LO SCENARIO CHE SI PROSPETTA

Cominciamo coi programmi esplicitamente dichiarati.

I “democratici” sognano già il pogrom contro i trumpiani

Joe Biden ha vinto le elezioni. Sarà “il presidente di tutti”, assicura lui. Speriamo. Lo dovrebbe spiegare soprattutto ai suoi compagni di partito. Quelli che ora si lamentano del Donald Trump eversivo, che non riconosce il vincitore, dopo che per tre anni hanno cercato di cacciarlo dalla Casa Bianca con la bufala della sua vittoria frutto di un trucco dagli hacker russi.
Quelli come Alexandria Ocasio-Cortez, la deputata progressista che piace alla gente che piace. La quale, ancor prima che i principali media Usa attribuissero Nevada e Pannsylvania a Biden, già proclamava la sua sete di vendetta. Così, su Twitter: “Qualcuno sta prendendo nota degli adulatori di Trump per quando proveranno a tirarsi indietro, o negheranno in futuro la loro complicità?”. Chiaramente Twitter, che ha battuto il record di censure nei confronti del candidato sconfitto, non ha nulla da ridire su questa chiamata alle armi.
Precisamente, cos’è che vuole, la signorina? Liste di proscrizione? La pubblica gogna? Visite a domicilio con annesso rogo, come facevano in Italia i partigiani a guerra finita? La revoca dei diritti politici per i complici del regime di destra? Il pogrom dei trumpiani?
Ce lo chiediamo, perché se Biden vuole essere il presidente di tutti gli americani, se i suoi avversari non sono nemici, questi campioni di democrazia dovrebbe isolarli. E invece, ne ha nominata una sua vice alla Casa Bianca.
Del resto, la sinistra che ormai ha trovato il suo motore ideologico nella guerra permanente delle minoranze, appositamente rieducate al rancore, ragiona così ovunque. Anche da noi. Dove, nel clou della crisi da coronavirus, che ammazza i malati e pure gli imprenditori, la maggioranza giallorossa, quella che sostiene un governo incapace di riorganizzare gli ospedali e convinto di “ristorare” i lavoratori distribuendo briciole, ha urgentemente approvato la legge anti omofobia.
Già ce lo vediamo, il crescendo rossiniano. Partono con la scusa dei crimini d’odio, poi stilano la lista dei collaborazionisti del sovranismo, infine ti sbattono in galera per le tue opinioni. E chissà se si accontenteranno. Non esagerare – direte – ci protegge la Costituzione. Sicuri? Avete visto che è bastato un microrganismo, per ridurla a carta straccia?
Alessandro Rico, 8 novembre 2020, qui.

E passiamo ai pericoli concreti.

Le 3 insidie di una presidenza Biden

Man mano che passano le ore, diventa sempre più probabile che Joe Biden la spunti. A meno di un colpo di coda di Donald Trump e al netto di ricorsi e riconteggi delle schede, il senatore settantasettenne dovrebbe diventare il quarantaseiesimo presidente degli Stati Uniti. Il suo mandato potrebbe riservare sorprese positive, ma nasconde anzitutto delle insidie. Eccone tre, le più allarmanti.

Più polarizzazione
La coppia Biden-Kamala Harris è quella più votata nella storia delle elezioni americane. Un’ottima premessa, se l’intento del democratico è di pacificare un’America divisa, che probabilmente – visto anche il record di affluenza, la più alta degli ultimi 120 anni – ha concepito questo voto come un referendum su Trump. Nel discorso con cui di fatto anticipa la vittoria finale, Biden ha pronunciato una frase molto bella: “Dobbiamo smetterla di trattare i nostri avversari come nemici. […] Io ho fatto campagna da democratico, ma governerò da presidente americano”.Il problema è che questo nobile progetto cozza con quello che è il motore ideologico della sinistra: la cosiddetta “politica delle identità”. Un’ideologia che alimenta il rancore delle minoranze, facendo leva sul conflitto permanente. E che ha offerto alla destra trumpiana un assist per raccogliere il senso di accerchiamento della maggioranza silenziosa, innescando un circolo di azione e reazione. La polarizzazione della società Usa viene da lì.I democratici sono dunque disposti a rinunciare alla politica delle identità? Biden lo ha spiegato alla sua vice, la Harris, che su questa modalità ha costruito la propria carriera? E agli Obama? Di sicuro, la debolezza di Sleepy Joe, tanto moderato quanto privo di spina dorsale, non lo mette al riparo dal pericolo di trasformarsi nel burattino della sinistra radicale.E non lo aiutano, nel proposito di pacificazione nazionale, neppure le polemiche che accompagneranno la sua elezione – e delle quali non si può dare la colpa a Trump, che ha tutto il diritto di chiedere verifiche sul voto e che, a sua volta, è stato sottoposto a un costante fuoco di fila da parte dello schieramento opposto, culminato nel tentativo di farlo fuori tramite impeachment.Ancor più complicato sarebbe lo scenario in cui i democratici non fossero in pieno controllo del Senato, con la Corte Suprema già a schiacciante maggioranza conservatrice. Ne risulterebbe una presidenza dimidiata, incalzata a destra dal trumpismo, al quale il Partito repubblicano è ancora lungi dal trovare un’alternativa, e a sinistra dai movimenti estremisti. I vari Antifa e Black lives matter possono essere tenuti a bada per un po’, ma non rimarranno eterni burattini nelle mani dei democratici. Se la Casa Bianca non concretizzerà almeno una parte della loro agenda, è probabile che le si rivolteranno contro. Se lo farà, d’altronde, le sarà difficile stemperare il clima da guerra civile razziale, su cui l’asinello blu soffia da decenni.

La resa al Dragone
La seconda insidia ha a che fare con l’atteggiamento di Washington nei confronti della Cina. Il Dragone, come l’Unione sovietica, è considerato univocamente, da repubblicani e democratici, un avversario strategico. Ma come sarà condotta la nuova guerra fredda dipende da una cornice teorica. In sostanza, o si mira a ridimensionare la Cina, neutralizzando l’impatto del suo funambolismo sul sistema globale, oppure ci si rassegna a gestire ed edulcorare il declino degli Usa.Trump, al netto della distorta narrazione mediatica di questi anni, è stato piuttosto bravo nell’alzare i toni quando era opportuno, costringendo Pechino a sedersi al tavolo delle trattative e a placare la propria aggressiva concorrenza internazionale. The Donald è notoriamente un ottimo negoziatore e lo ha dimostrato in varie occasioni, dagli accordi di Abramo al dialogo con la Corea del Nord. Punta a 10, spara a 100 e magari porta a casa 50.Viceversa, il timore è che Biden propenda per l’altro approccio. Che è perdente in partenza, esattamente come lo sarebbe stato, sul lungo periodo, il tentativo americano, negli anni Settanta, di congelare i rapporti di forze con l’Urss, nella convinzione che l’America non potesse confidare né in una sconfitta militare, né in un tracollo politico dei sovietici. Ci volle la muscolarità di Ronald Reagan, per soggiogare l’“impero del male”. Gli Stati Uniti rimangono militarmente, tecnologicamente ed economicamente più forti del Dragone, che d’altro canto non ha pretese egemoniche e punta essenzialmente al riscatto nazionale, entro i cento anni dalla rivoluzione maoista (2049).L’Occidente si è già fatto sfuggire il potenziale treno anticinese della pandemia. S’è svegliato in un mondo in cui Pechino ha disseminato pedine fondamentale in tutte le istituzioni multilaterali. Giocarsi le proprie carte su un appeasement, per Washington (e per i suoi alleati), sarebbe esiziale.

La globalizzazione
Governare la globalizzazione è diventato imperativo. Non saranno la sconfitta di Trump e gli smacchi dei populisti in Europa a dimostrare che, tutto sommato, quella sovranista era solo una parentesi. Le nazioni rimangono centrali, gli Stati stanno riemergendo quali istituzioni tutt’altro che superate. E non è stato ancora risolto il problema delle classi medie occidentali, danneggiate dalla religione globalista.Su questo, la ricetta di Biden appare molto lacunosa. Il candidato democratico dovrebbe aver in parte riconquistato l’operaia muraglia blu del Midwest, ma è anche del tutto subalterno all’agenda ambientalista, uno dei grimaldelli globalisti per cui è passata la distruzione dell’industria. Con costi umani elevatissimi: quelli che, nel 2016, spostarono verso il rosso il tradizionale blue wall.Biden è pronto a riportare gli Usa pienamente nell’alveo delle liturgie mondialiste: Oms, trattati internazionali, liberoscambismo. Aver ignorato che il paradigma ereditato dagli anni Novanta è decotto è stata una delle cause del tracollo della sinistra occidentale. Se il probabile presidente Usa decidesse di voltarsi dall’altra parte anche stavolta, danneggerebbe il Paese e il suo stesso partito. Specie con la Corte Suprema ostile, un Senato malsicuro e una vittoria molto meno convincente delle aspettative, oltre che contestata. Così, per la sinistra, Biden finirebbe per essere il canto del cigno.
Alessandro Rico, 5 novembre 2020, qui.

Per non parlare di quello che accadrà al Medio Oriente e al lavoro pazientemente portato avanti da Trump per porre fine a uno stato di guerra che durava da quasi un secolo. Qualcuno poi, comprensibilmente, si chiede quanto tempo ci metterà Biden a porre rimedio a questa anomalia:

Passando alle chiacchiere da mercato del pesce, leggo da Giovanni Bernardini che

Un giornalista delle sempre più incredibili reti Mediaset ha twittato: “che farà Melania? Si mette sul mercato?”

Come prostituta, intende dire? Caro signor giornalista, non si dovrebbero misurare gli altri col proprio metro: il fatto che VOI siate dei prostituti non significa che anche il resto del mondo lo sia. Qualcun altro invece insinua che voglia divorziare: forse ignora che la signora Melania non ha sposato un presidente, pensando magari che lo restasse a vita, e pronta quindi a lasciarlo quando dovesse smettere di esserlo: lo ha sposato 15 anni fa, quando la politica era lontanissima da lui. E leggo ancora, sempre da Giovanni Bernardini, che

Un altro della “Stampa” ha definito la vittoria (salvo verifiche) di Biden il 25 APRILE DEL MONDO.

Cioè Trump = Hitler, guerre su mezzo pianeta, decine di milioni di morti, razzismo a manetta, un continente in macerie… E che dire dell’ineffabile Severgnini?

Ineffabile in senso letterale: non si trovano parole per commentarlo.
Io comunque non ho ancora perso la speranza che la catastrofe si possa scongiurare.
Un’ultima cosa, dedicata a quelli che sanno esattamente che tipo di persona è Trump, perché si informano

barbara

  1. i miei due centesimi: la demonizzazione ad oltranza dell’avversario, la logica bene contro male assoluto finisce spessissimo nel malpancismo della propria parte quando giocoforza si dovrà trattare.
    Roba che abbiamo visto in italia; considerare Berlusconi il novello satana quanto è stato utile per eliminarlo politicamente e farlo sparire? Temo che in america finirà allo stesso modo, un implosione dopo una demenziale gara a chi è il puro più puro.

    PS Ho sentito, non so quanto sia vera, che Biden nei primi 100 giorni, vorrebbe tirar fuori una legge che permetta di essere considerati del sesso desiderato senza neppure il bisogno di azioni ormonali o chirurgiche. Se io mi sento in chihuahua basta che lo dichiari e dovrò essere trattato da chihuahua, potrò andare nei bagni dei chihuahua e godere delle quote chihuahua. Imho il risultato sarà di avere il mondo pieno di pitbull che si riconoscono nello stato chihuahua….
    Vedi il caso di Emilia Decaudin cui tu avevi parlato alcuni articoli fa.

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    • C’è che comunque si metta e qualunque cosa succeda, quello che è stato fatto in questi quattro anni avrà in ogni caso effetti devastanti e duraturi sull’intera società statunitense, infinitamente peggio di qualunque stravolgimento etico abbia provocato la mafia – o meglio le mafie, italiana, irlandese ed ebraica, le ultime due assorbite dalla prima e sostanzialmente scomparse dopo la fine del proibizionismo quando con la fine del contrabbando degli alcolici si è passati a cose molto più pesanti e il gioco è diventato molto più duro e spietato.
      Sulla cosa del sesso avevo visto qualcosa. E, ti dirò, se proprio deve passare una simile bestialità, meglio che per il riconoscimento del “sesso percepito” non sia richiesto l’intervento di chirurgia e ormoni: almeno ai bambini cui i genitori fanno il lavaggio del cervello per indurli a credersi del sesso da loro desiderato, non sarà imposto il blocco ormonale della pubertà; se poi crescendo riescono a liberarsi dal condizionamento, avranno almeno il corpo intatto.

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      • ti dirò, molta della mitologia liberal si basa su contraddizioni: il gender è un costrutto sociale ma le “donne biologiche” sono da tutelare perché penalizzate dal possesso della cervice uterina ma è sbagliato impedire ai trans come Emilie Decaudin di essere considerati donne e di poter godere delle quote riservate alle donne biologiche.
        Già adesso c’è uno scontro sotto traccia fra le femministe che sostengono la diversità biologica fra le vaginamunite e i pisellomuniti e chi sostiene che sentirsi donna significhi automaticamente essere donna, e che il mondo debba riconoscere tale fatto.
        E con l’aumento della ciccia sul tavolo lo scontro diventerà sempre più aspro.
        O altro scontro in fieri: le quote “nere” per favorire la comunità di colore son state denunciate da altre “minoranze” come discriminatorie nei loro confronti. Altra patata bollentissima…

        Saranno quelle contraddizioni che bloccheranno Biden e prepareranno la strada al successore.

        PS
        ricordi chi è arrivato dipo Jimmy “volemose bbbene” Carter?

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        • Già, Reagan, sicuramente uno dei più tosti.
          Comunque sotto il regno di Biden arriverà sicuramente il Messia, il primo per gli ebrei e quello che deve ritornare per i cristiani, e se i due riescono a mettersi d’accordo, sicuramente regneranno l’amore universale e la pace totale, per cui tutte le cose che hai evocato svaniranno nel nulla.

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  2. Biden non ha vinto e la Harris è la Vice di niente, negli stati dei Grandi Laghi stanno ancora contando i voti e c’è già chi li riconterà; BREAKING: Georgia Secretary of State Announces Recount (VIDEO), questo in Georgia e chi: https://www.money.it/Elezioni-USA-Corte-Suprema-ordina-Pennsylvania-separare-voti-posta, ha dato il via alla separazione dei voti postali arrivati dopo le 20.00 del giorno delle elezioni.
    Sono già due Stati molto importanti.
    Biden non è Presidente per il semplice fatto che non è la Cnn ad incoronarlo ma i delegati il 14 dicembre e già quel giorno poterebbero esserci sorprese.
    I brogli, enormi, ci sono stati, di esempi e fatti ne escono fuori tutti i giorni, ci sono lavoratori postali che iniziano ad ammettere le pressioni ricevute, le minacce ecc. Quella Ferrari, quel Suv e quell’auto arrivate alle 4 di mattina, davanti ad un seggio, con un carico di voti tutti per Biden, sono solo pochi esempi.
    Gli stessi delegati che dovrebbero eleggere il presidente, anche fossero i Dem usciti fuori da questa elezioni, siamo sicuri che voterebbero la coppia Biden Harris? la seconda è mal vista da parecchi Dem … e se la Corte Suprema Federale, che sono 6 a 3 per i Repubblicani, visti i brogli e la impossibilità di poter giungere in un tempo decente alla verità decidesse che a votare il Presidente non fossero i nuovi delegati ma i vecchi, usciti fuori dalle elezioni del 2016?
    Bisogna essere molto prudenti in questi giorni a dare Biden Presidente, non lo è e stanno ancora contando voti, proprio negli Stati che gli sono già stati assegnati.

    Gérard

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    • Gérard, non esiste proprio che siano riassegnati i delegati del 2016. Nel caso più estremo, che è il pareggio 269-269, o forse nell’impossibilità di esprimere un collegio elettorale o di rivotare entro tempi pressoché immediati (non è mai successa nessuna delle due), la palla passa al parlamento (solo la House, non il Senato), che eleggerà un rappresentante per ogni stato dell’Unione. Sarebbe una manna per Trump, perché i parlamenti nazionali son in maggioranza Repubblicani, mentre il Senato dovrebbe nominare il Vicepresidente. E’ molto improbabile, quindi, che la Camera lo consentirà.

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    • Grazie, alcune di queste cose mi mancavano. La proclamazione urbi et orbi della vittoria di Biden serve chiaramente a condizionare l’opinione pubblica: se alla fine i riconteggi dovessero dare ragione a Trump, dopo che per dieci giorni il presidente “è stato” Biden, tutti tenderanno a considerare Trump un usurpatore, un golpista, un presidente illegittimo.

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      • Infatti, è ovvio che lo scopo è quello. E nel caso, la terra bruciata che abbiamo visto negli ultimi sei mesi, chiese vandalizzate, statue (di Lincoln e Washington!) buttate giù, intere comunità di minoranze etniche messe a ferro e fuoco, pestaggi, blocchi stradali, omicidi a sangue freddo, due miliardi di dollari stimati di danni: in confronto sembrerà la festa di Halloween. Ma stavolta durerà poco, ormai Trump conosce gli strumenti giusti (primo: federalizzare gli agenti, così sarà impossibile ai procuratori simpatizzanti rimettere immediatamente in libertà i delinquenti; secondo: mettere uno con le palle alla Giustizia, Giuliani andrebbe bene, ed all’FBI, qui sarebbero perfetti Grenell o Flynn. Non sarà necessario contare i morti).

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  3. Quanto pessimismo, gente. Non leggete la CNN? Nonno Joe non si è manco insediato – ma che dico, nemmeno si è sicuri abbia vinto davvero – che BLM dichiara la fine della dittatura razzista e si ritira con ordine, i bambini festeggiano per le strade e una è particolarmente contenta di vedere nella vice-presidente Harris “una come lei” (deve essere la cuginetta di quella italiana che vedeva in Mario Monti “il nonno buono che fa le cose per il mio futuro”).
    Sul fronte internazionale: le borse volano, finisce la guerra commerciale con l’Europa, si ferma il cambiamento climatico, spunta fuori il vaccino per il Covid e il leone giace con l’agnello (quest’ultima cosa non la scrivono ma è praticamente implicita).
    Paiono gli ultimi minuti di uno di quei film in cui, per la fretta di chiudere col lieto fine, gli sceneggiatori si sono pure dimenticati del senso di inerzia ontologica. E così, pugnalato al cuore il cattivo, il suo esercito del male esplode, la roccaforte delle tenebre crolla e tutto torna anche meglio di prima.

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    • E naturalmente si chiuderà il buco dell’ozono, quei 17 milioni di visoni miracolosamente guariranno, e anche i muti potranno parlare mentre i sordi già lo fanno e sarà tre volte natale e festa tutto il giorno e ogni Cristo scenderà dalla croce e anche gli uccelli faranno ritorno, con grande gioia della povera Asia Argento ormai in crisi d’astinenza perenne.
      E magari anche il vecchietto in preda alla demenza senile riuscirà a diventare giovanile, risparmiando al severgnino la miliardesima puttanata della sua carriera giornalistica.

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