L’INCENDIO DEL REICHSTAG

Giusto ieri un amico, parlando del cosiddetto assalto al Campidoglio, ha fatto riferimento all’incendio del Reichstag di Berlino. Ricordo, anche se sicuramente nessuno dei miei lettori lo ignora, che l’incendio, provocato dai nazisti, fu addebitato ai comunisti, il che fornì a Hitler il pretesto per trasformare in breve tempo la democratica carica di cancelliere in una dittatura a tutti gli effetti. Per tutte queste circostanze, l’accostamento mi sembra perfettamente pertinente. Riporto qui tre articoli che chiariscono diverse questioni relative alla vicenda.

Byron York’s Daily Memo – Condannando i rivoltosi del 6 gennaio

Le cause legali che hanno riguardato più di 600 persone accusate della rivolta del Campidoglio si stanno muovendo lentamente, molto lentamente, molto, molto lentamente. Ma alcuni dei primissimi processi si stanno avvicinando alla conclusione.

Negli ultimi giorni, due uomini, Scott Fairlamb dal New Jersey e Devlyn Thompson dallo Stato di Washington, si sono dichiarati colpevoli di aggressione criminale contro un ufficiale di polizia durante la rivolta. (Fairlamb si è dichiarato colpevole anche di ostruzione di un procedimento ufficiale, un altro reato). Le richieste di pena per entrambi gli uomini vanno da circa 3 anni e mezzo a 4 anni e mezzo di prigione. La sentenza è fissata per il 27 settembre.
Quale sarebbe una sentenza appropriata? Forse vale la pena di guardare ad un’altra rivolta avvenuta a Washington, il 20 gennaio del 2017, il giorno del giuramento di Donald Trump come presidente. Quel giorno, gruppi organizzati di anarchici vestiti di nero sono scesi nella capitale della nazione, distruggendo proprietà e attaccando la polizia.
Uno di loro era Dane Powell, un 31enne della Florida veterano dell’esercito. Secondo i documenti del tribunale, la mattina del giorno dell’inaugurazione, circa un’ora e mezza prima che Trump entrasse in carica, Powell, vestito completamente di nero e con il volto coperto da una maschera, faceva parte di un gruppo di dimostranti anti-Trump che scorrazzavano liberamente per il centro di Washington. Era armato con un martello e un “pesante bastone di legno con una bandiera fissata ad esso”, come riportato dai documenti. Il gruppo in cui si trovava ha vandalizzato diversi negozi e ristoranti.
Poi, Powell e circa 200 rivoltosi hanno caricato le file della polizia. Powell ha sfondato la linea ed “ha continuato ad impegnarsi nella violenza per le strade”, secondo i documenti. La polizia si riorganizzò poco dopo su un’altra linea di difesa e Powell attaccò anche quella. “In almeno tre diverse occasioni, [Powell] ha lanciato un mattone, una grossa pietra o un pezzo di cemento contro le forze dell’ordine in assetto”, dicono i documenti. “Più agenti sono stati portati all’ospedale dopo essere stati colpiti con mattoni, pietre o pezzi di cemento, includendo un agente che è stato colpito e che ha perso conoscenza”, come riportato dai documenti.
Powell è stato accusato di aggressione ad un ufficiale di polizia e anche di incitamento alla rivolta, un altro reato. I procuratori hanno detto che era “tra i più violenti” dei rivoltosi anti-Trump. “Ha dato inizio alle violenze”, ha detto il procuratore alla corte. “È venuto nel Distretto di Columbia per dedicarsi completamente alla violenza, nascondendo il volto, lanciando pietre e scappando”. La richiesta di pena richiedeva che Powell ricevesse da 1 a 3 anni di prigione.
Powell si è dichiarato colpevole ma ha rifiutato di collaborare con i procuratori. I suoi avvocati hanno sostenuto che ha agito per buone ragioni. Ha preso parte alla rivolta perché era “preoccupato per la direzione di questo paese” sotto Donald Trump, ha detto il suo avvocato alla corte. L’avvocato ha anche sostenuto che la polizia era responsabile di alcune delle violenze. La violenza in cui Powell si è impegnato, ha sostenuto l’avvocato, è avvenuta dopo che Powell si era semplicemente “lasciato trasportare” durante le proteste.
Il giudice ha condannato Powell a 4 mesi di prigione. Powell ha presto chiarito di non provare alcun rimorso per quello che aveva fatto. In un’intervista più tardi, nel 2017, disse: “Voglio che i compagni sappiano che sono andato in prigione con il sorriso sulla faccia”. Ha incoraggiato gli altri a non collaborare a loro volta con i procuratori. E disse anche: “Voglio che i miei compagni in Florida vadano avanti”.
Cosa significa questo per i rivoltosi del Campidoglio di oggi? Potrebbe non significare nulla. I giudici potrebbero rimanere all’interno delle richieste di condanna, o potrebbero scegliere condanne minori o maggiori. Ma in alcuni circoli politici, ci sono richieste di sentenze esemplari per i rivoltosiBasta guardare allo scrittore di The Nation, che è anche un appassionato sostenitore dell’abolizione delle prigioni. “Nessuno merita il trattamento brutale e disumanizzante che è endemico nel nostro sistema carcerario”, ha scritto a febbraio. “Eppure voglio ancora che ogni insurrezionista suprematista bianco fuori legge di Capitol Hill sia arrestato e perseguito nella misura massima consentita della legge”.
In una recente discussione sul caso Powell su Twitter, un certo numero di osservatori ha sostenuto che i rivoltosi del Campidoglio di oggi dovrebbero ricevere sentenze più pesanti perché il presidente Donald Trump li avrebbe esortati ad entrare nel Campidoglio.
Il Dipartimento di Giustizia non ha fatto una dichiarazione definitiva su tali questioni, ma i procuratori hanno cercato di far passare l’idea che la rivolta fosse un’insurrezione, anche se non hanno accusato nessuno di insurrezione.
Per l’ex procuratore federale Andrew McCarthy, questo è un problema.
Un aspetto inquietante dei casi sul 6 gennaio è l’erosione da parte dei Democratici e del DOJ del principio che la responsabilità è personale, per metterla al servizio della narrativa dell’insurrezione e della minaccia del suprematismo bianco”, ha detto McCarthy in uno scambio di email. “Gli imputati dovrebbero essere condannati in base a ciò che hanno fatto, così come avvenuto per tutti gli imputati che sono stati, storicamente, condannati per quell’accusa – non per ciò che ha fatto o detto Donald Trump. Questo è il punto di avere linee guida nelle richiesta di pena per le condanne federali. Se volete punirli per insurrezione, allora dovete accusarli e provare l’insurrezione“.
I processi per la rivolta del Campidoglio si trascineranno sicuramente fino al 2022. Le sentenze, specialmente se saranno ritenute troppo pesanti o troppo leggere, diventeranno parte della discussione politica in corso con l’avvicinarsi delle elezioni di metà mandato. Ma ricordate cosa dice McCarthy: La responsabilità è personale, e i singoli rivoltosi dovrebbero essere puniti per quello che hanno fatto, e non per quello che ha fatto qualcun altro.
Luca Maragna, 09/08/2021, qui.

Byron York’s Daily Memo – Una storia sulla rivolta del Campidoglio…

Il Dipartimento di Giustizia chiama l’indagine sulla rivolta del Campidoglio “una delle più grandi della storia americana, sia in termini di numero di imputati perseguiti che per la natura ed il volume delle prove”. Alcuni degli oltre 600 imputati sono accusati di gravi reati, avendo fatto irruzione nell’edificio del Campidoglio ed ingaggiato brutti scontri corpo a corpo con la polizia presente in numero insufficiente.
Ma come ha detto il direttore dell’FBI Christopher Wray, un gruppo molto più grande era coinvolto in comportamenti molto meno gravi. Essi “possono essere venuti con l’intenzione di essere solo parte di una protesta pacifica“, ha detto Wray al Congresso lo scorso marzo, “ma o sono stati travolti da — nella motivazione, o emozione, o qualsiasi altra cosa, impegnati in una sorta di comportamento criminale di basso livello. Violazione di domicilio, diciamo, del suolo del Campidoglio, ma non violazione dell’edificio. [È] ancora una condotta criminale, deve ancora essere trattata, ma in modo più rapido, nel momento opportuno”. (Wray ha fatto una distinzione tra il loro comportamento a quello di coloro che ha chiamato “il gruppo più pericoloso” – quelli che hanno fatto irruzione nel Campidoglio e si sono impegnati nella violenza contro le forze dell’ordine”).
Ora, considerate il caso di Karl Dresch. Quarant’anni, dalla penisola superiore del Michigan, Dresch è venuto a Washington – la sua prima volta in città – per la manifestazione del 6 gennaio “Stop the Steal“. Ha ascoltato il discorso del presidente Donald Trump e poi si è unito alla folla che si dirigeva lungo il Mall verso il Campidoglio. E quando è arrivato lì, è entrato attraverso una porta aperta. Ha vagato per circa 20 o 25 minuti e poi se n’è andato.
Dresch fu arrestato ed imprigionato il 15 gennaio. E’ stato accusato di cinque reati: “ostruzione di un procedimento ufficiale; ingresso e permanenza in un edificio o terreno riservato; condotta molesta e di disturbo in un edificio o terreno riservato; condotta molesta in un edificio del Campidoglio; e infine per aver sfilato, manifestato o fatto picchetti in un edificio del Campidoglio.”
I procuratori sapevano che Dresch, nelle parole di una nota del Dipartimento di Giustizia, “non si è impegnato in violenza fisica o distruzione di proprietà, né si è unito ad altri che tentavano di entrare nel Campidoglio degli Stati Uniti con violenza fisica”. Eppure il Dipartimento ha insistito per tenere Dresch dietro le sbarre sin dal momento del suo arresto. Prima è stato incarcerato in Michigan, poi trasferito brevemente in una prigione in Oklahoma, poi a Washington, DC.
Dresch è rimasto confinato nella sua cella per 23 ore al giorno. In attesa del processo, è stato tenuto dietro le sbarre per gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio e parte di agosto, più di sei mesi in tutto.
All’inizio di questo mese, Dresch e il Dipartimento di Giustizia hanno raggiunto un patteggiamento. Si è dichiarato colpevole di una sola accusa – sfilare, manifestare o fare picchetti in un edificio del Campidoglio”. Era un reato minore con una pena massima di sei mesi. Dresch è stato rapidamente condannato, multato per 500 dollari e lasciato libero.
Leggendo il memorandum di condanna del Dipartimento di Giustizia, è chiaro che Dresch non ha fatto irruzione nel Campidoglionon si è impegnato in alcuna violenza, e si è dichiarato colpevole di un singolo reato minore per il quale altri imputati probabilmente non avrebbero ricevuto alcuna custodia cautelare in carcere. Così i procuratori hanno cercato di sottolineare comunque “la gravità” di quel reato minore – l’accusa di aver fatto una sfilata – notando che altre persone (attenzione, non Dresch!) si fossero impegnate in atti di violenza durante la rivolta del Campidoglio. Quindi, i procuratori hanno sostenuto che con la sua sola presenza, quel giorno, Dresch abbia contribuito a rendere possibili le violenze.
“La condotta dell’imputato il 6 gennaio… ha avuto luogo nel contesto di una grande e violenta rivolta che ha fatto affidamento sui numeri per sopraffare le forze dell’ordine, irrompere nel Campidoglio ed interrompere il procedimento” di certificazione, hanno scritto i procuratori. “Se non fosse stato per le sue azioni, insieme a tante altre, il Campidoglio non sarebbe stato violato…“.
In un’altra occasione, i procuratori hanno indicato i post di Dresch sui social media – tra le altre cose, aveva postato che “Noi, il popolo, abbiamo ripreso la nostra casa… ora quei traditori sanno chi comanda davvero” – per sostenere che abbia sostenuto verbalmente la violenza, anche se non vi ha preso parte. “Anche se [Dresch] non si è impegnato in atti di violenza fisica o di distruzione, o è rimasto nel Campidoglio per un lungo periodo di tempo”, hanno scritto i procuratori, “la sua reazione agli eventi del giorno e le sue dichiarazioni sui social media mostrano il suo sostegno alla rivolta e l’incoraggiamento ai rivoltosi attraverso la sua stessa partecipazione”.
L’argomento ha lasciato Dresch perplesso. “A volte sembra che i giudici si stiano solo inventando le leggi per tenere le persone dentro”, ha detto Dresch in una recente intervista su YouTube con Jerrod Sessler, un candidato repubblicano al Congresso nello Stato di Washington. “Dicono che non lo fanno, ma usano i loro pensieri o le cose che hanno detto contro di loro per trattenerli qui, anche quando sono qui con accuse di non violenza. Che siano colpevoli o no, non sono accusati di alcuna violenza”. (Nel caso di Dresch, i procuratori hanno anche sottolineato che aveva un precedente, una condanna penale nel 2013 per aver guidato ad alta velocità inseguito dalla polizia).
Ma la cosa più odiosa è che Dresch è stato imprigionato per più di sei mesi in un caso che si è concluso con un patteggiamento per un reato con una pena massima inferiore al tempo che ha già scontato in prigione. Non è mai stato accusato di alcun crimine di violenza. Era stato originariamente accusato di un reato, ostruzione di un procedimento ufficiale, che è poi stato ritirato. Sembra che ci siano pochi dubbi che Dresch abbia scontato più tempo in prigione di altri accusati di reati simili.
Tornando a ciò che ha detto il direttore dell’FBI, Christopher Wray. Dresch sembra essere stato in quel gruppo di persone che “sono state travolte” dal momento e che si sono impegnate in un “comportamento criminale di basso livello”. Non era il tipo di accusa che giustificava la detenzione in carcere prima del processo, né era probabile che essa comportasse una lunga pena detentiva. Eppure è successo a Karl Dresch.
Recentemente ho scritto del caso di Dane Powell, un anarchico che si è dichiarato colpevole di un’aggressione criminale alla polizia durante le proteste del 20 gennaio 2017 a Washington, D.C. contro l’inaugurazione del presidente Trump. Powell era “tra i più violenti” tra quei manifestanti, hanno detto i procuratori. “In almeno tre diverse occasioni, [Powell] ha lanciato un mattone, una grande roccia o pezzo di cemento contro le forze dell’ordine”, hanno detto i documenti del tribunale. Powell è stato condannato a quattro mesi di prigione.
Una grande sfida in un caso politicamente carico come la rivolta del Campidoglio è, per i procuratori e i giudici, quella di sostenere le accuse di ogni imputato in prospettiva. Non importa quanto arrabbiati possano essere i procuratori per ciò che ha avuto luogo il 6 gennaio, ogni imputato deve essere processato per le proprie azioni, e non per quelle di altri.
Luca Maragna, 22/08/2021, qui.

 

Washington Examiner – L’FBI non ha trovato prove che la rivolta del Campidoglio sia stata un complotto per sovvertire la Democrazia

L’FBI ha trovato prove insoddisfacenti per poter sostenere che la rivolta del Campidoglio sia stata uno atto pianificato e coordinato per rovesciare i risultati delle elezioni presidenziali del 2020, secondo un nuovo resoconto.

L’articolo della Reuters cita “quattro funzionari delle forze dell’ordine in servizio ed ex” che sono presumibilmente coinvolti direttamente od informati sulle indagini della rivolta del Campidoglio, ed afferma che il Bureau “ha trovato scarse prove che l’attacco del 6 gennaio al Campidoglio degli Stati Uniti sia stato il risultato di un complotto organizzato per ribaltare il risultato delle elezioni presidenziali“.
L’FBI “a questo punto crede che la violenza non sia stata coordinata centralmente da gruppi di estrema destra o da sostenitori di spicco dell’allora presidente Donald Trump“, sempre secondo Reuters. Ha anche riferito che “gli investigatori dell’FBI hanno scoperto che cellule di manifestanti, compresi i seguaci dei gruppi di estrema destra Oath Keepers e Proud Boys, avrebbero mirato a fare irruzione nel Campidoglio. Ma non hanno trovato prove che i gruppi avessero dei piani seri su cosa fare una volta che fossero entrati”.
I più importanti legislatori sono stati informati nel dettaglio dei risultati dell’indagine dell’FBI.
Una fonte ha detto che non c’è stata quasi nessuna discussione recente ai livelli più alti nel Dipartimento di Giustizia riguardo alla presentazione di accuse nel campo della ‘cospirazione sediziosa‘ e che anche le accuse di ‘associazione a delinquere‘ sono state scartate. L’agenzia di stampa ha riportato che “fonti all’interno delle forze dell’ordine” hanno riferito che nessuna accusa relativa ad individui o ad un gruppo che ha giocato “un ruolo centrale nell’organizzare o guidare la rivolta” sembra essere sotto indagine.
Il Dipartimento di Giustizia ha detto all’inizio di questo mese che più di 570 imputati sono stati arrestati nelle indagini sulla rivolta del Campidoglio condotte dall’ufficio del procuratore degli Stati Uniti nel Distretto di Columbia e che almeno 175 imputati sono stati accusati di “aggressioneresistenza o intralcio a funzionari o dipendenti“, compresi più di 55 imputati accusati di “aver usato un’arma mortale o pericolosa o aver causato gravi lesioni personali a un agente”. Il DOJ riporta che circa 80 agenti della polizia del Campidoglio e 60 agenti del Dipartimento di Polizia Metropolitana sono stati aggrediti durante la rivolta.
I procuratori hanno detto che “almeno 240 imputati sono stati accusati di aver ostacolatoinfluenzato o intralciato un procedimento ufficiale, o di aver tentato di farlo”, e circa 40 imputati sono stati colpiti da accuse di “concorso” relative alla “partecipazione all’ostruzione di un procedimento del Congresso e/o per aver ostacolato o ferito un membro delle forze dell’ordine. Molti degli imputati che erano stati colpiti dalle accuse di “cospirazione” sono stati membri del gruppo di destra Oath Keepers o dell’organizzazione Proud Boys.
Un altro “ex funzionario delle forze dell’ordine a conoscenza delle indagini” ha detto alla Reuters: “Dal 90 al 95% di questi sono casi monosoggettivi. Poi c’è un 5%, forse, di questi gruppi di militanti che erano più strettamente organizzati“.
Ma non c’era nessun grande schema tra Roger Stone e Alex Jones e tutte queste persone per prendere d’assalto il Campidoglio e prendere degli ostaggi”,
Un portavoce dell’FBI ha detto al Washington Examiner che “non abbiamo commenti sull’indagine in corso e vi rimandiamo ai documenti del tribunale sui casi del 6 gennaio”.
Michael Sherwin, l’ormai ex procuratore ad interim degli Stati Uniti per il Distretto di Columbia, aveva detto nella trasmissione “60 Minutes” a marzo che le autorità stavano indagando sulla potenziale responsabilità penale di Donald Trump e che esistessero le prove per presentare accuse di “sedizione” contro alcune delle persone coinvolte nella rivolta del Campidoglio, entrambe cose a cui aveva accennato da gennaio. Ma tali accuse non sono mai state neanche presentate.
All’inizio di quest’anno, il giudice della Corte Distrettuale degli Stati Uniti Amit Mehta ha criticato il Dipartimento di Giustizia – di per sé un fatto eccezionale – dopo che i funzionari del DOJ avevano speculato sui mass media sulle possibili accuse di “sedizione” da presentare contro i membri degli Oath Keepers.
Il Dipartimento di Giustizia ha detto ai tribunali di essere in possesso di una “serie di prove” attraverso le quali gli imputati potrebbero essere scagionanti, ma che almeno alcune delle prove non sono state ancora fornite agli imputati a causa dell’enorme numero di casi relativi alla rivolta del Campidoglio. Circa cinque dozzine di imputati per la rivolta del Campidoglio sono ancora tenuti in custodia cautelare.
Democratici di spicco, tra cui Joe Biden, e coloro che partecipano l’indagine del Congresso sulla rivolta, continuano a sostenere che l’ufficiale di polizia del Campidoglio Brian Sicknick sia morto come risultato delle violenze del Campidoglio, nonostante l’ufficio del medico legale di Washington abbia concluso che la vera “causa della morte” fosse in realtà dovuta a “infarti acuti del tronco cerebrale e del cervelletto dovuti a trombosi acuta dell’arteria basilare”, un ictus sostanzialmente, e che la “modalità della morte” fosse stata “naturale“.
Anche altri due manifestanti hanno avuto attacchi cardiaci fatali durante la rivolta, ed un altro è morto per una sospetta overdose di droga. L’unica persona che è stata uccisa durante la rivolta è Ashli Babbitt, una veterana dell’Air Force di 35 anni e sostenitrice di Trump, che è stata colpita da un agente della polizia del Campidoglio mentre tentava di arrampicarsi attraverso la finestra di una porta rotta vicino alla Speaker’s Lobby. L’agente non è stato ancora accusato di omicidio.
Luca Maragna, 24/08/2021, qui.

Ho scelto di non inserirne altri precedenti a questi per non allungare ulteriormente questo già troppo lungo post; voglio tuttavia ricordare che i democratici hanno fin dall’inizio auspicato un processo spettacolare, gigantesco e con pene esemplari, che fin dall’inizio hanno avuto l’obiettivo dichiarato di arrivare all’impeachment di Donald Trump affinché non potesse mai più ricandidarsi in futuro, che la richiesta, in previsione di possibili disordini, di aumentare le forze di polizia in loco era stata rifiutata, che quelli che sono entrati al campidoglio hanno trovato le porte aperte (apertesi da sole?), e infine che è molto forte il sospetto – e solo per eccesso di cautela uso il termine “sospetto” anziché uno più forte – che fra quelli che si sono introdotti ci fosse un discreto numero di infiltrati, per non parlare delle enormi disparità di trattamento rispetto ad altri ben più cruenti assalti, oltre all’invenzione che questo “assalto al Campidoglio” sia qualcosa di mai avvenuto prima. In definitiva, una gigantesca trappola per incastrare Trump e i suoi sostenitori e toglierli di mezzo, anche come opposizione credibile, una volta per tutte.

barbara

  1. E’ una situazione rivoltante, degna dei regimi dittatoriali, e si è imposta in poche settimane, proprio come il nazismo dopo l’incendio del Reichstag.
    Ci sono dozzine di prigionieri politici in carcere da mesi, senza processo, in isolamento totale, senza accesso ai documenti dell’accusa, senza una data fissata per il processo, e spesso sottoposti a tortura. Non sto esagerando, ad uno hanno rotto un’orbita a forza di botte, ha perso la vista da quell’occhio. A un altro, di cui al link in calce, stanno negano i farmaci antitumorali: ha un linfoma che sta proliferando allegramente.
    Tutti sono sottoposti a vessazioni da parte delle guardie. A quelli – la maggior parte – che non possono permettersi un avvocato, ne viene assegnato uno d’ufficio, che li invita a fare autodafé per avere uno sconto di pena. Ai (pochissimi) deputati repubblicani che li vogliono visitare, cosa che è un diritto come da noi, viene impedito l’ingresso.
    Nessuno di questi era armato, li hanno fatti entrare le guardie, i pochi violenti probabilmente erano antifa o infiltrati dell’FBI (nessuno accusato di violenze è in carcere) ma il DOJ non consegna i filmati delle camere di sicurezza adducendo pretesti.
    La cosa commovente è che tutte le sere, alle nove in punto, ognuno dalla sua cella solitaria, cantano l’inno nazionale, cosa che fa parecchio indispettire le guardie (per la sinistra già solo la bandiera a stelle e strisce è offensiva).
    E non sono solo quelli del 6 gennaio: Brian Koflage, un veterano di guerra con due gambe ed un braccio amputati in Afghanistan, che aveva aperto una sottoscrizione per completare la costruzione del muro con il Messico, è stato arrestato con grande clamore da decine di agenti con le armi spianate (ricordo che gli è rimasto solo un braccio) con accuse subito risultate fasulle di avere usato i fondi raccolti per uso personale; poi riarrestato per una presunta irregolarità fiscale, tutta da dimostrare e molto probabilmente altrettanto fasulla: bene, ora gli hanno tolto gli analgesici che gli servono per sopportare il dolore da arto fantasma. Sono cose allucinanti, impensabili solo sette mesi fa.
    https://www.thegatewaypundit.com/2021/08/jan-6-political-prisoner-chris-worrell-calls-greg-kellys-show-jail-guards-not-given-access-cancer-drugs-166-days-video/

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  2. L’unica cosa positiva è che la gente normale, quella che troppo spesso sostiene sempre ed acriticamente la polizia (Blue lives matter, eccetera), comincia ad aprire gli occhi sul fatto che gli agenti molto spesso non sono fedeli alla Costituzione, ma a chi gli controlla le carriere, vedi Seattle, Portland, appunto Washington. Rarissimi sono i casi (la New York di De Blasio, la Chicago di Beetlejuice) in cui si ribellano apertamente ad un trattamento spesso umiliante da parte delle autorità.

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