TALEBANI: UN’OCCHIATA IN CASA NOSTRA

Cominciamo con l’ineffabile Alessandro Di Battista.

Niram Ferretti

PADRONI E PADRINI DEL PIANETA

E’ tornato, e c’era bisogno che tornasse, perché ogni volta che apre bocca dice cose giuste, vere, inesorabili.

«Chi è interessato davvero al popolo afghano dovrà parlare con i talebani. Il resto è ipocrisia». «Anche la prima vittima della guerra in Afghanistan è stata la verità. Una verità che ancora oggi, nonostante i nodi siano tutti venuti al pettine, viene vilipesa, oltraggiata, assassinata. Gli Stati Uniti e i suoi servi sciocchi non hanno bombardato l’Afghanistan (così come l’Iraq, la Libia o la Siria) per eliminare il terrorismo, la shari’a, il burqa o per garantire diritti umani. E chi ancora si beve questa balla è complice dei padroni e padrini del pianeta».

Così Alessandro Di Battista, uno dei maîtres à penser del M5S. Lui conosce la verità, il motivo per il quale gli USA intervennero in Afghanistan vent’anni fa, non per la lotta contro il terrorismo islamico (ma quale terrorismo islamico!), e in Iraq, Libia e Siria. Si tratta, naturalmente, di altri motivi, molto biechi, molto terra a terra.

“I padroni e i padrini del pianeta” (Povia dovrebbe chiedere che gli vengano riconosciuti i diritti) quando si muovono si muovono solo tramite motivi di facciata, falsi e i gonzi, quasi tutti ci cascano, ma lui Di Battista no, lui sa esattamente di cosa si è trattato, di cosa si tratta e presto lo sapremo anche noi quando lo esporrà in modo vero, giusto, inesorabile, sempre che i “i padroni e i padrini del pianeta” e i loro “servi sciocchi” glielo permetteranno.

Qualcuno si affretti a metterlo al sicuro.

Ma farà poca tenerezza con quell’aria da son piccina son carina son la gioia di papà?

Un altro fulgido esempio della nostra Sinistra dalla gloriosa storia ce lo fornisce tale signor Claudio Mazzanti, assessore piddino a Bologna, dallo spettacolare senso dell’umorismo

E passiamo ora alle cose serie.

«I nostri islamici benedicono le esecuzioni»

Ci sono i talebani veri, quelli che sparano sulla folla e seminano il terrore. E poi ci sono i talebani de noantri, di imitazione ma non meno pericolosi, che sparano balle sui giornali e sfiorano il ridicolo. Parliamo di quanti, illuminati sulla via di Kabul, sono convinti che l’avvento dei talebani sia stato un affare. Essi credono che mullah e compagnia armata abbiano preso il potere con il consenso degli afghani (chissà perché, tuttavia, i cittadini fuggono); che non abbiano mai fiancheggiato i terroristi (hanno ospitato per anni Bin Laden? E chi è costui?); che siano personaggi dialoganti (infatti fanno parlare bene le armi) e molto migliori degli americani (chiedere alle donne afghane, che non vedono l’ora di rimettersi il burqa).

LA LUCE Tra i più accaniti sostenitori di Baradar, il capo talebano, e dei suoi accoliti figura Davide Piccardo, coordinatore del Caim (Coordinatore delle associazioni islamiche di Milano) e direttore di laluce.news, nome divertente dato che difende degli oscurantisti. Sul suo sito Piccardo si è cimentato in una filippica contro gli invasori a stelle e strisce, fautori per 20 anni di una «guerra coloniale» in Afghanistan, funzionale non a «combattere il terrorismo», ma a «stabilire un avamposto in Asia Centrale». In quest’ottica l’11 settembre sarebbe stato «la scusa perfetta per lanciare l’offensiva contro i Talebani». I quali, sebbene «mostrificati» dalla propaganda, sono molto «più umani e corretti degli invasori occidentali», anzi capaci di «portare pace e stabilità» e pertanto arrivati al potere con «ampio consenso» della popolazione. E di certo «non sono terroristi» perché «non hanno mai contemplato la possibilità di compiere attentati in Occidente». [ho idea che questa sia funzionale all’escludere che gli attentati in Israele siano terrorismo] No, si sono limitati a ospitare la mente del più grande attentato contro l’Occidente nella storia… E poco importa che, come ha ricordato l’Onu in un report, i talebani continuino a proteggere al Qaeda e ospitarla in 15 province del Paese. Da cui l’allarme negli Usa di nuovi attentati in occasione del ventennale dell’11 settembre e il rischio di infiltrazione di terroristi tra i profughi. Ma sulla bontà d’animo dei talebani giura anche Massimo Fini che, su la Fatwa Quotidiana, pardon il Fatto Quotidiano, ricorda come i talebani ospitassero Bin Laden in qualità di benefattore: «Bin Laden in Afghanistan godeva di popolarità perché con le sue risorse personali aveva costruito ospedali, strade, infrastrutture». Com’era buono lui… L’unico effetto collaterale del ritorno al potere dei talebani sarebbero le epurazioni ma anche qui, garantisce Fini, non c’è problema: «I “collaborazionisti” potrebbero essere passati per le anni, come si è sempre fatto da che mondo è mondo». E che male c’è. Del resto, anche secondo Piccardo «le ritorsioni, gli arresti, i processi, le condanne e le esecuzioni purtroppo sarebbero normali in una situazione del genere» contro «gente che sosteneva delle forze armate che in questi anni hanno ucciso decine di migliaia di talebani».

LO SCAMBIO È con questi ultimi dunque, esecutori ragionevoli di epurazioni di massa, che si deve dialogare. Lo crede anche il mullah Travaglio per cui, se trattiamo, «può darsi che i vincitori ascoltino» gli sconfitti. Già ce li vediamo i tagliagole ad ascoltare i miti consigli di Europa, grillini e Tale-Biden, il presidente Usa responsabile della fuga dell’Occidente. Gli unici a credere possibile una conversazione con i talebani, oltre a Travaglio, sono l’Ue, Giuseppi Conte e il redivivo Alessandro Di Battista: già celebre per volere «intavolare una discussione» con l’Isis, ieri l’ex 5 Stelle avvertiva che «bisogna parlare con i talebani», se si vorranno «corridoi umanitari per profughi» e «aprire strutture sanitarie». Quindi i talebani sarebbero i garanti di azioni umanitarie. Dibba ha capito tutto, come sempre. Insieme a Travaglio, Fini e Piccardo, potrebbe aspirare a un ruolo nel governo talebano. A proposito, suggeriamo un accordo distensivo ai mullah: noi ci prendiamo i profughi e vi diamo in cambio Dibba e Co.
Gianluca Veneziani, qui.

Se per profughi sono da intendere i profughi veri, quelli che a rimanere lì rischiano la vita, io ci sto.
Poi ho trovato questa cosa che mi è piaciuta molto, non proprio strettamente ed esclusivamente di casa nostra, ma che bene o male ci riguarda.

Gianfranco Damico (via Fulvio Del Deo)

Ve lo ricordate Charlie Hebdo vero? Quelli che nel cuore di Parigi furono massacrati da quattro coglioni islamici…
A parte la vicinanza incondizionata per quel massacro, io li ho criticati a volte. Le vignette non mi sembravano taglienti, mi sembravano cretine.
Oggi però fanno un balzo avanti e nel farlo ci lanciano un dardo al cuore. Dritto al cuore della più insopportabile delle ipocrisie.
Perché quei pervertiti, sessuali e mentali, di talebani che stanno facendo quello che stanno facendo, quei nazicoglioni con la sharia maomettana, hanno anche dei foraggiatori. E il principale è il Qatar. È a Doha che si fanno le trattative. È a Doha che il capo di quegli altri coglioni palestinesi di Hamas si è fatto fotografare congratulante con il talebano del cazzo.
E sapete chi è il proprietario dello stellare Paris Saint Germain che da poco si è comprato anche Messi e Donnarumma? Sissì, i qatarini. E sapete cosa avverrà l’anno prossimo in Qatar? I mondiali di calcio. Sì, andremo a fare i mondiali di calcio a casa dei principali finanziatori dei maniaci sessuali fascisti afghani figli di Allah.
Charlie Hebdo è l’unico che lo sta dicendo.
Ora, a parte che io mi aspetto per tutto questo inginocchiamenti spettacolari da parte di tutti i campioni di moralità inginocchiati precedentemente -Messi, Mbappè, Neymar and Co., sui chiodi- , dico questo: io amo il calcio, e come un bambino mi entusiasmo per i grandi eventi sportivi. Capisco anche l’ambivalenza delle cose, che questo è un mondo fatto di polvere. E guardo sempre con sospetto tutte le robe di boicott questo e boicott quello.
Ma questa volta no.
Questa volta il Paris Saint Germain e i mondiali di calcio se ne possono andare affanculo.
Amo il calcio. Ma non sulla pelle delle mamme, delle figlie, delle sorelle, dei bambini e degli uomini liberi di Afghanistan.
Perché a quel punto, sono davvero solo quattro coglioni che corrono in mutande appresso a una palla.
Perché se hai le palle, quelle vere, le guerre -in cui credo- le combatti con le armi sul campo, e poi le combatti, con quelle palle, anche altrove.

D’altra parte, se pensiamo alle olimpiadi di Monaco proseguite allegramente coi cadaveri della strage ancora caldi, come se niente fosse, come aspettarsi una qualsiasi presa di coscienza adesso?

barbara

  1. Fa davvero tanta rabbia leggere quegli articoli e quelle parole; tuttavia ho perso ormai il conto degli anni durante i quali ho visto, con stupore e rammarico, la menzogna spacciata per verità, e la verità per menzogna. Se gestiscono i media di conseguenza gestiscono anche l’attendibilità delle notizie. Mi auguro vivamente che chi legge sappia operare dei distinguo e comprendere quando si sta facendo un triste e amaro gioco delle tre carte. In ogni caso mi sembra che questo ottimo post metta in luce un particolare molto importante: i terroristi/fondamentalisti musulmani si sarebbero estinti da un pezzo se non avessero chi li foraggia, ed anche in maniera pesante. E non credo che sia solo il Qatar.

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    • Contano sul fatto che la gente sia mediamente ignorante e mediamente distratta, oltre che mediamente di memoria corta, e sparano balle a raffica, che per il 99% non vengono smascherate, anzi, neppure percepite. Per quanto riguarda i finanziamenti ti incollo un articolo di Giulio Meotti di qualche giorno fa.

      Da dove prendono i soldi i Talebani? Dalla produzione di oppio, dall’estrazione mineraria, dalle donazioni straniere e dalle tasse. Il movimento terroristico ora al potere in Afghanistan, anche senza contare i beni dello stato afghano, da solo vale 1,6 miliardi di dollari, secondo un rapporto della Nato trapelato a Radio Free Europe. In confronto il governo afghano, riconosciuto dalla comunità internazionale e crollato in poche ore, riceveva quattro miliardi di dollari all’anno da Stati Uniti e Nato per le sue forze militari e di sicurezza.
      Minerali: 464 milioni. L’estrazione di ferro, oro, zinco, marmo, rame e altri dalle “terre rare” è diventata un’industria redditizia per i Talebani. La Cina vuole mettere le mani su questo tesoro.
      Droga: 416 milioni. L’Afghanistan ha in mano l’84 per cento della produzione globale di oppio ed eroina.
      Donazioni straniere: 240 milioni.
      Esportazioni: 240 milioni.
      Tasse: 160 milioni. Come ogni governo, i Talebani tassano persone e imprese sotto il suo controllo. Impone anche due tassazioni islamiche note come “ushr” – il 10 per cento sul raccolto di un contadino – e la “zakat”, la tassa nelle moschee del 2,5 per cento.
      Ma di queste fonti di denaro quella che più dovrebbe preoccuparci sono le donazioni. Non parliamo di stati infidi come il Pakistan e l’Arabia Saudita, ma di organizzazioni caritatevoli e uomini d’affari dei paesi del Golfo, che in teoria dovrebbero costituire la parte pragmatica e moderata del mondo arabo. E’ da là che arriva un impressionante flusso di denaro verso i Talebani. Paesi che adesso, scrive Bloomberg, hanno paura di aver coltivato un mostro che potrebbe ritorcersi contro di loro.
      Già l’Amministrazione Obama aveva visto che le donazioni dal Golfo erano importanti per i Talebani quanto l’eroina. Il Centro per l’antiterrorismo di Herzliya, in Israele, ha stilato un rapporto sui legami finanziari dei Talebani negli Emirati Arabi. Le donazioni ai Talebani provengono da enti di beneficenza e trust privati situati nei paesi del Golfo. Queste donazioni ammontano da 150 a 200 milioni ogni anno, secondo l’Afghanistan Center for Research and Policy Studies. Ma arrivano anche da privati cittadini del Golfo, contribuendo con altri 60 milioni di dollari all’anno, specialmente alla “rete Haqqani” dei Talebani. Michael Kugelman, un esperto al Woodrow Wilson Center di Washington, ha detto alla Deutsche Welle: “I soldi provengono da paesi del Golfo, in particolare nazioni del Consiglio di cooperazione del Golfo come Kuwait ed Emirati Arabi”.
      Anche Richard Holbrooke, rappresentante speciale degli Stati Uniti per l’Afghanistan, agli ambasciatori della Nato durante un briefing ha sollevato l’allarme. “Ha detto che la principale fonte di finanziamento per i Talebani non è rappresentata dai narcotici, ma da privati del Golfo”, ha rivelato al Financial Times un diplomatico occidentale presente all’incontro. E non ci sono soltanto i Talebani. Nel libro Islamic State in Khorasan, il ricercatore italiano Antonio Giustozzi spiega che molti fondi dal Golfo sono incanalati verso lo Stato Islamico in Afghanistan: “Il nucleo finanziario dell’organizzazione ha come base diverse località negli Emirati Arabi e in particolare Dubai (anche Abu Dhabi, Sharja, Jabal Ali). La cosiddetta Commissione Finanze è composta da afghani, pakistani, sauditi e iracheni. Afghani e pakistani sono incaricati di trasferire denaro in Afghanistan, gli arabi di portare i soldi a Dubai dai paesi del Golfo”.
      L’Afghanistan è lontano. I Balcani sono dietro casa nostra. Al Parlamento Europeo è stata appena fatta una interpellanza sui finanziamenti del Qatar, altro nostro grande “alleato”, ai jihadisti e ai salafiti del Kosovo.
      E’ persa in partenza una guerra quando dai paesi tuoi “amici” si arma la mano di chi ha ucciso 2,448 soldati americani e 1,144 soldati della Nato, di cui 53 ragazzi italiani.

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      • Si. Era questo che intendevo. Ma è orribile: un incubo. Ho il timore, fondato, che questo significherà, nel tempo, la fine della civiltà. A questo punto tanti, per sfottermi, mi hanno già detto: “Sei ottimista a quanto vedo”. Allora chiedo, con umiltà: se io ho gli occhiali appannati, c’è una via di uscita?

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      • C’è stato anche un genio italiano ( Pino Arlacchi? Ho la memoria corta, probabilmente mi puoi aiutare) che negli anni ’90, prima dell’11/9, aveva convinto l’ONU a finanziare i talebani per abbandonare la coltura del papavero in favore della soja, o qualche altra stronzata new age. Risultato: incassati i miliardi, hanno ricominciato alla grande.

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        • In realtà la tua memoria è molto migliore della mia (cosa perfettamente logica dato che hai ben cinque anni sei mesi e diciannove giorni meno di me) perché questa cosa la conoscevo e l’avevo seguita, ma non la ricordavo minimamente. Comunque grazie, perché adesso cambio programma per il prossimo post e lo faccio su questa cosa qui, sulla quale ci sono anche novità interessanti.

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  2. Pingback: I GENI DI CASA NOSTRA | ilblogdibarbara

  3. Se hai una scorta di antiacido (tipo un’autocisterna, eh!), il dibba puoi trovarlo sulla testata online tpi-punto-it, è articolista regolare.
    Io il calcio non lo amo, domenica ho chiesto a uno dei miei soci di mettersi l’auricolare perchè avere il sottofondo di una radiocronaca calcistica mentre lavoravo in un quadro elettrico mi dava sui nervi prima ancora che togliermi la concentrazione.

    PS: qualche volta, quando ci arrivo, guardo il programma americano Il fuoco di spade (Forged in fire) su History, un vero e proprio concorso per fabbri armaioli. Qualche volta hanno fatto fare ai concorrenti le armi dei crociati (specie Templari), ma quando le provavano sui manichini, questi erano addobbati come altri crociati e non come i veri nemici. Politicamente corretto anche lì o sono io il prevenuto?

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    • Ti ringrazio del pensiero, ma essendo, come noto, una vecchia signora con l’ulcera, ho già abbastanza problemi a gestire la quotidianità, senza bisogno di cercarmi emozioni extra.
      Le radiocronache di calcio sono una cosa sufficiente a scatenare crisi isteriche. Io poi ci ho anche ragioni personali che mi rendono la cosa ancora più intollerabile.
      Uh, dai, che malpensante! Lo fanno per comodità, perché di quelle hanno già i modelli, quale altro motivo potrebbero avere? A proposito, chi erano poi i nemici dei crociati?

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