MEMORIA CORTA

Memoria corta 1
Germania 1918. La prima guerra mondiale è finita, e chi si è trovato dalla parte sbagliata devo pagare un prezzo molto alto: l’impero asburgico viene smembrato e cessa di esistere, l’impero ottomano viene smembrato e cessa di esistere, ma il prezzo più alto lo paga la Germania: la Germania, oltre che per la guerra voluta e persa, deve pagare anche per un’altra “colpa”: quella di essere lo stato contro cui nel 1870 la Francia era partita al grido di “A Berlino! A Berlino!” e una settimana dopo i tedeschi erano a Parigi. E alla Francia non bastava la punizione per i danni provocati dalla prima guerra mondiale, e non bastava neppure la vendetta: la Francia ha preteso, e ottenuto, l’umiliazione totale, la perdita totale della faccia, la perdita di ogni dignità. Il nazismo è figlio di quell’umiliazione. Hitler è figlio di quell’umiliazione. La Germania pressoché compatta intorno a lui è figlia di quell’umiliazione perché nessuno stato, e nessun cittadino di uno stato, può convivere con una simile umiliazione. Farebbe bene a ricordarlo chi non si accontenta di fermare Putin (anzi, a fermarlo non ci pensa neppure: al contrario, non fa altro che buttare benzina sul fuoco, a secchiate, per far divampare la guerra nel modo più virulento, e farla durare il più a lungo possibile, e renderla il più cruenta e sanguinosa possibile), non si accontenta di punirlo, non si accontenta di vendicarsene, ma cerca ogni modo possibile per umiliarlo. Con la riscossa della Germania non è andata a finire troppo bene.

Memoria corta 2
Unione Sovietica 1941. I lager disseminati in tutta la Siberia e le prigioni sparse in tutta l’Unione Sovietica traboccano di prigionieri. Molti sono innocenti arrestati e condannati con un pretesto, a volte senza neppure quello, ma non pochi sono dissidenti veri, odiano il comunismo, odiano Stalin, odiano tutta la baracca. Ma nel momento in cui Hitler sferra l’attacco, l’intero stato si compatta, non ci sono pacifisti a oltranza, non ci sono renitenti, molti prigionieri del Gulag chiedono di essere mandati al fronte a combattere per la Santa Madre Russia aggredita. Farebbe bene a ricordarsene chi si augura caldamente e insistentemente che qualcuno faccia fuori Putin in modo da risolvere il problema una volta per tutte: tolto di mezzo Putin, resta il popolo russo, quello di Stalingrado e Leningrado, quello che va a teatro vestito da lavoro, appena uscito dalla fabbrica, anche se provvisto unicamente di studi elementari, quello che nella metropolitana legge. Chi ha sfidato la Russia, sotto lo zar o sotto il Soviet Supremo, si è sempre trovato di fronte, oltre all’esercito, tutto il popolo russo compatto, dissidenti compresi.

Memoria corta 3
Israele 1967. Israele è accerchiato, tutto intorno ha nemici che lo odiano e vogliono distruggerlo. Nel Sinai ci sono i caschi blu dell’Onu per impedire scontri fra Egitto e Israele, ma Gamal Abdel Nasser, quando – dopo anni di guerriglia e scaramucce e attacchi terroristici e incursioni di ogni genere – si sente pronto per attaccare il vicino e dargli la botta finale, ordina all’Onu di rimuoverli e l’Onu, nella persona del Segretario Generale U’Thant, obbedisce immediatamente. Quando tutto è pronto per attaccare Israele, allo scopo dichiarato di distruggerlo e “ributtare i sionisti a mare”, quest’ultimo anticipa di qualche ora le mosse del nemico e attacca per primo, salvando così l’esistenza dello stato e la sopravvivenza degli ebrei che ci vivono. Da allora, da 55 anni, continuiamo a sentire il mantra che “Israele è l’unico colpevole della guerra perché ha sparato per primo”. La situazione non è identica, la Russia non stava correndo pericoli immediati (sono però identici i precedenti, di attacchi sistematici con molte migliaia di morti), ma credo che chi da una vita segue le vicende di Israele e combatte contro la sistematica disinformazione su di esso, dovrebbe almeno usare qualche cautela nei confronti di chi argomenta l’assoluta ed esclusiva colpevolezza della Russia col fatto che “ha sparato per prima”.

Memoria corta 4
Onu 1967-giorni nostri. La pioggia, la raffica, la grandine di risoluzioni di condanna da parte dell’Onu, compatta come un sol uomo, contro Israele, è iniziata più o meno con la guerra dei Sei giorni, e a ogni nuova risoluzione di condanna noi, amici e amanti di Israele, mostriamo indignati e inorriditi i tabelloni delle votazioni con quei numeri scandalosi, la quasi totalità a favore della condanna, le decine di astenuti e le unità di contrari, inveendo contro l’osceno baraccone. È passata qualche manciata di mesi dall’ultima di queste vergognose risoluzioni, e vediamo ostentare, trionfalmente, il tabellone che riporta che “141 Paesi a favore, 5 contrari e 35 astenuti: L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha votato per condannare la Russia”: e dunque l’Onu non è più un osceno baraccone? Le stesse, identiche, percentuali bulgare, sono diventate motivo di vanto? Il voto dell’Onu pilastro portante della giustezza della propria posizione come prima lo era per Paesi islamici e comunisti odiatori di Israele? Occhio ragazzi, che l’amnesia è una malattia pericolosa.

Aggiungo – e poi per oggi mi fermo (quasi) – il discorso del ministro degli esteri della Federazione Russa, Sergej Viktorovič Lavrov pubblicato sul sito dell’Ambasciata russa in Italia

“Per molti anni l’Unione europea, mascheratasi da “pacificatore”, ha generosamente finanziato il regime di Kiev, che è salito al potere come risultato di un colpo di stato anticostituzionale. Ha osservato in silenzio lo sterminio della popolazione nel Donbass e lo strangolamento dei russofoni in Ucraina. L’UE ha ignorato i nostri continui appelli per attirare l’attenzione sul dominio nazista sui vertici dell’Ucraina, sul blocco socio-economico e sull’uccisione di civili nel sud-est del paese. Avendo legato tutte le prospettive delle relazioni con la Russia all’attuazione del pacchetto di misure di Minsk, non ha fatto nulla per incoraggiare Kiev a iniziare ad attuarne i suoi elementi chiave. Allo stesso tempo, ha concesso denari ai vertici di Kiev e l’eliminazione del regime dei visti. Hanno esteso le sanzioni anti-russe con pretesti dubbi. Ha partecipato alle rappresentazioni organizzate da Kiev mettendo in discussione l’integrità territoriale della Federazione Russa.
Ora, però la maschera è caduta. La decisione dell’UE del 27 febbraio di iniziare a fornire armi letali all’esercito ucraino è un’autodenuncia. Segna la fine dell’integrazione europea come progetto “pacifista” per riconciliare i popoli europei dopo la Seconda guerra mondiale. L’UE si è definitivamente schierata con il regime di Kiev, che ha scatenato una politica di genocidio contro parte della sua stessa popolazione.
Nelle sue azioni antirusse Bruxelles è arrivata, senza nemmeno accorgersene, a usare la “neolingua” orwelliana. Ha annunciato che “investiranno” nella guerra scatenata in Ucraina nel 2014 attraverso un meccanismo chiamato Fondo Europeo per la Pace”. La leadership dell’UE non ha esitato a includere missili e armi leggere, munizioni e persino aerei da combattimento tra i mezzi “difensivi”.
L’UE ha mostrato quanto vale veramente la supremazia del diritto in Europa ignorando tutti gli otto criteri della propria “Posizione comune” del Consiglio UE 2008/944/CFSP dell’8 dicembre 2008 “Sulla definizione di regole comuni per controllare l’esportazione di tecnologia e attrezzature militari”, che vieta espressamente l’esportazione di armi e attrezzature militari dall’UE nelle seguenti situazioni:
1. inosservanza degli obblighi internazionali da parte del paese di destinazione (Kiev ha ignorato i suoi obblighi derivanti dal pacchetto di misure di Minsk, approvato dalla risoluzione 2202 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite);
2. mancato rispetto dei diritti umani, compreso il rischio che le armi siano usate per la repressione interna (nel Donbass, Kiev stava commettendo un genocidio);
3. conflitto armato nel paese di destinazione e rischi di sua escalation a seguito del trasferimento di armi;
4. minaccia alla pace, alla sicurezza e alla stabilità regionali, compresa la possibilità di un conflitto armato con un paese terzo;
5. rischio per la sicurezza nazionale dei paesi dell’UE (le armi fornite possono essere utilizzate contro gli interessi dei paesi dell’UE);
6. la politica del paese ricevente, compreso il rispetto del principio di non impiego della forza, del diritto internazionale umanitario, così come del regime di non proliferazione nell’ambito del controllo delle armi (non crediamo che Kiev sia stata esemplare nell’adempimento di questi obblighi, anche in considerazione dei noti casi di commercio in nero di armi dall’Ucraina);
7. Il rischio che le armi cadano nelle mani sbagliate, comprese le organizzazioni terroristiche (data la distribuzione incontrollata di armi in Ucraina alla popolazione, è quasi certo che alcune di esse finiranno sul mercato illegale);
8. equilibrio tra militarizzazione e sviluppo economico del paese acquirente (crediamo che Kiev dovrebbe preoccuparsi più dell’economia ucraina che della repressione dei dissidenti con la forza).
I cittadini e le strutture della UE coinvolti nella fornitura di armi letali e di carburante e lubrificanti alle Forze Armate Ucraine saranno ritenuti responsabili di qualsiasi conseguenza di tali azioni nel contesto dell’operazione militare speciale in corso. Non possono non capire il grado di pericolo delle conseguenze.
È stato finalmente sfatato un altro mito che era stato propagato dall’UE in passato e cioè che le restrizioni unilaterali della UE, illegittime secondo il diritto internazionale, non fossero dirette contro il popolo russo. I funzionari di Bruxelles, che fino a poco tempo fa si dipingevano come “partner strategico” del nostro paese, ora non si fanno più scrupoli a dire che intendono infliggere “il massimo danno” alla Russia, “colpire i suoi punti deboli”, “distruggere la sua economia sul serio” e “impedire la sua crescita economica”.
Vogliamo assicurarvi che non sarà così. Le azioni dell’Unione Europea non resteranno senza risposta. La Russia continuerà a perseguire i suoi interessi nazionali vitali a prescindere dalle sanzioni e dalle loro minacce. È ora che i paesi occidentali capiscano che il loro dominio indiviso nell’economia globale è da tempo cosa del passato. (Qui)

Chi dovesse trovare eccessivo l’utilizzo del termine “genocidio”, ascolti queste parole del giornalista Bogdan Butkevich, a una televisione nazionale Ucraina, il 31 luglio 2014

Per chi, oltre che con l’ucraino, avesse problemi anche con lo spagnolo, traduco qui il testo in sovraimpressione:
“Lei mi ha chiesto come è possibile. È possibile perché il Donbass, in generale, non è solo una regione depressiva. Ha un insieme di problemi molto grandi, e il più grande di questi problemi è la brutale quantità di gente inutile. Mi creda, so di che cosa sto parlando. Parlando della regione del Donetsk, la sua popolazione conta approssimativamente 4 milioni di abitanti. Almeno un milione e mezzo di essi sono persone assolutamente inutili. Quello che voglio dire è che non dobbiamo cercare di capire il Donbass. Dobbiamo occuparci degli interessi nazionali dell’Ucraina,e il Donbass dobbiamo utilizzarlo come una risorsa… Quanto alla comprensione del Donbass, io non ho una ricetta di ciò che si può fare lì a breve termine, ma la cosa principale che bisogna fare, per quanto possa suonare crudele, è che esiste una certa categoria di persone che, semplicemente, devono essere assassinate”.

Buon divertimento, amici dell’Ucraina.
E ora, visto che non li fanno più gareggiare (sì, lo so, è solo per una questione di principio, non fatevi la strana idea che sia anche – almeno anche – perché tre quarti delle medaglie le vincono loro), li ospito io.

barbara

  1. Sentire parlare Lavrov in quei termini è qualcosa che ripugna… Parlare di diritti e nazisti da parte di chi è al potere da 20 anni tramite elezioni quantomeno dubbie e avvelenamento di oppositori è qualcosa che non sta nè in cielo nè in terra. Fare la morale all’Europa, poi. O all’allargamento della NATO, che i fatti di questi giorni dimostrano non sarebbe stata una cattiva cosa per gli ucraini.
    E bella anche la scusa del Donbass: siccome laggiù ci sono delle tensioni, invado l’intero paese, non il solo Donbass (che non è neanche stato invaso..).
    L’equivalente dell’aggressione nazista alla Polonia: tutto sommato era colpa dei polacchi, visto che il corridoio di Danzica era una porcheria. Togliamo di mezzo la Polonia e il problema era risolto. Detto, fatto. Eh, i nazisti, d’accordo.. ma la Polonia se l’è cercata. Vero Lavrov?
    No. La Russia ha invaso un paese sovrano con una scusa. Dovendo attribuire patenti di nazismo, è fin troppo chiaro quale delle 2 parti vi si avvicina.

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  2. Altra memoria corta:

    5 – la baia dei porci cuba e operazione urgent fury nell’isola di grenada. In entrambi i casi gli USA intervennero per evitare che un paese vicino entrasse nell’orbita sovietica. Nel primo caso fecero fiasco nel secondo riuscirono ma, in punta di diritto, non ci son differenze fra il comportamento degli USA allora e la russia adesso.

    6 – Siamo andati allegramente, con Clinton, a bombardare la Serbia per proteggere i Kossovari ed abbiamo riconosciuto lo stato secessionista del Kossovo. Anche qui, in punta di diritto non ci siamo comportati allora in maniera diversa da quanto sta facendo la russia.

    7 – rivoluzioni colorate a sud del mediterraneo. Quali son stati gli effetti di togliere con ogni mezzo i cattivi con le rivoluzioni colorate o, quando fallivano usando le armi? Adesso la libia è un paese dove scorre latte e miele guardato con invidia dagli abitanti del principato di monaco e della svizzera. Infatti l’italia è invasa da tanti migranti che cercano di raggiungere il sud per poi imbarcarsi verso la libia…
    Levare il tiranno non serve a niente se non riesci a mettere subito “un tuo figlio di buona donna” a gestire il tutto in maniera che il paese non esploda. Quello che non è stato fatto in libia, in afghanistan, in iraq… Quello che tempo è avere un paese nel caos dilaniato dai signori della guerra, N bastardi che potrebbero avere accesso ad armi atomiche. Cento nord coree.

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    • Devi avere immediatamente a portata di mano il tuo figlio di puttana da mettere al posto del tiranno spodestato, devi essere sicuro che sia all’altezza del suo compito e non un qualche Zelensky che appena insediato fa massacrare 14.000 persone e accoglie nell’esercito un battaglione dichiaratamente nazista, e devi essere sicuro che sia accettato dalla popolazione. Non roba da cialtroni e dilettanti, insomma.

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  3. Fai bene a postare queste cose. Per quanto mi riguarda, sono demoralizzato dalla constatazione che il gregge ormai conta 60 milioni di pecore, o quasi. Vedo sull’economia l’effetto combinato delle misure cosiddette anticovid con quelle cosiddette di solidarietà al popolo ucraino, e trasecolo. Poi vedo l’effetto sulle libertà civili delle stesse misure. Non ho molta voglia di commentare.

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    • Misure anticovid + solidrietà al povero popolo ucraino + lotta ai cambiamenti climatici e transizione verde + guerra allo zar Putin rinunciando al suo gas… Praticamente un Tafazzi con una mazza da baseball al posto della bottiglia di plastica e senza parapalle.

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  4. In linea di massima ritengo ragionevoli le posizioni critiche sull’operato di USA-NATO – non tanto per qualità ma per tempistiche e miopia politica – e anche a un ignorante come me è venuta spontanea l’analogia post bellica della prima guerra mondiale, leggendo passate dichiarazione di Gorbaciov e Kissinger che girano in rete.
    Tuttavia, leggendo quanto sopra, e rimanendo in tema di minacce di perdita di influenza/interessi sul medio-lungo periodo (la Russia non era di fronte a un attacco militare incombente), mi chiedo: cosa aspettiamo ad attaccare la Cina?

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    • La Russia non era di fronte a un attacco militare incombente, ma era di fronte a un crescente accerchiamento da parte della NATO – in violazione di precisi impegni presi dalla NATO stessa -, e conoscendo la storia della rana bollita ha preferito saltare prima che fosse troppo tardi. La Cina non viene attaccata per lo stesso motivo per cui la NATO non ha attaccato l’URSS dopo Budapest, Praga ecc., e il Patto di Varsavia non ha attaccato gli USA in occasione di un discreto numero di porcate in centro e sud America.

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      • Accostare la Guerra dei 6 giorni agli eventi odierni significa attribuire al concetto di attacco preventivo una elasticità pericolosa, da guardare con sospetto. Se per il primo caso mi viene da dire, senza mezzi termini, che hanno fatto bene, non posso dire altrettanto del secondo, pur tenendo conto delle manovre inopportune e sleali NATO. Putin non aveva scelta che agire così? Mi permetto di dubitare.

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        • Non aveva scelta perché non gliene hanno lasciate, avendo respinto ogni suo tentativo di dialogo e di trovare una soluzione diplomatica, e avendo sistematicamente e pervicacemente proseguito l’accerchiamento – e non mi si venga a dire che la NATO è un’organizzazione difensiva: se i tuoi scopi sono difensivi non vai ad accerchiare qualcuno che non ti sta minacciando – a cui mancava unicamente l’Ucraina per essere completo, e sul cui ingresso nella NATO, che Trump aveva lasciato cadere, Biden aveva ricominciato a premere, oltretutto in violazione di precisi impegni presi e sottoscritti. Non classificherei, a rigor di termini, né questo né quello della guerra dei 6 giorni, come un vero e proprio attacco preventivo: è un attacco quando hai già tirato fuori la pistola, tolto la sicura, messo il dito sul grilletto e allungato il braccio per prendere la mira.

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        • Non intendevo classificare la Guerra dei 6 giorni come attacco preventivo. Dico solo che il confronto di un attacco a sorpresa indiscutibile come quello israeliano e le azioni russe oggi – la cui natura è soggetta a opinioni (la mia è che sia un attacco preventivo) – sottolinea la questione della sensatezza (liceità?) dell’azione bellica con un anticipo X rispetto alla minaccia che sia l’avversario a passare alle vie di fatto.
          Ovviamente, al di là dei fattori oggettivi, alla fine il giudizio di quali siano i tempi di azione/reazione opportuni varia a seconda del temperamento dominante dei soggetti, che sia un individuo o un popolo.
          Personalmente, avendo avuto da sempre di Putin (e della componente popolare in sintonia con lui) l’idea di uno a cui prudono le mani, sono portato a pensare che abbia agito con un anticipo non condivisibile.
          Naturalmente, se uno come me ci ha visto giusto, cioè se è proprio vero che a Putin prudono le mani eccetera, ciò andrebbe a sommarsi agli errori della controparte, che non ha saputo adottare le misure più adatte di fronte a un soggetto del genere.

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        • Mettiamola così: l’Iran NON ha l’atomica. Non l’avrà neanche fra una settimana. Però lasciando che le cose proseguano così come stanno andando, prima o poi sicuramente l’avrà, e il giorno stesso in cui sarà arrivato ad averla, la userà contro Israele: il primo a dire che avevano assolutamente bisogno dell’atomica per distruggere Israele è stato Khamenei, negli anni Ottanta, e non hanno mai smesso di dirlo, quindi non abbiamo davvero motivo di pensare che non lo farà. Se Israele (avendone la possibilità, e ignoro se l’abbia) colpisse OGGI tutte le strutture iraniane dedicate alla produzione dell’atomica, lo considereresti un attacco legittimo? Per me la risposta è sì.
          La NATO in tutti questi anni ha aggressivamente accerchiato la Russia, venendo meno a impegni presi formalmente. A completare l’accerchiamento manca solo l’Ucraina, che è stata dotata di un governo fantoccio sponsorizzato da Soros, Obama eccetera allo scopo di favorire la sua adesione alla NATO e completare così l’accerchiamento, vale a dire strangolare la Russia togliendole oltretutto l’unico porto utilizzabile tutto l’anno, ossia qualcosa di assolutamente vitale, ripeto, VITALE. L’Ucraina non è nella NATO e non lo sarà fra una settimana, ma lasciando che le cose proseguissero così come stavano andando, ci sarebbe pima o poi arrivata, e nel frattempo sarebbe continuato il massacro dei russofoni del Donbass che sta andando avanti da otto anni. E, come ho già detto altrove, evidentemente Putin conosce la storia della rana bollita, e non ha aspettato che fosse troppo tardi. La situazione è sostanzialmente la stessa, e per me l’attacco non è stato né illegittimo, né prematuro.

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        • Da come la descrivi la situazione non è la stessa, perché un attacco israeliano mirato a distruggere gli impianti non è equiparabile a un’azione bellica di invasione in un territorio vasto. Oltre al fattore tempismo c’è anche quello delle proprorzioni.

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        • Ovvio che le modalità di attuazione sono diverse: in Iran ci sono – come ci sono state in precedenza in Iraq – delle precise strutture che rappresentano il pericolo per Israele se lasciate proseguire; in Ucraina c’è il progetto di strangolamento da parte della NATO tramite l’ingresso dello stato, in aperta violazione degli impegni presi dalla NATO stessa, già ripetutamente violati con tutti gli altri stati confinanti con la Russia, che per poterlo fare ha introdotto armati e provocatori stranieri per fare cadere con la violenza il governo e sostituirlo con uno fantoccio. Una NATO messa in piedi con funzione difensiva – si fa per dire – contro l’Unione Sovietica e l’eventualità di un suo attacco. Dal giorno in cui l’Unione Sovietica è stata dichiarata dissolta ed è stato conseguentemente sciolto il Patto di Varsavia, la NATO non ha più una sola ragione di esistere. Ciononostante viene mantenuta e fatta diventare sempre più aggressiva.
          E poi ci sono quei russofoni del Donbass che da otto anni, ossia dal colpo di stato eterodiretto, stanno venendo massacrati. Non ci sono strutture da distruggere, bensì uno stato da sanificare.

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        • “Non ci sono strutture da distruggere, bensì uno stato [che Putin (!) ha deve] sanificare.”

          Me lo segno in attesa degli sviluppi degli anni a venire. Non è ironia: davvero rischio di dimenticare.

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  5. Siate indulgenti verso un sempliciotto che si ripete.

    Non sono un esperto di politica, di geopolitica, di trattati internazionali.
    In storia e geografia ho sempre strappato la sufficienza, mai nulla di più.
    Nonostante sia capace di adoperare qualsiasi arma leggera attualmente sul mercato, non sono assolutamente ferrato nell’ arte della guerra (ho letto Sun-Tzu ma dovevo essere ubriaco o altro, perchè non ci ho capito una mazza).

    Però, ho un pallino per la logica e per i dati di fatto accertati che ne formano la struttura.

    Fatto n.1: sono anni ed anni che Putin dice pubblicamente che “Ucraina delenda est”.
    Fatto n.2: sono anni ed anni che la c.d. “Comunità Internazionale” se ne sbatte.
    Fatto n.3: sono anni ed anni che l’ Ucraina chiede di entrare nell’ Unione Europea.
    Fatto n.4: sono anni ed anni che l’ Unione Europea se ne sbatte.
    Fatto n.5: Putin dà seguito a ciò che va dicendo da anni ed anni.
    Fatto n.6: La Comunità Internazionale si scandalizza.

    Fino al fatto n.5 la logica era rispettata. dal 6 comincia già a scricchiolare rumorosamente.

    Fatto n.7: La Comunità Internazionale deplora la guerra e le azioni di Putin.

    I fatti 6 e 7 fra loro (e solo fra loro) sono concordanti e conseguenti.

    Fatto n.8: La Comunità Internazionale fornisce (apertamente e non “sottobanco”, anche se poi ove apertamente appare 100 di solito sottobanco è 500) armamenti all’ Ucraina in funzione antirussia.

    E qui, al netto di tutto il resto (che non cito per pietà, basta il “Kiev Mule”), la Signora Logica è chiaramente morta.

    Se tu vuoi fermare una guerra (senza vincerla), fai qualsiasi cosa ma NON MANDI ARMI a gente che peraltro molto probabilmente ci si sparerà sui piedi. Tu così la alimenti. Mandi più gente a morire per un tempo più lungo.

    Se è vero (come personalmente ritengo) che la pace si ottiene disponendo di una potenza di fuoco superiore, c’è da ricordare a questi signori che per superare il potenziale bellico russo hai voglia a mandare missiletti e fuciletti. Non funziona.

    Questa cosa si sarebbe potuta evitare solo accogliendo l’Ucraina nella UE. Ma se fino ad oggi non è stato fatto (probabilmente per non pestare i calli al Sor Vladimir che tiene l’ Europa per le palle dal punto di vista energetico e non solo) ed ora è troppo tardi, perchè agitarsi in questo modo insulso ?

    E questa non è una domanda, non me ne frega una cippa del perchè, non lo voglio sapere. L’ unica cosa che vorrei è che facessero tutti un bel passetto indietro e lasciassero fare il suo corso alla storia.

    Più ci mettiamo le mani, peggio sarà.

    (Citazione dotta: “Bravo, mò allarghelo pure, così invece de uno ce ne cascheno dieci”… “Mettece pure l’insaponata, così invece de dieci ce ne cascheno 50”)

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    • No, il mantra di Putin non è mai stato “Ucraina delenda est”, bensì “NATO piantala di accerchiarmi che oltretutto hai preso un impegno preciso di non allargarti un solo centimetro a est della Germania e invece ti sei allargata dappertutto e l’Ucraina è l’ultimo pezzo che ti manca per arrivare allo strangolamento completo, e Ucraina piantala di massacrare la mia gente”.
      D’accordo sul resto.

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