E LE BALDRACCHE – QUELLE VERE – RIDONO

E non mi si venga a raccontare la storiella del lapsus che gli avrebbe fatto confondere il significato di escort italiano con quello inglese: in inglese significa accompagnatrice, e chiamare accompagnatrice una moglie è un insulto anche in inglese. Senza contare il tono e la faccia, che tolgono ogni possibile dubbio sul fatto che la stava chiamando prostituta. E le baldracche, a sentire chiamare prostituta la moglie di un uomo non comunista, ridacchiano divertite.

POST SCRIPTUM

Escort a confronto

barbara

CENSURA E DINTORNI PARTE SECONDA

Qualcuno, molto molto ingenuo, crede che Trump sia stato bloccato perché è cattivo, perché incita alla violenza, perché a lasciarlo parlare potrebbe scatenare una guerra civile o addirittura una guerra nucleare. Qualcun altro, un po’ meno ingenuo ma non ancora del tutto consapevole di quello che sta succedendo, si preoccupa che, come è stato silenziato Trump, potrebbero in futuro essere silenziati anche altri che risultassero sgraditi a chi detiene le chiavi del regno. Sbagliato. Trump è stato nient’altro che un mero pretesto per dare via a un vastissimo programma già da tempo accuratamente studiato e pianificato. E non siamo noi “complottisti” a dirlo, bensì proprio colui che detiene le chiavi del regno, il signor Jack Dorsey.

Trapela online video “riservato” del Ceo di Twitter: “Trump è l’inizio dell’operazione”

In un video “riservato” trapelato in rete, il Ceo di Twitter Jack Dorsey ha spiegato ai suoi dipendenti che la sospensione degli account di Donald Trump è definitiva e che l’obiettivo della piattaforma sarà “molto più ampio”

La discussa sospensione degli account di Donald Trump da Twitter, in seguito ai disordini del 6 gennaio a Capitol Hill, sta assumendo dimensioni decisamente più grandi e inquietanti.
In una registrazione diffusa in rete da un insider e pubblicata dall’account Project Veritas, Jack Dorsey, Ceo della piattaforma dell’uccellino, spiega ai dipendenti del piano di cancellazione degli account considerati pericolosi per il loro contenuto, e conferma che il ban dalla piattaforma del presidente uscente degli Stati Uniti, sarà definitiva.
“Per ora siamo concentrati su un account, ma ciò prenderà una forma molto più grande di un solo account”, ha affermato Dorsey durante una video call con i suoi dipendenti, riferendosi al profilo di Trump. Il Ceo prosegue spiegando la strategia della piattaforma, che non si limiterà a silenziare un account, ma molti altri. “E non si fermerà ad oggi, a questa settimana o a quelle a venire. Andrà avanti anche dopo l’inaugurazione. Quindi il nostro focus va a questo account, che ha incitato alla violenza, ma dobbiamo pensare che queste dinamiche andranno avanti per molto tempo”. Le parole di Jack Dorsey sono più o meno le stesse che il Ceo ha pubblicato sul suo profilo Twitter, dove ha affermato che lo scopo del gruppo “è disarmare il più possibile ed essere sicuri di costruire una maggior comprensione comune e un’esistenza pacifica sulla Terra”.
Ma per quanto il discorso scritto da Dorsey confermi in parte quanto trapelato dalla registrazione messa in rete, le sue parole svelano un obiettivo molto più invasivo. “Le mosse che oggi stiamo attuando riguardo agli account QAnon, sono un esempio dell’approccio molto più ampio che dovremo adottare in futuro”. Non solo gli account di Donald Trump sono sotto attacco, quindi, ma tutti quelli considerati sovversivi e complottisti. In questi giorni infatti sono stati sospesi i profili di alcuni promotori della teoria QAnon, come quello dell’avvocato di Trump Sidney Powell e del colonnello Mike Flynn. Stando al discorso di Dorsey, in futuro ci sarà una pulizia di massa degli account che potrebbero minare la stabilità e la democrazia non solo nei social, ma “nel mondo” reale.
Quello che Dorsey ha dichiarato ai suoi dipendenti è un cambiamento epocale del ruolo dei social media all’interno della nostra società. Mentre prima il ban era riservato e si limitava agli account che trasgredivano le regole di buona condotta, ora dalle parole del Ceo appare lampante che la politica giocherà un ruolo chiave. I social network si stanno trasformando in “giudici” della rete, stabilendo cosa è giusto e cosa è sbagliato, compiendo un passo che porterà inevitabilmente, verso una censura della libertà di espressione.
Mariangela Garofano – 16/01/2021, qui.

Una volta c’era la Santa Inquisizione, che stabiliva che cosa era consentito fare e che cosa no, che cosa era consentito dire e che cosa no. I suoi occhi erano dappertutto e nulla poteva sfuggire alla sua santa sorveglianza. Chissà che incubo deve essere stato vivere in quella maniera. Meno male che oggi non esiste più niente del genere, nessuno più spia i nostri discorsi e i nostri pensieri, nessuno ci denuncia, nessuno ci punisce se diciamo qualcosa che a qualcuno non piace. (Poi una volta c’era anche il parroco, che nelle prediche della domenica terrorizzava i fedeli con truculente descrizioni dell’inferno, col fuoco eterno che brucia le carni e i calderoni di pus bollente, e i diavoli coi forconi… Adesso abbiamo Galli e Crisanti)
Quanto a Dorsey, non so se sono solo io che…

Poi ci sono quegli orrendevolissimi Paesi fascisti populisti sovranisti eccetera, che per definizione non riconoscono le libertà fondamentali (opinione parola stampa) che presso di noi liberali e progressisti godono pieno diritto di cittadinanza.:

Lorenzo Capellini Mion

Varsavia, PL
Il governo polacco sta predisponendo una legge rivoluzionaria che vieterà agli amministratori dei social media di inibire arbitrariamente gli utenti dal poter esprimere le proprie opinioni.
Chi ha conosciuto gli orrori del nazismo e del comunismo le dittature le riconosce da lontano.
E le previene.
Dobra robota Polska  [Buon lavoro Polonia]
Prenderei appunti

E a proposito di dittature, vi ricordate quando in Unione Sovietica i dissidenti venivano classificati come pazzi (ovvio: chi, se non un pazzo, potrebbe rifiutare il paradiso comunista?) e spediti in manicomio? Ecco

Niram Ferretti

DIAGNOSI

Finalmente è arrivata anche l’expertise “scientifica”, non poteva mancare. Ma c’è poco da fare dell’ironia. Secondo la psichiatra Bandy X. Lee, intervistata su “Scientific American”, psichiatra forense alla scuola di medicina di Yale, Trump e i suoi sostenitori sono soggetti da curare.
“Le ragioni sono molteplici e varie, ma nel mio recente libro di servizio pubblico, Profile of a Nation, ho delineato due principali pulsioni emotive: la simbiosi narcisistica e la psicosi condivisa. La simbiosi narcisistica si riferisce alle ferite dello sviluppo che rendono magneticamente attraente la relazione leader-seguace. Il leader, affamato di adulazione per compensare una mancanza interiore di autostima, proietta una grandiosa onnipotenza, mentre i seguaci, resi bisognosi dallo stress sociale o dalle lesioni dello sviluppo, desiderano una figura genitoriale. Quando a tali individui feriti vengono assegnate posizioni di potere, suscitano patologie simili nella popolazione che creano una relazione “serratura e chiave. ‘Psicosi condivisa’ – che è anche chiamata ‘folie à million’ quando si verifica a livello nazionale o “illusione indotta” – si riferisce alla contagiosità dei sintomi gravi che va oltre la normale psicologia di gruppo. Quando un individuo altamente sintomatico è posto in una posizione influente, i sintomi della persona possono diffondersi nella popolazione attraverso legami emotivi, aggravando le patologie esistenti e inducendo deliri, paranoia e propensione alla violenza, anche in individui precedentemente sani. Il trattamento è la rimozione dall’esposizione”.
Chiaro no? Lo psicotico, in questo caso, Trump che con la sua patologia narcisistica compensatoria, ha indotto una psicosi generale nei suoi elettori tutti, ovviamente, alla ricerca di una figura genitoriale, deve essere rimosso.
Riassumiamo. Trump e i suoi seguaci sono tutti affetti da psicosi. Per il primo è auspicabile la rimozione, e di fatto, Twitter ha già provveduto insieme a Facebook. “Per la guarigione, di solito raccomando tre passaggi: (1) Rimozione dell’agente offensivo (la persona influente con sintomi gravi)…
Possiamo, credo, fermarci al primo passaggio…
A parte il livello diremmo amatoriale della “diagnosi”, nulla del genere era venuto alla luce quando venne eletto Barack Obama. I suoi elettori, infatti, erano, evidentemente, tutti adulti e nessuno aveva bisogno della “figura genitoriale”.
La Lee è contraria alla linea guida dell’American Psychiatric Association introdotta negli anni Settanta, la quale scoraggia il parere degli psichiatri relativamente a personalità pubbliche che non abbiano esaminato in prima persona.
“Tutte le volte che viene citata la regola Goldwater bisognerebbe riferirsi alla Dichiarazione di Ginevra che autorizza gli psichiatri a prendere una posizione nei confronti di governi distruttivi. Questa dichiarazione venne creata in risposta al nazismo”.
Il nazismo, ecco… Insomma, perché non creare una bella commissione psichiatrica che stabilisca se un candidato alla presidenza degli Stati Uniti, sia idoneo a ricoprirla con la Lee come presidente?
Se ci fosse stata già Trump non sarebbe mai passato, Obama sicuramente e anche Joe Biden, non ci sono dubbi.
La Lee, nell’ex Unione Sovietica, avrebbe avuto una carriera folgorante.

E qualcuno ha ricordato che

Qualche anno fa, da noi, Corbellini, propose l’utilizzo dell’ossitocina per guarire i leghisti.

Ossia drogarli per costringerli ad amare i clandestini (contro gli immigrati regolari, integrati e onesti, tranne forse qualche sparuto razzista, non risultano avere obiezioni).
E proseguiamo.

Niram Ferretti

INTIMIDAZIONE ED EPURAZIONE

L’offensiva di stampo sovietico contro chi supporta Trump sta proseguendo a tutto spiano. I giganti della Silicon Valley, l’oligarchia digitale, hanno deciso l’eutanasia di Parler, l’applicazione che, a giudizio insindacabile di Apple, Google e Amazon avrebbe legittimato il “golpe” da vaudeville del 6 gennaio.
Il Parler CEO di Parler, John Matze ha dichiarato che le compagnie si sono riunite in modo da “Essere sicure che nello stesso momento perdessimo l’accesso non solo alle nostre applicazioni, ma che venissero chiusi anche tutti i nostri servers online. Hanno tentato non solo di eliminare le app, ma addirittura di distruggere l’intera azienda. Ma non sono solo queste tre società; tutti i fornitori, dai servizi di messaggi di testo, ai provider di posta elettronica ai nostri avvocati, ci hanno abbandonato, lo stesso giorno, e stanno cercando di affermare falsamente che siamo stati in qualche modo responsabili degli eventi del 6 gennaio”.
Non sono previste difese. Nessun appello. Nemmeno un processo farsa. Nulla. Si agisce subito. A Norimberga i gerarchi nazisti ebbero la possibilità di difendersi, ma oggi non è più così. Twitter elimina l’account di Trump, Amazon, Google, Apple eliminano Parler.
Questa sì che è vera democrazia. Decidono loro cosa si può vedere o no. Tanta tanta buona pornografia, incitazioni alla distruzione di Israele, tanto buon suprematismo islamico, negazionismo, antisemitismo, ecc. Tutto questo è ok, ma Trump e un sito che lo sostiene sono da togliere di mezzo.
Quello che sta accadendo negli Stati Uniti non ha precedenti nella storia delle democrazie moderne, ma era già annunciato. Lo ha annunciato la santificazione di George Floyd, l’esaltazione di BLF come organizzazione portatrice di giustizia, lo ha annunciato la distruzione delle statue di militari della Confederazione e di personaggi storici, tra cui Cristoforo Colombo, accusati di essere razzisti e quindi simboli del male, lo ha annunciato l’isteria delle vaiasse fallocastranti di “Metoo”, lo ha annunciato la crociata contro opere fondamentali della cultura occidentale, come “L’Odissea” considerate anche esse razziste, per non parlare di film di vera propaganda razzista come “Via col Vento”.
Questo radicalismo è ora scatenato contro l’unico uomo politico che, a livello mondiale, rappresentava ciò che lo contrastava, Donald Trump.
E Joe Biden, l’incolore travet della politica, che se non ci fosse stato il Covid 19 e la possibilità di un massiccio voto postale, avrebbe continuato a fare il nonno [e il pedofilo. Ma quello continuerà a farlo ancora], Joe Biden, qualcuno pensa veramente che potrà arginare questa onda micidiale?
Risum teneatis. [Il punto non è se possa, caro Niram: il punto è che non gli passa neanche per la testa di provarci perché quello è esattamente lo stagno in cui sguazza]
La speranza è che Trump tenga duro e si riorganizzi velocemente, che con lui restino i 75 milioni di americani che lo hanno votato. Qui è in gioco la possibilità stessa di esprimere il dissenso, perché quanto succede negli USA, si riverbera sempre alle periferie dell’impero, Italia inclusa.

E a proposito dei brogli che Trump si è inventato per rifiutare puerilmente di riconoscere la sconfitta:

Lorenzo Capellini Mion

San Antonio, Texas

La signora Rachel Rodriguez è stata arrestata con l’accusa di aver portato a termine un massiccio programma di raccolta di schede elettorali con il fine di alterare i risultati.
Alcune riprese video, fatte sotto copertura, dimostrano le modalità della manipolazione.
È solo la punta dell’iceberg ma non è proprio vero che la giustizia non stia facendo il suo corso.
La frode non è una teoria cospirativa e qui ne abbiamo una delle tante evidenze.
Il problema è sempre stata la scarsa, o nulla, volontà di fare luce su verità scomode.
L’integrità delle elezioni verrà ristabilita, forse quando sarà troppo tardi.
Forse.
Defend the Election

E difendiamo la verità.
Quanto a FB, tanto per cambiare:

barbara