ANCHE SE

Piccola riflessione ritardata – non sempre si riesce a cogliere tutto in prima battuta – sulla testimonianza della bambina italo-americana nel video presentato in questo post. All’inizio della sua testimonianza la bambina ha detto che l’insegnante ha fatto firmare a tutti gli alunni, senza chiedere l’autorizzazione dei genitori – un foglio in cui si impegnavano a rispettare tutti, “anche se sono trans, gender fluid, tutte le cose nuove”.
Una prima osservazione sul merito. Quanti di noi, settantenni, cinquantenni, trentenni, in prima media sapevano se erano omosessuali o eterosessuali, se si sentivano maschi o femmine o entrambi a giorni alterni? Credo che per tutti la risposta sia “nessuno”: non solo non lo sapevamo, ma non ci eravamo neppure mai posti questo problema. Perché capire se si è omo o etero, se ci si sente o no a proprio agio nel sesso in cui si è nati è un problema. E se non lo avevamo non è perché fossimo ritardati, ma semplicemente perché a quell’età queste questioni non si sono ancora presentate. Quei bambini che a undici anni sono “trans, gender fluid e tutte le cose nuove” si sentono tali perché qualcuno, dall’esterno, ha imposto loro questo problema. Questi bambini sono stati e continuano a essere abusati. Questi bambini hanno subito una intollerabile violenza che rischia di segnarli per tutta la vita. Coloro che hanno perpetrato questo ignobile abuso sono, senza messi termini, dei criminali.
Una seconda riflessione sulla forma: anche se. Qual è la normale situazione in cui, unita alla necessità di rispettare, usiamo l’espressione anche se? Per esempio devi rispettare tuo fratello anche se è un maledetto bastardo. Non devi mancare di rispetto al tuo collega anche se è un pezzo di merda. Devi trattare bene il tuo capo anche se è un figlio di puttana. Chissà se un giorno, quando avranno meglio assimilato le sfumature della lingua, quei ragazzini si renderanno conto delle implicazioni di ciò che l’insegnante ha loro imposto, e cioè che tutta quella gentaglia di per sé non meriterebbe affatto rispetto, ma noi li rispettiamo lo stesso perché siamo moralmente superiori
Una terza riflessione sulle conseguenze della forma: se nella lista delle categorie da rispettare mancano gli strabici, quelli li possiamo sfottere? Magari anche un pochino menare? E i Down, si sarà ricordata di inserirli nella lista? Gli autistici? Quelli con la “s” blesa? I daltonici? Gli stonati? Quelli con le orecchie a sventola? Perché a voler fare le liste delle categorie da trattare in un determinato modo, c’è sempre il rischio di dimenticarne qualcuna, dando così automaticamente libertà di bullismo nei confronti di chi è rimasto fuori. Non sarebbe più logico, più normale, più semplice, dire – DIRE! Non esigere dichiarazioni scritte e firmate! – che bisogna rispettare tutti, senza eccezioni e senza concessive? Io quell’insegnante, quella CLOACA di insegnante, sinceramente, non mi sento davvero di rispettarla, ma proprio per niente.

barbara

  1. Parto dalla fine del tuo commento; in realtà bisogna insegnare a rispettare, almeno in prima battuta, le persone punto. Senza precisare sesso, orientamento sessuale, colore degli occhi, colore della pelle, simpatie calcistiche etc. etc.
    Altrimenti, come hai notato, si sta insegnando che esistono uguali più uguali. Se Bullo prende in giro gianpiernaik per il suo essere gender fluid non binario compie una azione ributtante che urla vendetta davanti agli uomini e gli dei. Se Bullo prende in giro Aldo perché ha i denti storti che si arrangi, anzi peggio pipponi sulla comprensione e l’ignorarlo. E cosa andrà a pensare Aldo di gianpiernaik? solidarietà perché anche lui ha subito le “attenzioni” di Bullo o che è un fottuto privilegiato perché lui è stato difeso e Aldo no?.

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  2. ottimo scritto, Barbara, si insegna a rispettare tutte le persone senza fare liste specifiche. E senza far violenza all’infanzia. Purtroppo un mio contatto facebook è convinto che se non verrà approvata la legge Zan ci sarà libertà à di umiliare, offendere, aggredire gli omosessuali. I suoi ragionamenti fanno acqua da tutte le parti….

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    • Lo vedo (e ne ho parlato in privato con una tua intima commentatrice), e ogni volta che lo leggo mi viene l’acidità di stomaco. Quello è un cretino integrale coglione testa di cazzo, non perché ha opinioni diverse dalle nostre ma per gli argomenti con cui pretende di sostenerle, ah quindi io ho il diritto di massacrare di botte un omosessuale e la legge mi dà ragione… Anche sulla faccenda del marocchino ucciso: io non c’ero non so non ho visto ma so con certezza che è colpa di Salvini. Quello sarebbe capace di tirare fuori Salvini e Meloni anche se dovesse darti la ricetta delle sarde in saor. Mi ricorda Sergio romano che è riuscito a tirare fuori gli orrendi crimini di Israele anche parlando di un disastro ferroviario (o stradale, adesso non ricordo bene) in Egitto.

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      • Sono d’accordo con voi.
        E aggiungo un fatto. Nella classe di un ragazzo che conosco in passato c’era un ragazzino con una forma di autismo. E’ stato assolutamente rispettato e coinvolto dai suoi compagni – non perché abbiano firmato un qualche documento, ma perché hanno semplicemente capito qual era il suo problema e perché è un ragazzo come loro. E aggiungo – perché si trattava di ragazzini che hanno ricevuto l’educazione giusta in casa. Non perché una maestra glielo abbia imposto.

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        • Anche perché la cosa che mi fai firmare sa automaticamente di imposizione, di dovere formale, cioè di quelle cose che appena giri l’occhio ti faccio vedere io come ti frego.
          Quanto al ragazzino di cui parli, immagino che avesse una qualche sindrome che rientra nello “spettro” dell’autismo, perché per l’autistico vero non esiste proprio la possibilità di coinvolgerlo in alcunché.

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        • Oltretutto con dei documenti firmati da ragazzini undicenni senza neppure l’approvazione dei genitori mi pare che l’egregia insegnante possa pulircisi il tafanario…Quale valore legale potrebbero avere? Quella dei fioretti per Natale?

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        • @Mirella: ah ecco, così mi torna molto di più. E per la verità non capisco perché queste sindromi vengano associate all’autismo: io non ho mai sentito un autistico pronunciare una sola parola, per dirne una, o cercare un contatto, e soprattutto l’autismo non è passibile di miglioramenti, per non parlare di guarigione.

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