CORREVA L’ANNO 1972

E dopo quarantasette anni i catastrofisti ancora non si sono accorti che non una delle loro catastrofiche previsioni si è avverata, non una. E piuttosto che agli scienziati preferiscono affidarsi alle apocalittiche profezie, agli slogan, alle “analisi medico-scientifiche” (“…gas di scarico passano attraverso i polmoni delle donne incinte e si accumulano nella placenta. Il rischio di parti prematuri, scarso peso alla nascita e disfunzioni cognitive che questi materiali causano è una catastrofe di sanità pubblica”) di una ragazzina ossessionata, tanto ignorante quanto arrogante – alla quale a nessuno è venuto in mente di chiedere credenziali di attendibilità – manovrata (munta come una mucca ha detto – forse meno elegantemente ma con tutta probabilità più correttamente – qualcuno) da questi due eleganti signori
Thunbergs
che grazie a lei, e con l’aiuto del loro agente (insomma, un giro in cui, checché ne dica, nella sua sgangheratissima prosa, il signor Cazzullo, il più pulito ha la rogna) si sono già intascati la bellezza di trecentomila euro: vent’anni di stipendio di un operaio.

Aggiungo qui qualche stralcio di questo ottimo articolo che invito tutti a leggere.

Greta è facile da amare, suscita tenerezza, non ci informa, non ci mette davanti a scelte dolorose e costose, chiede solo un’adesione generica a un paio di slogan vuoti e ci culla nella consolante illusione che la colpa sia “degli altri” (governi, multinazionali, petrolieri senza cuore, neo liberismo avido, ecc.) e non, prima di tutto, del semplice fatto che siamo 7,5 miliardi di persone in crescita. Signori, lo vogliamo dire che il surriscaldamento globale è essenzialmente un problema demografico e non di avidità? Toglie troppo romanticismo alla questione non avere dei nemici brutti e cattivi? […]
Greta, inoltre, non può sapere che le multinazionali e i grandi stabilimenti sono il modo più efficiente che abbiamo per produrre inquinando il meno possibile. Si chiamano economie di scala e sono un modo per avere da una data quantità di input produttivi (materie prime, elettricità, altre fonti di energia, lavoro umano, ecc.) il massimo dell’output. In parole povere inquinano di più un milione di artigiani che producono una scarpa al giorno di un mega stabilimento che produce un milione di scarpe nella stessa unità di tempo. Inoltre questi famigerati profitti che sarebbero frutto dell’inquinamento non vanno a finire in una cassaforte sul pianeta Marte, diventano poi investimenti che danno lavoro, stipendi, dividendi agli azionisti che compreranno a loro volta prodotti e servizi da altre persone. Le multinazionali mettono a disposizione dei consumatori prodotti e servizi economici proprio perché sono efficienti. Non esiste un inquinamento che va a vantaggio di pochi privilegiati. Cerchiamo di essere seri, mi rivolgo agli adulti più che ai ragazzi. Tutti siamo interessati a voli aerei a basso prezzo, elettrodomestici dal costo accessibile, complesse macchine diagnostiche prodotte in serie e abbastanza abbordabili per i servizi sanitari nazionali, cellulari e pc economici, ecc. Un milionario, aereo privato a parte, non consuma nelle sue attività quotidiane molto più energia elettrica più di noi. Cerchiamo di uscire dalla vulgata che ci sono pochi privilegiati che si avvantaggiano delle attività inquinanti. […]
Un’altra concezione errata di Greta è che ci sia un mondo ricco che inquina sfruttando un mondo povero che non inquina. Tutto l’inquinamento del mondo sarebbe quindi a vantaggio di un miliardo di privilegiati (i paesi occidentali). Peccato che il primo stato produttore di CO2 sia di gran lunga la Cina che ha promesso di arrestare la crescita di emissioni di C02 solo dal 2030. Mentre l’Occidente è riuscito sostanzialmente a stabilizzare/diminuire le emissioni. […]
Un’altra retorica abbastanza fastidiosa nel messaggio di Greta (o in chi quel messaggio glielo ha suggerito), è la contrapposizione tra giovani coscienti e informati vs adulti egoisti e disinformati. Il diktat conseguente è che gli adulti devono decidersi ad ascoltare i giovani (altro slogan vacuo ma che fa una certa presa). Certo, i giovani sono innocenti per definizione. Ma se nell’era dell’informazione accessibile a tutti non cercano di capire la complessità delle cose, non saranno certamente adulti migliori di noi. Innanzitutto da “vecchietto” direi che i giovani occidentali dovrebbero almeno ringraziare i loro padri, nonni e bisnonni, per essere cresciuti in un’epoca in cui cibo, cure mediche e istruzione sono accessibili sostanzialmente a tutti. Dovrebbero ringraziare per essere cresciuti in mondo senza guerre e dove i diritti civili sono cresciuti di pari passo con il benessere economico. Non erano cose così scontate in un passato non tanto remoto. […]
C’è sempre un implicito messaggio pauperista e anti modernista negli appelli di Greta. Greta non fa visite ai laboratori e ai centri di ricerca di tutto il mondo per porre l’attenzione sul ruolo centrale della tecnologia. Però (la cosa conta visto che è un simbolo) ci tiene a farci sapere che pur di non prendere l’aereo si sottopone a estenuanti viaggi in treno. Padronissima di farlo ovviamente, ma non è questa la risposta a cui ispirarsi. Come si diceva il problema non è tanto il nostro modello di sviluppo ma la demografia. Se avessimo le tecnologie di metà ‘800 e la popolazione attuale, semplicemente avremmo disboscato ogni singolo angolo del pianeta per produrre cibo, vestiti e altri beni di prima necessità per tutti (si pensi solo alle rese agricole). Tornare indietro non è la soluzione, a meno che non si decida di estrarre a sorte qualche miliardo di persone a cui levare cibo, vestiti, scuole, trasporti, medicinali, ospedali e macchine diagnostiche, piccoli elettrodomestici, libri, cellulari, cinema, teatri, ecc.. La verità è che siamo impegnati in una sorta di gara tra crescita demografica e tecnologie sempre più efficienti e sempre meno inquinanti. La lentezza con cui scopriamo e implementiamo queste nuove tecnologie può farci affermare con sicurezza che siamo troppo poco moderni non troppo moderni. Qualsiasi suggestione pauperista non solo non sarà accettata dalla maggior parte della popolazione, ma non funzionerà. I piccoli comportamenti e le piccole attenzioni quotidiane, invece, semplicemente non saranno sufficienti, anche se è giusto sollecitarle. Abbiamo bisogno di aerei che inquinino la metà (o un quarto o un decimo) di quelli attuali, non di obbligare le persone ad andare in treno anche quando la cosa è palesemente anti economica. Sostanzialmente la nostra unica speranza è più tecnologia: magari ricaveremo cibo da colonie di batteri, troveremo una tecnologia per ottenere idrogeno a buon mercato, produrremo accumulatori elettrici sempre più efficienti per sfruttare meglio l’energia solare ed eolica, inventeremo nuovi materiali che sostituiranno le plastiche, i metalli, la carta, le fibre vegetali e che saranno biodegradabili, riciclabili al 100% e prodotti con pochissimi input energetici. Come si faccia a stimolare la scoperta di nuove tecnologie è discorso complesso che non è il caso di affrontare in questa sede. Tuttavia mi preme davvero sottolineare che tutta la vuota retorica che condanna la “crescita senza fine” è appunto questo, pura retorica da quattro soldi. La crescita è senza fine perché è legata alla tecnologia che non ha dei limiti teorici.

In realtà lo sanno tutti, anche se la scienza ufficiale si ostina a rifiutarla, che l’energia pulita a costo zero ed emissioni zero esiste, ed è il famoso e-cat (ossia motore a gatto imburrato) inventato da Andrea Rossi. In questo video – e con questo concludo – potete vedere come questa cosa straordinaria è stata scoperta.

barbara

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QUESTIONE DI FAMIGLIA

questione di famiglia
Poi magari, per restare più o meno in famiglia, vai a leggerti l’imprescindibile Ugo Volli, e poi leggiti anche questo bellissimo articolo di Aldo Cazzullo su Domenico Quirico finalmente liberato in Siria (e guarda anche la foto: sembra un reduce da un campo di concentramento – e forse il paragone non è del tutto fuori luogo).

barbara

NO, IO QUESTA NON L’HO MICA CAPITA

 “Presidente Crocetta, stiamo con Battiato”: firma l’appello su ilfattoquotidiano.it

Una raccolta firme per far ritornare sui suoi passi il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta, a cui si chiede di reintegrare l’ex assessore Franco Battiato, ‘silurato’ dalla giunta siciliana dopo quel “nel Parlamento ci sono troppe troie disposte a tutto” pronunciato dal cantautore in quel di Bruxelles. E’ l’iniziativa di alcuni pezzi da novanta del mondo della cultura italiana e che Il Fatto Quotidiano ha deciso di sostenere tramite una raccolta firme sul nostro sito

di Redazione Il Fatto Quotidiano | 30 marzo 2013

Una raccolta firme per far ritornare sui suoi passi il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta, a cui si chiede di reintegrare l’ex assessore Franco Battiato, ‘silurato’ dalla giunta siciliana dopo quel “nel Parlamento ci sono troppe troie disposte a tutto” pronunciato dal cantautore in quel di Bruxelles. E’ l’iniziativa di alcuni pezzi da novanta del mondo della cultura italiana e che Il Fatto Quotidiano ha deciso di sostenere tramite una raccolta firme sul nostro sito.

Ecco il testo dell’appello: “Egregio presidente Crocetta, esprimiamo il nostro rammarico per l’esclusione di Franco Battiato dalla sua Giunta. La straordinaria sensibilità artistica, il prestigio, il rigore e il senso dell’etica di Franco Battiato sono indiscutibili. La strumentalizzazione politica delle parole dell’artista è invece, secondo noi, profondamente ingiusta, anche alla luce del fatto che Battiato ha prontamente e chiaramente precisato che non voleva certo offendere né le donne né le istituzioni attuali. L’assenza di Franco Battiato dalla Sua Giunta è una grande perdita per la Regione da Lei presieduta. Distinti saluti”.

Poi le firme in calce: Dario Fo, Franco Rame, Aldo Nove, Barbara Spinelli, Isabella Ferrari, Alessandro Bergonzoni, Mimmo Paladino, Marco Travaglio, Stefano Bonaga, Piera Degli Esposti, Aldo Cazzullo, Demetrio Paparoni, Nanni Balestrini, Roberto Alajmo, Samuele Bersani, Marco Alemanno, Mario Sesti, Franco Mussida, Elisabetta Sgarbi, Eugenio Lio, Antonio Forcellino, Paola Pallottino. (qui)

Caro Fatto quotidiano: vai a cagare. Caro Dario Fo: vai a cagare. Cara Franca Rame: vai a cagare. Caro Aldo Nove: vai a cagare. Cara Barbara Spinelli: vai a cagare. Eccetera eccetera. Ma soprattutto: CARO FRANCO BATTIATO, che hai passato la vita a venderti peggio di una zoccola da bordello per militari e poi ti permetti di dare delle troie a chi, al massimo, ma proprio proprio al massimo, ha fatto quello che hai fatto tu: VAI A CAGARE.

POST SCRIPTUM: lo sapevate che c’è chi si mette degli occhiali da sole per avere più carisma e sintomatico mistero?
Franco_Battiato
barbara

POST POST SCRIPTUM: questa mi è piaciuta un bordello.