GENDER? NO, GRAZIE

La tragica storia di David Reimer, il bambino cresciuto come una bambina

Una storia vera, un esperimento finito male: il sesso biologico non è qualcosa che si possa manipolare a piacimento fin dalla giovane età

Recentemente ha fatto discutere il caso di Keira Bell, ventitreenne pentita di aver cambiato sesso a 16 anni. La ragazza ha deciso di fare causa alla clinica Tavistock and Portman NHS perché – a suo giudizio – le autorità mediche avrebbero accettato con troppa leggerezza di realizzare il suo desiderio di cambiare di sesso.
Questo caso tragico dovrebbe far riflettere e aprire un serio dibattito sul tema del cambio di sesso precoce. Il sesso biologico non è un semplice “accidente”, qualcosa che si può cambiare a piacimento, come una parte dell’ideologia arcobaleno si ostina a propagandare.
Per rispondere all’ideologia occorre parlare di storie vere. Una di quelle che vale la pena conoscere è la storia di David Reimer, raccontata da John Colapinto nel libro “Bruce, Brenda e David. Il ragazzo che fu cresciuto come una ragazza” (San Paolo, 2014).

I gemelli Reimer

Il 22 agosto 1965 nacquero a Winnipeg (Canada) due gemelli monozigoti: Bruce e Brian Reimer, figli di Ron e Janet. Dopo il compimento del loro settimo mese, la madre si accorse che i due provavano dolore quando urinavano, notò che i prepuzi sembravano stringersi rendendo difficoltosa l’espulsione dell’urina. Il pediatra spiegò che avevano un problema chiamato fimosi, facilmente risolvibile con la circoncisione.
I genitori portarono i gemelli in ospedale per l’intervento, il primo fu Bruce, ma a causa di un errore l’operazione andò male e il pene del bambino venne letteralmente carbonizzato. Dopo l’incidente i medici decisero di non operare il fratello Brain. Ron e Janet fecero visitare Bruce da diversi specialisti, tutti arrivavano alle stesse conclusioni: il recupero del pene come organo funzionale era fuori questione, potevano solo ricostruire un semplice condotto urinario.
Il dolore dei genitori crebbe con la guarigione spontanea del fratello Brian. Dieci mesi dopo l’incidente, nel febbraio del 1967, Ron e Janet videro in televisione lo psicologo John Money, il quale parlava dei miracoli della trasformazione di genere in corso al Johns Hopkins Hospital di Baltimora.
Ad attirare ulteriormente la loro attenzione fu l’arrivo in trasmissione della signora Diane Baransky, nato uomo col nome di Richard. Ron e Janet non credevano ai loro occhi, quella che a tutti gli effetti era una donna, quattro anni prima era un uomo. Il messaggio di Money era semplice: il sesso con il quale una persona nasce non ha importanza, si può scegliere di cambiarlo. Janet decise di contattare Money.

Profilo di John Money

All’epoca John Money era l’indiscussa autorità mondiale in tema di ripercussioni psicologiche dei genitali ambigui, ed era noto per la fondazione della pioneristica clinica per la chirurgia transessuale del John Hopkins. Conoscere la sua vita, ci aiuta a comprendere il personaggio.
L’infanzia di Money venne segnata dal rapporto burrascoso col padre, uomo violento che lo frustò all’età di quattro anni per aver rotto una finestra. Da quel momento, scrive lo stesso John, si consolidò in lui un rifiuto della “brutalità della virilità”. Il padre morì quattro anni dopo. Crebbe con la madre e le zie nubili.
In casa si parlava male degli uomini, al punto che Money soffriva “la colpa di essere maschio”, e più tardi arrivò ad affermare “mi chiedevo se il mondo non sarebbe stato un luogo migliore per le donne se non solo gli animali da allevamento, ma anche i maschi umani fossero stati castrati alla nascita”. [Certo che questo va forte in logica]
In piena rivoluzione sessuale Money promuoveva il matrimonio aperto, il nudismo e altre forme di cultura sessualmente disinibita, ad esempio scrisse che “il gruppo bisessuale può essere altrettanto soddisfacente a livello personale che una relazione di coppia”.
Money affermava pubblicamente che il tabù della pedofilia sarebbe scomparso in futuro. Nel 1987 scrisse una prefazione “piena di ammirazione” al testo “I ragazzi e i loro contatti con gli uomini”, scritto dal professore olandese Theo Sandfort, scrive Money “per coloro che nasceranno e riceveranno la loro istruzione dopo il 2000, noi rappresentiamo la loro storia ed essi saranno sconcertati dalla nostra presuntuosa e moralistica ignoranza dei principi dello sviluppo sessuale ed erotico nell’infanzia”.
Money sosteneva la teoria secondo cui alla nascita vi era una “neutralità psicosessuale” e che il sesso poteva essere cambiato a piacimento. Scrive Colapinto:
“Money proponeva una visione secondo la quale gli esseri umani sviluppano una percezione di sé come maschio o come femmina a seconda che siano vestiti di azzurro o di rosa, che sia dato loro un nome maschile o femminile, che vengano fatti loro indossare pantaloni o abitini, che si diano loro armi o Barbie per giocare”.
Per Money i bambini – dal punto di vista psicosessuale – sono tabulae rasae. Lo psicologo godeva di notevole autorità, riceveva finanziamenti pubblici per le sue ricerche.

Bruce diventa Brenda

I genitori di Bruce parlarono con Money. Per lo psicologo cambiare il sesso del bimbo era l’unica soluzione. Spiegò che dopo l’operazione avrebbe avuto una vagina perfettamente funzionale “idonea per avere rapporti sessuali e per il piacere sessuale, incluso l’orgasmo”. Non avrebbe potuto avere figli, ma sarebbe cresciuto psicologicamente come una donna.
Ciò che Money non disse ai genitori di Bruce era che si trattava di una procedura puramente sperimentale, fino a quel momento le operazioni di “riassegnazione sessuale” erano state eseguite solo su bambini ermafroditi, Bruce sarebbe stato il primo a subire l’operazione avendo genitali e sistema nervoso normali. Money assicurò l’efficacia della procedura.
Ron e Janet si convinsero, iniziarono a lasciar crescere i capelli del bambino e a chiamarlo Brenda. Il 3 luglio 1967 Bruce fu sottoposto a castrazione chirurgica. Money impose ai genitori di non svelare mai la verità a Brenda, non doveva sapere di essere nato maschio.
Ron e Janet la trattavano come una bambina, dai vestiti ai giocattoli, tuttavia, fin dall’inizio Bruce-Brenda rifiutava i vestitini, orinava in piedi, non voleva farsi truccare dalla madre, preferiva giocare con i maschietti con macchinine e armi giocattolo; anche se fisicamente sembrava una bambina, quando parlava, si muoveva, camminava o gesticolava, la femminilità svaniva. Il dissidio tra corpo femminile e mente maschile portò Brenda ad avere difficoltà a socializzare con i suoi coetanei, veniva continuamente presa in giro.
Quando Janet comunicava le inclinazioni maschili di Bruce-Brenda a Money, lo psicologo rispondeva che si trattava di un semplice “comportamento da maschiaccio”. La madre trovava confortante questa spiegazione e cercava di autoconvincersi che tutto sarebbe andato per il meglio.
Money riportò il caso dei gemelli Reimer in un libro “Uomo, donna, ragazzo, ragazza” (1972) e in conferenze in cui descriveva l’esperimento come un grande trionfo. Due gemelli nati maschi, di cui uno cresciuto con successo – cosa non vera – come una femmina, confermava la sua tesi secondo cui i fattori primari che guidano la differenziazione psicosessuale sono l’apprendimento e l’ambiente, non la biologia. La tesi di Money venne ripresa da manuali di sociologia e utilizzata dal movimento femminista per contestare la base biologica delle differenze sessuali. Convinzioni che si basavano su di una menzogna.
Ogni anno Money interrogava i gemelli per controllare gli sviluppi. Fin da quando i fratelli Reimer avevano sei anni, lo psicologo poneva domande sessualmente esplicite, mostrava immagini di adulti nudi e chiedeva ai gemelli di spogliarsi, di ispezionare i genitali l’uno dell’altro e di simulare i movimenti dell’accoppiamento mentre Money li fotografava. Era convinto che i giochi sessuali aiutassero a formare una identità sessuale.
Inoltre, consigliò ai genitori di avere rapporti sessuali davanti i figli. Janet si rifiutò categoricamente, tuttavia iniziò a girare nuda in casa per essere vista da Brenda. Lo scopo era quello di convincerla a sottoporsi all’operazione chirurgica per sistemare la sua vagina. Nonostante ciò, la ragazza continuava a rifiutare l’operazione. Non voleva essere una femmina.
I genitori, quando Brenda aveva sette anni, capirono che l’esperimento stava fallendo, ma non potevano tornare indietro. Continuavano a seguire i consigli dello psicologo. A dodici anni dovevano convincerla ad assumere gli estrogeni, ormoni femminili che avrebbero simulato gli effetti della pubertà femminile. Anche su questo, Brenda non voleva saperne di assumere farmaci e farsi crescere il seno, “non voglio indossare un reggiseno”, disse al padre la prima volta che parlò degli estrogeni.
Money mise in testa a Brenda che se non avesse preso i farmaci i suoi arti sarebbero cresciuti in modo sproporzionato. Dopo un po’ venne convinta a prendere i farmaci. Oltre alla crescita del seno, cambiò la voce che invece di diventare femminile, era sempre più simile a quella del fratello Brian. All’epoca nemmeno i medici sapevano spiegare il perché.

Brenda diventa David

Brenda continuava a rifiutare l’operazione di chirurgia vaginale e non dava alcun segno di femminilità. Viveva male nel suo corpo e questo creava disagi in famiglia. Nel 1980, quando Brenda aveva quindici anni, il padre le disse la verità. Brenda esternò subito la sua voglia di tornare al suo sesso biologico originale. Decise anche il suo nuovo nome maschile, David come “il ragazzo che affrontò un gigante alto due metri e mezzo. Mi ricordava il coraggio”.
Iniziò a fare iniezioni di testosterone, si sottopose a mastectomia bilaterale (asportazione chirurgica delle mammelle). La famiglia Reimer interruppe i rapporti con Money, quest’ultimo smise ben presto di parlare del caso Brenda e successivamente giustificò il fallimento dell’esperimento con la religiosità di Ron e Janet, un’altra menzogna dal momento che nei rapporti di Money emergono sempre giudizi positivi sulla gestione della transizione da parte dei genitori.
In preda alla rabbia, David comprò una pistola per uccidere il medico che gli aveva carbonizzato il pene. Quando si trovò davanti l’uomo che gli aveva rovinato la vita, il medico iniziò a piangere e David rinunciò alla sua vendetta.
Il 2 luglio 1981, un mese prima di compiere sedici anni, David si sottopose ad un intervento chirurgico per la creazione di un pene rudimentale. Venne ricoverato diciotto volte in un anno e negli anni successivi venne ricoverato con regolarità. David per i due anni successivi trascorreva gran parte del suo tempo nascosto nello scantinato. Quando riuscì regolarmente allo scoperto, i due gemelli inventarono una storia: Brenda era morta in un incidente aereo, David era il cugino di Brian, i suoi continui ricoveri servivano a curare le ferite riportate in un incidente in moto.
I problemi non erano finiti, a diciotto anni si ritrovava con un pene che non aveva l’aspetto di uno vero e non poteva avere un’erezione. Quando iniziò ad uscire con una ragazza, per non andare oltre i baci, beveva tanto e utilizzava sempre la scusa “sono stanco, sto per svenire”. Una volta si ubriacò per davvero e svenne, al suo risveglio trovò la ragazza con una strana espressione, capì che aveva guardato tra le sue gambe. Gli raccontò dell’incidente. Nel giro di qualche giorno, lo sapevano tutti.
Tornò il vecchio incubo, al suo passaggio seguivano risatine, borbottii, prese in giro. Decise di togliersi la vita con una dose massiccia di antidepressivi presi dalla madre. Quando i genitori lo trovarono disteso sul letto, Janet pensò di lasciarlo morire perché la sua era una vita segnata dalla sofferenza, ma subito ci ripensò e insieme al marito, portarono David in ospedale.
Una settimana dopo provò di nuovo a suicidarsi ingerendo gli antidepressivi per poi dirigersi in bagno e affogarsi nella vasca da bagno. I medicinali fecero subito effetto e svenne sul divano. Questa volta fu il fratello Brian a salvarlo. Dopo i tentativi di suicidio si ritirò per un anno in un bungalow nei boschi.
Poco prima del suo ventiduesimo compleanno subì un’operazione che migliorò la sensibilità del pene, ma ci vollero altri due anni per permettergli di avere rapporti sessuali. David soffriva perché non avrebbe potuto avere dei figli. Due mesi più tardi conobbe Jane, una venticinquenne madre di tre figli avuti da tre uomini diversi. I due andarono subito d’accordo. Il 22 settembre 1990, due anni dopo essersi incontrati per la prima volta, si sposarono.
Quando la storia di David Reimer divenne pubblica – nel 1997 – emersero altri casi simili. La teoria di Money non funzionava nemmeno per i bambini intersessuali (nati con entrambi i sessi scarsamente sviluppati), molti di questi avevano subito operazioni chirurgiche per assegnare loro un sesso, ma in età adulta non si riconoscevano con il sesso che gli avevano conferito, o si riconoscevano come intersessuali. Anch’essi avevano avuto un’infanzia difficile.

Il triste epilogo

Il 5 maggio 2004, John Colapinto ricevette una chiamata da Ron Reimer, “David si è tolto la vita. Si è sparato nella sua auto”. I fattori che lo portarono al suicidio erano diversi. Nel 2002 era morto improvvisamente Brian, il fratello di David, caduto in una spirale di depressione e alcolismo, morì per una combinazione tossica di antidepressivi e alcool.
David aveva perso il lavoro, anche se la sua situazione economica non era ancora disastrosa, aveva i proventi del libro e un accordo cinematografico. Senza un lavoro restava in casa e ripensava al passato, i vecchi demoni non lo avevano mai abbandonato. Fu vittima di una truffa che gli costò 65 mila dollari.
La moglie Jane era la sua unica ancora. La donna diventava sempre più indipendente dopo aver trovato lavoro, il marito aveva paura di perderla. Il 4 maggio litigarono, David prese un vecchio fucile in garage, segò la canna, raggiunse un parcheggio e pose fine per sempre alle sue sofferenze.
Umberto Camillo Iacoviello, qui.

Mi raccomando, cominciate dall’asilo a insegnare che quello che abbiamo nelle mutande non conta, non ha niente a che fare con noi, la biologia non esiste. E boicottate con tutti i mezzi possibili quel dittatore fascista di Orban che vieta che ciò venga fatto nel suo stato.

barbara

  1. L’aspetto tragico, ma anche ridicolo, è la concezione del sesso come malattia da curare.
    Certo: le espressioni oggi impronunciabili come “scherzo di natura”, pronunciate anche da cattedratici, non tenevano conto della sensibilità delle persone a cui si riferivano, ma erano di facile comprensione per tutti.
    Ai miei tempi i medici le malattie le curavano, non se le inventavano.

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    • Quelli erano appunto scherzi prodotti dalla natura, impersonale cieca e incosciente, per un errore di trascrizione di un frammento di codice del DNA, per una malattia presa casualmente dalla madre durante la gravidanza. Questi mostri qui invece sono fabbricati a tavolino. E i primi oltretutto erano gratis.

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  2. ma poi….. ciascuno nasce con un sesso ben chiaro e definito da mesi (altro che “assegnato alla nascita” come se fosse il codice fiscale), se si ecettuano quei rarissimi casi di disforia di genere, e quelli VERI sono davvero pochi pochi pochi e gestiti di norma con estrema cautela e attenzione.

    come diceva una ragazzina in un’intervista di qualche mese fa “nella mia classe ci sono diversi bambini transgender, ma giusto perché in questo periodo è una cosa trendy che ti fa apparire più cool…..

    chi ci si getta (genitore o figlio) non fa che danneggiare i pochi che soffrono davvero di disturbi legati al genere o all’orientamento sessuale, allo stesso modo in cui la fregola degli alimenti senza glutine danneggia i (pochi) veri celiaci, o le false denunce di violenza domestica o meno danneggia chi ne è veramente vittima.

    con l’aggravante che se si giocherella troppo con i genitali, questi alla fine scompaiono, o vengono guastati in maniera irreversibile, non potendo più adempiere alla funzione principale per cui sono stati progettati…. e cioè di generare piccoli umani.

    che poi trovo sacrosanto che ciascuno possa fare liberamente l’uso che meglio crede delle proprie gonadi e dei propri orifizi, a patto che l’altro, o gli altri, siano altrettanto liberi e consenzienti. che sia con lo stesso sesso, con l’opposto, con uno o più o anche in perfetta solitudine, in fondo sono questioni privatissime, e come tali andrebbero considerate e trattate. altro che sbatterle di continuo sotto il naso del primo che passa pretendendo giudizi, approvazione o plauso per qualcosa che di norma riguarda “quelle due – o più – persone” e poco altro

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  3. Una vicenda tragica che conosco, perché è la storia capostipite; ma ce ne sono moltissime altre, perché la disforia di genere, che sta esplodendo, è una malattia mentale, in molti casi volutamente indotta; e le malattie mentali finiscono spesso in suicidio.
    Ma se provi a scriverne su FB, Twitter, o parlarne su YT, ti bannano a vita.

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