NAUFRAGI NEL MEDITERRANEO

Questo è un romanzo. Tuttavia…

«Quanto hai pagato per la tua famiglia?». «Non molto». «Cioè?». «Tre milioni di franchi CFA, un po’ meno di cinquemila euro a passeggero». […]
«C’è chi paga molto di più, ma Babila, Keyvann e Safy sono solo braccialetti verdi».
Ruben Liberos sgranò gli occhi. Lo champagne stava cominciando a fargli girare la testa. Approfittando di una pausa di Noura, la chitarra di Whisley e il djembé di Darius avevano intrapreso una corsa folle.
«La rete degli scafisti utilizza braccialetti di plastica di tre colori diversi a seconda di quanto si paga per la traversata» spiegò Savorgnan. «Sono come quelli che bisogna portare negli hotel all inclusive, che non si possono scambiare né falsificare, che vanno tenuti al polso per tutta la durata del soggiorno e che poi vengono tagliati e buttati via. Braccialetto verde se paghi cinquemila euro, blu se ne paghi settemila e rosso se ne paghi diecimila».
Ruben posò goffamente sul bancone la coppa di champagne, che rotolò e cadde.
«Che senso ha pagare diecimila euro se l’obiettivo è comunque passare dall’altra parte del Mediterraneo?».
«A seconda del colore del braccialetto starai pigiato nella stiva o seduto sul ponte, attaccato alle macchine o piazzato accanto a un oblò, avrai o non avrai da bere, partirai o aspetterai se non c’è abbastanza posto sul battello o le condizioni meteo sono sfavorevoli. Sei sconvolto?».
Savorgnan fece una risatina, anche lui aveva bevuto troppo. «Anch’io lo ero da principio, poi ci ho riflettuto. Tutti i mezzi di trasporto del mondo funzionano così, no? Business class o classe turistica, parcheggiati come bestiame o trattati da califfi. Perché i clandestini non dovrebbero avere la stessa scelta?». […]

«Abbiamo un problema con il Kenitra. Doveva partire alle nove di sera da Saidia con trentacinque braccialetti rossi a bordo, ma il motore ha ceduto. Una brava bestia che da sette anni fa avanti e indietro sul Mediterraneo carica come un mulo».
«Dove sei?».
«Al porto di Saidia. Mi ha appena telefonato il pilota».
«Abbiamo un altro battello al molo?».
«No! E i braccialetti rossi sono incazzati neri. Per le prossime settimane è annunciata tempesta. Anche stasera, in realtà, non è che il mare sia molto bello».
«Devi farli pazientare, non abbiamo altre soluzioni».
«Faranno uno scandalo, Jourdain! Immaginati se parlano».
Jourdain se lo immaginava, anche se sapeva che non sarebbero mai riusciti a risalire fino a lui. Erano in pochi a prestare fede alle voci deliranti secondo cui il grande capo della Vogelzug aveva fatto fortuna con il traffico di migranti.
«Quand’è partita l’ultima barca?».
«Un’ora fa. L’Al Berkane, pieno come un uovo con centocinquanta clienti a bordo. Stiamo accelerando i tempi prima che arrivi la tempesta annunciata».
Jourdain sedette sul bordo di una fontana di fronte a una graziosa statua di Diana cacciatrice circondata da tre cerbiatte e rifletté sul problema.
«Sui centocinquanta passeggeri dell’Al Berkane quanti braccialetti verdi ci sono?».
«Direi una trentina». […]
«Okay. Chiama il pilota dell’Al Berkane, digli di mettere i trenta braccialetti verdi in una scialuppa, poi fare dietrofront e tornare a Saidia a prendere gli altri».
Jourdain sentì Max-Olivier esitante all’altro capo del filo.
«Con le onde che ci sono in mare aperto non reggeranno dieci minuti su una barchetta».
Jourdain alzò la voce. Diana guardava da un’altra parte, fissava la cima degli alberi accarezzando una cerbiatta.
«Hai altre proposte? Pensi che una volta al molo di Saidia riuscirai a far scendere i trenta migranti low cost senza dare scandalo e mettere in allarme la polizia marocchina? Meglio agire con discrezione in mezzo al mare. L’abbiamo già fatto mille volte. Il pilota si inventa una scusa qualsiasi, guasto al motore, pattuglia di doganieri, pericolo rissa, e libera trenta posti. Comunque, se non sono d’accordo e la cosa va troppo per le lunghe, ci penseranno i braccialetti blu e rossi a spingerli fuori bordo».
Max-Olivier sospirò. Jourdain insisté.
«Non obblighiamo nessuno a imbarcarsi, Max-O. Se non fornissimo noi l’imbarcazione tenterebbero la traversata col salvagente». […]
«I braccialetti verdi sono al corrente dei rischi» tenne comunque a precisare Jourdain. «Ognuno si assume i propri. Anche noi corriamo dei rischi. Se sono fortunati verranno recuperati da una pattuglia della guardia costiera, sennò servirà di lezione per gli altri. Tra migranti si parla. Capiranno che conviene spendere un po’ di più per la traversata». […]

Si rese conto che più nessuno stava parlando nella stanza. Alla radio, tra un risultato di calcio e le desolanti cifre della disoccupazione, lo speaker stava annunciando l’ennesimo dramma nel Mediterraneo.
Al largo delle isole Chafarinas, a pochi chilometri dalla costa del Marocco. Una scialuppa di fortuna sul mare in tempesta. Una richiesta di soccorso captata dai guardiacoste spagnoli. Troppo tardi. Una quindicina di corpi ripescati in acqua, altri dieci cadaveri arenati nel fango.

Michel Bussi, Il quaderno rosso, Edizioni e/o

Poi ogni tanto succede che una tragedia capita “casualmente” proprio nel momento in cui a voce sempre più alta si invoca lo stop agli interventi delle ONG: un gran mucchio di morti, foto della distesa di cadaveri, titoli roboanti, accento puntato sui bambini, articoli strappalacrime per suscitare sensi di colpa, i critici dei “salvataggi” zittiti, e l’affare che – come dichiarato dagli stessi trafficanti di carne umana – rende più della droga, riprende come prima (e del fatto che quando vengono imposti i blocchi cala fortemente il numero dei morti, non osa parlare più nessuno).
Ora un paio di considerazioni sul fatto di questi giorni.

Sisto Ceci

UNA TRAGEDIA ANNUNCIATA ANZI……..VOLUTA E PROVOCATA

Non sono mai stato un complottista ma di fronte a così grandi tragedie occorre andare oltre l’humana pietas, il grande dolore per i morti, la solidarietà per i sopravvissuti proprio per impedire che si ripetano in futuro. Come avrebbe potuto un barcone in quelle condizioni attraversare con un solo pieno di carburante quasi la metà del Mediterraneo, chi li ha riforniti e dove? Perché i profughi non sono sbarcati in una della tante isole greche, compresa Creta, di fronte alle quali sono passati, perché hanno voluto a tutti i costi venire in Italia? Che cosa hanno raccontato loro gli scafisti su cosa avrebbero trovato in Italia? sembra avessero detto loro che una volta sbarcati in Italia sarebbero stati subito trasportati in pulmino in Germania, dove molti di loro hanno già parenti residenti, invece di accusare Piantedosi di disumanità, di indegnità, di dichiarazioni ignobili e chiederne le dimissioni, i compagnucci di merende, dovrebbero porsi certe domande e non strumentalizzare vergognosamente la morte di tanti poveracci.

Alcune domande…

Quella capitata in calabria è una tragedia e su questo non ci piove. Pero, sarà cattivo, ma l’umana compassione non deve significare il sospendere qualsiasi senso critico e fare, a mente fredda, qualche riflessione rigettando la “narrativa” che vuole quei poveracci in fuga dalla guerra e la tragedia colpa solo degli uomini bianchi egoisti…

Era partito 4 giorni fa da Izmir, in Turchia, il barcone naufragato davanti alle coste di Cutro, in Calabria.
L’imbarcazione è stata individuata per la prima volta nella serata di ieri da un aereo di Frontex in pattugliamento a circa 40 miglia dalle coste calabresi.
Immediatamente è partita la segnalazione ai soccorritori e sono usciti in mare una motovedetta e un pattugliatore della guardia di Finanza.
Le condizioni proibitive del mare non hanno consentito di raggiungere il barcone e i due mezzi sono dovuti rientrare per non mettere a repentaglio la sicurezza degli equipaggi.

Prima domanda da farsi: la Turchia è “uno stato canaglia” come la Libia che non rispetta le norme ONU sull’accoglienza dei profughi? Se sì, allora perché non lo si denuncia e si chiede all’ONU di prendere provvedimenti? Se no, allora possiamo togliere dai motivi per partire l’essere in uno stato canaglia che riduce in schiavitù.
Seconda domanda; guardate la cartina con il percorso.

Come mai in Grecia non si sono accorti del barcone? Se l’obiettivo era raggiungere uno stato civile che rispetta le norme sull’accoglienza dei profughi come mai non fermarsi in Grecia? Neanche la Grecia lo è? Come mai si denuncia con forza il comportamento, incolpevole, dell’Italia e non si parla di Grecia e Turchia?
Terza domanda: come capita talvolta nei casi di stupro, molti attaccano parlando di victim blaming chiunque metta in discussione la narrativa facendo domande sulla vicenda. Le stesse reazioni che, nei casi di stupro, causano le domande: “ma è stato prudente bere fino a non capire nulla?” oppure “ma cosa si aspettava di trovare ad un sex&coca party”? E anche qui non appena si chiede che guerre ci siano in pakistan scattano gli attacchi di diffamare i morti.
Quarta. Adesso molti son passati dalla virologia all’essere lupi di mare. Il problema del soccorso con mare agitato non è il navigare fino alla barca in difficoltà quanto il poter fare in sicurezza il trasbordo senza scontri fra le navi. Con il mare agitato è una manovra difficile già nel caso di navi non sovraccariche e condotte da persone capaci di manovrarle. Alcune tragedie del mare son capitate perché, all’arrivo dei soccorsi, le persone su una nave sovraccarica si erano spostate in massa sbilanciandola e facendola rovesciare. E stiamo parlando di una nave rovesciata davanti alla nave di soccorso.
Quinto. Se ci fossero state le ONG. Dove si sarebbero dovute mettere? davanti alle coste greche e poi fare mille distinguo per spiegare che i porti greci non son sicuri come quelli italiani? In mezzo allo Ionio al confine fra la zona SAR italiana e quella greca? In ogni caso anche se ci fossero state dubito sarebbero state capaci di intervenire e fare i trasbordi… (qui)

Oltre a non scappare da nessuna guerra, c’è che un sopravvissuto ha dichiarato di avere pagato 8000 euro: fuga dalla miseria? Da posti in cui si vive con 2 dollari al giorno? Con 8000 euro e il cellulare? Quella cifra rappresenta circa 4-5 mesi di stipendio medio; in Somalia, quando ci sono stata (oggi saranno sicuramente cambiate le cifre assolute, ma non le proporzioni) con un mese del mio stipendio viveva due anni una famiglia di otto persone, 8000 euro sono la cifra con cui una famiglia di otto persone vive 10 anni. O si apre un’officina meccanica con cui si dà lavoro a mezza dozzina di persone e si vive bene per sempre: vedete un po’ voi.
E resta ovviamente il fatto, difficilmente contestabile, che nessuna bagnarola di quella sorta potrebbe mai percorrere neanche un decimo di quel tragitto: in quale punto, come nel romanzo, è tata messa in mare?

Il libro comunque è bellissimo: oltre alla faccenda del traffico delle immigrazioni clandestine, c’è la bellissima mulatta che adesca un tale, lo porta in uno di quegli alberghi privi di personale in cui funziona tutto con cellulare e carta di credito, gli prospetta una bella botta di sesso “forte”, lo lega, gli fa un prelievo di sangue e poi gli taglia le vene e se ne va. E a quel primo ne seguono altri, con le stesse modalità. Chi sono questi uomini? Con quale criterio li sceglie? Il segreto sta nel famoso quaderno rosso. E poi ci sono i colpi di scena (Dubai? Come Dubai? Ma se due ore fa era a Marsiglia, l’hanno vista tutti!), e la fuga a Beirut a piedi nudi sull’asfalto rovente in slip reggiseno e sahariana aperta, e la meravigliosa scena della punizione del trafficante, e la Madre, coi suoi segreti e i suoi misteri, la grande, straordinaria, sontuosa Madre che incarna tutta la Maternità del mondo intero. Guai a voi se non lo leggete.

barbara