GRETA: IL PIÙ BELL’ARTICOLO DI TUTTI I TEMPI

In viaggio con Greta per fare non si sa cosa, ma farlo in fretta

Correttore di bozze 18 aprile 2019 Società

L’estasi contemplativa di Repubblica a bordo del treno che ha portato la famiglia Thunberg in Italia a «dire qualcosa sul clima»

Correttore di bozze, nella sua insopportabile vanagloria, pensava di non avere nulla da imparare in quanto a cieco fanatismo bigotto. Ma ieri improvvisamente la rigida fede dogmatica e retriva di cui andava tanto fiero gli è sembrata una robetta da sbarbati quando ha letto la cronaca del viaggio di Repubblica in treno con Greta Thunberg. Uno sfoggio di religiosa devozione da far crepare di invidia il peggio trinariciuto dei baciapile di Verona.

Del resto, in confronto alle favolette evangeliche in cui crede quell’illuso di un Correttore, il verbo di Pippi Calzethunberg ha la solidità della roccia, la forza dell’evidenza, l’efficacia dell’assioma aritmetico, nonché l’urgenza del bisogno fisiologico. Vuoi mettere? E infatti il cronista di Repubblica, totalmente rapito dalla contemplazione della sua beniamina svedese in viaggio verso l’Italia, neanche avverte la necessità di farsele ripetere, quelle verità. Il reportage ferroviario di Giacomo Talignani dall’Eurocity Basilea-Milano gomito a gomito – beato lui – con la famiglia Thunberg è tutto un dire che «andiamo avanti: dobbiamo farlo», e un ripetere che «andremo avanti finché non ci daranno una risposta», e un ribadire che «i giovani italiani sono molto determinati, si stanno dando “davvero da fare”». Sì ma per fare che? Zitto lei, e cazzi quella gomena.

«Siamo stanchi, ma andiamo avanti: dobbiamo farlo», dice suo padre. Lei, Greta Thunberg, osserva fuori dal finestrino dell’Eurocity le montagne svizzere con la neve ormai sciolta. Quasi non apre bocca, aggiunge soltanto alle parole del padre: «Andremo avanti finché non ci daranno una risposta». Poi chiude gli occhi, deve dormire: ha bisogno di energie per esortare i potenti a “svegliarsi”. 

LA SCIENZA AL COSPETTO DELLA RELIGIONE

Svegliare i potenti ancora ancora. Svegliare il Correttore di bozze invece è impossibile. Ignorante di una capra. Neanche leggendo lo specchietto messo in pagina da Repubblica con gli appuntamenti di Greta in Italia, quell’asino è riuscito a cogliere l’impellente messaggio della signorina del meteo pazzerello. Per dire. Ieri doveva andare in piazza San Pietro all’udienza di papa Francesco poiché «è stata ammessa al Baciamano». E là dove il Correttore di suo avrebbe commentato «anvedi», Repubblica invece spiegava con un poco di emozione che Greta «porterà i dati della scienza al cospetto della religione», e cioè «al Papa dirà qualcosa sul clima». Sissignore, proprio così: qualcosa sul clima.

E in effetti alla fine ieri Greta è andata dal Papa e gliel’ha detto, qualcosa sul clima. «Grazie per la lotta per il clima», gli ha detto fra esclamazioni di stupore e meraviglia generale. E lui, Francesco, che sveglio lo è sempre stato anche senza le energie di Greta, fin qui sembra essere uno dei pochi potenti ad aver capito davvero la solfa: «Vai avanti, Greta!», ha risposto. Anche perché tanto, se le diceva «mo’ basta», quella andava avanti lo stesso.

AFFRONTARE LA CRISI

Intanto, prima di arrivare nella Capitale, Greta ha parlato all’Europarlamento: «È andata bene, abbiamo detto quello che c’era da dire». Il concetto ribadito dalla giovane svedese è che non c’è più tempo, il cambiamento climatico corre veloce e il mondo è indietro: «Notre Dame sarà ricostruita, ma la nostra casa sta crollando e il tempo stringe, i nostri leader devono agire, non lo stanno facendo. Bisogna pensare come se dovessimo costruire una cattedrale, vi prego di non fallire», ha detto Greta ad Antonio Tajani e colleghi.

E così, chiarito che all’Europarlamento «abbiamo detto quello che c’era da dire», riuscire finalmente a sapere che accidenti bisogna fare per non morire malissimo nei prossimi cinque minuti, in fondo non è così importante. L’importante per adesso è sbrigarsi. Dire quel c’è da dire e fare quel che c’è da fare. Ma soprattutto muoversi. Non c’è più tempo.

Per riuscire a salvare il Pianeta la giovane con la sindrome di Asperger cerca dunque di andare più veloce. È così che camminava a Basilea quando abbiamo iniziato il viaggio con lei: rapida, sguardo basso e entrambe le mani salde al cartello marrone che porta sotto braccio con scritto “sciopero per il clima”. Pare voler dire che non ha tempo, proprio come la Terra. […] Appena prima di salire in carrozza verso l’Italia un gruppetto di ragazzi la riconosce, fa per tirar fuori lo smartphone e scattare un selfie: Greta accelera, quasi a voler sparire, a rendersi invisibile. Lo ha detto lei stessa: «Non parlate di me, parlate del cambiamento climatico». Quello è il problema, quella è la sua missione: farsì che si affronti la crisi. 

Esatto: «Farsì che si affronti la crisi». Giustamente Repubblica, nell’ansia di fare qualcosa in fretta e furia per affrontare la crisi ma non sapendo che cosa, ha cominciato a risparmiare sugli spazi tra le parole.

HAI VOLUTO LA BICICLETTA?

Altrimenti, per soli euri 12,90, si può correre in edicola, sempre in fretta mi raccomando, e acquistare velocissimamente con Repubblica il libro di Greta Thunberg La nostra casa è in fiamme, possibilmente in molteplice copia, e in questo modo «farsì» che si acceleri anche il disboscamento del pianeta.

«È essenziale andare a votare, anche per chi come me non può farlo», ha ribadito la sedicenne, il cui libro “La nostra casa è in fiamme” è in vendita con Repubblica.

In aggiunta, visto che venerdì Greta parlerà alle 12.30 al Fridays for Future da un palco che «sarà alimentato dall’energia delle biciclette dei ragazzi», il Correttore di bozze da parte sua propone con la massima fretta che in quell’occasione, oltre a sfruttare giustamente i minorenni per generare energia a scrocco, si vieti loro anche per tutta la giornata di esalare le famose flatulenze che nuocciono all’ozono, vieppiù quando vengono sprigionate nel mentre che si pedala.

GIORNI INTERI SUI BINARI

Poi, di punto in bianco, ecco l’illuminazione. Finalmente anche agli occhi annebbiati del Correttore di bozze diventa chiaro che cosa accidenti è che bisogna fare con tutta questa urgenza. Bisogna fare il tagskryt, ovvio.

Anche il “tagskryt” fa parte del suo messaggio. È così che gli svedesi indicano, in senso buono, il vantarsi di prendere il treno, molto meglio dell’aereo in termini di emissioni. Qualche anno fa Greta rimproverò il padre Svante per essere andato in Italia con la sorella Beata usando l’aereo, “troppe emissioni” gli disse. Ora che tocca a lei, la famiglia viaggia soltanto sui binari. Ogni tanto scattano una foto per mostrare agli altri l’impegno: da stazione a stazione, inquinando meno. Sei ore da Stoccolma a Cophenaghen, altre sei fino ad Amburgo, altrettante fino a Strasburgo. Poi quasi sette per Milano e da lì a Roma. «Sono giorni interi che viaggiamo», ripetono i Thunberg sfiniti. Un sacrificio che per Greta fa la differenza: un solo viaggio in aereo dalla Svezia all’Italia significa oltre 300 kg di Co2, con il treno sono almeno un decimo.

A Greta perciò tutta l’ammirata gratitudine di Repubblica, e del Correttore di bozze, per questo magnanimo sacrificio, per merito del quale stamattina in tutta Europa, fateci caso, è già tornata a fare capolino dopo secoli una mezza stagione. Senza dimenticare naturalmente la sacra famiglia: grazie infinite e alleluia anche a voi, amici martiri Thunberg, cosa non darebbe un correttore di bozze per immolarsi al posto vostro tra le fauci del tagskryt.

Dopo di che, però, tanti auguri a spiegare ai potenti europei che devono svegliarsi, agire subito, rispondere in fretta, sbrigarsi, dai, su, adesso, che state aspettando. Ora che quelli arrivano in Parlamento per fare qualcosa sul clima, qualunque cosa sia, la nostra casa sarà già bella che bruciata. Per colpa di un treno del menga che inquina davvero niente ma ci mette sette ore a fare Milano-Strasburgo. (qui)

@Correttoredibox
greta morirete
Non ho idea di chi sia quest’uomo, ma lo adoro, l’ho adorato dalla prima riga. Poi però, se vi avanza un minuto e mezzo, andate a leggere anche questo. Che poi uno si chiede: ma con tutto sto terrificante riscaldamento globale talmente caldo da mandare a fuoco la casa per autocombustione- tipo Notre Dame, per intenderci – com’è che Pippi nostra ha bisogno di tre giacche e tre cappucci?
LA NOSTRA CASA È IN FIAMME
PS: ma sono solo io a vedere come il fanatismo ottuso abbia sempre a stessa espressione?
Ahed TamimiGreta Thunberg
barbara

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L’OCCHIO ONESTO DI SINGAPORE

Le autorità di Singapore vietano un documentario su due giovani attiviste palestinesi

Per la sua ‘trama sbilanciata’
radiance-resistance
Il documentario ”Radiance of Resistance’ (La radiosità della resistenza) è stato prodotto nel 2016. Un documentario, incentrato sulla vita di due attiviste palestinesi adolescenti, è stato vietato dal governo di Singapore perché esplorerebbe il conflitto israelo-palestinese “in modo sbilanciato”.
Pubblicato nel 2016, “Radiance of Resistance” (La radiosità della resistenza) è stato diretto dal regista americano Jesse Roberts e avrebbe dovuto essere proiettato in occasione del Festival del Cinema Palestinese di Singapore, durante la prima settimana del gennaio 2018, ma è stato rimosso dal programma dopo che l’IMDA (L’autorità per lo sviluppo di informazione, comunicazione e media) lo ha giudicato “inadatto a tutte le categorie di pubblico”.
In base alla sintesi dell’opera, nel documentario si racconta la storia di Ahed al-Tamimi, allora quattordicenne, e della sua amica di nove anni Janna Ayyad:

L’intenzione di questo film era quella di gettare un sguardo intimo sulla vita quotidiana di queste due adolescenti e sulla loro importanza, in quanto nuova generazione di giovani palestinesi che si oppongono alla violenza.

Tamimi fece notizia nel dicembre 2017, quando fu accusata di aver schiaffeggiato un soldato israeliano. Il gesto fu filmato e il video trasmesso in rete diventò subito virale.
Non è chiaro se la decisione dell’IMDA sia stata in parte condizionata dal fatto che si trattasse di un caso di alto profilo, ma nella dichiarazione in cui spiegava la sua decisione di vietare la visione del documentario, l’ente sottolinea che ritiene “provocatoria la trama” del film:

La trama distorta del documentario è provocatoria e potrebbe causare disaccordi tra i rappresentanti delle diverse razze e religioni che vivono a Singapore […]
Presentando le due ragazze come modelli da emulare in un conflitto in corso, il film incita gli attivisti a continuare ad opporsi ai presunti [quale conforto vedere qualcuno chiamarli “presunti”! ndb] oppressori.  

Singapore e Israele hanno buone relazioni bilaterali, anche se Singapore mantiene rapporti amichevoli anche con l’Autorità Nazionale Palestinese. Nel 2017, il Primo Ministro di Singapore, Lee Hsien Loong, ha affermato che il conflitto israelo-palestinese è un “problema emotivo” soprattutto per i musulmani, facendo presente che i vicini di Singapore nel sud-est asiatico hanno popolazioni a maggioranza musulmana e che anche a Singapore vivono molti musulmani. Uno dei principi su cui si fonda Singapore è quello di mirare a creare una società multi-razziale armoniosa.

(Global Voices in italiano, via Notizie su Israele, 21 gennaio 2018)

Che ci sia ancora qualcuno capace di distinguere fra arte e propaganda, per giunta provocatoria, è cosa che ci regala un momento di graditissima tregua dai miasmi che tocca quotidianamente respirare.
Per chi fosse nuovo di queste parti e di queste tematiche, questa è l’attivista palestinese adolescente Ahed Tamini in una delle sue migliori interpretazioni, cinque anni fa (e si noti la folla di telecamere. Si noti la ragazzina che mette le mani sul mitra – che cosa sarebbe successo se fosse partito un colpo? A chi attribuita la colpa?- Si notino le persone adulte che spingono i bambini addosso ai corpi dei soldati).

Quest’altra invece è l’ultima della numerosa serie, poche settimane fa, quella per la quale ha finito per essere arrestata.

E non ci si lasci ingannare dai benevoli mass media che la fanno passare per una bambina o poco più: il mese prossimo la “piccola Ahed Tamimi” compie 19 anni.

E questa è sua sorella zia, Ahlam Tamimi, corresponsabile dell’attentato terroristico alla pizzeria Sbarro, 15 morti, fra cui sette bambini e una donna incinta – quindi in pratica 16 morti fra cui otto bambini – e 130 feriti,

liberata insieme a oltre mille altri terroristi dalle mani sporche di sangue (se il cannocchiale funziona, se no tornate a cliccare più tardi) in cambio della liberazione di Gilad Shalit, uno scambio talmente atroce da indurre una madre a rallegrarsi che gli assassini di suo figlio non siano stati trovati. Qui un breve spezzone di un’altra intervista con un altro “interessante” dettaglio.

barbara