TORNO ANCORA UN MOMENTO SU SEID

Seid e il lockdown: quel che Saviano non dirà mai

Pura verità: quando ho letto che il ventenne etiope Seid Visin si era suicidato impiccandosi «a causa del razzismo» ho subito pensato… «Razzismo? Sarà l’ennesimo ragazzino che si suicida a causa delle misure “contenitive” per il COVID». Si tratta di un fenomeno, chissà perché, taciuto dai media ma ben presente a chi si occupa di salute mentale.

Poi ho letto di una sua lettera nella quale aveva scritto: «Prima di questo grande flusso migratorio ricordo con un po’ di arroganza che tutti mi amavano. Ovunque fossi, ovunque andassi, ovunque mi trovassi, tutti si rivolgevano a me con grande gioia, rispetto e curiosità. Adesso, invece, questa atmosfera di pace idilliaca sembra così lontana; sembra che misticamente si sia capovolto tutto, sembra ai miei occhi piombato l’inverno con estrema irruenza e veemenza, senza preavviso, durante una giornata serena di primavera».

L’analisi era lucida: prima dell’attuale migrazione di massa, Seid non si sentiva minimamente minacciato dal razzismo, in Italia; tuttavia, l’enorme flusso migratorio ha cambiato l’atteggiamento degli italiani nei confronti di chi è percepito come immigrato (Seid era stato adottato). Si, in effetti, il razzismo c’entrava; ma, in ultima analisi, il suo disagio poteva essere considerato una conseguenza della (pessima) gestione del fenomeno migratorio.

Sgraziate, strumentali sembravano le parole di alcuni politici; ma non del tutto fuori luogo. Lo scrittore Saviano: «Seid si è suicidato perché vittima di razzismo. Salvini e Meloni un giorno farete i conti con la vostra coscienza»; Enrico Letta: «Se puoi, scusaci. #SeidVisin»; Laura Boldrini: «Si è tolto la vita. A vent’anni. Sentiva il peso infame dello sguardo del razzismo»; Nicola Fratoianni: «Siamo un Paese che ha fallito. Siate maledetti!». [Non è un bijou quel “siamo – siate”?]

Poi, senza fretta, è emersa la verità: la lettera di Seid non era una lettera d’addio, per giustificare il suicidio. Era stata scritta alla sua psicoterapeuta tre anni fa, nel gennaio 2019. Quindi il suo suicidio, con il razzismo, non c’entra nulla. Di più. La mamma adottiva di Seid ha dichiarato: «Durante il lockdown Seid era chiuso in una stanza a Milano, 24 ore su 24. Ed è là che è iniziato il suo disagio, ha iniziato a stare male. Ha iniziato una sorta di depressione, questo isolamento di tutti, tutti i ragazzi e noi adulti. Io per prima, chiusa in casa tutto il giorno da sola cominciavo a rimuginare pensieri, cose… Immagino questi ragazzi, chiusi… Lui là ha iniziato a non stare bene. Infatti, è stato, da ottobre fino a febbraio, tutto solo. Neppure a Natale è venuto. E solo a febbraio ho iniziato a sentire che era instabile. L’ho fatto ritornare immediatamente a casa e abbiamo iniziato a seguirlo. Quindi, uno dei motivi scatenanti tutto questo inferno è stato questo isolamento dei ragazzi».

Altro che razzismo: Seid non ha retto il clima di terrore, l’isolamento forzato, lo spegnimento della vita sociale e all’aria aperta così importante per i ragazzi. La Nuova Bussola Quotidianaè stato, se non l’unico, tra i pochi media che hanno sollevato (inascoltati) questo problema.

Eppure, né Saviano, né Boldrini, né Fratoianni si sono scusati con Salvini e Meloni; nessuno ha maledetto Conte, Draghi, Speranza per l’imposizione del lockdown, né ha minacciato «un giorno farete i conti con la vostra coscienza».

A questo punto, potrà sembrare bizzarro, mi sono tornate in mente le parole di Ted Kaczynski, il celebre Unabomber, che nel suo Manifesto ha scritto: «[…] la Sinistra prende un principio morale accettato, lo adotta per suoi comodi, e quindi accusa la maggioranza della società di violare quel principio. Esempi: l’eguaglianza razziale, l’eguaglianza dei sessi, l’aiutare la povera gente, la pace come opposta alla guerra, la non violenza in generale, la libertà di espressione, l’amore verso gli animali; più essenzialmente il compito dell’individuo di servire la società e il compito della società di prendersi cura dell’individuo. Questi sono valori profondamente radicati della nostra società (o almeno della sua classe media e alta) da lungo tempo e che, esplicitamente o implicitamente costituiscono materia preminente per i principali mezzi di comunicazione e per il sistema educativo. Molti uomini di sinistra, specialmente quelli del tipo sovrasocializzato, di solito non si ribellano contro questi princìpi, ma giustificano la loro ostilità verso la società dichiarando (con qualche grado di verità) che essa non vive secondo quei princìpi» (Theodore J. Kaczynski, La società industriale e il suo futuro, § 28).

Il secondo pensiero è stato: «Sciacallaggio». Queste persone hanno usato il suicidio di un ventenne per gettare (indebitamente) un po’ di fango sugli avversari politici.

Il terzo pensiero? «Ipocrisia». L’accusa più pesante che Gesù ha rivolto a chi lo voleva morto, nel Vangelo. L’ipocrisia (da non confondersi con l’incoerenza), definita dal vocabolario Treccani on-line: «Simulazione di virtù, di devozione religiosa, e in genere di buoni sentimenti, di buone qualità e disposizioni, per guadagnarsi la simpatia o i favori di una o più persone, ingannandole». Si capisce benissimo perché l’ipocrisia sia stata così odiata da Gesù: tutto quello che l’ipocrita tocca, degrada, marcisce, si trasforma in putredine. L’ipocrisia corrompe la fiducia e quindi i legami sociali, insozza valori e virtù, alimenta cinismo e menzogna.

A costoro non importa nulla di Seid; come, negli anni Settanta non importava nulla dei proletari e degli operai, negli anni Ottanta delle donne, nei Novanta delle persone con tendenze omosessuali e, attualmente, degli immigrati. Nulla importa loro della giustizia sociale, dei diritti civili, dell’inviolabilità del corpo umano. Sono solo slogan vuoti per ottenere voti, potere, per distruggere la civiltà europea, la metafisica. Non hanno una morale, non hanno una parola d’onore, non hanno alcun freno. Prima ce ne renderemo conto, e daremo loro un nome, prima porremo un freno a questo continuo abominio.

Roberto Marchesini, 10/06/21, qui.

Niente da aggiungere: l’articolo è perfetto. Di mio dico solo che nessuno dovrebbe aspettarsi che quella feccia possa scusarsi con chicchessia: per poterlo fare bisogna prima accorgersi di essere nel torto, e per accorgersi di avere fatto un torto a qualcuno bisogna avere una coscienza.

barbara

Una risposta

  1. Io non sono per nulla convinto che il lockdown abbia avuto un ruolo importante. Invece mi hanno molto (ma molto!) colpito le parole di Nava, suo allenatore al Milan, che ha dichiarato: «Alle sei ho controllato WhatsApp, c’era un messaggio di un amico che mi dava la terribile notizia. “Seid è morto”. E sa cosa ha pensato? Il mio primo impulso non è stato quello di collegare la scomparsa a un infarto ma immediatamente avevo temuto un suicidio». Qui potete leggere tutta l’intervista da cui emergono diversi elementi a mio avviso molto interessanti: https://www.corriere.it/sport/21_giugno_06/seid-visin-suicida-milan-allenatore-c3e7de4e-c63c-11eb-8929-1e7e5315cef2.shtml.
    E poi c’è la fidanzata finlandese che nessuno sembra aver provato a rintracciare. Vai in Finlandia, stai per lì per un po’ con la ragazza con cui vuoi vivere per il resto della tua vita (tra l’altro proprio in Finlandia, non qui a Milano) e poi torni a casa e ti suicidi. E secondo voi non c’è una connessione?
    Qui l’unica cosa chiara è che il razzismo non c’entra nulla. O meglio, c’entra perché io definisco proprio razzismo il tentativo infame di Saviano e della Boldrini (e dei tanti altri vermiformi vermigli) di ridurre a semplice colore della pelle la complessità di un essere umano, e in questo caso addirittura calpestando vergognosamente i sentimenti, il dolore e i pensieri della famiglia. In pratica questi stanno dicendo al padre e alla madre che hanno negato il razzismo come causa del suicidio: zitti voi, se noi vi diciamo che vostro figlio si è ammazzato perché si sentiva discriminato è perché è così. Feccia, vermin!

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