A patto di sceglierti gli obiettivi giusti, beninteso, vale a dire che l’odiatore sia di sinistra e l’odiato di destra: in questi casi vai tranquillo che la Segre non vede non sente non parla. Anche perché è troppo occupata a far sponsorizzare il memoriale dell’olocausto alla baldracca influencer.
Rispuntano i Vip che odiano la destra
Com’era? Odiare ti costa? La Commissione Segre contro l’odio? La multa di 5 euro per i commenti sessisti? Certo, come no. A ondate, come il Covid, si ripropone la colata per odiare, che non costa niente se da sinistra a destra, quanto a dire nella direzione giusta. Ogni tanto spunta qualcuno che, ormai giubilato Salvini, s’incarica di fare il cecchino su Giorgia Meloni e le dà, senza mezzi termini (scusate ma questo è diritto e completezza di cronaca), della vacca, troia, zoccola, puttana; tanto per gradire. Non è una donna la Meloni? Ma no, è una sottorazza, è una infame, va appesa a testa in giù.
Come fece, iconograficamente, una testina pensante di seconda o terza scelta, tale Alessandro Robecchi, tempo fa su Twitter, subito retwittato da un parigrado, il Saltafila. Poi qualcuno ricorderà il vivace siparietto di oltre un anno fa, quando lo storico di sinistra Giovanni Gozzini ebbe a definire la leader di Fratelli d’Italia ortolana, rana dalla bocca larga, scrofa e, come volevasi dimostrare, vacca, mentre in studio un altro ospite e il direttore Palumbo ridacchiavano. Lì per lì sembrò talmente enorme, che inscenarono pentimento e autodafà: Gozzini sospeso per tre mesi, Palumbo platealmente dimesso da Controradio, dove sarebbe subito rientrato. In mezzo, i deliri dell’ex brigatista Etro, secondo il quale la Meloni, all’epoca incinta, aveva “la figa che sapeva di ricotta rancida”, nel silenzio plateale delle varie Boldrini, Segre, eccetera: sgradevole, ma, lo ribadiamo, son tutte cose che vanno dette per come sono state dette, altrimenti non si capisce il livello dello squallore. Uno squallore che, osserva giustamente l’interessata, preoccupata per la propria incolumità, non ci mette niente a trasformarsi in livore, in violenza di ritorno.
Ma la sinistra non impara dalle sue miserie; non cambiano, non possono cambiare. Neppure se volessero. Ma non vogliono. Ora, Giorgia Meloni ne ha combinata un’altra: si è permessa di vincere, per davvero, non alla maniera del Pd, le elezioni amministrative, il che già è un crimine; dopodiché è andata a Marbella, ospite di Vox, a fare un discorso, secondo alcuni un po’ troppo urlato (e magari lei stessa se n’è un po’ pentita, quanto a decibel), in favore della famiglia naturale e contro la lobby gender, l’islamismo e la finanza globale. Apriti cielo. La sinistra vipparola, ma più che altro pipparola, non aspettava altro: e la vera ragione non è il sostegno, scontato, di una leader conservatrice italiana a un movimento conservatore spagnolo, europeo: quello era il pretesto che tutti aspettavano per punirla dopo le recenti consultazioni. Come a dire: se credi di alzare la cresta ti sbagli, te lo facciamo capire noi la sorte che ti aspetta. Un riflesso condizionato squisitamente comunista.
Ad aprire le danze era stato il segretario piddino Letta con un pizzino nemmeno troppo velato: “Impediremo che la Meloni vada al Governo con ogni mezzo”. Molti sentirono subito tintinnar di manette dalla magistratura amica: certo fu l’osso ai cani, il segnale per sguinzagliare la canea degli zdanoviani di complemento. Eccoli, anzi eccole, puntuali come droni di guerra, apre le danze, naturalmente a 8 e ½, la “filosofa” (ormai ce ne sono più degli influencer, te li tirano dietro a un soldo la dozzina) con gli occhialini gramsciani Rosi Braidotti: “Meloni come Putin. Toni omofobi, violenti, misogini. Mi fa paura”. Ha paura, la teorica del neofemminismo postumano: del sovietismo antico e rinascente, evidentemente, meno. “Ho paura! Questi toni da furia scatenata contro i nemici dei sacri valori Dio, patria e famiglia. Vede nemici presunti, ancestrali. Ha un linguaggio conflittuale, violento contro omosessuali, donne non madri, femministe, migranti e tutti quelli che non sono come loro. Un tono aggressivo che mi fa paura”. Abbiamo capito, Braidotti, te la fai sotto davanti alla “propaganda assassina” di Giorgia, e minaccia di restare all’estero: e va beh, resta un po’ nei Paesi Bassi, ti sostituiremo con Chiara Ferragni o Antonella Viola.
A ruota segue la scrittrice, anzi scrittora, Ginevra Bompiani con caschetto che fa vagamente Natalia Ginzburg che non ce l’ha fatta; anche Ginevra “ha paura!”, che palle, in quantoché Meloni, oltre che della famiglia dei “buffoni”, è “molto pericolosa”, soprattutto perché “è un tipo che può piacere”, cioè venire eletta. Il fatto è, precisa la scrittora, che “i nazisti ci sono già”, e chissà chi sono.
Scendendo di livello, ecco caracollare Selvaggia Lucarelli, che è ormai difficile definire, diciamo una factotum tra palette, articolesse, provocazioni da social pianerottolo eccetera: siccome è tutta una gara a sgomitare nel segno dell’antifascismo, meglio, antinazismo, e in soccorso del carrozzone LGBTQWERTY, Selvaggia non può mancare: «Non è solo quello che dice, ma come lo dice. Lo sguardo minaccioso, il tono di voce che si abbassa e si alza a seconda del climax dell’invettiva, le pause, la faccia che diventa rossa per lo sforzo di urlare. La sua è adesione totale a idee spaventose, a cui ha finito per somigliare. In effetti, la guardi e fa spavento». Anche profiler, Selvaggia: se la sentono a Quantico, la pigliano subito. A fare le pulizie.
Una che poi dev’essersi detta: e che? Queste tutte a dare i numeri e io niente? E così pure Vanessa Incontrada si mette a tremolare come un budino: “Che paura!”, ansima via social, e poi: “Ancora più paura, l’orrore in queste parole”. Addirittura. Vanessa, sottile come da par suo, estrapola un paio di frasi “Sì alla famiglia naturale”, “No alla lobby GLBT”, scarnificandola dal discorso complessivo, e gioca facile a fare la terrorizzata. Forse dovrebbe temere altre cose, dentro e fuori di sé. Ma pur di allargarsi, non si butta via niente.
La sinistra vajassa si droga delle sue chiassate e, grottescamente, dà la paletta della sguaiataggine alla Meloni; è come l’arrivo in bagarre della Milano-Sanremo, tutto uno sgomitar di bestiate, uno straparlare con cui fregarsi la scena: alla fine brucia tutti l’outsider Kasia Smutniak con la sua analisi del kaiser via Instagram “Più i pensieri sono bassi, volgari, inadeguati, non all’altezza, tristi, morbosi, infelici, privi di eleganza, di amore, di buon senso, indegni, ingiusti, aspri, acidi, vomitevoli, piccoli, inutili, stupidi, idioti, pericolosi, malformati, kitch, sbiaditi, inesatti, errati, carichi di odio, DISUMANI, più la persona che li esprime diventa… volgare, inadeguata, non all’altezza, triste, morbosa, infelice, priva di eleganza, di amore, di buon senso, indegna, ingiusta, aspra, acida, vomitevole, piccola, inutile, stupida, idiota, kitch, sbiadita, inesatta, errata, carica di odio, DISUMANA. Mi è partito l’embolo”. L’embolo? Qui è un delirio da antidoping. In effetti, la sensazione è quella: la realtà però è diversa, cotante puttanate sono state assemblate a freddo per fregare le varie Rosi, Ginevra, Selvaggia e Vanessa: and Kasia is the winner, by unanimous decision.
Sad, sad, sad: davvero triste questo baciar la pantofola al Pd arcobaleno per un titolo o un ingaggio in più: si sa che funziona così nella fabbrica della comunicazione, e che la fabbrica della comunicazione la controlla la sinistra (anche per distrazioni e/o demeriti della destra, vecchia storia di cui nessuno è innocente), però che mestizia: sorge il sospetto che, cambiando il regimetto, certa gente abbia sì paura, ma di ritrovarsi del tutto priva di sovvenzioni. Ma, ancora una volta, è solo un riflesso condizionato perché tanto anche con la “nazista Giorgia” al potere, non cambierebbe neanche un ficus in Rai, nei giornali, nelle università, nelle scuole, nelle case editrici, nei premi letterari, nei festival sedicenti culturali e via discorrendo: non è questione di posti ma di rete, di gramscismo ancestrale, lo sappiamo tutti, riequilibrare il panorama informativo-ludico italiano è folle quanto sottrarre la magistratura alle sue correnti e al controllo da parte del Pd.
Se c’è una critica che la destra merita, fra le tante, e tante sono davvero, è se mai quella di essersi sinistrizzata, di avere accettato, subìto, comunque adottato stilemi, ipocrisie e stronzate del politicorretto, del woke, del cancel culture. Sicché la vociata di Meloni a Marbella assume, tutt’al più, il suono di una rivendicazione di valori tradizionalisti quasi patetica.
Ma alla sinistra sbracata, volgare e gonfia d’odio nel nome dell’eleganza, dell’educazione e della comprensione amorosa, non basta: chiude il conto, per oggi, la cantante sanremese Paola Turci che proprio non si tiene e fulmina su Twitter il leghista Pillon espressosi in favore di 5 giocatori di baseball di Tampa, Florida, non disposti ad indossare una maglia col logo del Gay Pride. Roba di poco conto, ma bastevole a scatenare il solito canaio sul Pillon, definito dall’ugola di Lotta Continua, appassionata fan di Sofri, “Poco cristiano e molto fascista”. Turci è una che vede fascisti dappertutto, meno che sullo yacht di Francesca Pascale, sua compagna, ex di Silvio Berlusconi. Pecunia non olet e panfilo neanche. Però allegri, oggi abbiamo fatto a fette Pillon, nientemeno, oltre alla solita Meloni: la coerenza è salva. Per le prossime colate d’odio ci vediamo domani, tanto la garrula Liliana Segre con la sua commissione, se c’è di mezzo Giorgia, Salvini o un qualsiasi Pillon regolarmente si distrae.
Max Del Papa, 21 giugno 2022, qui.
Storie vecchie e sempre sapute, naturalmente, ma non fa male rinfrescarle ogni tanto. E visto che c’è tanta gente che esterna a ruota libera, mi prendo un po’ di libertà anch’io: la Ferragni mi fa schifo – ma proprio uno schifo fisico – e la Segre lo stesso ma un po’ di più.
E tanto per non perdere il vizio
barbara
Brava e bella la Garifulina. Tra poco se continua così per cantare le chiederanno di dissociarsi, che tristezza.
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A Gergiev lo hanno chiesto, e anche a un’altra che non ricordo. Merde.
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Sì, è una cosa davvero vergognosa. Però parecchi si sono indignati, non siamo ancora del tutto rimbambiti anche se siamo a buon punto.
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si stanno avvicinando le elezioni e come al solito parte la gara ad arruffianarsi le prebende pre elettorali presentandosi come “eroiken soldaten siegfried von nibelungen” contro il teRRRiBBBile anticristo pro tempore. Trama più scontata di quella di un cinepanettone.
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Gli insulti a Meloni e Salvini io li ricordo, frequenti e violenti (non sparate a salve, sparate a Salvini, per dirne una) anche ben lontani dalle elezioni.
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Letta è un grande mistero (ma non troppo).
In tempi più civili sarebbe stato ritenuto un tradirore al servizio di una potenza straniera, da cui deiriva il suo reddito. Con ogni conseguenziale provveimento.
Come un simile losco figuro si permetta di criticare la Meolni è a dir poco scandaloso.
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E’ di un tale viscidume che a me fa proprio ribrezzo.
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A me la Meloni non sta simpatica per un motivo: fa l’ultracattolica pur essendo in posizione irregolare (ha fatto una figlia senza sposarsi) ma lo schifo mi fanno quei membri del pretume che si arrampicano sui vetri per dire che lei e il suo compagno potrebbero sanare la posizione sposandosi in chiesa (pare possano farlo). Come quelli (spesso gli stessi) che all’osservazione che Berlusconi è in posizione irregolare rispondevano
Schifo provato legittimo perchè sono protestante e le prevaricazioni del pretume e il voler imporre il loro magistero anche a chi non lo riconosce (e men che meno infallibile) mi fa provare schifo per gli ultracattolici in generale. Stesso schifo per lo stesso motivo me lo fa provare Salvini. Diversi miei confratelli sono diventati protestanti dopo aver sentito, spesso dagli ex-parroci, frasi come quella su Berlusconi.
Quindi c’è un motivo di fondo per cui diversi protestanti “classici” siano, spesso loro malgrado, schierati a sinistra. Io sono stato perfino bollato da anarchico, per il fai quel che vuoi, basta che non danneggi altri. No, non vado a votare.
Beh, un po’ di bellezza russa non fa mai male (da parte della mia fidanzata):
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Si dichiara cattolica come presa di posizione nei confronti, suppongo, di chi sente la necessità di mettersi in posa coi cartelli “Dio, patria, famiglia: che vita de merda”, non fa l’ultracattolica, e come tale, una volta rimasta incinta senza essere sposata ha scelto di tenere la figlia. Fino a quattro mesi fa l’avrei votata senz’altro, ma con l’adesione all’invio di armi all’Ucraina no, non posso proprio.
Le tre tizie sembrano fatte da Botticelli.
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Conosco due consorelle che hanno fatto un figlio senza essere sposate, una non lo è neppure adesso, l’altra si è sposata dopo essere diventata protestante (il parroco l’aveva insultata perchè aveva avuto il figlio da nubile e la conseguenza è stata ovvia).
Se la Meloni vuole imporre il suo punto di vista anche a gente come noi, è ovvio che non prenderà. Specie se abbia detto veramente anche lei di voler tornare al concordato fascista. Nel dubbio che possa succedere, tre anni fa ho fatto diventare metodista la mia fidanzata per evitarle insulti clericali.
Oggi farei un monumento a W. Carrier, l’inventore del condizionatore: io e la mia fidanzata possiamo continuare le nostre prove tanghère solo grazie a quell’apparecchio. Il mio lavoro ha luogo soprattutto di notte nei WE.
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Io quando entro in un albergo, in qualunque stagione e a qualunque latitudine, la prima cosa che faccio, prima ancora di chiudere la porta, è precipitarmi a spegnere il condizionatore. Li odio talmente che se avessi una pistola in mano dubito che riuscirei a resistere alla tentazione di distruggerlo a revolverate. In Uzbekistan, in mezzo al deserto, era centralizzato e non potevo spegnerlo, per cui sono dovuta andare a cercare qualcuno del personale per farmelo disattivare, e ci ho messo un sacco a fargli entrare in testa quello che volevo, non perché non capisse il mio inglese, ma perché non riusciva a credere di avere capito giusto, ma alla fine l’ho spuntata: io con quell’aggeggio infernale proprio non posso convivere.
Detto questo, ho qualche difficoltà a capire in che modo spegnendolo si fa arrivare la pace, ma sarà sicuramente un problema mio.
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Cerco di non fare il saccente, ma mi pare che un po’ di visione prospettica non guasti. L’Italia unita era anticlericale, con colorazioni massoniche. Loro fecero l’Italia. Il fascismo fece il Concordato, che dispiegò tutte le sue conseguenze a partire dal dopoguerra. Per decenni fummo un protettorato del Vaticano, cosa che ebbe anche inizialmente i suoi vantaggi, visto che ci salvò dal divenire un protettorato sovietico. Tuttavia, ci rese meno agili nell’aderire al mainstream occidentale, indubbiamente di marca protestante (in senso weberiano). Incidentalmente, i protestanti italiani erano e sono una una piccola realtà, che, forse per reazione antidemocristiana, si è sempre schierata a sinistra.
A partire dal ’68 e dagli anni ’70 (referendum sul divorzio e legge sull’aborto) il Vaticano perse grip, e successivamente si riallineò. In buona sostanza, i clericali conservatori (tipo il cardinal Siri che sosteneva essere l’AIDS una punizione di Dio per i peccati di lascivia) divennero progressivamente minoritari, fino a contare una beneamata minchia. Gente come Adinolfi, per intenderci. Quelli che cavalcano il potere sono i gesuiti, che hanno recentemente completato la composizione del prossimo conclave. Non deve ingannare qualche presa di posizione pacifista, né si può pretendere che i preti benedicano l’aborto. In conclusione, se qualche parroco si comporta come se fossimo negli anni ’50, e se la Meloni cerca qualche consenso fra le beghine (termine protestante, mi risulta, BTW) penso che si debba distinguere fra cose di peso e cose insignificanti.
Quanto sopra non è certo un invito a votare la Meloni, quanto invece una sollecitazione pressante a non lasciarsi distrarre. Chi ce lo vuole mettere in quel posto è ben sveglio, e bada al sodo. Per esempio, alle migliaia (o milioni?) di miliardi da spillarci per “salvare il Pianeta“, con l’adesione convinta dei gesuiti. Altro che convivenza fuori del matrimonio. Quelli se ne fottono delle tue scopate, credimi.
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A proposito della Segre, cosa ne pensi del suo brano sul bambino invisibile incluso tra le tracce di maturità?
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Non lo conosco.
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Allora leggilo, ti farà vibrare l’anima. Grazie per la risposta! 🙂
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