ASPETTANDO IL VOTO

A preparare il caos sono i Democratici: le pericolose connessioni con Antifa e BLM e il rischio brogli

Il ribaltamento della narrazione: i media attribuiscono ambizioni tiranniche e golpiste a Trump, mentre è l’altra parte a praticare la violenza squadrista di strada e a prepararsi a contestare, o rubare, le elezioni… Voto per posta e ballot harvesting hanno provato più e più volte di essere vulnerabili a errori e brogli. E tutti i movimenti radicali, da Antifa a Black Lives Matter, nati o cresciuti all’ombra della “Resistenza” anti-Trump, sono legati ai Democratici e persino “istituzionalizzati”
Se Hollywood fosse ancora quella che era nei suoi anni d’oro, la storia delle elezioni presidenziali del 2020 diventerebbe un giorno un grande kolossal. Gli elementi ci sono tutti. Basta girare sui media e social media americani per ricevere una doccia fredda di emozioni contrastanti: passione, speranza, anticipazione, suspence.
Ormai da mesi i sondaggi ci dicono che Trump perderà, ma come in ogni thriller che si rispetti, i sondaggi si sono riavvicinati nell’ultima settimana negli Stati chiave, creando nei sostenitori di Biden un rinnovato panico. I sostenitori di Trump dal canto loro rimangono speranzosi. Indicano le folle che Trump è capace di riunire ai suoi comizi e i molti aneddoti su amici, parenti e conoscenti che voteranno Trump, ma hanno paura a dirlo pubblicamente come indizio che i sondaggi sono o clamorosamente sbagliati, o clamorosamente falsi. È il 2020, tutto può succedere…
Quest’anno la politica americana, citando il Covid a pretesto, ha anche fatto di tutto per assicurarsi che il già incasinato sistema elettorale lasci ancora più dubbi sulla possibilità di errori e brogli. Non bastavano la mancanza di carte di identità ai seggi e la curiosa pratica del ballot harvesting, che consente a operatori politici di raccogliere le schede di voto direttamente a casa degli elettori, creando strane situazioni per cui a distanza di giorni dall’elezione continuano a spuntare casse piene di voti. Quest’anno è stato aggiunto il mail-in voting, che consente agli Stati di inviare schede elettorali in massa a casa della gente, che poi vota e le rispedisce per posta, con solo una firma a controprova.
Tutti questi sistemi hanno provato più e più volte di essere vulnerabili a errori e brogli. Soprattutto col mail-in voting, si moltiplicano le storie di gente che riceve a casa schede elettorali a nome di gente morta, che non abita più o non ha mai abitato lì. Ad Atlanta una scheda elettorale a nome di un gatto morto è stata recapitata al domicilio degli ex proprietari. In New Jersey, solo pochi mesi fa, si è dovuta annullare una intera elezione speciale a causa del mail-in voting. L’organizzazione di giornalismo investigativo di area conservatrice Project Veritas negli ultimi mesi ha scoperto numerosi casi di brogli elettorali attuati anche col ballot harvesting.
Per giunta Stati e corti supreme hanno reso la situazione ancora più precaria annacquando ulteriormente le regole. Ad esempio, non richiedendo nemmeno la verifica via firma, oppure sentenziando che vengano accettati voti ricevuti fino a nove giorni dopo le elezioni (North Carolina).
Entrambe le parti in causa si preparano ad una lunga battaglia legale. La campagna di Biden, già mesi fa, curiosamente ancora prima che il sistema del mail-in ballot di massa venisse finalizzato, ha assunto un team di oltre 600 avvocati specializzati in contese elettorali. Trump dal canto suo, ha più volte asserito che non concederà la vittoria la notte delle elezioni se il risultato è in dubbio [si noti: “se il risultato è in dubbio”. I nostri mass media di regime hanno scritto che “Trump ha dichiarato che in caso di sconfitta non accetterà il risultato”].
Questo ha amplificato nei media e nel Partito Democratico le rivendicazioni secondo le quali Trump è un tiranno che si prepara a restare al potere con la forza. Ma i sostenitori di Trump rispondono che queste accuse servono in realtà a preparare il terreno a un rifiuto di concedere la vittoria a Trump da parte di Biden.
La timeline in effetti coincide con la seconda possibilità più che con la prima. I primi articoli su Trump che si rifiuta di abbandonare la Casa Bianca e deve essere portato via a forza dai militari, una specie di fantasia porno-politica della Resistenza, sono vecchi di anni. Hillary Clinton, già ad agosto, prima che il sistema del mail-in ballots venisse finalizzato, aveva ammonito che Biden non dovrebbe concedere la vittoria “in nessun caso”.
Per mesi il Partito Democratico ha condotto wargames in cui Trump rifiuta di concedere la vittoria e deve essere rimosso, arrivando a minacciare se necessario la secessione degli Stati blu. In molti tra i “trumpisti” hanno fatto notare che tra i più assidui sostenitori di questi scenari ci sono i più instancabili fan delle cosiddette “rivoluzioni colorate” all’estero, che da manuale partono proprio da un risultato elettorale dubbio o contestato, e vengono attuate mobilitando le piazze. In fondo, sono stati i Democratici a insistere per tutti gli innovativi nuovi sistemi di voto…
E poi c’è l’ininterrotta sequenza di manifestazioni e violenze degli ultimi mesi, scatenatesi in nome della protesta contro la brutalità poliziesca, ma che sin dall’inizio hanno assunto un carattere più ampio, decisamente reminiscente di una rivoluzione culturale e politica ad ampio spettro. Si tratta di coincidenze che generano speculazioni e allarme.
Parte della narrazione secondo cui Trump sarebbe un dittatore in nuce si fonda sulla vulgata che avrebbe delle milizie di strada pronte ad intervenire per mantenerlo al potere. Nel corso degli ultimi mesi la campagna di Joe Biden, i Democratici, e la stampa liberal hanno alternato nel sostenere che disordini come quelli di Portland e Kenosha sono “perlopiù pacifici” e, se violenza c’è, è opera di “right wing militias”. In questo ruolo sono state additate organizzazioni come i Boogaloo Boys, i Proud Boys, e i convogli di pick-up sventolanti bandiere pro-Trump. Ma i Boogaloo Boys sono in genere anarco/libertari che frequentemente si sono uniti a BLM nelle proteste, i Proud Boys sono qualcosa di più simile a una fratellanza da college, e i convogli di pick-up imbandierati sono organizzati ad hoc.
Per quanto sia vero che occasionali scontri tra manifestanti ed episodi discutibili ci siano stati, impallidiscono a paragone col miliardo di dollari di danni stimati provocato da organizzazioni come Antifa e Black Lives Matter.
Black Lives Matter non è un’organizzazione per i diritti civili. È un’organizzazione apertamente marxista con una piattaforma omnicomprensiva e radicale. Non è composta da pochi volontari che donano il loro tempo libero, ma da attivisti professionali addestrati, la maggior parte dei quali (75 per cento circa) non sono nemmeno afroamericani. I loro eventi non sono spontanei, ma organizzati a tavolino di tutto punto.
Il loro funding è milionario, e non proviene certo da afroamericani delle Inner Cities che hanno rotto il porcellino. I principali finanziatori di BLM sono organizzazioni come la Open Society e la Ford Foundation [e sappiamo di chi è la “Open Society”, sovvenzionata con 19,59 miliardi di dollari, vero?]. Anche le piccole donazioni private non hanno nulla di bipartisan. Andando sul sito di BLM e cliccando sul pulsante “donate”, si viene portati dritti ad Act Blue. Un’infrastruttura del Partito Democratico.
Anche Antifa ha rivelato negli ultimi mesi alcune connessioni col partito dell’asinello. Ci sono stati casi di Antifa arrestati nel corso di proteste violente che erano politici democratici locali. Il Bail Project, un fondo destinato a pagare la cauzione di manifestanti arrestati, che ha spesso fatto liberare membri di Antifa, riceve donazioni non solo dalla solita coterie di miliardari liberal e stelle del cinema, ma anche da membri della Campagna Biden. Kamala Harris e Chelsea Clinton hanno entrambe sollecitato donazioni.
Una impiegata del Bail Project è stata poi sorpresa a usare i fondi donati per noleggiare e guidare fino a Louisville un furgone pieno di materiale da rivolta (scudi, elmetti, corpi contundenti), che poi è stato distribuito agli Antifa già sul posto. Sara Iannarone, l’attuale candidato democratico in testa nelle elezioni comunali a Portland, che ha ricevuto l’endorsement di Bernie Sanders, è una Antifa dichiarata.
Quando Black Lives Matter occupa una zona pubblica in una città americana è il sindaco di sinistra che gli fornisce tutti i permessi. Quando BLM commette un atto di vandalismo o di violenza, i media arrivano in soccorso minimizzando, e spesso proprio mentendo. E se i manifestanti vengono arrestati, pubblici ministeri compiacenti li rilasciano con, o più spesso senza, una bacchettata sulle dita. Quando qualcuno reagisce, si oppone, si difende, o anche aggredisce i manifestanti, gli stessi pubblici ministeri lo colpiscono con tutta la forza della legge.
Tutti questi movimenti “di strada”, da Black Lives Matter alla Women’s March, e al limite dello spettro Antifa, sembrano essere istituzionalizzati. E tutte queste organizzazioni sono nate o cresciute all’ombra della “Resistenza” varata all’indomani della vittoria di Trump, e ne rappresentano il culmine.
Tutto ciò lascia la sensazione tra i sostenitori di Trump che sia in atto un capovolgimento delle narrazioni. Che la narrazione ufficiale attribuisca ambizioni tiranniche e golpiste alla propria parte, mentre è l’altra parte a praticare la violenza squadrista di strada e a prepararsi a contestare, o rubare, le elezioni.

Max Balestra, 3 Nov 2020, qui.

Aggiungo la dichiarazione di Nancy Pelosi che Biden sarà presidente, qualunque sia il conteggio finale. Così a naso direi che l’unico modo perché si realizzi l’auspicio della signora, ossia che Biden diventi presidente “qualunque sia il conteggio finale” è che qualcuno ammazzi Trump subito dopo l’elezione e prima che abbia il tempo di nominare il vicepresidente, che in tal caso ne prenderebbe il posto. Conoscendo la signora, non mi stupirebbe affatto che il suo pensiero sia proprio questo. A confermare lo scenario arriva il signor Biden che in tutta tranquillità, anche se con le consuete difficoltà neurologiche a mettere insieme più di una manciata di parole per volta, racconta di avere messo insieme la più vasta organizzazione di brogli elettorali della storia politica americana. Ascoltare per credere:

Nel frattempo Nigel Farage ci mostra le precauzioni messe in atto a Washington in previsione di ciò che si scatenerà in caso di vittoria di Trump:

Concludo con un paio di cose che forse non tutti sanno: i creatori del KKL sono stati i democratici; sempre i democratici si sono opposti con tutte le proprie forze – non limitate a quelle dialettiche, come ben sappiamo e come ha sperimentato Martin Luther King – prima all’abolizione della schiavitù (Abraham Lincoln era repubblicano), poi dell’emancipazione dei negri (lo stesso John F. Kennedy, pur personalmente favorevole all’emancipazione, è sempre stato abbastanza cauto nelle sue prese di posizione ufficiali, per non rischiare di scontentare il suo elettorato). Ed è dovuto arrivare il cattivo uomo dal ridicolo ciuffo arancione per dichiarare il KKK movimento terroristico.

barbara

  1. Si vedrà….
    Quello che è certo..i democratici hanno usato, situazioni…associazioni..politici..anche esteri..e la stampa…etc…
    Forse anche negli USA…come qui..da noi, i democratici..” denominazione..attuale, dopo
    varie trasformazioni..PCI..etc…” hanno molto potere…come tradizione in molti settori sono in posti chiave…la piu’ eclatante..la stampa! I…democratici..riscuotono molto succcesso….poi è arrivato quell’ uomo..alto con un ciuffo di capelli sfolazzante..appare
    fuori da certi canoni..di uomini…politico..Schietto e diretto!
    Si mostra aperto..prende accordi..con altri politici, ma se..i patti non vengono rispettati
    è pronto a tornare indietro…
    A me è piaciuto! E…speriamo..
    Hanno fatto..stanno facendo..e lo faranno..se..nel caso sia riconfermato..Presidente..
    i democratici…e tutto il loro seguito hanno cercato con tutte le dinamiche possibili nell’ ostacolare lui..e la sua poltica..
    Mi ricordo …il botto finale..del loro beniamino Obama…La questione dell’ Iran..Palestina..e
    altro..Politicamente..mosse molto sporche..complesse da gestire..e LUI..per me c’ è riuscito.
    Biden..non è chiaro quello che sta avvenendo..è candidato per i Dem. Casa Bianca..
    ..ma se..vincesse..quale situazione si presenta..” è in grado a ricoprire quel ruolo..”..dietro ..a fianco c’è..ci sarà chi tira le fila..governando…Lui…non mi sembra in
    buona salute..

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  2. intanto, leggete un po’ cos’ha fatto il putrido ciuffetto razzista suprematista poco più di un mese fa (22/09), approfittando bassamente della sua posizione di comando, assicuratagli dal fatto di essere un white privileged…..

    https://www.whitehouse.gov/presidential-actions/executive-order-combating-race-sex-stereotyping/

    roba che sta mandando in aceto i veri razzisti, che ha semplicemente disarmato usando gli stessi loro argomenti, ma in maniera onesta e pulita…..

    voglio vedere se il demente, in caso di vittoria, avrà il coraggio di abolire o emendare un decreto così perfidamente limpido, costituzionalmente corretto, ideologicamente inattaccabile…..

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    • Che cosa pensi o non pensi di fare Biden se verrà eletto, non interessa a nessuno: non è affatto previsto che lui governi, se vince: tempo un mese verrà dichiarato decaduto per manifesta incapacità (ufficialmente per problemi di salute) e prenderanno le redini, anche formalmente, quelli che comandano davvero.

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      • eh sì, se vince il demente c’è un doppio pericolo….. che governi lui (mamma mia), o che lo facciano fuori e arrivi un comitato di salute pubblica.
        bella storia, davvero

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  3. Bah, chettedevodì? E’ presto per cantare vittoria, ma per ora ha vinto tutti gli swing States più importanti della volta scorsa, e con margini maggiori (Florida, Ohio); ed ha “flippato” la Virginia. Se tanto mi dà tanto…
    Ci vorrà molta pazienza, e sperare che i brogli non abbiano la meglio, e mi riferisco soprattutto a Pennsylvania e Michigan, che hanno piegato le leggi elettorali dei loro Stati con i loro Governatori e le loro Corti Supreme.
    Due buoni indicatori, comunque, sono la borsa-cambi cinese (crollata!) e gli allibratori di Las Vegas, che ora danno Trump nettamente favorito.

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  4. ***amici, parenti e conoscenti che voteranno Trump, ma hanno paura a dirlo***

    beh in italia qualcuno ancora non ha capito come faceva la DC a prendere tutti quei voti, eppure nessuno, al cineforum, era democristiano…
    Sicuramente brogli della cia.

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  5. Alla fine, si sta mettendo male, anche se non è ancora finita. In generale, non amo parlare di brogli elettorali, per due ragioni: primo perché se non li puoi provare davanti ad un giudice sono discorsi da perdenti; secondo, e più importante, perché se continui a fartelo mettere in quel posto ogni volta, vuol dire che ti piace, per citare il compianto Cossiga (lui parlava di Berlusconi). Però stavolta sono successe e stanno succedendo cose enormi: ti basti sapere che in Michigan, alle quattro del mattino, sono miracolosamente sbucati dal nulla 130mila voti “smarriti”, tutti quanti, guardacaso, per Biden. Risultato: Trump, che era in testa di 100mila voti a spoglio pressoché completato, ora insegue. E nelle settimane scorse sono spuntati video di Project Veritas con le prove di brogli elettorali in Texas, in Minnesota e altrove.
    Io do la colpa ai Repubblicani: dal 2017 a metà del 2018 hanno avuto Presidente, Camera dei deputati, Senato e la maggior parte dei Governatori, e non hanno fatto nulla. E questi brogli, straannunciati, stanno andando avanti da almeno vent’anni (Bush-Gore, c’è voluta la Corte Suprema per mettere fine alla farsa dei voti che continuavano a “spuntare” in Florida.
    Purtroppo, è un guaio per tutto il mondo, non solo per gli USA.

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