PENSIERI POSTUMI

Sopravvissuta alle settimane di ansia. Sopravvissuta alla notte di sveglie per prendere i farmaci antiallergia. Sopravvissuta alle tonnellate di cortisone più tutto il resto. Sopravvissuta – sia pure a prezzo di un impressionante e dolorosissimo ematoma a carico delle mie delicatissime vene (e speriamo di scansare almeno la flebite, sempre in agguato) – alla flebo per somministrarmi il contrasto. Sopravvissuta al contrasto. Sopravvissuta a tutto questo e scongiurato il pericolo di un precoce funerale, eccomi a fare qualche riflessione.
Piacerebbe immaginarsi eroi impavidi di fronte al pericolo, di fronte alla sofferenza, di fronte alla morte, ma non tutti lo sono. Io non lo sono. Ma questo lo sapevo già, avendo sperimentato trentacinque anni fa l’attesa di sapere se avevo o no la leucemia. Non mi aveva invece creato ansie l’attesa di sapere se era ancora benigno o no il polipo al retto (lo era), perché ero sicura che a quello si poteva rimediare. Mentre non sapevo affatto – me lo hanno detto solo decenni più tardi – che potesse essere maligno il tumore osseo operato a quattordici anni. Lì l’ansia se la sono beccata tutta i miei genitori, ed è stata lunghissima, perché l’esame istologico non dava risposte chiare e avevano dovuto mandare il reperto in Inghilterra, dove avevano strumenti più precisi, e il referto di negatività era arrivato dopo otto mesi. Quello al seno non si sapeva, prima dell’intervento, di che natura fosse, ma anche quella volta non ero preoccupata più di tanto, tutto sommato. Però stavolta sì, di paura ne ho avuta davvero tanta, esattamente come per la leucemia.
Confesso che ad un certo punto sono stata presa da timore superstizioso per avere troppo spavaldamente sfidato la sorte con le mie pretese di immortalità.
La ragazza che mi fa le pulizie, tre settimane fa. Arriva; io come al solito sono in camera a sistemare un po’ di cose (la mattina mi alzo, mi metto un vestito, la sera lo tolgo e lo metto per terra di fianco al letto; la mattina dopo mi alzo, mi metto un altro vestito, la sera lo tolgo e lo metto per terra di fianco al letto. Eccetera. Se non tolgo di mezzo un po’ di roba lei non può pulire). Lei come al solito si affaccia alla porta e dice “Buon giorno. Tutto bene?” Io, con la massima naturalezza possibile, rispondo “Sì”. Lei, che già stava uscendo per andare a prendere il secchio e cominciare a pulire, si ferma, si gira, torna indietro e chiede: “Perché? Cosa c’è?” Almeno mi ha messa in pari con chi è venuto qui solo per sputare veleno (ma niente paura: l’anitra all’arancia richiede preparazione lunga, ma prima o poi verrà servita).
La settimana scorsa, ad ogni buon conto, mi sono comprata due bellissimi bikini nuovi, uno mini e uno micro. Tanto la cosa più sfasciata sono le cosce – coscie per il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
traccie
– che restano fuori con qualunque costume, quindi tanto vale che offra al sole la maggior quantità di pelle possibile.
E oggi mi sono goduta il primo tramonto di quiete
tramonto 1
tramonto 2
tramonto 3
– che opportunamente coincide con il solstizio d’estate – fortunatamente senza granchi, che l’altro ieri uno maledettissimo mi ha azzannato un dito facendomi zoppicare per ore e ancora ho la crostina di sangue in corrispondenza del buco che mi ha scavato in quel povero dito.
E già che ci sono vi mostro anche la tigre, quella vera cioè la mia, al riparo dai malintenzionati.
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Hayom yom chadash ve chayim chadashim.

barbara

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GIURO CHE NON LO FACCIO PIÙ

Ma questo sogno devo proprio raccontarlo.

Dovevo andare a scuola, ed ero in ritardo (mi capita spesso di sognare di dover andare a scuola, e quando succede sono sempre in ritardo, a volte anche di ore. Anche quando sogno di dover prendere il treno o l’aereo sono sempre in ritardo, manca mezz’ora alla partenza e io devo ancora fare la valigia e poi arrivare lì e poi fare i biglietti e naturalmente non trovo le cose da mettere in valigia e poi la strada è intasata e poi non trovo l’ingresso…). Dovevo essere a scuola alle dieci e i tre orologi che avevo davanti segnavano tre orari diversi, ma tutti intorno alle dieci, e io dovevo ancora finire di vestirmi. Ero a Padova, a casa dei miei genitori, e quando sono entrata in camera ho visto che si era fulminata la lampadina. Era una lampadina particolare, di vetro zigrinato, così,
vetro zigrinato 1
e con due ali aperte, e mentre la toglievo mi sono chiesta se ne avrei trovata una uguale qui (per una di quelle bilocazioni tipiche dei sogni ero a Padova ma ero anche qui). Poi sono tornata con un’altra lampadina, una normale, ma nel lampadario c’era già una lampadina accesa, senza le ali ma un po’ zigrinata.
vetro zigrinato 2
Poi finalmente sono stata pronta e sono uscita e mi sono diretta verso il garage dei padroni di casa, molto grande, dove anche mio padre teneva la macchina, e mia madre dice: “ma non l’hai sempre lasciata fuori, la macchina?” e io rifletto che sì, l’ho sempre parcheggiata vicino al muro, ma vado lo stesso al garage per vedere se per caso non sia lì, ma quando ci arrivo mi rendo conto che io non ne ho la chiave, non l’ho mai avuta, e quindi sicuramente non ho messo lì la macchina, per cui il fatto che non sia lì fuori significa che me l’hanno rubata (anche questo ritorna spesso nei miei sogni). Allora telefono a scuola per avvertire che arriverò in ritardo, perché mi hanno rubato la macchina e devo andare in questura a fare la denuncia; anzi, non sono neanche sicura di arrivare prima della fine delle lezioni. Curiosamente, la persona che mi risponde è un uomo, mentre come segretarie ho avuto sempre donne, tranne il lurido vecchio maiale schifoso della prima scuola in cui ho insegnato. E dunque mi avvio per andare in centro in autobus e strada facendo mi fermo a salutare un’amica – o collega, o compagna di scuola, probabilmente erano più persone insieme – e già che ci sono mi faccio anche una doccia. Mentre sto per andarmene vedo la piscina e non riesco a resistere, mi spoglio e mi tuffo per fare qualche bracciata, anche se so che poi dovrò perdere altro tempo per asciugarmi e rivestirmi, e quando sono uscita dalla piscina ho guardato dalla finestra ed era tutto coperto di neve, mentre un momento prima era piena estate. Poi mi sono svegliata, e come sempre il primo pensiero è stato: “Ah, era un sogno, allora non mi hanno rubato la macchina”.
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E per non uscire di tema

barbara