ANCORA UN PAIO DI CIANFRUSAGLIETTE

Dove si parla dei tremendi pericoli che ci circondano, un po’ per celia, un po’ per non morire.

La pericolosità del vaccino

La pericolosità dei giornalisti

molto peggiore di quella del vaccino

La pericolosità dei politici (inutile discutere se siano peggio loro o i giornalisti: sono culo e camicia e remano tutti insieme)

Che poi, dico: le case farmaceutiche guadagnano? E allora? Perché mai non dovrebbero guadagnare? Guadagnano anche i percettori del reddito di cittadinanza che non fanno niente e non dovrebbe guadagnare chi lavora, rispondendo a delle precise necessità della popolazione?

La pericolosità di chi contribuisce a seminare terrore

clic per ingrandire

Comunque se il vaccino vi fa paura come il buio quando eravate piccoli non c’è problema: potete sempre ricorrere all’alternativa, come potete vedere poco sopra.

Concludo con una bella notizia: è morto di covid John Magufuli, presidente della Tanzania, che negava la presenza del virus nel Paese, e di conseguenza l’opportunità di prendere qualunque precauzione.

barbara

ANCORA VACCINI

Il morbo infuria…
Il pan ci manca…
Sul ponte sventola
Bandiera bianca!

Comunicato stampa sulla sospensione dell’utilizzo di AstraZeneca – Associazione Italiana di Epidemiologia

In attesa di notizie più precise in ordine ai dati che hanno spinto diversi Paesi europei, tra cui l’Italia, a sospendere precauzionalmente l’utilizzo del vaccino AstraZeneca Covid19, l’Associazione Italiana di Epidemiologia osserva che, sulla base dei dati della letteratura scientifica relativi alla incidenza della trombosi venosa profonda (TVP) e ai dati sui ricoveri ospedalieri, è possibile stimare, in modo conservativo, che in un anno, sono attesi nella popolazione generale tra 35 e 70 anni di età circa 80 casi di TVP ogni 100.000 persone. Questa stima conduce a un numero di casi attesi pari a 1,5- 2 casi per settimana, ovvero 6-8 casi nell’ultimo mese per 100.000 persone.
Al 14 marzo 2021, risulta che 184.219 soggetti appartenenti alle Forze Armate e di Polizia e 610.305 soggetti appartenenti al personale scolastico hanno ricevuto il vaccino AstraZeneca, nell’arco di un mese, per un totale di quasi 800 mila persone. Alla luce delle evidenze disponibili, pertanto, in questa popolazione, in un mese si sarebbe dovuto verificare per il solo effetto del caso (6-8 casi/100,000 per 800,000 persone) un numero di ricoveri ospedalieri per TBV compreso tra 48 e 64. Questi casi si verificano non certo per effetto del vaccino ma per effetto della normale incidenza della malattia.
Si tratta di calcoli semplici, anche se per il momento approssimativi, e che possono essere confermati con dati più precisi relativi alla popolazione vaccinata. Sulla base di queste considerazioni, l’Associazione Italiana di Epidemiologia auspica l’applicazione di adeguate metodologie di sorveglianza epidemiologica e attende fiduciosa il responso di EMA su un tema di grande rilevanza per la sanità pubblica del nostro Paese. Si auspica, inoltre, uno sforzo da parte dei media per una comunicazione che sia trasparente, corretta e priva di allarmismi non supportati da dati scientifici.

Associazione Italiana di Epidemiologia (qui)

E dunque, se il numero di casi di trombosi fra i vaccinati non differisce da quello fra i non vaccinati, perché il vaccino è stato sospeso?

Caos Ue sui vaccini, “bruciato” AstraZeneca: lo spettro di una decisione politica e primo test di credibilità per Draghi

Difficile immaginare una gestione peggiore della campagna vaccinale europea (e italiana). Ma la realtà sta superando le nostre già bassissime aspettative. La bomba è stata sganciata ieri pomeriggio: con una decisione coordinata almeno nei tempi, Germania, Francia, Italia e Spagna hanno sospeso nei rispettivi Paesi la somministrazione del vaccino AstraZeneca in attesa di una parola definitiva dell’Ema sui recenti casi di trombosi e altre reazioni avverse. Peccato che l’Ema si prenderà fino a giovedì per pronunciarsi (sempre perché siamo in emergenza…). Nell’arco di 24 ore l’Aifa è passata dal rassicurare i cittadini, parlando in un comunicato ufficiale di “ingiustificato allarme” e “nessuna causalità dimostrata” tra i decessi e la somministrazione delle dosi, al divieto di utilizzo di AstraZeneca “su tutto il territorio nazionale”, “in via del tutto precauzionale e temporanea, in attesa dei pronunciamenti dell’Ema”. Ema che intanto assicura che continuerà a indagare ma ribadisce di ritenere ingiustificata la sospensione.
Nemmeno 24 ore prima, il nuovo commissario straordinario, il generale Figliuolo, era stato mandato in televisione a squadernare il nuovo mirabolante piano vaccini (500 mila dosi al giorno e 80 per cento della popolazione vaccinata entro settembre: un sogno). Un piano che come vedremo rischia di venire azzoppato dalla decisione di sospendere AstraZeneca. Nemmeno 12 ore prima, a SkyTg24, il professor Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, aveva rassicurato così: “Lo farei fare ai miei cari, senza alcuna esitazione, riserva o riluttanza. È un vaccino sicuro, che ha un ottimo profilo di efficacia, ed è importante che venga utilizzato”.
La domanda che tutti ci siamo posti è: perché? Perché una decisione che pare essere autolesionista, che espone nuovamente al ridicolo la campagna vaccinale dell’Unione europea e dei singoli stati che ne fanno parte?
Quello che sappiamo da fonti citate da tutte le agenzie è che si è trattato di una decisione presa a livello politico tra i maggiori Paesi Ue – Germania, Francia, Italia e Spagna (e comunicata in questo ordine) – a seguito di un confronto tra i rispettivi ministri della sanità. Per quanto riguarda l’Italia, fonti del Ministero della salute hanno precisato alle agenzie che la decisione è stata assunta dopo un colloquio tra il presidente del Consiglio Draghi e il ministro Speranza, dopo che quest’ultimo aveva parlato con i suoi colleghi di Berlino, Parigi e Madrid.
La circostanza è confermata dal direttore generale dell’Aifa, Nicola Magrini, il quale ieri sera a 8 e Mezzo, su La7, ha ribadito che “il vaccino è sicuro”, che si tratta di “verificare l’insorgenza di rarissimi casi di trombosi che hanno destato clamore”, e ha parlato di una “volontà politica di Germania, Francia, Italia e Spagna di muoversi assieme”.
Primo cortocircuito: l’Aifa, un’agenzia in teoria indipendente, che dovrebbe assumere le sue decisioni su basi scientifiche, si è allineata ad una decisione coordinata a livello politico tra più governi europei. Dov’è finito l’approccio Ue basato sulla scienza, senza influenzare le agenzie indipendenti?
Si tratta anche del primo vero test di credibilità per il Governo Draghi e lo stesso presidente del Consiglio: una crisi che richiede di dare al più presto spiegazioni, e molto convincenti, alle centinaia di migliaia di cittadini già vaccinati, o in attesa di vaccinarsi, con AstraZeneca. Se il premier intendeva distinguersi dal suo predecessore per un uso più misurato e sobrio delle parole, ebbene ci è riuscito. Ma ora il suo silenzio su una decisione di così vasta portata, proprio per il piano vaccini annunciato poche ore prima in pompa magna, desta preoccupazione.
Qualche indicazione sul perché di questa sospensione la avremo probabilmente alla luce del pronunciamento dell’Ema di giovedì.
Una delle ipotesi è che i governi di questi quattro Paesi, in attesa della decisione dell’Ema, abbiano voluto bloccare in via cautelativa il vaccino per mostrare alle loro opinioni pubbliche di avere a cuore trasparenza e sicurezza. Una strategia comunicativa, dunque, e non una valutazione di natura scientifica, sarebbe alla base del principio di precauzione adottato, tanto più che sia l’Ema che l’Oms hanno ribadito la validità del vaccino AstraZeneca anche dopo la notizia della sospensione decisa dai governi.
Secondo cortocircuito: l’approccio Ue con i vaccini anti-Covid è stato quello di centralizzarne l’acquisto (Commissione europea) e l’autorizzazione (Ema), ma poi i governi sono andati in ordine sparso nel bloccare AstraZeneca.
A portarsi dietro gli altri Paesi, come troppo spesso capita in Europa, è Berlino, che preannuncia ai partner la sua decisione dopo 7 casi di trombosi su 1,6 milioni di dosi somministrate – ma forse soprattutto dopo la batosta elettorale subita domenica scorsa dal partito di Angela Merkel in Baden-Württemberg e Renania-Palatinato. I governi degli altri Paesi ovviamente si sono trovati nella posizione di non poter mostrare minore cautela di quello tedesco. Il governo francese è stato “colto di sorpresa” dalla decisione tedesca, hanno ammesso ieri sera fonti governative di Parigi a Radio France. I due Paesi avevano concordato di attendere un parere dell’Ema, ma di fronte alla decisione della Germania, “il nostro principale partner europeo”, la Francia non poteva restare isolata e continuare la vaccinazione, hanno spiegato le stesse fonti.
Dunque, tutti insieme, ma spinti da Berlino, hanno avuto paura di assumersi la responsabilità e hanno deciso di aspettare la piena “copertura” dell’Ema.
In una nota il direttore generale del Dipartimento prevenzione del Ministero della salute, Gianni Rezza, ha spiegato che “l’Ema si riunirà a breve per chiarire ogni dubbio in modo da poter ripartire al più presto e in completa sicurezza con il vaccino AstraZeneca“.
Ma l’errore più grave è proprio quello di pensare che dopo una tale drastica decisione si possa ripartire con le somministrazioni come se nulla fosse accaduto, anzi con una maggiore fiducia dei cittadini nei vaccini e nel processo di “validazione”. Al contrario, il rischio che vediamo è quello di un terribile backlash sulla campagna vaccinale. Anche se l’Ema confermerà il suo via libera, AstraZeneca è “bruciato”. Già presentato, erroneamente, all’opinione pubblica come un vaccino di “serie B” – quando invece fornisce il 100 per cento della copertura dalle forme più gravi della malattia ed è già molto efficace a poche ore dalla prima dose (mentre con Pfizer e Moderna dopo una settimana dalla seconda, che avviene dopo 3/4 settimane dalla prima) – anche se riammesso, molti cittadini lo rifiuteranno, cancellando le loro prenotazioni o peggio non presentandosi. E come dargli torto?
Dopo aver alimentato il terrorismo sul virus, ora stanno irresponsabilmente alimentando il terrorismo su una delle strategie (non la sola) più efficaci per tornare alla normalità: i vaccini. Un “comma 22”, come osserva Marco Faraci. Con un tragico paradosso: bloccando la somministrazione di un vaccino in presenza di reazioni avverse come vedremo rarissime, senza una maggiore incidenza statistica rispetto alla popolazione generale, e soprattutto senza correlazione dimostrata, i governi europei per pararsi dalle polemiche dei no-vax ne hanno adottato di fatto la linea.
Ma c’è una seconda ipotesi: che si sia voluto “bruciare” proprio AstraZeneca. Un passaggio dell’intervento di Magrini a 8 e Mezzo dovrebbe far suonare un campanello d’allarme: “Ci sono tre vaccini più maturi in arrivo, sicuri anche contro le varianti”. Parlare di vaccini “in arrivo” ad una settimana dall’inizio della primavera, con una campagna di vaccinazioni già terribilmente in ritardo, come se potessimo a cuor leggero rinunciare ad AstraZeneca perché tanto altri stanno per arrivare, è allarmante.
Basti pensare che senza AstraZeneca avremmo nel clou della campagna, da aprile a settembre, 37 milioni di dosi in meno rispetto a quelle previste (25 per cento in meno). E 2,9 milioni di dosi in meno entro marzo (38 per cento in meno).
Significherebbe azzoppare il piano appena annunciato dal generale Figliuolo. Ma lo ripetiamo: anche se AstraZeneca dovesse essere riammesso, molti cittadini potrebbero rifiutarlo sulla base dei sospetti alimentati in questi giorni. Il che aprirebbe un’altra spinosissima questione: cosa fare con questi cittadini? Se escluderli dal piano sarebbe controproducente, e obbligarli inaccettabile, si aprirebbe la strada alla possibilità per ciascuno di scegliersi il vaccino “preferito”, con il rischio di lasciare milioni di dosi inoptate.
Uno dei vaccini “in arrivo”, guarda caso, è quello dell’azienda tedesca Curevac, già sotto revisione dell’Ema. Ed è notizia di pochi giorni fa che la svizzera Novartis ha concluso un accordo preliminare per la produzione del Curevac in uno stabilimento di nuova costruzione in Austria. Senza dimenticare che alla finestra c’è sempre il vaccino russo Sputnik V.
Considerando l’allarme ormai suscitato nell’opinione pubblica, e i ritardi nelle consegne, a Berlino e Parigi potrebbero aver deciso di “sacrificare” AstraZeneca a vantaggio di altre Big Pharma, il che offrirebbe loro un alibi per il fallimento della campagna vaccinale Ue (uno dei vaccini su cui avevamo puntato si è rivelato inaffidabile) e un’occasione di rivalsa sui ribelli inglesi.
Ma per il delitto perfetto non è necessario il no di Ema. Per “bruciare” AstraZeneca, e giustificare il ricorso ad altri marchi ora “in arrivo”, basta aver insinuato nella popolazione il sospetto che sia più rischioso degli altri vaccini.
In entrambe le nostre ipotesi, dietro la decisione di sospendere AstraZeneca ci sarebbe una motivazione squisitamente politica. E se proviamo ad entrare nel merito, questo sospetto ne esce rafforzato.
Considerando altamente improbabili errori di produzione, solo nei lotti destinati all’Ue, tali da provocare esiti così fatali, guardiamo al Paese dove il vaccino di AstraZeneca è stato somministrato in massa. Nel Regno Unito la trasparenza è una realtà tangibile e tutti i dati sulle reazioni avverse riportate sono pubblici, online e facilmente consultabili. Ricordiamo che non si tratta di correlazioni dimostrate, ma solo sospette sulla base della coincidenza temporale. Ebbene, AstraZeneca non mostra differenze sostanziali con Pfizer dopo circa 10 milioni di dosi somministrate di ciascun vaccino.
Come riportato dal quotidiano Domani, da un primo esame da parte dell’Ema è emerso che il numero dei casi di trombosi tra i vaccinati con AstraZeneca (30 su 5 milioni di dosi) è in linea con i casi di trombosi avvenuti nello stesso periodo di tempo nella popolazione non vaccinata. Su 11 milioni di dosi AstraZeneca somministrate nel Regno Unito, sono stati rilevati 45 casi di trombosi, poco meno di quelli rilevati con Pfizer (48).
Come ha ricordato David Spiegelhalter sul Guardian, viene colpita da trombosi circa una persona su mille ogni anno, e probabilmente di più nella popolazione più anziana, che viene vaccinata per prima. Quindi, potrebbero essere 5 mila ogni 5 milioni di vaccinati in un anno, circa 100 ogni settimana. Fino al 28 febbraio sono stati segnalati circa 54.000 “cartellini gialli” per AstraZeneca su circa 10 milioni di dosi somministrate (Pfizer poco meno). Quindi, per entrambi i vaccini, il tasso di segnalazione è di circa 3-6 per 1.000, molto meno degli effetti collaterali riportati nei trials.
Secondo dati raccolti da Alex Berenson, addirittura sarebbero state riportate in Europa molte più reazioni avverse fatali dopo dosi Pfizer che dopo AstraZeneca.
Una sostanziale equivalenza nelle reazioni avverse dovrebbe risultare anche alle autorità sanitarie dei Paesi Ue. Perché allora solo il vaccino AstraZeneca è finito sotto processo? Se invece le autorità Ue fossero in possesso di dati diversi, dovrebbero produrli.
Federico Punzi, 16 Mar 2021, qui.

Già, decisione politica. Ho letto che da diverse parti si starebbe spingendo per Sputnik. E quelli tedeschi, già. Ma sarà solo un caso, certo. In ogni caso, come giustamente è stato osservato

Quanto alle conseguenze, è un fatto inoppugnabile che questo disastro è il famoso dentifricio uscito dal tubetto: nessuno riuscirà mai più a farlo rientrare. I deliri vaccinofobi che vedo in giro hanno raggiunto, anche in persone finora del tutto sane di mente e dalla brillante intelligenza, livelli di isteria impensabili fino a poco fa, ho visto addirittura paragonare la vaccinazione – la vaccinazione in sé, non l’eventuale obbligo – agli esperimenti di Mengele. E fra le bufale che vedo girare c’è anche quella secondo cui in Israele, capolista nel programma vaccinale, la vaccinazione di massa avrebbe fatto aumentare il numero di morti e malati. Naturalmente è una mastodontica balla

Per quanto poi riguarda il “nostro” piano vaccinale

E in fatto di crimini

Liborio Al Muntaner Spagnolo

Da Il sole 24 Ore.
15/3/21

“(Uk) Tra gli 11 milioni di abitanti vaccinati con Astrazeneca ci sono stati finora 15 casi di trombosi o coaguli di sangue e 22 casi di embolia polmonare, una percentuale inferiore a quella della popolazione non vaccinata”
Se avessero usato la stessa solerzia usata per bloccare il vaccino di Astrazeneca con i monopattini,forse diverse centinaia d’italiani sarebbero ancora in vita e qualche migliaio si sarebbe evitato mesi di gesso e cure fisioterapiche.
Nella Città Metropolitana di Bologna circolano quasi centomila biciclette.
Nel 2020 quindici ciclisti sono morti in incidenti stradali.
Che facciamo?
Ne blocchiamo l’uso?
Le teniamo ferme fin quando non si trova un modo sicuro a rischio zero d’andare in bici?
Vogliamo parlare delle autostrade e dei relativi morti che mietono ogni anno?
E sugli attraversamenti pedonali vogliamo spendere due parole?
Ma basta con sto terrorismo.
Vaccinatevi e dateci un taglio.

Ancora un’osservazione sulle preoccupazioni di qualcuno che la nomina di un militare a commissario straordinario possa preludere a una militarizzazione dell’Italia se non addirittura a qualche colpo di mano militare: sarebbe utile ricordare che

Mentre qualcuno ha provato a chiedersi che cosa sarebbe successo se

E a chi si affanna a strepitare che un sacco di cose ritenute scientifiche sono state prima o poi confutate va risposto che sì, è vero, la scienza può benissimo essere confutata:

Ok, abbiamo scherzato, ma adesso basta, parliamo seriamente: i vaccini sono VERAMENTE pericolosi, e ne abbiamo le prove inconfutabili:

E quest’ultima, a differenza delle due precedenti, non è una spiritosata Lercio-style bensì una “notizia” realmente pubblicata, esattamente in questi termini, non solo da Repubblica ma anche da un altro paio di decine di testate. Credo che i tempi siano maturi per un secondo diluvio universale.
E concludo con una considerazione: i vaccinofobi che strillano istericamente al genocidio, che vanno a caccia di “notizie” che confermino i loro deliri – e solo di quelle – non importa quanto assurde, non importa quanto smentite, non importa quanto scientificamente confutate, sono indiscutibilmente persone disturbate. Ma chi è che da un anno sta spacciando per morti di covid persone morte di infarto di ictus di talassemia di tumore di incidente di annegamento per far lievitare il numero di morti e alimentare il terrore nella popolazione? Chi è che da un anno sta irrefutabilmente dimostrando che dalle istituzioni ci arrivano unicamente delle mastodontiche balle, che delle istituzioni non ci si può minimamente fidare? Cari signori del governo, del citiesse, del servizio sanitario nazionale e di tutto il lupanare, loro sono fuori di testa, ma voi avete le mani sporche di sangue.

barbara

DUE PAROLE SU VACCINI E DINTORNI

Dedicato in particolar modo ai vaccinofobi. Che almeno sappiano di quale banda fanno parte.

Ecco perché la Germania è la patria dei “no-vax”

Religione, salutismo, razzismo e politica: i nemici delle inoculazioni sono storicamente gli stessi

Berlino. È scienziata di formazione con una laurea in fisica e un dottorato in chimica quantistica. Ad aprile del 2020 ha dato sfoggio delle sue competenze spiegando in diretta tv il modello matematico della progressione dei contagi da coronavirus.
Un mese prima si era messa in quarantena dopo essere entrata in contatto con un medico poi risultato positivo al Covid-19: l’uomo l’aveva visitata per somministrarle il vaccino contro lo pneumococco, che in Germania è facoltativo. Eppure, quando lo scorso 21 gennaio Angela Merkel ha affrontato in conferenza stampa il tema dei vaccini è stata molto attenta a misurare le parole. Tutti i cittadini «che desiderano ricevere l’iniezione ha detto potranno farlo entro il 21 settembre». Toni cauti che tradiscono la natura elettorale di quest’anno. Domenica si vota in Renania-Palatinato e in Baden-Württemberg, a giugno in Sassonia-Anhalt e a metà settembre in Bassa Sassonia. Il 26 dello stesso mese, infine, ci saranno le legislative: un calendario fitto che non permette alla cancelliera di immolarsi sulla causa dei vaccini. Non certamente in Germania, patria storica del movimento no-vax.
Oggi i tedeschi che si oppongono all’obbligo vaccinale vengono definiti «Impfgegner», ma ieri uno dei nomi con cui venivano associati era quello della «Lebensreform». La «riforma della vita» è stato un movimento diventato popolare alla fine del XIX secolo con l’obiettivo di promuovere la cura «naturale» dell’individuo, dove per naturale si intendeva non immunizzato, non avvelenato dalla medicina «artificiale» dei vaccini. Irrobustirsi, mangiare bio, «farsi» le malattie infantili, stare all’aria fresca, fare esercizio fisico e prendere il sole sul corpo nudo erano considerati medicine migliori dei farmaci. «La Lebensreform è strettamente collegata al movimento dell’omeopatia, che era popolare nel Baden-Württemberg e nella sua capitale Stoccarda», spiega al Giornale Malte Thießen, docente di Storia della Medicina all’Università di Münster. Popolare ma non per tutti, il movimento aveva una casa editrice di riferimento che pubblicava gli scritti degli anti-vaccinisti ed era diffuso fra i ceti più abbienti. «D’altro canto, la medicina omeopatica, le cure dell’aria e del sole non erano proprio per tutti», ricorda lo storico.
Ieri come oggi, la Lebensreform era solo una delle isole nell’arcipelago no-vax. Le vaccinazioni non riguardano solo la salute dell’individuo ma quella della società: di conseguenza assumono sempre una connotazione politica, «e nella critica ai vaccini si mescolano argomenti di estrema destra ed estrema sinistra». Se oggi c’è chi crede che assieme ai vaccini anti-Covid ci vengano inoculati dei microchip oppure si cerchi di manipolarci geneticamente, «nel 1796», anno del primo vaccino anti vaiolo in terra tedesca, «c’era chi temeva che i vaccinati si sarebbero trasformati in mucche», dalle quali il vaccino prendeva sostanza e nome. Fra i no-vax d’antan si contano anche alcuni politici liberali, favorevoli all’autodeterminazione umana e perciò contrari all’obbligo vaccinale. Alla fine del XIX secolo, continua l’accademico, la resistenza era anche dovuta agli effetti collaterali dei vaccini: d’altronde, i sieri muovevano i primi passi e potevano recare danni anche gravi. Da allora il timore degli effetti collaterali è rimasto, ma oggi che i vaccini funzionano meglio, e molte malattie sono scomparse, le rare complicazioni pesano ancora di più. I vaccini insomma «sono vittime del loro stesso successo».
Anche i motivi religiosi hanno giocato un ruolo importante: le vaccinazioni erano considerate come un’interferenza con l’opera divina: macchinazioni del diavolo contro malattie vissute come prove o punizioni celesti. Così, ricorda Thießen, in alcune comunità protestanti le vaccinazioni erano ritenute uno strumento usato dai cattolici contro i bambini. Per lo storico, insomma, non c’è quasi nulla di nuovo sotto il sole «e anche oggi in alcuni paesi musulmani le campagne di vaccinazione sono respinte come una crociata cristiana». Tornando in terra tedesca, un altro filo conduttore fra passato e presente è l’antisemitismo, per la cui manifestazione non bisogna aspettare il Terzo Reich. Già nel XIX secolo i vaccini erano considerati lo strumento di una cospirazione mondiale ebraica per indebolire il «corpo nazionale» tedesco. Una teoria che da un lato può essere fatta risalire al Medioevo, quando gli ebrei erano accusati di avvelenare i pozzi e di spargere i germi della peste, mentre dall’altro arriva dritta ai tempi moderni. Thießen cita il teorico della cospirazione Attila Hildmann, un cuoco vegano di origine turca, ma profondamente xenofobo, animatore delle recenti Hygiene-Demo, le manifestazioni tedesche contro mascherine e distanziamento sociale. Anche Hildmann, ricorda l’accademico, «sostiene che gli ebrei stanno avvelenando l’acqua potabile di Berlino». Gli ebrei, osserva ancora, forniscono il perfetto schema di proiezione per i no-vax, che li vedono come un’élite che ordisce piani segreti contro la salute della nazione con il sostegno della finanza internazionale. Perché anche la critica al capitalismo è un elemento ricorrente: «Dal XX secolo, c’è chi sostiene che le aziende farmaceutiche usino le vaccinazioni per condurre esperimenti sugli esseri umani o addirittura per diffondere epidemie al fine di vendere i vaccini».

Daniel Mosseri, 14/03/2021, qui

Bene, se la compagnia vi piace restateci, e buon pro vi faccia.
Poi c’è questa meravigliosa notizia che arriva – tanto per cambiare – da Israele. Fin dall’inizio quelli col baco nel cervello ci hanno massacrato i marroni con la storia che il vaccino è pericoloso per le donne incinte. Ovviamente – ed è stato ripetutamente spiegato, ma nei cervelli col baco le spiegazioni non entrano – nessuno ha mai sostenuto una simile idiozia: semplicemente non c’erano dati sui possibili effetti su donne incinte perché non erano state vaccinate donne incinte (eh sì lo so, sono concetti difficili, non alla portata di tutti). Ebbene, in Israele sono state vaccinate donne incinte, che sono rimaste in perfetta salute (sì lo so, qualcuno adesso ci perderà il sonno), hanno partorito figli perfettamente sani e – questa è la notizia meravigliosa – è stato verificato che i figli delle donne vaccinate, se allattati al seno, attraverso il latte ricevono gli anticorpi. Non è fantastico?
E infine guardate questa tabella, che mette a confronto le “reazioni avverse” fra coloro che hanno ricevuto il vaccino e un numero quasi uguale di persone che hanno ricevuto il placebo:

Quanto all’inquietante fenomeno delle morti post vaccino, SVEGLIA GENTE! Ogni giorno nel mondo muoiono 150.000 persone, più di 100 al minuto, quasi due ogni secondo: persone vecchie e persone giovani, persone malate e persone sane, persone che hanno preso qualche medicina e persone che non ne hanno prese. Mi spiegate per quale diavolo di motivo le persone che hanno fatto un vaccino dovrebbero essere le uniche persone al mondo che non possono morire? Ma cosa avete nella testa?! E non chiamatemelo principio di precauzione: questo è principio di demenza!

barbara

PENSIERI E PAROLE

(perché voi di un campo di grano non ne sapete niente, e allora ve lo racconto io).
E cominciamo con l’ennesimo scandalo a corte.

“Boicottiamo la regina Elisabetta, è razzista”

Così la fondatrice di Black Lives Matter, Opal Tometi. Si occupasse di schiave nigeriane, anziché di far inginocchiare la regina 95enne che sta lì da quando Hitler bombardava Londra [e lei difendeva la civiltà dalla barbarie nazista facendo la camionista per l’esercito, a 18 anni]

La fondatrice di Black Lives Matter chiede il boicottaggio della famiglia reale dopo le accuse di razzismo alla casa reale da parte di Meghan Markle, che sostiene Black Lives Matter. La scrittrice e attivista Opal Tometi ha esortato a rivoltarsi e a cancellare la monarchia inglese perché non sosterrebbe le persone di colore.
Nessuna meraviglia. I fondatori di Black Lives Matter hanno ammesso di essere degli ideologi marxisti. Vi spiccano ex membri dei Weather Underground, un gruppo terroristico della sinistra radicale che, negli anni Sessanta, tentò di scatenare una rivoluzione comunista negli Stati Uniti. Black Lives Matter afferma di voler abolire la famiglia, la polizia, le prigioni, l’“eteronormatività” e il capitalismo. Per loro, i Windsor sono solo un altro simbolo del “suprematismo bianco”.
Tometi, nata in America da genitori nigeriani, dice di essersi ispirata per Black Lives Matter dalla storia della sua famiglia. Per servire davvero la causa della dignità, dell’antirazzismo e difendere le persone di colore potrebbe tornare a guardare a quel che accade in questi giorni in Nigeria, dove migliaia di donne e bambine vengono rapite. Sarebbe una causa ben più nobile e urgente della mascalzonata contro una regina che sta per compiere 95 anni e che sta lì da quando Hitler bombardava Londra, teneva discorsi alla radio e serviva come ausiliaria nell’esercito inglese, l’unico che tenne testa al nazismo fra le tante monarchie e paesi europei.
In alternativa, che ne diciamo di boicottare noi Black Lives Matter?
Giulio Meotti, qui.

Certo che se un’attricetta arrivista (il suo primo marito era un produttore) incontra un nazistoide,

non è molto facile che ne esca qualcosa di buono. Però guardate come piange poverina, incurante del trucco che si scioglie e cola giù da tutte le parti!

E a proposito di Black Lives Matter

Lorenzo Capellini Mion

Tampa, FLA

L’agente Jesse Madsen, che nella sua vita dedicata alla Nazione ha prestato servizio nel Corpo dei Marines, decorato in combattimento, e nella Guardia Nazionale della Florida oltre che in altre tre unità di polizia prima di raggiungere il dipartimento di polizia di Tampa, martedì mattina è morto gettandosi intenzionalmente sulla traiettoria di un veicolo fuori controllo, alla cui guida c’era un ragazzo alterato da droghe, per proteggere l’incolumità di altri automobilisti.
Nella sua onorata carriera Madsen aveva già vinto sette premi per aver salvato vite di persone di ogni etnia e colore.
Per me il giornale unico si guadagnerà un minimo di credibilità solo quando, oltre ad inginocchiarsi per dei criminali, si occuperà anche di storie come quelle dell’agente Jesse Madsen che lascia una moglie e tre figli, di 16, 12 e 10 anni.
Ora e per sempre: Blue Lives Matter

Ma queste cose è difficile che facciano notizia. Un po’ come per i palestinesi: se non sei terrorista e se non ti ammazza un israeliano vali meno di zero, e nessun giornale ti dedicherà mezza riga. A proposito: se a causa delle criminali politiche del nostro governo vi ritrovate con l’attività chiusa, zero entrate e una famiglia, oltre a voi stessi, da mantenere, e siete disperati e non sapete dove sbattere la testa, vi posso dare un buon suggerimento: andate in Israele e fate fuori un po’ di ebrei. E se avete tanti figli da mantenere, cercate di ammazzarne tanti:

Restando in America, vi ricordate quel detto secondo cui “Tu sai cento parole, il padrone ne sa mille: per questo il padrone è lui”? Ebbene sì, sapere tante parole è straordinariamente utile in politica:

E sempre a proposito di parole

Passiamo ora al nuovo proibizionismo.

Roma. Il clima è quello in cui il più celebre fumettista americano, Theodor Geisel, “Dr. Seuss”, scomparso nel 1991 e che ha venduto 650 milioni di copie di libri per l’infanzia, fra cui “Il Grinch”, è diventato infrequentabile. Sei libri del Dr. Seuss non verranno più stampati a causa di “immagini razziste” e sono stati ritirati dalle scuole della Virginia, dal portale di vendite eBay e dalla Chicago Public Library. Appena sei anni fa, Michelle Obama aveva portato uno dei libri del Dr. Seuss alla Casa Bianca, “The cat in the hat”. Oggi l”`Iliade”, “Le avventure di Huckleberry Finn”, “Il buio oltre la siepe” di Harper Lee e “Uomini e topi” di John Steinbeck vengono ritirati da molte scuole, mentre “Tintin in Congo” di Hergé, scrive il New York Times, “è diventato praticamente introvabile negli Stati Uniti”. Allo stesso modo i libri di Richard Scarry, il prolifico autore e illustratore di libri per bambini che ha venduto 160 milioni di copie, sono stati “rivisti” per riflettere l’uguaglianza di genere. Così un orso poliziotto è diventato un orso femmina e una gatta che spinge un passeggino è diventata un gatto. Nel 2018 e nel 2019, la Toronto Public Library ha ricevuto numerose richieste di rimozione di libri. Come “Good Dog Carl and the Baby Elephant”, perché in esso “i bambini piccoli vengono lasciati incustoditi in uno zoo e interagiscono con animali selvatici, concetti obsoleti”. Volevano che il libro fosse rimosso dalla collezione dei bambini e che la biblioteca “distruggesse tutte le copie”. Racconta il National Post che “Peter Pan è stato rimosso dalla Toronto Public Library”. Il libro di J. M. Barrie è stato collocato in una sala speciale di lettura di titoli controversi, accusato di contenere “molti stereotipi grotteschi, scene di appropriazione culturale e dialoghi offensivi”. In Unione Sovietica avevano le “spezkhran”, i fondi speciali delle biblioteche. Libri con il timbro “per uso di servizio”. Lo slogan era: “Meglio vigilare troppo che poco”. Alla biblioteca di Leningrado, ogni libro aveva una, due o tre stellette a seconda del “rischio” che rappresentava. C’erano i romanzi di Balzac, George Sand, Emile Zola e Ibsen, perché “quasi tutti i personaggi dei suoi drammi danno vita a una dura protesta contro la struttura sociale”. Qualche giorno fa, sul New York Times, Pierre Nora, che in Francia ha diretto il Débat, ha attaccato così la cancel culture: “Alcuni di noi sono abbastanza vecchi da avere echi in testa di Goebbels che disse: `Quando sento la parola `cultura’, metto mano alla pistola”.
Giulio Meotti, qui.

E contro il proibizionismo ci resta un’unica difesa: il contrabbando:

E veniamo alla peste, che più che i polmoni dei pazienti sembrerebbe devastare i cervelli di chi governa e decide.

Stefano Burbi

Mi ha appena telefonato un mio amico fraterno che mi ha raccontato un episodio molto sintomatico dei tempi bizzarri che stiamo vivendo.
Ieri, a Verona, si è recato in un albergo dove alloggiava un suo amico per incontrarlo nella hall: è entrato, munito di mascherina ormai di ordinanza, si è sottoposto al rito della misurazione della febbre, superando brillantemente il test. Poi ha trovato ad attenderlo l’amico: i due si sono salutati e stavano per accomodarsi sul divano della sala per poter parlare, quando l’addetta alla reception, sia pure con modi cortesi, li ha invitati ad uscire dall’edificio, in quanto le disposizioni anticovid per la zona arancione, impedivano che un ospite si trattenesse all’interno dell’hotel con una persona proveniente dall’esterno.
I due, sorpresi, si sono dovuti adeguare, ma prima di andarsene, il mio amico ha chiesto: “Ma se io prendessi adesso una stanza in questo hotel, potrei restare? Non ci sarebbe più pericolo di Covid?’”
La ragazza, visibilmente imbarazzata, ha annuito.
Dal bizzarro mondo dell’anno uno d. C. (dopo Covid) è tutto.
E scommetto che ci sarà qualcuno che troverà queste regole perfino sensate…
Stefano Burbi

Certo, perché la prudenza non è mai troppa e la cosa migliore da fare è obbedire

anzi, come dice il motto, “Usi obbedir tacendo e tacendo morir”.

Purtroppo però, se il virus devasta il cervello dei governanti ed “esperti”, le scelte di questi ultimi devastano la vita, la salute e la psiche dei sudditi sani:

Boom di risse tra giovani a Parigi: il lockdown porta il disagio anche nei quartieri chic

L’esplosione della violenza tra i più giovani è legata, secondo molti esperti, all’effetto combinato delle restrizioni e del quasi azzeramento della vita sociale sotto pandemia. In Francia il coprifuoco è in vigore da ormai cinque mesi, situazione inedita dalla fine della seconda guerra mondiale. Appello del governo per trovare soluzioni

Soluzioni? Usare aeroplani militari per irrorare le città con sedativi nebulizzati, o smetterla con i lockdown. (qui)

Se poi guardiamo in questo grafico l’andamento della mortalità in cinque Paesi, di cui quattro con segregazione e uno no…

qui

E non si venga a parlare di diversa densità di popolazione: Stoccolma ha una densità maggiore di quella di Milano!

Ma forse la colpa in realtà non è del governo, bensì

Concludo con due note positive: una è che se alle prossime elezioni (2022, 2032, 2042, quello che sarà, ma insomma prima o poi dovranno pure arrivare, no?) voteremo tutti in massa Giorgia Meloni, succederà una cosa bellissima

L’altra è che il giudice di Berlino ha nominato un suo rappresentante a Reggio Emilia

Coronavirus, escono di casa con l’autocertificazione falsa. Il giudice: “Non è reato. Il Dpcm è illegittimo”

Il Tribunale di Reggio Emilia: un atto amministrativo non può limitare la libertà personale di movimento, è contrario alla Costituzione un obbligo generalizzato a restare nella propria abitazione. (qui)

E per finire, naturalmente

barbara

QUEL FAMOSO ASSALTO ARMATO AL CAMPIDOGLIO

Post un po’ lungo, ma ci vuole. E partiamo dall’assalto. Armato, naturalmente.

Domande ancora senza risposta sull’assalto al Congresso: la narrazione falsa e divisiva della sinistra

Washington, la prima notizia è una non notizia: il 4 marzo avrebbe dovuto esserci un golpe della setta Qanon, perché il 4 marzo, secondo i siti dei complottisti più impresentabili della destra americana, avrebbe dovuto essere il “vero giorno dell’inaugurazione” dell’amministrazione, dunque il ritorno di Trump al potere. Migliaia di militari della Guardia Nazionale hanno pazientemente presidiato la sede del legislativo statunitense, ma la minaccia non si è neppure materializzata. Nessuna manifestazione, tanto meno un colpo di Stato, ha turbato il sonno degli americani e dei loro rappresentanti eletti.
L’incubo del 4 marzo è solo l’ultima tappa di un capitolo della storia americana aperto il 6 gennaio con l’assalto dei sostenitori di Trump (molti di Qanon) al Campidoglio. I fatti del 6 gennaio sono descritti come una “rivolta armata” contro il Congresso istigata da Donald Trump. Su questo si è basato il processo di impeachment, da cui Trump è poi uscito assolto. Sin dal discorso inaugurale di Biden, questo è ormai un “evento fondativo”. Il morale delle truppe democratiche e dei loro elettori è sostenuto dall’ira per un assalto dei barbari al tempio della democrazia, oltre che dalla paura che si possa ripetere.
Ma è stata una rivolta armata? Dove erano le armi da fuoco? Nelle immagini dell’irruzione al Campidoglio non si vedono. Non le abbiamo individuate neppure nei video delle telecamere di sicurezza mostrate dai Democratici durante il processo di impeachment a Trump. Non si è mai vista alcuna foto della polizia del Campidoglio con la schiera di armi sequestrate agli insorti, come usa dopo ogni operazione di polizia. I fact checkers se la sono presa con il senatore Ron Johnson, repubblicano, che ha definito la manifestazione del 6 gennaio come una protesta “disarmata”. Ma i fact checkers stessi, quelli di PolitiFact che commentano anche i nostri post su Facebook, hanno portato a loro volta prove insufficienti, affermando che, fuori dal Campidoglio a un manifestante è stata sequestrata una pistola (che però non ha evidentemente usato) e che in un furgoncino parcheggiato a Washington, neppure troppo in prossimità della sede del legislativo, sono stati sequestrati “materiali per costruire bombe molotov” e un taser. Vengono citate le due bombe artigianali trovate in prossimità delle sedi di entrambi i partiti, per altro mai rivendicate (ed è difficile anche indovinarne la matrice, considerando che i bersagli erano, appunto, entrambi i partiti, Democratico e Repubblicano). Infine i fact checker citano come “armi” anche tutti gli oggetti usati in modo aggressivo dai manifestanti, incluse le aste delle bandiere. Secondo questo criterio, però, praticamente tutte le manifestazioni di Black Lives Matter dovrebbero essere definite “rivolte armate”.
Questa seconda non-notizia, l’assenza di armi nella “rivolta armata” del 6 gennaio è stata confermata lo scorso mercoledì anche da Jill Sanborn, vicedirettrice dell’antiterrorismo dell’FBI, nel corso di un’audizione in Senato. Sempre Ron Johnson le ha chiesto se l’FBI avesse sequestrato armi da fuoco dopo l’assalto del Campidoglio e l’ufficiale ha risposto: “Per quanto ne sappia, non ne abbiamo sequestrata alcuna quel giorno, né abbiamo eseguito arresti per quel motivo”. Alla domanda se siano stati esplosi colpi di arma da fuoco nel Campidoglio, quel giorno, la Sanborn ha risposto: “Credo che gli unici colpi esplosi quel giorno siano stati quelli che hanno portato alla morte di quella donna”. Quella donna che si chiamava Ashli Babbitt, 35 anni, veterana dell’aviazione americana, manifestante disarmata, uccisa da colpi di pistola sparati da un poliziotto.
Quindi è più chiaro, adesso, il quadro di quel che è successo il 6 gennaio? Una manifestazione disarmata a cui la polizia locale ha risposto uccidendo una manifestante. Altri tre manifestanti sono morti nella stessa occasione, per cause che vanno dal malore alla caduta nel corso di un’arrampicata su un muro di cinta, ma non nel corso di uno scontro armato. E poi c’è ancora il mistero dell’unico poliziotto morto, Brian Sicknick, sepolto con tutti gli onori, da eroe, ma di cui non si conosce la causa del decesso.
Non si tratta di un dettaglio da poco, sulla morte di Brian Sicknick è stato costruito tutto il processo di impeachment a Trump ed è alla base della narrazione della “rivolta armata” del 6 gennaio. Sicknick, dopo i fatti del Campidoglio, era vivo e aveva telefonato al fratello, affermando di stare bene e di aver subito per due volte spruzzi di spray urticante. La sua morte sopraggiunge la sera del giorno dopo, prima smentita, poi confermata. La causa non è, appunto, mai stata rivelata. Era con tutta probabilità una bufala quella diffusa dal New York Times, secondo cui Sicknick era stato ucciso a colpi di estintore: era basata solo su testimonianze anonime, poi non corroborate da prove mediche. A domanda sulla causa della morte dell’agente, in un’audizione al Senato martedì, il direttore dell’FBI non ha risposto.
Per una volta poniamoci un po’ di domande retoriche: cosa sarebbe successo a parti invertite? Se in una manifestazione disarmata antifascista e antirazzista un poliziotto avesse ucciso a sangue freddo una dimostrante di sinistra? Se un poliziotto fosse morto, per cause ignote, più di un giorno dopo una protesta di Black Lives Matter, lo avrebbero considerato comunque una vittima della violenza dei manifestanti? I giornalisti dei grandi media liberal si sarebbero accontentati della versione data da un direttore dell’FBI, che per altro non risponde? La narrazione contro la sinistra verrebbe bollata immediatamente come “divisiva” e “incendiaria”. Siamo, per altro, abituati a veder descritte come “manifestazioni prevalentemente pacifiche” quelle di Black Lives Matter e degli Antifa, dove interi quartieri vengono messi a ferro e fuoco. Al contrario, da due mesi, sia i media che la politica stanno ingigantendo un evento che non ha provocato morti, dove l’unica vittima è una manifestante disarmata. E lo presenta come un tentativo di golpe, un assalto alla democrazia. Che cosa è questa, se non una narrazione incendiaria e divisiva?
Stefano Magni, 6 Mar 2021, qui.

E passiamo al prossimo capitolo. Vi ricordate lo slogan di quel partito islamista? “Votate per noi: non dovrete farlo mai più”. I dem americani ne hanno un altro: “Votate per chi vi pare: vinceremo comunque noi [come già stavolta era stato preannunciato sia dalla Pelosi (“Vinceremo noi, qualunque sia il conteggio finale”) che da Biden (“Abbiamo messo in piedi la più colossale macchina di brogli elettorali di tutti i tempi”) e sarà sicuramente per questo che adesso non gli fanno più fare un passo senza badante,

per non rischiare altri inopportuni smarronamenti] ora e sempre nei secoli dei secoli”.

I Democratici si preparano a rubare tutte le prossime elezioni ai Repubblicani

Dopo aver ricompensato i Progressisti, ora i Democratici premiano i politici, ovviamente a spese dei contribuenti.
Abbiamo visto nelle prime settimane dell’amministrazione Biden che – nonostante la sua retorica – l’attenzione della Casa Bianca e dei Democratici della Camera è più sul fornire il catering alla propria base elettorale che sul fare delle cose utili per il popolo americano nel suo complesso.
Questo era evidente nel disegno di legge con il (pessimo) pacchetto di stimoli di Joe Biden da 1.9 trilioni di dollari, dove solo il 9% del suo valore si concentrava effettivamente sulla spesa sanitaria per il contrasto al COVID-19, mentre il resto era distribuito a pioggia per progetti politici, sia che si trattasse dell’aumento del salario minimo che distrugge i posti di lavoro, o il finanziamento di un tunnel della metropolitana nel distretto della Speaker Nancy Pelosi, o gli aborti finanziati dai contribuenti, ed altro.
In queste settimane, i Democratici stanno dando seguito a questa politica di privilegiare la propria base elettorale con un nuovo disegno di legge liberal-radicale per la “riforma elettorale“. L’HR-1 dà potere ai burocrati e deruba i governi statali e locali del potere che dovrebbe spettare loro.
L’HR-1 prevede il finanziamento pubblico delle campagne elettorali, arma la FEC (la Commissione elettorale federale, l’agenzia che regola la legislazione dei finanziamenti delle campagne elettorali statunitensi, n.d.r.), attacca il Primo Emendamento, dà nuova autorità all’IRS (l’Internal Revenue Service, l’agenzia governativa deputata alla riscossione dei tributi all’interno del sistema tributario degli Stati Uniti, n.d.r.), e mette fuori gioco le leggi statali sull’identificazione degli elettori.
Per le dieci disposizioni più eclatanti di questo nuovo eccesso di faziosità, si prega di vedere il seguente documento per gentile concessione dell’House Administration Committee (segue traduzione).

Di seguito trovate la traduzione integrale del documento.
Riassunto: Ancora una volta, i Democratici hanno introdotto l’H.R.1, For the People Act, un’esagerazione faziosa e grossolana proveniente dal Congresso e progettata per mantenere la loro maggioranza democratica nazionalizzando le nostre elezioni. Questa legge prende alcuni dei peggiori cambiamenti nell’amministrazione delle elezioni “stile pandemia” del 2020 e li rende permanenti.

LE DIECI DISPOSIZIONI PIÙ ECLATANTI DELL’H.R. 1

Finanzia pubblicamente le campagne con le multe federali alle aziende. Crea un finanziamento 6 a 1 per qualsiasi contributo dei piccoli donatori fino ai 200 dollari o anche meno in una campagna congressuale o presidenziale – il che significa che per ogni 200 dollari, il governo federale corrisponderà 1.200 dollari. Questo finanziamento verrebbe da una maggiorazione sulle transazioni aziendali e dei grandi contribuenti con il governo federale. L’H.R. 1 stabilisce anche un nuovo programma pilota di voucher che garantisce agli elettori idonei un voucher di 25 dollari da donare a qualsiasi campagna a loro scelta.
Nazionalizza le elezioni e centralizza l’amministrazione a Washington, D.C. Supera i limiti stabiliti dalla Costituzione limitando la capacità degli Stati di determinare le loro procedure di registrazione e di voto, come protetto dall’articolo 1, sezione 4, della Costituzione, e rendendo obbligatori gli standard etici per la Corte Suprema, violando la separazione dei poteri.
Rende permanenti i cambiamenti elettorali “stile pandemia”. Nel 2020, gli Stati si sono affrettati ad apportare cambiamenti a causa del COVID-19, come l’espansione del voto per corrispondenza senza garanzie per proteggere l’integrità del voto, che ha creato il caos, aumentato le irregolarità, e minato la fiducia del pubblico nel nostro processo elettorale. L’H.R. 1 rende permanenti molti di questi cambiamenti.
Impone i metodi di voto liberal della California ad ogni Stato. L’H.R. 1 costringerebbe gli Stati ad espandere permanentemente il voto per corrispondenza, legalizzare la raccolta delle schede elettorali ed ignorare le leggi sull’identificazione degli elettori.
Arma la Commissione Federale per le Elezioni (FEC). Altera l’attuale composizione bipartisan della commissione di sei membri in una commissione faziosa di cinque membri e stabilisce lo “Speech Czar“, limitando la libertà di parola e creando una commissione non indipendente.
Aumenta la vulnerabilità all’interferenza straniera nelle elezioni. Indebolisce il sistema di voto del popolo americano centralizzando il sistema elettorale, aumentando così la sua vulnerabilità alle interferenze straniere, non riuscendo ad implementare i necessari pesi e contrappesi riguardo a chi possa registrarsi per votare. L’H.R. 1 costringerà gli stati ad implementare la registrazione degli elettori online, la registrazione automatica degli elettori e la registrazione degli elettori nello stesso giorno senza alcuna salvaguardia.
Distrugge il Primo Emendamento. L’H.R. 1 limiterebbe drasticamente la libertà di parola e imporrebbe standard vaghi che svantaggiano tutti i gruppi d’interesse che desiderano sostenere una proposta legislativa, in particolare richiedendo loro di rivelare i nomi dei donatori che versano denaro oltre una certa soglia.
Ignora le leggi statali sull’identificazione degli elettori e le regole sui voti provvisori. Costringe gli Stati a permettere l’uso di dichiarazioni giurate o autocertificazioni al posto dell’identificazione e a permettere la verifica della firma, che può essere presentata attraverso una foto se l’elettore si registra online. Costringe gli Stati a contare i voti provvisori espressi al di fuori del distretto di appartenenza dell’elettore.
Rimuove la capacità degli Stati di decidere come i loro distretti debbano essere disegnati. Obbliga il ricorso a commissioni indipendenti di redistricting per la creazione dei distretti congressuali, eliminando la flessibilità degli Stati nel scegliere i sistemi migliori per i bisogni dei loro cittadini.
Arma l’IRS di Biden. L’H.R. 1 permette all’agenzia di indagare e valutare le convinzioni ideologiche e di policy delle organizzazioni prima di concedere l’esenzione fiscale.
Oltre a questi punti, il comitato editoriale del Wall Street Journal ha pubblicato un pezzo che delinea i problemi dell’H.R.1. Questo pezzo arriva settimane dopo che un editoriale aveva spiegato che la vera motivazione della presidente della Camera Nancy Pelosi dietro il passaggio di questa legislazione fosse quella di “usare la risicata maggioranza democratica per consolidarne una permanente”.

Dall’editoriale del Wall Street Journal: “Rendere ogni elezione come quella del 2020“

Iniziamo con regole permanenti per il contrasto alla pandemia. L’H.R.1 creerebbe un diritto federale al voto per posta, senza bisogno di giustificazioni. Gli elettori registrati non potranno essere obbligati a presentare “qualsiasi forma di identificazione come condizione per ottenere il voto per corrispondenza”, tranne una firma o una “auto-certificazione”. Le leggi statali che richiedono che i voti per posta siano autenticati o firmati da testimoni verrebbero superate. I voti pervenuti in ritardo, se il timbro postale è stato apposto in tempo, sarebbero validi a livello nazionale per 10 giorni dopo il giorno delle elezioni.
L’H.R.1 scavalcherebbe le leggi statali contro la raccolta delle schede elettorali, permettendo agli americani, su scala nazionale, di “designare qualsiasi persona” per restituire il voto, a condizione che il portatore “non riceva alcuna forma di compensazione basata sul numero di schede”. Inoltre, gli Stati “non possono porre alcun limite al numero di schede elettorali per corrispondenza votate e sigillate che una persona designata possa restituire”. Sì, gli operatori elettorali di partito potranno dunque andare porta a porta, accumulando migliaia di voti, a patto che si facciano pagare all’ora.
Con l’H.R.1 la registrazione degli elettori nello stesso giorno dell’elezione ed il periodo di 15 giorni del voto anticipato diventerebbero entrambi obbligatori. Le burocrazie statali verrebbero arruolate per registrare le persone che appaiono nei registri governativi. È davvero una buona idea che sia “l’agenzia principalmente responsabile del mantenimento delle informazioni di identificazione degli studenti iscritti alle scuole secondarie pubbliche”, che il disegno di legge farebbe entrare in gioco? Allo stesso tempo, l’H.R.1 renderebbe più difficile cancellare le registrazioni errate dalle liste degli elettori.
L’H.R.1 dice che ai criminali non possa essere negato il voto, con l’eccezione di quelli incarcerati. Ma il potere del Congresso non è illimitato, quindi quella disposizione dice che si applica solo alle elezioni di livello federale (dunque, anche alle presidenziali). Con l’H.R.1 alcuni criminali diventerebbero idonei a votare nelle elezioni federali, ma non in quelle statali. I funzionari di contea dovrebbero tenere due serie di liste di elettori e due serie di schede elettorali?
Altre disposizioni dormienti: l’H.R.1 creerebbe un sistema di fondi pubblici da abbinare alle piccole donazioni politiche ad un tasso di 6 a 1. Date al vostro candidato 200 dollari, e potrebbe ottenerne 1.200 dal governo. I fondi verrebbero da una maggiorazione del 4,75% sulle multe e le sanzioni staccate alle imprese o ai dirigenti aziendali.
L’H.R.1 richiederebbe alla magistratura di creare un codice di condotta per i giudici della Corte Suprema. Sembra un altro modo per i Democratici di arrivare all’Alta Corte con la loro solita tattica di far uscire denunce etiche o richieste pretestuose di ricusazione dei giudici.
Questo è un disegno di legge di 800 pagine, quindi potremmo continuare…

GOP.gov (qui, dove puoi vedere anche tutti i link che non mi è stato possibile riportare qui)

E vediamo ora come si sta costruendo la dittatura militare.

Come i Democratici stanno giustificando una presa di controllo militare nella capitale della nazione.

Questo articolo è adattato dal commento di apertura di Tucker Carlson dell’edizione del 5 marzo 2021 di “Tucker Carlson Tonight”.

I liberal sono un gruppo spaventato. La lista delle cose di cui i liberal americani hanno paura può riempire un intero scaffale di volumi. Sarebbe un set di riferimento divertente: “L’enciclopedia delle nevrosi liberal integrale”.
Assolutamente tutto sconvolge i liberal, li agita ed infiamma le loro allergie. La Natura stessa è un’esperienza terrificante per i liberal perché non possono controllarla. La Natura ha tutte queste differenze di sesso e fluttuazioni climatiche. Ti passeranno davanti in bicicletta, sfoggiando le loro piccole mascherine chirurgiche ligi all’obbedienza, lottando per respirare per la mancanza di ossigeno, ma sentendosi virtuosi e protetti. E, naturalmente, ti giudicano perché non indossi l’uniforme.
Non c’è niente di razionale in questo comportamento, ma non dovreste esserne sorpresi. Il liberal-ismo moderno non è una visione del mondo coerente, è un tipo di personalità profondamente infelice e incostante. L’umorismo è quello che si ottiene quando le persone sono infelici dentro.
Quando sei un liberal, il mondo è un posto molto spaventoso, ma c’è una paura che si eleva sopra tutte le altre paure nella mente del liberal: La paura dell’”altro“. Come tutte le culture primitive, il liberal-ismo moderno è tribale. I liberal vedono la maggior parte del continente americano come un misterioso spazio oscuro, come una cartina medievale popolata da sbavanti elettori di Trump e violenti analfabeti con qualche cromosoma di troppo.
I liberal disprezzano persone come queste, naturalmente, e ad un certo livello, sanno di essere odiati a loro volta. Si preoccupano che un giorno ci sarà una reazione contro le persone al comando, che, ovviamente, sono loro. Questa è la loro più grande paura, una “rivolta dei contadini“.
Sono terrorizzati dal fatto che un giorno un esercito di liceali tatuati e con la maglietta della bandiera confederata si alzerà dai parcheggi per roulotte della West Virginia e prenderà il controllo del paese – prendendo d’assalto le città con le loro mitragliatrici d’assalto AR-15 calibro 75 con tromboncino, ognuna delle quali può sparare più di un milione di proiettili al minuto se montata sul retro di un pickup F-150 tappezzato di adesivi razzisti.
Questo è il loro incubo. È il “mostro sotto il letto” di ogni liberal.
Molti liberal erano certi che il 4 marzo fosse il giorno in cui la rivoluzione di destra sarebbe finalmente iniziata. Il 4 marzo, credevano, con qualcosa chiamato “QAnon Inauguration Day“. Cos’è il QAnon Inauguration Day? Non ne abbiamo idea, e non conosciamo nessuno che lo sappia. Scommetteremmo dei soldi che neanche un elettore di Trump su un milione ne aveva sentito parlare fino a questa settimana, quando i “mercanti di isteria” hanno iniziato a parlarne in televisione.
Ne avevano sentito parlare da Nancy Pelosi, che ha detto alle sue guardie del corpo di scrivere un rapporto sulla minaccia del “QAnon Inauguration Day“. Ed è quello che hanno fatto. Non abbiamo mai appreso alcun dettaglio, ma i membri del Congresso non stavano correndo rischi. Ma molti di loro sono fuggiti lo stesso dal Campidoglio. I leader della Camera hanno riprogrammato le votazioni in aula in modo che i parlamentari potessero fuggire per salvare le proprie vite, ma di sicuro non la loro dignità.
Questa non è stata una semplice isteria di parte. Democratici e Repubblicani sembravano uniti nel loro comune terrore.
Il Rappresentante Michael McCaul, Repubblicano del Texas: “Questa minaccia è credibile ed è reale. Si tratta di un gruppo della milizia di destra che crede che, poiché la data inaugurale in passato era il 4 di marzo fino a quando è passato il XX° emendamento, pensano che questo sia il vero Inauguration Day e che il Presidente Trump debba avere la sua inaugurazione”.
Quindi cosa è successo? Non abbiamo visto una sola persona insorgere al Campidoglio o altrove negli Stati Uniti come era stato preannunciato.
Era solo un’altra bugia, non molto diversa da quando ci hanno detto che avremmo avuto bisogno dei soldati per proteggere l’inaugurazione di Joe Biden. Poi, hanno detto che avremmo avuto bisogno dei soldati per tenere QAnon lontano dal processo di impeachment. Poi, c’è stata quest’ultima isteria. Ora ci sarà qualcos’altro. La polizia del Campidoglio ora dice che avranno bisogno dei soldati a Washington per almeno altri due mesi.
Le truppe non se ne andranno mai. Come probabilmente avrete già capito, i soldati sono al Campidoglio per ragioni politiche. Sono lì per sostenere il regime. Se questo stesse accadendo in Camerun, il nostro Dipartimento di Stato se ne lamenterebbe, lo chiamerebbe “un’offesa alla democrazia“. Ma siccome sta accadendo qui in America, siamo stati lenti ad accorgercene.

Soldati della Guardia Nazionale schierati a difesa del Campidoglio


Giovedì, l’hanno detto ad alta voce. Fox News ha appreso che il generale in pensione Russel Honoré ha completato la sua “revisione della sicurezza” sulla rivolta del 6 gennaio al Campidoglio. Honoré è uno squilibrato estremista fazioso, più pazzo di chiunque sia affiliato a QAnon. È stato scelto da Nancy Pelosi proprio per questo. Sapeva che Honoré avrebbe giustificato una presa di potere militare di Washington, e aveva ragione.
Nel suo memorandum ai leader della Camera, che Fox News ha ottenuto, Honoré chiede una “QRF [forza di reazione rapida] stabilmente permanente nei ranghi della Guardia [Nazionale] di Washington D.C., ristabilendo un battaglione di polizia militare e dotandolo di truppe della Riserva della Guardia Attiva che vivono in città o nelle sue vicinanze tutto l’anno, perennemente in servizio attivo“.
Questo è un comportamento molto strano per una democrazia. In una democrazia, i politici dovrebbero governare con il consenso dei governati. Si potrebbe pensare che questo possa essere venuto in mente a qualcuno al Campidoglio. Se abbiamo questa paura degli elettori americani, forse c’è qualcosa che non va. Forse non stiamo facendo un buon lavoro. Forse dovremmo stare zitti per un secondo e ascoltare le lamentele delle persone che controlliamo a vista. Forse allora non avremmo bisogno del filo spinato intorno al Campidoglio.
A quanto pare, nessuno a Washington ci ha pensato. Invece, si sono convinti che gli unici americani che hanno un problema con il modo in cui stanno andando le cose oggigiorno devono aver subito il “lavaggio del cervello” da QAnon.
Pochi giorni fa, “60 Minutes” ha deciso di dare uno sguardo più profondo a questo pericoloso culto che sta dicendo cose non approvate sui nostri leader. Gli intrepidi corrispondenti della CBS si sono seduti con il “leader spirituale” di QAnon – il famoso Sciamano Jake Angeli, n.d.r. – non in una grotta in Afghanistan, ma su Zoom, da una sala conferenze nella prigione dove è ora detenuto senza cauzione.
Potreste riconoscerlo dai video come “Chewbacca Guy“. Gli è stato chiesto se ha capito che le sue “azioni del 6 gennaio sono state un attacco a questo paese”.
Jake Angeli: “Signora, le mie azioni non erano un attacco a questo paese. Questo non è corretto. Questo è impreciso, completamente… Ho cantato una canzone, e questo fa parte dello sciamanesimo. Si tratta di creare vibrazioni positive in un’aula sacra. Ho anche impedito alle persone di rubare e vandalizzare quello spazio sacro, il Senato. Ho anche impedito a qualcuno di rubare i muffin dalla sala ristoro. Ho anche detto una preghiera in quella camera sacra perché era mia intenzione portare la divinità e riportare Dio al Senato”.
Il corrispondente della CBS gli ha poi ricordato che, legalmente, non gli è stato “permesso di essere in quella che [lui] chiama un’aula sacra” e gli ha chiesto se si considera un patriota.
Jake Angeli: “Questo è l’unico rimpianto molto serio che ho, è stato credere che quando siamo stati salutati dagli agenti di polizia, che fosse accettabile… Mi considero un amante del mio paese. Mi considero un sostenitore della Costituzione. Mi considero un credente nella verità e nei nostri principi fondativi. Mi considero un credente in Dio.”
Così, lo Sciamano di QAnon ha cantato una canzone, poi ha diffuso delle buone vibrazioni, poi ha salutato gli ufficiali in Campidoglio e loro hanno ricambiato il saluto. Queste sono cose che possono accadere in un paese dove gli sciamani di QAnon sono autorizzati a girare per le strade.
Ma non è solo questo tizio che minaccia la democrazia. A febbraio, i federali hanno incriminato diversi membri di un gruppo chiamato “Oath Keepers“. Gli imputati includevano una donna di 60 anni e suo marito di 70 anni. Anche loro sono terroristi. Geriatrici, ma micidiali.
La rappresentante Sheila Jackson Lee, Democratica del Texas, capisce tutto questo, naturalmente. Siede nel Comitato per la Sicurezza Nazionale della Camera, quindi sa una cosa o due sull’applicazione della legge e sul mantenere questa nazione al sicuro dalle minacce, straniere ed interne.
Per vivere “senza paura” in America, ha annunciato Sheila Jackson Lee, avremo bisogno di arrestare molte persone. Come ha detto su Twitter:

“A Washington, DC [sic] il 6 gennaio, dove si presume che 40.000 manifestanti fossero a DC [sic] con l’intenzione di rovesciare un’elezione legittima e di uccidere la Speaker, il Vice Presidente ed i membri del Congresso, in quel caso, solo 300 persone sono state arrestate e sono state perseguite. Che razza di giustizia è questa?”.
Quindi, se siete andati ad un raduno di Trump a gennaio, dovete essere messi in custodia cautelare. Il gen. Honoré ha dei piani per voi.
Sulla MSNBC Joe Scarborough ha detto: “Ci allontaneremo sempre di più da questo evento, ma non cambierà mai il fatto che Josh Hawley è stato il responsabile di queste morti avvenute a Capitol Hill, di questo atto di insurrezione, la peggiore insurrezione di terroristi interni nella storia degli Stati Uniti“.
Cosa ha fatto Josh Hawley (Senatore repubblicano del Missouri)? Beh, ha votato, come fanno a volte i senatori. Ed è divertente che questo pensiero venga, tra le tante persone possibili, proprio da Joe Scarborough. Ma è un’epoca di ironia. Ormai ci siamo abituati.
Per tutta questa preoccupazione per la sicurezza dei nostri leader eletti, non sembra esserci altrettanta preoccupazione per la sicurezza delle persone che li hanno eletti. Capitol Hill sembra la “zona verde” di Baghdad, ma il resto della città sembra l’area fuori dalla “zona verde”. I quartieri residenziali a Washington D.C. e nelle città in tutto il paese non sono mai stati così pericolosi. Gli americani stanno morendo in gran numero a causa della criminalità di strada, ma nessuno al Congresso se ne preoccupa. Sono troppo occupati a spendere i dollari delle tasse per proteggersi dallo Sciamano di QAnon e dai suoi complici settantenni.

Manifestanti di Black Lives Matter

Secondo un’analisi di The Intercept, l’anno scorso, l’anno del BLM, ha visto il più grande aumento di omicidi registrato in un anno nella storia americana. Quindici persone sono state assassinate a Oakland, California, solo a gennaio. Nove persone sono state uccise a Toledo dall’inizio di quest’anno, il doppio dell’anno scorso.
Ma i residenti di Toledo non stanno ricevendo alcuna “forza di reazione rapida” da Nancy Pelosi o dalla sua guardia del corpo, il generale Honoré. Forse, se affermano che sia QAnon che sta uccidendo, lo faranno. (qui)

FoxNews.com

E se sei arrivato fino a qui, vai a leggere qui cosa sta combinando quello che si sta dedicando anima e corpo a combattere il razzismo e la divisione e la disuguaglianza razziale coltivati dal suo predecessore.
Bella l’America finalmente liberata dall’uomo arancione cattivo, eh?

barbara

SE QUESTE SONO DONNE

Anch’io ce l’ho, nel caso qualcuno dovesse nutrire qualche dubbio. E poi ho anche tutto un corpo intorno, capace di lavorare e di creare e di comunicare in tanti modi diversi; e infine, lassù in cima, ho una testa con dentro un cervello. Quindi, possedendo così tante cose oltre a lei, non ritengo di avere particolari motivi per esibirla. Ma questo, evidentemente, non vale per tutti; per alcune povere creature lei, evidentemente, è l’unico valore di cui dispongono, altrimenti non si capisce perché dovrebbero sbandierarla in questa maniera. O che sia per far sapere che ce l’hanno, nella speranza di rimediare qualche botta? Certo che lo schifo è tanto, ma proprio proprio tanto.

E oltretutto neanche capaci di essere originali, visto che l’hanno copiata dalla Spagna.

Qui

barbara

LA GAFFE

Quella orrendissima, tremendissima, orribilissima spaventosissima gaffe, che adesso sicuramente passerà i prossimi sette anni nascosto sotto il letto a vergognarsi. Talmente tremenda che mi vergogno perfino io a dirla.

Morandi: “Maneskin bravissimi”. Ma scatta l’ironia: che gaffe – VIDEO

Mar 7, 2021

Antonio Meli

Gianni Morandi ha fatto i complimenti ai vincitori del Festival, i Maneskin. La gaffe su Facebook non è passata inosservata: il video
Capito? Non è passata inosservata, tutto il mondo ne parla, Gianni Morandi alla gogna! E poi l’ironia, attenzione! Non bastava la gaffe, no, anche l’ironia bisognava metterci!
Con un breve video, intorno alle 2,50 di ieri notte, anche Gianni Morandi ha voluto omaggiare i vincitori di Sanremo, i Maneskin.
Che sarebbero questa roba qua

Da sinistra: Spavento, Maiocosacifaccioquainmezzo, Agonia, Tristezzaperfavorenonandarevia

Acclamati dalla critica, amatissimi dai telespettatori, per il gruppo forgiatosi sulle reti Sky e che ha trionfato in Rai, è stata una vittoria anche inaspettata. Non certamente per mancanza di talento, quanto per un genere che a Sanremo non ha spesso avuto fortuna.
Nemmeno Gianni,
? Nemmeno Gianni in che senso? Nemmeno cosa?
molto sorpreso e divertito dal verdetto, 
Divertito in che senso?
ha con il sorriso voluto immortalare il momento della premiazione, con un video su Facebook.
Strepitosa costruzione della frase! A parte questo, l’ha immortalata col sorriso o col video?
La “gaffe” Però, è di qualche giorno fa.
Dai, facciamoci coraggio che adesso arriva. Prepariamoci a veder cadere dal piedistallo uno dei cantanti italiani più amati da quasi sessant’anni.
L’artista aveva infatti fatto partire, nelle scorse puntate di Sanremo, un sondaggio con le sue tre canzoni preferite,
bella anche questa costruzione qui, vero?
e il nome del gruppo rock romano non era presente.
Capito? La loro canzone non era fra le tre che gli piacevano di più! Vero che adesso non ascolterete mai più una sua canzone? Che non pronuncerete mai più il suo nome? Che vi farete installare nel cervello un microchip che vi cancelli dalla memoria tutto ciò che lo riguarda?
Una vittoria meritata, finalmente contro le ovvietà di un Festival che spesso si è trascinato verso lo scontato e il mainstream.
Eh, di un’originalità guarda, na roba che ‘n te dico.
Basta dare un’occhiata ad alcuni dei finalisti, e ai potenziali vincitori dei sondaggi. Sondaggi che Morandi ha completamente tappato,
ehm… E con che cosa li ha tappati questi sondaggi? Con un dito? Con un tappo? Col sedere sedendocisi sopra?
del resto le sue erano delle preferenze personali.
Maddai! Non erano state elaborate con Draghi Mattarella e l’esecutivo tutto? Concordate col CTS? Discusse con Ursula e Christine? Contenute in un dpcm? Ha detto mi piacciono queste tre ed erano le sue preferenze personali? Sono sempre più allibita.
In ogni caso, l’assenza dei vincitori dal suo sondaggio, più che una gaffe
Ah cioè era sì una gaffe, ma non proprio una gaffe gaffe (tipo durante la guerra che bevevano sì il caffè, ma non era “caffè caffè”, che quello se qualcuno ogni tanto riusciva a procurarsene una manciatina, veniva riservato alle occasioni solenni)
sta a dimostrare ancora una volta
ancora una volta in che senso? Non si tratta di una cosa straordinaria, sorprendente, inaspettata, più unica che rara?
la sorpresa, di una vittoria che sembra aria fresca per la musica italiana.
Di un fresco guarda, che mi è toccato alzare il riscaldamento. E si noti la virgola.
Nelle scorse ore, durante le serate del Festival, il noto cantautore aveva proposto ai suoi fan i nomi di Ermal Meta, (quello che raglia) Annalisa e Colapesce-De Martino. (mai sentiti nominare) Ecco il video in cui Gianni si immortala durante la premiazione della finale. (qui)

Ecco, godeteveli

E dunque questi qui sono quelli che non ci si aspettava che potessero vincere perché sono di un’originalità pazzesca, mentre il signor Meli, oltre a dire cose intelligentissime, brilla anche per la competenza lessicale, come dimostra la perfetta conoscenza del significato sia di “gaffe” che di “tappare” e forse anche di “ironia”. Per non parlare delle virgole. Probabilmente anche lui ha preso lezioni di vocabolario da lui (al minuto 1.00)

Grazie all’amico Erasmo che ha ripescato questa chicca.
PS: nel frattempo ci siamo giocati anche Debussy. Mi sa che i responsabili dell’accoglienza dei rifugiati politici dovranno allargare le proprie competenze

barbara

GUERRA ALLA CLOACA POLITICAMENTE CORRETTA

richiesta di rimuovere Kant o Hegel dalle biblioteche perché razzisti
il termine ‘ebrei’ dovrebbe essere sostituito con ‘persone di fede ebraica’, cosa oltretutto sbagliata nella sostanza, poiché i nazisti non si occupavano della fede, ma della “razza”. (qui)

La patata è sessista. (qui)
“E grazie al pisello!” direte voi. No, non avete capito: non la patata nel senso di passera, no no, la patata nel senso di patata.

Marieke Lucas Rijneveld, la traduttrice olandese di Amanda Gorman, ha dovuto rinunciare al lavoro perché, da bianca, è stata giudicata indegna di tradurre un’autrice di colore. 
Lo scrittore francese Timothée de Fombelle è l’autore di “Alma”, la storia di una ragazza africana durante il periodo della schiavitù e ne evoca la lotta per l’abolizione. Ma a differenza di tutti i suoi lavori precedenti, questo non sarà pubblicato in Inghilterra o negli Stati Uniti. Sarà anche un grande scrittore, ma de Fombelle è bianco e in quanto tale non può affrontare il tema della schiavitù. (qui)
Da “il colore non è un crimine” scandito in onore del criminale ucciso da un poliziotto, siamo rapidissimamente passati a “il colore è il peggiore dei crimini”. Se sei del colore sbagliato, ovviamente, ossia uno sporco bianco, un bianco di merda e via dicendo. Quanto ad Amanda Gorman, è la ragazzina che ha letto quella ciofechina all’insediamento di Biden. Ho provato a leggerla sia in italiano che in inglese, ma mi sono dovuta fermare dopo una manciata di righe (mi rifiuto di usare il termine “versi”) perché di un’insulsaggine molto superiore a quella che il mio stomaco è in grado di reggere.

La matematica bianca è razzista, capitalista, imperialista. Quindi bisogna eliminare questa vergognosa supremazia bianca, rivoluzionando totalmente lo studio della matematica, partendo dal fatto che gli errori non esistono (ma quella che gli errori non esistono devono averla insegnata già ad Arcuri tanti anni fa) e lasciando spazio alla libera interpretazione (qui)

Potrei continuare per altre centinaia di fogli, ma penso che come esempi della follia che sta crescendo intorno a noi possa bastare. Ribellarsi non è facile, perché  il rifiuto del pensiero unico comporta automaticamente l’ostracismo, l’esclusione, non di rado anche la perdita del lavoro. Ma qualcuno il coraggio lo trova.

John McWhorter, intellettuale afroamericano: “Si può dividere l’antirazzismo in tre ondate. […] Questa terza ondata di antirazzisti è una religione e ha riorganizzato la definizione di razzismo dall’essere un’accusa onesta e utile a un randello retorico […] sfrutta la paura degli americani di essere ritenuti razzisti per promulgare […] un tipo ossessivo, totalitario e assolutamente inutile di riprogrammazione culturale […] al punto che stiamo iniziando ad accettare come normali i tipi di linguaggio, politiche e azioni di cui George Orwell aveva scritto come finzione”. (qui)

Beatrice Venezi: “Io sono direttore d’orchestra”, ha detto la Venezi sul palco del teatro Ariston ad Amadeus, che la stava presentando come direttrice. “La posizione ha un nome preciso e nel mio caso è quello di direttore d’orchestra, non di direttrice“, “è importante quello che sai fare”.
Poi arriva la testa di cazzo che nei commenti scrive:
Finalmente una con i doppi attributi
No caro, una donna in gamba non è una donna coi coglioni: i coglioni, nel senso di pendagli, non sono un simbolo di superiorità e non danno superiorità. A te per esempio ti hanno fatto diventare una testa di cazzo.

Ma anche, nel loro piccolo

Maria Teresa:
– Lei è la segretaria del sindaco?
– NO! Io sono IL SEGRETARIO COMUNALE!

Giulia:
– Pronto.
– Pronto buona sera. Sono Giulia B., l’architetto.

Poi c’è la nostra oca preferita che si lancia in questa appassionata requisitoria

Quindi, ricapitolando: se sei un uomo e ti laurei ti chiamano dottore. Se non lo fanno tu dici: “Sono dottore.” E tutti ti chiamano subito dottore, scusandosi per l’equivoco.
Se sei una donna e ti laurei ti chiamano per nome, o al massimo “Signora”.
Se fai notare che sei dottoressa le reazioni sono: ”Eh ma il titolo non è importante.” “le discriminazioni vere sono altre dovresti occuparti di quelle.” “Ma non è maschilismo, è che siamo abituati così.” “Tanto anche se ti chiamassero dottoressa non cambierebbe niente.” “Eh però sei un po’ stronza a far notare il titolo di studio.” “Te la tiri troppo, ragazza.”
Ma non è maschilismo, no.

Premesso che io mi rifiuto categoricamente di chiamare dottore chi non è medico, uomo o donna che sia, e premesso che non solo non mi sono mai presentata come dottoressa Mella, ma mi dà fastidio essere appellata in questo modo, e non mi piace essere chiamata professoressa tranne che dagli alunni e dai loro genitori, che mi hanno conosciuta unicamente in questa veste, e premesso che se dottore è l’equivalente di laureato è esattamente come dire buon giorno laureato Bianchi, buona sera laureato Rossi, ma a questo punto sarebbe doveroso dire anche buon giorno diplomato Verdi, buona sera diplomato Neri (e perché non buon giorno licenziato Viola a chi ha la licenza media per distinguerlo da chi ha solo la quinta elementare, come moltissimi della mia età, quando la scuola dell’obbligo finiva lì?); premesso tutto questo, ma voi li avete mai sentiti discorsi di questo genere? Che poi l’oca in questione è la stessa che nel chiedersi “Ma che problemi ha la gente?” riferendosi a chi ha obiezioni a dire avvocata sindaca ministra ingegnera, nel rispondere a chi obietta che certi nomi sono una sorta di neutro che vale per entrambi i sessi ribatte seccata che “il neutro c’è in latino ma non in italiano”, poi due righe più in là, a chi fa notare che avvocata non esiste, replica altrettanto seccata “in latino c’è!” E non c’è niente da fare: come canta l’immortale maestro, “Quand on est con, on est con”.
E concludiamo con una nota amena e molto politicamente scorretta:

barbara

SE PERFINO UNA SESSANTOTTINA TUTTA D’UN PEZZO

Paternità imposta   

Leggo con interesse un articolo uscito qualche giorno fa su La Repubblica, in cui si racconta di una sentenza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che concede a una donna separata l’impianto di un embrione congelato fecondato dell’ex marito. Il quale però si oppone alla nascita di un figlio ora che il matrimonio non sussiste più, e lui si è fatto un’altra famiglia. Ma sarà comunque tenuto a riconoscerlo, e a mantenerlo, se la nascita andrà a buon fine.
“Tra il non nascere e il nascere in una famiglia di genitori separati, deve ritenersi prevalente la seconda opzione”, sostiene la giudice Giovanna D’Onofrio nell’ordinanza. Una visione molto cattolica, in cui l’embrione avrebbe un “diritto di nascere”, che personalmente mi lascia molto perplessa. “Una vittoria per tutte le donne” sostiene la protagonista. Ma ne siamo sicuri? O è la vittoria dell’egoismo di una donna, che non ha in nessuna considerazione la volontà dell’altra parte in causa, ovvero l’ex marito, che sarà costretto a fare da padre a un figlio che non desidera, e la felicità del bambino stesso, rifiutato già prima di vedere la luce?
Premetto che sono una femminista convinta, se femminismo significa rispetto, pari opportunità, organizzazione sociale studiata per consentire la carriera delle donne fino ai più alti vertici, distribuzione equa del lavoro domestico. Non lo sono, se femminismo vuol dire rivalsa, arbitrio, guerra all’altro sesso. Le pari opportunità devono valere anche per i padri, e mi sembra che un embrione congelato appartenga a entrambi i membri della coppia e debba vedere la luce solo se entrambi sono d’accordo. Più che una vittoria a me sembra una violenza.
Le donne si sono conquistate, per fortuna, il diritto di abortire.* Gli uomini non hanno nemmeno il diritto di rifiutare un figlio che non hanno cercato -conosco parecchi casi di donne che si sono fatte mettere incinta** con l’inganno e anche una che, quando il figlio aveva già sedici anni, decise -dopo non essersene mai preoccupata- di rintracciare il padre chiedendo l’esame del DNA a tutti gli amanti dell’epoca in cui fu concepito (trovato il colpevole lo obbligò a pagare tutti gli alimenti pregressi). Anche questa una vittoria per tutte le donne?

Viviana Kasam, qui.

* Sulla “fortuna” di avere il diritto di assassinare il proprio figlio, come ben sa chi mi conosce, il mio dissenso non potrebbe essere più radicale.
** Curiosa questa abitudine, invalsa da qualche anno, di usare “incinta” come invariabile. A volte trovo anche “in cinta”, come se fosse lo stesso di “in gravidanza” o “in stato interessante” come si diceva una volta perché i bambini non capissero (convinti tra l’altro che l’incapacità di capire proseguisse fin oltre la pubertà).
Stabilito questo, fa piacere constatare che anche una femminista di sinistra si rende conto di queste aberrazioni spacciate per conquiste.

barbara