CENSURA E DINTORNI PARTE PRIMA

Vedo in giro mandrie di gioiosi plaudenti all’iniziativa di oscurare Trump, per la quale l’unica cosa che trovano da criticare è che non sia stato fatto prima. Le possibilità sono quattro: a) sono pazzi, b) sono criminali, c) sono ritardati, d) sono tutte e tre le cose insieme (l’Oca Signorina rientra nel caso d, probabilmente anche con qualche aggiunta).

Perché c’è da avere paura della guerra di Big Tech alla libertà di espressione

La sospensione degli account di Donald Trump sui maggiori social network e il parziale oscuramento della piattaforma Parler rappresentano dei fatti enormi per come si configura e sviluppa la politica ai nostri giorni, probabilmente più importanti degli stessi fatti di Washington del 6 gennaio.
È in atto una partita importantissima sulla libertà di espressione che potrebbe avere una valenza fondamentale per il futuro della nostra democrazia.
Gli eventi del Campidoglio hanno probabilmente rappresentato solo il “casus belli” per avviare un’ampia strategia di de-platforming della destra americana che era in preparazione da tempo.
Il blocco di Trump su Facebook e Twitter è stato giustificato da una presunta sua violazione delle regole di tali piattaforme. Tuttavia, è difficile ritenere che siano posizioni sopra le righe da parte di Trump a giustificare la sospensione dell’account del presidente, nel momento in cui i maggiori social network ospitano senza problemi Hamas, Khamenei, Erdogan o le fonti ufficiali cinesi che in questi giorni disinvoltamente indoravano campi di concentramento e pulizia etnica come opportunità di sviluppo e di emancipazione civile.
Particolarmente significativa è, del resto, la posizione assunta dall’importante dissidente russo Alexey Navalny che ha duramente stigmatizzato l’oscuramento di Donald Trump pur essendo notoriamente un suo feroce critico.
“A mio modo di vedere, la decisione di bannare Trump è stata basata su emozioni e su preferenze politiche di parte. Non ditemi che è stato bannato per aver violato le regole di Twitter. Io ricevo da anni minacce di morte ogni giorno e Twitter non ha mai bannato nessuno. Tra le persone che hanno account Twitter ci sono assassini (Putin e Maduro), bugiardi e ladri (Medvedev). Da molti anni TwitterFacebook e Instagram sono stati usati come base dalla troll factory di Putin e da gruppi simili in paesi autoritari. Certo Twitter è una società privata, ma abbiamo visto tanti esempi in Russia e in Cina di come questo tipo di società private divengono i migliori amici dello Stato e gli effettivi attuatori delle politiche di censura. Se sostituisci la parola Trump con la parola Navalny nel dibattito di oggi, ottieni un buon 80 per cento dell’argomentazione del Cremlino sul perché io non debba essere menzionato sui media e non mi debba essere consentito di partecipare alle elezioni”.
Se si pensa all’uso libero delle piattaforme fatte dai movimenti di sinistra radicale che nell’ultimo anno hanno messo a ferro e fuoco le città americane, appare chiaro che la decisione di silenziare Trump non è giustificabile secondo nessun criterio “oggettivo” di preservazione di un dibattito politico democratico e pacato.
Il ban di Trump è semplicemente funzionale alla partita del progressismo per conseguire una incontrastata egemonia culturale e mediatica sugli Stati Uniti e, più in generale, sull’Occidente. Niente altro interessa. Xi Jinping o Putin non sono un pericolo perché sono fuori dall’ambito di azione del progressismo occidentale e quindi con loro una convivenza, basata su una sorta di “cujus regio, ejus religio”, non è assolutamente problematica – anzi in qualche modo dalle collaudate strategie cinesi di controllo sociale e di “purificazione” del dibattito pubblico c’è persino da imparare.
C’è chi finora ha sottovalutato le implicazioni di tutto questo, anche sulla base di argomentazioni strettamente “liberiste”. In fondo le piattaforme sono private e quindi dovrebbero avere il potere di decidere le proprie politiche di moderazione, fossero anche apertamente discriminatorie. E se a qualcuno non sta bene, che si fondi la propria piattaforma! Tuttavia, questi giorni hanno segnato una profonda escalation della strategia censoria. Non solamente Donald Trump è stato allontanato dai social media tradizionali, ma subito dopo gli app store di Google e di Apple hanno rimosso l’applicazione della piattaforma alternativa Parler, in modo che non possa più essere scaricata, mentre Amazon sta minacciando di rimuovere lo hosting del sito web della stessa Parler.
Questo viene a determinare uno scenario gravissimo, in cui non solamente politici sgraditi vengono rimossi dai social network “di massa”, ma viene anche impedita la possibilità di far ricorso a strumenti di comunicazione indipendenti alternativi.
Siamo, forse per la prima volta nella storia, in una condizione di effettivo oligopolio e di effettivo cartello nel campo dei mezzi di comunicazione e, per molti versi, è ironico come questa condizione abbia la totale benedizione proprio di quella sinistra che per decenni si è scagliata contro il pericolo per la libertà rappresentata dalle “concentrazioni di mercato”.
Quello che maggiormente fa paura oggi è il movimento sostanzialmente coordinato di tutti i principali player che sarebbe difficilmente spiegabile in una chiave prettamente “economicistica”. In effetti, nel caso in cui un’azienda compia una scelta controversa che si ponga fortemente contro i desideri di parte importante del pubblico, il comportamento normale che ci si aspetterebbe dalle altre imprese sarebbe quello di andare a controbilanciare quella scelta con dei posizionamenti che coprano gli spazi di mercato lasciati scoperti. In altre parole, se l’azienda A sceglie di non dare più voce al politico più popolare di metà dell’America, l’azienda B concorrente dovrebbe logicamente muoversi per offrire un prodotto diverso e strappare alla prima gigantesche fette di mercato.
L’assoluto coordinamento tra i principali attori (FacebookTwitterGoogleAmazon) fa chiaramente intravedere come le scelte emergano da quella che è de facto una regia politica, che nasce da una saldatura manifesta tra Big Tech e Big Government. E purtroppo è una dinamica molto simile a quella a cui assistiamo nei paesi autoritari.
In questo conteso limitarsi a dare una lettura esclusivamente “privatistica” delle scelte dei giganti dei nuovi media appare poco convincente. Sembra evidente che ci troviamo di fronte ad uno scenario che non è minimamente paragonabile alle scelte editoriali “partigiane” di un giornale o di una singola televisione.
Siamo in una fase storica in cui la nostra “identità digitale” rappresenta una parte importante di noi. Vale per i maggiori politici, ma vale anche per ogni singolo cittadino. Nel mondo di oggi, cancellare un’identità digitale vuol dire, di fatto, condannare ad una morte civile. Il fatto che Big Tech con pochi click possa spegnere dei cittadini o interi gruppi e i loro rappresentanti è qualcosa, per molti versi, di agghiacciante.
Il peggio che si possa fare è non comprendere il carattere assoluto del pericolo che stiamo correndo e ridurre la questione a un tifo a favore o contro Trump – o comunque di ricondurre la vicenda solo ad una “risposta” a specifici atteggiamenti del presidente uscente. La questione è molto più importante e ci parla del futuro della libertà di espressione, anche perché se accettiamo di buon grado che Trump sia silenziato dobbiamo prepararci a vedere ridotta sempre più nel tempo la finestra di Overton delle opinioni accettabili sui “social”.
Non importa amare Trump e non importa essere particolarmente “di destra”, per comprendere la gravità della situazione. Per parafrasare la famosa poesia di Martin Niemöller – e senza nessuna volontà di trivializzare la tragedia della Seconda Guerra Mondiale – “prima cancellarono gli account dei fascisti ed io feci salti di gioia perché hanno idee ignobili, poi cancellarono quelli della Religious Right ed io tutto sommato fui contento perché in fondo sono solo bigotti e omofobi, poi cancellarono quelli di Donald Trump e dei suoi e penso che fecero bene perché in fondo Trump era uno sbruffone e uno screanzato, poi cancellarono quelli dei leader del centro-destra italiano e me ne feci una ragione perché sognavo un centro-destra migliore, poi cancellarono il mio e non c’era rimasto più nessuno su internet che potesse difendermi”.

Marco Faraci, 11 Gen 2021, qui.

Lorenzo Capellini Mion

Por la Libertad

“Non mi piace che qualcuno venga censurato o che gli venga tolto il diritto di postare un messaggio su Twitter o Facebook.
Non sono d’accordo con questo, non lo accetto.
Come puoi censurare qualcuno: ‘Vediamo, io, in qualità di giudice della Santa Inquisizione, ti punirò perché penso che quello che dici è dannoso.’
Dov’è la legge, dov’è il regolamento, quali sono le norme?
Questa è una questione di pertinenza governativa, non è un affare per le aziende private “.
Andres Manuel Lopez Obrador , Presidente del Messico

Il Presidente messicano è di sinistra ma qui non è questione di visioni politiche.
Qui è in gioco la libertà di espressione e la democrazia.
Gracias AMLO

#enemedia #KAG #MAGA

C’è una cosa, fra quelle dette dal presidente messicano, che sto pensando da quando è cominciata tutta questa storia: la Santa Inquisizione. I social (i padroni del socialvapore) hanno esattamente preso il posto dell’Inquisizione (e Galli e Crisanti hanno preso il posto del parroco che nella predica della domenica descriveva in maniera terrificante e terrorizzante l’inferno che aspettava i peccatori che osavano trasgredire le regole).
Ma qual è esattamente l’obiettivo di questo attacco concentrico a Trump?

Roberto Lorenzetti

SI DELINEA L’OBIETTIVO FINALE

Forbes (rivista economica) afferma che nessuno dei membri dello staff che ha lavorato per l’Amministrazione Trump potrà trovare un lavoro dopo quell’esperienza e che se un qualsiasi azienda ne assumesse anche solo uno, Forbes farà una campagna per affermare che quell’azienda, la sua proprietà e tutte le persone che lavorano in quell’azienda sono complici di una menzogna.
Non si sta parlando di pochi superprofessionisti, ma mi qualche migliaio di persone “colpevoli” di aver partecipato al governo del loro Paese.
Con questa mossa, che si affianca a VISA, Mastercard, American Express che hanno bloccato la possibilità di donare alle fondazioni che fanno capo a Trump, a FB e Twitter che hanno addirittura bloccato galantuomini come Ron Paul o minorenni come il 14enne Barron Trump, si delinea il punto d’arrivo del Nuovo Ordine Americano, ed è un modello molto più simile a quello cinese di quanto si possa immaginare: un modello in cui business e politica si sostengono vicendevolmente eliminando sia l’opposizione politica che gli elementi di concorrenza, non solo con il silenzio ma anche con l’impossibilità economica.
Il modello capitalistico è stato piegato alla cooptazione forzata e, senza alcun dubbio, ci troviamo in una situazione nella quale un nuovo corpus giuridico fattivo è stato scritto dalle Corporations in forma di Standard della Comunità, di Principi Etici, di Regola per la Responsabilità Sociale.
Un nuovo codice votato da nessuno, rispondente a nessun principio costituzionale, ma molto più pervasivo e applicato in modo immediato, automatico, asettico, impersonale e sotto le bandiere di un’Etica superiore a quella delineata dalle leggi dello Stato.
Benvenuti nel 2021, l’Anno dell’Incubo che diventa sempre più reale.
Cit  Paolo Bardicchia

Poi qualcuno dice ma con tutti i soldi che ha Trump, perché non si apre una piattaforma sua con server suoi e ci fa tutto quello che vuole?

LA MORTE CIVILE: IL CREATORE DI GAB E LA SUA FAMIGLIA TUTTI BANNATI DA VISA. Ora capite il pericolo dei pagamenti elettronici? 

Per chi ancora non lo conoscesse GAB è una sorta di twitter alternativo, abbastanza diffuso e funzionante, che pratica la libertà di espressione in modo piuttosto ampio. Nonostante come lo presentino i soliti  mass media (“Ultradestra” etc etc,) non troverete nulla di particolare . Dopo il ban da twitter molti trumpiani si sono mossi su quelle sponde, piuttosto bene accolti
Fatta questa premessa adesso capirete cosa succede ad opporsi al sistema mainstream.  Applicando alla lettera il sistema del social credit cinese, cioè dando ujn altissimo credito a chi si allinea esattamente alle volontà del partito, ma mettendo socialmente agli arresti chi non si allinea, la VISA, il sistema di pagamento e di carte di credito, ha bannato dal proprio network GAB. Non è il primo caso del genere, ma la società di pagamenti non si è fermata a questo. Come scrive il CEO di Gab, Andrew Torba, VISA ha fatto le cose per bene:

Questa settimana ci è stato detto che non solo Gab è nella lista nera di Visa come azienda, ma anche il mio nome personale, numero di telefono, indirizzo e altro sono stati inseriti nella lista nera da Visa. Se domani volessi lasciare Gab (cosa che non accadrà) e avviare un chiosco di limonate, non sarei in grado di ottenere i pagamenti elettronici per questo business. Semplicemente perché il mio nome è Andrew Torba. Se mia moglie vuole avviare un’impresa non potrà ottenere la partecipazione al sistema dei pagamenti perché vive al mio stesso indirizzo e verrebbe segnalata da Visa.

Torba sottolinea come non è una questione di affidabilità finanziaria, dato che il suo “Fico score”, il suo punteggio di affidabilità, è quasi il massimo, (800 su 850), paga le sue bollette ed ha una vita normale con moglie e figlia. Ora, in un processo molto simile a quelli staliniani , la colpa per aver creato un sistema social alternativo ai quelli accettati dalle grandi corporation viene a cadere anche sui suoi figli, come una sorta di peccato originale.
Il Governo sta cercando in ogni modo di incentivare l’uso della moneta elettronica ma questo, ricordatevelo, vi espone agli arbitri di un pugno minuscolo di società di pagamento che possono togliervi l’accesso ai soldi da un momento all’altro, non per problemi di affidabilità, ma, magari, perché non la pensate esattamente come loro. Per questo motivo il contante è libertà, perché quando lo avete potete pagare indipendente dal vostro pensiero politico, credo religioso, razza, età. Il famoso “Cashback”, cioè i soldi regalati ai ricchi, non sono solo un errore sociale e di politica economica, sono anche un vero e proprio attacco la libertà personale. Ricordatevi che oggi colpiranno una persona a voi indifferente, ma domani potreste essere voi.
Guido da Landriano, qui.

Il fatto è che avere i soldi non basta: bisogna anche poterli spendere, e ricevere da chi acquista i tuoi prodotti. E c’è un piccolo manipolo di delinquenti che ha il potere di impedirtelo.

CHI CENSURA AVVELENA ANCHE TE: DIGLI DI SMETTERE

barbara

  1. Spunti interessanti. Come spesso capita molti sembrano non ricordarsi che anche Robespierre a furia di ghigliottinare finì a sua volta sulla ghigliottina.
    Adesso stanno lottando strenuamente contro Trump ma hanno fatto alcuni errori: il primo è creare un precedente, domani alla prima stronzata di altri molti la segnaleranno dicendo “e allora questo?” E il secondo è il pensare che se le persone spariscono dai SN automaticamente spariscono dalle urne elettorali. Il classico “piazze piene, urne vuote” di Nenni. Molti si stanno spostando su gab o nella freenet o su altri social, VK ad esempio. E lì, finché sono utili a Putin, nessuno li tocca.

    PS
    Facebook ha bloccato anche Marco Rizzo, noto per essere il più sfegatato fan di Trump in italia (ironico)

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    • Sei ingenuo, Sheva. Che gliene frega di avere creato il precedente? Intanto al potere ci sono loro, e fanno quello che gli pare. Quando e se saranno mai all’opposizione, faranno i soliti piagnistei, la solita guerra per le strade, le solite intimidazioni al partito degli scemi, visto che funzionano così bene. Sul doppiopesismo (“se non avessero un doppio standard, non avrebbero alcuno standard”) lo fanno da sempre in modo più che sfacciato, e se glielo fai notare se ne fregano. Robespierre mica è stato ghigliottinato dalla guardia del Re.
      Quanto alle urne vuote, come diceva Stalin: non è importante chi vota, è importante chi conta i voti. Come abbiamo visto. Per come l’hanno appena fatta franca pur essendo, nominalmente, all’opposizione (ma controllando tutta la macchina amministrativa e buona parte di quella giudiziaria, senza contare i media, le grandi Corporations e l’FBI), davvero pensi che andrà diversamente nel 2022, o nel 2024?

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    • Rizzo ho visto. Comunista fino alle budella, ma si riserva il diritto di decidere con la sua testa che cosa è giusto e che cosa no, il che ovviamente non è tollerabile. Pensa alla guerra di Spagna, vinta da Franco unicamente perché i commissari inviati da Stalin hanno fatto letteralmente piazza pulita dei comunisti non allineati e dei soldati giustiziati sul posto per non avere obbedito a ordini insensati e suicidi, per essersi ritirati quando, mandati in otto semi-armati contro quaranta armati fino ai denti, erano rimasti in due e per giunta feriti. Eccetera. Pensa alla Germania del primo dopoguerra, coi comunisti impegnati unicamente a combattere i socialdemocratici, a fare irruzione nei loro comizi perché “coi nazisti casomai ce la vediamo dopo. E poi a frignare perché del nazismo sono stati le prime vittime. Fanculo, chiagni e fotti e nient’altro. Sarebbe riuscito a vincere il nazismo se si fossero impegnati con lo stesso zelo contro quest’ultimo?
      Quanto ai Dem, sono riusciti a fare TUTTO quello che volevano dall’opposizione, figuriamoci adesso che hanno ripreso il timone. E mi sa che anche i pacifisti, quando arriverà la prima guerra umanitaria, come sempre non faranno una piega visto che è fatta da quelli buoni.
      Visto anche Parler. Caso Visa: appunto, bisognerebbe che ci fosse un giudice a Berlino, ma ho l’impressione che abbiano buttato via lo stampo.

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  2. L’articolo di Faraci non è aggiornato: Parler è fuori, Amazon gli ha tolto i server. Avevano detto che ci avrebbero messo una settimana a ripristinare l’infrastruttura, ora sembra che non sarà così facile perché tutti i gestori alternativi stanno facendo muro. GAB resiste perché, avendo già subito il trattamento due anni fa, si è messo su i suoi server; penso che sul blocco delle carte di credito possa fare causa, e vincerla con risarcimenti milionari, ma prima deve anche lui trovare un giudice a Berlino: non sarà facile.
    Twitter non ha rimosso solo Trump e congiunti, ma decine di migliaia di account, e ad esempio quello di James Woods non è più consultabile (non ci penso proprio ad iscrivermi per vedere se c’è modo di aggirare il blocco). E’ surreale vederli ora gridare all’attentato alla democrazia per essere stati buttati fuori dall’Uganda. No, dico, dall’Uganda.
    A proposito: fanculo Google, sto navigando da Brave. Versione portatile, così lo posso usare anche sui PC aziendali. Qui: https://portapps.io/app/brave-portable/

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      • In questi giorni sto assistendo a un esodo da WhatsApp (che, con atto d’imperio monocratico di Zuckerberg – i DPCM di Giuseppy gli fanno una pippa – d’ora in poi consegnerà a Facebook i vostri dati, l’anima dei vostri congiunti e la verginità delle vostre figlie) a Signal, molto più rispettoso della vostra privacy.
        L’ho fatto anch’io e lo consiglio anche a voi:

        Let’s switch to Signal:

        https://signal.org/install

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        • Ecco, qui mi interessa un chiarimento. In che senso? WA e FB sono dello stesso padrone, quindi i dati che vuole vendere agli inserzionisti già ce li ha. Ma io mi chiedo QUALI dati di WA? Cioè il generoso servizio ci legge le cazzate che ci scambiamo fra amici, e magari anche le chat di lavoro? Non sono dati per definizione privati? Non è come se le poste ti aprissero le lettere con il vapore? Questo mi farebbe veramente incazzare. Preciso che sono su WA, ma me ne sto ben alla larga da FB ( e Twitter, e Instagram, e Pinterest, e Linkedin).

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        • https://www.ilpost.it/2021/01/13/signal-app-messaggistica/

          Qui trovi un bel po’ di informazioni.
          In pratica WhatsApp non può (pare) leggerti i messaggi, che sono cifrati, ma tutti i metadati (quanti messaggi mandi, quando, a chi, eccetera) che sono quelli commercialmente interessanti.
          È vero che erano già due app dello stesso padrone, ma tu hai dato il consenso al trattamento dei dati dentro la stessa app, non per passarli a la qualunque, che è quello che farà adesso WhatsApp, o così o pomì (non è un’opzione a cui tu possa negare il consenso).
          Secondo alcuni, la cosa in Europa non dovrebbe succedere perché c’è la protezione della privacy, ma sai com’è: anche in America c’era il Primo Emendamento, eppure i social chiudono la bocca a chi vogliono, Presidente compreso.
          Perché si credono i padroni dell’universo e finché glielo lasciamo fare, hanno ragione loro. Se invece li colpiamo nell’unico punto sensibile, il portafoglio, c’è il caso che si diano una calmata.

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