QUALCUNO CI HA FATTO CASO?

“La storia è piena di stermini”. “Bisognerebbe ricordare tutti gli stermini, non uno solo”. “Nessuno ha l’esclusiva della sofferenza”. “Perché ricordare questi e non questi altri?” ecc.

Avete mai sentito questi discorsi quando si ricordano le sofferenze degli schiavi negri (e lasciamo perdere quelli bianchi, perché di quelli non si parla proprio)? O quando si ricordano le vittime del colonialismo? O i tibetani? O i kulaki? O i (cosiddetti) palestinesi? I tutsi? i cambogiani? I nativi americani? Gli armeni (gli armeni!). Dei campi di sterminio giapponesi nei territori occupati? Delle “donne di conforto” rapite dalle loro case e portate ad accogliere, ognuna, decine di soldati ogni giorno? Dell’apartheid in Sudafrica? Della segregazione razziale (sostenuta soprattutto dai democratici, vediamo di non dimenticarlo, creatori tra l’altro del KKK) negli Stati Uniti? Dei Gulag? Dei Laogai? Dei campi della Corea del nord?

No, non li avete – non li abbiamo – mai sentiti. Il bisogno di ricordare tutte le vittime e tutte le sofferenze,  la coscienza che esistono anche altre vittime, altre sofferenze, altre ingiustizie da onorare emerge in un’unica circostanza: quella in cui si ricorda un particolare tipo di vittime; solo allora i buoni di professione si ricordano che di vittime ce ne sono anche altre. Bene: come dice quel tale, fatevi una domanda e datevi una risposta.

Poi, volendo, ci sarebbe anche un altro dettaglio da segnalare: nella suddetta circostanza si verificano due possibili casi: uno è quello in cui si invita a ricordare genericamente tutte le vittime, l’altro è quello in cui si scende nel dettaglio e si fanno gli esempi delle altre vittime da ricordare. E quali sono queste vittime specifiche? I palestinesi. Con l’occasionale aggiunta dei negri, ma i palestinesi ci sono sempre. Mai i kulaki, mai i tibetani, mai  i cambogiani, mai le donne di conforto, mai i tutsi… Solo i palestinesi: gli unici, fra tutti quelli che ho nominato (più tutti gli altri che al momento non mi vengono in mente), a praticare attivamente il terrorismo, allo scopo di portare a termine il genocidio di coloro che si stanno commemorando. E anche qui potrebbe essere il caso di farci una domanda e darci una risposta. Noi, non loro, che sono infinitamente superiori a qualunque domanda e a qualunque risposta.

barbara