TUTTO IL GOVERNO FOTOGRAMMA PER FOTOGRAMMA

A casa dopo l’uragano

e fra qualche anno

(ma secondo me anche molto prima)

La ragazza con la valigia

Quando la montagna, sotto forma di discoteca, partorì il topolino

e ora si spera che torni a ingoiarselo.

Il braccio e la mente concentrati in un corpo solo

(Lercio non sbaglia quasi mai)

basti pensare che ha perfino, perfinissimo, addirittura, addiritturissima, lavorato negli uffici

(roba che se ci fosse in Italia il premio Stakanov…)

E fino all’ultimo ultimissimo ultimissimerrimissimo prima di schiodare il culo dalla poltrona

qui

Poi ho letto che Arcuri rimane comunque, e la voglia di cazzeggiare mi è passata, per cui lascio la parola a chi sa dire le cose molto meglio di me.

Ma c’è da salvare il Paese, o da salvare un sistema di potere e un circo di impresentabili?

Ma c’è da salvare il Paese o da testarlo? E testarlo in tutti i sensi, per dire verificarne la tenuta mentale e la pazienza di fronte alle situazioni più paradossali e incongrue. Nessuna promessa mantenuta, una sequela infinita di fallimenti, di smacchi, di figuracce. E ancora il Paese si adegua, ancora aspetta chissà quale miracolo, ancora spera, anche se nessuno saprebbe più dire cosa.
C’è da salvare il Paese o il Pd, questo partito di minoranza, che pochi gradiscono, dove regnano le faide, ma che non intende farsi da parte dopo abbondanti dieci anni di governo e malgoverno abusivo, non consacrato dal voto popolare?
C’è da salvare il Paese o il mutuo degli scappati di casa per riparare nelle due Camere, a cominciare da questi grillini incredibili, indecenti, rotti ad ogni tradimento, coerenti solo nell’utilitarismo più sbracato e svergognato?
C’è da salvare il Paese o l’ego a mongolfiera di Renzi, le sue trame da piccolo chimico, le sue ambizioni estreme, dalla segreteria Nato ai servizi segreti, dal bisogno politicamente patologico di stare al centro dell’attenzione all’altro, non meno insano, di dimostrare che lui è il jolly, sempre e comunque e può affondare chiunque gli vada sulle balle?
C’è da salvare il Paese o la carriera del supermanager dei superflop Arcuri, uno che sotto qualunque cielo sarebbe stato rimosso senza perdere un minuto e invece gli vogliono dare un ministero dopo lo sfacelo della gestione manageriale dell’emergenza pandemica?
C’è da salvare il Paese o Maria Elena Boschi, per la quale un ministero deve essere previsto, in modo fatale, inevitabile, indiscutibile, con la forza del destino, chissà poi perché?
C’è da salvare il Paese o garantire il futuro a figurine improbabili di un presepe grottesco, le Bellanova come le Azzolina, i Di Maio come i Di Battista, un altro che magari fa il guerrigliero fino a che non gli propongono un ministero?
C’è da salvare il Paese o qualche testata servile, in caduta libera e con lo spettro del crollo se il regime organico, più che amico, dovesse evaporare?
C’è da salvare il Paese o garantire il raddoppio a Mattarella, del quale sempre più si fatica a comprendere le decisioni o una assenza di decisioni che scivola pericolosamente verso la complicità per il governo più disastroso della storia democratica occidentale, che tuttavia si pretende continui a dispetto dei santi?
C’è da salvare il Paese o impedire di andare al potere “alle destre”, come ripete il democratico segretario postcomunista Zingaretti, col plurale che rafforza il disprezzo razziale?
C’è da salvare il Paese o la pletora di intellettuali organici, commentatori di servizio, pagliacci e parassiti che gravitano intorno alla sinistra delle pubbliche sovvenzioni, della lottizzazione culturale, del controllo gramsciano sull’editoria e la scuola, sulla burocrazia e sulla Rai propaganistica, insomma il sistema come lo abbiamo sempre subito?
C’è da salvare il Paese o una magistratura corrosa più che corrotta, al punto che neppure le incredibili confessioni, tardive, pelose, di Palamara scompongono più nessuno a cominciare dal vertice, il capo dello Stato che non dice e non fa niente, che fa finta di niente?
C’è da salvare il Paese o gli affari, spesso c’è da temere opachi, intorno alle mascherine, ai tamponi, ai vaccini, ai banchi a rotelle, a qualsiasi cosa si muova nello sfascio generale? [“c’è da temere” e “opachi” mi sembrano dei grossissimi eufemismi]
C’è da salvare il Paese o da modificarlo come predicano i compagni di prebende ossia renderlo più equo, più solidale, in una parola: più socialista, obiettivo retrologico che si può ottenere solo al prezzo dello sterminio della classe media, dell’iniziativa privata, del tessuto imprenditoriale, il che sta puntualmente avvenendo?
C’è da salvare il Paese o una Unione europea palesemente inadeguata su tutto e su ogni questione, ultima puntata i vaccini, la Ue ricettacolo di trombati, di riciclati e di nullità, se uno non vale niente un posto a Bruxelles è garantito?
C’è da salvare il Paese o da condannarlo fino a che non vorrà la cosca delirante dei virologi i cui sfondoni non si contano, così come non si contano le pretese demenziali (“lockdown duro e totale a tempo indeterminato”) e capisci che trattasi di gente con seri problemi che il circo mediatico ha criminalmente sguinzagliato?
C’è da salvare il Paese o consegnarlo alla Cina che peraltro lo sta già comperando pezzo a pezzo, giorno per giorno, senza che nessuno trovi niente da dire?
C’è da salvare il Paese o apparecchiarne la fine, per quelle misteriose, maligne congiunzioni che mettono gli ominicchi sbagliati nei posti sbagliati nel momento sbagliato, tutti insieme, senza la possibilità di metterci una pezza, senza più la forza di sottrarsi al vortice che risucchia?
Max Del Papa, 3 Feb 2021, qui.

E direi che ci sta molto bene questa osservazione

Enrico Richetti

anche Vittorio Emanuele III come garante dello Statuto ha pensato che delle elezioni si poteva fare volentieri a meno

Beninteso, dovendo scegliere fra Conte e Draghi non credo si possano avere dubbi, ma la vera libertà non è dovere scegliere, bensì potere scegliere. E noi non possiamo perché da due anni il signor Mattarella ce lo sta impedendo. Poi parlano di impeachment dall’altra parte dell’oceano col pretesto di un discorso che tutto è tranne che un invito all’assalto, e qui con un attentato alla costituzione sistematicamente perpetrato lungo due interi anni, con uno stato allo sbando, al disastro sanitario, alla bancarotta, col parlamento destituito e le forze dell’ordine che danno la caccia al sub e al canoista e al paralitico in sedia a rotelle e lasciano scorrazzare ladri e spacciatori e assassini, il tutto non semplicemente permesso ma attivamente incoraggiato, neanche un sopracciglino levato.

barbara

  1. Su arcuri e conte girano casalinate, notizie che draghi voglia dare loro un ministero di peso e addirittura fare giuseppi vicepremier.
    In realtà penso che per rabbonirsi i 5s sganci a qualche quadro intermedio qualche ministero senza portafoglio dal nome pomposo e altisonante “ministero per la pace nel mondo e l’armonia tra i popoli” senza praticamente competenze, 100% facciata per giustificare “la responsabilità istituzionale”.
    Arcuri penso che salti, ha fatto troppi disastri e tenerlo darebbe l’impressione di essere il “cameriere” di giuseppi invece che il sostituto, considera che quella è una delle teste chieste da renzi, insieme a dj Fofo e alla controfigura di Vulvia.

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