QUESTA PIACERÀ SICURAMENTE AGLI AMICI MUSICOFILI

Ci hanno Traviati: che orrore Verdi coi frustini sadomaso

Nota preliminare: l’articolo è penoso, come più o meno tutto quello che esce dalla penna di questo “giornalista” quasi quotidianamente ospitato nel sito di Nicola Porro: penoso per stile, grammatica, lessico, lezioncine di morale affiancate alla narrazione dei fatti eccetera. Ma dato che in questo momento sto lavorando sodo, oltre a non avere ancora finito si smaltire una serie di inconvenienti fisici, non ho né tempo né voglia di cercare di meglio, e quindi vi dovrete accontentare.

Al Ponchielli di Cremona va in scena “La Traviata” in versione arcobaleno. Ma dal pubblico è raffica di “buu”

Ci mancava solo Giuseppe Verdi in versione Lgbt ed arcobaleno. Questa volta, protagonista dell’opera politicamente corretta è il regista Luca Baracchini, che ha “rimodellato” La Traviata del grande Verdi in una sorta di spettacolo transgender. Violetta Valery vive nel dubbio della sua identità di genere, specchiandosi costantemente e non riconoscendosi nel proprio sesso. Accanto a lei, tutti gli altri personaggi sono vestiti e truccati da drag queen. Il tutto culminato con il coro di zingarelle e mattadori trasformato in un festino a base di frustini, avance fra uomini e bondage con tanto di maschera con le corna.

Insomma, è il tentativo di utilizzare i maestri del passato nella propaganda politica, di catapultarli nella realtà dei nostri giorni, sempre con un colore conforme al mondo del progressismo e della sinistra, quella vera, a tutela dei diritti delle minoranze. Un risultato, però, che non ha ottenuto l’obiettivo sperato. Dalla platea del Ponchielli, il principale teatro di Cremona, si è levato uno scudo di fischi, “Buu” e “vergogna”, che sono costati la bocciatura del regista e della sua nuova opera in salsa politically correct.
Ma non si tratta della prima opera revisionata e storpiata. Pochi mesi fa, infatti, La Tempesta, il capolavoro del drammaturgo William Shakespeare, è stata rimodellata secondo i canoni progressisti perché poteva essere interpretata in una lettura discriminatoria nei confronti delle minoranze. E ancora, tanto per rimanere in tema di revisionismo storico, proprio nella manifestazione “Cremona Pride” dello scorso giugno, ha accompagnato per tutto il corteo una Madonna in versione Lgbt, senza che nessuno dei partecipanti battesse ciglio.
Insomma, se ci fosse stata una medesima scena contro Allah (magari anche derivante da una piazza di destra), probabilmente il trattamento non sarebbe stato lo stesso. Inutile dire che cosa avremmo letto sulla stampa nazionale: si sarebbero levati gli scudi del razzismo, della xenofobia e dell’intolleranza. Narrazioni che, puntualmente, non si sono verificate a sinistra.
Eppure, tanto per non farci mancare nulla, il regista non indietreggia e continua a difendere la versione Lgbt de La Traviata. Anzi, la rimarca senza mezzi termini: “Verdi si sente profondamente italiano, ma è anche un anti-italiano che mette in evidenza le contraddizioni e le ipocrisie della società del suo tempo, in particolare della borghesia molto bigotta. Allo stesso modo, questa Traviata racconta la realtà e la società contemporanea, una realtà e una società con cui vale la pena confrontarsi perché è in questa società e in questa realtà che tutti noi viviamo”.
Eppure, pare che gli spettatori abbiano cassato senza mezzi termini questa versione politicamente corretta contemporanea. Vorreste vedere le vere (e splendide) opere di Giuseppe Verdi o una loro rimodulazione in salsa Lgbt? Vorreste leggere la vera (e splendida) Divina Commedia di Dante, o lo straordinario Decameron di Boccaccio, nella loto versione originale oppure con un taglio arcobaleno? Noi abbiamo le idee chiare, ma forse siamo solo dei pericolosi tradizionalisti…
Matteo Milanesi, qui.

Non so se i loggionisti riusciranno a salvare il mondo dalle teste di cazzo che stanno tentando di distruggerlo, ma sono comunque la nostra ultima speranza.

E ora una cosa seria

barbara

  1. Una cosa che ho notato; è che invece di creare nuove opere per lanciare nuovi messaggi vengono prese opere “classiche” che hanno già un nome, ad esempio la traviata, e vengono stravolte per adattarle ai nuovi messaggi.
    Lo stesso capitato con “gli anelli del potere”, invece di fare una nuova serie fantasy dove il multiculturalismo, multirazza etc. etc. non apparisse forzato o stridesse con il canone dell’autore originale, hanno usato come copertura il nome della serie.
    E come in questo caso, se qualcuno contestava qualsiasi cosa era solo perché era un razzista, anche se le critiche non toccavano affatto il colore della pelle degli attori quanto buchi di trama e errori di scenografia.

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    • La musica classica, e in particolare la musica lirica, è da un secolo pura archeologia. Nessuno andrebbe a teatro per vedere e ascoltare una nuova opera arcobaleno. Per l’ottima ragione che nessuno andrebbe neanche nel caso che la nuova opera fosse tradizionalista quanto a rapporti tra i sessi. Ragion per cui, è inevitabile che registi e scenografi politicamente corretti (ossia il 100%} si sfoghino sui capolavori del passato.
      Non è, del resto, un fatto nuovo in tempi di decadenza. A partire dal quarto secolo, ossia prima delle invasioni barbariche, i cristiani andati al potere si dedicarono alla distruzione e sfregio sistematico di tutti i simboli della classicità. Pochi sembrano notare come nelle statue romane esposte nei musei il naso sia quasi sempre mancante, o rifatto. È l’effetto dei raids di fanatici cristiani muniti di martello.

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      • En passant: l’opera lirica è tutta rigorosamente etero. L’unico esempio non dico di omosessualità, ma di tematiche “borderline” è, a mio parere, il Peter Grimes di Benjamin Britten. Dello stesso autore, andrebbe studiata in chiave musicologica e psicologica l’opera breve “Il giro di vite”.
        Ammesso che interessi.

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      • Con eccezioni: Notre Dame de Paris, di Cocciante, era molto bella ed è stato un enorme successo mondiale; con la precauzione di vederla rigorosamente in francese perché la traduzione italiana era degna delle attenzioni dei sicari di Khomeini.
        Molto anticlericale, e per certi versi in modo ridicolo, ma lo era già Hugo.
        D’altra parte anche Lloyd-Webber era, a modo suo, piuttosto tradizionalista (e Cats però la trovo un po’ frocesca, almeno per un pubblico adulto).
        Il musical non è lirica? Punti di vista, direi. Non è che l’opera buffa di Mozart o Rossini avesse molto a che fare con Verdi, o all’estremo kitsch di Puccini, almeno al mio orecchio.

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  2. Quei costumi sarebbero buoni per uno spettacolo di Tribal Fusion, potrei proporli alla mia fidanzata, quando ogni tanto danza, solo per me. (sghignazzo)
    Ma non è poi roba nuova.
    Circa 35 anni fa, a Trieste misero in scena un’Aida ambientata nel periodo in cui Verdi la compose (1870). I costumi erano accurati, per l’epoca di ambientazione, ma faceva un po’ di comico, molti spettatori si erano messi a ridere. Ho conosciuto un imprenditore che l’aveva vista (aveva riso, sì!). Curiosamente, mentre i militari erano in uniforme coloniale, i sacerdoti egizi avevano una divisa massonica, quel signore mi aveva detto qualcosa tipo che potevano invitare in scena anche Gelli! Appunto, l’aveva presa come comica.
    Un mio amico svizzero aveva letto di una rappresentazione francese della Norma in cui i Romani erano vestiti da nazisti e i Galli da “resistenti”: messa in scena un po’ nazionalista, direi.
    Poi sapevo di un Götterdämmerung con Siegfrid in smoking… Un terribile Mefistofele (a Genova) la cui messa in scena fu bollata come “delirante” ma era veramente più che un delirio una “ca*ata” (era di Ken Russel).
    Ce ne sono quante si vuole.
    Io riesco a capire le scene, ma in quanto a musica… il mio socio oggi in luna di miele dice di riuscire appena a distinguere Mozart dai Pitura Freska, io forse sono appena meglio: riesco anche a distinguere la classica dal jazz! Ma non la “contemporanea” (o “atonale” o “dodecafonica”, che pare siano pure tre cose diverse) dal rumore di una fucina o di una catena di montaggio…
    ciaociao

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  3. Era troppo lungo per aggiungere…

    Non so se i loggionisti riusciranno a salvare il mondo dalle teste di cazzo che stanno tentando di distruggerlo, ma sono comunque la nostra ultima speranza.

    dovrebbero esercitarsi in questo:

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