QUEI PIRLA CHE CREDONO CHE INGINOCCHIARSI

significhi rendere omaggio a BLM (che sarebbe comunque una puttanata, dal momento che si tratta di un’organizzazione para-terroristica, che vandalizza devasta brutalizza stupra uccide) e una forma di testimonianza contro il razzismo in generale.

Non è vero che la Nazionale non si inginocchia “contro il razzismo”, la Nazionale non si inginocchia perché non vuole umiliare i suoi tifosi e perché ha ancora rispetto per il suo paese

La Nazionale Austriaca, così come quella gallese, e tutti coloro che si sono indignati di fronte a questa decisione, dovrebbero riflettere bene prima di approvare e imitare (male) gesti di cui non conosco appieno il significato.

Una cosa che si cela dietro il gesto di inginocchiarsi e che in pochi hanno ancora notato. Come sappiamo, la nostra Nazionale ha deciso che non si inginocchierà “contro il razzismo”. Una decisone CORAGGIOSA – ebbene sì, non c’è nulla di “coraggioso” nell’imitare quello che fanno tanti altri e che viene approvato da commentatori, politici, attivisti e il resto del circo mediatico – maturata non solo dopo le neanche tanto velate minacce di Enrico Letta a In Onda su La7 “Vorrei fare un appello ai nostri giocatori: che si inginocchino tutti” con tanto di ammiccamento di testa e sguardo minaccioso… Perché? Altrimenti cosa fai? … e l’ondata di pressanti richieste e accorati appelli a dimostrare mediante genuflessione che la Nazionale è contro il razzismo: inginocchiatevi tutti, altrimenti, sarete giudicati razzisti! 

Non tutti però si sono soffermati a pensare all’unica cosa che davvero conta: Da dove viene quel gesto? Perché si fa? Cosa significa?
Ebbene, questo gesto (il kneeling, cioè la genuflessione, tradotto dall’inglese) viene dagli Stati Uniti. A partire dal 2016, un giocatore di football americano, tale Colin Kaepernick– che avrete senz’altro già sentito nominare – iniziò a poggiare un ginocchio a terra durante l’esecuzione dell’inno nazionale americano, tradizionalmente suonato prima di ogni partita e a cui i giocatori assistono stando in piedi. Il gesto non venne notato subito ma quando si diffuse, balzando agli onori della cronaca, alle domande dei giornalisti Kaepernick rispose che non voleva onorare un paese in cui la minoranza nera era ancora oppressa, facendo riferimento alle uccisioni degli afroamericani da parte della polizia. Il suo gesto iniziò così ad essere imitato da molti giocatori professionisti, anche in altri sport, fino a diventare diffusamente adottato durante la vasta ondata di manifestazioni, spesso anche violente, che hanno scosso gli Stati Uniti in seguito alla morte di George Floyd nel 2020.
Può essere più chiaro di così? In America quel gesto è nato con un significato ben preciso. “Il mio paese è razzista”, quindi mi inginocchio quando suona l’inno nazionale, a cui di solito si assiste in piedi, perché non lo rispetto. Questo è il significato che sta dietro al gesto, ed ecco perché non tutti in America sono stati d’accordo nell’adottarlo e incensarlo. Ebbene sì, ci sono persone che amano ancora il proprio pese e che non vogliono vederne calpestati i simboli solo perché alcuni sentono il bisogno di usare il razzismo per spiccare condanne collettive ad un intero popolo e per dare linfa vitale ai propri progetti per cambiarlo alla radice. L’orgoglio per il proprio paese è una cosa innata, c’è, è una cosa che non si può cambiare.
Fintanto che questo gesto era rimesso alla decisone individuale dei giocatori, poteva anche andare bene. Ma si sa, la Sinistra ama i gesti simbolici, e quando ne trova uno abbastanza potente non è più accettabile che sia rimesso alla coscienza individuale del singolo giocatore. Sarebbe sprecato! Sarebbe depotenziato! Ed ecco perché la Sinistra vuole che i giocatori si inginocchino, tutti, indistintamente. La Sinistra è sempre stata collettivista, e questa ne è un’ulteriore dimostrazione: quando hanno bisogno di un simbolo per promuovere le loro battaglie, tutti devono adottarlo. È il classico ragionamento “o sei con me o sei contro di me”… questa è l’unica scelta che ti si pone davanti: se ti inginocchi sei buono, se resti in piedi sei automaticamente razzista. L’individualità è vista solo come un impaccio. Ecco il significato delle parole di Enrico Letta.
Ora, in questo emerge l’ipocrisia di quei giocatori che agli Europei hanno deciso di emulare il gesto. Ci inginocchiamo contro il razzismo, Sì, ma prima dell’inizio della partita, non durante l’inno, a cui assistiamo belli in piedi. Esilarante. Se bisogna copiare un gesto, lo si faccia fino in fondo, altrimenti si cade nel ridicolo, in una ridicola imitazione di comodo… nel scimmiottare qualcosa insomma.
La Nazionale Austriaca ha deciso, anche sulla scorta della decisione della nostra, di assecondare la massa e di inginocchiarsi… Bene, allora lo facciano quando suonerà il loro inno nazionale! Abbiano il coraggio di portare fino in fondo le battaglie che hanno deciso di sposare, abbiano il coraggio di inginocchiarsi durante l’esecuzione del loro inno, e non, comodamente dopo, in campo, prima del fischio d’inizio! Abbiano il coraggio di dire davanti al mondo che “l’Austria, il nostro paese, è un paese razzista” quindi ci inginocchiamo durante l’inno perché non rispettiamo il nostro paese perché è razzista!”… Vediamo se i tifosi austriaci saranno contenti del messaggio che viene dato dalla loro stessa Nazionale.
Ecco tutta l’ipocrisia di fondo degli europei quando cercano di emulare gesti che vengono da oltre oceano e che non comprendono fino in fondo…
Ed ecco perché dobbiamo essere grati che la Nostra Nazionale non ci esponga ad un simile ludibrio.
W la Nazionale
W l’Italia
Forza Azzurri! 
In bocca al lupo per stasera ai nostri ragazzi! (qui)

(Augurio andato a buon fine: abbiamo vinto. E non ci siamo inginocchiati)
Aggiungo questa preziosa presa di posizione

Ale Tzu

IO NON MI INGINOCCHIO

«Secondo me inginocchiarmi è degradante, perché i miei genitori mi hanno sempre detto di essere orgoglioso di essere nero. Dovremmo rimanere in piedi, non inginocchiarci. Io non mi inginocchierò e non indosserò una maglietta con la scritta Black Lives Matter. Si cerca di dire che siamo tutti uguali, ma la verità è che ci stiamo isolando con queste cose, che secondo me non stanno nemmeno funzionando. Questa è la mia posizione».
Wilfried Zaha ivoriano del Crystal Palace

E ora godetevi il nostro ineffabile lettuccio, le sue parole, il suo viso, la sua voce, la sua espressione. Conservatevi il video, casomai dovesse capitare di accorgervi di avere mangiato funghi velenosi e necessitare di una vomitata rapida.

E infine due parole da un signore notoriamente di sinistra.

barbara

  1. Dovremmo tutti essere profondamente grati che la sinistra esiste. La sinistra è la mia bussola infallibile. Qualunque cosa dica o faccia so che, scegliendo la direzione opposta, sarò automaticamente nel giusto (salvo rare eccezioni che appunto confermano la regola). Usiamo dunque la sinistra per quello che è: un preziosissimo strumento di navigazione che indica sistematicamente la strada da evitare.

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    • Esattamente come usare me quando ti trovi in un posto che conosci poco: mi chiedi da che parte andrei io e poi vai da quella opposta, e sei matematicamente sicuro di arrivare in porto. La differenza è che io, parte questa mia particolarità, non faccio poi grossi danni. E che se vai dalla parte che dico io arrivi dalla parte opposta, che è una cosa scomoda, però almeno non è immorale.

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  2. Pingback: POVERE GINOCCHIA – liberipensieriweb

  3. Letto solo ora (sono un po’ sottosopra fra lavoro e altro). Quel modo di inginocchiarsi mi ricorda le investiture dei cavalieri medievali, semmai si inginocchiassero davvero in quel modo o solo in seguito siano stati così raffigurati. Non ne capisco semplicemente il significato attuale, se non quello si agire “a scimmiotto”.

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