E ANCORA UN ALTRO PAIO

Poi passo ad altro. Se non mi fanno ulteriormente incazzare.

Alessandro Rico

Uno degli aspetti più allarmanti della trasformazione delle nostre società (in atto da almeno due decenni, ma ora sensibilmente accelerata) è il repertorio di argomenti che giustificano il ricorso al “pilota automatico”. Fate caso ai discorsi di Draghi, o di un qualsiasi tecnocrate o capo di governo: ogni provvedimento viene presentato come “necessario”. La politica (anche per colpa di un’oggettiva squalificazione dei suoi esponenti) si ritira, soppiantata dalla policy. Come già dinanzi alle crisi dell’euro, così, di fronte alle “transizioni” (agghiacciante linguaggio dirigista, che anziché spaventarci ci entusiasma), non c’è “possibilità” di “scelta”, ma solo la “necessità” di “agire” e “fare presto”. La naturale conseguenza è che il dissenso (lo si vede bene nella retorica dell’olismo sanitario) non è più un’opzione legittima, ancorché minoritaria, bensì, più semplicemente, un errore scientifico. E l’errore può solo essere corretto.

Già: è stato stabilito che fare sub a trecento metri dalla costa farà morire di covid almeno otto miliardi di persone, è stato stabilito che la nostra casa brucia e abbiamo (avevamo, due anni e mezzo fa) dodici anni di tempo prima che sia troppo tardi (troppo tardi per cosa, esattamente? Qualcuno lo ha per caso spiegato?), e quindi giù multe se ti immergi e giù tasse e bollette se… No, qui niente se: te le becchi e basta perché vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e guai a te se ti azzardi a dimandare.
E leggiamo ora questo meraviglioso articolo di Marcello Veneziani.

Ma il futuro non riguarda solo il clima

Faceva una certa impressione l’altro giorno vedere il Ministro per la Transizione Ecologica Stefano Cingolani quasi inginocchiato davanti alla madonnina del Pianeta, Greta Thunberg che lo guardava col suo sguardo torvo, punitivo,

e in segno di ostilità aveva pure i piedi ritorti all’interno, sulla difensiva. Era già successo ad altri grandi della terra. Un ministro esperto di tecnologia stava lì supplicante e prostrato ai suoi piedi per farsi assolvere dai peccati ecologici dalla Madrina della Terra, che rappresenta lo Spirito del Mondo e il Tribunale Planetario del Futuro.
Già, il Futuro. Da tempo ormai si parla di futuro solo per riferirsi al pianeta in pericolo, la terra intesa come ambiente. L’attesa del futuro, dacché esiste un barlume di coscienza nell’umanità, è sempre stata collegata alla speranza di un mutamento storico, sociale, politico, economico; un progresso o un miglioramento delle condizioni di vita personali o collettive; o un cambiamento spirituale, che in linguaggio religioso si chiama metanoia, palingenesi, prospettiva escatologica, speranza di salvezza. Ora, invece, l’unico modo consentito di pensare al futuro è nella difesa dell’ambiente, del pianeta, del clima, dell’aria e dell’acqua; non si mettono in discussione gli assetti sociali, culturali, economici e politici. Ma le emissioni nocive. Anche Bergoglio avalla questo riduzionismo climatico del futuro.
Non c’è dunque un’aspettativa di cambiamento positivo ma solo un timore, l’angoscia del cambiamento, la minaccia globale, il pericolo mortale. L’idea di futuro è associata al degrado, perciò l’unico progetto sul futuro è salvare il clima dall’incoscienza del presente. Siamo così passati da un’idea innovativa ed evolutiva del futuro, nel segno del progresso o della rivoluzione, a un’idea reazionaria ed involutiva del futuro, nel segno della conservazione.
Il futuro è inteso come minaccia di perdere una condizione di vita. Questa svolta coincide anche con la mutata composizione sociale del mondo progressista: la classe di riferimento non è più quella dei ceti proletari, dei poveri che sognavano di cambiare l’oggi per avere un futuro migliore, ma è quella dei nuovi borghesi che temono di perdere lo status presente e vogliono fermare il mondo, tutelarlo dal futuro. Vogliono salvaguardarsi dalla minaccia del futuro. Provate a chiedere in giro che aspettativa c’è del futuro, a parte quella personale e privata: non c’è traccia di alternativa, si è insecchito pure il petulante leit motiv di sognare un mondo migliore. C’è solo da evitare il peggio; di conseguenza l’arma migliore per il futuro è il freno d’emergenza, o al più, per dirla con Latouche la “decrescita felice”, o meno infelice possibile.
La rinuncia al futuro diventa anche abdicazione in favore dei migranti: gli unici titolari viventi del diritto a un futuro migliore vengono riconosciuti in coloro che lasciano le proprie terre, le loro famiglie, il loro mondo nell’aspettativa di un futuro migliore. Il nostro futuro è il loro, o meglio loro sono il nostro futuro, noi siamo solo residui del passato che si attardano sulla difensiva prima di essere sostituiti da loro o spazzati via dal collasso planetario, per ragioni d’inquinamento e aridità, denatalità o sovraffollamento. Siamo disabilitati al futuro e nostro compito è consentire il passaggio di proprietà del pianeta in loro favore.
Per portare a compimento il messaggio stanno costruendo e lanciando in orbita terrestre, accanto al drone Greta, un drone di colore, che possa integrare il tema ecologico col tema del razzismo: abbiamo visto al suo fianco una ragazza ugandese, Vanessa Nakate, nuova testimonial della lotta per l’ambiente e insieme della lotta antirazzista. La fabbrica degli idoli partorisce un nuovo prodotto per una campagna in apparenza spontanea, in realtà tutta prefabbricata, programmata a tavolino e gonfiata dai media.
La denuncia ambientale scatena intanto una gara internazionale d’ipocrisia: non c’è multinazionale, catena d’ipermercati, impresa alimentare, securitaria o assicurativa, che non faccia pubblicità vantando il suo prodotto non per le sue qualità ma perché ecosostenibile, perché rispetta i protocolli della retorica ambientalista, partecipa alle campagne contro la plastica, alla raccolta volontaria dei rifiuti, al riciclo e al catechismo idrogeologico e atmosferico delle giovani marmotte. È solo fuffa, o al più gesto simbolico, per raggirare gli utenti e invogliarli ai consumi con la falsa coscienza di servire la causa nobile del Pianeta da Salvare. Il futuro sostenibile è venduto in confezione unica dagli emissari del potere ideologico, merceologico e commerciale. Tra un futuro come minaccia globale per spaventare i cittadini e un ambientalismo ecofurbo per carpire la buona fede degli stessi, è venuta meno l’attesa più autentica dell’avvenire. Che non riguarda solo il clima ma l’umanità, i sistemi politici, economici e sociali, la condizione spirituale e morale, la giustizia.
Chi ci deruba del futuro? L’Ingranaggio ci impedisce di pensare al futuro come diverso dal presente. Si oppone al futuro chi domina il presente: chiamatelo establishment, mainstream, sistema, assetto vigente. Ci è vietato di pensare al futuro se non come la perpetuazione dell’oggi; è impossibile e perfino impensabile fuoruscire dal suo modello, dalla sua ideologia e dai suoi canoni. La diagnosi è radicale ma il proposito di ribaltare il dominio ci pare velleitario. Intanto, però, rendiamoci conto in che mondo ci troviamo, chi sono i padroni del tempo che ci rubano il futuro e ci dicono che è solo una questione meteo. Una volta si cantava: il domani appartiene a noi… E invece, come diceva Paul Valéry: “Non c’è più il futuro di una volta”. Il postuomo non dovrà pensare ma solo funzionare.

MV, La Verità (1 ottobre 2021, qui)

Per dirla nel modo più semplice, che anche un cervello da gallina lo possa capire:

GRETA, YOU STOLE MY FUTURE! HOW DARE YOU?!

E, giuro, questa frase l’avevo pensata prima di leggere l’articolo di Veneziani. Fermo restando che Greta vale come metonimia, dato che

Non a caso tutte le scempiaggini prive di senso che continua a blaterare sono perfettamente in linea con la politica di chi dalla rivoluzione verde conta di intascare miliardi di miliardi di dollari, evitando accuratamente di disturbare chi, se andasse lì a proporre il nuovo Discorso della Montagna, la butterebbe fuori a calci in culo e si vendicherebbe con chi l’ha mandata

In una cosa comunque dobbiamo dire che Greta ha indovinato, come acutamente segnala questo post di due mesi fa

Certo è che questo immondo baraccone fa venire in mente il grido degli imbonitori dei circhi di una volta: “Venghino signori, venghino, che più gente entra e più bestie si vedono”.

barbara

  1. i miei due centesimi: hai presente i “falso ribelli*” che alla fine servono proprio al sistema per dare l’impressione di avere un avversario e anzi, in certi casi addirittura far finta di soccombere per poi scaricare al “falso ribelle” tutte le colpe, anche quelle non sue?
    Ecco penso che Greta sia proprio quello, utile per piazzare “inc*ate” giustificando che si fa per greta e non per liberarsi dai petrolieri arabi e legarsi ai pannelli cinesi.

    *vedi ad esempio il “vita spericolata” vasco diventato sponsor delle mascherine oppure il paladino degli oppressi fedez, basta che li oppressi non siano oppressi da Amazon.

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  2. due osservazioni minimaliste

    – l’uomo è l’unico essere vivente che si occupa scientemente e attivamente degli altri esseri viventi animali e vegetali, che sia per sfruttarli, allevarli, salvarli, eliminarli poco cambia, nessun altro lo fa su questo pianeta
    – Greta è ormi è maggiorenne e vaccinata: questo fa anche delle sue ciance un blablabla o Ella è esente fino alla senescenza e desinata a un’esistenza da eterna adolescente minorenne/minorata?

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    • @ baron litron

      Sulla tua seconda osservazione: anche a me è capitato di pensare a come sarà Greta da vecchia. Me la vedo come Patti Smith. Poche persone al mondo mi ripugnano come Patti Smith. Non mi piace la sua musica e non mi piacciono le sue idee. Repulsione ragionata e anche repulsione a pelle.

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      • non condivido il giudizio su Patti Smith (qualche canzone mi piace, il personaggio no) ma comprendo perfettamente il paragone…. è un po’ il dramma delle rock e porno star in senso lato, quello di invecchiare male. sopratutto per chi fa della blëssa ‘d l’aso la sua unica forza.
        l’unica è farla uscire con una bella morte, così da poterla vendere come vergine e martire (e intuendo la natura meschina e squallida di chi circonda la ragazza non mi stupirei se a farla fuori fosse la mamma in persona)

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  3. La foto di Cingolani e Greta, che avevo visto sull’ANSA, l’ho interpretata in modo opposto. Come di chi (Cingolani) si rivolge a un’idiota (Greta) tentando di mantenere la calma per farle capire concetti elementari.

    Va poi detto che quel “bla bla bla” è stato studiato a tavolino per creare un effetto virale sui social media.

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  4. Greta Thunberg e Mascherine. Bene.
    Ce n’è quanto basta per farmi vorticare gli zebedei ad un numero di giri sufficiente a tenermi staccato da terra tipo hovercraft e muovermi più agevolmente senza bisogno di bruciare combustibili di origine fossile. Fosse che non abbiamo capito, ed è questa la via per la transizione ecologica ? Certo, varrebbe solo per i maschi, ma è già un inizio…

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    • E figuriamoci se l’infame patriarcato non escogitava un qualche arzigogolo del solito becero veteromaschilismo fallocratico (pallocratico?)! ABBASSO LE PALLE! (No vabbè, scherzavo, sai che fregatura se mancassero – e le une e l’altro – !)

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  5. …comunque, per la cronaca, ho appena acquistato un’ auto di quarta mano, del 2001. Spinta da un turbodiesel 2.5, Euro 0, fuma come un altoforno Tyssen-Krupp e la adoro. Inoltre, per prepararmi all’ inverno, ho scaricato in legnaia quattro camioncini di quercia abbattuta irresponsabilmente, ma così irresponsabilmente che in mezzo c’erano anche due mezzi scoiattoli (che peraltro non combaciano, quindi penso in effetti siano di più). 😀
    Scherzo, gli scoiattoli non ci sono.

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