AMERICA, QUALCHE FATTO E QUALCHE RIFLESSIONE

Per partire dal principio bisogna ricordare la feroce guerra scatenata contro Trump fin dal momento in cui, nel 2016, ha annunciato di volersi candidare alle elezioni presidenziali: guerra senza quartiere, condotta con tutti i mezzi leciti e illeciti – soprattutto illeciti – da parte dei mass media, del mondo dello spettacolo (vogliamo ricordare la “marcia delle donne contro Trump” guidata da una signora che aveva promesso pompini a chi avesse votato la Clinton? Vogliamo ricordare l’intensa partecipazione di quell’altra signora che sul palco si fa agguantare la passera dagli spettatori? E si potrebbe continuare a lungo), mentre i politici hanno passato tutti interi questi quattro anni a fabbricare macchinazioni e inventare favole, per sostenere le quali hanno pagato testimoni e coinvolto innocenti a cui hanno distrutto carriera ed esistenza – al costo di decine di milioni di dollari – per poterlo esautorare. E bisogna ricordare come la metà abbondante dell’America che stava dalla sua parte è stata trattata da fascista, troglodita, ignorante, mentre il consenso per Trump aumentava di pari passo con l’aumento dell’occupazione nera e ispanica e dei loro salari. E bisogna ricordare come, per danneggiarlo, siano state scatenate le rivolte delle bande razziste e terroriste degli Antifa e dei Black Lives Matter. Bisogna ricordare, in poche parole, come la politica dem – e solo quella – abbia letteralmente spaccato l’America in due.

E come alla fine, sapendo benissimo che la maggioranza era per Trump, abbia messo in piedi la gigantesca macchina dei brogli che abbiamo visto, e come la magistratura e la pubblica amministrazione abbiano semplicemente rifiutato di prendere in esame tutte le documentazioni che in questi due mesi sono state presentate in merito ai brogli – cosa che non si spiegherebbe se non col fatto che tutti sapevano esattamente che cosa sarebbe successo se quei documenti fossero stati studiati in maniera onesta e se fosse stato verificato il funzionamento delle macchine di voto.
Alla fine la corda troppo tirata si è rotta. E come sempre, i mass media semplicemente capovolgono i fatti, o li addomesticano, come la famosa telefonata di un’ora dalla quale sono stati selezionati ed estratti quei quattro minuti da dare in pasto al pubblico – tipo noccioline alle scimmie dello zoo, che se le mangiano di gusto senza che venga loro in mente di chiedersi e chiedere da dove vengano quelle noccioline – sistema col quale è un gioco da ragazzi far dire a chiunque qualunque cosa. E uno splendido esempio di disinformazione e capovolgimento dei fatti lo abbiamo da Paolo Guzzanti sul Giornale:

I membri del Congresso e il presidente eletto hanno chiesto invano al Presidente di richiamare la folla. Si sa che il Presidente, ancora per pochi giorni, si sarebbe limitato ad un blando invito a «calmare gli animi». Lo stato delle cose purtroppo non consente di evitare il sospetto di una insurrezione armata contro lo Stato federale, sostenuta da un presidente che già viene dai media definito traditore [che i manifestanti NON fossero armati è, ovviamente, un dettaglio di nessuna importanza]. Biden ha implorato Trump di andare davanti alle telecamere e richiamare la rivolta, ma finora nulla del genere è accaduto. (qui)

E infatti

Per non parlare di Mentana

che come se non bastasse si compiace del bando decretato a Trump da FB, e qualcuno, giustamente…

Diciamo che il rapporto fra i fatti e la rappresentazione dei fatti che danno i mass media è sostanzialmente questo

Per quanto riguarda i fatti di sangue:

Cullà: è certo che a sparare sia stata la Capitol Police, la donna era una manifestante trumpiana, 14 anni nell’Areonautica, e disarmata.
Myollnir: Non so voi, io ho fatto in tempo a vedere il video dello sparo, prima che lo facessero sparire (forse si può ancora trovare su zerohedge o simili). Impressionante, un colpo al collo da un metro di distanza. Volontario, una cosa alla Jack Ruby. Impressionante.

Ma il pericolo viene da Trump e dai suoi sostenitori, naturalmente. E quanto all’irruzione in Campidoglio

Nino Pepe

Non credo che chiedere di ricontare i voti sia un atto eversivo. A Washington c’è stato il trappolone. Con quella marea impressionante di persone, mettere a guardia del Campidoglio soltanto una ventina di agenti, che poi si sono fatti da parte e hanno fatto entrare delle persone comunque disarmate, mi puzza di cosa organizzata dai democratici. Domanda retorica: a quale scopo?

E magari non sarà stata programmata e organizzata in anticipo, ma per puzzare puzza proprio, eccome se puzza.
Aggiungo una risposta di Giovanni Bernardini a una sua lettrice, ma che risponde anche a tanti altri.

Giovanni Bernardini

1) Le prove non si riducono affatto a semplici dichiarazioni di Trump e dei sui legali. Ci sono filmati, centinaia di affidavit, dichiarazioni scritte giurate (e chi mente in un affidavit finisce in galera) pareri di tecnici, testimonianze prestate di fronte ai parlamenti di vari stati (che hanno convinto tali parlamenti a non convalidare i voti per Biden). C’è l’incredibile andamento della notte elettorale, con il blocco dello spoglio in tutti gli stati contestati e la ancora più incredibile rimonta di Biden.

2) Ovviamente il rifiuto dei giudici di prendere in esame le montagne di materiale probatorio si basa su leggi e regolamenti, ma di certo i magistrati potevano interpretare leggi e regolamenti in maniera tale che si potesse entrare nel merito delle varie contestazioni. Nessuno era obbligato a fare il muro di gomma. Due giudici della corte suprema del resto si sono espressi affinché si entrasse nel merito delle contestazioni del Texas e di altri 19 stati. Se il materiale non è stato esaminato è solo, a mio parere, perché i giudici non volevano assumersi una responsabilità troppo grossa.

3) Se fossero entrati nel merito la soluzione sarebbe stata molto più soddisfacente per tutti, non ci sarebbe stata nessuna serie infinita di ricorsi. Se ad esempio le macchine dominium fossero state esaminate da un team di tecnici e trovate affidabili il discorso si sarebbe chiuso. E ora non ci sarebbe mezza America che si ritiene truffata.

4) Concordo sull’assalto al parlamento, un atto inqualificabile, ma di certo non è stato Trump ad organizzarlo. Tra l’altro gli si è rivoltato contro, cosa ampiamente prevedibile.

5) Un presidente dovrebbe esser garante della legalità, non assumere atteggiamenti eversivi. Beh…il primo attacco alla legalità è avvenuto nella notte fra il 3 ed il 4 novembre. Quanto ai toni accesi di Trump, come dimenticare che questi è da 4 anni costantemente sotto assedio? Che è stato fatto di tutto per impallinarlo? Che abbiamo assistito allo spettacolo questo si unico, di un presidente censurato, addirittura oscurato, da social e reti televisive? C’è molto poco di legale nel modo in cui per anni i dem hanno tentato tutto pur far fuori il loro nemico…

6) Non credo proprio che Trump avesse, o abbia in mente di tentare un golpe. Lo dimostra tra l’altro l’appello di oggi affinché i suoi seguaci tornino a casa. E poi, se vuoi un golpe organizzi per bene le cose, mobiliti l’esercito, non quattro imbecilli scalmanati.

Direi che basta… 

E una di

Flavio Gastaldi

In sintesi:

– il conteggio dei voti viene bloccato per ore e quando riprende i voti sono stati attribuiti al 100% ad uno solo dei candidati
– c’è il sospetto gravissimo di brogli elettorali
– il potenziale danneggiato chiede di verificare i voti, come dovrebbe avvenire in tutte le democrazie, vari tribunali non glielo concedono senza entrare mai nel merito e dichiarandosi tutti fondamentalmente incompetenti
– la gente si sente defraudata e protesta
– le autorità locali fanno entrare senza alcuna resistenza in Campidoglio chi protesta salvo freddare una giovane disarmata con addirittura accanto decine di militari con mitra spianati

Risultato:

– l’eversivo è quello che ha semplicemente chiesto di ricontrollare i voti.

(Alfonso Maria Avitabile, trovato e riproposto grazie a Betta Maselli)

In molti dicono: se aveva le prove doveva portarle in tribunale, non fare la rivoluzione. Giusto, ma se anche da Berlino sono spariti tutti i giudici, cosa si deve fare? Rassegnarsi a restare cornuti e mazziati?

Aggiungo ancora questa riflessione

Noi con Trump

LA NOSTRA RIFLESSIONE SULL’INCREDIBILE GIORNATA DI IERI

Abbiamo modificato il post che avevamo scritto a caldo perché la situazione nel frattempo si è evoluta, abbiamo riflettuto e al netto che confermiamo ciò che pensiamo, ci è sembrato doveroso riscrivere facendo delle distinzioni e delle precisazioni.
Come associazione

Noi con Trump 

abbiamo dato fin dal primo giorno il nostro supporto al presidente

Donald J. Trump

e alla sua amministrazione perché crediamo fermamente che la sua sia stata una politica straordinariamente rivoluzionaria e che i risultati ottenuti non sarebbero stati possibili con nessun’altra persona al posto di comando in USA.
Noi quindi ci occupiamo di politica e di proposte politiche rivoluzionarie, osservandone gli effetti nella più grande e antica democrazia del mondo. Quel che sta succedendo in queste ore, però, non ha nulla a che vedere con la politica. Questa è qualcosa che somiglia più ad una guerra.
Soprattutto, abbiamo la certezza di come questo scontro fosse incredibilmente difficile da evitare. Noi siamo convinti che ci siano stati dei brogli elettorali ma, anche prendendo per buoni i risultati, in America ci sono quasi 160 milioni di persone che hanno espresso il proprio voto, una percentuale incredibilmente alta, un numero mai raggiunto da nessun’altra elezione nella storia del paese, il tutto con dei dubbi che serpeggiano e spesso evidenziati da logiche di numeri. Il risultato è un’America spaccata a metà, lacerata, con oltre 70 milioni di persone che hanno visto il proprio sogno infrangersi nel giro di poche ore, quello di avere altri 4 anni di benessere e di crescita, di sicurezza e di opportunità, attraverso un secondo mandato del presidente Trump.
Quello di ieri è stato un evento catastrofico, mortificante per la democrazia americana, ma è comunque solo uno dei sintomi di questo malcontento diffuso in tutto il paese. Ci sono persone che hanno dato tutto quel che avevano fiduciosi nella rielezione di Trump, hanno lottato, hanno resistito agli attacchi e alle critiche. Trump ha rappresentato per loro l’unica vera salvezza in un panorama politico che ha perso sempre più interesse per i più deboli. Questo è successo perché Trump ha reso forti quei deboli, ha dato loro speranza, li ha fatti rialzare e reagire e lo ha fatto attraverso delle politiche di tutela del cittadino. Oggi quelle persone si sentono tradite, truffate, in pericolo e sono arrabbiate e sono pronte a combattere con la propria vita perché grazie a Trump hanno scoperto che non fa bene avere paura ma che bisogna “stand your ground”.
Trump ha emancipato un’intera fascia sociale completamente abbandonata dalla politica e queste persone sono prima tornate alle urne per la prima volta dopo decenni e oggi sono pronte a fare una rivoluzione.
Come associazione, vi invitiamo a non lasciare che sia solo la narrazione dei media mainstream a spiegarvi cosa stia davvero succedendo in America ma di provare a sentire anche altri punti di vista, cercando di schivare gli sciacalli delle fake news e chi oggi vuole sfruttare il sensazionalismo degli eventi in corso.
Stiamo assistendo ad una delle pagine più importanti, controverse ed articolate della storia contemporanea mondiale.
Noi ci impegneremo, come sempre, a riportare gli eventi dal punto di vista dei supporter di Trump perché mai come oggi siamo stati convinti che questo possa essere uno spunto di confronto necessario per tutti.

E un articolo di Fiamma Nirenstein

“Questo finale rovina tutta la storia di una presidenza diffamata per anni”. Intervista a David Wurmser

 Il Giornale, 08 gennaio 2021

Seduti uno di qua e uno di là dall’Oceano, da Washington e da Gerusalemme, contempliamo con la testa fra le mani, insieme a David Wurmser, il disastro di Capitol Hill, la parabola del presidente che ha trasformato la conclusione del suo mandato in un circo di leoni impazziti. David è uno dei migliori intellettuali conservatori degli Stati Uniti, è stato consigliere speciale al Dipartimento di Stato di John Bolton, e prima di Dick Cheney, vicepresidente degli Stati Uniti, membro dell’American Enterprise Institute.
Cos’è successo a Capitol Hill? «E successo un disastro. Tutta la storia della presidenza Trump sarà ricordata soprattutto per questa conclusione, e la sua memoria ne sarà interamente compromessa».
Le critiche a Trump erano già insistenti, asfissianti… «Di più, ed è stata proprio la persecuzione totalizzante del personaggio e dei suoi che ha portato al discorso scandaloso di due giorni fa. Trump è stato sempre un’antenna dello stato d’animo della sua folla, non di violenti, ma di cittadini su cui il fatto di non essere di sinistra è diventato un’accusa di essere una sorta di “nazisti”. Una parola che non ammette replica, perché implica storicamente la sua totale indecenza. Trump e la sua gente in questi anni sono stati bombardati da accuse di ignominia: ci sono stati licenziamenti, fratture familiari, messe al bando di vecchi amici, odio, disgusto e shaming sui media, attacchi fisici al ristorante, per la strada ai trumpiani. La legittimazione appartiene a gruppi che per altro negli ultimi 8 mesi hanno distrutto migliaia di negozi, ferito cittadini, sparato ai poliziotti…».
La campagna elettorale ha peggiorato molto. «Non è stata nemmeno una campagna elettorale, ma un coro di diffamazione mentre agli altri tutto veniva condonato, la violenza, i rapporti del figlio di Biden coi cinesi».
Ma Trump ha sbagliato a reclamare ancora la vittoria e a chiederla alla folla. «Sì ha sbagliato, ha compiuto svariati errori, anche col Covid mentre faceva politiche giuste proclamava posizioni sbagliate. E induce oggi con gli ultimi fatti all’oblio dei molti errori storici che aveva curato con azioni giuste: aveva sgominato la paura paralizzante della Cina, l’ubbidienza ai no palestinesi promuovendo una serie di processi di pace; aveva posto fine alla pretesa che con l’Iran qualsiasi accordo sia migliore di un non accordo e alla passività di fronte all’ostilità di Onu ed Europa. E in politica interna ha promosso la riabilitazione in base alle regole di un mercato libero ma nazionalista di una larghissima classe sociale vilipesa. Da questa via Trump ha guadagnato sempre più consensi».
Adesso possiamo dire che siamo in mezzo a un disastro? «I disastri sono due: il primo è quello legato agli scontri, il secondo è quello della Georgia. E’ una tragedia per Biden non avere un Senato conservatore dietro cui nascondersi per bloccare l’estremismo del suo partito».
Il problema è la democrazia americana: si potrà ricostruire una situazione in cui governo e opposizione si confrontano serenamente? «C’è sempre stato molto in comune nelle due parti politiche, nell’idea che ogni individuo è un depositario di “diritti inalienabili” dati da Dio o dalla Storia o dalla natura, cda qualcosa di più grande di lui. Ma ora la sinistra si è staccata da questa sponda, la sua propensione è verso una deriva socialista alla Bernie Sanders».
Pensi che nei prossimi giorni Trump possa fare ancora qualcosa che possa sconvolgere il mondo? «Non direi. Trump ha abdicato all’interventismo Usa, lasciando a ciascuno i suoi guai e le sue scelte. Ha anche posto fine alla scelta politica di un inutile restraint internazionale. E così ha avviato parecchi cambiamenti positivi, ma…».
Ma ha rovinato tutto. «Diciamo danneggiato».

E infine la conclusione.

Gerardo Verolino

Attenzione, il famoso colpo di Stato messo in atto, a Washington, dai Village People, gli indiani Arrapaho di Ciro Ippolito, i trapezisti del circo Togni, i mandriani, gli hillibilly, Buffalo Bill e i guerrieri vichinghi con le corna di Bisonte, (come sostenevano tutti quelli che avevano preso un colpo di sonno o un colpo di Sole) è già finito. È durato la bellezza di cinque ore: meno del tempo di un reality show e più di una puntata di Dallas. Informiamo allora i telespettatori che non è stata istituita la corte marziale, non girano i carri armati per le strade, non esistono i dpcm di Conte né i proclama del generale Jaruzelsky, non c’è coprifuoco e non esiste la polizia politica a controllarti. Ieri, l’Aula ha lavorato come sempre e ha decretato l’elezione del presidente e della sua vice.
La notte nera della democrazia americana, l’ora più buia, la dittatura, la fine della democrazia liberale sono rinviate a data da destinarsi. Augh!

Ecco, sull’ultima frase ho purtroppo qualche dubbio: La notte nera della democrazia americana, l’ora più buia per l’America e per il mondo intero, stanno in realtà cominciando adesso. E chissà se dalle macerie, alla fine, sarà ancora possibile ricostruire qualcosa. (Se vi resta ancora un po’ di tempo e di energia e di pazienza, suggerirei di leggere anche questo e questo)

barbara

  1. Una prima domanda: io la telefonata l’ho vista e letta tutta. A me davvero ha ricordato il Padrino in versione Ciccio e Franco per quanto fosse ridicola la presa di posizione di Trump, le sue richieste assurde, la tetragona resistenza a credere a quello che dice a Raffensperger ( Mr. President, ho assistito personalmente a TRE riconteggi, e nessun broglio e’ uscito fuori), le velate minacce e via andare. Lascia perdere i 4 minuti e ascolta toni e contenuti di piu’ di un’ora di delirio. Poi parliamo del resto.

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    • Ricapitolando:
      – trovi sorprendente che una persona che da oltre quattro anni viene letteralmente braccata per avere diminuito le tasse, aumentato i salari, diminuito la disoccupazione, aumentato l’impiego in particolare delle minoranze etniche, non avere – primo presidente americano da molti decenni – iniziato nessuna guerra per esportare la democrazia e avere riportato a casa migliaia di soldati, avere pacificato mezzo Medio Oriente, avere arginato lo strapotere della Cina e la pericolosità della Nord Corea, fermato – o almeno rallentato – per quattro anni l’avanzamento iraniano verso l’atomica, trovi sorprendente, dicevo, e scandaloso che il tizio in questione sia un tantino esasperato e trascenda nei toni.
      – preferisci credere alla testimonianza di UNA persona che è d’accordo con te piuttosto che a quella di centinaia che non lo sono, oltre che alle prove concrete che confermano le loro testimonianze.
      – dai per scontato (mi riferisco a quanto hai scritto da te) che le fonti di informazione di Trump, dato che sono ovviamente di parte, siano automaticamente anche menzognere e comunque inaffidabili (se ti dichiari sicuro che non è stato tuo figlio a guidare la rapina in banca che ha fatto tre morti, devo considerarti automaticamente bugiardo per il fatto che sei di parte?)
      – non condividi la scelta di bannare Trump dai social ma la trovi comprensibile – oltretutto con un argomento fasullo, ossia la volontà di non esasperare gli animi e buttare benzina sul fuoco; fasullo in quanto l’oscuramento di Trump e dei suoi sostenitori data almeno dall’inizio della campagna elettorale.
      – paragoni la distruzione delle attrezzature di una troupe televisiva (la più schifosamente faziosa, ostile e falsificatrice dei fatti, per inciso) al rogo dei libri di Berlino: hai fatto questo paragone tutte le infinite volte che in occasione di scontri è avvenuto qualcosa di analogo? Lo hai fatto in occasione delle immani devastazioni messe in atto per settimane dai BLM e dagli antifa? Lo hai fatto per la distruzione delle statue e di tutto ciò che testimonia culture non gradite ai padroni del momento?

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      • Il primo punto è riconducibile, in una battuta, a “Trump ha fatto anche cose buone”. Che è vero, per carità. Ma storicamente negli USA chi NON viene rieletto ha sbagliato qualcosa in campo economico (il resto passa sempre in cavalleria). Ora, sarà anche vero che Trump ha fatto tanto per l’economia USA; ma evidentemente non ha fatto abbastanza, oppure non ha fatto abbastanza per la maggioranza della popolazione, il che giustifica i 74 milioni e passa di voti a favore di Trump, maanche gli 81 e passa a favore di Biden.

        Punto 2: io non mi sento “mainstream”, ma in questo caso non si tratta di credere a UNA persona: si tratta di prendere atto che TUTTI i ricorsi arrivati in tribunale sono stati rigettati perchè inconsistenti/inventati/non supportati da alcuna prova a favore. Non è che perchè Trump dice “ci sono stati i brogli”, allora ‘sti brogli ci sono. E aggiungo: non è che se ti prepari la via per i ricorsi sin da SETTEMBRE 2020 (perchè non sei stupido, e sai che tutte le cavolate che hai fatto per il Covid peseranno, come peserà la crisi economica anche se non è tutta colpa tua) dicendo che se perdi sarà per i brogli, allora hai più ragione.
        Ricordo poi che ad agosto 2020 Donald ha preventivamente mandato a casa il capo supremo dell’USPS e ci ha messo una persona vicina a lui, proprio per evitare brogli postali (o per controllare questa modalità di voto, se vogliamo essere più complottisti).
        Poi non capisco questa sicurezza granitica nel credere (non pensare: credere) che 1) i brogli ci sono stati, 2) sono TUTTI a sfavore di Trump, 3) sono nell’ordine dei MILIONI di voti.

        Punto 3+4: io do per scontato che TUTTE le informazioni sono di parte e inaffidabili. Per questo ritengo fondamentale potersi informare da più fonti diverse. L’unico giornale italiano che leggo è il Foglio, perchè mi piace leggere commenti che non vogliono passare per verità. Ci arrivo da solo -confrontando diverse fonti- a farmi un’idea.
        Per questo poi trovo ridicolo il ban a Trump sui social media. Anche perchè -come dice Trump stesso- questo non può che comportare la polarizzazione delle posizioni su piattaforme diverse e contrapposte: Facebook Vs. MeWe, Twitter Vs. Parler e via andare. Faccio notare a questo proposito che credere che MeWe e Parler siano super partes è un po’ ingenuo. E no: non credo che MeWe sia “Trumpiano”, o che Parler sia il refugium peccatorum dei Proud Boys. Penso soltanto che MeWe sarà “amico” di Trump (o degli antivaccinisti, che si stanno trasferendo in massa li’ sopra) finché gli farà comodo, oppure finché non ci sarà una causa milionaria per qualcosa fatto da un utente di MeWe che qualche giudice ricondurrà a MeWe. Come è successo per Twitter e Facebook (e questo spiega perche’ Zuckeberg è diventato tutto d’un tratto cattivo con Trump: semplicemente perchè a Mark interessano i soldi, e non vuole essere spolpato da cause milionarie).

        Punto 5: tutte le volte che un giornalista o una troupe televisiva-radiofonica viene azzittita è un brutto giorno per la democrazia. Qualsiasi parte distrugga microfoni e telecamere e di qualsiasi canale tv si tratti. Come tutte le volte che le statue vengono abbattute (a meno che non si tratti di quelle di Saddam o di Lenin in posti dove c’e’ stata una dittatura).

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        • 1. No, non esattamente: non ha fatto “anche” cose buone, ha fatto benissimo quasi tutto, con metodi che agli schizzinosi non piacciono.
          2. Quindi tu sei convinto che prima di Falcone la mafia in Sicilia non esisteva, dal momento che TUTTI i processi per mafia arrivati in tribunale si sono conclusi con l’assoluzione. Quanto alla gestione del covid, non credo tu ignori che la gestione della sanità è statale, NON federale, e quindi le scelte sono unicamente dei governatori dei singoli stati, non del presidente.
          5. tutte le volte che un giornalista o una troupe televisiva-radiofonica viene azzittita è un brutto giorno per la democrazia.
          La domanda non era questa. Io ti ho chiesto se tutte le volte che è successo tu abbia esplicitamente e pubblicamente paragonato l’episodio al rogo dei libri di autori di razza ebraica e di autori “degenerati” messo in atto a Berlino il 10 maggio 1933, non ad opera di qualche banda di esagitati bensì per iniziativa delle autorità statali.

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  2. La novità di oggi è che Twitter e Facebook hanno rimosso definitivamente gli account di Trump, e di un scacco di supporters ed associati. Quindi, Trump è passato a Parler, l’alternativa libera. Prontissima la controrisposta: Parler bandito dal Play store di Google, e molto probabilmente domani anche dal market di Apple. Ed ovviamente il sito, ancora utilizzabile, è andato in crash. E Gab, alternativa libera a FB, denuncia che da settimane si stanno materializzando nuovi account fantasma con deliranti incitamenti alla violenza, in modo da aprire la strada alla messa al bando anche di Gab.com. Che però è un osso più difficile: essendo già stato bannato in passato, si è comprato i suoi server e fa a meno della pubblicità.

    Sempre più penso che l’assalto al Campidoglio di Mercoledì sia l’incendio del Reichstag del nuovo regime.

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      • @myollnir
        Cioè Trump ha un account di posta su un servizio gratuito? Magari Google… Un po’ stupido da parte sua…

        Pure io che sono un pirla qualsiasi ho una mail personale da un provider serio, a pagamento (100 euro per 3anni, inclusa VPN e fileserver), con un contratto di servizio e uno SLA. In un Paese con una legge su dati e privacy decisamente protettiva.

        Coi soldi che ha Trump un server di posta di sua proprietà direi che è tranquillamente fattibile.
        Parliamo di un investimento iniziale di circa 600$ ed un costo di esercizio di un frigorifero di quelli a doppia anta.
        Mettiamoci pure un tizio fidato che ci faccia manutenzione (ma ce l’avrà un tecnico informatico in una delle sue società, no?), siamo a cifre che si può permettere un esponente della middle class qualsiasi.

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        • Ho controllato. Ha una parte free che ha gli stessi TOS (simili insomma) di Gmail e una parte a pagamento per alti volumi che ha un tariffario su preventivo, quindi non pubblico. E non sono pubblici neanche i TOS e gli SLA, perché probabilmente cambiano in base al contratto sottoscritto.

          Se non sono stati più che ingenui quando hanno stilato il contratto, possono fare causa.

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        • Interessante. Io di account ne ho due aziendali (lavoro per tre Asl diverse), una certificata che mi paga l’Ordine, una Yahoo vecchissima che è quella che uso di default, e una su Gmail che fornisco a chi mi chiede un indirizzo ma non voglio che mi rompa più i coglioni ( non la controllo mai, in pratica è un grande cestino per la spam).
          Un altro indirizzo non mi serve, ma sono interessato alla VPN ed al file server. Che servizio è?

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        • Solo un’ ultima cosa: un suo server privato se lo potrà permettere tra due settimane, quando tornerà ad essere un privato cittadino, ma come titolare di incarico pubblico gli è vietato. È proprio un reato penale, anche se Hillary Clinton l’ ha fatta franca.

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        • Il servizio è protonmail, svizzero. Ma il prezzo si riferisce all’offerta che fanno ogni anno per il Black Friday. Penso che altrimenti venga sui 180. Ma solo VPN+fileserver costa molto meno.

          Sul server privato mentre in carica hai ragione, ma in quel caso non dovrebbe avere la casella ufficiale messa a disposizione dal governo stesso?
          Mi ricordo che lo scandalo della Clinton contemplasse anche una sua insistenza per agire fuori dalle procedure e dirottare la posta dalla casella governativa a quella di casa sua.

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        • Non il punto interrogativo, ma tutto da lì fino alla fine. L’ho fatto, ovviamente, altrimenti vedresti l’url da cliccare e non la foto.
          Sì, ho visto diverse foto in giro coi tizi lì al campidoglio e nelle manifestazioni del BLM.

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  3. Molto bello, l’ho condiviso. Sono triste, deluso, indignato, arrabbiato e non so cos’altro. Il futuro che ci aspetta è orribile, la dittatura universale si sta consolidando. È una dittatura diversa da quella classica di una volta e che fa finta di farti sentire libero, peccato che moltissimi gonzi ci caschino, per questo molta gente non la riconosce, ma le analogie sono tante, c’è tutto: il golpe fraudolento che mostrifica l’avversario anticonformista e scomodo come il nemico del popolo, si sta parlando addirittura di arrestarlo e di marchiarlo con l’impeachment in modo che non possa più ricandidarsi, non perché ritenuto pericoloso (questo è ciò che ti dicono), ma solo perché scomodo in quanto seguìto e amato dal popolo che delle guerre di Obama e delle vessazioni, della mancanza di lavoro e della povertà non ne può più. I giornali che si prostituiscono al potere e mentono spudoratamente, che se vuoi sapere qualcosa devi cercare canali di informazione alternativi. Una volta esistevano giornaletti e volantini clandestini, stampati nella paura dell’incursione poliziesca nella sede, tenuta nascosta e camuffata, oggi ci si deve collegare a siti poveri e video per quel breve tempo finché non vengono censurati, tenuti su da persone coraggiose, siti che vivono delle offerte di quei cittadini che hanno conservato il sapore della libertà e della giustizia, che per questo vogliono sapere ciò che succede davvero, gente che rifiuta le straballe di regime perché le riconoscono subito come menzogne, gente che il dato o la notizia tenuta nascosta la intuisce al volo ugualmente. E dietro c’è la corruzione più sfrenata e sfacciata che però purtroppo molti non vedono, ciò che conta è l’antirazzismo, la demolizione dei concetti più naturali: famiglia, patria, confini, lavoro, l’esaltazione gay e gender, la “lotta”, ma senza rinunciare alle comodità, al riscaldamento climatico a colpi di bella ciao, l’omologazione delle culture nelle scuole e nella società, tutte uguali, tutte belle anche quando sparano. Cara Barbara, ci aspettano tempi molto molto duri, hanno ipotecato le future generazioni, io vedo una specie di cortina fumogena nera che puzza di marcio e che sta per avvolgere il mondo, è il swamp che avanza, partito dagli USA con l’aiuto della Cina.

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  4. In effetti io sono tra quanti hanno detto che avrebbe dovuto rivolgersi a un tribunale, e che se i giudici sono corrotti ci sarà pure un giudice a Berlino, quello proverbiale. Beh, hai risposto garbatamente, Barbara, segnalandomi che quel giudice non c’è. In ogni caso gli assalitori del Congresso hanno involontariamente reso un grandissimo favore ai democratici. Purtroppo

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    • Resta da vedere quanti di quegli assalitori fossero sostenitori di Trump. Sappiamo che lo era la donna assassinata a sangue freddo dalla polizia (e molto più volontariamente e premeditatamente che con un ginocchio sul collo; e vedo in giro che con quattro assassinati dalla polizia fra i manifestanti, e un poliziotto morto di infarto, la responsabilità dei morti viene interamente scaricata su Trump) ma abbiamo anche documentazione di presenze di antifa e BLM.
      In ogni caso rinunciare a protestare quando si ha ragione di farlo per paura di fare indirettamente un favore agli avversari, è come la storiella che non dobbiamo combattere il terrorismo islamico con slogan quali “non avrete il mio odio” eccetera per fargli vedere che non modifichiamo il nostro modo di pensare a causa loro: semplicemente spalanchiamo porte e finestre alla loro invasione.

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