ANCORA LE MANI SUI BAMBINI

Balenciaga fonde bambini e sadomaso e il problema sono i troll di destra?

Per i colti progressisti (soliti mandare al rogo chiunque esca dal politicamente corretto) non è esecrabile il contenuto perverso della campagna di moda, ma il popolo bue che non lo capisce

L’hashtag #balenciaga si è abbattuto su Twitter proprio quando Balenciaga ha levato le tende (dopo l’arrivo di Elon Musk) dal social: «Questo account non esiste», eppure da giorni vive in milioni di discussioni. Come se il problema fosse solo l’ormai famigerata campagna natalizia Gift Shop della maison tutta bambini piccolissimi che stringono orsetti imbracati in «outfit ispirati al BDSM» (acronimo di Bondage, Dominazione, Sadismo, Masochismo, il virgolettato è di Balenciaga, non di @giannibigotto72), tra giocattoli e accessori per adulti, scatti di Gabriele Galimberti.

I bambini tra i giocattoli fetish di Balenciaga

Come se il problema fosse solo l’altra campagna, Gard-Robe, quella realizzata in collaborazione con Adidas, dove nel caos di fogli sparsi su di una scrivania newyorkese, sotto una iconica borsa Hourglass, compare uno stralcio della United States v. Williams, sentenza della Corte Suprema che nel 2008 decise che la promozione di pedopornografia non fosse protetta dal diritto alla libertà d’espressione, scatti di Chris Maggio.
O gli scatti in uffici governati da modelle d’eccezione come Isabelle Huppert, Bella Hadid o Nicole Kidman dove trova posto, dietro a gambe in tacco a spillo allungate sulla scrivania, As Sweet as It Gets un libro sull’arte di Michaël Borremans, celebre autore di Fire from the Sun, ciclo di dipinti che raffigurano bimbi nudi insanguinati (in alcune immagini intenti a mangiare arti amputati), e un libro sui lungometraggi del Cremaster Cycle di Matthew Barney, un mix di cinema, arte, performance e videogiochi a tema sessualità e indeterminatezza del genere (da “cremastere: muscolo dell’apparato genitale maschile che regola innalzamento e abbassamento dei testicoli in relazione agli stimoli esterni”), scatti di Joshua Bright.

Per i “colti” il problema è la destra trumpiana

Il problema è di cosa stiamo parlando quando si parla di queste fotografie. E spostare l’obiettivo della discussione dal bambino ai detrattori di Balenciaga. «Ce n’è abbastanza per eccitare ed allarmare i cospirazionisti di Facebook e di TikTok, assetati di indizi demoniaci e di messaggi occulti. Bazzecole da social, sì, ma un certo scoramento viene. Anche una simile montagna di idiozie, in fondo, ha avuto il suo peso nel violento attacco contro Balenciaga», scrive Artribune dopo una altera lezioncina all’utente bigotto e ignorante su arte, moda, fotografia e performance degli artisti “omaggiati” dalle campagne.
«Come spesso accade negli Stati Uniti, le accuse inizialmente avanzate da utenti qualsiasi online sono state riprese da diversi media di destra molto seguiti, come il New York Post e il programma di Fox News “Tucker Carlson Tonight”, che negli ultimi anni ha dato moltissimo spazio alla teoria del complotto QAnon, secondo cui le élite che controllano la politica e i media adorerebbero Satana e gestirebbero un giro internazionale di prostituzione minorile», rincara il Post, non fosse chiaro che se c’è un problema sta tutto negli occhi dei cospirazionisti che guardano quelle foto e ci vedono il diavolo.

Il fotografo Galimberti: «Io di moda non ne capisco nulla»

Anche Gabriele Galimberti, il fotografo “per caso” della campagna fetish, attacca i canali «vicini alla destra trumpiana» (il virgolettato è di Repubblica, che l’ha intervistato), accusandoli di avergli attribuito anche gli scatti di Gard-Robe («Qui mi danno del pedofilo. Come ti difendi da un’accusa del genere, anche se priva di fondamento?») e alzando le mani sui suoi scatti ai bambini con i peluche bondage: «Io di moda non ne capisco nulla, non ho mai fatto un lavoro del genere. Ho dato per buono quello che mi dicevano. Anche perché il mio ruolo sul set non era decidere la linea stilistica del brand: ero il fotografo, e basta». Il vincitore del World Press Photo 2021 che è solito ricevere incarichi da National GeographicSunday TimesSternGeoLe Monde e, ovviamente, La Repubblica, spiega infatti: «Io non ho avuto voce in capitolo sulla scelta degli oggetti, sui bambini selezionati – sei, tutti figli di dipendenti Balenciaga o amici di Demna -, sulle location. Non ero parte in causa delle decisioni, nel senso che è stata tutta una scelta loro».
Demna è Demna Gvasalia, direttore creativo della maison del Gruppo Kering (1,76 miliardi di euro di ricavi nel 2021) – bastonato anche dalla sua musa Kim Kardashian in quanto «madre di quattro bambini» -, che dopo essersi scusato sul profilo Instagram a nome del brand, dichiarando Balenciaga pienamente responsabile di avere abbinato orsetti sado e bambini nella prima campagna e di avere omesso controllo degli oggetti sul set nella seconda, ha fatto causa per 25 milioni di dollari per danni d’immagine alla casa di produzione North Six che si è occupata di fornire gli oggetti di scena di quest’ultima. La tesi assurda del direttore è che nessuno in Balenciaga li avesse visti e approvati. Intanto Business of Fashion ha deciso di non conferirgli più il Global Voices Award 2022.

Allusioni sataniste diventano “montagna di idiozie”

Campagne ritirate, il problema resta: nelle fotografie che gli utenti rimpallano da un angolo all’altro dei social, stampa ed élite progressiste – che pure li usano abitualmente per fare processi e lanciare l’allarme sessismo, razzismo, omofobia, transfobia in qualunque caso mandando al rogo carriera e reputazione di chiunque esca dal perimetro del politicamente corretto – non vedono che questo: il popolo bue.
Un popolo di infervorati che di arte, fotografia, libera espressione e complessità non capisce niente. Che si mostra disturbato davanti a uno shooting in cui compaiono disegni da bambini del diavolo e bracciali in cui Balenciaga diventa Baalenciaga (da qui la summenzionata “montagna di idiozie” innescate da chi ha fatto notare che Baal è il nome di un demone a cui venivano sacrificati i bambini, altrimenti chiamato “Signore delle mosche”). O che sulla scia dello scandalo si permette di ripescare dall’account Instagram (oggi chiuso al pubblico) di Lotta Volkova – per anni punta di diamante di Balenciaga, «la più cool delle stiliste» – immagini (d’autore di grandi artisti e fotografi, of course) che mostrano rituali satanici, bambini in adorazione di teschi o legati alle sedie, scene di omicidi, sangue e sadismo. Il popolo bue che organizza manifestazioni di dissenso sminuzzando con le forbici abiti Balenciaga.

Il caso Balenciaga diventa un caso di troll

Deliri da conspiracy fashion, ci spiegano i colti del settore, «L’unica lezione che si può trarre da questa faccenda, che ha assunto contorni spropositati e grotteschi, è che si possono suonare le campane a morto per il tentativo culturale messo in atto dalla moda di far coesistere l’alto e il basso, lo streetwear e le maison, il giudizio popolare con quello della critica. La complessità non può essere ridotta a un’immagine semplicistica, a un tweet di 240 battute, a una story che dura ventiquattro ore e poi scompare. Essere capaci di riflettere, interrogarsi e informarsi richiede più tempo di quello che serve per esprimere un giudizio sommario, e digitarlo prima di tutti gli altri», scrive Linkiesta. «Internet è pieno di troll», rincara il New York Times.
I troll, ancora una volta sono loro i mostri morali della vicenda: la presenza sulla faccia dei social e della terra di troll così sforniti di complessità e intelligenza progressista da non riconoscere un “tentativo culturale” quando ne vedono uno. Vestito di top a rete, polsini, cinghie regolabili e lucchetti, e tenuto al guinzaglio o tra le braccia candide di una bambina di quattro anni.
Caterina Giojelli, 02/12/22, qui.

Non solo fluidi, non solo ipersessuati, non solo in costante crisi di identità: anche perversi e pervertiti li volete per poterli usare meglio, branco di luridi maiali. La cosa giusta per voi è stata scritta un paio di millenni fa: “Chi scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, è molto meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare.” Ma più che altro di rei che è meglio per noi, e soprattutto per i bambini. E se avete bisogno di una mano per sistemare la macina, fate un fischio che arrivo.

barbara

  1. Un momento… Tempi non è quel giornale di CL che ha cercato più volte di minimizzare i casi di pedofilia nel clero?
    Giù le mani dai bambini! dovrebbe essere universale, non una bandiera di uno o di un altro.
    Peraltro, nè io nè la mia fidanzata abbiamo mai visto un abito di Balenciaga nè siamo chissà che attenti al mondo della moda, preferiamo vestirci comodi; da quando conviviamo, ci siamo vestiti eleganti (io vestito grigio, camicia azzurra, cravatta bianca; lei tailleur a pantaloni blu, camicia bianca) solo per il matrimonio del mio socio… Non possiamo dire che quella casa ha perso un cliente perchè noi non lo siamo mai stati.
    Scusate qualche errore di battitura ma sono appena rientrato da una riparazione notturna urgente…

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    • Non lo so, è da poco che lo frequento. In ogni caso a me interessa se la denuncia è fondata, non chi la fa. E d’altra parte, considerando che la stragrande maggioranza degli atti di pedofilia si consuma in famiglia, e in grande numero in tutti gli altri ambiti in cui ci sono adulti a contatto con bambini e ragazzi, come gli ambienti sportivi, scout, eccetera, più tutti quelli che si dedicano ai viaggi nei paradisi dei pedofili, come Brasile, Tailandia, Filippine eccetera, più tutti questi altri circuiti “strani” come la moda e altro, non ti sorge il sospetto che questo fanatico puntare il dito unicamente sui preti possa essere un pelino strumentale e finalizzato a distrarre l’attenzione dai circuiti più redditizi o, per altri motivi, intoccabili?

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      • Forse il prete pedofilo fa più schifo degli altri pedofili perchè come prete dovrebbe essere immune da vizi e appetiti di natura sessuale? A maggior ragione se non ha pronunciato i voti e quindi dovrebbe essere vincolato solo dalla propria coscienza.
        Immuni da vizi sessuali i preti? Seee… (girano diverse storie di figli di parroci, specie in campagna e montagna)

        La mia fidanzata ha scoperto una cosa avvilente sull’argomento trans-cosi: un ballerino di Tribal Fusion che ha avuto successo mediatico facendosi passare per trans mentre non lo è!

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        • Immune? I preti non sono castrati! Un conto è sentire il dovere di astenersi, altro è essere immuni dagli appetiti, e non mi risulta che esistano esseri umani che lo siano. Quanto allo schifo, a me sinceramente ne fa di più chi ha scelto di occuparsi specificamente di bambini e ragazzi allo scopo preciso di averne tanti sotto le mani, fra i quali ce ne sarà sicuramente qualcuno abbastanza fragile da lasciarsi circuire e plagiare.
          Quanto al finto trans, c’è stata la tizia che partecipava a una delle varie Flottille contro Israele che si spacciava per ebrea sopravvissuta alla Shoah, per mostrare che Israele fa talmente schifo che perfino una come lei era contro, mentre poi è venuto fuori che non solo non era una sopravvissuta, ma non era neanche ebrea. E quella tizia politica americana che si è spacciata per indiana (nel senso di nativa americana) e quell’altra sempre americana antiisraeliana che si spaccia per “di colore” ed è più chiara di me: le nullità, non avendo nessuna dote per la quale farsi valere, si autoattribuiscono l’appartenenza a una qualche categoria sedicente oppressa per acquistare qualche merito.

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        • Mi fai perdere fiducia nel genere umano. Non so quale dei casi visti sia più avvilente per la specie umana, a questo punto.
          C’è però una piccola differenza fra i casi che hai esposto e quello del “finto trans”: loro si sono gabbati per quello che non sono prima di “entrare in azione”, diciamo così, il “finto trans”, invece, ha dovuto farsi passare per quel che non è perchè solo così lo hanno accettato come danzatore maschio di quel genere.

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        • @BF. Vecchia storiella: il prete è colui che tutti chiamano Padre, tranne i figli, che lo chiamano Zio.
          La storia di Balenciaga, credimi, non viene da CL, è uno scandalo mondiale, con diverse riprese: prima Balenciaga si scusa, dando la colpa al suo staff di PR e facendo capire che seguiranno adeguiate punizioni, poi nessuno viene punito e vengono anzi promosse nuove puntate, sempre a cura del fotografo al cui confronto Mapplethorpe era il Beato Angelico.
          Ed è solo l’ultima di una lunga serie di tentativi di estrema sessualizzazione dell’infanzia, che comprende fra le altre cose il drag-show (travestiti, diremmi noi antiquati) family-friendly in cui bambini di pochi anni vengono invitati prima a infilare banconote nel perizoma dei performers, poi direttamente ad esibirsi truccati, pettinati e vestiti da baby-prostitute.
          D’altra parte non si deve più dire pedofili, perché il termine è stigmatizzante: ora si cerca di far passare l’espressione “MAP” (Persone attratte dai minori).

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  2. I bambini, non essendo consumatori diretti, in USA possono essere trattati come prodotti. Altrimenti le Company non saprebbero che farsene.
    L’esaltazione dei casi di preti pedofili ha varie cause. Una economica: ormai in USA basta un’accusa anche senza prove per costringere una diocesi a pagare. L’anticattolicesimo. Come se tra i pastori protestanti non vi fossero pedofili. L’anticlericalismo in generale.

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    • Se posso dire, la grandisssima enfasi sugli abusi sessuali dei preti, nei seminari ed in parrocchia, si è molto, molto attenuata dopo le dimissioni di Ratzinger e l’ascesa al suo posto di un Papa peronista, se non proprio chàvista,e certamente funzionale al Nuovo Ordine Mondiale. Si direbbe che ci fosse un obiettivo, e che esso sia stato raggiunto.

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