AFRICA, UN AMICO RACCONTA

Sai qual è il principale problema dell’Africa?

Il mio amico appena tornato da un lungo viaggio mi interroga, ma io sono preparata. Ho già pronta la lezione sullo sfruttamento delle risorse da parte dell’uomo bianco, la so, non l’ho capita bene ma la so dire. Ma prima che possa partire si risponde da solo. “E’ la stregoneria”.
E parte a raccontarmi una realtà incredibile, un mondo primitivo in cui se grandina forte e il raccolto è distrutto lo stregone sgozza un pollo, ne osserva il sangue e in base a quello decide quale donna andrà punita. Perché, si sa, è sempre colpa di una donna. Se c’è un uomo che odi con tutto il cuore, auguragli di rinascere donna in Africa, mi dice (non odio nessuno così tanto, e non credo nella reincarnazione, ma certo uno stage da donna africana per due mesi a qualcuno lo auspicherei, quasi quasi). La donna individuata come responsabile verrà cacciata dal villaggio, bandita, oppure a volte messa viva nell’acqua bollente o buttata nel fiume coi coccodrilli (se sopravvive era innocente). In certi casi, se la colpa della grandinata o di qualsiasi altro evento negativo verrà attribuita con certezza a lei – secondo una cultura per cui nulla succede per motivi naturali o spiegabili scientificamente – verrà uccisa e le verrà mangiato il cuore.
Le donne peraltro sono le uniche a lavorare, lì. Le vedi al mattino con un figlio legato davanti, uno al fianco, la cesta sulla testa che vanno nei campi. Per gli uomini in molte culture dell’Africa meridionale è un disonore lavorare, ed è impossibile per loro da adulti imparare il rispetto delle donne. Appena non dipendono più dalla mamma, smettono di seguirla al lavoro e se ne stanno fermi al villaggio.
Ovviamente questa non è una ricerca scientifica, ma è il racconto di un amico, che ha visto segmenti di una realtà e me la racconta. Nessuna pretesa di oggettività, ma un’esperienza toccata con mano. Non stiamo parlando di immigrazione, di flussi, di rifugiati, niente di tutto questo, perché non so come la pensi politicamente e non voglio litigarci. So solo che è andato lì a portare aiuti, e racconta quello che ha visto.
Di una cosa però è certissimo. I missionari danno davvero la vita per gli africani. Vivono con loro, come loro, fanno la stessa fatica e subiscono le stesse privazioni degli abitanti del posto, e l’ultima cosa che fanno è mettere una croce al collo agli africani. Però gli oratori sono stracolmi di persone, le messe durano tre ore e la gente li segue, perché parlano di Cristo con la loro vita. Questi missionari hanno dato un incarico al mio amico: aiutateci a non far partire la gente da qui, aiutateci a educarli. Insegniamo agli uomini che lavorare, insegniamo a combattere le credenze della stregoneria. Mandateci materiale edile e soldi, costruiamo delle scuole. Mandateci aiuti, intelligenze, soldi, persone.
Il mio amico ha incontrato tante persone che lavorano lì, e non so neanche se vada a messa la domenica, ma mi ha detto chiaramente: se vuoi mandare qualcosa, manda ai missionari non ad altre organizzazioni, perché a differenza di queste loro non sprecano un centesimo, non tengono niente per sé, fanno fruttare tutto, al massimo, perché loro lì danno la vita davvero. Ha visto arcivescovi zappare la terra, preti dormire tra gli insetti, suore consumarsi fino all’ultimo respiro. Il fatto è che se non lo fai per Cristo non riesci a farlo, non in quel modo, come serve.
Ecco, questo è solo un racconto, non ha pretesa di assoluto, non è un trattato di geopolitica, non è una proposta di soluzione. E’ una fotografia. Sicuramente altri ne avranno scattate altre, il continente è grande e le realtà sono tante. Comunque questa è vera di sicuro, e volevo condividerla.
Aggiungo quello che ho letto: minori affidati a donne che non sono le loro veri madri e che poi spariranno una volta sistemate le cose in Europa, e centinaia di donne che saranno invece dirottate a fare le prostitute, ognuna delle quale vale 60 mila euro d’incasso per la mafia stessa. Solo mettendone 100.000 nel “mercato del lavoro” in Italia la mafia nigeriana muove un giro di affari di 600 milioni di euro all’anno.
A questo si somma quello che perde l’Africa: risorse giovani. Leggo di ghanesi che hanno venduto il taxi o le proprie piccole mandrie per venire in Europa e ritrovarsi su una strada a elemosinare o a guadagnare 3 euro all’ora se gli va bene, trattati come bestie, e che non riescono neanche a mettere ovviamente da parte un capitale come era nei loro progetti. E anche se desiderano tornare non lo faranno mai per la vergogna perché non saprebbero cosa dire al villaggio, non saprebbero come giustificare quei soldi spesi per arrivare in Europa, anzi alimentano altre partenze facendosi selfie su facebook fingendo che tutto vada bene per non dire la verità, per vergogna. Risultato: altri giovani (diciottenni, non scolarizzati) cercano di venire qui perché pensano che sia facile arricchirsi.

Costanza Miriano, qui

È sempre così: chi parla in base ai fatti raccomanda di non partire, chi parla in base all’ideologia raccomanda di farli partire, di farli arrivare e di accoglierli, depredando l’intera Africa della sua forza lavoro, effettiva o potenziale.
PS: noto, per inciso, l’accenno ai selfie su facebook, con tutto ciò che questo comporta, sotto molti punti di vista, e di cui si è già parlato.

barbara

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LE COLPE DEI PADRI

Le colpe dei padri, come tutti sanno, sono quella cosa che non deve mai ricadere sui figli. Mai. Neanche per sbaglio. Neanche per distrazione. Neanche per scherzo. Neanche per uno scherzettino bonario. Mai. Tranne il caso che i padri in questione appartengano alla razza bianca. La quale razza è quella cosa che – anche questo lo sanno tutti – assolutamente non esiste, tranne la razza bianca, che non solo esiste, ma è anche una razza inferiore in quanto colpevole di tutti i danni del pianeta, conosciuti e sconosciuti, e di tutti gli altri pianeti scoperti e coperti nonché di tutte le galassie scoperte e coperte. In questo caso le colpe dei padri ricadono sui figli fino alla seimiliardesima generazione. E dunque succede che noi – nel senso di immonda razza bianca – abbiamo avuto le colonie, abbiamo sfruttato il loro suolo e sottosuolo e la popolazione, arricchendoci alle loro spalle, e impoverendo loro in proporzione. (Come? Dici che dopo la fine del colonialismo sono arrivati dei satrapi corrottissimi che li hanno depredati ancora più di noi? Colpa nostra: se non ci fossimo stati prima noi non sarebbero arrivati neanche i satrapi) E dunque, per scontare le colpe dei trisnonni dei nostri trisnonni, adesso dobbiamo accogliere e nutrire tutti quelli che arrivano, da qualunque parte del mondo arrivino. Ne arriva un milione? Accogliamo un milione. Dieci milioni? Accogliamo dieci milioni. Cento milioni? Accogliamo cento milioni. Un miliardo? Accogliamo un miliardo. Continuando infaticabilmente a chiedere scusa e batterci il petto e cospargerci il capo di cenere: scusa per il male fatto dai trisnonni dei nostri trisnonni, scusa per avere sviluppato una cultura superiore alla loro, una scienza superiore alla loro, una tecnologia superiore alla loro, scusa per avere concepito l’idea dei diritti umani ed esserci dotati di democrazia, scusa per esistere.

E gli arabi – che dopo l’arrivo del cammelliere predone assassino pedofilo sono diventati musulmani? Hanno aggredito, invaso, occupato, islamizzato a suon di massacri, deportazioni, stupri etnici, conversioni forzate tutto il nord Africa, buona parte del centro Africa, tutto il medio oriente, parti dell’estremo oriente, i Balcani, parti dell’Italia, la Spagna (se ho dimenticato qualcosa aggiungetelo voi), hanno cancellato culture, lingue, etnie, hanno depredato e devastato, hanno fatto razzie per catturare schiavi (ricordiamo che non solo gli schiavi bianchi sono stati più numerosi degli schiavi neri, ma che anche per gli schiavi neri erano i capitribù locali a fare le razzie, e i mercanti arabi a farne commercio, vendendoli ai negrieri bianchi) e in varie parti praticano tuttora la schiavitù. E stanno conquistando fette sempre più grosse di Europa, terrorizzando gli autoctoni, imponendo loro il proprio stile di vita, limitando le loro libertà e i loro diritti. E loro? Niente colpe da scontare? Niente danni da risarcire? No. al contrario, dobbiamo accoglierli. Dobbiamo essere indulgenti perché loro non lo sanno che in Italia non si può stuprare sulla spiaggia, proprio non lo sanno. Dobbiamo essere comprensivi se addobbano le loro donne come tende beduine, perché è la loro cultura. Dobbiamo capirli se infibulano le bambine, perché da loro si fa così. Non dobbiamo criticarli se sposano bambine prepuberi, perché stanno seguendo l’esempio del loro Profeta, piss be upon him. No, nessun senso di colpa per loro. Ma perché Dai su, ragazzi, non potete fare domande così stupide! Perché loro non appartengono alla famigerata razza bianca, ecco perché.
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PS: mi è capitato di sentir dire: “Se Allah ha dato il petrolio a noi, ci sarà una ragione”. Ora, a parte il fatto che lo ha dato anche agli americani e ai nordeuropei e – orrore degli orrori! – anche agli ebrei in Terra d’Israele, ma se per poterlo estrarre e raffinare e utilizzare  Allah li ha fatti aspettare fino a quando non sono arrivati i famigerati colonizzatori bianchi, non avrà avuto le sue ragioni?

barbara

ALLARME DELLA GUARDIA COSTIERA LIBICA

“Le ong aiutano i trafficanti, ci sarà un esodo”. L’allarme della Guardia costiera libica

Lo dichiara all’AGI il portavoce della Guardia costiera libica, l’ammiraglio Ayoub Qassem

di BRAHIM MAARAD 06 luglio 2019

“Con un pieno ritorno delle attività delle ong nel Mediterraneo ci sarà un esodo di migranti verso l’Italia”. Lo dichiara all’AGI il portavoce della Guardia costiera libica, l’ammiraglio Ayoub Qassem. “Il governo italiano – continua – non deve permettere alle persone salvate da queste navi di poter sbarcare perché altrimenti si diffonderà di nuovo la cultura dell’emigrazione verso l’Europa, con evidenti ripercussioni sia sulla Libia che sull’Italia”.

L’ammiraglio dei guardacoste libici denuncia inoltre “la continua interferenza delle ong nelle operazioni di soccorso”. “Non possiamo continuare a fare gare di velocità con le imbarcazioni delle ong. Quando il centro di coordinamento di soccorso riceve la conferma del nostro intervento, non deve permettere ad altri di entrare in azione. Noi non vogliamo scontrarci con le ong”, continua Qassem.

“Le ong favoriscono i trafficanti di essere umani. E abbiamo il sospetto che ottengano ricompense dirette, oltre a quelle indirette, per ogni persona che fanno arrivare in Europa”, ha aggiunto Qassem. “Ogni intervento che fanno loro è per favorire l’immigrazione in Libia dall’Africa subshariana e per avere maggiore peso politico in Europa”, continua l’ufficiale libico. “A questo si aggiunge l’aspetto materiale: non solo aumentano le raccolta dei fondi a proprio favore ma non escludiamo che abbiano finanziamenti direttamente legati ai trafficanti di essere umani”, conclude l’ammiraglio. (qui)

Trafficanti di esseri umani: è ora che cominciamo tutti a chiamarli col loro nome, i membri di questa mafia criminale internazionale. A quanto pare, visto che siamo tutti, noi immondi europei bianchi, colpevoli di avere depredato l’Africa delle sue ricchezze, la cosa migliore per riparare i torti commessi dai nostri trisnonni è depredarla anche della sua forza lavoro.

Quanto ai salvataggi, non farà male ripetere una volta di più che
L. Tricarico
e infatti

Tornando alla nostra Carola superstar, che probabilmente contenderà a Greta superstar il Nobel per la pace, abbiamo avuto modo di verificare ancora una volta l’amore che Der Spiegel nutre per il nostro Paese.
spiegel
Volendo scendere nei dettagli, si prega di notare il titolo, che va oltre i limiti del grottesco, sul “drammatico viaggio di salvataggio”.
salvataggio
E la faccia di Carola, fotoshoppata nel tentativo di renderla più carina, o almeno meno cozza, col risultato di farne un travestito, senza la più microscopica traccia di femminilità nei lineamenti. Troppo spesso si dimentica che, come dicevano i nostri vecchi saggi, spesso il meglio è nemico del bene.

Comunque, indipendentemente dalle posizioni politiche o ideologiche di ognuno di noi, ritengo doveroso ricordare che questa gente sta scappando dalla fame.
fame
barbara

DUE MESSAGGI

Uno alla signora Alessandra Vella.

Denuncia  presentata alla Procura della Repubblica di Caltanissetta contro il Gip di Agrigento, Alessandra VELLA

Di Ornella Mariani
ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA di CALTANISSETTA
La sottoscritta MARIANI FORNI Ornella, nata a xxxx il xxxx e residente in Benevento alla via xxx,
PREMESSO
che l’ordinanza di scarcerazione di Carola Rackete, Comandante della nave o.n.g. Sea Watch 3, emessa dal GIP della Procura della Repubblica di Agrigento Alessandra VELLA, appare basata su presupposti giuridicamente errati;
che gli Immigrati da Costei imbarcati non erano Naufraghi, ma Soggetti con destinazione predefinita;
che il reato di resistenza e violenza da Ella opposto a nave da guerra italiana avrebbe potuto degenerare in un drammatico evento in danno di Servitori dello Stato;
che il Segretario di Stato olandese per le migrazioni Ankie Groekers- Knol, prendendone le distanze, ha riconosciuto i gravissimi delitti commessi dalla Rackete;
che non può essere sfuggito al GIP:
a) l ’intenzionalità della Rackete nel restare quattordici giorni in mare pur nella consapevolezza di potere, nello stesso arco temporale, raggiungere porti tunisini, algerini, marocchini, portoghesi, spagnoli, francesi, maltesi, albanesi, egiziani, croati etc.;
b) la sua determinazione a compiere un’ azione politica estranea all’esercizio di un diritto e distante dall’onere di un dovere e ad arrecare un violento e deliberato insulto alle Autorità italiane ed ai Finanzieri, la cui vita metteva a repentaglio con manovra intenzionale di stampo criminale, rivelandosi socialmente pericolosa: l’ordine di accensione dei motori laterali, mirava a schiacciare la motovedetta della G.d.F. e la scriminante di cui all’art.51 appare uno scardinamento delle norme attraverso false premesse in Fatto e in Diritto. La Rackete non stava effettuando la millantata operazione di salvataggio, ma aveva prelevato i Migranti a bordo della Sea Watch 3 senza che alcuna emergenza lo esigesse, così mancando lo stato di necessità e le ipotesi di pericolo o di Forza Maggiore richiamate dall’art. 54 C.P.,
DENUNCIA
il GIP Alessandra Vella, la cui decisione offende gli interessi; i sentimenti ed i valori dello Stato italiano, per ”Delitto contro la personalità dello stato” poiché la sua attività, svilendo ed esautorando le Forze dell’Ordine impegnate in loco, ha violato l’art. 241 CP nel quale è scritto: “… chiunque compia atti diretti o idonei a sottoporre il territorio dello Stato o una parte di esso alla sovranità di uno Stato straniero, ovvero a menomare l’indipendenza o l’unità dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni. La pena è aggravata se il fatto è commesso con violazione dei doveri inerenti l’esercizio di funzioni pubbliche “ e per quanti altri reati l’A.G. adita ravviserà.

La Scrivente chiede, infine, all’A.G. di verificare se risponda al vero il compiacimento espresso dalla Vella sul Social FB per il denaro raccolto a favore della Sea Watch 3 e se Ella stessa abbia contribuito con versamenti personali, in aperta violazione dell’art. 36 comma 1, lettera C del C.P.P.: “IL Giudice ha l’obbligo di astenersi se ha dato consigli….”.

Con ogni riserva di richiesta di danni in ogni sede, quale Cittadina e Contribuente, la Sottoscritta, che trasmette copia del seguente atto anche al C.S.M. per le opportune valutazioni, chiede di essere informata dell’esito della presente denuncia ai sensi dell’art. 406 c.p.p. nel caso in cui il P.M. avanzi formale richiesta di proroga delle indagini preliminari. Chiede altresì di essere informata nel caso in cui, ai sensi dell’art. 408 c.p.p. il P.M presenti richiesta di archiviazione.

Benevento 05/07/2019

E uno alla signora Carola. Fate bene attenzione a quello che dice a proposito dell’Africa. Quella vera, non quella delle favolette. Quella che lei ha conosciuto dal vivo e che io ho conosciuto dal vivo.

La cosa che dice delle donne è importantissima, e soprattutto è vera, e io l’ho sperimentata sulla mia pelle: se non hai un uomo, sei alla mercé di chiunque. Riflettiamoci.

Aggiungo questo video, altamente istruttivo – non che dica cose nuove a chi è abituato a usare il cervello.

Nel frattempo, dopo i tre di cui ho parlato ieri, è arrivato anche il successore della famigerata Federica Mogherini, Josep Borrell. Un giornalista gli chiede se gli Stati Uniti non abbiano ragione sulla pericolosità del regime di Teheran, visto, tra le altre cose, l’aver giurato di voler distruggere Israele. Borrell risponde: “Non siamo bambini che seguono quello che dicono (gli americani). Abbiamo le nostre prospettive, i nostri interessi e la nostra strategia e continueremo a lavorare con l’Iran. Vuole spazzare via Israele; non c’è nulla di nuovo in proposito. Dobbiamo conviverci”. Convivere con la prospettiva che Israele venga annientato, si suppone. Gente, è ora di lasciare l’Unione Europea e metterci in salvo. SUBITO.

POST SCRIPTUM: se poi qualcuno volesse avere un’idea di che cosa sia un VERO salvataggio, guardate questo, di cui ricorre in questi giorni il quarantatreesimo anniversario

barbara

SEA-WATCH E DINTORNI ANCORA

Un po’ di cose raccattate in giro per la rete, con alcune riflessioni che condivido e che ritengo utili (è un po’ tanta roba, ma portate pazienza che domani vi faccio riposare, così se volete potete leggere anche a rate).

In arrivo a Lampedusa una carovana di parlamentari del Pd a difesa della SeaWatch.
Siamo su Scherzi a Parte…
Per certi politici l’Italia non ha leggi, non ha confini, non ha regole, non ha dignità.
Per loro vengono prima i clandestini?

Vengono prima i soldi che ricavano dai clandestini.

Questa storia è scandalosa. I naufraghi proprio non interessavano a nessuno. Questa deficiente li ha portati a spasso per due settimane solo per entrare in Italia (aveva tutte le possibilità del mondo, ma non le interessavano). E i politici di sinistra stanno dimostrando che le leggi le debbono rispettare solo i loro nemici…
Ah, a proposito:ho le palle piene di sentir chiamare “flussi migratori” queste buffonate. Il flusso migratorio che viola coscientemente le leggi (piacciano o meno) è un atto delinquenziale come tutti gli abusi. E siccome di delinquenti ne abbiamo a sufficienza, questa capitana andrebbe punita senza sconti. (qui)

Da Ornella, che di Africa ne ha vista un bel po’.

“Questa presunzione tutta razzista, provinciale e presuntuosa per la quale si possa vivere una vita dignitosa soltanto in Europa, e in Africa no, mi ha veramente stancata. Sotto la retorica dell’accoglienza spesso e volentieri si legge un disprezzo per l’Africa, generalizzato e superficiale, che fa venire i brividi. L’Africa ha più di 50 paesi, diversissimi, con ricchezze e bellezze uniche, culture meravigliose e nuove opportunità. C’è la povertà, ma non c’è solo quella. Prima di tutto, un po’ di rispetto, questo continente lo merita.” (qui)

CAPITANA vs CAPITANO (qualcuno mi ricorda perché il semipremier lombardo ha questo soprannome??). Tra una vertigine e l’altra ho cercato di buttare giù qualche riga, alle quali premetterei che sarebbe ora in questo disgraziato Paese di rispettarci un po’ di più l’un con l’altro, comprendendo tanto le motivazioni di chi propende all’accoglienza tanto quelle di chi invece ha le sue ragioni per negarla. Direi che un po’ di visione a lungo termine e l’attuazione di un sano “principio di precauzione” sarebbe utile a tutti.
Ciò premesso, direi che la Capitana (della nave) ha avuto in vita sua tante possibilità, indubbiamente è preparata, è plurilaureata e ha un curriculum come un papiro, ma questo non le dà alcun diritto di sentirsi al di sopra della legge, né di infrangere le leggi degli Stati altrui, men che meno interpretare a suo insindacabile giudizio il Diritto marittimo. Aggiungerei che costei non ha studiato – se lo avesse, qualche sacrosanto dubbio dovrebbe averlo – un po’ di antropologia e di “antropologia delle migrazioni”: chi le dice che lei possa spostare persone, con relativi usi e costumi, dove più le aggrada, e che i riceventi debbano sottostare alla SUA visione del mondo senza esprimere alcuna forma di resistenza? Lei e i suoi fan non si rendono conto che se anche nel Sud d’Italia si è arrivati a votare un Salvini, probabilmente gli elettori (che saranno beceri, ma ne hanno il diritto; di sicuro non sono stupidi) hanno avuto le loro ragioni. IO personalmente non li approvo, ma questo non mi rende cieco di fronte alle loro motivazioni. Qualcun altro, dall’alto delle sue lauree e dei suoi curriculum, è invece cieco, ma solo in determinate direzioni guarda caso.
E non ho toccato il più grave argomento: quanto questa emigrazione dall’Africa PEGGIORA le condizioni degli Stati e delle popolazioni locali?? Perché ricordiamoci: l’Africa è un continente in grandissima parte in pace; dove la crisi alimentare è stata abbondantemente superata (e chi veramente muore di fame non emigra); ed è in forte sviluppo economico… Certo non è l’Europa, ma chi si sta muovendo in questa emigrazione economica sta togliendo al suo continente, al suo Paese, alla sua gente la speranza di un miglioramento futuro.
Ora, se è vero che, a detta di qualcuno, è impossibile fermare le migrazioni e la storia lo dimostrerebbe (a dire la verità, la storia dimostra che non è affatto detto: tante migrazioni sono state bloccate o abbondantemente diluite), è anche vero che quasi mai le migrazioni sono state accettate supinamente, anzi più erano incontrollate più hanno scatenato conflitti anche sanguinosi.
Gianni Pellegrini, qui.


Franco Londei

Come sapete non sono un salvinista, non condivido nulla delle idee di questo personaggio, NULLA, ma mentiremmo a noi stessi se non ammettessimo che in questa vicenda della Sea-Watch c’è una sfida palese alle leggi di questo paese, che possono essere giuste o sbagliate, ma che fino a che ci sono vanno rispettate. Che poi Salvini ne approfitti per fare propaganda è un altro paio di maniche, ma la sinistra pretenda pure il rispetto dei Diritti dei migranti a bordo, pretenda qualsiasi cosa e qualsiasi intervento di salvaguardia di quei poveracci in mare da settimane, ma non faccia l’errore di pretendere una sorta di salvaguardia per gli operatori della ONG. Io quando stavo bene ho collaborato con diverse ONG e la prima cosa che si impara in questo mestiere e che, d’accordo o meno, si rispettano le leggi del paese dove si opera. Non esiste nel Diritto Internazionale ed umanitario una regola che ti permetta di bypassarle. (qui)

Fulvio Del Deo

Parole come “umanità” e “accoglienza” non hanno nulla a che vedere con lo sporco traffico umano che questi nuovi negrieri stanno compiendo. Questo gioco criminale sta estirpando giovani dalla loro terra e li sta portando qui a vivere un’esperienza di vuoto ed emarginazione, di giornate caratterizzate dal nulla assoluto, di attese interminabili che renderanno piacevole perfino “essere liberi” di essere assunti per chiedere l’elemosina agli angoli delle strade e fuori ai supermercati, mettendo a posto i carrelli in cambio di qualche spicciolo.
Nella foto vedo solo uomini, giovani e forti (qui; cliccare sulla foto per ingrandire)
seawatch

Fulvio Del Deo

Nella generazione dei suoi nonni, anche loro bianchi e ricchi come lei, si sono dedicati allo spostamento di persone, via dalle loro case per eliminarle dal paese.
Adesso lei, insieme alla generazione dei suoi coetanei, continua a spostare persone, e le allontana dalle loro case per scaricarle in un paese da danneggiare. (qui)

Il fine dei pirati è demolire gli stati

Gian Micalessin

Adesso Sea Watch ha calato la maschera e issato la sua vera bandiera. Quella della pirateria umanitaria.
Una pirateria che, al pari delle navi corsare al servizio degli stati nazionali del XVII secolo non agisce per fini propri, ma per soddisfare gli interessi di nuove entità sovranazionali poco disposte a metterci la faccia. A garantire la «lettera di corsa» alle navi con teschio e tibie e il soldo ai loro capitani di ventura pensavano, un tempo, Paesi come Inghilterra, Francia e Spagna interessati a bloccare i commerci del nemico senza esibire e le proprie cannoniere. Oggi la pirateria umanitaria interpretata con un tocco di romantico femminismo dalla 31enne Carola Rackete, capitana di Sea Watch, svolge esattamente la stessa funzione. La capitana Rackete che si dice in dovere di forzare il blocco «per salvare 42 naufraghi allo stremo» sa bene di mentire. E sa altrettanto bene che il suo aiuto ai quei 42 «naufraghi» sarebbe stato molto più sollecito se li avesse sbarcati in Tunisia o in qualsiasi altro porto del Mediterraneo raggiungibile durante i 15 giorni trascorsi a comiziare e far politica davanti a Lampedusa. Ma la «lettera di corsa» garantitale formalmente dall’opaca organizzazione umanitaria di cui è al soldo le richiede altro. Le richiede di approdare solo ed esclusivamente in Italia perché solo da quel ventre molle, dove l’anomalia di un esecutivo giallo-verde ostacola la compattezza dell’Unione, può iniziare lo sfondamento dei cancelli della «fortezza Europa». La missione assegnata alla capitana Carola come a tanti altri capitani mercenari è insomma quello di penetrare in Italia per scavare una breccia nelle mura dell’Europa. Ma per conto di chi? La risposta è semplice. Per ottenerla basta seguire il denaro fatto affluire nelle casse di organizzazioni umanitarie come Sea Watch. Nel XVII e XVIII secolo i corsari servivano agli stati nazionali per garantirsi il controllo dei traffici. Oggi i «pirati umanitari» servono a fare carne di porco delle frontiere e delle ingombranti legislazioni nazionali per far spazio ad entità multi o sovra-nazionali. Entità come i giganti del web o le grandi aziende globalizzate che considerano gli stati, i loro confini, i loro sistema fiscali e le loro leggi sul lavoro alla stregua di limitazioni obsolete da abbattere quanto prima. Spazzare via il concetto d’inviolabilità delle frontiere legittimando l’arrivo di manodopera a basso costo da trasformare in futuri consumatori dei servizi delle aziende globali è la via più breve per accelerare la fine dei vecchi stati nazionali. Per questo la vera missione della capitana Carola non è quella di salvare o proteggere il carico umano di cui s’è impossessata andando incontro ai trafficanti e violando la zona di soccorso assegnata alla Libia. La vera missione di questa capitana di sfondamento è riversare quel carico umano nella breccia del vallo italiano per dividere il nostro Paese e spaccare l’Europa. Dribblando i divieti di Salvini e scaricando sulle coste italiane quei 42 migranti utilizzati alla stregua di ostaggi la Capitana avrà esaurito il suo compito. Potrà dimostrare a chi la paga di aver contribuito a inasprire i rapporti tra l’Italia e un’Olanda che offre ai pirati di Sea Watch la sua copertura di bandiera. Potrà consolare le anime belle di una Germania che mentre lascia agire impunemente la concittadina Carola Rackete scarica in Italia migranti narcotizzati e si vanta di aver deportato in un Paese in guerra come l’Afghanistan più di 530 migranti irregolari. (qui)

I PALADINI DELLA GIUSTIZIA

di Niram Ferretti

Tra i demagoghi di provincia, Leoluca Orlando è in pole position da anni. Re della retorica più melensa, delle banalità più insulse, patetico menestrello di un multiculturalismo da operetta, ora si fa promotore della cittadinanza onoraria all’equipaggio della Sea Watch.
«Per rendere omaggio a cittadini e cittadine che negli ultimi mesi sono protagonisti di una operazione di umanità e professionalità; un atto di amore e coraggio che giorno dopo giorno ha salvato e salva vite umane, ridato speranze e costruito un ponte di solidarietà nel mare Mediterraneo, anche contro logiche, politiche e leggi che poco hanno di umano e civile».
La logica del cuore, la nobiltà d’animo contro la durezza di leggi disumane come quelle volte a impedire l’immigrazione indiscriminata. Perché la vera nobiltà d’animo consiste nell’accoglienza sempre e comunque, anche di chi domani non vorrà integrarsi e costruirà società parallele come in Francia, Regno Unito, Belgio, Olanda, Svezia o, non trovando qui il Bengodi finirà sfruttato dalla criminalità organizzata come le donne nigeriane, oppure ne prenderà parte con solerzia.
Ma oggi la nuova figura iconica della sinistra a corto di proletari e rivoluzionari è quella del migrante. E’ il migrante infatti che riassume l’umiliato e offeso, il diseredato, l’uomo e la donna da riscattare e da redimere. E a sinistra sono tutti potenziali redentori, laici, si intende.
Leoluca Orlando appartiene alla luminosa genia dei Saviano, dei Lerner, dei Gino Strada, degli Ovadia. Loro stanno con l’Umanità oppressa, con quelle che identificano come vittime. Tutto il resto è secondario una volta che sono state individuate perché a quel punto si sa esattamente chi sono le canaglie e gli oppressori. E il gioco è fatto. (qui)

Ed ecco qui, in tutta la sua bellezza, il nostro bel satrapetto.
alibabaorlando
Poi c’è anche il Dalai Lama, che ha qualcosa da dire in merito

mentre su quelle famose “convenzioni internazionali” di cui i fans della novella Antigone che sfida le leggi in nome della giustizia morale (“se aveste un pizzico di cultura, sapreste che un tale di nome KANT scriveva:”Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me.”…. Ma immagino non sappiate nemmeno chi sia costui…. Figuriamoci se per voi possa esistere la LEGGE MORALE!!!” No, questo non vi dico dove si trova: non ho nessuna intenzione di fare pubblicità gratuita a qualcuno a cui non la farei neanche a pagamento), può essere utile dare un’occhiata qui. Quanto ai sinistri, a me fanno venire in mente questa:

PS: per un momento, girando oggi in rete (in realtà il calendario dice che sarebbe ieri, ma fino a quando non vado a letto rimane sempre oggi) mi era venuto il sospetto che il Ghisberto fosse passato di qui e mi avesse rubato un’idea; poi, prima di accusarlo di plagio, ho voluto verificare e ho constatato che in effetti no, semplicemente la stessa idea era venuta anche a lui, già qualche mese fa:
smartphone
barbara

MIGRANTI: LA PAROLA A CHI SA

Il traffico di umani dall’Africa, le mafie e la complicità dei razzisti

Il traffico di esseri umani nel mondo frutta 150 miliardi di dollari alle mafie, di cui 100 miliardi vengono dalla tratta degli africani. Ogni donna trafficata frutta alla mafia nigeriana 60 mila euro. Trafficandone 100mila in Italia, la mafia muove un giro di 600 milioni di euro all’anno. Nessun africano verrebbe di sua volontà, se sapesse la verità su cosa lo attende in Europa.
Non mi infilo nell’eterna guerra civile italiana basata su fazioni e non contenuti, ma da afrodiscendente italiano e immigrato ora negli Stati Uniti credo sia arrivato il momento di parlare e trattare l’immigrazione o meglio la mobilità come un problema e fenomeno strutturale che ha vari livelli e non come uno strumento per fare politica o da trascinarsi come i figli contesi di due genitori che li usano per il loro divorzio come arma di ricatto.
Secondo stime dell’ONU, ogni anno sono trafficati milioni di esseri umani con una stima di guadagno delle mafie di 150 miliardi di dollari di fatturato ripeto 150 MILIARDI. (le allego la news di AlJaazera non de Il Giornale o il Fatto Quotidiano). Io non so se lei ha mai vissuto o lavorato nell’Africa vera e che Africani conosce in Italia o se da giornalista si informa su testate anche non italiane, ma il traffico di esseri umani con annessi accessori vari (bambini, organi, prostituzione) non è un fenomeno che riguarda solo l’Italietta dei porti sì o porti no, ma è un fenomeno globale che fattura alle mafie africane, asiatiche, messicane, 100 – e ripeto 100 – Miliardi di dollari all’anno.
Questi soldi poi non vengono certo redistribuiti alla popolazione povera di questi paesi, ma usati per soggiogarla ancora di più con angherie di ogni genere, destabilizzarne i già precari equilibri politici, reinvestirli in droga e armi.
Si è mai chiesto perché, a parità di condizioni di povertà e credenza che l’Europa sia una bengodi, quelli che arrivano da Mozambico, Angola, Kenya sono pochissimi, o quelli che arrivano dal Ghana (il Ghana che è il mio Paese d’origine ha una crescita del PIL del 7% e una situazione di assenza di guerre e persecuzioni) provano a venire? Perché esiste una cosa chiamata Mafia Nigeriana, che pubblicizza nei villaggi che per 300 euro in 4 settimane è possibile venire in Italia e da lì se vogliono andare in altri Paesi Europei. Salvo poi fregarli appena salgono su un furgone aumentandogli all’improvviso la fee di altri 1000 $, la quale aumenta di nuovo quando arrivano in Libia dove gliene chiedono altri 1000$ per la traversata finale. Il tutto non in 4 settimane come promettono, ma con un tempo di attesa medio di un anno.
In tutto questo ci aggiungo minori che vengono affidate a donne che non sono le loro veri madri, che poi spariranno una volta sistemate le cose in Europa e di centinaia di donne che saranno invece dirottare a fare le prostitute ognuna delle quale vale 60 mila euro d’incasso per la mafia stessa. Solo trafficandone 100.000 verso l’Italia la mafia nigeriana muove un giro di affari di 600 milioni di euro all’anno.
A questo si somma quello che perde l’Africa: risorse giovani. Ho conosciuto ghanesi che hanno venduto il taxi o le proprie piccole mandrie per venire in Europa e ritrovarsi su una strada a elemosinare o a guadagnare 3 euro all’ora, se gli va bene, trattati come bestie e che non riescono neanche a mettere ovviamente da parte un capitale come era nei loro progetti. E anche se desiderano tornare non lo faranno mai per la vergogna perché non saprebbero cosa dire al villaggio, non saprebbero come giustificare quei soldi spesi per arrivare in Europa, anzi alimentano altre partenze facendosi selfies su facebook, che tutto va bene per non dire la verità per vergogna e quindi altri giovani (diciottenni, non scolarizzati ) cercano di venire qui perché pensano che sia facile arricchirsi.
Che senso ha sostenere che questo traffico di “schiavi” e questa truffa criminale della mafia nigeriana, come quelle asiatiche in Asia, deve continuare?
A chi fa bene? Non fa bene al continente africano, non fa bene al singolo africano arrivato qui, perché al 90 per cento entra in clandestinità e comunque non troverà mai un lavoro dignitoso; non fa bene all’Italia che non ha le risorse economiche e culturali per gestire e sostanzialmente mantenere tante persone che non possano contribuire specialmente in un Paese dove il 40% dei coetanei di questi giovani africani è già senza un lavoro; e non fa bene neanche all’immagine che l’europeo ha dell’Africano perché lo vede sempre come una vittima, un povero, un soggetto debole.
Questo da africano, ma anche essere umano, è l’atteggiamento più razzista che ci sia oltre che colonialista perché non aiuta nessuno, se non le mafie e chi lavora in buona o malafede in tutto questo indotto legato alla prima assistenza.
Con 5 mila dollari è più facile aprire una piccola attività in molti Paesi dell’Africa che venire qui a mendicare e se solo fosse veramente chiaro e divulgato questo concetto il 90 per cento delle persone non partirebbe più probabilmente neanche in aereo per l’Italia.
Specialmente chi ha forse la quinta elementare e 20 anni. Non è lo stesso tipo d’immigrazione di 30 anni fa dove molti erano anche 30enni, alcuni laureati, ma molti con diploma superiore e comunque trovavano lavori nelle fabbriche e in situazioni dignitose.
Non conosco la situazione delle ONG che si occupano dell’assistenza marittima, ma conosco benissimo quelle che operano in Africa di cui la maggioranza sono solo un sistema parassitario. Per i maggiori pensatori Africani e veri leader politici una delle prime cose da fare è proprio cacciare dall’Africa tutte le ONG, perché seppure il personale che ci lavora sono in buonafede, i giovani volontari, il sistema ONG serve a controllare e destabilizzare l’Africa da sempre, oltre che creare sudditanza all’assistenza, senza contare il giro finanziario di donazioni e sprechi fatti dalle ONG per mantenere dirigenti sfruttando l’immagine del povero bambino africano.
Basta con questo modo di pensare controproducente, razzista, e ignorante. Sarebbe curioso vedere qualcuna di queste ONG fare iniziative a Scampia mettendo nelle pubblicità le foto di qualche bambino napoletano.
Siamo stanchi di questa strumentalizzazione che fate su questo tema per i vostri motivi ideologici o le vostre battaglie fascisti o antifascisti sulla pelle di un continente di cui conoscete poco o che avete romanticizzato e idealizzato e che usate per mettere a posto la vostra coscienza o lenire i sensi di colpa del vostro status privilegiato. E’ ora di fare analisi serie e porre in campo soluzioni concrete vincenti, non di avvelenare i pozzi di un partito o dell’altro, perché chiunque vinca perde l’Africa.
Sarebbe bello un reportage di Edo State in qualche villaggio per capire a che livello di furbizia, cattiveria, fantasia criminale sono arrivati e scoprirete che forse solo trasportare e illudere un giovane analfabeta di vent’anni e la sua famiglia è il minimo che questa potentissima e sottostimata organizzazione criminale fa ogni giorno, sfruttando la disperazione e ignoranza delle gente di cui alcuni disposti a tutto, persino a vendere un figlio appena nato per 100 dollari.
Se questo verrà tollerato ancora i rischi non saranno solo per l’Italia, ma anche per i Paesi Africani dove oltre al problema di dittatori si aggiungerà quello di Narcos al livello della Colombia di Escobar o il Messico di El Chapo con ancora più morti e sottosviluppo di quello che già c’è.

di Fred Kuwornu (qui)

E poi c’è Gino Strada, che i “migranti” li raccatterebbe su tutti, li porterebbe tutti in Italia, subito, di corsa, ma…

È sobbalzato sulla sedia, il giornalista Toni Capuozzo, quando l’altra sera, ospite a In onda su La7 con Gino Strada, ascoltava il fondatore di Emergency raccontare perché la sua organizzazione non sia più presente nel Mediterraneo a soccorrere i migranti.
Salvini non c’entra, anzi «se potessimo saremmo in mare domani mattina e li porteremmo nei porti italiani». Il punto è che «non abbiamo i soldi per farlo – ha spiegato Strada -. Noi lavoravamo su una barca che era di proprietà di Moas, contribuivamo con il nostro personale sanitario che pagavamo noi: delle spese logistiche noi pagavamo 150mila euro al mese. Dopodiché – ha svelato – ci hanno chiesto di dare di più, 180mila o 230mila, noi abbiamo discusso tra di noi e abbiamo accettato. Poi ci hanno detto: vogliamo che sbarchiate domani perché la Croce Rossa ci dà 400mila euro e noi che dovevamo fare? È come quando il padrone di casa ti dà lo sfratto».

Siete scettici? Fake news? Manipolazione? Frasi estrapolate dal contesto? Allora ascoltatele dalla viva voce di Strada in persona:

La Croce Rossa, già. Quella che a Theresienstadt ha trovato tutto regolare, quella che ad Auschwitz, nella persona di Maurice Rossel intervistato da Claude Lanzmann, non solo non vede camere a gas e forni crematori, cosa che possiamo anche immaginare senza troppa difficoltà, ma non vede neanche i treni, non vede i camini, non vede il fumo, non sente l’odore delle tonnellate di carne umana bruciata (“Le baracche militari o cose simili hanno sempre un cattivo odore. Ma se mi parla di odore di carne bruciata, di cose di questo tipo, altri le hanno sentite o viste, io non ho visto nulla”) qui, se il Cannocchiale funziona. Quella che, dopo avere accettato come simbolo riconosciuto la mezzaluna rossa, alla proposta di accettare anche la stella di David rossa ha risposto: “ E perché non anche la svastica allora, già che ci siamo!” Quella, ora anche in combutta coi trafficanti di carne umana.
Chiudo con una nota ottimistica che ci viene da un signore che immagino sia di sinistra, che ci fa sperare che non tutti siano accecati dall’odio antisalviniano.
susic
barbara

POICHÉ DETESTO LE BUFALE

E soprattutto quando oltre ad essere delle bufale sono anche delle mastodontiche vaccate, talmente cretine che ti chiedi come sia possibile che qualcuno si beva simili stronzate, ogni tanto mi diverto a farne a pezzi una. Oggi vi tocca questa.

Dolci momenti

Quando nasce un bambino è già nata un’emozione

Nel cuore di ciascuno di noi c’è una “voce che sa”,
nel cuore?! Ah già, è vero: avremmo giurato che questa roba avesse a che fare col cervello, ma Aristotele ci garantisce che parte tutto dal cuore, quindi dev’essere senz’altro così che stanno le cose

una canzone capace di ricordarci ciò che più apprezziamo e desideriamo, qualcosa che sapevamo fin dalla nostra infanzia.
Noi tutti tutti? Sette miliardi e rotti più tutti quelli di prima a partire da Neanderthal? Compreso Hitler? Compreso Idi Amin Dada che conservava le teste dei nemici nel frigorifero? Compresi i sordomuti che la musica non la conoscono?

In Africa orientale
Primo inconfondibile marchio di fabbrica della bufala: in Africa orientale dove? Egitto? Sudan? Eritrea? Gibuti? Etiopia? Somalia? Kenia? Tanzania? Mozambico? Guai a precisare dove, non sia mai che possa capitare qualcuno in grado di dire io là ci sono stato e questa puttanata non l’ho mai sentita

c’è una tribù
secondo inconfondibile marchio di fabbrica della bufala: quale tribù? Da quando in qua le tribù sono anonime? Solo che a fare un nome potrebbe capitare qualcuno a dire io quella tribù la conosco benissimo e lì questa puttanata non esiste. E, ovviamente, guai a fare il nome dell’antropologo che avrebbe documentato questa cosa (in uno dei vari siti in cui si trova questa storia, il rito viene attribuito alla tribù Himba – di circa 12.000 membri – residente in Namibia, ossia nell’Africa Occidentale, e costituita da pastori nomadi. In nessuno studio sulla tribù Himba è fatto cenno all’usanza di cui qui si parla)

che crede che questa canzone esista prima ancora della nascita. In quella tribù, la data di nascita di un bambino non è il giorno in cui viene al mondo e neppure il giorno del suo concepimento, come accade in altre tribù,
davvero queste tribù africane analfabete sanno calcolare il momento del concepimento? E hanno delle date, ossia un calendario? E addirittura una “data di nascita”? Magari anche un Ufficio Anagrafe in mezzo alla foresta tra l’oleandro e il baobab? Io in Somalia ho conosciuto un sacco di gente che non aveva la più pallida idea di quanti anni avesse, per non parlare di una roba marziana come una “data di nascita”…

ma l’attimo in cui nella mente della madre è nato il pensiero di quel bambino. Conscia della propria intenzione di concepire un figlio con un certo uomo, la madre va nella boscaglia e si siede sotto un grande albero. Rimane seduta e ascolta attentamente fino a quando ode la canzone del bambino che spera di mettere al mondo.
Quindi in questa fantomatica tribù non esistono bambini nati per sbaglio, non esistono persone che cedono alla tentazione di una botta di ormoni e si ritrovano in attesa di un figlio senza averne prima cercato la canzone, nessuno fa l’amore se non ha già programmato di avere un figlio e trovato la “sua canzone”. Resterebbe poi da capire se questo “certo uomo” con cui la donna ha deciso di concepire un figlio sia stato informato di questa sua intenzione. Resterebbe da capire se sia previsto il suo consenso. Resterebbe da capire che cosa succede quando, dopo avere avuto un figlio, la donna decide di averne un altro: va di nuovo nella boscaglia per trovare la sua canzone seduta sotto un grande albero (grande, mi raccomando, se no la canzone non arriva), e nel frattempo dell’altro figlio chi si occupa? Del marito chi si occupa? E se una coppia è sterile, cosa ne è della canzone trovata a cui non segue un bambino? O forse le coppie sterili lì non esistono?

Dopo averla udita, torna al villaggio e la insegna a colui che sarà il padre, così potranno cantarla insieme mentre faranno l’amore,
cioè, questi qui mentre scopano cantano? Tutto il tempo? E in tutte le capanne del villaggio tutti scopano cantando e tutto il villaggio sa chi sta scopando e deve assistere in diretta a tutti i trombamenti di tutti? Porca zozza!

invitando il bambino a unirsi a loro.

Dopo il concepimento la donna canta la canzone al bimbo che porta in grembo, poi la insegna alle donne anziane che faranno da levatrici, così che durante il travaglio e nel momento miracoloso della nascita il bambino venga salutato con la sua canzone.
Quindi lì non esistono aborti e nessun bambino nasce morto.

Dopo ogni nascita, tutti gli abitanti del villaggio
villaggio? Non era un’intera tribù?

imparano la canzone del nuovo membro della tribù
cioè, quanti membri ha questa tribù? Cinquecento? Mille? Tremila? E ognuno di loro sa tutte le canzoni di tutti gli altri? E se le ricorda per tutta la vita? E non sbaglia mai la canzone di uno con quella di qualcun altro? Cazzarola!

e gliela cantano quando cade o si fa male.
Quindi in quella tribù non succede mai che due persone si facciano male contemporaneamente, visto che intorno a ogni persona che si fa male ci sta tutta la tribù a cantare la sua canzone.

La canzone viene cantata anche nei momenti di trionfo, durante i rituali e le iniziazioni. Quando il bambino diventa adulto la canzone entra a fare parte del cerimoniale del suo matrimonio, e alla fine della sua vita i suoi cari si raccolgono intorno a lui e gliela cantano per l’ultima volta.
E naturalmente tutta questa tribù vive di rendita, visto che sono tutti impegnati costantemente a cantare per ogni persona del villaggio che nasce, che cade, che si fa male, che fa qualche cosa di bello, che fa qualche cosa di brutto, che è felice, che è triste, che si sposa, che muore (a proposito: perché per tutta la vita canta tutta la tribù mentre quando crepa cantano solo “i suoi cari”?)

Visto il rispetto che le viene tributato, anche noi desidereremmo profondamente udire quella canzone
? Noi chi? No, scusate, ma se state cercando di chiamarmi in causa avete sbagliato indirizzo

perché ci faccia da guida nella vita. Purtroppo, però, siamo stati distratti e trascinati sulla “piazza del mercato”.
Tutti noi sette miliardi e rotti tranne quella “tribù” dell’ “Africa Orientale”?

Le nostre esistenze sono complicate, viviamo in un mondo dominato dal materialismo, dall’ambizione, orientato verso ciò che è esteriore, e non sappiamo più ascoltare.
Soprattutto gli aborigeni dell’Australia e i pigmei delle foreste dell’Africa centrale: un materialismo, guarda, un consumismo, un’esteriorità che se non avessi visto coi miei occhi non riuscirei a crederci.

E’ difficile essere in contatto con il cuore quando si è troppo occupati.
Eccerto: lo sanno tutti che i popoli primitivi delle foreste e delle savane hanno molto meno da fare di noi, anzi, a dirla tutta, non hanno un cazzo da fare dalla mattina alla sera. Posso dire vaffanculo? Ok: VAFFANCULO. E posso dire anche andate a cagare? Ok: ANDATE A CAGARE.

Da: “Il libro del cuore”, R. Carlson e B. Shield, Ed. Sperling & Kupfer (qui)

barbara

LA CARITÀ CHE UCCIDE

Avevo cominciato a dirlo, avendolo visto coi miei occhi, quasi trent’anni fa. L’ha detto, con piena cognizione di causa, uno scrittore somalo un bel po’ di anni fa. Pian piano, sempre meno timidamente, hanno cominciato a dirlo anche altri: gli aiuti stanno uccidendo l’Africa. Noi continuiamo a mandare miliardi di dollari e l’Africa diventa sempre più povera. Non nonostante gli aiuti, bensì a causa degli aiuti. Ora Dambisa Moyo, africana ed economista di altissimo livello, con una ricchissima casistica e documentazione ci spiega come e perché ciò accade. E prima di passare ai dati tecnici, ci illustra il meccanismo – o almeno uno dei meccanismi – con un esempio-paradosso. Che poi, a ben guardare, tanto paradossale non è.

L’efficacia degli aiuti: un paradosso micro-macro

In Africa c’è un fabbricante di zanzariere che ne produce circa cinquecento la settimana. Dà lavoro a dieci persone, ognuna delle quali (come in molti paesi africani) deve mantenere fino a quindici famigliari. Per quanto lavorino sodo, la loro produzione non è sufficiente per combattere gli insetti portatori di malaria.
Entra in scena un divo di Hollywood che fa un gran chiasso per mobilitare le masse e incitare i governi occidentali a raccogliere e inviare centomila zanzariere nella regione infestata dalla malattia, al costo di un milione di dollari. Le zanzariere arrivano e vengono distribuite: davvero una «buona azione».
Col mercato inondato dalle zanzariere estere, però, il nostro fabbricante viene immediatamente estromesso dal mercato, i suoi dieci operai non possono più mantenere le centocinquanta persone che dipendono da loro (e sono ora costrette ad affidarsi alle elemosine), e, fatto non trascurabile, entro cinque anni al massimo la maggior parte delle zanzariere importate sarà lacera, danneggiata e inutilizzabile.

E nel frattempo, aggiungo io, la vecchia fabbrica locale e i suoi macchinari, abbandonati a se stessi, sono diventati inutilizzabili e il vecchio proprietario non ha soldi per rimettere il tutto in funzione. Ma passiamo a qualche dato concreto.

Perfino un’occhiata superficiale ai dati suggerisce che con l’aumentare degli aiuti, la crescita dell’Africa diminuiva, ed era accompagnata da una maggiore incidenza della povertà. Negli ultimi trent’anni, i paesi più dipendenti dagli aiuti hanno mostrato tassi di crescita media di -0,2 percento all’anno.
Per la maggior parte dei paesi, una conseguenza diretta degli interventi basati sugli aiuti è stata un drastico aumento della povertà. Mentre prima degli anni Settanta la maggior parte degli indicatori economici dello Zambia era in salita, dopo un decennio la sua economia era in rovina. Bill Easterly, professore all’Università di New York ed ex economista della Banca Mondiale, sottolinea che se questo paese avesse trasformato in investimenti tutti gli aiuti ricevuti dal 1960 convogliandoli verso la crescita, all’inizio degli anni Novanta avrebbe registrato un PIL pro capite di circa 20.000 dollari, mentre ora era inferiore ai 500, un valore più basso che nel 1960; di fatto, il PIL dello Zambia dovrebbe essere almeno trenta volte quello attuale. E tra il 1970 e il 1998, quando l’erogazione di aiuti era al culmine, in Africa la povertà salì dall’11 percento a uno sbalorditivo 66 percento. Si tratta grosso modo di seicento milioni di africani, su una popolazione totale di un miliardo, costretti a vivere sotto la soglia della povertà. Una cifra davvero sconvolgente.
[…]
Le prove contro gli aiuti sono tanto forti e indiscutibili che perfino l’FMI – uno dei principali sovvenzionatori – ha ammonito i fautori a non riporvi eccessive speranze come strumento di sviluppo; ha anche ammonito governi, donatori e promotori a essere più cauti nell’affermare che un aumento degli aiuti risolverà i problemi africani. Se solo queste ammissioni fossero il catalizzatore di un vero cambiamento…
Il fatto più sorprendente è che non esiste altro settore, in affari o in politica, in cui si permette a insuccessi così evidenti di proseguire a fronte di prove tanto chiare e indiscutibili.
Quindi ecco qui: sessant’anni, oltre un trilione di dollari di aiuti all’Africa, e non molti risultati positivi da mostrare. Se gli aiuti fossero solo innocui – si limitassero cioè a non ottenere quanto proclamano – questo libro non sarebbe stato scritto. Il problema è che gli aiuti non fanno più parte della potenziale soluzione del problema… ma sono il problema stesso.

Credo che tutti dovrebbero leggere questo libro, per capire che tutto ciò che noi “generosamente” doniamo ai poveri africani raggiunge unicamente due destinatari: noi stessi che possiamo così crogiolarci nella coscienza pulita della nostra bontà (e, se siamo cristiani credenti, nella certezza di esserci accaparrati una fettina di paradiso) e i corrotti di ogni risma e di ogni parte del mondo. Pensiamoci.

Dambisa Moyo, La carità che uccide, Rizzoli
la carità che uccide
barbara