POSSO DIRE CRUCCHI DI MERDA?

Dante, quotidiano tedesco contro il Sommo Poeta: “Non ha inventato nulla di originale” (qui)

Una volta, tanto tempo fa, ho insegnato per un anno a una scuola serale (scuola in lingua tedesca, in Alto Adige); il mio programma comprendeva medioevo e rinascimento, e quindi comincio con san Francesco, Guido Cavalcanti, Cecco Angiolieri, un po’ di Dante, un po’ di Boccaccio… Una sera una studentessa dice: “Mi scusi, ma il nostro programma non è medioevo e rinascimento?” “Sì.” “Ma… il medioevo quando lo facciamo?” “Lo stiamo facendo da tre mesi!” Spalanca gli occhi, spalanca la bocca, poi: “Questo è il medioevo?!” “Sì, certo” “Ma i tedeschi dov’erano a quel tempo? Cosa facevano? Dormivano?”
In realtà qualcosa c’era anche lì (tenendo conto che la letteratura cavalleresca – ossia la prima vera letteratura in Germania – l’hanno ripresa dalla Francia, non è che sia venuta in mente a loro, a proposito di originalità, e la Chanson de Roland precede di un secolo e mezzo le opere di Walther von der Vogelweide, che comunque era austriaco, non tedesco di Germania) ma una cosa minimamente paragonabile alla Divina Commedia se la sognano. L’unica cosa originale che sono riusciti a inventare, mi sa, è stato il passo dell’oca – e no, non venitemi a dire Gutenberg: in Asia la stampa esisteva da oltre quattrocento anni.

Lascia parlare a me, ch’i’ ho concetto
ciò che tu vuoi; ch’ei sarebbero schivi,
perch’ e’ fuor greci, forse del tuo detto».

Poi che la fiamma fu venuta quivi
dove parve al mio duca tempo e loco,
in questa forma lui parlare audivi:

«O voi che siete due dentro ad un foco,
s’io meritai di voi mentre ch’io vissi,
s’io meritai di voi assai o poco

quando nel mondo li alti versi scrissi,
non vi movete; ma l’un di voi dica
dove, per lui, perduto a morir gissi».

Lo maggior corno de la fiamma antica
cominciò a crollarsi mormorando,
pur come quella cui vento affatica;

indi la cima qua e là menando,
come fosse la lingua che parlasse,
gittò voce di fuori e disse: «Quando

mi diparti’ da Circe, che sottrasse
me più d’un anno là presso a Gaeta,
prima che sì Enëa la nomasse,

né dolcezza di figlio, né la pieta
del vecchio padre, né ‘l debito amore
lo qual dovea Penelopè far lieta,

vincer potero dentro a me l’ardore
ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto
e de li vizi umani e del valore;

ma misi me per l’alto mare aperto
sol con un legno e con quella compagna
picciola da la qual non fui diserto.

L’un lito e l’altro vidi infin la Spagna,
fin nel Morrocco, e l’isola d’i Sardi,
e l’altre che quel mare intorno bagna.

Io e ‘ compagni eravam vecchi e tardi
quando venimmo a quella foce stretta
dov’ Ercule segnò li suoi riguardi

acciò che l’uom più oltre non si metta;
da la man destra mi lasciai Sibilia,
da l’altra già m’avea lasciata Setta.

“O frati”, dissi, “che per cento milia
perigli siete giunti a l’occidente,
a questa tanto picciola vigilia

d’i nostri sensi ch’è del rimanente
non vogliate negar l’esperïenza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza”.

Li miei compagni fec’ io sì aguti,
con questa orazion picciola, al cammino,
che a pena poscia li avrei ritenuti;

e volta nostra poppa nel mattino,
de’ remi facemmo ali al folle volo,
sempre acquistando dal lato mancino.

Tutte le stelle già de l’altro polo
vedea la notte, e ‘l nostro tanto basso,
che non surgëa fuor del marin suolo.

Cinque volte racceso e tante casso
lo lume era di sotto da la luna,
poi che ‘ntrati eravam ne l’alto passo,

quando n’apparve una montagna, bruna
per la distanza, e parvemi alta tanto
quanto veduta non avëa alcuna.

Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto;
ché de la nova terra un turbo nacque
e percosse del legno il primo canto.

Tre volte il fé girar con tutte l’acque;
a la quarta levar la poppa in suso
e la prora ire in giù, com’ altrui piacque,

infin che ‘l mar fu sovra noi richiuso».

Trovatemela dalle parti vostre, emerite teste di cazzo, una cosa di altrettanta potenza, e che sia originale, mi raccomando. È una questione di destino, vedete: il vostro è di fare guerre e poi magari perderle dopo avere devastato un intero continente, il nostro di creare opere sublimi. E alla forza del Destino, non c’è modo di resistere.

barbara

  1. miiiii che palle con ‘sta storia del viaggio di Maometto in paradiso…..
    se (ed è un grosso SE) Dante abbia mai letto (e come, in arabo o in traduzione greca o gotica?) quest’opera che ad oggi ancora rimane sconosciuta e senza titolo al massimo potrebbe andare a suo vanto….. come vanno a suo vanto le innumeri citazioni che costellano la Commedia… Persio, Lucano, Omero, Virgilio, l’intera tradizione classica romana (e greca, in traduzione) e la conoscenza non superficiale delle cronache degli ultimi secoli almeno per quanto riguarda l’area mediterranea.

    ma non è originale, secondo quell’articolo, e anzi avrebbe copiato.

    assurdo, ma mica per scherzo

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    • Precisando che copiare vuol dire per esempio quello che ha fatto Magdi Allam nel suo Viva Israele in cui ha messo un mio articolo, senza cambiare una sola virgola, non solo senza citare l’autore, ma senza neppure lasciar capire che quel pezzo non era frutto di una ricerca sua, poi c’è chi prende una canzoncina un po’ mielosa

      e ne fa un capolavoro

      così come c’è chi prende un gioiello come Un giudice di Lee Masters e ne fa una cosa sordida, meschina e volgare.

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      • Ma come mielosa? E’ una delle più belle di EP, la metto forse dietro soltanto a “Je ne regrette rien”. Mielosa, semmai, sarà la Vie en rose. Pagani, che tra l’altro mi pare sia stato uno tra gli ultimi protegés della Piaf, l’ha tradotta al meglio delle sue possibilità, ma secondo me non arriva all’originale (tra l’altro “c’era un sole splendente che mi ha fatto male” è meglio della grigia mattina, per il contrasto che crea; e la chambre à louer sopra il caffé è un ambiente più suggestivo dell’albergo a ore).

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        • Mai sentito che abbia avuto a che fare con la Piaf, che oltretutto era morta da due anni quando lui ha cominciato a cantare nel ’65. E l’originale no, non regge minimamente al confronto della versione italiana.

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        • Vero, ho scritto una cazzata, confronto Herbert Pagani con qualcun altro ( ho controllato la bio di Wiki, tra l’altro non sapevo che fosse ebreo, non che cambi qualcosa).
          Resta che la versione originale mi piace molto di più, sarà che ho un culto per la Piaf, sarà che in traduzione si perde sempre qualcosa, sarà che proprio questa particolare canzone la amo…

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        • Forse lo confondi con Moustaki, pure lui ebreo, pure lui sefardita e varie altre cose in comune – fra cui, in gioventù, il casco di ricci neri?
          PS: visto che non sapevi che fosse ebreo (cambia, cambia, eccome se cambia!) vai a leggerti questo

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        • Hai ragione: lo confondevo con Moustaki.
          E hai ragione una seconda volta: cambia se è ebreo: non perché lo sia (non è un merito, ci è nato), ma perché ne andava fiero, a differenza dei Gad Lerner e dei Moni Ovadia di oggi.

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  2. A me fa abbastanza ridere vedere quasi tutti gli Italiani che oggi difendono Dante come fosse cosa loro, e altrettanto ridere qualche giornalista tedesco (parliamo di questo, non di un intero popolo) che considera Dante come roba degli Italiani.
    Basta pensare a come era diverso il mondo all’epoca di Dante per capire che questa polemica non sta in piedi in termini logici.
    Si dice sempre che è sbagliato generalizzare. Tutta ‘sta gente che ripete che è sbagliato generalizzare pensando di dire una cosa intelligente. Invece l’unica cosa sbagliata è generalizzare male, non generalizzare in sé.
    Critichiamo o difendiamo un’opera letteraria, ma lasciamo stare i popoli che le stanno o non le stanno intorno molti secoli dopo.

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    • Dante ha scritto in italiano un’opera in cui parla direttamente o indirettamente della politica in Italia (e non venirmi a raccontare che non si può dire perché non c’era lo stato italiano, perché ti meno) e all’Italia si rivolge anche direttamente: cosa c’è che non va bene negli “italiani che difendono Dante come fosse cosa loro”? Perché non lo dovrebbero fare? Perché non dovrebbero considerarlo roba loro? Il mondo è diverso anche da quando ha scritto Manzoni, e da quando hanno scritto Kafka, e Pirandello, e Thomas Mann e Musil e Hugo e Camus e Steinbeck e Tennessee Williams e Arthur Miller e la Deledda e Gadda e Joseph Roth e Dostojevskij… E allora? Che cosa ne vorresti concludere?

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      • Dante ha scritto in Fiorentino/Toscano, non in Italiano (l’Italiano è una finzione linguistica, come l’Italia è una finzione geopolitica). Il corso della storia ha poi fatto sì che questa “variante” (per usare un termine oggi in voga) linguistica sia divenuta (e a mio avviso con grande merito) prevalente.
        Se noti io non parlo mai di lingua italiana, ma di lingua toscana, e tale dovremmo chiamarla. Se domani la Lombardia diventasse indipendente noi Lombardi parleremmo comunque orgogliosamente Toscano. Proprio in onore di Dante io la chiamo così.
        Gli Austriaci parlano Tedesco, I Belgi mica parlano Belga, i Brasiliani parlano Portoghese, ecc.

        Sì, non c’era lo Stato italiano (per fortuna!), poi mi puoi picchiare, ma è così. Non possiamo leggere il passato, così lontano tra l’altro, in chiave contemporanea.

        Ti dico cosa non mi piace di questa vicenda e di come hai fatto il post: il nazionalismo (sì, si può essere indipendentisti – come me – senza essere nazionalisti, e visto che hai citato di recente l’amico Leo Facco, sai che questa cosa è possibile). Chiunque può criticare la Divina Commedia e chiunque può difenderla, idem per Shakespeare, Byron, … Ma non mi piace l’idea che questa cosa venga usata come una bandiera a difesa di una nazione. Non c’è uno stadio dove si fronteggiano Italiani e Tedeschi. C’è un giornale tedesco, che nessuno o quasi conosce, e dall’altra parte c’è una massa di Italiani a cui della Commedia non frega nulla, che in buona parte non l’ha letta, che se l’ha letta l’ha letta male e per obbligo scolastico e che se l’ha letta probabilmente non l’ha capita. Poi ci sono le eccezioni, che fanno le regole.
        I Tedeschi non hanno offeso gli Italiani e gli Italiani di oggi non è il caso che facciano passare per loro meriti di grandi autori del passato che a chiamarli italiani prima che fiorentini ti avrebbero dato fuoco.

        Quanto alla Divina Commedia, per quanto importante e bella, io la toglierei immediatamente dai programmi scolastici. Idem per i Promessi Sposi (ammesso che entrambi i testi siano ancora obbligatori, non lo so). Ridurrei drasticamente lo studio del Latino e del Greco come sono fatti oggi e li inserirei nel quadro di una materia che traccia l’evoluzione delle lingue (tra l’altro ci sono possibili e interessanti collegamenti con matematica e informatica che farei studiare).
        Chi vuole approfondire lo faccia all’università.
        Gli studenti italiani hanno (per colpa della scuola italiana) un’ignoranza scientifica che va assolutamente colmata. Le ore spese a studiare Dante e Manzoni sono ore sottratte ad altre discipline ben più importanti.

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        • Scusami, ma questa tua pretesa di negare a Dante l’italianità è una tale arrampicata sugli specchi che ho le orecchie che mi fanno male.
          Dici che ho citato Leo Facco: sicuro? Perché io ho l’impressione di non averlo mai sentito nominare, e non ho proprio idea di chi sia.
          Materie più importanti? A giudizio di chi?

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        • @ blogdibarbara

          “Scusami, ma questa tua pretesa di negare a Dante l’italianità è una tale arrampicata sugli specchi che ho le orecchie che mi fanno male”

          Per me vale il viceversa.

          “Dici che ho citato Leo Facco: sicuro?”

          https://ilblogdibarbara.wordpress.com/2021/02/27/covid-perche-aumentano-i-ricoveri/
          Sicurissimo, leggi quello che hai pubblicato. E hai fatto benissimo a menzionare Facco.

          “Materie più importanti? A giudizio di chi?”

          A giudizio mio, ovviamente. Io rispondo per me.

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        • @ blogdibarbara

          “La storia delle lingue si studia in glottologia alla facoltà di lettere”

          Quindi siccome oggi è così non si possono cambiare le cose? E chi l’ha detto che deve essere così ancora per decenni? Non mi piace per nulla questo modo vecchio di vedere le cose.

          “Di quel mastodontico contaballe e per giunta antisemita di Chomsky andrebbe cancellato anche il nome.”

          Guarda, nemmeno sapevo che era antisemita, ma il tuo ragionamento non sta in piedi. Se un antisemita dice 2+2=4 quell’antisemita ha ragione. Idem Hitler, Stalin, Lenin, Pol Pot, … Qui usciamo dall’ambito della scienza ed entriamo in quello delle fallacie logiche.
          Non ti piace Chomsky? Lo critichi. Ma lascia stare che era antisemita. Tieni le due cose separate. Critica le affermazioni, non chi le fa.
          Io mica dico che sei scema perché chiami Alto Adige il Sudtirolo. Mi dà fastidio che lo fai, ma questo non inficia quello che scrivi.

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        • @ blogdibarbara

          “Ok, ho citato una sua cosa”

          E hai fatto benissimo. Facco è uno che un Paese normale lo ascolta finché è vivo e lo manda a parlare nelle scuole, non è che lo loda a cent’anni dalla morte.

          Seguo questo blog molto volentieri perché dà notizie che non si trovano altrove, ma a volte (rare volte, per fortuna) ho l’impressione che sia fatto per l’elettore medio demente di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega, cioè gente che io considero mediamente ignorante e mediamente stupida. Quindi ci sono gli stupidi, che sono comunque meglio dei disturbati mentali, e altrettanto ignoranti (sebbene snob), che veleggiano a sinistra, ma se possibile ci sono anche quelli che restano liberi. Ti invito, visto sopratutto che l’età e l’esperienza ti permettono ti mandare a farsi fottere tutto e tutti, a far sì che questo blog sia un esempio di pensiero libero.

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        • Mandare a farsi fottere tutto e tutti è ESATTAMENTE quello che ho sempre fatto, e che ho continuato a fare anche quando propal e filoislamici mi inviavano minacce di morte. Spero che non considererai pensiero non libero ciò che è in disaccordo con il tuo.

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        • A volte manifesti delle strane incapacità di comprensione scritta: io scrivo “mastodontico contaballe” e aggiungo, per inciso, “e per giunta anche antisemita” e tu vedi unicamente l’antisemita ignorando totalmente la parte principale. Non è curioso?
          Quanto alla glottologia, non è che non si possa studiare al liceo “perché oggi è così”; non si può studiare esattamente per lo stesso motivo per cui non fai patologia medica prima di avere fatto chimica e biologia e microbiologia e biochimica e anatomia e fisiologia e anatomia patologica e alcune altre cosette: perché non capiresti un cazzo, tutto qui.

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        • Scienziati che hanno fatto il classico… vediamo… Giulio Natta, Nobel per la chimica; Enrico Fermi, e mi pare di ricordare che dei “ragazzi di Via Panisperna” l’unico ad avere fatto lo scientifico sia stato Majorana (ma posso sbagliare). Rita Levi Montalcini, Nobel per la medicina. Renato Dulbecco, altro Nobel. Luca Cavalli Sforza, che probabilmente conosce meglio. Possono bastare?
          Non è solo che Chomsky sia antisemita, è anche un estimatore di Pol-Pot, di Chavez, di praticamente tutti i dittatori “de sinistra”, ed un apologeta della distruzione delle torri gemelle. Anche no, grazie.
          Ma soprattutto, le sue teorie linguistiche sono affascinanti, ma si sono dimostrate errate, un po’ come quelle degli alchimisti, degli astrologi, degli inventori di medicine alternative e così via. Se ne può studiare la storia, ma è meglio non prenderlo sul serio.
          Ad esempio: https://www.psychologytoday.com/us/blog/how-think-neandertal/201501/why-chomsky-is-wrong-about-the-evolution-language

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        • @ blogdibarbara

          “…propal e filoislamici mi inviavano minacce di morte”.

          E spero che hai fatto denuncia!

          “Spero che non considererai pensiero non libero ciò che è in disaccordo con il tuo”

          Certo che no, anzi, è buona abitudine cercare di frequentare chi la pensa in modo diverso dal nostro, purché argomenti ciò che sostiene. Infatti non siamo sempre d’accordo tu e io, ma sono qui.

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        • @ blogdibarbara

          “A volte manifesti delle strane incapacità di comprensione scritta: io scrivo “mastodontico contaballe” e aggiungo, per inciso, “e per giunta anche antisemita” e tu vedi unicamente l’antisemita ignorando totalmente la parte principale. Non è curioso?”

          Ma mastodontico contaballe ci sta, non ho nulla da eccepire. Cioè, ho inteso che le balle per te siano quelle delle sue teorie, se invece ti riferisci a qualcosa della sua biografia, non saprei. Ma qui dimmi tu.

          “Quanto alla glottologia, non è che non si possa studiare al liceo…”

          Possibile che non si sia capito cosa volevo dire. Mi sarebbe piaciuto studiare la storia delle lingue dal punto di vista della loro struttura ed evoluzione. Esempio, lingue con alfabeto e lingue senza (panoramica), poi ci si concentra su quelle con alfabeto (che sono le nostre). I casi e le declinazioni, la loro scomparsa in alcune lingue, le preposizioni in opposizione alle desinenze, la coesistenza delle due cose, la coesistenza di lingue diverse oggi. Lingue agglutinanti e non agglutinanti. Insomma questa roba qui. Che è alla portata di tutti e secondo me affascinante.
          Per lo stesso motivo mi sarebbe piaciuto studiare a scuola la storia della matematica, anziché farlo per i fatti miei. Intendo la nascita dello zero, la notazione posizionale, il contributo di Arabi e Indiani. Questa roba qui.
          Tutto il tempo speso a studiare il Latino per tradurre Cesare e il suo De Bello Gallico non mi sono serviti a nulla, mentre il solo osservare la struttura del Latino (le declinazioni) mi sono utilissimi per studiare il Lituano.
          Allo stesso modo il De Bello Gallico è talmente bello che vale la pena leggerlo tradotto. Questo ai miei tempi non è stato fatto. E a me è mancata questa cosa.

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        • Ok, tu questa cosa la trovi affascinante, e io pure, ma sei sicuro che tutti la troverebbero così interessante da essere contenti di essere obbligati a studiarla a scuola? Che tutti sarebbero affascinati dal sapere che il nostro pupilla, che significa piccola bambina, in spagnolo si dice la niña del ojo? Dalla differenza culturale fra le società che distinguono noi inclusivo e noi esclusivo e quelle che non li distinguono? Dal sapere che le lingue semitiche non hanno vocali? Sicuro che non ci sarebbero cori di protesta perché “io poi che cazzo me ne faccio del sapere questa roba qui?” Non pensi che faccia parte di quelle cose che, se ti interessano, le studi dopo per conto tuo, o scegliendo la facoltà universitaria in cui vengono trattate? Se tu ritieni ragionevole escludere il greco e il latino perché a tuo avviso non hanno alcuna utilità, non dovrebbe avere ognuno il diritto di fare escludere dallo studio scolastico tutto ciò che ritiene non utile?
          Fermo restando che parlare di utilità in ambito culturale è di per sé un obbrobrio.

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        • @ myollnir

          “Scienziati che hanno fatto il classico… vediamo…”

          OK, e quindi adesso possiamo estrapolare una regola in base alla quale fare il classico è più utile per chi deve occuparsi di scienza?
          Non possiamo dire nulla di tutto ciò.
          C’è qualcuno – lungi da me – che potrebbe persino dire – che quelle persone sono diventate quello che sono diventate “nonostante” il classico.

          “Non è solo che Chomsky sia antisemita, è anche un estimatore di Pol-Pot, di Chavez, di praticamente tutti i dittatori “de sinistra”, ed un apologeta della distruzione delle torri gemelle. Anche no, grazie.
          Ma soprattutto, le sue teorie linguistiche sono affascinanti, ma si sono dimostrate errate, un po’ come quelle degli alchimisti, degli astrologi, degli inventori di medicine alternative e così via.”

          Benissimo, le teorie di Chomsky oggi sono quello che sono, errate, spazzatura, quello che vuoi. Va benissimo, non ti contesterò mai questa cosa qui.
          Ti contesto che leghi le teorie di Chomsky all’uomo Chomsky, ed è sbagliato.
          Prendiamo The Dark Side Of The Moon per quello che è e ce ne freghiamo bellamente del consumo di droghe dei Pink Floyd a inizio anni 70.
          E viceversa. Puoi aver avuto degli artisti irreprensibili dal punto di vista dello sballo che non hanno prodotto nulla di buono.
          Tu sei un medico, giusto? Ecco, a me non me ne frega nulla delle tue idee politiche, personali, ecc., mi aspetto che tu sia un buon medico quando decido di venire da te. Il fatto che tu sia un pedofilo, per esempio, è irrilevante per me paziente.

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        • @ blogdibarbara

          “Poi, volendo, su Chomsky ci sarebbe anche questa cosettina…”

          Vale quanto detto a myollnir. Tenete separati gli uomini dalle loro affermazioni.
          Questa roba qui è una fallacia logica con un nome ben preciso: argomentum ad hominem.
          E da te Barbara mi aspetto di non trovarla nei tuoi pezzi.
          Mi sia concessa la pretesa, anche se non sono a casa mia.

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        • Quindi: ama le peggiori dittature ma per giudicarlo non dobbiamo giudicarlo per le sue posizioni politiche. Ha formulato delle teorie che si sono rivelate errate, ma non dobbiamo giudicarlo dalle sue teorie. Ha detto una quantità spropositata di menzogne ma non dobbiamo giudicarlo dalle sue affermazioni. Vale a dire: lo so che era bionda, ma non è Francesca. Ho capito, era anche vestita di rosso ma credimi, non è Francesca, no no no, neanche per sogno.
          Ah cosa non fa l’amore cieco.

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        • “OK, e quindi adesso possiamo estrapolare una regola in base alla quale fare il classico è più utile per chi deve occuparsi di scienza?”.
          Probabilmente sì, perché il Liceo educa(va) alla bellezza. Una cosa che accomuna tutti i fisici, i matematici, gli astronomi è la ricerca della bellezza, dell’ “ordine intrinseco” (quindi anche di Dio, e te lo dico che non sono credente), delle simmetrie: è ciò che dicono loro, non me lo sto inventando; io magari non capisco la bellezza di un’equazione, ma i matematici sì. E noi vediamo la bellezza, per esempio, di una sezione aurea inconsciamente, anche se non abbiamo idea della matematica che c’è dietro.
          Semmai, accetterei un’obiezione del tipo che, prima della riforma degli accessi (1968), fare il Liceo classico era praticamente obbligatorio per chi avesse voluto proseguire gli studi all’Università, e quelli che ho citato sono tutti scienziati di due – tre generazioni fa. A Medicina, mi diceva mia madre, quelli che venivano dallo Scientifico erano pochissimi

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        • Il mio prof di matematica al liceo per spiegare concetti matematici faceva riferimenti a Leopardi e alla scultura greca. Della mia classe circa due terzi hanno poi fatto facoltà scientifiche: medicina, biologia, chimica, ingegneria, astronomia… Non mi sembra che qualcuno di loro abbia avuto particolari problemi a imparare quella parte di matematica che al classico non viene insegnata.
          L’obiezione vale fino a un certo punto perché anche con lo scientifico non hai praticamente niente in mano dal punto di vista lavorativo. Il lavoro senza università lo hai con tecnico, commerciale e, una volta, magistrali. Quelli nati fino al ’51 invece, le qualifiche che oggi si ottengono dopo i 5 anni di tecnico e commerciale, si ottenevano alla fine dei due rami “cadetti” della scuola media. Ed erano altrettanto preparati, se non forse di più.

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        • Un’ultima cosa sulla storia della matematica, che anch’io trovo molto bella. L’invenzione della zero. I Romani non conoscevano lo zero, ma il Pont du Gard sta in piedi ancora oggi, anzi ci hanno pure fatto passare una strada (vale il viaggio, per chi non l’ha visto); i Greci non avevano lo zero, eppure hanno calcolato con la trigonometria il diametro della Terra, e sono andati vicinissimi al numero esatto.

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        • Un’ultima cosa, poi giuro che mi taccio.
          ” Tenete separati gli uomini dalle loro affermazioni.
          Questa roba qui è una fallacia logica con un nome ben preciso: argomentum ad hominem”.
          Fino a un certo punto, dipende. Ad esempio, nel mio campo non esiste più la malattia di Hallervorden-Spatz; cioè, i malati esistono ancora (sono pochi, niente paura), ma la malattia ha cambiato nome, che ora è molto più complicato. Questo perché, decenni dopo la fine della guerra, è venuto fuori che sia il Sig. Hallevorden che il Sig. Spatz non solo erano nazisti, che già si sapeva, ma hanno attivamente partecipato alle mostruosità del T4 ed alla sperimentazione sui prigionieri.
          Di Bettelheim ho letto solo “Il mondo ncantato”, e l’ho trovato bellissimo; avere poi appreso che il Sig. Bruno era un mostro in famiglia, e proprio con i suoi bambini, me lo ha fatto decisamente riconsiderare. Argomento ad hominem? Non direi. Magari, se il tipo fosse stato un prodigio dell’elettronica o della musica avrei anche potuto ignorarlo, ma il suo campo era la psichiatria infantile.
          Ecco, nel caso di Chomsky mi pare che l’essere personalmente abietto e scientificamente raffazzonato costituiscano ragioni sufficienti per evitarne l’insegnamento.

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        • Spettacolare, per restare all’ambito “scientifico”, il capitolo a lui dedicato da Tom Wolfe in “Il regno della parola”, in cui fa letteralmente a pezzettini tutte le sue cazzate antiscientifiche e antistoriche. Un vero e proprio cialtrone di prima grandezza, oltre che una merda come uomo – come tutti gli ebrei antisemiti, del resto.

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        • @ blogdibarbara

          “Ok, tu questa cosa la trovi affascinante, e io pure, ma sei sicuro che tutti la troverebbero così interessante da essere contenti di essere obbligati a studiarla a scuola?”

          Non ne sono sicuro per nulla. Ma mica decide chi deve imparare: decide chi deve insegnare.

          “Se tu ritieni ragionevole escludere il greco e il latino”

          Mai detto, ho detto una cosa ben diversa.

          “Fermo restando che parlare di utilità in ambito culturale è di per sé un obbrobrio”.

          Su questo siamo d’accordo.

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        • Certo, non hai detto che li vuoi eliminare: hai detto che li vuoi sostituire con quell’altra cosa. Ora, attento che adesso ti spiego una cosa difficile: se tu vuoi sostituire A con B, B va al posto di A e A viene eliminato. E se secondo te questa sostituzione dovrebbe avvenire perché non ritieni né utile né interessante A, mettendoti ovviamente nei panni dello studente, io mi metto in quelli dello studente che si ritrova a dover studiare B. Io mi sono innamorata di quella materia, ma non sono sicura che l’avrei trovata così affascinante a 16 anni. E tu?

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        • @ blogdibarbara

          “Quindi: ama le peggiori dittature ma per giudicarlo non dobbiamo giudicarlo per le sue posizioni politiche. Ha formulato delle teorie che si sono rivelate errate, ma non dobbiamo giudicarlo dalle sue teorie. Ha detto una quantità spropositata di menzogne ma non dobbiamo giudicarlo dalle sue affermazioni”

          Possiamo giudicarlo per tutto in ciascun ambito di pertinenza.
          Se tu fossi la mia insegnante potrei giudicarti per come insegni. Parallelamente potrei giudicarti per il tuo pensiero politico.
          Quello che non ha senso fare è mischiare gli ambiti.

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        • Ok, separiamo.
          Valutiamo l’uomo: l’uomo era una merda.
          Valutiamo le sue teorie: le sue teorie erano cialtronerie allo stato puro.
          Valutiamo le sue affermazioni: le sue affermazioni erano menzognere.
          Contento?

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        • @ myollnir

          “…e quelli che ho citato sono tutti scienziati di due – tre generazioni fa”

          Ecco, magari la regola che vedi tu è figlia di una certa epoca; fuori da quell’epoca non vale più.
          E, sia chiaro, lungi da me contestare che la finalità del classico sia l’educazione alla bellezza. Ma l’educazione alla bellezza non è una condizione sufficiente.

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        • @ blogdibarbara

          “Non mi sembra che qualcuno di loro abbia avuto particolari problemi a imparare quella parte di matematica che al classico non viene insegnata”

          Non stiamo parlando di questo. Il tema in oggetto è: da grande voglio fare lo scienziato, dunque che liceo faccio?
          Io contesto che la soluzione sia: faccio il liceo classico.

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        • @ myollnir

          “i Greci non avevano lo zero, eppure hanno calcolato con la trigonometria il diametro della Terra, e sono andati vicinissimi al numero esatto”

          Non “i Greci”, ma “un Greco” lo ha fatto.
          Non erano tutti Eratostene.

          I Romani riuscivano a fare i calcoli anche senza zero e senza un sistema di numerazione posizionale. Ma il loro modo di calcolare era più complicato e più limitato.
          Vogliamo almeno essere d’accordo su questo?

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        • @ myollnir

          “Fino a un certo punto, dipende. Ad esempio, nel mio campo non esiste più la malattia di Hallervorden-Spatz; cioè, i malati esistono ancora (sono pochi, niente paura), ma la malattia ha cambiato nome, che ora è molto più complicato. Questo perché, decenni dopo la fine della guerra, è venuto fuori che sia il Sig. Hallevorden che il Sig. Spatz non solo erano nazisti, che già si sapeva, ma hanno attivamente partecipato alle mostruosità del T4 ed alla sperimentazione sui prigionieri.”

          Non conosco questa malattia, ma se le è stato cambiato nome perché i suoi scopritori erano quella roba là, be’ questa è violenza e falsificazione dei fatti.

          “Ecco, nel caso di Chomsky mi pare che l’essere personalmente abietto e scientificamente raffazzonato costituiscano ragioni sufficienti per evitarne l’insegnamento.”

          Ma proprio zero.
          Che uno sia personalmente abietto è irrilevante per giudicare una sua teoria.
          Sullo scientificamente raffazzonato sono già più d’accordo con te. Ma se è così significa che possiamo prendere il 99% delle pubblicazioni sociologiche e psicologiche e buttarle nel cesso.

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        • Poi myollnir se vuole ti risponderà per quanto lo riguarda; quanto a me, sono assolutamente d’accordo sul buttare nel cesso il 99% delle pubblicazioni sociologiche . Per quelle psicologiche no: di quelle va buttato nel cesso il 100%.

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        • “Ma se è così significa che possiamo prendere il 99% delle pubblicazioni sociologiche e psicologiche e buttarle nel cesso”.
          Vedi che c’è qualcosa su cui siamo d’accordo?

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        • “Non erano tutti Eratostene”.
          Perché, siamo tutti Leibnitz?
          “Ecco, magari la regola che vedi tu è figlia di una certa epoca; fuori da quell’epoca non vale più”.
          Forse, ma non è detto. Ha Netflix, o Prime Video? Ci sono diversi bei documentari: sull’Astrofisica, sulla fisica delle particelle, sul CERN, e ovviamente naturalistici. Tutti gli scienziati che vengono intervistati rivelano che il motore che li spinge è ancora lo stesso: la ricerca della bellezza. E sono tutti giovani, molti giovanissimi.
          E’ chiaro che, come dice Erasmo più sotto, oggi la cultura è meno compartimentata, per cui si studia un po’ di tutto in un po’ tutti i Licei, perciò non dubito che esistano anche eccellenti Licei scientifici con Professori di prim’ordine, che sanno trasmettere, oltre alla conoscenza, anche le “vibrazioni”. Io non ne ho avuti moltissimi, ma quei pochi me li porterò sempre dietro. Poi ho anche avuto pessimi insegnanti, soprattutto quelle (tutte donne, spiace ma è così) di Italiano sono state una peggio dell’altra, forse è per questo che Dante non mi è mai piaciuto.

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        • E’ molto interessante l’articolo che posti, perché completa sulla gamma ultravioletta quello che da non moltissimo tempo ho imparato sul blu. Che sarebbe: come sai il blu è abbondantissimo sulla Terra, essendo il colore del cielo, dell’acqua di mare, dei riflessi dei ghiacciai; ma in realtà è difficilissimo per la natura da riprodurre (per fare il colore per la pittura, per secoli si è dovuto tritare il lapislazzuli, non ti dico i costi). Sembrerà starno, ma la biologia è riuscita a fare quasi tutto, volare, nuotare, respirare sott’acqua, trasportare parecchie volte il proprio peso eccetera; ma non è mai riuscita a creare il colore blu, tranne nel caso di una rarissima farfalla. Tu dici: ma esistono alcuni (non molti!) animali blu: la coda del pavone, alcuni pappagalli, altri uccelli, molte farfalle, alcuni rettili… Beh, no. Non sono blu, nel senso che il DNA non è riuscito, in milioni di anni, a produrre un pigmento di quel colore. Un pigmento è una molecola, o una proteina, che assorbe tutti i colori, tranne quello che restituisce, in forma di luce colorata; due pigmenti assieme possono fare un terzo colore (rosso + giallo = arancio) ma nessuna combinazione di pigmenti può creare il blu. E allora? E allora la natura ha risolto creando delle microstrutture (stiamo parlando di nanometri, la misura della lunghezza d’onda della radiazione visibile) che hanno delle forme complicatissime, che sono di per sé bianche o grigie, ma riflettono la luce che arriva in modo che solo una particolare lunghezza d’onda, quella del blu, venga riflessa così com’è, mentre le altre vanno in interferenza (cioè si trovano in controfase, te lo spiegherei meglio se potessi fare un disegno). E sono strutture molto, molto complesse, talvolta a forma di microscopici “alberi di Natale”. Perciò no, la coda del pavone non è veramente blu. Per le piante è quasi sempre la stessa cosa, anche se con le antocianine ci sono andate vicine al pigmento “giusto”. Insomma il DNA, non essendo riuscito a trovare la soluzione con la chimica, è ricorso all’elettrodinamica quantistica!
          Ecco, il fiore bianco che riflette l’ultravioletto fa la stessa cosa, su una gamma di frequenza appena superiore.
          Per approfondire, ci sono diversi articoli (perlopiù in inglese) su Internet, e video su YT. Veramente affascinante. E bello!

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    • La Commedia è nei programmi della scuola secondaria italiana, e solo in quella italiana. Sembrerebbe di capire che, sebbene l’Italia non fosse uno stato nel secolo XIV, ci sia lo stesso un certo legame privilegiato fra Dante e nazione italiana.

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      • Come ho scritto sopra, io la Commedia la toglierei dai programmi scolastici. O meglio: giusto far leggere dei passaggi particolarmente interessanti e belli (come si fa con altre opere letterarie anche di altri Paesi), ma non è certo un’opera che deve monopolizzare i programmi scolastici, almeno come è stato ai miei tempi.
        Non perché l’opera non sia bella, accidenti se lo è, ma perché non è funzionale all’istruzione di base (di base!) che serve oggi. Abbiamo bisogno di formare giovani che prendano a pesci in faccia i gretini, i no-vax, quelli che si fanno le menate se è giusto dire sindaco o sindaca, ecc., e abbiamo sopratutto bisogno di formare giovani che abbiano come valore fondamentale il metodo scientifico. Poi, parallelamente, puoi educare alla bellezza.

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        • Studiare “pezzi” della Divina Commedia è più o meno come studiare “pezzi” di algebra.
          Fra i cultori della religione gretina conosco fior di laureati in materie scientifiche, così come fra i laureati in materie scientifiche – o almeno con una maturità scientifica – ho conosciuto persone pienamente convinte della bontà del “metodo Di Bella”, della pericolosità dei vaccini e tante altre belle cose di questo genere. Quello che ti fa credere o non credere a certe puttanate non sono le singole cose che hai studiato bensì il modo in cui ti poni nei confronti delle cose che ti si presentano davanti, e questo te lo può dare solo la formazione umanistica. Senza quella non riuscirai mai ad affrontare le cose con metodo scientifico (“come valore fondamentale” mi sembra un bellissimo esempio di ossimoro: un metodo è un metodo, un valore è un valore: non vedo molte cose in comune fra i due).

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        • Ossignùr. Mi tocca difendere Dante, proprio io che non ho mai sopportato la Divina Commedia.
          Proprio di Italia, parlava Dante, non di Toscana. Ha mai sentito il verso “Ahi Granducato di Toscana, di dolore ostello…”? E mi spiace anche, da toscano, dover dire che noi parliamo in Italiano, una lingua che non è quella di Dante, che per capirlo serve il Bignami, ma si è evoluta anche, ma non solo, dal volgare che si parlava a Firenze (che non è lo stesso che si parlava a Lucca, per dire).
          Dante e Manzoni a scuola ci stanno benissimo, tra l’altro Manzoni è doppiamente inattuale perché scriveva nell’ottocento, ma il romanzo è ambientato nel seicento.
          Concludo ricordando che quando l’Italia produceva grandi scienziati, questi venivano quasi sempre dal Liceo classico. Strano, no?

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        • Quello che ha fatto lo scientifico in genere (ho conosciuto qualche eccezione, ma veramente poche) vuole sapere come si fa, quello che ha fatto il classico vuole sapere perché si fa così. Quello che ha fatto lo scientifico ha bisogno di certezze a cui aggrapparsi, quello che ha fatto il classico ha bisogno di indagare e poi indagare e poi ancora indagare. Chi dei due è più attrezzato per fare lo scienziato? Davvero avere imparato il calcolo integrale e differenziale è più utile dell’avere assorbito un modello di indagine a 360°?

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        • Neanche il Classico che ho fatto io è quello che hanno fatto i miei, e men che meno il Ginnasio, che cominciava con una prima a 11 anni: ho iniziato nel 1970 (*), la riforma è del 1968 (maturità e accessi). E oggi il latino, alle medie, non si fa nemmeno più, ai miei tempi cominciava in seconda media e in terza era facoltativo.
          Fra l’altro: neppure la Germania esisteva, ancora ai tempi di Goethe: vuoi dire che Goethe non è tedesco?
          Che poi, sostituire latino e greco con lo studio della storia delle lingue è decisamente più complesso, quello sì che è roba specialistica da Università. Poi io Chomsky lo toglierei anche da lì, se fosse per me, ma sto divagando.
          (*) Sob!

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        • La riforma è del 68 e la prima maturità riformata, con due scritti e quattro orali sul programma dell’ultimo anno, è andata in scena nel 69. Erasmo che è di poco poco più vecchio di me si è fatto tutte le materie scritte e orali sul programma dell’intero triennio. Ma credo di poter dire che quello che ho fatto io era ancora una cosa abbastanza seria. Il latino io l’ho fatto dalla prima media per sei ore la settimana, e lo considero un privilegio inestimabile.
          La storia delle lingue si studia in glottologia alla facoltà di lettere, ed è un esame che rientra fra quelli grossi, e la materia richiede, per poter essere compresa, prerequisiti che uno studente di liceo assolutamente non possiede. E’ una materia assolutamente affascinante, ma decisamente non è roba per ragazzini.
          Di quel mastodontico contaballe e per giunta antisemita di Chomsky andrebbe cancellato anche il nome.

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        • @ myollnir

          “Ossignùr. Mi tocca difendere Dante…”

          Evidentemente non tutti la pensano come te. Io non la penso come te.

          “Concludo ricordando che quando l’Italia produceva grandi scienziati, questi venivano quasi sempre dal Liceo classico. Strano, no?”

          Nomi e cognomi? Perché nella scienza mica conta da dove arrivi, ma il metodo che usi. Attendo nomi e cognomi.

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        • @ blogdibarbara

          “Davvero avere imparato il calcolo integrale e differenziale è più utile dell’avere assorbito un modello di indagine a 360°?”

          Ma senza ombra di dubbio. Senza Leibniz e Newton nemmeno saremmo qui a poter parlare su questo blog.
          E poi Leibniz e Newton erano prima di tutto filosofi. Poi scienziati.

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        • @ myollnir

          “Che poi, sostituire latino e greco con lo studio della storia delle lingue è decisamente più complesso, quello sì che è roba specialistica da Università.”

          Ma no dai. Sarebbe molto più utile. Tra le lingue europee ci sono connessioni impressionanti che io non ho mai imparato a scuola. L’aver studiato Latino per otto anni e mezzo non mi è servito quasi a nulla, ma si sta rivelando molto utile per imparare il Lituano, che è la lingua più antica d’Europa. L’aver letto testi in Inglese antico (e per questo non finirò mai di ringraziare la mia prof. di liceo Maria Laura Pini Prato, la moglie del procuratore di Milano Francesco Saverio Borrelli) mi permette di capire il menù di un qualunque ristorante quando sono in Danimarca, Svezia e Norvegia.

          “Poi io Chomsky lo toglierei anche da lì, se fosse per me”.

          Ecco, per me Chomsky è quasi intoccabile, Vedi che e quanto siamo diversi su alcune cose?

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        • @Nautilus.
          Nomi e cognomi: Albert Einstein. Antonino Zichichi. Se avessi voglia di mettermi a cercare ne troverei sicuramente molti altri.
          Calcolo integrale e differenziale: non ci siamo capiti. Ovvio che prendi un certo indirizzo li devi sapere, ma il punto è che quei calcoli, se hai assorbito il metodo di indagine a 360° che ti danno gli studi umanistici, li impari in quattro e quattr’otto, ma se non lo hai assorbito impari quelli e basta, senza poter poi da lì spaziare a 360°.

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      • @ blogdibarbara

        “Studiare “pezzi” della Divina Commedia è più o meno come studiare “pezzi” di algebra”.

        Ma nemmeno per sbaglio. L’algebra è studiata ovunque ed è imprescindibile, la Divina Commedia è studiata (cioè, letta, e di pessima voglia) solo nella cosidetta Italia ed è prescindibilissima.

        “Fra i cultori della religione gretina conosco fior di laureati in materie scientifiche…”

        Lascia stare i fior fiori di laureati (sembra di sentir parlare uno dei 5 Stelle). Puoi essere anche un premio Nobel e dire minchiate colossali. Caso reale. Caso del premio Nobel Luc Montagnier giustamente sbertucciato dalla comunità scientifica internazionale per le sue ridicole idee sulla memoria dell’acqua.

        “Quello che ti fa credere o non credere a certe puttanate non sono le singole cose che hai studiato bensì il modo in cui ti poni nei confronti delle cose che ti si presentano davanti, …”

        Esatto!

        “…e questo te lo può dare solo la formazione umanistica. Senza quella non riuscirai mai ad affrontare le cose con metodo scientifico (“come valore fondamentale” mi sembra un bellissimo esempio di ossimoro: un metodo è un metodo, un valore è un valore: non vedo molte cose in comune fra i due).”

        Ma ci credi veramente a questa assurdità che hai scritto?

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        • Ribadisco: l’algebra puoi studiarla e puoi non studiarla, ma non puoi studiarla a pezzi perché non capiresti niente e i pezzi imparati non ti servirebbero a niente. La Divina Commedia puoi studiarla e puoi non studiarla, ma non puoi studiarla a pezzi perché non capiresti niente e i pezzi imparati non ti servirebbero a niente.
          Il discorso che l’algebra si studia dappertutto e la Commedia no, scusa, c’entra come i cavoli a merenda.
          In quello che ho scritto non vedo alcuna assurdità.

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        • Io non credo che sia facile capire oggi la funzione del liceo classico, che ha cessato di essere ormai da tempo. Il liceo classico era una scuola che non prevedeva di essere il punto terminale dell’istruzione, ma l’avvio all’università e, attraverso questa, alla vita civile (non solo lavorativa). Perciò, aveva fini metodologici, perseguiti attraverso l’allargamento e l’approfondimento della cultura Avevo scritto cultura generale, ma poi l’ho tolto. E’ molto evidente che il concetto di “cultura” vari a seconda della nazione e del periodo storico; e non c’è dubbio che la “cultura” di 100 anni fa avesse un bias verso la classicità. Probabilmente, l’imprint fu dato inizialmente da Francesco De Sanctis, che fu ministro della Pubblica Istruzione dopo l’unità d’Italia. Vorrei sottolineare, a questo proposito, il lavoro egregio, anzi eroico, fatto dai governi del primo cinquantennio. Si trattava di sollevare il popolo italiano dall’analfabetismo, e al contempo sottrarlo al monopolio pedagogico dei preti. Basta girare per le città italiane e guardare gli edifici scolastici, bene identificabili e oggi semivuoti. E’ una vista che non cessa di commuovermi.
          Fra tutte le scuole, il liceo classico era concepito come programma di formazione della classe dirigente,e servì magnificamente al suo scopo. A differenza degli altri paesi, in Italia la formazione di eccellenza era disponibile nella scuola pubblica, e in forma praticamente gratuita: il liceo classico è stato un potente ascensore sociale. Oggi non è più così: quando nasce un bambino, i genitori faranno bene a cominciare a metter via i soldi per la sua istruzione, altrimenti saranno guai. La ragione della decadenza? semplice: la scuola non serve più agli studenti, ma ai dipendenti (quelli che si vaccinano prima, per poi stare a casa). Ma una delle motivazioni ufficiali è stata proprio quella di rendere “utile” l’insegnamento.

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        • @ blogdibarbara

          “La Divina Commedia puoi studiarla e puoi non studiarla, ma non puoi studiarla a pezzi perché non capiresti niente e i pezzi imparati non ti servirebbero a niente”

          La Divina Commedia per me rientra nelle cose che fanno parte della sfera del piacere. Nemmeno ai miei tempi si è studiata tutta.
          Ma a mio parere si può leggere a pezzi e gustarla. Un po’ come quando compri un disco di musica classica con scritto “highlights” o “excerpts from”.
          Molta letteratura italiana e straniera si fa esattamente così, se non altro per mere questioni di tempo.

          L’algebra rientra nella sfera dell’utilità (chi ama la matematica ci vede anche bellezza, comunque, ma è un tipo di bellezza diversa). Ecco se prendi un libro di algebra e non hai mai fatto algebra prima non puoi partire dal quinto capitolo.

          La Divina Commedia non è studiata altrove, questo non rende gli stranieri bacati. Shakespeare è studiato nel Regno Unito in modo molto più approfondito che da noi. La scarsa conoscenza o l’assenza di conoscenza di Shakespeare non rende noi bacati.
          Ma, non aver studiato algebra ci renderebbe tutti bacati, indipendentemente dalla nazionalità.

          Insomma, la scienza è universale, il resto no. Chiaramente anche la letteratura è universale, ma in modo molto diverso. Ci sono le opere locali (la Divina Commedia, i Promessi Sposi, …), ma mica ci sono una matematica o una fisica locali. L’algebra è algebra ovunque, al limite puoi insegnarla in modo leggermente diverso, ma finisce qui.

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        • In realtà, l’esempio è scelto male, perché Dante E’ universalmente studiato, anche se non come da noi. Se in inglese usa l’aggettivo “Dantesque”, la capiscono, non è mica il Tassoni. Così come se da noi si dice “Scespiriano” si viene capiti, perlomeno fra persone civili.
          Gli altri, poi, hanno il vantaggio di conoscerlo in traduzioni contemporanee, molto più facilmente comprensibili, mentre gli scolari Inglesi il Beowulf lo leggono direttamente in traduzione, altrimenti si dovrebbero sciroppare una cosa così: Hwæt. We Gardena in geardagum,
          þeodcyninga, þrym gefrunon,
          hu ða æþelingas ellen fremedon.
          Comunque stiamo parlando di Bianchi, Maschi, Vecchi e Morti, perciò probabilmente spariranno tutti molto presto.

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  3. Dante ha copiato, spudoratamente, e qui c’è la prova ultima:

    fuor di celia, tutte le mitologie antiche hanno la descrizione di uno o più viaggi nell’oltretomba, compresa quella persiana che nella sua trasposizione in ambito islamico ispirò, a detta dell’islamista spagnolo Asin – nomen omen – Palacio l’opera di Dante.
    che il soggetto potesse non essere originale è addirittura banale come considerzione, ma la potenza dell’opera dantesca non sta nell’aver immaginato un viaggio nel regno dei morti, quanto nell’aver trasformato il viaggio stesso in un’opera meravigliosa di analisi politica, di storia antica e recente, di dottrina cristiana, di costume e colore dei suoi tempi e soprattutto di immenso valore poetico E linguistico, e tutto ciò in maniera assolutamente originale e straordinaria, tanto da aver stregato generazioni intere di letterati e di persone qualunque

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    • Se l’elemento da prendere in considerazione fosse il tema, sarebbero “non originali” tutte, indistintamente, le opere che parlano d’amore, di dolore, di lutto, di violenza, di guerra, di bambini, di vecchi, di fede, di assenza di fede, di… Cioè tutto ciò che è stato scritto da almeno tremila anni a questa parte.
      Piemontese? Delizioso! Se fossi in te comunque controllerei attentamente che non ci sia qualche piemontese fra i dannati, e in tal caso, un bel paio di forbici e via.

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  4. Si puo’ dire? Ma per dire merda si deve prendere la rincorsa per dare più forza alla parola. A questo pseudo giornalista avresti dovuto precisare che sono stati i cinesi che usavano La Stampa come tante altre scoperte degli europei che sono state ri. Chiaramente non ammiro l’attuale Cina ma le loro scoperte erano anni luce avanti alle nostre. E Dante me lo immagino mentre sta pisciando in testa a questo scribacchino.ciao B.

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      • Tempo fa leggevo un ottimo fumetto, ambientato nel Rinascimento e abbastanza ben fatto dal punto di vista storico.
        In un episodio il protagonista (veneziano) nel disquisire con un tedesco che chiama gli italiani ‘incivili’ risponde che ‘ in Italia si erigevano monumenti e si scrivevano opere d’arte quando i voi eravate ancora occupati a tingervi il deretano di blu’. Come risposta mi sembra adeguata anche in questo caso.

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        • E’ una citazione da un film con Alberto Sordi (si riferiva in quel caso agli Inglesi, che si tingevano la faccia di blu all’epoca delle invasioni Romane).

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        • @ blogdibarbara

          “E non dimentichiamo che fino alla fine del II-inizio del III secolo d. C. le popolazioni germaniche NON AVEVANO LA SCRITTURA. Serve dire altro?”

          Niente, insisti in questo assurdo scontro di schieramenti tipico dei nazionalisti. Due millenni fa i popoli germanici erano al livello delle capre che pascolavano, mentre i popoli latini erano enormemente civilizzati. Ma non è che si può vivere di rendita su questa cosa. Oggi i popoli scandinavi sono meglio di quelli latini in X, Y e Z. OK, e allora?
          Nel 3000 avanti Cristo non c’erano forse popoli più civilizzati dei popoli latini?
          Fammi capire qual è il senso delle tue affermazioni.

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        • Il senso delle mie affermazioni è che quello che al tempo di Dante era un popolo di trogloditi si permette di dire che Dante non era originale. tutto qui. E’ di Dante che stiamo parlando, e delle critiche a Dante, quindi non vedo perché debba essere preso in considerazione il tempo presente e non quello passato.

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