FOTOGRAFO BASTARDO

fotografo bastardo
barbara

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MIO PADRE IN UNA SCATOLA DA SCARPE

Sembrerebbe una storia che scorre piana, questa. Non senza qualche increspatura, certo: siamo in terra di camorra, dove si può finire sparati per uno sguardo; come potrebbero non esserci increspature? Ma tutto quello che vuole Michele è una vita semplice, senza pretese, sempre attento a evitare le vie che incrociano altre vie pericolose, e riesce a costruirsela: la scuola, l’amore, il matrimonio, un lavoro sicuro e pulito, i figli, i nipoti, un bell’orto da curare nel tempo libero. Eppure lo percepisci chiaramente che la bufera arriverà, lo annusi a ogni pagina. E ad un certo punto sai con certezza che si sta preparando, che sta per arrivare, come quando esci di casa e dici: arriva la neve. Non vedi niente di diverso dal giorno prima, non senti niente di diverso, eppure sai che la neve sta per arrivare. E infatti arriva. E nonostante fossi preparato fin dalla prima pagina, non arrivi a capire l’esatto significato del titolo fino a quando lei, la scatola, non compare in scena.
È un libro che ti lascia l’amaro in bocca, questo, perché non c’è il lieto fine. E non c’è neppure, a differenza dei gialli, la catarsi della soluzione del mistero. Perché questo non è un giallo: è fatto a forma di romanzo, ma racconta una storia vera, e nella vita vera non sempre la catarsi è garantita. E sicuramente non è prevista la catarsi nelle mille e mille altre storie vere, identiche a questa, di mafia e di camorra. Ma nonostante l’amaro è un libro che è bene leggere: lo dobbiamo a tutte le vittime innocenti, morte di mafia, e poi di nuovo morte di omertà, e poi ancora una volta morte di complicità – per paura o per interesse – delle istituzioni che dovrebbero proteggerle. Non aggiungiamo anche la quarta morte con la nostra indifferenza. E poi è anche un libro che è bello leggere perché ha una bellissima scrittura. E ancora, perché Giulio Cavalli, l’autore, è uno che per la sua guerra alla mafia rischia la vita, e infatti vive sotto scorta. C’è anche un video, con un’intervista alla figlia di Michele: non lo metto, perché se qualcuno che non lo conosce volesse leggerlo, gli guasterebbe il piacere della lettura anticipandogli la fine, ma chi lo volesse comunque guardare lo può trovare qui.

Giulio Cavalli, Mio padre in una scatola da scarpe, Rizzoli
mio padre in una scatola di scarpe
barbara

CONDIVISIONE

Sì, Gerusalemme era ebrea, ma era prima.
Ora è diventata santa per le tre religioni.
È “universale”, dicono.
È stupefacente come amano condividere ciò che appartiene agli Ebrei: la loro capitale, la loro terra, i loro appartamenti, i loro tavoli, i loro mobili, i loro cappotti, le loro scarpe, i loro capelli, i loro denti (cit. Alain Légaret, via Elio Cabib via Ugo Volli)

E ricordiamo anche Aharon Appelfeld, deportato bambino, fuggito a nove anni dal campo di sterminio, incredibilmente sopravvissuto a condizioni di vita per noi inimmaginabili, autore di tanti libri meravigliosi e ora scomparso, ma tutto ciò che ci ha donato non ce lo potrà più togliere nessuno.

barbara

GERUSALEMME

“Gerusalemme è mia!” “No è mia!” “È nostra!” “È stata mia per tanto tempo!” “Ma prima c’ero io!” “Ma poi l’hai lasciata!” “Non è vero, me l’hanno strappata!” “Ora è diventata nostra!” “È di tutti!” “Di tutti, tranne che tua”” “Io l’amo!” “Ma la voglio io!” “Se non ce la restituisci, ce la riprenderemo con la forza!” “Lasciala!”, “Ridammela, o ti ammazzo!”. Eccetera eccetera.
Dev’essere proprio bellissima, questa donna chiamata Gerusalemme, se tutti la vogliono. Non a caso, nella più bella poesia d’amore di tutti i tempi, l’amata è definita “navà ki Jerushalàim”, “bella come Gerusalemme”. Non può esistere bellezza maggiore. Tutti minacciano di fare pazzie per lei, si dichiarano disposti a uccidere, o a morire, per lei. Moltissimi non l’hanno mai vista, ma dicono comunque di amarla, di volerla a ogni costo, come accadeva per la bella e crudele Turandot.
Ma insomma, di chi è? In tempi in cui, per fortuna, si parla molto di rispetto delle donne e della loro libertà, vogliamo provare a chiedere alla diretta interessata a chi si vuole accompagnare? Sappiamo già che tutti l’amano, proviamo a chiedere chi ama lei. Magari, chi sa, la signora, dopo una lunga serie di delusioni amorose, preferisce restare single.
Il problema, però, com’è noto, è che lei non parla. Se ne sta stesa e immobile, tra gli ulivi e il deserto, ammantata di memoria e di silenzio. Ha un cuore (un cuore di pietra: com’è scritto nella canzone, “uvelibà chomà”, “nel suo cuore c’è un muro”), ma nessuno sa per chi batta. Rispettiamo la sua scelta di tacere.
Io direi, anzi, di abbandonare la categoria dell’amore, che, soprattutto quando si parla di donne, si è rivelata tante volte, nella storia, ambigua e distorta, gravida di violenza e sopraffazione. Se oggi si comincia a dire, finalmente, che le donne vanno rispettate nella loro libertà, non molto tempo fa un’idea ancora comune era invece che, chi amava una donna, poteva e doveva prendersela. Nel capolavoro di Luchino Visconti, “Rocco e i suoi fratelli”, del 1960, Simone (personaggio interpretato da Renato Salvatori) reputa insopportabile che la sua ex fidanzata si sia poi unita a suo fratello Rocco (l’attore Alain Delon), tanto da sorprendere la coppia con un gruppo di amici, di notte e in un luogo isolato, per violentare la donna davanti a tutti e poi picchiare selvaggiamente il fratello. E Rocco, dopo l’accaduto, dirà alla donna – a cui si era pure sinceramente legato – che non pensava che Simone “l’amasse tanto”, per cui, alla luce dei fatti accaduti, riteneva che lei avesse il dovere di tornare col suo ex. Anche questo era considerato “amore”, in Italia, appena qualche decennio fa, ed è ancora considerato amore in molti dei Paesi che dicono di amare perdutamente Gerusalemme. Amarla tanto da arrivare a stuprarla, aggredendo chi, forse, l’ama davvero.
Lasciamo perdere l’amore, allora, e usiamo altre parole, meno affascinanti e suadenti, ma probabilmente più affidabili, se non altro perché, in loro nome, nessuno ha mai ucciso o violentato nessuno. Parole come “rispetto”, “cura”, “attenzione”, “premura”, “compassione”. Che un novello re Salomone, quindi (non ebreo, per carità! dev’essere neutrale) chiami al suo cospetto tutti gli innumerevoli sedicenti mariti, amanti, fidanzati, pretendenti di Gerusalemme, e chieda loro, uno per uno, in che modo abbiano concretamente dimostrato per lei compassione premura, attenzione, cura, rispetto. Chieda loro, per esempio, quando l’hanno avuta tra le loro braccia, cosa abbiano insegnato ai loro bambini nelle scuole di Gerusalemme. Se ad amare il prossimo, o ad odiarlo. Se le abbiano concesso di essere visitata e abitata da altre persone, o l’abbiano invece tenuta segregata al mondo, o reclusa come una schiava. Se le loro preghiere, salite al cielo da Gerusalemme, o infilate, scritte su brandelli di carta, tra le fessure di un muro, abbiano contenuto auspici di serenità, pace e armonia, o piuttosto di morte e distruzione per i nemici. Se l’abbiano abbellita e adornata come un giardino, o come una regina, o non l’abbiano invece usata come una pattumiera. Se la diversità dei volti, degli abiti, dei profumi, dei colori, delle melodie, rappresenti per loro una ricchezza di Gerusalemme, o piuttosto una malattia da cui guarirla. Se credano che la sua terra sia sfregiata e profanata dal sangue su di essa versato, o ne riceva invece gloria, linfa vitale e nutrimento. Se pensano che quel sangue sia lo stesso sangue della città d’oro, oppure no. Se pensano che Gerusalemme gioisca o soffra per il dolore delle sue vittime, di qualsiasi colore. Se la immaginano soffrire come una madre, quando un suo figlio è strappato alla vita, oppure ghignare beffarda, come una strega, mormorando tra sé: “uno in meno”. Se credono che la città “troppo santa” preferisca libri o coltelli, parole o urla, mitezza o isteria. Vita o morte. Se pensano che, quando, l’ultimo giorno, com’è scritto, tutte le genti si riuniranno a Gerusalemme, debbano essere davvero tutte, o non sia invece meglio che una, una a caso, si sia fortunosamente persa per strada.
Alla fine, il saggio re deciderà, a suo insindacabile giudizio, a chi Gerusalemme dovrà essere affidata. Lo farà, immaginiamo, consapevole che la città “che non può essere dimenticata” non dimentica mai, a sua volta, il bene, e il male, che le è stato fatto. Attenzione, però: solo affidata, e solo per averne cura. Gerusalemme è una donna libera e orgogliosa, non è proprietà di nessuno. Prendersene carico dà solo responsabilità, non diritti. E solo alla fine dei tempi, forse, si saprà se il suo cuore di pietra abbia mai pulsato per qualcuno, e per chi.

Francesco Lucrezi, storico, 27/12/2017, Moked

barbara

INFORMAZIONE

Allora:
Alla Boeing ha detto subito che lui i due aerei già ordinati non glieli pagava e subito hanno abbassato la cresta.
Alla Lockeed lo stesso per l’F35 e tra l’altro hanno preso da Israele i programmi di software che finalmente funzionano, in più li ha costretti a produrre i ricambi (come da contratto, disatteso apposta per spingere l’F35, bastardi dentro) per l’F16, l’F18 e l’F22 (che rimane il miglior aereo mai costruito).
Alla Marina ha detto che per le altre due portaerei lui quei soldi non glieli paga ed hanno abbattuto sia i costi che i tempi, rispettando i contratti già firmati da tempo.
Ha poi dato il via agli oleodotti bloccati da sua Eminenza Premio Nobel.
Ha tolto le pastoie al carbone e già 10 miniere hanno ripreso.
Ha tolto il divieto di ricerca e di fracking sui terreni Federali e quelli sul mare.
Ha ottenuto già che Ford, GM, BMW ed altri faranno nuove fabbriche in USA ed i tedeschi, inclusa VW, hanno convinto ZF a mettere in piedi una fabbrica in USA.
Ha tolto i “regali” alle aziende che si occupano di energie alternative (e Tesla sta nei casini, se avete azioni consiglio di venderle).
Aveva stabilito che per ogni nuova regola due andavano tolte e per ora il conteggio è ogni nuova regola ne hanno già tolte 20.
Ha eliminato posizioni in tutti i Ministeri ed Enti ed ha tagliato i budget dal 15 al 25 % per alcuni.
Alla Casa Bianca ha eliminato molte posizioni, incluso l’ufficio della First Lady che oggi ha 4 persone invece delle 16 di quando c’era la Sora Michelle con il suo stupido giardino e si ridice Merry Christmas!!
Ha tolto le stupide regole del cibo (se vedevate le foto dei piatti i vostri figli sicuro non ce li avreste mandati) nelle scuole, sempre messe in atto dalla Sora Michelle e molte altre cose nelle scuole stanno in fase di revisione e cambiamento specialmente le Charter Schools.
Ben Carson sta ricostruendo e tagliando a HUD (l’Ente che si occupa di case popolari e di abitazioni e cose connesse).
Ha ridato a molti stati le terre di cui i federali si erano appropriati in epoca Premio Nobel.
Ha rimesso in riga EPA (Environmental Protection Agency) mandandoci Pruitt che è uno che voleva chiuderla e che era stata usata da Sua Eminenza per migliaia di regole assurde che aggravavano i costi di tutti.
L’unico aumento di budget è andato ai militari che finalmente cominceranno ad avere roba decente per fare il loro mestiere, in più a tutti un aumento in busta paga di circa il 3% ed ha anche rimesso le decisioni e le regole di combattimento ai comandanti sul campo, stracciando le fesserie del cialtrone e dei suoi compagnucci progressisti.
In un anno la borsa ha guadagnato 6.000 (seimila) MILIARDI di valore e con la nuova legge sulle tasse tutti danno bonuses ed aumenti ai dipendenti e già hanno fatto e faranno nuovi investimenti.
All’Onu ha tolto 280 milioni.
Al pakistan 252.
Alla NATO stanno pagando e forse anche gli arretrati.
L’accordo di Parigi (ed i tre miliardi) li ha cancellati anche se Sua Eminenza il fetente aveva provato a pagarli appena prima di uscire ma lui è riuscito a bloccarne 560 milioni appena entrato.
Ha cancellato TPP dove solo gi USA pagavano e gli altri guadagnavano.
Sta rivendendo NAFTA (Canada e Messico). Ha rivisto gli accordi con il Giappone ed il loro “protezionismo”.
Con la Cina la carne finalmente viene ora esportata come parecchie altre cose, ma stanno ancora negoziando….
Ah! ed all’Ufficio Postale ha appena detto di smettere di regalare i soldi a Bezos, quando alla fine dell’anno vengono a chiedere miliardi per coprire il “rosso”…e mille altre cose ancora che nessuno vi racconta men che meno la Botteri che sarà occupata a preparare il cenone di Capodanno nel suo umile appartamento in 59a strada (nello stabile che fa angolo su Central Park, quante cose so eh?) che pagate Voi.
Buon Anno dal “Roscio” e da me a tutti. (Volevo fare un tweet ma non c’entrava tutto nei 140 caratteri)
Jaime Andrea Manca Graziadei che non so chi sia, ma questo non ha importanza. Chi desiderasse informazioni su di lui, lo trova su FB.
obamainttrump
Per completare il quadro aggiungo l’invito a leggere questo articolo dello scorso marzo di Giovanni Sallusti e quest’altro di settembre della quasi coetanea Maria Giovanna Maglie, con la quale condivido la militanza filo palestinese e antiamericana in tempi di gioventù, per poi aprire gli occhi e rinsavire nella maturità.

barbara

ASHER HA APERTO GLI OCCHI

Asher Elmaliach
Asher Elmaliach
è la guardia di sicurezza ferita una ventina di giorni fa all’ingresso della stazione centrale degli autobus di Gerusalemme con una coltellata al cuore. Ora ha aperto gli occhi, e sembra sia stato registrato un leggero miglioramento. Bat Sheva Asayag, che presta il Servizio Civile presso il Magen David Adom (Stella di David Rossa), in quel momento fuori servizio, si è trovata ad assistere all’attentato; si è precipitata presso il ferito e ha tamponato l’emorragia con le mani. Qui la vediamo insieme alla moglie della vittima, che stringe intensamente quelle mani benedette che le hanno salvato il marito.
Bat Sheva Asayag
E questa è tutta la banda.
famiglia Asher Elmaliach
E questo, per completare il panorama, è Yosef ben Amo, il tassista che ha bloccato e inchiodato l’aggressore (e con quelle mani, non si fa fatica a crederlo).
Yosef Ben Amo
Piccolo dettaglio tecnico: l’ambulanza è arrivata 9 minuti dopo l’attentato; 15 minuti dopo l’accoltellamento Asher era nella sala di emergenza dell’ospedale Sharei Tzedek (le porte della giustizia).

barbara