CARO PAPA TI SCRIVO

“Papa Francesco, schierati con noi cubani da 62 anni ostaggio del dittatore di turno”

Papa Francesco ha mostrato la sua vicinanza al “caro popolo cubano in questi tempi difficili”, riferendosi alle proteste più grandi nella storia del regime, e ha chiesto “una società sempre più giusta e fraterna”. “Sono molto vicino all’amato popolo cubano in questi tempi difficili. Prego perché costruiscano nella pace, nel dialogo e nella solidarietà una società sempre più giusta e fraterna”, ha detto il pontefice durante l’Angelus. Ha poi esortato a riposare “davvero” durante queste vacanze, a “spegnere il cellulare per guardare la gente negli occhi” e a “tacere”.
Al dissenso cubano non basta.
“Fa molto male che mentre reprimono le persone che sono scese in piazza chiedendo la libertà, si abbiano parole per congratularsi con il trionfo dell’Argentina nella Copa América e si parli di rifiuti di plastica nei mari, ma non una preghiera pubblica per i morti, i detenuti, gli scomparsi e tutti coloro che hanno paura nelle loro case in tutto il nostro Paese”.

Si apre così la lettera di una cattolica cubana, la professoressa María Victoria Olavarrieta, a Papa Francesco.

“Nei mari di Cuba, Santità, oltre alla plastica, giacciono i resti dei tanti cubani annegati nel tentativo di evadere dalla grande prigione in cui i Castro hanno trasformato il mio Paese. La nostra chiesa è stata perseguitata, minacciata, sorvegliata, penetrata da agenti della sicurezza dello stato. Al momento abbiamo un seminarista scomparso, Rafael Cruz Débora. Se i vescovi cubani hanno paura di parlare, di stare dalla parte del popolo, lo capisco, ma tu puoi parlare e difenderci. Ai giovani hai detto:… ‘Lottate per i vostri sogni, sognate in grande, non smettete di sognare’. Giovani cubani nati in una dittatura e che sono stati indottrinati, educati in scuole atee, in una società monopartitica, cresciuti, alcuni mangiando e vestendosi con l’aiuto delle loro famiglie in esilio e altri nella più totale miseria, sognando di vedere libero il loro paese. Li hai invitati a sognare e ora che vengono uccisi per aver gridato il loro sogno, taci. Hai chiesto ai tuoi pastori di annusare le pecore. Dei sacerdoti cubani che si sono schierati apertamente con il popolo, alcuni vengono picchiati dalla polizia, detenuti e messi a tacere dai loro vescovi che temono per la loro vita. Ho avuto molti studenti venezuelani e ho visto la sofferenza dei loro genitori perché hai taciuto quando gli studenti sono stati assassinati nelle strade di Caracas, la gente muore di fame in Venezuela e non condanni pubblicamente i responsabili. In Nicaragua è corso sangue e il Papa parla di tutto, ma voi non avete opinioni sui crimini dei dittatori di queste tre tirannie sorelle. Santo Padre, la cristianità non ha bisogno di un leader sociale o di un diplomatico, vogliamo un Pastore, una pietra salda dove la Chiesa possa essere sostenuta. Il vicario di Cristo non deve discriminare le sue pecore. Noi pecore vittime dei regimi comunisti ci sentiamo come la pecora nera. Avrei voluto scriverle con un tono diverso, in tutti i miei articoli in cui la cito l’ho sempre difesa. Ma oggi voglio essere la voce delle madri cubane, che guardano i loro figli morire di fame, che non hanno medicine, voglio presentare il dolore delle nonne i cui nipoti sono stati fucilati gridando ‘Viva Cristo Re’, la vergogna dei genitori che non possono mantenere i figli con il frutto del loro lavoro e vivono male aspettando le rimesse inviate dai loro parenti all’estero. Vi presento la tortura dei prigionieri politici, gli anziani che videro partire la famiglia da loro creata e morirono senza più rivedere i propri figli e nipoti. Noi cubani ci sentiamo abbandonati al nostro destino, in 62 anni non siamo riusciti a liberarci. Oggi si trovano di fronte a un esercito armato, senza capi e fino ad ora orfani del Papa. Francesco, perdonami se ti ho offeso, ma ho dovuto scegliere tra la rispettosa acquiescenza dovuta a un vescovo e la difesa delle vittime del comunismo. 
Aiutaci, Santo Padre”.

Ai cubani non è permesso andare in vacanza o riposare. Quanto a “staccare il cellulare”, ci ha pensato il regime castrista. Serve a non far vedere quello che accade sull’isola delle meraviglie socialiste. E allora quello che sta succedendo lo racconta Eduardo Cardet, uno dei leader delle proteste, cattolico, parlando al National Catholic Register (una settimana fa nella newsletter ho raccontato della centralità del dissenso cattolico contro il castrismo).
“La risposta del regime è stata una repressione, un uso letale della forza, che ha causato molte vittime, morti e feriti. Il ‘dittatore di turno’, Miguel Díaz Canel, ha dato l’ordine diretto per il confronto, per il sangue che doveva scorrere. Ci saranno processi rapidi e pene detentive fino a 20 anni. Il popolo cubano soffre da 62 anni sotto questo regime totalitario, che ha tagliato tutte le libertà e i diritti fondamentali. Questa tirannia ci impedisce il pieno sviluppo. Il popolo cubano ha messo in chiaro cosa vuole, totale libertà e pieni diritti. Essere liberi, essere padroni della nostra vita, essere in grado di svilupparci pienamente e godere di una vita dignitosa, non solo la prosperità materiale ma anche quella spirituale”.
Non c’è stato alcun cambiamento in questi anni, dice Cardet. “Molti vogliono vendere e altri vogliono comprare la falsa idea che il regime dell’Avana abbia attuato una serie di trasformazioni che addolciscono la sua struttura fossilizzata e opprimente. Niente è più falso. Niente è cambiato; tutto rimane uguale o peggio, con più miseria materiale, più oppressione. Il Partito Comunista è lo strumento che la tirannia ha per estendere il suo braccio oppressivo nella società”.
Da cattolico, Cardet critica la Chiesa. “Negli ultimi anni, la Chiesa cattolica ha avuto in molte occasioni una risposta debole alle gravi minacce che il nostro popolo deve affrontare. La risposta del Vaticano alla realtà del popolo cubano è stata debole. È stata una risposta evasiva, distante, fredda”.
Non lo fu quella di Giovanni Paolo II contro il comunismo polacco. Non dovrebbe esserlo quella del primo Papa sudamericano contro l’ultima tirannia comunista del suo continente.
Giulio Meotti

Vado all’inferno se dico che il signor Jorge Mario aka Francesco è un mastodontico figlio di puttana? Si balocca con la plastica, lui, coi cellulari, con le vacanze per risposarsi, con le coppe di calcio mentre la gente ha fame, fame di cibo, fame di giustizia, fame di libertà. Ha fame e muore. Fanculo Bergoglio.

barbara

    • Aggiungerei che quella del gesuita, secondo me, è una categoria dell’anima, al pari della zitella, della suocera, della checca isterica, dell’educanda (ovviamente foruncolosa, come noi ben sappiamo), che può benissimo prescindere da età, sesso, stato civile, orientamento sessuale. Certo, se poi oltre a essere zitella nell’anima sei anche una signorina di mezza età, questo indubbiamente aiuta a perfezionare le attitudini. E penso che ciò valga anche per il gesuitismo, che con studi acconci e frequentazioni adeguate arriva a rasentare la perfezione.

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  1. Il Papa è dalla parte del regime. Come l,’amministrazione USA, del resto, che ha splancato la frontiera col Messico ( entra di tutto, altro che messicani), ma ha già dello ufficialmente che chi scappa da Cuba verrà riconsegnato al regime. È ben noto, infatti, che i Cubani della Florida votano a destra. Altro che “latinx”, come li chiama quel fesso di Biden ( era già fesso prima dell’Alzheimer).

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    • Anche lui è uno dei tanti che fanno venire in mente quella battuta di Mussolini a proposito di De Bono: “È un vecchio rincoglionito. Non perché è vecchio, ma perché rincoglionito lo era anche prima, e adesso in più è anche vecchio”.

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