POST ESEMPLARE

Comincio con qualche esempio di riduzione in schiavitù
per amore della salute

per amore della sicurezza

per amore della Terra (qualunque cosa significhi) e comunque leggi qui che ti fa bene

per amore del potere, senza più infingimenti

Esempio di omicidio premeditato, sempre per amore della salute

La Stampa  

«Nelle Rsa non si muore più di Covid ma di isolamento. I nostri anziani si stanno lasciando andare perché continuano a non vedere i propri cari». È una denuncia che le associazioni dei familiari delle persone che sono nelle residenze sanitarie assistenziali si sentono ripetere spesso e che sta diventando un problema sempre più pressante. «È tutto bloccato, gli ingressi dei visitatori continuano a non esserci tranne che nelle strutture che hanno la stanza degli abbracci o dietro vetri. Molte Rsa, con la scusa della zona rossa, hanno chiuso di nuovo e anche le videochiamate si sono diradate. Chiediamo al presidente Cirio di intervenire per obbligare le visite. Le linee guida ci sono, non può essere tutto delegato alla discrezionalità dei singoli direttori» tuona Andrea Ciattaglia di Promozione Sociale Onlus, che dal 1970 si occupa dei diritti di anziani, malati cronici non autosufficienti e malati di Alzheimer.
Secondo gli ultimi dati, su 7700 tamponi agli ospiti, i positivi sono 77, lo 0,01% [Beh no, 77 su 7700 sono l’1%: non essere molto portati per la matematica va bene, ma sbagliare del 10.000%?!] e tutti asintomatici o paucisintomatici perché ormai vaccinati. «Se la situazione è questa – sottolinea Ciattaglia – temiamo che le chiusure siano per sempre. In questo momento sono tutti protetti dal virus e quelli che sono infettati hanno sintomi bassi o nulli. Le strutture sono sicure. Non si capisce, il perché. Delle oltre 700 Rsa in Piemonte l’80% sono Covid free. E anche l’adesione al vaccino del personale è molto buona: stiamo parlando di cicli vaccinali conclusi con la seconda dose». I numeri sulla diffusione del siero in queste strutture – il 94,5% dei vaccinati a Torino – è confermato anche dall’Unità di crisi.
Un caso è quello raccontato da Giovanni Battista Palmisano, il figlio della signora Caterina. «Mia madre è in una casa di riposo a San Secondo di Pinerolo. Ha fatto il vaccino a gennaio, ma non riesco a vederla e abbracciarla dal 9 marzo 2020. E non riesco a farle fare alcune visite specialistiche essenziali» spiega. «Capisco tutta la prudenza del direttore – aggiunge – Su di lui sono state scaricate le responsabilità che avrebbe dovuto assumersi il governo o la Regione, ma così non possiamo andare avanti. Mia madre ha già perso un occhio e abbiamo bisogno di programmare visite urgenti. Nonostante sia vaccinata dovrebbe essere trasportata in ambulanza, perché io non lo sono. E poi restare in isolamento per 10 giorni. Il vaccino a cosa è servito?»
Ne parla Claudia Luise su La Stampa

E un esempio, restando in tema, di sopraffina intelligenza accompagnata da inarrivabile astuzia

Ancora un esempio, di giusta precauzione da parte di una casa farmaceutica

Un esempio di omaggio alla lingua più bella del mondo, da parte di una che scrive e pubblica libri in cui insegna a usare correttamente la lingua italiana

Da una scrittrice di prim’ordine:

“Mi urta la mentalità che quella frase e altre simili le partorisce”

Siamo a cavallo, Madonna Grammatica Italiana!

E quest’altro è un esempio di come cavarsela quando non si è sicuri di conoscerla sufficientemente bene

ma per poterlo fare bisogna conoscerla sufficientemente bene da potersi rendere conto delle proprie lacune. In caso contrario la povera lingua italiana se ne va a signorine allegre, come più sopra si è visto. E, per non uscire troppo dal seminato, uno straordinario esempio di competenza nel campo delle etimologie

Infatti, come tutti sappiamo, ius deriva da juice, bevanda notoriamente invisa agli islamici

Un esempio di gratitudine nei confronti dello stato che ti ha accolto e sfamato

(lei la un s’offende miha se la chiamo nanerottolo di merda, vero?)

Un esempio di correttezza politica

Perché è chiaro che se dai vocabolari “per la plebe” cancelliamo la parola “figa”, in che modo potrebbe qualcuno trovare il modo di stuprare?

uno di politica corretta (nel senso in cui si parla di “caffè corretto”)

e un esempio di giustizia

e uno di giustizia ancora più giusta

240 euro per ogni anno di persecuzione, 20 euro al mese. E qualcuno, nei commenti al post che lo segnala, ha scritto: “Fammi capire: qual è il problema?” e qualcun altro: “???”

Un esempio di straordinario senso dell’umorismo

Uno di coerenza

e uno di coerenza ancora più coerente

e un esempio che dimostra che anche nei momenti più bui la specie umana riesce a produrre qualche esemplare degno di chiamarsi uomo

E infine un clamoroso esempio di bancarotta fraudolenta

14 mesi di fallimenti nell’emergenza Covid ci ricordano che lo Stato è il problema, non la soluzione

Quattordici mesi di gestione pubblica della pandemia da Covid-19 dovrebbero oramai rappresentare una prova inconfutabile della necessità di sottrarre allo Stato l’innumerevole mole di compiti che si è assunto e che, in un momento particolarmente grave, ha svolto in maniera del tutto fallimentare.
L’insieme delle autorità pubbliche, alle quali consegniamo più della metà di quello che produciamo, nel momento di maggiore necessità per i cittadini ha prodotto risultati catastrofici che sono sotto gli occhi di tutti. L’unica abilità che lo Stato e le Regioni hanno mostrato è stata quella di predisporre ordini liberticidi funzionali a nascondere l’incapacità di gestire e affrontare la pandemia. Ordini che la magistratura italiana, peraltro, sta provvedendo, in molti casi, a tramutare in carta straccia con argomentazioni irresistibili.
Non vi è stato alcun potenziamento del servizio sanitario sufficiente a fare fronte all’aumento intermittente dei ricoveri ordinari e di quelli in terapia intensiva; non è stata messa in campo alcuna operazione di tracciamento in grado di individuare velocemente e isolare altrettanto tempestivamente i soggetti contagiati. La creazione dell’applicazione web Immuni ha rappresentato un inutile dispendio di tempo, risorse ed energie; il funzionamento dei trasporti pubblici non è stato potenziato e modulato in modo da consentire una minore densità dei viaggiatori e una maggiore frequenza delle corse e dei servizi. Non vi è stata alcuna ricerca di soluzioni in grado di assicurare lo svolgimento delle lezioni scolastiche anche con i doppi turni o l’utilizzo di ulteriori e diversi immobili su tutto il territorio nazionale. È stata rifiutata a priori l’idea di proteggere, anche con maggiore isolamento, le fasce della popolazione che le rilevazioni dell’Istituto Superiore di Sanità hanno dimostrato essere maggiormente vulnerabili al virus.
Lo Stato ha deciso di calare dall’alto quelle che ha ritenuto essere le uniche acquisizioni scientifiche valide; ha imposto ai soggetti contagiati e senza sintomi di non curarsi e di aspettare in “vigilanza attiva”; ha vietato l’uso di farmaci che decine di medici di base hanno dichiarato essere efficaci nelle prime fasi della malattia; ha costretto le autorità giudiziarie a intervenire per dare speranza a chi aveva desiderio di curarsi e per svelare le evidenze scientifiche sulla necessità dell’uso della mascherina ai bambini di età compresa fra i 6 e gli 11 anni, nonostante l’OMS avesse sempre espresso parere contrario. I governi hanno fatto orecchie da mercante davanti ad analisi e osservazioni di organismi indipendenti che hanno sconfessato nessi di causalità fra le misure di isolamento sociale adottate e i miglioramenti dell’andamento della pandemia vantati. Solo le autorità giudiziarie hanno dato conto in alcune occasioni della necessità di fondare le decisioni di contrasto al Covid su evidenze quantomeno plausibili, mentre capi di Governo e presidenti di Regione si sono fatti guidare da sensazioni, paure e precauzioni irrazionali.
Lo Stato ha costretto i cittadini a ricorrere ai tribunali per avere accesso ai verbali del Comitato tecnico scientifico che contenevano i pareri sulle misure da adottare con i Dpcm e che hanno ristretto le libertà fondamentali di milioni di individui. Due deputati della Repubblica hanno dovuto chiedere al giudice amministrativo di avere accesso al piano di emergenza nazionale che il Governo non ha loro consegnato.
Le autorità pubbliche hanno deciso di gestire da sole la distribuzione dei vaccini sull’intero territorio nazionale e hanno escluso il prezioso apporto del mondo delle imprese private. L’idea di potenziarne la produzione è sempre di là da venire. Adesso hanno nelle loro mani la vita e la morte di milioni di individui; sono le autorità a decidere chi deve vaccinarsi prima e chi dopo, chi dovrà ancora attendere e affrontare un rischio importante e chi potrà cominciare a dormire sonni tranquilli. E tutto ciò, a quanto pare, a prescindere dal grado di rischio di esposizione al virus di ciascuno di noi. Ci hanno vietato di scegliere come vivere, ci hanno impedito di assumere un rischio con consapevolezza e responsabilità. Ci hanno impoverito e confortato con l’illusione del debito pubblico che a quanto pare nessuno dovrà pagare.
Mai come in questi ultimi mesi lo Stato ha dimostrato di essere il problema e non la soluzione,. Non è solo questione della qualità della classe dirigente nazionale; è l’idea di potere disporre dall’alto della vita di milioni di esseri umani senza mai prendere in considerazione la loro volontà, è l’idea di avere a disposizione tutta la conoscenza e gli strumenti che servono per risolvere problemi che sono troppo grandi e complessi, invece, per qualsiasi mente illuminata, per qualsiasi potere amministrativo. È l’idea che la tua vita è nelle mani di qualcun altro che ne farà ciò che vorrà. E tu non potrai fare nulla.
Rocco Todero, 29 Mar 2021, qui.

Anzi no, l’«infine» arriva adesso, con una sana lezione di convivenza civile, oltre che di legalità:

Scherzavo, ce n’è ancora uno, ma questo è proprio l’ultimo, giuro, in cui va in scena uno spettacolare esempio di politica intelligente, degna dello stato che ha fatto meglio di tutti gli altri, i quali ci invidiano a morte e ci prendono a modello.

La merceria è aperta, ma è autorizzata a vendere unicamente bavaglini per bambini e altri articoli analoghi. A me, così come al 99% (minimo) delle clienti, serve tutt’altro genere di mercanzia.
SITUAZIONE: io ho bisogno di alcune cose la cui vendita non è autorizzata, il negoziante ha bisogno di mangiare.
SOLUZIONE: il negoziante mi vende di contrabbando la merce che mi serve, e io lo pago in nero, ossia in contanti e senza scontrino, in modo da non lasciare tracce della vendita illegale che, se scoperta, gli costerebbe una multa da lasciarlo in mutande, oltre alla chiusura del negozio (a proposito: quando leggete delle attività chiuse per comportamento illecito, chiedetevi in che cosa sia consistito questo comportamento illecito).
CONSEGUENZE: io non pago l’IVA e il negoziante non paga le tasse, con grande giovamento delle casse dello stato.

barbara

  1. Ti prego, dimmi che quella dello jus che vuol dire succo è inventata, non può essere vera!
    Che poi è noto che io, come tutti, “figa” l’ho imparato leggendo lo Zanichelli, se non fosse stato sul dizionario la chiamerei sempre vagina.
    Ecco, a proposito, una pagina del Nuovo Dizionario Illustrato Webster:

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    • Sullo ius c’è una cosa ancora peggiore. Prima non lo avevo fatto, ma adesso sono andata a controllare e ho appurato che sì, quel Merlo lì, come temevo, è Francesco Merlo, che è esattamente mio coetaneo, vale a dire che ha fatto la vecchia scuola media, col latino fin dalla prima per sei ore la settimana, e mi sembra ragionevole pensare che poi abbia fatto il classico. Vale la pena di leggere questo splendido articolo
      https://www.ilprimatonazionale.it/cultura/ius-soli-succo-terra-repubblica-spiega-cittadinanza-come-ajeje-brazorf-187807/ che lo risuola (a proposito di suolo, haha) per dritto e per rovescio.
      Del dizionario illustrato mi sfuggono la nativa americana e lo scienziato: chi sono?

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    • Ius è tre cose in Latino: (1) quello che abbiamo imparato a scuola noi che abbiamo studiato Latino, (2) il genitivo di Io, figlia di Inaco, re di Argo, amata da Giove, tramutata da Giunone in giovenca per gelosia, (3) succo (in questo caso abbiamo un femminile e non un neutro).

      Chiaramente i punti (2) e (3) li ho scoperti solo oggi. Dubito che si trovi qualche versione classica in cui compaia ius nel senso di succo. E, chi lo ha incontrato, dubito che con gli anni possa finire per scambiarlo con il vero ius.

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      • Una citazione classica c’è nell’articolo che ho linkato al commento precedente, con un intenzionale gioco di parole, cioè, appunto, con la consapevolezza che “stiamo parlando d’altro”. Ma “ius soli” come succo della terra è una roba da far impallidire la corazzata kotiomkin.

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  2. La “nativa” è la Senatrice Warren, ex-candidata alle primarie Dem, che per decenni si è finta cherokee per approfittare delle quote etniche di Harvard (da studente e poi da docente); sbugiardata da Trump, ha fatto il test genetico, che ha dato ovviamente esito negativo. L’Africana e la VP Harris, che è mezzo indiana e mezzo giamaicana (e discendente da proprietari di schiavi!). L’oppressa è Michelle Obama, ora con il marito strapagata curatrice dei programmi di Netflix. Il Competente è Biden, e no digo altro. L’eroe e George Floyd, delinquente morto di overdose, attualmente si sta facendo il processo alla Polizia di Minneapolis. Lo scienziato è Bill Gates, che merita post a parte. L’Esperta è Greta Thunberg. La Protesta pacifica è quella di Kenosha, che vedi nella foto. La Donna è Rachel Devine, attuale viceministro della sanità, ovvero un travestito.
    Che il Merlo fosse Francesco lo avevo intuito, perciò mi pareva incredibile.

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    • Sì beh, i capelli nelle donne non vogliono dire granché: per dire, anche Naomi Campbell è bionda coi capelli lisci; ma effettivamente non è che nessuno abbia notato la carnagione lattea e gli occhi azzurri. Lei ha sempre detto: non li vedete gli zigomi alti da Cherokee?
      Dico sul serio.

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      • C’è però una cosetta da precisare per quanto riguarda l’appartenenza a una tribù indiana: le regole vengono stabilite dalle stesse nazioni (o tribù che dir si voglia) e molte di queste non adottano il classico metodo del ‘quarto di sangue’ (cioè almeno un nonno nativo americano) . I Cherokee sono tra coloro che hanno la manica più larga, visto che basta avere un antenato di questa tribù per poter farne parte.
        Tanto per dire sono (o avrebbero diritto di essere) Cherokee Kevin Costner, Tori Amos, Jimi Hendrix, Cher e Chuck Norris (ed altri che ora non ricordo.
        La nazione che usa il metodo più curioso di ammissione credo siano i Mohawk: accettano solo i discendenti per via materlineare. Tra i ‘potenziali’ Mohawk ci sarebbe anche Winston Churchill, che aveva una nonna Mohawk

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        • “È spesso stato ipotizzato che la madre di Churchill avesse antenati nativi americani attraverso sua madre, Clarissa Hall, ma ciò non è mai stato provato” (e anche la signora là sopra alla fine è stato documentato che non lo è).
          Comunque anche l’ebraismo si tramanda per via matrilineare, per cui tu sei ebreo al 100% anche se tutte le ultime dieci ascendenti hanno contrato matrimoni misti e di sangue saresti ebreo per un 1024°. E questo è il motivo per cui, a differenza di tutti gli altri popoli che dopo una severa sconfitta in guerra sono scomparsi a causa degli stupri etnici, gli ebrei sono sopravvissuti a qualunque sconfitta: i figli nati dalle donne ebree, non importa da chi inseminate, restavano sempre ebrei. A proposito, di Charlie Chaplin si è spesso detto che la madre fosse ebrea; a chi gli chiedeva chiarimenti in merito era solito rispondere: “Non ho avuto questo onore”. Colgo l’occasione per ricordarlo, sia pure indirettamente, rievocando uno dei suoi molti grandissimi capolavori

          che ho riportato qui

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  3. “il negoziante mi vende di contrabbando la merce che mi serve, e io lo pago in nero”

    Ah, durante il primo lockdown di Marzo-Aprile 2020 io ho fatto esattamente così. E non è che mi sto autodenunciando. Ti autodenunci quando sei in qualche modo consapevole di aver fatto qualcosa di male. Io invece ho applicato il buonsenso. Il male lo hanno fatto gli altri. E ovviamente io mi sono difeso.

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  4. “Mai come in questi ultimi mesi lo Stato ha dimostrato di essere il problema e non la soluzione”

    2021, pensiamoci un attimo, la mia (1970) è forse l’ultima o la penultima generazione di umani mortali. Tra qualche decennio si vivrà, si morirà (per qualche forma di incidente o violenza), ma poi – arrivati a una certa età – si finirà in qualche colonia, magari su un altro pianeta. Quando il corpo non ce la farà più ne prenderemo uno artificiale, e probabilmente vivremo per sempre. Non so dire quando, ma mi pare evidente, persino banale, osservare che sarà così.
    Quindi, nemmeno morire sarà presto un qualcosa di irreversibile.
    Bene. Ma noi abbiamo quelli che ci dicono che l’euro o l’UE sono irreversibili.
    Mi pare ovvio che di fronte a questi dementi è necessario reagire con forza.
    Vi ricordate quando, durante la prima guerra del Golfo, dopo l’abbattimento di uno stealth alcuni locali si erano fatti ritrarre con un cartello con su scritto “sorry, we didn’t know it was invisibile!”? Ecco, quello che negli ultimi mesi è successo di rilevante qui da noi è il fatto che il Regno Unito ha lasciato l’UE. Il cartello non l’hanno fatto, ma è come se fosse sempre stato lì: sorry, we didn’t know it was irreversible!

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      • In realtà quella del calabrone è una mezza bufala.

        L’affermazione esce da un’occasione informale nella quale i calcoli di avionica furono svolti sotto l’assunzione che il calabrone si comportasse come un veivolo ad ala fissa.

        Fisicamente, il calabrone può volare. Infatti, vola.

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    • “Quando il corpo non ce la farà più ne prenderemo uno artificiale, e probabilmente vivremo per sempre. Non so dire quando, ma mi pare evidente, persino banale, osservare che sarà così”.
      No, non è così, c’è una cosa che si chiama apoptosi e che non è superabile. Mi ricorda i film di fantascienza di una certa epoca, come Metropolis, che immaginavano un futuro pieno di biplani di legno che sfrecciavano fra i grattacieli altissimi, e fra autostrade sopraelevate a centinaia di metri di altezza. Tutto quello che c’era allora, solo deppiù. Metropolis, hai presente? Film visualmente splendido, ideologicamente fascistissimo, e scientificamente montato sulle biglie quadre. Ho visto da poco la versione restaurata, dura qualcosa come due ore e mezza. Si trova in rete, con qualche accortezza (torrent). Consiglio.

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      • Metropolis non lo conoscevo; per me fino a oggi era solo il titolo di un album dei Dream Theater. Vedo di recuperarlo. Ho la tendenza a seguire i consigli di chi non la pensa come me 🙂

        Sarà dai tempi del liceo che con alcuni miei amici si parla di questa cosa dell’apoptosi. Noi abbiamo un’idea (in parte anche una speranza) un po’ diversa. Quella di poter fare un giorno il download della nostra mente su un qualche tipo di supporto e poi collegarvi un corpo, non necessariamente umano (potrebbe essere un insieme di sensori all’inizio). La domanda che ci facciamo è: cosa potrebbe succedere alla coscienza in assenza di tutti gli stimoli che è abituata a ricevere? Ce la farebbe a sopravvivere o chiederebbe di essere spenta per l’insopportabilità di fare quello che poteva fare in passato?

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    • Non concordo con l’incipit: l’idea che “tra qualche generazione sconfiggeremo la morte” è una scempiaggine dal punto di vista scientifico. Quella che potremo travasare “noi stessi” in un nuovo corpo, tuttalpiù artificiale, deriva da una concezione dell’essere umano che risale al XVIII secolo.

      Noi siamo il nostro corpo. Non esiste un “noi” fisico, materiale, separabile dal substrato biologico. “Noi” non è il software che gira sull’hardware “SNC”. È proprio l’hardware, un hardware che partendo dagli stessi presupposti biologici di base si sviluppa nell’arco di una vita intera (da -9 mesi a quando muori) in modo unico e non replicabile, seppure quantitativamente paragonabile (qui la metafora computazionale del cognitivismo anni ’60 mostra i suoi grandissimi limiti).

      Certo, si può andare sullo spirituale/metafisico e speculare sull’anima. Ma “l’anima” non è qualcosa che posso pensare di travasare in un altro corpo, se non altro perché dal punto di vista scientifico non ho nemmeno ancora stabilito se esista o meno.

      Tra le due cose, “trasferirsi in un nuovo corpo” e “viaggiare nel tempo come fosse un’autostrada”, è ancora più probabile la seconda.

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      • @ Cullà

        “Non concordo con l’incipit”

        Non devi necessariamente concordare con il mio pensiero, infatti la pensiamo in modo diverso.

        “Quella che potremo travasare “noi stessi” in un nuovo corpo, tuttalpiù artificiale, deriva da una concezione dell’essere umano che risale al XVIII secolo”.

        Oppure deriva da qualcosa di diverso. Tu vedi quattro e pensi 4 = 2+2, ma magari 4 = 2*2, magari 4 = 1+3, magari 4 = 0!+0!+0!+0!.
        L’immortalità è un desiderio dell’uomo (basta pensare all’invenzione di Dio) e ci sono buone probabilità che tale desiderio verrà realizzato.
        Qualche anno fa ho visto un documentario sugli aerei. Un tizio statunitense di non so quale organizzazione diceva: avete presente quello che vedete volare in cielo? ecco, in realtà noi siamo 50 anni più avanti.

        “Noi siamo il nostro corpo”.

        Sì, questo è vero. Infatti quando potremo staccarci dal nostro corpo saremo in realtà qualcosa di diverso. Magari ci piacerà, magari no.

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      • @ Cullà

        “Tra le due cose, “trasferirsi in un nuovo corpo” e “viaggiare nel tempo come fosse un’autostrada”, è ancora più probabile la seconda.”

        Che ne dici di aggiornarci tra 15 anni e vedere cosa è successo nel frattempo? Dico… una bottiglia di whisky (scozzese) che finirà come dico io… ci stai? Spero di essere ancora vivo, Barbara quasi certamente lo sarà.

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        • Fra 15 anni ne avrò solo 85 e me ne resteranno da vivere ancora 35. Nel frattempo avrò presumibilmente cambiato un paio di amanti e, chiunque di voi avrà vinto la scommessa (io comunque tifo per Cullà) sarò sicuramente pronta per condividere quella bottiglia di whisky (scozzese, ovviamente).

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        • “Che ne dici di aggiornarci tra 15 anni e vedere cosa è successo nel frattempo?”
          Mi pare che le sfugga che da almeno trent’anni il progresso scientifico si è bloccato; le automobili, gli aerei, le fonti di energia, la medicina, è tutto più o meno allo stesso livello. Persino un PC di vent’anni fa faceva più o meno le stesse cose di uno di oggi, magari un po’ più velocemente. Pensiamo solo alla fantascienza popolare: cosa si prevedeva, solo negli anni ’60, per il duemila, e che oggi ci appare così ingenuo. L’unica tecnologia veramente nuova è quella del Grande Fratello, che a mio parere è la più preoccupante di tutte, e sostanzialmente consiste nella capacità di gestire una enorme mole di dati, e ricavarne informazioni mirate estraendole dal rumore di fondo. Di nuovo, comunque, un miglioramento quantitativo, non qualitativo. Che la conoscenza sia giunta ad un plateau? Non è detto, potrebbe esserci un “salto di livello” al momento non prevedibile, come quando abbiamo scoperto la corrente elettrica e poi inventato le sue applicazioni, ma più sappiamo sulla fisica, sulla biologia, sulla chimica e più ci rendiamo conto che esistono dei limiti intrinseci (come la velocità della luce, per dirne uno).

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        • E’ un fatto generazionale, temo. Non sono abituato a dare del tu a sconosciuti sopra i 13 anni. E c’è di peggio: mi dà fastidio quando gli sconosciuti mi fanno del tu, come le cassiere del supermercato.

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