ARMI ALL’UCRAINA

Per difendersi dall’invasore russo? Non diciamo puttanate per favore

14 settembre

17 settembre

E nel frattempo si vota per il referendum, nonostante la pioggia battente e i continui bombardamenti ucraini per tentare di dissuadere la popolazione

Ho visto in giro un sacco di commenti sarcastici sul “referendum farsa” sotto la sorveglianza di soldati armati, fingendo di credere che siano lì per intimidire i votanti, fingendo di ignorare che sono lì per sventare i più che probabili, se non ci fossero loro, attentati terroristici da parte degli ucraini.
Nel frattempo c’è chi si dà da fare per evitare che la guerra possa finire.

L’UCRAINA È IN MACERIE, MA LA UE RILANCIA L’ESCALATION

Nuovo massiccio invio di armi a Kiev. I russi soffrono, ma alla Von der Leyen non basta: “Zelensky deve vincere”. E l’Italia è ormai appaltata da Washington

La nuova, cervellotica campagna di guerra lanciata dalla sig.ra Ursula Von der Leyen sulla pelle degli ucraini, non lascia spiragli a una (eventuale) trattativa che possa condurre verso una tregua. Così, per la gioia di Blinken – al quale Draghi ha poche ore fa giurato fedeltà ribadendo, in sostanza, che l’Italia è un appalto della Nato – e per il riarmo di Zelensky, che è al riparo nel suo bunker di Kiev e continua a mandare in onda i suoi show televisivi, la UE dichiara ancora guerra a Mosca. «L’Ucraina vincerà», ha affermato la Presidente della Commissione europea a seguito di alcuni territori rioccupati da Kiev e da cui, per la verità, i militari russi hanno presumibilmente spostato le loro operazioni. Ipse dixit. Una Russia sconfitta sappiamo tutti che è un’evenienza che non potrà in alcun modo verificarsi, a meno di un ricorso all’arma nucleare e l’interessamento di paesi terzi. Europa che ha lasciato intendere, tra l’altro, di voler cacciare l’Ungheria di Orban perché non allineata al piano anti-Putin commissionato da Washington (la scusa dell’antiabortismo è una pagliacciata). Entriamo nel merito, riportando, come è nostro uso, fatti e riscontri.
La nuova escalation promossa dalla Casa Bianca, ratificata da Bruxelles e messa a punto dai singoli membri della UE (l’Italia, tanto per cambiare, è scattata sull’attenti), ha i suoi risvolti nei nuovi pacchetti di armi in partenza per Kiev e nella discriminante relativa alla messa al bando dall’Ungheria di Orban, rea di non seguire alla lettera le politiche militariste e sanzionatorie euroatlantiche. Per Budapest, si prospettano i tagli dei fondi del Pnrr e l’eventuale proposta di esclusione dall’unione, magari per lasciare spazio proprio all’Ucraina, che di diritti civili ha ancora molto da imparare. Ma veniamo al punto. Lascia un tantino perplessi, ancora una volta, la quasi totale inconsistenza di una iniziativa autonoma da parte dei singoli stati, a fronte di una situazione che va purtroppo peggiorando di giorno in giorno. La Germania si trova in difficoltà ed è oggetto di un crescente dissenso della sua opinione pubblica, con il quale dovrà prima o poi fare i conti; la Francia, salvo l’ipotesi di tagliare le forniture elettriche all’Italia per due anni, è tra i pochissimi superstiti a riuscire a confrontarsi (telefonicamente) ancora con Mosca, ma sembra piuttosto immobile e in balia degli eventi; abbiamo già detto di Draghi, per cui però bisogna apporre una postilla. Il 25 settembre in Italia ci saranno le elezioni, e ciò che si prospetta è solo un rimpasto che porterà a ricalcare in fotocopia la linea degli ultimi 6 mesi. Questa è la sensazione, nata da una serie di indizi derivati dai proclami e dalle politiche messe in atto dai partiti maggiori e dai loro consimili. L’ex Goldman Sachs ha soltanto preparato il terreno.
I movimenti di destra, centro e sinistra sono letteralmente appiattiti, salvo poche voci isolate, su posizioni che non fanno presagire un cambio di passo circa la diplomazia internazionale e le (enormi) difficoltà di undici milioni di italiani che Eurostat ha definito “in povertà”. Proprio in queste ore di campagna elettorale, infatti, stanno per essere inviati – si parla del decreto aiuti – altri settecento milioni di euro a Kiev, mentre nelle Marche si è verificata un’alluvione che ha messo in ginocchio interi paesi e località. Sarebbe curioso sapere quanto intende stanziare in merito il dimissionario governo, che evidentemente sembra di nuovo più concentrato su ciò che accade agli ucraini anziché ai suoi connazionali. Se queste sono le premesse, compreso l’acquisto di materiali energetici in ordine sparso (anche dall’Iran, dove poche ora fa è stata linciata un’altra ragazza perché con il velo in disordine), a prezzi maggiorati e non certo dalle più illuminate democrazie, l’autunno sarà sanguinoso. Ma tutto fa brodo, purché venga danneggiata Mosca. In questa maniera, ci si chiede, quale tipo di supporto potranno ricevere gli italiani di fronte alla dilatazione delle bollette, del caro-vita che non accenna a ridimensionarsi o di fronte all’aumento dei carburanti?
UCRAINA, ALTRE PURGHE – La Procura generale ucraina ha autorizzato l’arresto dell’ex ministro degli Esteri Konstantin Grishchenko e del ministro della Giustizia Oleksandr Lavrynovych, accusati di alto tradimento. Dopo questa decisione verranno avviate le procedure di richiesta dell’estrazione dei due ex ministri, che vivono all’estero. Grushe ko e Lavrynovich, in sostanza, sono considerati traditori per aver ratificato, nel 2010, i cosiddetti Accordi di Khar’kiv, che estendevano di 25 anni il diritto della flotta russa a servirsi del porto ucraino di Sebastopoli. Questo, secondo la Procura, Avrebbe consentito alla Russia di rafforzare la propria presenza in Crimea, contribuendo così alla riannessione del 2014.
Marco Giuliani, qui.

E nel frattempo:

Ucraina: lo scambio di prigionieri e la scomparsa dei crimini di Izyum

La denuncia di Putin sul sabotaggio dei negoziati di pace con l’Ucraina da parte dell’Occidente ad aprile viene confermata da un articolo pubblicato sul Ron Paul Institute. Ne avevamo già scritto in note pregresse, ma tale articolo riferisce ciò che scrivono Fiona Hill e Angela Stent su Foreign Policy, un media più che autorevole degli Stati Uniti. Da qui l’importanza della conferma.

Febbraio 2022: le condizioni per l’accordo

Così sul FP: “Secondo diversi ex alti funzionari statunitensi con cui abbiamo parlato, nell’aprile 2022, i negoziatori russi e ucraini sembravano aver concordato provvisoriamente i contorni di un primo accordo negoziato: la Russia si sarebbe ritirata nella sua posizione il 23 febbraio, quando già controllava parte del Donbass e tutta la Crimea, e in cambio, l’Ucraina si impegnava a non chiedere l’adesione alla NATO e a ricevere invece garanzie di sicurezza da un certo numero di paesi”.
Non solo, il sito di Ron Paul rilancia anche quanto scrisse a inizi maggio Ukrainska Pravda, media vicino al governo di Kiev, in un articolo dal titolo: “Le possibilità di un colloquio tra Zelenskyy e Putin è decaduta dopo la visita di Johnson” [a Kiev].
Così nell’articolo: “Fonti vicine a Zelenskyy” hanno affermato che “la posizione di [Boris] Johnson era che l’Occidente… ora percepiva che Putin non era davvero così potente come avevano immaginato in precedenza, e che c’era l’opportunità per ‘pressarlo’”. L’articolo proseguiva spiegando che “tre giorni dopo il ritorno di  Johnson in Gran Bretagna, Putin ha detto pubblicamente che i colloqui con l’Ucraina ‘‘erano finiti in un vicolo cieco‘”.
Tale finestra di opportunità, aperta a fine aprile, verrà sigillata da un evento traumatico: la scoperta delle torture e delle esecuzioni sommarie di civili ucraini da parte dei russi a Bucha, rivelata ai primi di maggio.
Una messinscena raffazzonata in modo volgare da parte dei registi di questa guerra per procura contro la Russia, tanto rozza che induce a pensare che sia stata improvvisata sul momento, per rafforzare la pressione di Johnson e chiudere ogni possibilità al dialogo (sul punto abbiamo scritto in note pregresse, ad esempio questa: cliccare qui).
Scambi di prigionieri e contropartite
Convincere il mondo che quei crimini fossero stati effettivamente perpetrati non è stato difficile. A tale scopo è stata mobilitata la stessa arma di persuasione di massa che aveva già convinto il mondo che Saddam era un pericolo globale da eliminare.
Se in questa nota ricordiamo quanto avvenuto a Bucha è perché il teatro messo in scena in quella località stava per essere replicato a Izyum: per giorni i media occidentali hanno ripetuto di come gli ucraini, sottratta tale cittadina al controllo dei russi, vi avevano rinvenuto una fossa comune con cadaveri che presentavano segni di torture. Crimini che sarebbero stati confermati anche dalle testimonianze raccolte sul posto.
Insomma, tutto presagiva che ci sarebbe stata una replica di Bucha. Ma da ieri tale notizia, nonostante fosse ribadita e accreditata come assolutamente veritiera, è sparita dai media. Semplicemente non se ne parla più.
Immaginare che i registi occulti di questa guerra abbiano cambiato idea è ingenuo. Per capire cosa è successo bisogna stare alla cronaca, la quale dice che proprio in questi giorni si è svolto “uno scambio di prigionieri a sorpresa”, come enfatizza la Reuters, tra Ucraina e Russia. I russi hanno riportato a casa 55 soldati, gli ucraini 215, tra i quali “tre britannici, due americani, un croato e uno svedese”, aggiunge l’agenzia di stampa britannica.
In realtà, lo scambio è stato di più alto livello. Gli ucraini hanno concesso la libertà anche al leader del partito di opposizione ucraino, arrestato all’inizio delle ostilità, Viktor Medvedčuk, ma alla controparte è stato concesso molto di più.
L’elenco dei prigionieri liberati dai russi si può leggere sul sito succitato, Ukrainska Pravda, e comprende 10 cosiddetti volontari stranieri, tra i quali si annoverano alcuni “condannati a morte” (probabile che siano i britannici catturati alle Azovstal, da tempo al centro di un’accesa controversia tra Mosca e Londra).
Non solo, tra i liberati ci sono anche “Denis Prokopenko “Redis”, Sergei Volynsky “Volina”, Svyatoslav Palamar, Denis Shlega, Oleg Khomenko – comandanti delle Azovstal – i quali sono già al sicuro”, spiega ancora UP. Si tratta dei comandanti del battaglione Azov, anch’essi pressi a Mariupol. Sempre del battaglione Azov, continua UP, sono stati liberati “Nikolai Kushch (Frost) e Konstantin Nikitenko (Fox), che gli invasori volevano giustiziare”.
Insomma, uno scambio asimmetrico e alquanto inquietante, se si tiene presente la statura criminale degli ucraini liberati. che interpella sul contraccambio ricevuto dai russi, evidentemente squilibrato. Probabile, quindi, che oltre a questo manipolo di soldati e al leader politico, Mosca abbia chiesto anche la rinuncia di fare di Izyum una nuova Bucha.
D’altronde, non c’è una necessità urgente di una nuova Bucha: quella messinscena servì a far proseguire la guerra e a macchiare d’infamia l’immagine di Putin e dell’esercito russo. Ora queste cose sui media vanno di default…
Il referendum. Il Dombass diventa “Russia”?
Chiudiamo con una considerazione banale, ma non troppo. A fine settimana, nelle regioni del Donbass controllate dai russi, si svolgeranno dei referendum per l’annessione di tali territori alla Russia, cosa che sarà sicuramente sancita.
Un passo verso il quale urgevano da tempo le comunità russe che abitano tali regioni, alle insistenze dei quali Putin ha dovuto cedere, nonostante le complicazioni che tale evoluzione comporta,
Infatti questo sviluppo se da una parte rende impossibile l’ipotesi di un ritorno di tali territori all’Ucraina, dal momento che Mosca sarà costretta a tenerle a tutti i costi, dall’altra potrebbe cambiare la natura della guerra. Le armi Nato, infatti, saranno usate contro il territorio russo, cosa che comporta nuovi rischi.
Così veniamo alle recenti dichiarazioni del presidente della Serbia Aleksandar Vucic: “Ritengo che dalla prima fase, caratterizzata da un’operazione militare speciale ci stiamo avvicinando a una grande guerra; adesso la domanda che si pone è dove siano i confini di tale conflitto e se nel futuro prossimo, un mese o due, ci troveremo coinvolti in un grande conflitto mondiale” (Anadolu).
Continuare a ripetere che l’Occidente deve sostenere l’Ucraina per consentirgli di vincere sui russi è semplicemente folle. Un piccolo barlume di speranza resta acceso in Francia, con Macron che, unico leader d’Occidente, continua a ribadire la necessità di un dialogo con Mosca. (Qui)

A proposito dei “crimini” di Izyum, state a sentire questa quanto è carina:

IZYUM – Amnesty International ha fatto sapere di non poter verificare le notizie sulle “stragi russe” a Izyum: non ha accesso al sito perché il ministero della Difesa ucraino ha revocato l’accredito dell’organizzazione. https://t.me/azmilitary11/21689 (qui)

Capito? L’Ucraina racconta di una strage efferata, crimini di guerra, fosse comuni e chi più ne ha più ne metta, Amnesty International raccoglie il grido di dolore e decide di verificare e le vittime del crimine cosa fanno? Non glielo permettono. Esattamente come per la “strage di Bucha” la Russia ha chiesto all’Onu di indagare e la Gran Bretagna ha opposto un netto rifiuto. Quousque tandem Ucraina abutere patientia nostra? E quousque tandem coglioni teste di cazzo immonde continuerete a credere alle menzogne naziste? Siete gli infami fratelli di sangue di quelli che si sono serenamente bevuti la messinscena di Theresienstadt e ad Auschwitz non hanno visto gli scheletri ambulanti e non hanno sentito il puzzo di tonnellate di carne umana bruciata, vi si possano putrefare le budella da vivi.

Ancora un’analisi della situazione da parte di uno del mestiere.

Generale Mini a l’AD: “Offensiva ucraina significativa per la propaganda, ma sul terreno le condizioni non sono mutate di molto. Anzi…”

L’Intervista

Generale dopo l’offensiva ucraina è arrivata la risposta russa contro le infrastrutture elettriche del paese. Siamo ufficialmente passati, dal punto di vista russo, dall'”operazione speciale” alla guerra propriamente detta? 
Non ancora ma ci stiamo avvicinando. Non si tratta di una questione formale, come molti pensano, e nemmeno di un pleonasmo, dato che ciò che vediamo è una guerra de facto, come molti altri affermano. Non è neppure una guerra che riguarda “altri”, come s’illudono la Nato e tutti i suoi azionisti. Per la Russia il passaggio è sostanziale e Putin lo sa bene, per questo resiste alle insistenze dei suoi falchi. Il solo parlare di guerra per ogni Stato serio è una cosa grave. Uno Stato in guerra deve adottare provvedimenti eccezionali anche se si tratta di una guerra che si intende combattere ad un basso livello. Uno Stato in guerra non ammette e non può ammettere dissidenze interne, deve derogare a molte prerogative e diritti dei cittadini, deve chiedere e pretendere sacrifici, deve trovare le risorse per sostenerla e le coperture internazionali per non cadere  nell’illecito giuridico che aggiungerebbe crimine al crimine della guerra stessa. La Russia finora non ha chiesto nulla di ciò ai propri cittadini in maniera esplicita e diretta anche se ha già adottato molte misure necessarie per lo stato di guerra. L’Ucraina stessa non ammette di essere in guerra contro la Russia ma dichiara di resistere ad una “aggressione” e si guarda bene dal colpire obiettivi all’interno dello stato “nemico”. Gli Stati Uniti e gli altri membri della Nato  e dell’Unione Europea sono anche più ambigui e ipocriti. Sono state adottate misure di guerra aperta e diretta contro la Russia; siamo apertamente cobelligeranti con l’Ucraina ma non è stata adottata nessuna misura giuridica, economica e politica per riconoscere tale status. La fornitura di armi è un atto di guerra, le sanzioni economiche sono atti di guerra ai quali la Russia risponde con altrettanti atti di guerra, ma i provvedimenti sembra riguardino una semplice congiuntura transitoria, come si potrebbe fare in caso di sciopero dei distributori o dei trasportatori per il rinnovo del contratto di lavoro. Gli Stati Uniti, un po’ per la lontananza dal teatro bellico e un po’ per convenienza politico-sociale, non hanno emesso un solo provvedimento analogo o similare a quelli eccezionali adottati in occasione della dichiarata “guerra al terrore”. Eppure la popolazione, a causa di questa guerra da essi preparata, voluta e sostenuta,  sta sostenendo sacrifici e disagi ben più gravi di quelli provocati dalla guerra al terrore dall’ 11.9 in poi.

Sull’offensiva ucraina. Vede paralleli con la ritirata russa dall’area di Kiev e dal punto di vista militare è una grave sconfitta strategica?
Più che paralleli, vedo lo stesso modo di operare. D’altra parte queste manovre di arretramento e riposizionamento sono classiche specialmente quando si vuole sbloccare una situazione di stallo. I russi si sono ritirati in disordine, ma su ordine. La fretta nel lasciare le posizioni è evidente da ciò che si sono lasciati dietro, ma più che una sorpresa tattica degli ucraini dimostra che l’ordine è stato impartito in ritardo. In ogni caso, il caos delle ritirate non ci deve sorprendere. Sono finiti i tempi di Rommel che con un esercito più volte decimato si ritirò dall’Egitto alla Tunisia continuando a combattere. Da Saigon a Kabul le ritirate di eserciti “imbattibili” sono sempre state caotiche. Lo stesso risultato ottenuto dagli ucraini è senz’altro molto significativo in termini di propaganda, ma sul terreno le condizioni non sono mutate di molto. Anzi, in un certo senso peggiorano per gli ucraini che in uno spazio vuoto dovranno sostenere il fuoco russo. Il valore della manovra dovrà essere valutato quando il soldato eroico e vittorioso tra le macerie e sotto i bombardamenti si porrà la domanda: e adesso?

– Come confermato dal NYT l’offensiva ucraina ha avuto il supporto decisivo dell’intelligence Nato. Considerando le armi inviate e i tantissimi mercenari Nato che combattono sul campo, si può dire che ha ragione Papa Francesco quando parla di terza guerra mondiale iniziata?
Il supporto decisivo dell’Intelligence Nato è un eufemismo: gli ucraini possono accontentarsi delle medaglie, ma il supporto degli Stati Uniti (più di quello di tutti gli altri paesi della Nato) è stato il vero motore dell’operazione. Non solo sono state fornite informazioni e armi, ma anche piani, obiettivi e la direzione stessa delle operazioni. Papa Francesco parla della guerra moderna avendone colto il vero senso universale, che prescinde dalla teconologia e dalle tattiche: l’uso della forza non è più uno strumento, ma il fine. La violenza, l’inganno e la disumanità sono fini. Sono cose che molti politici e anche molti generali faticano a comprendere. Il Papa è tuttavia ottimista: pensa che la terza guerra mondiale sia appena cominciata e possa essere fermata. A me sembra che proprio nel senso indicato la prima e la seconda non siano mai finite.– Il conflitto in Ucraina è praticamente assente dalla campagna elettorale in corso in Italia, nonostante sia chiaramente l’evento che più condizionerà le vite degli italiani nei prossimi mesi. Da che cosa deriva questo silenzio? E come può l’Italia farsi volano di pace nei prossimi mesi
La posizione assunta dal nostro paese nella questione ucraina è talmente imbarazzante da costituire un brutto argomento elettorale.  Per tutto il mese di febbraio potevamo fare qualcosa perché la guerra non cominciasse. Sarebbe bastato discutere sulla politica, gli interessi e la sicurezza dell’Europa invece di accettare ad occhi chiusi una versione distorta della realtà come quella prospettata dagli Usa, dalla Ue e dalla Nato. Sarebbe bastato leggere le norme  del Trattato atlantico e quello dell’Unione  per rendersi conto che chi si professava atlantista ed europeista le stava calpestando. Volevamo il ripristino della sovranità dell’Ucraina, il disimpegno dalla dipendenza energetica dalla Russia, maggiore sicurezza in Europa? Tutto questo si poteva ottenere discutendo e negoziando. Se non altro per guadagnare tempo. È stata scelta la strada della guerra, l’abdicazione della diplomazia, la rinuncia alla politica di sicurezza per far prevalere Cultura, Valori e interessi altrui su quelli nostri e quelli genuinamente europei. Una guerra vile, fatta fare agli altri, per le loro fobie e le loro vendette. Ora, gli autori di questo scempio si dovrebbero svergognare da soli spiegandolo agli italiani e implorando il loro voto? Meglio tacere. Poi, dopo le elezioni, un modo per favorire la pace ci sarebbe: leggere i trattati, assolvere gli impegni assunti per la pace e denunciare quelli che pur parlando di pace e sicurezza conducono inesorabilmente alla guerra. 
Alessandro Bianchi, qui.

E in Ucraina nel frattempo continuano le purghe, fabbricando norme retroattive – casomai dovessimo dimenticare che quella è una democrazia per la quale dobbiamo essere pronti a sacrificare tutto, anche la nostra vita.

UCRAINA, ALTRE PURGHE – La Procura generale ucraina ha autorizzato l’arresto dell’ex ministro degli Esteri Konstantin Grishchenko e del ministro della Giustizia Oleksandr Lavrynovych, accusati di alto tradimento. Dopo questa decisione verranno avviate le procedure di richiesta dell’estrazione dei due ex ministri, che vivono all’estero. Grushe ko e Lavrynovich, in sostanza, sono considerati traditori per aver ratificato, nel 2010, i cosiddetti Accordi di Khar’kiv, che estendevano di 25 anni il diritto della flotta russa a servirsi del porto ucraino di Sebastopoli. Questo, secondo la Procura, Avrebbe consentito alla Russia di rafforzare la propria presenza in Crimea, contribuendo così alla riannessione del 2014. (qui)

Perché la NATO, Biden e la sua cricca e l’Unione Europea hanno deciso che dobbiamo morire: segniamocelo. Ma dal momento che il Titanic è destinato ad affondare, concediamoci almeno di ballare un po’ nel tempo che ci rimane (GUARDATELO FINO ALLA FINE, CHE C’È UN PICCOLO DELIZIOSO BIS)

C’era una volta in America, My fair Lady, Voci di primavera

barbara

  1. Credo tu sia l’unica a smentire (almeno in italiano) i berciatori di professioni sulla presenza dei soldati russi alle urne del referendum.
    Come c’è il silenzio assoluto su certi filorussi che vorrebbero andare loro a combattere con “l’esercito di Putin”. Mi chiedo perchè non crei qualcosa di simile alla Legione Straniera, gli U… lo hanno fatto, non credo siano così pochi quelli che ci andrebbero.
    Un sito di debunking, che pure non perde occasione di sbeffeggiare i Russi e la Russia, ha smentito che centinaia di russi stiano fuggendo in Finlandia, citando fonti ufficiali finlandesi. Forse ci sarà da ridimensionare la fuga verso Georgia, Armenia e Turchia?

    La mia fidanzata ha trovato questo video:

    Sono di Zaporozhye (Zaporož’e), grafia russa del posto noto col nome ucraino di Zaporižžja: sì, il posto è quello della centrale atomica bombardata. E, se la grafia è russa, ci sarà un perchè: suona quasi beffardo dire che è Ucraina ma dirlo con la grafia russa, non sarà che vogliano dire di poter anche danzare perchè si trovano nell’area occupata dai Russi?
    E probabilmente solo delle russe, sulla linea del fronte, troverebbero la forza di danzare.
    Questa frase l’aggiungo io:

    Che stiano attenti a sottovalutare i Russi!

    E anche le russe!

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  2. Commento di un nostro socio (quello con la moglie russa, ovviamente):

    Se questi referendum sono una farsa, i plebisciti dei savoia con un’urna per il sì e una per il no cos’erano?

    E la “sabauda marmaglia” ha pure fatto raffigurare così i seggi nelle incisioni finite sui libri di storia! Eh, ma la belva, l’imbroglione, il chissàcosa è Putin…
    (l’amico mi ha ordinato di scrivere savoia con la minuscola. Come Garibaldi, obbedisco).

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  3. Continuo a non fidarmi troppo delle notizie che arrivano dalle varie fonti, però qualche idea me la sto facendo, basandomi su dati noti.
    L’impressione, visto quello che sta succedendo, è che Putin abbia fatto, purtroppo per lui, il passo più lungo della gamba. Basta aver giocato una volta a Risiko per sapere che un attacco, per avere successo, deve avvenire in superiorità numerica: lo sappiamo almeno dal tempo delle Termopili. Ora, se l’Ucrania è in mobilitazione generale – e lo è – può contare su 5 – 600.000 uomini, mentre la Russia ne ha sì e no un quarto; aggiungi che la tecnologia delle due parti in campo è più o meno la stessa (non mettendo in conto le nuove forniture occidentali!), e la motivazione degli Ucraini, pensane quello che credi, è probabilmente superiore, e giocano in casa… Possono i Russi, a loro volta, aumentare di un fattore dieci, o almeno di un fattore cinque, la mobilitazione? Io credo di no.

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    • Gli errori di Putin sono stati due: intervenire con otto anni di ritardo, dando alla cricca americana il tempo di armare gli ucraini fino ai denti e addestrarli fino a farli diventare quasi dei soldati veri (i metodi da terroristi gli sono invece rimasti), e di averlo fatto coi guanti di velluto per fare il minimo di danni e morti civili. Con questo sistema avrebbe probabilmente avuto successo 8 anni fa, ma adesso l’unica cosa da fare sarebbe stata buttarsi col massimo delle forze e martellare senza pietà, come hanno fatto e continuano a fare i nazisti, e in un mese al massimo avrebbe risolto la questione.
      PS: viste mail? Con la fatica che faccio a stare qui a scrivere, almeno leggile!

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      • Una guerra totale, di annientamento, in Europa e nel terzo millennio, non è pensabile. L’Unione Sovietica di una volta avrebbe agito in un altro modo: avrebbe infiltrato, destabilizzato, foraggiato terrorismo interno (come hanno fatto da noi con le BR), ricattato, comprato. Alla peggio, un ombrello con la punta al Polonio lo avrebbero fatto trovare a Zelensky, in fondo lì piove spesso. E’ che Putin, lo dico senza ironia, crede nei mezzi magari brutali, ma aperti, e questo quando hai di fronte gli USA di oggi, non può funzionare.

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  4. Qualche giorno fa, gli USA hanno ammesso che Dar’ja Dugina è stata uccisa dagli U… quantunque abbiano detto di non aver saputo subito esattamente chi gli U… volessero uccidere.
    Eh…
    (c’era su Tgcom24, Repubblica, Rainews24 e altri)
    CIA stava per Confederazione Italiana dell’Agricoltura?

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  5. Probabilmente ho ragione a non prendere per oro colato nulla di quello che viene pubblicato, o forse dovrei dire propagandato.
    Anche stavolta non mancano le foto tarocche (in questo caso, presunti riservisti russi in coda alla frontiera sono invece diretti ad un festival di sciroccati nel Nevada).
    Certo che Zelensky è un pazzo furioso, ora sta chiedendo alla NATO di attaccare preventivamente la Russia. Speriamo che la ragione abbia la meglio, purtroppo non possiamo certo contare sui burattinai di Biden.

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    • Ho letto testimonianze di gente in loco su code chilometriche di ucraini russofoni, ma anche semplicemente dissidenti, per entrare nelle aree controllate dai russi, mentre i russi che cercano di uscire per sfuggire all’arruolamento ovviamente ci sono, come in ogni guerra, ma in proporzione davvero poca roba.

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      • Con molta discrezione, i servizi segreti americani hanno indicato gli U… come autori dell’attentato al ponte. Attentato anche vigliacco: se si sentono in guerra, potevano bombardare o mandare degli incursori. No, hanno usato un metodo da terroristi beduineschi.
        Hanno sorpassato perfino Putin, che non voleva dirlo!
        Lasciamo perdere che l’attacco su Zaporož’e dovrebbe essere stato diretto contro i miliziani U… che si nascondono fra i civili (non ricorda un po’ le accuse a Israele quando combatte Hamas?) visto che la città è mezza in mano russa e mezza ancora in mano agli U…

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  6. E se gratti il sederino a una cicala, non devi poi lamentarti se quella frinisce: gli U… avrebbero colpito Belgorod, territorio russo, e ne hanno subito le conseguenze, un bel bombardamento russo sulle città ucraine (sempre la solita storia: nascondono i militari fra i civili e anche i civili muoiono perchè hanno militari vicino).
    E i primi ripensamenti occidentali stanno nascendo, visto che le clausole delle forniture erano di non colpire la Russia propriamente detta.

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