo chiaro, la tragedia – OK, una delle innumerevoli tragedie – della sanità in Italia è esattamente questa: l’avere trasformato un normale democratico, anche se non sempre efficientissimo, ministero della sanità nell’incubo di un orwelliano ministero della salute.

Poi magari, a voler proprio proprio pignoleggiare, ci sarebbe anche questo.

Leonardo Batistini

Abusivismo e Degrado Firenze

Ieri ero a cena fuori… A mezzanotte e venti polizia fuori dal ristorante per far uscire i pochi che erano ancora a cena. Vedi ovviamente il titolare in agitazione, ti senti un po’ come un mezzo criminale che sta facendo una rapina e non un semplice cliente che sta semplicemente finendo il dolce. Poi rifletti un attimo, e ti chiedi come sia possibile che il virus colpisca solo da mezzanotte… Trovare parcheggio in San Frediano non era stato facile quindi camminando per strada hai modo di capire che i vigili avevano intanto fatto il loro dovere con multe a raffica, perché coprifuoco o no qualcuno li ha mandati a far cassa. Arrivi all’auto e ti sorge un dubbio, ecco che passo dalla stazione e trovo i soliti africani senza mascherina a ragionare ed a spacciare come sempre… Alle Cascine non ne parliamo ad ogni ora del giorno e della notte. Zero polizia, per quello non ci sono abbastanza forze… A quel punto capisci bene che sei straniero a casa tua, ti fanno sentire un criminale se a mezzanotte sei ancora a cena, ti multano se non indossi la mascherina o lasci la macchina sul parcheggio per residenti. Però se arrivi in Italia a spese nostre e spacci fregandotene delle normative Covid non ti viene fatto niente. Ed ancora temo non si sia visto niente rispetto a ciò che ci aspetta!

Comunque è un fatto che l’Italia è uno stato diverso dagli altri

in cui possono succedere anche cose così

Ma tranquilli che adesso arriva Lui, l’Uomo della Provvidenza

che coi suoi micidiali decreti

sa bene come farci rigare dritti

E non cercate di fare i furbi con noi restando sani, perché noi vi staneremo ovunque.

E vi spezzeremo le reni, sappiatelo.

barbara

DI DANNEGGIAMENTI E DI SANZIONI

E di altro ancora.

Federico Capnist

Non sarò breve e me ne scuso, ma il momento credo richieda lucidità e spirito critico, non facile emotività. Motivo per cui affronterò un argomento quasi filosofico – ossia di come, per un paradosso e per una logica ingannevole e malvagia, con la scusa del Covid stiamo perpetrando il male credendo di agire nel nome del bene. Come cioè questa cura tremenda che stiamo adottando, faccia ben più danni della malattia.
Non paghi di aver chiuso il paese già una volta (senza criteri e in un modo indegno di uno stato civile, giustificato da un’emergenza sanitaria che tale era solo in una ristretta parte d’Italia), ora abbiamo ripreso a limitare la vita della fascia attiva e produttiva della popolazione, rendendola di fatto un incubo, eliminando ogni svago, applicando regole impossibili, protocolli contorti e chiusure sempre più stringenti al fine di salvare gli anziani e le fasce deboli della popolazione. Almeno così ci giustificano la necessità delle misure. Bel gesto; facile, orbo e ipocrita, ma bello.
È questa la soluzione migliore? Davvero per cercare di limitare il propagarsi di un virus oggi tutt’altro che letale, non troviamo altro modo che chiudere il Paese distruggendo l’economia, azzerando i consumi, riducendo intere categorie alla fame, aumentando i disoccupati, derogando le più basilari libertà civili, creando un clima di terrore e imponendo divieti ridicoli e imposti con la forza come mai s’era visto prima? A giudicare da come se la passano gli imprenditori di settori come moda, spettacolo, ristorazione, vita notturna, turismo, sport eccetera eccetera – e soprattutto tutte le persone che in questi ambiti ci lavorano o sono ad esso collegate [fornitori, trasportatori, tecnici manutentori, commercialisti] – il risultato è devastante e destinato solo a peggiorare. E con che scusa?
C’è il Covid. Ok, ma la gente che lavora e che manda avanti il Paese, che consuma maggiormente e fa girare l’economia, che paga le tasse con cui poi gli ospedali funzionano, non è anziana, ma in gran parte sotto i 70 anni di età. E i numeri ci dicono, in modo inequivocabile, che questa fascia di popolazione il Covid lo supera senza sintomi o come fosse un raffreddore o un’influenza. Fastidioso, magari, ma non molto diverso da tante altre malattie.
C’è il Covid. Ok, ma la gente che lavora e che manda avanti il Paese, che consuma maggiormente e fa girare l’economia, che paga le tasse con cui poi gli ospedali funzionano, non è anziana, ma in gran parte sotto i 70 anni di età. E i numeri ci dicono, in modo inequivocabile, che questa fascia di popolazione il Covid lo supera senza sintomi o come fosse un raffreddore o un’influenza. Fastidioso, magari, ma non molto diverso da tante altre malattie.
Appurato questo dato fondamentale, è mai possibile che non riusciamo ad invertire questa isteria collettiva, questo ragionamento folle che sta distruggendo il nostro modo di vivere, e riprendiamo a comportarci in modo più razionale come facciamo abitualmente? Perché, cioè, non facciamo tutto il possibile per mettere seriamente al riparo le fasce più deboli e lasciamo che la vita scorra normalmente (o ancora con qualche piccola limitazione) per giovani e adulti, sopportando come inevitabile il fatto che quella che oggi è una brutta influenza, nella grandissima parte dei casi curabile, si porti via delle persone più anziane e più deboli?
Discorso cinico e senza cuore? Sembra, ma in realtà è quello che facciamo ogni anno, prima che arrivasse il Covid. Con il quale abbiamo abdicato alla ragione e rimosso il fatto che la gente muore, purtroppo, con o senza coronavirus e anche a causa di malattie per le quali abbiamo le cure. Quante volte abbiamo convissuto, nel totale silenzio e menefreghismo mediatico, con influenze così gravi da non contare neanche il numero di contagi, costringere milioni di italiani a letto in casa, decine di migliaia in ospedale e con migliaia di morti? A memoria, sempre. Quando l’anno è buono il conto si assesta a circa 10.000 decessi l’anno, per le varie malattie respiratorie. Ma dipende dagli anni, perché poi succede che talvolta, come nel 2015 o nel 2017, come riportato nell’articolo qui sotto, le influenze siano più violente e di morti ne facciano molti, molti di più; quasi come quelli che sta facendo il Covid.
E chi è che muore generalmente per l’influenza, sia quando è “normale” sia quando è più virulenta? Forse i più giovani? Forse le persone senza gravi patologie? O magari quelle più atletiche e sportive? No, ovviamente. Ci sarà purtroppo qualche caso sporadico anche tra queste categorie (come ora con il Covid), ma ovviamente a rimetterci sono sempre le fasce più deboli. Esattamente come ora, e per le quali abitualmente non ci stracciamo troppo i vestiti e di certo non fermiamo il Paese. Andiamo avanti sopportando sì un grave danno, ma in modo pragmatico lo accettiamo rinunciando ad un danno, ben più grande, derivante da possibili chiusure.
Oggi non più. Quale ragionamento contorto ci sta portando a voler salvare una ristretta cerchia di persone, e così facendo a distruggere la vita ad una fetta molto più grande e che con il suo lavoro garantisce il benessere ed il sostentamento dell’Italia? [compreso quello degli ospedali, che da sette mesi e mezzo non curano praticamente più nessun’altra patologia, provocando un’autentica ecatombe, con cifre che il covid se le sogna, condannati a morte da un governo assassino]
Può sembrare indelicato parlare di migliaia di morti così, apparentemente alla leggera, però visto che ci basiamo sui numeri bisogna farlo. Soprattutto perché in gioco ci sono stabilità e benessere economico dell’Italia, oltre che la salute mentale di tantissime persone a cui i danni derivanti da questo clima di terrore stanno creando contraccolpi psicologici devastanti e chissà quante malattie frutto del vivere mesi sotto scacco della paura. E certo non ultimo, pensiamo alle migliaia di malati di tumore o altre gravi patologie che hanno visto slittare a chissà quando operazioni, visite e cure, magari importantissime, tutto a causa del Covid che sembra diventato essere peggio di tutti i malanni del mondo messi insieme.
Per 30.000 morti abbiamo fermato l’Italia, instaurato uno stato di polizia e messo norme “ad minchiam” su ogni aspetto della nostra vita mentre per 10/15/20000 o più morti non abbiamo mai fatto niente di niente? Qual è il discrimine, qual è la soglia di decessi che trasforma il pratico menefreghismo in cieco e irrazionale panico di stato? I morti di Covid sono forse morti di serie A? E ci si limita, nel confronto, solo ai numeri derivanti da malattie “simili”, respiratorie, senza nemmeno menzionare tutte le altre che superano di gran lunga ogni peggior prospettiva legata al coronavirus e per le quali accettiamo di andare avanti come niente fosse, senza limitazione alcuna alla vita quotidiana. Giustamente, aggiungo. Altrimenti potremmo trasformare la nostra vita e dedicarla esclusivamente alle tragedie e al conto dei morti; rinunciando a vivere per sopravvivere [o per morire di qualcos’altro].
Certo, negli ultimi giorni abbiamo assistito ad una crescita di morti, ricoveri e terapie intensive, ma non proporzionali alla crescita dei contagi. E i numeri restano comunque lontanissimi dal quadro di marzo e aprile scorsi; quando letteralmente non si sapeva come curare la malattia e si commettevano errori oggi impensabili. Due fattori chiave per poter guardare con ottimismo ai mesi a venire e per non dover paragonare lo scenario attuale con quello di qualche mese fa.
Uno scenario attuale che è sicuramente serio, degno di attenzione e di tutti gli sforzi del sistema sanitario; ma gestibile. E noi vogliamo fermare il mondo ancora una volta? Perché siamo ostaggi di numeri letti in maniera irrazionale e che ci tengono in ostaggio anche se non sono minimamente preoccupanti per la tenuta del sistema ospedaliero? E fino a quando? Fino al 2022 quando avremo un vaccino sicuro e affidabile? Davvero vogliamo ascoltare la brigata dei novelli Savonarola – i vari Galli e Crisanti, che impartiscono lezioni su come vivere e tifano un nuovo lockdown moralizzatore che distrugga il Paese una volta per tutte e stronchi questa insopportabile voglia di vivere e di lavorare della gente? Vogliamo dare ascolto a questi personaggi che vorrebbero chiudere tutto per salvare qualche vita? Così lontani anni luce dai problemi e i desideri delle persone reali, delle persone che trovandosi al bivio, conti alla mano, preferirebbero ovviamente andare avanti rischiando di contrarre una malattia da cui al 99% e più si guarisce, piuttosto che smettere di vivere e arrivare a morire di fame in un clima di depressione e tristezza? La fine che farà l’Italia se continueremo a tenere in vigore, e peggio ancora inasprire, queste regole folli e liberticide. Degne di una vera e propria dittatura sanitaria.
Siamo arrivati al paradosso che preferiamo fermare il mondo pur di evitare di riempire gli ospedali, che pur nascono per guarire i malati e, quando serve, per essere riempiti. E che oggi, nonostante l’incessante terrorismo mediatico, sono per la gran parte vuoti e in ogni caso lontanissimi da qualsiasi situazione di pressione. [E in effetti…]

Qui

E che, per dovere di cronaca, tali erano anche a marzo e aprile in gran parte d’Italia, nonostante ci dicessero che erano tutti al collasso.
Spero che qualcuno batta un colpo e ci riporti alla vita normale. Che deve riprendere il prima possibile, per il bene di tutti. Ma guardando a destra e a sinistra, e alla psicosi imperante, sono convinto che non accadrà molto presto.

Ora, se leggiamo qui, troviamo che

Il danneggiamento aggravato è punito molto severamente: il Codice penale all’articolo 635 prevede la reclusione da 6 mesi a 3 anni

E per chi distrugge la salute (è stato accertato – anche se basterebbe il solo buon senso – che la reclusione e la mancanza di rapporti sociali fanno ammalare. E ignorare tutte le patologie gravi, dal tumore all’infarto all’ictus al diabete, per coccolarne una sola, quella utile a mantenere il potere, fa morire e infatti ne sono morti e ne stanno morendo a valanghe, nella totale indifferenza del governo e dei suoi servi sciocchi) e l’economia di un’intera nazione quanti secoli di carcere si dovrebbero prevedere? E visto che è stato decretato lo stato di emergenza, paragonabile a una legge marziale con pieni poteri per chi comanda, per il reato di alto tradimento non dovrebbe essere prevista la corte marziale e la fucilazione alla schiena?

E volete sentire il più delirante dei deliri covideschi? Leggete un po’ qua.

Medico positivo al Covid salva una vita. A processo per aver violato la quarantena

Emanuele Boffi 16 ottobre 2020, qui.

Aosta. Era l’unico che poteva operare una donna affetta da aneurisma, ma, positivo, era a casa. Dovrà pagare 5 mila euro. Intervista al legale

«È una vicenda sconcertante», dice a tempi.it l’avvocato Corrado Bellora, «soprattutto se si tiene conto che la signora è viva». Aprile, Aosta, è una domenica pomeriggio e siamo nel pieno dell’emergenza coronavirus. All’ospedale Parini i medici si trovano di fronte a un’emergenza: devono operare una donna di 60 anni alle prese con un aneurisma all’arteria splenica. La signora non può essere trasferita altrove e il medico che dovrebbe operarla, il chirurgo Gianluca Iob, è a casa in quarantena. Luca Cavoretto, responsabile del 118, fa presente la situazione al direttore sanitario dell’Usl, Pier Eugenio Nebiolo, che con una email provvede a risolvere la situazione. Manda un’autoambulanza a casa del dottor Iob, lo porta in ospedale dove opera la donna, lo fa riportare a casa.

«L’unico in grado di fare l’intervento»

L’altro giorno il pm Francesco Pizzato ha chiesto un decreto penale di condanna di 5 mila euro per Iob, Cavoretto e Nebiolo. L’accusa è di aver violato l’ordinanza di isolamento domiciliare. Nebiolo ha rilasciato diverse dichiarazioni alla stampa in cui sottolinea il fatto che Iob fosse «l’unico in grado di eseguire quell’intervento» e che in quei giorni in cui si trovava in quarantena era «debolmente positivo e asintomatico. Ho dato il permesso di toglierlo dalla quarantena, avvisando le autorità. E anche se fosse stato positivo al 100 per cento avrei fatto altrettanto. L’équipe che ha operato con lui era consapevole».

«Bisognerebbe ringraziarli»

Bellora, ripercorrendo le tappe della vicenda con tempi.it, commenta: «Il decreto penale non è ancora stato emesso e dunque non ho ancora avuto accesso agli atti, ma pare tutto molto paradossale. La signora doveva subire un intervento molto complesso, mi dicono che, dal 1950 a oggi, è stato eseguito solo 78 volte. Iob era la persona adatta e, come ha detto Nebiolo, l’unico in grado. Il trasporto da casa sua all’ospedale è avvenuto in assoluta sicurezza e l’operazione si è svolta in una sala chirurgica “a pressione negativa”, cioè preparata per evitare il riciclo esterno dell’aria». Bellora presenterà opposizione al decreto: «Questi dottori hanno fatto solo il loro dovere. L’unica cosa che bisognerebbe fare è ringraziarli».

E quando qualcuno ha denunciato la vergognosa incompetenza per non parlare del fancazzismo del governo, l’infame cretina ridacchiò.

E meno male che almeno qualche prete poco bergogliente alza la voce.

E poi prenditi ancora cinque minuti per andare a leggere qui: imperativo categorico.

barbara

IL MAGICO MONDO DI MIACUGGINA

Quella che di mestiere fa la psicologa. Che ha alle spalle 15 anni di attacchi di panico. Che adesso per non averli si nutre di ansiolitici e antidepressivi. Che non può sopravvivere se, di fronte a qualunque situazione o persona le si presenti, non si mette in cattedra a sparare giudizi e sentenze. Quella che ama alla follia Andrea Scanzi che pare il fratello scemo di Nanni Moretti

– cioè, voglio dire, ancora più scemo di Nanni Moretti. Quella per la quale esistono due tipi di opinioni, di posizioni, di decisioni, di scelte: le sue e quelle sbagliate. Quella che dopo avere passato un quarto di secolo a scopare come una lupa famelica, un bel giorno riceve l’illuminazione e mi fa “Sai, secondo me il sesso è sopravvalutato”. La cosa mi si è chiarita con la frase successiva: “Fortuna che mio marito (sposato due anni prima) non è un tipo sessuoso, anzi”. Il che potrebbe spiegare alcune cose. Qui un piccolo campionario di sue esternazioni sul covid a partire dall’inizio di agosto, quando avevamo un rapporto tamponi/positivi sotto l’1% e i morti erano una manciata al giorno.

Merda, si sale si saleeeeee e se qualcuno qui sotto scrive colpa dei migranti si auto elimini dai miei contatti

Siamo nella merdaaaaa

Che siamo nella merda lo sapete si… Viva le teste di cazzo, se ne incontro una meglio che si suicidi da sola prima che sia io a colarli nell’acido

Lo amo [De Luca] quando sfancula salvini

Su ditemi che andiamo bene, negazionisti del cazzo

Dove sono i coglioni del… Eh ma stanno facendo terrorismo… Dove sono teste di cazzo

[Qui c’è un leggero errore di prospettiva: siete voi che avete un problema, e anche grosso, non i NoMask, loro (noi) non ne abbiamo neanche mezzo. Quanto ai rapporti tra noi e voi, noi al massimo vi guardiamo con compatimento, anche se siete estremamente pericolosi perché vi fate complici attivi della diffusione e propagazione del terrore, mentre voi non vi accontentate neppure di volerci morti, vorreste annientare anche l’ipotesi della nostra esistenza, vorreste che non fossimo neppure nati. Non voglio scrivere a quale altra categoria storica assomigliate in questa vostra fanatica sete di annientamento totale, per rispetto alle sue vittime, però il vostro spirito è proprio identico a quello.]

Direi che procedo bene, ho dovuto urlare solo a 3 persone senza mascherina, tre ragazzi giovani che si credono super eroi una pure in autogrill che stava bella lì senza, all alzata di voce.. Cosa cazzo non è chiaro in USA LA MASCHERINA .. mi ha guardato male, al suo commento… stai tranquilla… é seguito un… TI LANCIO FUORI A CALCI IN CULO… Magicamente é apparsa la mascherina… Bene così

Quale è la realtà allora? Vediamo di chiederlo ai numeri, i dati non mentono (cit. mia) [In realtà i numeri sono come gli uomini: se li torturi abbastanza puoi fargli dire tutto quello che vuoi (cit. di non ricordo più chi)]. Innanzitutto c’è emergenza? Sì, perchè i casi hanno avuto un impennata appunto esponenziale mostruosa negli ultimi giorni e giustamente [giustamente in che senso?] se continua, la gravità aumenta sempre più.

E ancora e sempre con la famigerata crescita esponenziale, che ogni volta che la sento mi corre la mano… no, non alla pistola: alla bomba atomica. E allora chiariamo ancora una volta:
CRESCITA ARITMETICA: 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8.
CRESCITA GEOMETRICA: 2, 4, 8, 16, 32, 64, 128.
CRESCITA ESPONENZIALE: primo giorno 2, secondo giorno 4, terzo giorno 16, quarto giorno 256, quinto giorno 65.536, sesto giorno 4.294.967.296, settimo giorno diciotto miliardi e mezzo di miliardi, tre miliardi e mezzo di volte la popolazione terrestre, (mi si informa che ho sbagliato: è l’esponente che cambia, non la base, e quindi la crescita esponenziale è la stessa cosa della crescita geometrica. Devo tuttavia pensare che se si insiste a chiamarla esponenziale anziché geometrica, è perché la parola fa più impressione, e quindi serve a terrorizzare meglio il popolo) vedi un po’ tu cara cugina, catastrofica in ortografia grammatica sintassi punteggiatura equilibrio socialità e anche in matematica. (sì, anche se io ho sbagliato, tu resti sempre una capra lo stesso).

Nel frattempo…

Sul Covid un rischioso esperimento sociale: da Roma a Madrid, la democrazia cuoce a fuoco lento

Documento numero uno.
“Vieteremo le feste private in casa” (Roberto Speranza, ministro della salute)
“E come farete a controllare?” (Fabio Fazio)
“Aumenteremo i controlli, ci saranno segnalazioni” (Roberto Speranza, ministro della salute)

Documento numero due.
“Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa. L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita. Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone”.
(Noam Chomsky, dal suo “Media e Potere”)

Documento numero tre.
“Sono, con tutta evidenza, esperimenti sociali volti a testare la capacità di sottomissione di un popolo. E vanno tutti a buon fine”.
(Max Del Papa, Atlantico Quotidiano di ieri)

L’articolo potrebbe finire qui. Aggiungo poche considerazioni, a costo di rovinarlo. Detesto le iperboli in politica: non scomoderò mai fascismo e comunismo dove non li vedo, le dittature sono una cosa seria e le parole sono importanti. Nonostante ci sia chi applaude all’idea del vigilante di condominio, la Stasi è morta trent’anni fa in terre sufficientemente lontane, Roma e Madrid non sono Minsk né lo saranno mai (si spera). Tira, però, un’aria pesante nelle nostre stanche democrazie, almeno quelle di cui ho esperienza diretta, un cupio dissolvi in nome e per conto di quei giganteschi comitati di salute pubblica in cui si stanno trasformando i nostri governi.
Sette mesi dopo l’inizio di un’emergenza che “non si poteva prevedere” (così ci fu detto), in Italia e in Spagna i due governi più a sinistra dello spettro politico europeo (quella portoghese è un’esperienza a parte) ne stanno cavalcando un’altra, come se il tempo fosse trascorso in vano, come se la loro stessa esistenza dipendesse da quella del virus che proclamano di voler combattere. Uno stillicidio di misure e messaggi contraddittori, di allarmi e sanzioni a colpi di decreto, di arresti domiciliari “per il nostro bene”, di polemiche politiche con i governi regionali, di sensi di colpa indotti, di stanze del panico, di informazione somministrata come un anestetico o un eccitante (a seconda del bisogno) dai canali di Stato: la strategia del populismo “progressista” di Palazzo Chigi e della Moncloa, a ben guardare, segue da mesi gli stessi schemi consolidati. È la politica dell’avvertimento, della minaccia, una truffa intellettuale.
Temo che non ci si renda conto della trasformazione in atto nel rapporto fra governanti e governati, mentre è in corso un esperimento sociale dai tratti indefiniti e dagli esiti incerti, sapientemente orchestrato in omaggio al sacro principio della difesa da un nemico invisibile, “oggettivo” si direbbe in altri contesti. La sovranità popolare è stata di fatto sospesa in nome della preponderanza di governi ormai senza pesi e contrappesi, che obbediscono soltanto alla loro versione dei fatti priva di contraddittorio. La risposta facile è che si tratti di una situazione provvisoria dovuta all’emergenza e che, una volta cessata, tutto tornerà come prima. Ma chi decide quel che è emergenza e quel che non lo è, se non gli stessi che si arrogano poteri speciali per affrontarla? È dovere dello Stato farsi carico del benessere della collettività, ci viene insegnato fin dalle scuole elementari, dove invece si tace che in una democrazia liberale i limiti del potere sono tutto. Che i governi, gli apparati statali, le amministrazioni tendano ad espandersi appena intravedono gli spazi per farlo, è cosa nota. Che abbiano potuto permetterselo senza praticamente trovare resistenza è una realtà che nemmeno i più devoti apologeti della preminenza del pubblico sul privato, del collettivo sull’individuale, si sarebbero mai sognati. La cittadinanza si guarda inebetita e spesso complice, sballottata tra un’ora d’aria e una sessione di smart working, tra un divieto di cantare e una pacca sulle spalle. Lo Stato ci vuol bene, ci sgrida per renderci responsabili, ci protegge da noi stessi, nel gregge è la salvezza della pecorella smarrita. Le pecorelle oggi indossano tutte la mascherina, anche all’aperto, anche dove non ci sono i lupi. Precauzione, la chiamano alcuni. Dare l’esempio, dicono altri. Sempre più facile che pensare, che fare i test e tracciare i contatti, che isolare i malati e lasciare liberi gli altri.
Sul coronavirus è scomparsa anche l’opposizione politica, avrete notato, rassegnata, schiacciata sulle posizioni ufficiali, qualche protesta in televisione ma in fondo disposta ad accettare le imposizioni in nome del “bene comune”. Poche sono le voci che gridano nel deserto, mentre i governi interpretano l’emergenza come un assegno in bianco, che non richiede discussione politica né giustificazione. Anche la scienza diventa un paravento, i virologi si succedono come semplici pedine di una comunicazione contraffatta, in cui si lancia il messaggio che conviene nel momento che si ritiene opportuno: nemmeno il loro parere ormai è rilevante per chi comanda, ogni decisione è amministrativa. Siamo davanti a un sostanziale svuotamento dell’azione politica in favore di un modello gestionale non soggetto a scrutinio, ma fortemente impregnato di uniformità ideologica. L’etichetta di “negazionista”, affibbiata come uno stigma a chiunque osi presentare obiezioni (non sull’esistenza del virus ma semplicemente sulle misure per affrontarlo), chiude ogni possibile confronto tra chi è dalla parte giusta della storia e il resto dei condannati.

La DDR è lontana, ma sia Italia che Spagna si confermano terreni favorevoli ad esperimenti sociali di stampo paternalista e fondamentalmente coercitivo. Si bolle la rana in pentola aumentando gradualmente la temperatura. Occhio.

Enzo Reale, 14 Ott 2020, qui.

Lorenzo Capellini Mion

In attesa della nuova puntata de Il Decreto vorrei mettere agli atti che oggi solo 7 posti di terapia intensiva su 100 sono occupati da pazienti infettati dal virus di Wuhan.
Ora vediamo come riusciranno a peggiorare la situazione con nuove assurde regole e chiusure dannose sotto ogni profilo che nel contempo disgregheranno definitivamente la società, ci metteranno l’un contro l’altro armati, cancelleranno innumerevoli posti di lavoro e distruggeranno migliaia di piccole imprese.
Avremo una chance solo se non ci faremo definitivamente convincere che i nostri diritti in realtà erano dei permessi, se terremo presente che nessun diritto negato ci verrà riconsegnato senza resistere prima e combattere poi. La storia lo insegna.
E vedremo se la voglia di libertà prevarrà sulla paura perché molto presto sarà il momento di fare delle scelte, lì si vedrà che sangue scorra nelle vene degli italiani.
Per me dev’essere chiaro che spetti ad ognuno di noi il permettere al virus di governare o meno sulle nostre vite. Non a questo o quel governo, specie se composto da ministri che tradiscono la loro cultura invocando l’infamia della delazione foriera di ferite insanabili tra i cittadini, utile solo ai regimi.
Abbiamo il dovere di proteggere i più vulnerabili ma l’obbligo di ricordarci che qualsiasi cosa facciano non sarà per la nostra salute, ma per il loro potere.
Buona serata miei carissimi asintomatici

#enemedia

E poi vi ricordate di questa cosa qui

giusto un paio di giorni fa? Qualcuno ha detto che l’avevano buttata lì per vedere le reazioni e poi, visto che le reazioni ci sono state hanno fatto marcia indietro. Beh, la marcia indietro effettivamente c’è stata, ma non è proprio esattamente così che sono andate le cose.

Così Gabrielli si è opposto ai controlli in casa

Sarebbe stato un documento firmato dal capo della Polizia, Franco Gabrielli, a smontare le richieste anticostituzionali del ministro della Salute Roberto Speranza e del ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini di disporre controlli in casa per verificare il rispetto del limite di riunione. A ricostruire il retroscena è un articolo de ‘Il Riformista’ dal titolo ‘Gabrielli il poliziotto che ci ha salvato dalla polizia’.
”La meraviglia di certi paradossi – si legge sul quotidiano -. E’ stata la polizia e il ministero della polizia a evitare che l’Italia diventasse uno stato di polizia, dove uomini in divisa possono entrare a qualunque ora nelle abitazioni private per verificare il numero di quanti siedono intorno a un tavolo o davanti a una tv per vedere una partita della Champions”.
Secondo quanto ricostruisce il quotidiano, ”lunedì scorso il premier Giuseppe Conte è in missione a Taranto. Nel pomeriggio tardi si devono riunire a palazzo Chigi i capi delegazione e poi il governo e le regioni, per definire i passaggi del Dpcm. Atteso per quella sera. Arrivano dunque a Palazzo Chigi, lunedì dopo le 18. Conte è di ritorno dalla Puglia. Ha fretta di tornare perché gli giunge la notizia che i ministri Speranza e Franceschini vogliono fare sul serio. Vogliono veramente inserire nel Dpcm, che è un atto amministrativo e non una legge primaria, una forma di controllo dei party privati, in casa e non solo. Il premier vacilla, sa di andare incontro a un casus belli”.
“Ed ecco – secondo quanto riporta ‘Il Riformista – che coinvolge il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese per avere un parere che chiarisca perché questa forma di controllo non è possibile. Di più: anticostituzionale. Da notare che fino a quel momento Lamorgese, ministro dell’Interno tecnico di un governo politico, non è mai stata coinvolta in nessuna delle riunioni preparatorie del Dpcm fin lì convocate”.
“Il prefetto Lamorgese, già seccata e non da quel giorno per questa ‘dimenticanza’ – spiega il quotidiano – coinvolge a sua volta per un parere tecnico il capo della Polizia, il prefetto Franco Gabrielli. Che produce nel giro di un’oretta un appunto che spazza via ogni dubbio per ‘questioni di ordine giuridico’ e altre di natura pratica. Quest’ultime così sintetizzabili: le forze dell’ordine, tutte, hanno già abbastanza da fare nel contrasto dei reati, la gestione dei flussi migratori e ora anche le norme di contenimento anti-Covid, che non possono essere coinvolte in controlli che ‘potrebbero nascere da meccanismi delatori, rivalità e dissidi di vicinato”.
L’appunto, di circa una pagina e mezzo, si intitola ‘Ipotesi riguardanti gli assembramenti destinati a svolgersi nei luoghi di privato domicilio’, la prova, sottolinea il quotidiano, ”di come quell’ipotesi fosse fino a quel momento sul tavolo”. “Si fa riferimento – si legge nell’appunto secondo quanto riporta il quotidiano – all’ipotesi emersa in queste ore di inserire nel Dpcm previsioni volte a consentire al personale delle forze di polizia di accedere ai luoghi privati e di privato domicilio al fine di verificare l’eventuale esistenza di raduni o assembramenti di persone oltre il limite consentito. Al riguardo si fa presente che la soluzione prospettata non sembra agevolmente praticabile alla luce del’articolo 14 della Costituzione che riconosce l’inviolabilità del privato domicilio”.
“Tra citazioni e sentenze della Corte Costituzionale e rinvii a fonti di legge primaria, il capo della Polizia dimostra come sia impossibile impedire i party privati – scrive il quotidiano – Le eccezioni all’articolo 14 della Carta sono possibili, ‘solo nei casi e nei modi stabiliti dalla legge e nel rispetto delle garanzie’. La restrizione del diritto, ovvero le perquisizioni di privati sono possibili solo se trovano fondamento in fonti primarie (leggi non Dpcm) e autorizzate dalla magistratura. Anche in caso di ‘tutela della salute dell’incolumità pubblica’ vale la riserva assoluta di legge e di giurisdizione. Di certo per andare a vedere cosa succede presso i privati non possono essere usate le norme esistenti, quelle che autorizzano le perquisizioni per la ricerca di armi, esplosivi e latitanti”.
A ben vedere, spiega bene l’appunto secondo quanto riportato da ‘Il Riformista’, ”ci sarebbe un modo per autorizzare questi controlli: il Parlamento dovrebbe dichiarare lo stato di guerra e conferire al governo i poteri necessari per farvi fronte”. E’ una provocazione, ovvio, sottolinea il quotidiano.

15/10/2020, qui.

E dunque sì, le irruzioni in casa tipo Gestapo, tipo Stasi, tipo KGB, tipo Securitate, tipo la DINA, volevano proprio farle davvero, da subito. Poi dateci degli allarmisti paranoici, a noi che continuiamo a predicare nel deserto da sette mesi!

Nel frattempo sono sempre più gli esperti che lanciano l’allarme sui devastanti effetti dei blocchi sulla salute fisica e mentale e sulla società.
E se non possono stritolarci in un modo, lo fanno in un altro.

Ma non preoccupatevi: il nostro meraviglioso governo continua a farci fare sempre nuovi passi avanti

di quattro anni fa

barbara

VOGLIAMO DISCORRERE UN PO’ DI ECONOMIA?

Presto presto, dobbiamo diminuire i parlamentari! Costano troppo, anzi troppissimo! Bisogna tagliare le spese! Subito subitissimo, se no non ne usciamo!

Conte alza gli stipendi: quanto guadagnano ora i dirigenti di Palazzo Chigi

L’Italia è messa in ginocchio dagli effetti del Covid-19, ma per i dirigenti di palazzo Chigi c’è l’aumento in busta paga. Alla faccia della lotta alla casta

I drastici effetti economici provocati dall’emergenza Coronavirus sono purtroppo sotto gli occhi di tutti, tra attività chiuse e infinite difficoltà nella ripartenza.
Il governo non sempre si è dimostrato concretamente al fianco di chi è stato maggiormente colpito in questi mesi. L’auspicio è che con l’arrivo dei soldi del Recovery Fund si possa fornire il giusto carburante per il rilancio del nostro Paese, ma a una settimana dal vertice dei leader previsto a Bruxelles per giovedì e venerdì prossimi è andato in scena uno scontro totale tra il Parlamento europeo e il Consiglio sul Bilancio pluriennale della Ue e il Recovery Fund, che potrebbero restare così bloccati. Come se non bastasse, mentre l’Italia è ancora in ginocchio, i dirigenti di palazzo Chigi sono pronti a brindare. Magari, rispettando le nuove limitazioni sul distanziamento nelle case e sull’obbligo di indossare la mascherina, si potrebbe organizzare una grande festa.
Eh sì, perché per loro sarebbe previsto un bell’aumento in busta paga. Chi se ne frega se gli italiani ogni giorno devono fare i conti con le realtà più tristi e sgradevoli. Tanto le loro buste paga si preparano a essere rimpolpate. Come riportato dall’edizione odierna di Libero, il nuovo contratto proposto dall’Aran arriverebbe a garantire fino a 1.126 euro lordi in più al mese. In tal modo i dirigenti di seconda fascia della Presidenza del consiglio, destinatari della somma prevista dall’agenzia che rappresenta lo Stato nella contrattazione con i sindacati del pubblico impiego, giungerebbero a una simile cifra addizionando le diverse voci (aumento generalizzato, incremento per ridurre il divario dai loro colleghi di prima fascia, fondo legato al risultato).

“Un giusto ricompenso”

[Ho controllato: esiste. Ma finora non l’avevo mai sentito]

Anche gli altri dirigenti di palazzo Chigi sono pronti a esultare: nella peggiore delle ipotesi potrebbero sommare 331,80 euro di aumento ai 136,80 euro della retribuzione di risultato, arrivando così ad avere una busta paga più pesante di 468,6 euro. Mica male. Alt, però. Non è mica finita qui: questi sono solamente i numeri portati al tavolo dall’Aran, cioè la “parte datoriale”, che durante il confronto con i sindacati potrebbero addirittura lievitare. Alla faccia della lotta alla casta (con la poltrona degli altri) portata avanti dai grillini fino al 4 marzo 2018. Chi sa se organizzeranno quelle stesse mobilitazioni nazionali che erano soliti promuovere quando al governo vi erano gli altri.
L’8 ottobre sul sito dell’Unadis è apparso un comunicato mediante cui è stato annunciato l’avvio delle trattative per il rinnovo del contratto dei circa 300 dirigenti della Presidenza del consiglio dei ministri: stando ai numeri calcolati nell’anno 2015, si tratterebbe di 101 afferenti alla prima fascia e 169 di seconda fascia. La trattativa si è riaperta dopo dieci anni di blocco. Per l’Unione nazionale dei dirigenti dello Stato si tratta di un momento “molto importante, nonostante il ritardo con cui si è arrivati, per dare il giusto riconoscimento, economico e giuridico, ai dirigenti di Presidenza, impegnati in settori cruciali per il nostro Paese”. L’Unadis, insieme a Cgil e Cisl, ha chiesto di arrivare a un accordo in tempi celeri, ragionevolmente entro la fine del 2020. I fondi per il rinnovo, nello specifico per la riduzione della forbice tra prima e seconda fascia, erano stati stanziati con la legge di Bilancio dello scorso anno.
Luca Sablone – 10/10/2020, qui.

E ora una saggia riflessione, preceduta da questa significativa immagine

Fabrizio Fabbro

Non muore nessuno se non si va dal #Parrucchiere per due mesi. Al massimo muore quel salone (e magari il titolare è tua sorella, tua mamma, tuo zio) e nel quale la ragazza che fa lo shampoo è in affitto nella casa che hai acquistato ad uso investimento e per il quale stai pagando un mutuo.
Non muore nessuno saltando la ceretta dall’#estetista. Al massimo chiude quello studio… che magari è di tua figlia, tua moglie… o che fornisce di prodotti tuo figlio che verrà licenziato a fine mese se non raggiunge l’obbiettivo di vendita. Cosa accadrà mai saltando due mesi di #Danza, al massimo chiude quella Scuola … che potrebbe essere però della tua compagna o di tua sorella ed è aperta da soli 30 anni. Puoi anche non andare in #palestra per 60 giorni. Che ci interessa!?!? Puoi sempre fare del sano esercizio fisico nel giardino di casa… Poi se non riaprirà più perché non sarà in grado di pagare gli affitti arretrati, continuerai a fare step sul gradone della veranda… E sì, se è di tuo padre che mantiene te e tuo fratello agli studi!?! Al #ristorante? Ma cucinate a casa vostra che si mangia anche meglio… tanto quando avranno chiuso più della metà dei locali perché i titolari sono in ginocchio… tu potrai ottimizzare l’arte dell’uso del lievito che hai messo a fuoco in questi mesi. Sperando che il ristorante non sia del tuo datore di lavoro. #Sartoria? Ma davvero vai ancora dalla sarta? Ma compra su Amazon come tutti! Anche se la sartoria l’ha fondata tua nonna ed hai messo la tua fideiussione personale sul leasing per l’acquisto dei nuovi macchinari. E che dire dei #bar? Meglio se chiudono, no!?!? Così tuo marito torna a casa prima la sera e non perde tempo a parlare di pallone con gli amici… Sperando però che non sia il proprietario di quel locale. #Contadini? Ma dai!!! Che le mele dall’estero riusciamo ancora a prenderle e, del sano vino all’etanolo, lo importiamo senza problemi.
Esiste un punto in cui le misure per contrastare il #virus uccidono più del virus stesso.

È FACILE DIRE DI STARE A CASA QUANDO HAI LO STIPENDIO GARANTITO. MA NON #ANDRATUTTOBENE #ACASADITUTTI

Fulvio Del Deo

Proibire la musica, gli spettacoli. Finora c’erano riusciti solo i talebani quando tenevano in scacco l’Afghanistan.

Stefano Burbi

Quando sento dire che è giusto chiudere le “attività non essenziali”, non posso non pensare alla mancanza di empatia e di sensibilità che mostrano le persone che lo pensano, adducendo come motivazione il “bene comune” e la salute.
Cosa vuol dire “non essenziale”? Pensate ad un mondo senza musica, senza spettacoli, senza cinema, e vediamo se vi sembrerà ancora lo stesso mondo; parlate alle tante persone che lavorano per gli spettacoli dal vivo e vediamo cosa vi diranno su queste attività, per loro essenziali per poter vivere; pensate che vi tolgano lo stipendio sicuro che ogni mese giustamente riscuotete e forse riconsidererete il concetto di “non essenziale”.
Se prevedete dei congrui risarcimenti, e non delle elemosine, per ognuno dei lavoratori dei settori che reputate non necessari e di cui potete fare a meno, continuate pure a ritenere che sia giusto chiuderli o ridimensionarli. Altrimenti tacete. Purtroppo non si ragiona con chi ha paura e la paura va rispettata. Ma, a maggior ragione, si deve anche rispettare un semplice ed elementare diritto: quello di vivere.
Stefano Burbi

Con due immagini della protesta dei lavoratori dello spettacolo in Piazza Duomo

e un video

NOTA: non sono vestiti di nero in segno di lutto, come ho letto in un articolo, ma perché il nero è l’unico colore ammesso nel teatro e nello spettacolo in genere: devi concentrarti unicamente su quello che stai facendo, sulla tua parte, sulla gestualità, sull’espressione, senza rischiare di essere distratto da colori fantasie luccichii.

Noi abbiamo cominciato ieri sera, rigorosamente in nero, ovviamente, e così:

1_stampare il proprio copione, evidenziare le proprie parti e custodirlo in una bustina/pinzarlo per evitare fogli volanti. 

2_portare una penna e/o una matita personali 

3_indossare la mascherina fino al raggiungimento della propria postazione (che sarà debitamente indicata). [in realtà qualcuno l’ha tenuta per tutta la serata, anche per leggere le parti; qualcuno l’ha abbassata, io l’ho messa in tasca]

4_indossare un maglione ed eventualmente un doppio calzino in quanto prevederemo 5 min di areazione tra un’ora e l’altra di lavoro 

5_igienizzarsi le mani all’ingresso 

6_portare una busta grande tipo quelle del supermercato che possa contenere TUTTI i vostri accessori che non dovrebbero entrare in contatto con quelli degli altri: la vostra giacca, la vostra borsa e le vostre scarpe (lavoreremo come sempre scalzi).

7_una volta rispettate tutte le restrizioni….RESPIRIAMO E GODIAMOCI LA VITA E IL POTERE RIGENERATORE DEL TEATRO e scordiamoci del mondo per 2 ore!!!

Se avete problemi con una qualsiasi di queste indicazioni fatemi sapere 

io ho mascherine in abbondanza, penne e buste igienizzate e posso stampare qualche copione in più 🙂

E ora godetevi, sempre in tema di economia con cui eravamo partiti, ma anche in tema di grande rappresentazione, questa strepitosa Giorgia Meloni

e se vi resta ancora una briciola di tempo e di pazienza andate anche a leggere questo e a guardare questa, ancora gran bella donna, tra l’altro, a sessant’anni suonati.

barbara

YEHOSHUA KENAZ

Avevo parlato, sei anni fa, di questo suo libro meraviglioso, e ne ha scritti altri, di meravigliosi. Adesso non ne scriverà più, grazie a un virus che un infame regime comunista ha lasciato crescere e proliferare ed espandersi fino a coprire l’intero pianeta. E che oltre a uccidere, uccide anche sempre le persone sbagliate. 83 anni non sono pochi, certo, ma neanche tantissimi, chissà quanti altri splendidi libri avrebbe ancora potuto regalarci:  sicuramente perdendo lui abbiamo perso davvero molto.

barbara

È ARRIVATA LA STASI

Altroché se mi ricorda!

qui

Angelo Michele Imbriani 

Questa è veramente l’ultima occasione per rinsavire. Se nemmeno di fronte alla possibilità evocata e addirittura auspicata da un ministro della Repubblica che un vicino di casa vi denunci perché state facendo un pranzo in famiglia o avete invitato degli amici e siete in una decina di persone, che la polizia faccia irruzione in casa vostra e vi sanzioni, se neanche di fronte a questo capite che c’è un problema di libertà, allora la paura vi ha proprio fulminato il cervello. E che siate amici recenti o di vecchia data, più o meno stimati in passato, quell’amicizia e quella stima finiscono qui, perché siete responsabili anche voi di tutto questo. Statevene pure “in sicurezza”, ma ben distanziati da me, perché siete voi che mi fate paura, non il virus

E avere paura di questa feccia sembrerebbe la cosa più logica, e soprattutto normale, del mondo, ma a quanto pare non tutti hanno neuroni a sufficienza – e soprattutto senso morale a sufficienza, senso della legalità a sufficienza, senso civile a sufficienza, per trovarlo logico e normale.

Daniel Haviv

A me sembra una cosa giusta e ovvia che una persona denunci un’altra per “diffusione di malattia infettiva” (questo reato esiste) [cioè secondo questo signore invitare a pranzo zii e nonni è esattamente la stessa cosa che scopare, sapendo di essere sieropositivi, senza preservativo e senza informare il partner. Preciso identico. A proposito di neuroni], come e’ obbligo rivolgersi alla polizia se si assiste ad un reato. Ma anche sul piano della giustizia spicciola: le persone oneste e ligie alle leggi se ne stanno chiuse in casa e rinunciano a vedere i nipoti per mesi e poi viene una ciurma di menefreghisti e si riunisce contrariamente alle regole infettandosi a vicenda e poi i genitori e i nonni quando tornano a casa. Se capita a me eccome se li denuncio. Ne’ fascismo ne’ comunismo ma solo sanita’ e legalita’.

Ma non è il solo.

Cristina Pietropaolo

Siamo in piena pandemia globale ed è cosa buona e giusta segnalare festini illegali alle autorità competenti! Per festeggiare si può benissimo aspettare il vaccino di AstraZeneca!!!

Servono commenti a questi deliranti deliri? Che fanno il paio con quello, anche se in ambito leggermente diverso, che l’amico “Cullà” ha denunciato nei commenti al post precedente:

Io so che ancora non ho ripreso la mia collaborazione con le scuole e già mi è stato chiesto di istruire un ragazzino autistico sul fatto che “se si alza in piedi durante la lezione rischia di ammalarsi e di far star male i suoi compagni e la sua mamma”.

Io questa cosa la chiamerei circonvenzione di incapace. E abuso d’autorità. E abuso di potere. E violenza privata. E mi sa che ci stanno ancora parecchie altre cose.

Potrebbe bastare? No, non può bastare:

Angelo Michele Imbriani 

Continuiamo a lanciare il nostro grido di allarme sullo stato della libertà in Italia.

Eugenio Capozzi

“Mentre però è vincolante la norma sulle mascherine all’aperto, inseriremo una forte raccomandazione sulle mascherine all’interno delle abitazioni private in presenze di persone non conviventi. Non riteniamo di introdurre una norma vincolante ma vogliamo dare il messaggio che se si ricevono persone non conviventi anche in casa bisogna usare la mascherina”.
Lasciamo perdere la follia e l’insulto di obbligare i cittadini ad usare all’aperto un dispositivo totalmente inutile (anzi spesso dannoso) solo per “educare” e “dare un segno”, come è stato senza pudore anche affermato da membri del governo e degli “scienziati” di regime. Ma che il capo di un governo di un paese formalmente democratico, con una costituzione che prevede all’articolo 13 l’inviolabilità della libertà personale e all’articolo 14 l’inviolabilità del domicilio, dichiari che “non ritiene” di “introdurre una norma vincolante” di indossare la mascherina in casa, ma vuole “lanciare il messaggio”, e che anche solo ipotizzi la possibilità di imporre per legge un comportamento alle persone che stanno entro le proprie mura domestiche, è qualcosa che va oltre ogni limite della legalità, della decenza, del pudore. Siamo di fronte ad uno sconfinamento impensabile, mai visto in Italia nemmeno in tempo di dittatura e di guerra in termini di violazione dei diritti fondamentali della persona. Che, d’altra parte, si pone in diretta continuità con la costante violazione operata dal governo (e dalle regioni, e da molti comuni) in primavera tanto della libertà personale quanto della libertà di circolazione (articolo 6), oltre che dell’articolo 7, che non prevede lo stato di emergenza per motivi sanitari.
In un paese in cui la società civile fosse dotata di un sufficiente attaccamento alle proprie libertà comunque basterebbe anche questa sola frase per invocare la decadenza immediata del governo in carica e dei governi regionali che percorrono la stessa strada vergognosa, e ricorrere in ogni sede giuridica disponibile per sconfessare queste decisioni dittatoriali, come è successo in Spagna pochi giorni fa.”  

Il giochino è sempre quello: non riteniamo di, per ora non è necessario che, non vorremmo arrivare a, e intanto la gente comincia ad abituarsi all’idea che potrebbe diventare necessario che, potrebbero ritenere di, potrebbero arrivare a. E quando decidono che è diventato necessario arrivare a, tutta quella brava gente è pronta a ingoiare la nuova supposta senza neanche un sussultino. Aggiungo una sacrosanta osservazione dell’amico Fulvio Del Deo

Fulvio Del Deo 

Alle feste ci si diverte così i coviddi colpiscono. Ha fatto bene il ministro Speranza a dare l’incarico ai nostri dirimpettai di segnalarci alle Autorità Sanitarie in caso dovessero vederci ridere in compagnia, perché l’allegria e la libertà sono i semi del male. Adesso spero che il ministro Speranza si ricordi di mettere in guardia anche i dirimpettai che vorrebbero farsi i fatti loro: chi si volta dall’altra parte è complice delle malefatte che finge di non vedere.
In foto, una situazione di piena sicurezza sanitaria, non solo perché tutti sono imbavagliati, ma nessuno si diverte pericolosamente.

E concludo con un impeccabile Pierluigi Battista.

Pierluigi Battista

Nella guerra contro il virus a noi cittadini spetta l’osservanza delle regole che quotidianamente ci vengono indicate: indossare la mascherina, mantenere le distanze di sicurezza, lavarsi spesso le mani o detergerle con gel igienizzante. Bene, facciamolo, stiamo attenti. Ma a chi ha le redini della politica e chiede per sé la gestione di un’emergenza l’appellarsi alla sensibilità civile dei cittadini non basta: non può assolversi e sperare solo nella disciplina di tutti noi. Non ci sono tamponi sufficienti e per ottenerli occorre sottoporsi a code apocalittiche: il destino non c’entra, hanno avuto tre mesi almeno per pensarci e provvedere, e non l’hanno fatto. I bus, le metropolitane, i treni regionali e dei pendolari sono zeppi di persone non distanziate, costrette a rischiare il contagio per andare al lavoro o a scuola, bisognava avere un piano di rafforzamento e incremento del trasporto pubblico: hanno avuto tre mesi almeno per pensarci e provvedere, ma non l’hanno fatto. Mancano le strutture per chi deve stare in isolamento ma non abita in una casa spaziosa dove non contagiare famiglie e conviventi: hanno avuto tre mesi almeno per pensarci e provvedere, ma non l’hanno fatto. Scarseggiano i test rapidi: hanno avuto tre mesi almeno per pensarci e provvedere, ma non l’hanno fatto.

Mancano le dosi del vaccino anti-influenzale fortemente consigliato per non stressare il sistema sanitario: hanno avuto tre mesi per pensarci e provvedere, ma non l’hanno fatto. Occorrono più medici e infermieri, ma i bandi partono solo adesso: hanno avuto tre mesi per pensarci e provvedere, ma non l’hanno fatto. Avrebbero potuto avere trenta miliardi del Mes per rafforzare il nostro sistema sanitario che nel Sud è già in pericolo di collasso: hanno avuto parecchi mesi per provvedere, ma non l’hanno fatto per stupidi pregiudizi ideologici e per i veti incrociati che paralizzano ogni decisione. Mancano all’appello migliaia e migliaia di insegnanti: hanno avuto sei mesi per pensarci e provvedere, ma non l’hanno fatto. Mascherine sempre, distanziamento necessario e lavarsi le mani spesso, spessissimo: facciamolo, è urgente e necessario. Abbiamo avuto mesi per pensarci e provvedere, lo abbiamo fatto. Tutto il resto, no. E si permettono pure di fantasticare sul nostro «modello italiano». Pensateci, e provvedete. (qui)

POST SCRIPTUM: alla fine della fiera, pare che le autorità competenti siano arrivate alla conclusione che tutte queste puttanate di reclusione e mascherina e distanziamento eccetera non servono a un accidente. Non che non si sapesse – e che anzi, sono pesantemente dannose, essendo noto che i contatti umani, e tanto più quanto più sono stretti, innalzano le difese umanitarie immunitarie (grazie a Cullà per la segnalazione. Però dal momento che sono a difesa della vita umana sono anche umanitarie, no?). Ma dubito che in Italia questo verrà recepito, o anche solo se ne prenderà visione, prima della fine di luglio 2021.

barbara

UN PASSO AVANTI E DUE ANCORA PIÙ AVANTI – PARTE SECONDA

E ricomincia il carosello delle norme pasticciate, confuse, buttate là alla ‘ndo cojo cojo, che a voler pensare male – cosa che noi assolutamente non facciamo. Dico solo che se per caso uno fosse così malizioso da volere a tutti i costi pensare male – sembrerebbero studiate apposta per indurre la gente a fare la cosa sbagliata (tranne quelli che portano la mascherina anche in casa, anche se vivono soli, anche a letto, e quando parlano con qualcuno al telefono ne aggiungono una seconda per sicurezza) in modo da recuperare con le multe tutto quello che a causa della loro imbecillità, della loro incosciente cialtroneria e del loro criminale egocentrismo hanno perso di tasse. E del tutto indifferenti al piccolo dettaglio che le multe le estorcono a quelle stesse persone che non hanno pagato le tasse perché non hanno guadagnato.

Il pasticcio delle mascherine all’aperto: no se si fa jogging o si va in bici, sì per chi passeggia all’aperto

Sono esentati solo gli atleti impegnati in attività sportive. Intanto aumentano le multe in tutta Italia 

Anche chi fa attività motoria all’aperto dovrà indossare obbligatoriamente la mascherina. Lo scrive il Viminale in una circolare firmata nella serata di ieri dal capo di Gabinetto Bruno Frattasi con la quale vengono dati chiarimenti ai prefetti sul decreto legge approvato il 7 ottobre scorso. La disposizione che prevede l’uso della mascherina «esenta dall’obbligo di utilizzo – scrive Frattasi – solo coloro che abbiano in corso l’attività sportiva e non quella motoria, non esonerata, invece, dall’obbligo in questione». Nelle bozze del decreto circolate nei giorni scorsi era scritto che dall’obbligo di utilizzare la mascherina erano esentati «i soggetti che stanno svolgendo attività sportiva o motoria» ma nel testo pubblicato in Gazzetta l’esenzione è rimasta solo per coloro che fanno attività sportiva. 
Poi, però, oggi pomeriggio è arrivata una ulteriore precisazione. Secondo una circolare del Viminale è esentato dall’obbligo di indossare la mascherina all’aperto solo chi fa sport mentre chi svolge ”attività motoria”, come ad esempio passeggiando, dovrà indossarla. La precisazione è contenuta in una circolare del capo di Gabinetto Bruno Frattasi, inviata ai prefetti, che fornisce alcuni chiarimenti in merito ai profili più strettamente legati ai controlli amministrativi sulla corretta applicazione del quadro regolatorio statale e regionale. Sulla disposizione che introduce l’obbligo dell’uso all’aperto di dispositivi di protezione delle vie respiratorie, la circolare precisa che, tra i soggetti esentati, rientrano solo coloro che stiano svolgendo l’attività sportiva e non quella motoria, non esonerata, invece, dall’obbligo in questione.
La circolare evidenzia, inoltre, che il decreto legge 125 interviene anche sulla facoltà delle Regioni di introdurre misure derogatorie rispetto a quelle previste a livello nazionale, nelle more dell’adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri. Modificando la precedente previsione, la novella legislativa stabilisce che tale facoltà derogatoria sia innanzitutto esercitabile ai fini dell’introduzione di misure restrittive, mentre quelle di carattere eventualmente ampliativo potranno essere adottate nei soli casi e nel rispetto dei criteri previsti dai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri e d’intesa con il ministro della Salute

Le multe
La circolare richiama inoltre l’attenzione su possibili condotte elusive in merito alla sospensione delle attività di ballo, all’aperto e al chiuso, previste dall’ordinanza del ministero della Salute, evidenziando sul punto che l’eventuale offerta di attività danzanti da parte di esercenti di altra tipologia (ristoranti, bar, pub, e simili) è da ritenersi anch’essa interdetta e passibile di sanzioni.
Intanto sono arrivate le prime multe nel weekend per chi non indossa la mascherine a Torino. In Lungo Po Cadorna, un 21enne è stato multato dalla polizia per non aver utilizzato il dispositivo. Il giovane è stato anche denunciato per resistenza, in quanto ha aggredito gli agenti. Senza mascherina anche due ventenni di origini marocchine, multati. 
Sono 50 le multe elevate ieri a Palermo per il mancato uso della mascherina in strada e nei pressi dei locali. Venerdì erano state 40. Gli agenti di polizia, insieme a carabinieri e guardia di finanza, stanno intensificando i controlli. Le multe soprattutto tra i giovani davanti ai locali del centro storico. 

C’è chi dice no
Fermano due persone invitandole a indossare le mascherine ma uno dei due li prende a calci e pugni poi scappa con ai polsi le manette. E’ successo a Savona, ieri sera, nei giardini delle Trincee. Nonostante le botte, i poliziotti sono riusciti a ammanettare l’uomo che però si è divincolato e è riuscito a fuggire. Le manette, che inizialmente sembrava gli fossero rimaste applicate al polso, sono state trovate in terra, poco distante dal luogo del fatto. Nel frattempo, in pochi istanti, i poliziotti si sono visti circondare da altre sei-sette persone, in atteggiamento aggressivo. Uno dei due poliziotti è stato costretto a esplodere due colpi di pistola in aria per indurre il gruppo ad allontanarsi, ma il gruppo lo ha fatto solo dopo l’arrivo di un’altra volante. L’uomo scappato, un trentatreenne di origine ecuadoriane, è stato arrestato stamani. Denunciato un suo connazionale e una ragazza italiana di 20 anni per violenza, minaccia e oltraggio a pubblico ufficiale. Gli agenti aggrediti hanno prognosi di15 e 10 giorni.
Ad Arezzo, poi gli agenti della polizia locale hanno invitato un 17enne a mettere la mascherina e per tutta risposta lui li ha aggrediti. Il fatto è accaduto ieri sera durante i controlli sulla movida in centro. Il giovane, fanno sapere gli investigatori, era in evidente stato di alterazione da alcol ed èstato denunciato. La situazione tuttavia è stata giudicata difficile dalla polizia municipale che lancia un appello ai genitori. “Occorre che le famiglie intervengano – sottolinea il comandante Aldo Poponcini – la situazione anche alla luce dei recenti provvedimenti restrittivi, non è soddisfacente. Troppi minori senza controllo che rendono difficili i controlli”.  (qui)

Torna il one man show di Conte

Winston Churchill, tranchant: “Date a un idiota un briciolo di potere e ne farete un tiranno”. Ora, il lettore si sarà già convinto di dove si vada a parare: ma il lettore si sbaglia. Conte, infatti, è tutto fuorché un idiota, e non è per niente uno sprovveduto, anzi è un parvenu che ha dato prova di una capacità manovriera, di una durata rotta a tutte le malizie.

Innamorato di sé

Una mano gliel’ha data il Covid: a gennaio, stava come d’autunno sugli alberi le foglie, a ottobre è diventato una sequoia e nessuno riesce a sradicarlo, tanto più che l’opposizione sembra non averne la minima voglia. Per cui, Churchill potrebbe essere riletto come segue: “date a un vanesio un briciolo di potere e ne farete un tiranno”. Vanitas vanitatum et omnia Giuseppi. Conte si piace un sacco, si ammira, si ama, si invita a cena: è innamorato di sé. E, siccome nel mondo il 99% delle cose è politica ma il 99% della politica in fondo è egolatria, a questo segno siamo dunque giunti. Decreto dopo decreto, l’avvocato del popolo è diventato il padre della patria: con un piccolo aiuto dal nonno: Mattarella.
Finché c’è virus c’è speranza; Conte dura più dell’omino Duracell quello delle pile: quando le cose si mettono male, lui spara un altro dipiciemme, lo presenta in una conferenza stampa glamour all’ora del vespro, e tira innanzi: chi tira la cinghia, sono gli italiani, che ormai si sentono rivolgere le raccomandazioni più patetiche, tipiche dell’autoritarismo paternalista: il dovere morale, la mascherina anche al cesso, vi strangolo dolcemente ma lo faccio per voi, razza d’ingrati; e il mondo me lo riconoscerà. Apres Giuseppy le deluge.
Conte è un uomo chiamato lockdown, un supereroe dei nostri tempi: così azzimato dietro la mascherina candida, giusto un accenno di patriottico tricolore, pare il babbo marpione che telefona di nascosto alle fidanzate dei figli. Conte è il maledetto gatto di Battisti: un poeta ma per poco, giusto per un platonico ricatto, maledetto d’un premier. The show must go on: e l’one man show è lui, Giuseppi. Attualmente su tutti i social, il brandello di stoffa sotto lo sguardo che fissa l’orizzonte: “La storia mi assolverà”, sembra pensare, alla Fidel Castro. Sì, ma ce ne vorrà, perché lo sfascio che sta accumulando è colossale.
Ma i dittatori, che si piacciono sempre tanto, non si preoccupano di certo dettagli e pensano: la storia sono io, attenzione, nessuno si senta escluso. Dalla clausura. Elegante, contenuto, un po’ ironico, garbato, misterioso, interessato, imbroglione, subdolo matto: maledetto d’un premier. Fesso il mio paese, quanto ingenuo non lo so, ti vorrei avvisare ma far questo non lo so, paternalista a questo punto non divento no, potresti incazzarti, ieri a chi scrive uno ha rivolto la seguente carineria: “spero che ti muoiano tutti quelli che ti stanno vicino, ammesso che ti sia rimasto qualcuno”. Si definiva “da sempre comunista”, ma era pleonastico, non sussistevano dubbi. Chi tocca Giusy se ne pente, perché lui si siede e lavora per noi. E ci raccomanda prudenza. E, la notte, non spegne mai la luce. E non si toglie mai la mascherina. E ha sempre ragione. Un intruso? Ma chi l’ha mai detto, maledetto d’un premier.

Lockdownman

Conte è un supereroe, è Lockdownman: ha il potere di bloccare qualunque cosa, attività, comparti industriali, distretti, filiere; con un dito, calmo e sereno, neutralizza un paese pieno; gli basta un balenar di mascherina per marmificare qualsiasi essere vivente, amici, nemici e semplici conoscenti. La sua autostima si nutre di restrizioni, si specchia nelle inibizioni, si riflette nelle proibizioni al popolo sovrano di obbedire; è un uomo intelligentissimo, ma buono: “Il paese si salva se è sano”, scolpisce. Perché è il tampone che traccia il contagio, ma è la mascherina che lo difende.
Anche Giusy sa bene che “governare gli italiani non è difficile, è inutile”, e, per non sbagliare, li incamicia a forza. E potrebbe ridurre l’aula sorda e grigia del Parlamento a un bivacco di manipoli: difatti l’ha fatto. Ed è a tanto così dal proclamare affacciato al balcone: “I popoli che non amano portare le proprie mascherine finiscono per portare le mascherine degli altri”. I cinesi, nella fattispecie.
Chi si ferma è perduto e Conte non è l’imbalsamatore di un passato ma l’anticipatore di un avvenire: agli arresti domiciliari. Egli sa bene che “l’avvenire della civiltà dipende dal compito che i cinesi si assumeranno in questo secolo”. Lui li asseconda senza limiti. Non dimentica che “Al popolo non resta che un monosillabo per affermare e obbedire. La sovranità gli viene lasciata solo quando è innocua o è reputata tale, cioè nei momenti di ordinaria amministrazione”. Non sia mai che al popolo spetti di decidere: per questo, dopo la consueta raffica di impedimenti serali, ha concesso, magnanimo, alle regioni: se volete, potete farne anche di più severe. Conte ha in testa un’idea meravigliosa, una personalissima Costituzione in tutto ottriata: io son ciò che vi ho concesso. E un giorno mi ringrazierete, ammesso che restiate vivi.
È sempre questo il dramma, quando un uomo solo al comando, un uomo della provvidenza si convince troppo, a tutti gli altri non resta che adeguarsi: l’avvocato foggiano ci ha preso gusto e non vuole tornare nel cono d’ombra, è un influencer del concentramento, non risponde a nessuno se non a Casalino, e i suoi selfie sono già leggenda: ti conosco, mascherina, e ti obbedirò alle prime luci della ribalta. La tua, solo la tua. Le sue tricoteuses sono i virologi del comitato tecnico scientifico, le sue milizie i troll e gli scalmanati su Twitter, le sue groupie le bimbe di Conte.
C’è da stupirsi se uno non voglia tornare nell’anonimato di provincia a cavillare per quattro capponi? Perché mai accontentarsi se i capponi possono essere 60 milioni e per giunta grati? Prepariamoci dunque a sostenere questo nostro Giusy fino a Natale, Capodanno, al 31 gennaio, in un eterno ritorno dello stato d’emergenza, fino alla fine del tempo e del mondo: finché c’è Covid c’è certezza che non ne usciremo, tutti clarisse, felici e impotenti. Ma niente paura, c’è chi veglia sulle nostre notti: Lockdownman è il nostro affezionato vicino di casta. Da un grande (anzi pieno) potere derivano grandi irresponsabilità.

Max Del Papa, 9 ottobre 2020, qui.

Una cosa che ho verificato all’università, in particolare in occasione degli esami, sia prima a lettere che poi a medicina: i docenti veramente validi, di solida cultura, di grande competenza, di forte personalità, possono essere esigenti, possono essere severi, anche molto, ma rarissimamente sono delle carogne; quella è una caratteristica specifica delle mezze calzette, sia sul piano professionale che su quello umano. Valendo da 0 a 0,1, per darsi consistenza esercitano tutta intera quella microscopica briciola di potere che hanno, terrorizzando, bocciando, abbassando i voti, obbligando gli studenti a sgobbare, per passare i loro esami, il doppio di quello che fanno per gli altri docenti. Nient’altro che miserabili mezze calzette, che godono nel rendere la vita degli altri un inferno e magari, se ci riescono, a rovinargliela del tutto, perché solo così possono darsi l’impressione di valere qualcosa. Poi ogni tanto interviene anche qualche circostanza che gli dà una mano:

E ora leggete questa cosa straordinaria.

Solženicyn

Una volta non osavamo fiatare, far sentire un fruscio. Adesso scriviamo per il «Samizdat», lo leggiamo, e ritrovandoci nei fumoir degli istituti di ricerca diamo sfogo al nostro malcontento: Quante ne combinano quelli, dove ci stanno portando! L’inutile smargiassata cosmica, con lo sfasciume e la povertà che c’è nel paese; rafforzano folli regimi all’altro capo del mondo; attizzano guerre civili; hanno dissennatamente tirato su (a spese nostre) quel Mao Tse-tung, e ancora una volta manderanno noi a combatterlo, e ci toccherà andarci, cosa vuoi fare? Mettono sotto processo chi vogliono, la gente sana la fanno diventare matta – loro, sempre loro, e noi siamo impotenti.
Stiamo ormai per toccare il fondo, su tutti noi incombe la più completa rovina spirituale, sta per divampare la morte fisica che incenerirà noi e i nostri figli, e, noi continuiamo a farfugliare con un pavido sorriso:
– Come potremmo impedirlo? Non ne abbiamo la forza.
Siamo a tal punto disumanizzati, che per la modesta zuppa di oggi siamo disposti a sacrificare qualunque principio, la nostra anima, tutti gli sforzi di chi ci ha preceduto, ogni possibilità per i posteri, pur di non disturbare la nostra grama esistenza. Non abbiamo più nessun orgoglio, nessuna fermezza, nessun ardore nel cuore. Non ci spaventa neppure la morte atomica universale, non abbiamo paura d’una terza guerra mondiale (ci sarà sempre un angolino dove nascondersi), abbiamo paura soltanto di muovere i passi del coraggio civico. Ci basta non staccarci dal gregge, non fare un passo da soli, non rischiare di trovarci tutt’a un tratto privi del filoncino di pane bianco, dello scaldabagno, del permesso di soggiornare a Mosca.
Ce l’hanno martellato nei circoli di cultura politica e il concetto ci è entrato bene in testa, ci assicura una vita comoda per il resto dei nostri giorni: l’ambiente, le condizioni sociali, non se ne scappa, l’esistenza determina la coscienza, noi cosa c’entriamo? non possiamo far nulla.
Invece possiamo tutto! Ma mentiamo a noi stessi per tranquillizzarci. Non è affatto colpa loroè colpa nostra, soltanto NOSTRA!
Si obietterà: ma in pratica che cosa si potrebbe escogitare? Ci hanno imbavagliati, non ci danno retta, non ci interpellano. Come costringere quelli là ad ascoltarci?
Fargli cambiare idea è impossibile.

[…] Davvero non c’è alcuna via d’uscita? E non ci resta se non attendere inerti che qualcosa accada da sé?
Ciò che ci sta addosso non si staccherà mai da sé se continueremo tutti ogni giorno ad accettarlo, ossequiarlo, consolidarlo, se non respingeremo almeno la cosa a cui più è sensibile.
Se non respingeremo la MENZOGNA.
Quando la violenza irrompe nella pacifica vita degli uomini, il suo volto arde di tracotanza ed essa porta scritto sul suo stendardo e grida: «IO SONO LA VIOLENZA! Via, fate largo o vi schiaccio! ». Ma la violenza invecchia presto, dopo pochi anni non è più tanto sicura di sé, e per reggersi, per salvare la faccia, si allea immancabilmente con la menzogna. Infatti la violenza non ha altro dietro cui coprirsi se non la menzogna, e la menzogna non può reggersi se non con la violenza. Non tutti i giorni né su tutte le spalle la violenza abbatte la sua pesante zampa: da noi esige solo docilità alla menzogna, quotidiana partecipazione alla menzogna: non occorre altro per essere sudditi fedeli.
Ed è proprio qui che si trova la chiave della nostra liberazione, una chiave che abbiamo trascurato e che pure è tanto semplice e accessibile: IL RIFIUTO DI PARTECIPARE PERSONALMENTE ALLA MENZOGNA. Anche se la menzogna ricopre ogni cosa, anche se domina dappertutto, su un punto siamo inflessibili: che non domini PER OPERA MIA!
È questa la breccia nel presunto cerchio della nostra inazione: la breccia più facile da realizzare per noi, la più distruttiva per la menzogna. Poiché se gli uomini ripudiano la menzogna, essa cessa semplicemente di esistere. Come un contagio, può esistere solo tra gli uomini.
Non siamo chiamati a scendere in piazza, non siamo maturi per proclamare a gran voce la verità, per gridare ciò che pensiamo. Non è cosa per noi, ci fa paura. Ma rifiutiamoci almeno di dire ciò che non pensiamo.
È questa la nostra via, la più facile e accessibile, data la nostra radicata e organica codardia, una via molto più facile che non (fa spavento il nominarla) la disubbidienza civile alla Gandhi.
La nostra via è: NON SOSTENERE IN NESSUN CASO CONSAPEVOLMENTE LA MENZOGNA. Avvertito il limite oltre il quale comincia la menzogna (ciascuno lo discerne a modo suo), ritrarsi da questa cancrenosa frontiera! Non rinforzare i morti ossicini e le squame dell’Ideologia, non rappezzare i putridi cenci: e saremo stupiti nel vedere con quale rapidità la menzogna crollerà impotente e ciò che dev’essere nudo, nudo apparirà al mondo.
Ognuno di noi dunque, superando la pusillanimità, faccia la propria scelta: o rimanere servo cosciente della menzogna (certo non per inclinazione, ma per sfamare la famiglia, per educare i figli nello spirito della menzogna!), o convincersi che è venuto il momento di scuotersi, di diventare una persona onesta, degna del rispetto tanto dei figli quanto dei contemporanei.  (Continua a leggere qui)

Mosca, 12 febbraio 1974 [Giorno dell’arresto di Solženicyn, precedente all’espulsione dall’URSS].

In realtà nessuno si illude di poter far cessare la menzogna e far cadere i falsari solo rifiutandosi di propagarla, però sarebbe già un buon inizio, considerando poi che questa non è una predica da un qualche pulpito, ma viene da qualcuno che, come tanti altri simili a lui, per il rifiuto di propagare la menzogna e servire i potenti ha affrontato la Siberia, e la Lubjanka, e i sotterranei della Lubjanka.

barbara