FINALMENTE L’HO LETTA

Parlo della “bellissima” – come è stata universalmente definita – lettera di Maryan Ismail a Silvia Romano. Avendo un’idea di che cosa potevo aspettarmi, ho preso una dose doppia di gastroprotettore e mi sono buttata. Eccovela, con qualche commento e qualche puntualizzazione da parte mia.

LETTERA A SILVIA ROMANO

Ho scelto il silenzio per 24 ore prima di scrivere questo post.

Eh, 24 ore! Questi sì che sono silenzi che pesano. Soprattutto se sono stati meditatamente scelti.

Quando si parla del jihadismo islamista somalo mi si riaprono ferite profonde che da sempre cerco di rendere una cicatrice positiva. L’aver perso mio fratello in un attentato e sapere quanto è stata crudele e disumana la sua agonia durata ore in mano agli Al Shabab mi rende ancora furiosa, ma allo stesso tempo calma e decisa.
Perché? Perché noi somali ne conosciamo il modus operandi spietato e soprattutto la parte del cosiddetto volto “perbene”. Gente capace di trattare, investire, fare lobbyng, presentarsi e vincere qualsiasi tipo di elezione nei loro territori e ovunque nel mondo.
Insomma sappiamo di essere di fronte a avversari pericolosissimi e con mandanti ancor più pericolosi.
Ora la giovane cooperante Silvia Romano, che è bene ricordare NON ha mai scelto di lavorare in Somalia,

che ha però scelto di andare vicino al confine con la Somalia, che si sa battuto dagli Al Shabaab, che si sa essere pericoloso, che le era stato detto essere pericoloso ma lei ha scelto di ignorare gli avvertimenti e di andarci lo stesso – non che questo alleggerisca le colpe dei carnefici, ma sicuramente appesantisce le responsabilità della vittima, soprattutto considerando quanto ci sono costate le sue scelte, in termini economici, in termini di politica internazionale e in termini morali, considerando le vittime che quel denaro in mano ai terroristi provocherà

ma si è trovata suo malgrado in una situazione terribile, è tornata a casa.
Non è un caso che per mesi ho tenuto la foto di Silvia Romano nel mio profilo fb. Sapevo a cosa stava andando incontro.
Si riesce soltanto ad immaginare lo spavento, la paura, l’impotenza, la fragilità e il terrore in cui ci si viene a trovare?
Certamente no, ma bastava leggere i racconti delle sorelle yazide,

ecco, le yazide sinceramente non le metterei nel mucchio: le yazide – donne, ragazze, bambine – vengono rapite in quanto non musulmane, vengono rapite per subire stupri di massa ed essere poi vendute o ai combattenti della “guerra santa”, o ai bordelli.

curde, afgane, somale, irachene, libiche, yemenite per capire il dolore in cui si sprofonda.
Comprendo tutto di Silvia.

Non è un’affermazione un po’ temeraria?

Al suo posto mi sarei convertita a qualsiasi cosa pur di resistere, per non morire. Mi sarei immediatamente adeguata a qualsiasi cosa mi avessero proposto, pur di sopravvivere.
E in un nano secondo.
Attraversare la savana dal Kenya e fin quasi alle porte di Mogadiscio in quelle condizioni non è un safari da Club Mediterranee… Nossignore è un incubo infernale, che lascia disturbi post traumatici non indifferenti.
Non mi piacciono per nulla le discussioni sul suo abito (che per cortesia non ha nulla di SOMALO,

ok, finalmente ne hai detta una di giusta

bensì è una divisa islamista che ci hanno fatto ingoiare a forza),
né la felicità per la sua conversione da parte di fazioni islamiche italiane o ideologizzati di varia natura.
La sua non è una scelta di LIBERTA’, non può esserlo stata in quella situazione.
Scegliere una fede è un percorso così intimo e bello, con una sua sacralità intangibile.
E poi quale Islam ha conosciuto Silvia?
Quello pseudo religioso che viene utilizzato per tagliarci la testa? Quello dell’attentato di Mogadiscio che ha provocato 600 morti innocenti? Quello che violenta le nostre donne e bambine? Che obbliga i giovani ad arruolarsi con i jihadisti? Quello che ha provocato a Garissa 148 morti di giovani studenti kenioti solo perché cristiani? Quello che provoca da anni esodi di un’intera generazione che preferisce morire nel deserto, nelle carceri libiche o nel Mediterraneo pur di sfuggire a quell’orrore? Quello che ha decimato politici, intellettuali, dirigenti, diplomatici e giornalisti?
No non è Islam questa cosa.
E’ NAZI FASCISMO, adorazione del MALE.
E’ puro abominio.
E’ bestemmia verso Allah e tutte le vittime.

Ecco, me lo si lasci dire: non se ne può più. Non se ne può più di questa leggenda bianca di un islam buono tutto amore e pace che i cosiddetti estremisti avrebbero violentato. Non se ne può più di questa disgustosa menzogna. Vogliamo ignorare che quell’abominio disumano che usurpa il nome di religione è vissuto di violenza e inganno dal giorno stesso della sua nascita? Vogliamo ignorare che di tutto ciò che oggi chiamiamo “il mondo arabo” ogni centimetro fuori dalla penisola araba è stato invaso, occupato, arabizzato e islamizzato a suon di massacri, deportazioni, stupri etnici e conversioni forzate? Vogliamo ignorare che l’slam si è poi espanso anche oltre, in Iran, Afghanistan, Pakistan, Indonesia, Malaysia, Somalia e altri ancora, e a parti significative di altri stati? Vogliamo dimenticare che ovunque sono arrivate, le orde islamiche hanno cancellato civiltà, culture, spesso le lingue, quasi sempre i nomi? (In tutta la Somalia si riescono a riempire tutte le dita delle mani con le persone che abbiano un nome somalo anziché arabo? Io in un anno intero ne ho conosciuta una, Olumo). Vogliamo ignorare che in Indonesia stanno propagandando a tappeto le mutilazioni genitali che non avevano mai fatto parte delle tradizioni locali? E vogliamo ignorare un “libro sacro” che veniva aggiornato da una provvidenziale visita dell’arcangelo Gabriele ogni volta che si verificava una situazione nuova che richiedeva norme specifiche? Vogliamo ignorare che questo libro sacro raccomanda di firmare trattati di tregua quando il nemico è troppo forte per poterlo vincere in battaglia e di violare il trattato quando si sia diventati forti abbastanza, avendo occupato tutto il tempo a riarmarsi mentre il nemico, fidandosi del trattato perché non sapeva con che razza di serpi aveva a che fare, non lo ha fatto? Vogliamo ignorare la taqiyya, ossia il mentire agli infedeli per meglio perseguire i propri scopi, come quelli delle torri gemelle che bevevano alcolici e andavano a puttane in modo da portare avanti i propri piani di strage senza suscitare sospetti? Vogliamo ignorare che per ebrei e cristiani e tutta la gente civile, religiosa o no, credente o no, non mentire non rubare non uccidere significa non mentire non rubare non uccidere, mentre per l’islam significa non mentire a un musulmano, non rubare a un musulmano, non uccidere un musulmano (a meno che non sia un musulmano tiepido, o un musulmano di un’altra corrente)? Jihadisti e tagliagole violentatori del “vero” islam? Jihadisti e tagliagole stanno rispettando alla lettera il cosiddetto libro sacro fabbricato da un assassino pedofilo. E, a questo proposito, non mi si venga a dire che non si deve giudicare col metro di oggi: in tutte le società antiche le ragazze venivano fatte sposare giovanissime, appena raggiunta la pubertà, ma NON a sei anni. E, considerando che nel corso del tempo l’età della pubertà si è andata abbassando, non è molto credibile che l’avesse raggiunta a nove anni, quando l’ultracinquantenne cominciò a stuprarla. E quanto gli Al Shabaab siano musulmani esemplari, ascoltiamo che cosa dice l’imam:

I simboli, sopratutto quelle sul corpo delle donne hanno un grande valore. E quella tenda verde NON ci rappresenta.

Non rappresenta la Somalia, certo, ma l’islam sì.

Quando e se sarà possibile, se la giovane Silvia vorrà, mi piacerebbe raccontarle la cultura della mia Somalia. La nostra preziosa cultura matriarcale,

HAHAHAHAHAHAHA! Matriarcale?! Una società in cui l’ordine gerarchico è l’uomo, il cammello, la capra, la donna. Una società in cui la donna vale ancora meno che in Iran o in Arabia Saudita. L’unico ambito in cui le donne sono sovrane è l’infibulazione, in cui agiscono con una ferocia che non ha pari nel mondo degli umani.

fatta di colori, profumi, suoni, canti, cibo, fogge, monili e abiti.
Le nostre vesti e gioielli si chiamano guntino, dirac, shash, garbasar, gareys, Kuul, faranti, dheego, macawis, kooffi.

E balambalis: farfalla.

I nostri profumi si chiamano cuud, catar e persino barfuum (che deriva dall’italiano).
Ho l’armadio pieno delle stoffe, collane

anch’io, ma sinceramente non so quanto questo abbia a che fare con la questione che si sta trattando

e profumi della mia mamma. Alcuni di essi sono il mio corredo nuziale che lei volle portarsi dietro durante la nostra fuga dalla Somalia.
Adoriamo i colori della terra e del cielo.

Ricordo una volta che stavamo scendendo dall’università
università Mogadiscio
– eravamo cinque insegnanti, quattro italiani e un somalo – uscendo da una curva il collega che guidava ha inchiodato di colpo. Nessuno di noi italiani ha chiesto perché: eravamo tutti a bocca aperta di fronte al colore mozzafiato del cielo al crepuscolo, che era quello che aveva indotto il collega a frenare. Dopo qualche momento il collega somalo chiede: “Perché ti sei fermato?” “C’è una luce pazzesca!” Lui si è guardato intorno per qualche istante, perplesso, poi alla fine ha detto: “
Ah sì, là in fondo c’è una casa con la luce accesa”.

Abbiamo una lingua madre pieni di suoni dolci , di poesie, di ninne nanne, di amore verso i bimbi, le madri, i nostri uomini e i nonni.

Un giorno, parlando con una studentessa, ho detto qualcosa come “tu che sei madre di due figli…” e lei, giuliva: “No no, uno!” “? Come uno, se ti ho incontrata in centro la settimana scorsa con due bambini e hai detto che erano i tuoi figli?” E lei, sempre giuliva: “Ah sì, ma uno è morto”.

Abbiamo anche parti terribili come l’infibulazione (che non è mai religiosa, ma tradizionale), ma le racconterei come siamo state capaci di fermare un rito disumano.

COOSAAA????????? Io ci sono stata praticamente alla vigilia della guerra civile, cioè più o meno un paio d’anni prima della fuga di Maryan, e il 100% delle donne erano infibulate, e il 100% delle bambine venivano infibulate, anche le figlie di laureati in Italia o negli Stati Uniti, anche le figlie di medici, tutte, perché “nessun uomo somalo sposerebbe una donna non cucita, una donna non cucita è una sharmutta (puttana)”. Lo si chieda ad Ayaan Hirsi Ali, lo si chieda a Pia Grassivaro Gallo che ha condotto le sue ricerche sul campo negli anni Ottanta. Fermata l’infibulazione? Ma di cosa va blaterando questa?

Come e perché abbiamo deciso di non toccare le nostre figlie, senza aiuti, fondi e campagne di sostegno.
Ma soprattutto le racconterei di come siamo stati, prima della devastazione che abbiamo subito, mussulmani sufi e pacifici,

la Somalia che ho conosciuto io, prima della devastazione che ha subito ad opera dei signori della guerra (somali, comunque, non è che venissero da Marte), era sunnita.

mostrandole il Corano di mio padre scritto in arabo e tradotto in somalo..

Ehm… La lingua somala è stata costruita a tavolino, elaborando le centinaia di dialetti tribali, intorno alla metà degli anni Settanta del XX secolo – ho avuto la fortuna di conoscere personalmente la persona che ha dato un grandissimo contributo a tutto questo e alla creazione dell’Università Nazionale Somala, la meravigliosa professoressa Daniela Bertocchi Lugarini. Fino a quel momento esistevano solo i dialetti, e come lingue veicolari venivano usati l’inglese a nord e l’italiano a sud, e occasionalmente l’arabo, lingue usate anche per le comunicazioni scritte, dato che, non esistendo una lingua somala, non esisteva ovviamente neppure un somalo scritto. E da quel momento si sono cominciati a redigere in lingua somala documenti, libri scolastici eccetera. Davvero è credibile un corano arabo-somalo con testo a fronte pochissimi anni dopo?

Di quanti Imam e Donne Sapienti ci hanno guidato.

Qualche anno dopo a Padova ho incontrato una mia studentessa, che studiava medicina. Poi torni? le ho chiesto. Scherzi?! mi ha risposto: fare il medico lì, che se in sala operatoria vedo il collega che sbaglia devo lasciargli ammazzare il paziente perché una donna non ha il diritto di dire a un uomo che sta sbagliando?
Sia ben chiaro: non ho il minimo dubbio che ci siano state donne somale potenzialmente capaci di diventare sapienti, ma qualcuno immagina che in una società del genere una donna abbia la possibilità di emergere come tale? C’è comunque il fatto che in un intero anno mai ho sentito parlare di una sola donna sapiente, maiuscola o minuscola che si voglia.

Della fierezza e gentilezza del popolo somalo.

Con le camere di tortura, dove la polizia era in grado di estorcere qualunque confessione, e che tutti trovavano assolutamente giuste.

E infine ho trovato immorale e devastante l’esibizione dell’arrivo di Silvia data in pasto all’opinione pubblica senza alcun pudore o filtro.

Questo sì, e aggiungerei oscena.

In Italia nessun politico al tempo del terrorismo avrebbe agito in tal modo nei confronti degli ostaggi liberati dalle Br o da altre sigle del terrore.
Ti abbraccio fortissimo cara Silvia, il mio cuore e la mia cultura sono a tua disposizione..

Sicura che non ti rifiuterebbe come kafirah con quegli abiti estremamente pudichi ma irrimediabilmente occidentali e quei capelli liberi?

barbara

VI CONQUISTEREMO COL VENTRE DELLE VOSTRE DONNE

Qualcuno ha scritto che “si accarezza teneramente il ventre”: voi ci vedete tenerezza? Io ci vedo fierezza, ostentazione, sfida; la mano non sta sfiorando la pancia, la sta sottolineando, facendo risaltare, con quello sguardo di sfida, di chi è certo di essere dalla parte vincente, che non di rado vediamo nelle donne musulmane intabarrate dalla testa ai piedi che si aggirano per le nostre strade, nei nostri mercati.

Aggiungo la seconda parte di un altro eccellente articolo del sempre eccellente Max Del Papa.

Adesso è epoca di lockdown, vietato radunarsi ma al Casoretto c’è gran fermento*: aspettano il ritorno di Aisha, non più Silvia, con grande spiegamento di forze dell’ordine comprese le guardie municipali ma nessuno multa nessuno, nessuno disperde nessuno: non è assembramento, è democrazia, si vede che la folla di onghettinebellaciao, grillini, facciamorete è immune al virus. Arriva Aisha, non più Silvia e saluta la folla, non la benedice perché quella non è più la sua religione però manda baci, scocca sorrisi, sale in casa, s’affaccia alla finestra: per la Madonna, quella che canta, non l’altra, ci sarebbe meno euforia, meno isteria. Il mondo osserva e pensa: questa è tornata diversa, vestita da islamica somala, si è convertita, dipinge i suoi carcerieri, gente di al-Shaabab, una formazione terroristica radicale, come prossimi, per non dire congiunti, annuncia la volontà di tornare subito indietro e gli italiani piegati da una crisi irreversibile, fiaccati da due mesi di isolamento, la portano in processione.

Amen, guai a chi non sta bene, la parola d’ordine è: gioire per il ritorno di “una vita umana”. Ma questo, se può essere un punto di partenza, indiscutibile, condiviso, non può essere anche l’arrivo, non può chiudere il cerchio dei conti, delle questioni sospese. Il ritorno d’immagine, come più volte precisato, è esaltante per l’Islam radicale quanto devastante per l’Occidente cristiano; l’operazione propagandistica perfetta, avallata dagli sciagurati governanti nazionali, gente che cercava di scavalcarsi, di arrivare prima, Conte e Di Maio a tirarsi gomitate pur di figurare con la figliol prodiga ma non redenta. Una scena avvilente, degna non di uomini di stato ma di bambini dell’asilo. Una scena che, comprensibilmente, ha indispettito oltre misura l’amministrazione americana che, secondo quanto trapelato da fonti coperte ma autorevoli, avrebbe diffidato l’Italia dal riscattare la ragazza che non si considerava più ostaggio ma del tutto calata nella sua nuova condizione, convertita, legata alla comunità locale, probabilmente plagiata ma irreversibilmente risoluta. Lo Stato italiano non ha ascoltato, ha preferito assecondare la propaganda turco-islamista confidando in una demenziale ricaduta positiva sui tenutari del potere. Almeno alcuni. Ma già pochi giorni prima Mike Pompeo, il segretario di Stato Usa, era stato chiaro: ragazzi finitela di flirtare con la dittatura cinese, finitela di consegnargli le vostre strutture ed infrastrutture a cominciare dal 5G, ricordate che fate ancora parte dell’Alleanza atlantica. Niente da fare, Conte, che si sente un ibrido tra Napoleone, Churchill e, forse, Manuel Fantoni, quello che s’imbarcò su un cargo, ha preferito lo schiaffo plateale. Sono cose che dall’altra parte del mare non si scordano e Trump non è tipo che dimentica. [Pagheremo caro, pagheremo tutto. Come se già non stessimo pagando abbastanza per colpa di questa banda di cialtroni inetti insediati dal Cialtrone Capo per impedire che andassimo al voto]

Ad aggiungere farsa a disastro il notorio tempismo del Pd che pensava bene di stampare al volo manifesti di taglio elettorale con l’effigie di Silvia Romano. Senza sospettare che Silvia non esisteva più, ormai c’era Aisha, una che si esprime da moglie bambina del Profeta. Non ci sono parole pulite per definire un simile svarione, forse solo “puttanata” rende, lontanamente, l’idea; in un passaggio nel quale gli italiani sono esasperati per le allettanti promesse di un governo che puntualmente le disattende, li dimentica, li piglia in giro. Non è, si badi bene, questione dei 4 o 5 milioni per il riscatto – che comunque serviranno ad alimentare nuovi sequestri, nuove stragi, nuovi eccidi di innocenti, nuovi massacri di donne, di omosessuali, di infedeli. È il principio, è l’incongruenza, la spregiudicatezza sfacciata, offensiva di un governo che corre alla corte di una ragazza mandata, diciamo anche questo e diciamolo chiaro, allo sbaraglio dalla ong di turno, mentre ostenta disinteresse per i suoi cittadini. Aisha, nel tempo in cui era Silvia, fu una ragazza occidentale come tante: carina, curata, aveva lavorato per un periodo in una palestra del quartiere, in via Feltre. Poi qualcosa è successo o forse è uscito fuori ciò che già covava, la folgorazione per il volontariato, la scelta africana, in un villaggio sperduto, denso di pericoli, vicino ad una base terroristica. Curioso e in certa misura egocentrico modo di risolvere i problemi di un continente. “Ah, come, adesso neanche aiutarli a casa loro va più bene?” provocano gli umanitari dalla logica di legno. Chiamali aiuti: non l’immane lavoro dell’emancipazione, le riforme profonde, la promozione sociale e culturale, le infrastrutture, la laicità, l’affrancamento da una sottopolitica tribale, ma far giocare i ragazzini con le canne di bambù.

Ma se osi scriverlo ti garantisci puntuali accuse di odiatore, di sciacallo. Invece Gad Lerner che scomoda in quel modo sgangherato la memoria di Fausto e Iaio “che oggi gioiscono con noi”, è della famiglia degli agnelli. No, se sei un giornalista e non un equilibrista hai il dovere di porti e porre il problema delle conseguenze di una situazione allucinante, di considerare lo scenario nelle sue ricadute strategiche, geopolitiche, di sottrarti alla superficialità troppo comoda di chi risolve tutto con la gioia per il ritorno di “una vita umana”. Dopo la fine di Bin Laden, al Qaida aveva perso smalto, soppiantata dall’Isis del califfo al Baghdadi, perfino più spietata e più feroce. Ma con Isis allo sbando, al Qaida torna a rivendicare l’egemonia della polveriera fondamentalista. Dopo la trionfale propaganda che ha avuto come strumento Aisha, non più Silvia, quante decine di migliaia di fanatici, di balordi, di suggestionabili correranno ad affiliarsi ad al Qaida? Con quali conseguenze? (qui)

* Se avete sufficiente stomaco guardate la prima manciata di minuti qui (NOTA: non sono sicura di avere sentito bene, ma per ogni evenienza suggerisco a credenti e persone sensibili di azzerare l’audio). Più di qualche minuto dubito che qualcuno possa resistere senza vomitare.

Qui qualche interessante notizia su Lilian Sora, fondatrice della scalcinata ONG di cui faceva parte Silvia Romano, e sugli scalcinati e velleitari volontari che si buttano sull’avventura africana. Che poi, non per voler fare a tutti i costi la lombrosiana, ma voi affidereste i vostri soldi e le vostre vite a una con una faccia così?
lilian sora
Un’ultima cosa. Mi è stato segnalato un video, chiedendomi un parere sulla sua autenticità, in cui una ragazza, identificata come Silvia Romano quattro anni fa, cammina nuda per la strada, spiegando a chi la ferma che quello è un esperimento sociale, fatto per dimostrare che la gente è buona. La ragazza effettivamente assomiglia molto a Silvia Romano, e anche la vocetta stridula da ochetta giuliva assomiglia, però il tatuaggio sulla spalla è molto più grande e colorato, e dell’assoluta perfezione del corpo non trovo riscontro nelle foto in calzoncini e canotta di Silvia Romano reperibili in rete, quindi non penso che sia lei. Ma, mi chiedo: e se anche lo fosse? Che cosa vorrebbe dimostrare questo video? Che cosa ha a che fare con la vicenda in cui è stata coinvolta? Qual è lo scopo della sua messa in circolazione? Non ne abbiamo già abbastanza di sciacalli in giro?

barbara