KABUL E DINTORNI

Dintorni che, in un giorno forse non troppo lontano, potrebbero comprendere anche noi.

“Napoleone disse che in guerra la forza morale è tre volte più importante di quella fisica”

Intervista per la newsletter al saggista americano Joshua Muravchik. “La codarda fuga di Biden darà energia a tutti gli islamisti”. In Africa già si “festeggia” (37 cristiani uccisi)

“Nessuno avrebbe dovuto essere sorpreso dal crollo di Kabul o dalla velocità con cui è avvenuto. Napoleone disse che in guerra la forza morale è tre volte più importante di quella fisica. Gli Stati Uniti e i loro alleati hanno creato e addestrato l’esercito afghano e fornito ogni tipo di supporto tecnico. Eravamo come il suo fratello maggiore. Poi all’improvviso abbiamo detto: ‘Stiamo scappando, ma tu dovresti restare e combattere’. E poi Joe Biden ha avuto l’idea di castigare le forze afghane per aver seguito il nostro esempio”.
Qui a colloquio in esclusiva con la mia newsletter, Joshua Muravchik è uno di quegli intellettuali e saggisti americani che ci aveva creduto. Democrazia, modernità, diritti delle donne, costituzione…Costruire tutto questo a Kabul. Autore di fortunati saggi come Making David Into Goliath: How the World Turned Against Israel (2014) e Heaven on Earth: The Rise and Fall of Socialism (2002), Muravchik spiega che la deterrenza americana è adesso seriamente compromessa come forse mai prima. “L’attentato suicida all’aeroporto di Kabul ha ucciso 13 membri delle forze armate statunitensi (e forse altri soccomberanno per le ferite; forse ci saranno altri attacchi simili). Nell’anno e mezzo precedente, gli Stati Uniti avevano perso un solo soldato. È vero che Biden ha solo continuato ciò che Trump aveva iniziato con il suo assurdo patto con i Talebani, che ha contribuito a minare il governo afghano. Trump credeva che ci si potesse fidare della parola dei Talebani?”.
Il problema dell’America è anche interno. “E’ ferocemente polarizzata. Nei sondaggi più americani affermano che sarebbero sconvolti se la loro figlia sposasse qualcuno dell’altro partito politico rispetto a qualcuno di una religione diversa. Il problema è che nessuno dei due poli offre ciò di cui abbiamo così disperatamente bisogno: la leadership politica crede nell’America e nei valori che l’America ha a lungo esemplificato e sostenuto, una leadership che può ripristinare la fiducia della nazione. Abbiamo invece da una parte Trump, che dice ‘prima l’America’ ma in realtà significa ‘prima Trump’. Dall’altra abbiamo i Democratici che sembrano essere guidati interamente dall’ala ‘progressista’ del loro partito, portatori di un’ideologia che vede l’America solo come la terra del razzismo, sessismo, omofobia, islamofobia e capitalismo rapace votato al distruggere il pianeta. Biden si era presentato come la via di mezzo, ma ha capitolato subito ai ‘progressisti’”.
Lo stesso in politica estera. “È un’amara ironia che dopo aver criticato Trump sulla Nato, Biden possa aver fatto ancora di più per danneggiare l’Alleanza. E perché? Perché aveva un patto con i Talebani. Biden ha anteposto la fedeltà ai Talebani alla fedeltà ai nostri partner. E qui le ironie abbondano. Biden ha affermato che l’America ha poco interesse nel governo afghano, ma solo nell’impedire l’incubazione di gruppi terroristici”.
Parlando oggi con Le Figaro, il più grande esperto francese di Islam, Gilles Kepel, ha definito quella di Kabul come “una vittoria militare formidabile dell’Islam sunnita fondamentalista contro l’Occidente”. Basta ascoltare quello che dicono i loro commentatori. Come il turco-egiziano Islam al Ghamri: “Forse gli Stati Uniti si disintegreranno come l’Unione Sovietica. Questo è un terremoto enorme. E quando c’è un terremoto, la terra si rompe e crolli che erano inimmaginabili in passato accadono improvvisamente. Quello che è successo a Kabul è un enorme terremoto che colpirà l’Europa, gli Stati Uniti e l’intera civiltà occidentale”.

Il giorno in cui l’Afghanistan è caduto nelle mani dei Talebani, uno dei più famigerati islamisti dell’Africa occidentale ha elogiato i suoi “fratelli”, Iyad Ag Ghaly, capo di al-Qaeda in Mali. Commenta il Washington Post: “I combattenti di tutto il continente africano hanno celebrato la presa del potere da parte dei Talebani”. Saranno anche molti cristiani a pagare. Come i 37 appena assassinati dai jihadisti in Nigeria. “La calamità a Kabul significa più attacchi jihadisti e possibilità che prevalgano altre insurrezioni islamiste”, scrive The Economist. “La fuga dell’America rafforzerà i jihadisti in tutto il mondo”. Basta osservare l’Africa dopo la caduta di Kabul il 15 agosto.

18 agosto, 80 morti in Burkina Faso… 
19 agosto, 15 morti in Mali… 
20 agosto, 16 morti in Niger… 
25 agosto, 36 morti in Nigeria… 
26 agosto, 4 morti in Tanzania

Una “discesa agli inferi”. Così sul quotidiano L’Orient Le Jour Toufic Hindi, analista cristiano libanese e autore in Francia di Une troisième guerre mondiale pas comme les autres (Edizioni Panthéon), definisce il crollo dell’esperienza occidentale in Afghanistan. “Il movimento islamista sta combattendo una battaglia che vuole essere decisiva per conquistare il mondo e assoggettarlo alla legge di Allah. Vuole una guerra mondiale diversa dalle due che l’hanno preceduta.  La politica occidentale di pacificazione può solo portare a una guerra distruttiva, proprio come la politica di pacificazione di Hitler praticata dal primo ministro britannico Neville Chamberlain ha portato alla Seconda guerra mondiale”. Siamo, conclude Hindi, nell’“epicentro di un islamismo che sta investendo il mondo, un terremoto senza precedenti dal quale nessun paese può sfuggire. La situazione è così instabile ed esplosiva che nulla è impossibile”.
Conclude Joshua Muravchik alla mia newsletter. “La codarda fuga dell’America darà energia a tutti i tipi di gruppi islamisti, proprio come la sconfitta dell’Unione Sovietica ha dato origine ad Al Qaeda, così la sconfitta degli Stati Uniti in Afghanistan si rivelerà una fonte d’ispirazione ancora maggiore per l’Islam radicale”.
Il 1989, l’anno che secondo Francis Fukuyama doveva inaugurare la “fine della storia”, si apriva con un documento ben più importante e ignorato. La lettera di Khomeini a Mikhail Gorbaciov. Il leader sovietico era ancora alle prese con il bubbone dell’Afghanistan invaso dieci anni prima (si sarebbe ritirato un mese dopo). Convinto, a ragione, che la caduta del comunismo fosse ormai imminente (ci sarebbero voluti soltanto altri due anni), il vecchio ayatollah rivolge a Gorbaciov un invito a convertirsi all’Islam: “Come può l’Islam essere l’oppio del popolo, quando ci ha resi fermi come una montagna contro le superpotenze?”.
Il Mullah Baradar starà forse scrivendo una lettera simile a Joe Biden?
Giulio Meotti, 28/08/2021

Credo che quanto accaduto a Kabul il 15 agosto non abbia precedenti nella storia moderna, e neanche il successivo comportamento di Biden in relazione al disastro da lui provocato. Invito ora a vedere questo video in cui tre esperti di Medio Oriente (dovevano essere quattro, ma uno è stato costretto a rinunciare per sopravvenuti problemi) cercano di fare il punto della situazione. Dura un po’ più di un’ora, ma ne vale la pena. Casomai guardatelo a rate.

barbara

  1. Niente paura, Barbara: è già arrivata la energica risposta.
    Dice che hanno mandato un drone da qualche parte, e hanno fatto fuori il pianificatore della strage all’aeroporto. E chi sarebbe, di grazia, hanno chiesto i giornalisti? Ah, questo non ve lo diciamo.
    Ormai comincio anche a dubitare che abbiano fatto fuori Bin Laden.

    "Mi piace"

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