NON SI FANNO FIGLI PERCHÉ NON CI SONO SOLDI

Non si fanno figli perché c’è la crisi. Non si fanno figli perché non si riesce ad arrivare a fine mese…

Enzo Raisi
14 maggio alle ore 22:01
Un dato incredibile che mi ha lasciato allibito ma che spiega tanto il declino di questo Paese:
Ogni anno spendiamo per la prima infanzia, fra pappette e pannolini, 825 milioni. Sapete quanto spendiamo per gli animali domestici? 2 miliardi e 600 milioni.
(da una nota di Davide Giacalone).

E da questo discende l’ovvio corollario
bambini e bestie
Non ricordo più chi l’ha detto: se si trattano le bestie come uomini, si finirà per trattare gli uomini come bestie (o qualcosa del genere).

barbara

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ECCO, LORO SÌ CHE ERANO BUONI

Quelle leggi animaliste dei nazisti che facevano esperimenti sui bambini

Andrea Cionci

Nel furioso dibattito tra animalisti e «carnivori» volano accuse reciproche che si riferiscono al nazionalsocialismo. «Nazi-vegani», come sono stati chiamati i più radicali, che accusano i loro oppositori di trattare gli animali come gli internati di Auschwitz. Presso la Biblioteca del ministero delle Politiche Agricole, a Roma, esiste una documentazione storica di straordinario interesse che getta luce sull’intreccio fra diritti degli animali e Terzo Reich. Si tratta della raccolta completa di Reichsgesetzblatt, ovvero le gazzette ufficiali del Terzo Reich, dal ’33 al ’45.
La Biblioteca ha consentito a La Stampa, per la prima volta, di poterne riprodurre alcuni esemplari. Tra le più importanti leggi, stampate nel carattere gotico dell’epoca, vi sono quelle che marcano le tappe più significative della storia della Germania nazista. Il decreto di insediamento di Hitler come Cancelliere, le leggi razziali, il referendum per l’Anschluss.
Nella raccolta spunta anche l’originale della «Tierschutzgesetz», legge del 24 novembre 1933 sui diritti degli animali, varata dal Führer appena nove mesi dopo il suo insediamento. Il testo affronta tematiche ancor oggi sul tappeto. Nel paragrafo 1, si legge: «È proibito tormentare o maltrattare rudemente un animale senza necessità». Alla sezione II: «È proibito: trascurare un animale di cui si è proprietari, trattarlo o dargli una sistemazione che gli provochi sensibile dolore o danno; utilizzare un animale per mostre, film, spettacoli, o altri pubblici eventi, in tutti i casi in cui si provochino all’animale dolore o danno alla salute; abbandonare un animale domestico per liberarsi di lui (per tale reato erano previsti due anni di carcere, ndr); tagliare le orecchie o la coda di un cane più vecchio di due settimane; uccidere un animale in un allevamento di pellicce senza anestesia».
Con un chiaro riferimento alla pratica francese del gavage, ovvero l’ingozzamento delle oche al fine di ricavarne il pregiato foie gras, si legge anche: «È proibito alimentare forzatamente il pollame».
Nella sezione III si proibisce la vivisezione. Paragrafo 5: «È proibito operare o trattare animali vivi a scopo sperimentale in modo che possa essere loro provocato sensibile dolore», a meno di deroghe speciali concesse dal ministero dell’Interno. Un divieto da brividi, se si pensa alle cavie umane – anche bambini – usate senza scrupolo per gli esperimenti scientifici nei lager. Il testo della legge, con poche modifiche, è rimasto anche nella Germania di oggi. A questa fece seguito, il 3 luglio 1934, la «Reichsjagdgesetz» legge sulla caccia che introdusse la licenza obbligatoria (previo esame), l’abolizione della caccia alla volpe e severe restrizioni annuali per l’esercizio venatorio. Un anno dopo, fu varata la «Reichsnaturschutzgesetz», legge sulla protezione della natura, dell’1 luglio 1935, che imponeva vincoli a tutela del paesaggio.
Ovunque, fu imposto il divieto sulla macellazione rituale propria del rito sacrificale ebraico-islamico. Il riferimento ideologico era anche volto a prendere le distanze dalla cultura giudaica e da una visione antropocentrica, che, secondo i nazisti, si era trasferita nella religione cristiana.
È noto che Hiter era vegetariano, e questo fu pubblicizzato ampiamente dalla propaganda del Reich, che voleva offrirne un’immagine di uomo puro e al di sopra di ogni tentazione. Tuttavia, pare che tale scelta fosse dettata da motivi di salute e non filosofici. Occorre anche ricordare che, sotto il Terzo Reich, furono chiuse le associazioni vegetariane, prima fra tutte la Vegerarier Bund, nata nel 1892. Se Himmler era un anti-caccia integralista, Hermann Goering era un amante degli animali, ma allo stesso tempo anche un appassionato cacciatore. (qui)

Quanto i nazisti amassero e rispettassero gli animali a quattro zampe, è cosa nota (link contenuto nell’articolo che segue il mio post). Sicuramente loro non avrebbero avuto troppi dubbi né esitazioni, dovendo scegliere fra un gorilla e un bambino. Soprattutto se si fosse trattato di un bambino ebreo, o zingaro, o handicappato, o appartenente a qualche altra categoria di lebensunwertes Leben: vite indegne di essere vissute a unico e insindacabile giudizio delle razze superiori. Quanto all’uccisione del gorilla, che tanti alti lai ha sollevato, invito a leggere qui e qui (grave errore dei genitori? Vero. Ma c’è qualcuno che possa dire, in piena coscienza, di non avere mai perso per due secondi il controllo dei propri figli?) Se poi, come spesso si è sentito dire in questi giorni, la questione che si vuole sollevare è quella della crudeltà degli zoo, si parli direttamente di questo senza prendere a pretesto fatti che con questo non hanno niente a che vedere. Senza dimenticare che – se sbaglio mi si corregga – oggi non è più consentita la cattura di animali liberi per metterli negli zoo: lì si trovano unicamente animali nati in cattività (come il gorilla in questione, che quindi non è stato catturato e imprigionato, e che se fosse stato liberato non sarebbe stato minimamente in grado di sopravvivere tra animali nati liberi), o animali a rischio di estinzione, che vengono presi per farli riprodurre.

barbara

IL SESSO SECONDO KHOMEINI PARTE SECONDA

(La prima parte era qui)
Khomeinysexe
“L’uomo può avere rapporti sessuali con animali quali montoni, mucche, cammelli eccetera. Dopo avere avuto l’orgasmo, però, deve sgozzare l’animale. Non deve vendere la carne alla gente del suo villaggio, ma la vendita di questa carne a un altro villaggio vicino è ammessa”.

Più o meno lo stesso principio – fatte le debite proporzioni – per cui prima stupri una donna e poi la lapidi perché è una immonda fornicatrice e non è ammissibile tollerare la sua presenza impura, rischiando di venirne contaminati. E se dopo averla stuprata provvedi a lavarti accuratamente prima di pregare, guadagni anche un bordello di punti.

Per fortuna che in Iran almeno ci sono le donne, che all’avvento della barbarie hanno opposto fino all’ultimo una disperata resistenza,

e che ancora oggi, quando possono, fieramente si ribellano (infiniti altri esempi sono documentati in questo blog.

barbara

PER ME È PERVERSIONE. DELIRIO. PSICOPATIA ALL’ULTIMO STADIO

Alcuni giorni fa ha fatto scalpore la notizia che Marius, una giraffa dello zoo di Copenhagen, era stata uccisa e poi sezionata e data in pasto ai leoni. Ne ho accennato anch’io, senza conoscere assolutamente niente del contesto. E non avrei dovuto. Poi ho trovato un post che spiega esattamente la situazione, che spiega le ragioni per cui sono state scartate tutte le soluzioni alternative. Un post pacato, non di pancia ma solo di testa. In cui la titolare del blog – che in campo animale non è una pincapallina qualsiasi – non prende posizione, non dà ragione allo zoo, non dice che ha fatto bene a fare quello che ha fatto: semplicemente spiega perché è stato fatto.
Si può non essere d’accordo. Si può non essere convinti che quelle ragioni siano ragioni valide. Si può disapprovare sia l’operato dello zoo che il post in questione. Quello che non si può fare è ciò che è stato fatto in molti degli oltre 200 commenti che seguono il post. A parte il solito scatenamento dei cinquanta milioni di commissari tecnici che abbiamo in Italia che sanno perfettamente come si fa a far vincere la squadra (tipo “se si vuole le soluzioni si trovano”, senza, beninteso, essere in grado di proporne una di attuabile, e senza essere in grado di contestare ragionatamente gli argomenti con cui le alternative erano state scartate), a parte questo, dicevo, in questi commenti è stato chiamato in causa Hitler. È stato chiamato in causa il Mein Kampf. È stata chiamata in causa Auschwitz. La titolare del blog è stata chiamata nazista. È stata chiamata idiota. Per quattro volte un commentatore, prima di essere bannato, le ha augurato di venire stuprata. A uno che aveva apprezzato quanto scritto è stato detto: “Spero che i suoi nipoti tra qualche anno vengano da lei con il colpo in canna come hanno fatto i danesi con la giraffa. Così magari in quel momento capirà la differenza tra la necessità e la morale”.
A me, sinceramente, questa gente fa paura: persone che in nome del loro presunto amore per gli animali trovano ragionevole augurare stupri e assassini (e augurano a Caterina di crepare per salvare il pesce rosso) non mi sembrano molto diversi da quelli che sono pronti a uccidere in nome della lotta proletaria o della causa dell’islam. Sono o di un cinismo sconfinato, incapace perfino di concepire il rispetto e la morale, o estremisti invasati capaci di qualunque crimine in nome della propria ideologia, ed esattamente come le brigate rosse o gli estremisti islamici, sono un pericolo per l’umanità.
Un’altra cosa che non saprei se definire tragica o comica – ma sicuramente la posso definire grottesca – è quella di mettere sul banco degli imputati la nostra “visione antropocentrica”. No, scusate, ma che altro cavolo di visione dovremmo avere? Formicocentrica? Lombricocentrica? Topogigiocentrica? Che poi uno magari ci potrebbe anche pensare su, se almeno un lombrico avesse la cortesia di farci sapere quale diavolo sia la sua visione. Poi resta da chiedersi se, per par condicio, chiederemo al leone di assumere una visione gazzellocentrica. La diagnosi, chiaramente, è quella che ho enunciato nel titolo: perversione, delirio, psicopatia all’ultimo stadio.
Naturalmente poi – quasi superfluo dirlo – molti di questi animalisti integralisti sono di quei bei tipi che si tengono il gatto in casa, depredandolo della sua vita naturale, condannandolo a una prigione “fine pena mai”, nutrendolo con degli assurdi croccantini o con scatolette di carne di animali macellati apposta per nutrire gli animali degli animalisti. E spesso sterilizzati (la sterilizzazione, essendo un intervento che si effettua introducendo uno strumento in un corpo vivo, è una vivisezione a tutti gli effetti: lo sapevate? Ci avevate mai pensato?).

Comunque, se volete leggere il post e i relativi commenti, li trovate qui. E concludo con un breve articolo di Giulio Meotti.

Gli animalisti sono pericolosi

In nome della “compassione”, la Danimarca ha proibito la macellazione rituale ebraica kosher. Il ministro dell’Agricoltura Dan Jørgensen lo ha spiegato così: “I diritti degli animali vengono prima della religione”. E’ la stessa Danimarca che si è posta l’obiettivo di diventare per il 2030 una “nazione senza bambini Down”, tramite un progetto eugenetico di selezione della specie. Come la Spagna zapaterista, che estendeva ai gorilla i diritti umani ma intanto abortiva 16.133 bambini in cinque anni perché portatori di qualche forma di handicap. Come il super animalista Peter Singer, che vuole uccidere i neonati emofiliaci e disabili. Tutti degni eredi di un altro animalista, anti-vivisezionista, salutista e progressista vissuto settant’anni fa e raccontato qui. Leggendo la Danimarca mi tornano in mente le parole di un grande rabbino, Yerucham Levovitz, che visitando Berlino tra le due guerre vide animali domestici vestiti con pantaloni e pullover. Il rabbino commentò: “In un posto in cui trattano gli animali come se fossero esseri umani, massacreranno esseri umani come se fossero animali”.

barbara

PICCOLA RIFLESSIONE SULL’ALIMENTAZIONE

Fra i vegetariani, il cui numero continua ad aumentare, si possono distinguere due diverse tipologie: quelli che compiono questa scelta per ragioni etiche (non mi riconosco il diritto di uccidere gli animali) e quelli che lo fanno per ragioni ambientali (gli animali da carne consumano più cibo di quanto ne producano, anche in termini di valore nutritivo, e a lungo andare il pianeta non sarà più in grado di sostenerlo). Motivazioni, entrambe, sicuramente valide e rispettabili, ma che cosa succederebbe se le portassimo avanti fino alle estreme conseguenze?
Scelta etica: non uccidiamo più nessun animale. Conseguenza: gli animali continueranno a nutrirsi di tutto ciò che di vegetale il pianeta produce, senza fornirci altro cibo in cambio, e moltiplicandosi a dismisura. In breve tempo non ci sarà più sulla terra un solo filo d’erba né un chicco di grano. Si estinguerà la specie umana per annientamento della possibilità di nutrirsi, si estingueranno gli animali erbivori e granivori per la stessa ragione, si estingueranno, subito dopo, gli animali carnivori per esaurimento delle loro provviste alimentari. In conclusione: cesserà la vita sul pianeta terra.
Scelta ambientale: sterminiamo tutti gli animali erbivori e granivori del pianeta affinché non ci privino del cibo che il pianeta è in grado di fornirci. Conseguenza: morte per fame di tutti gli animali carnivori. Noi resteremo privi di uova e latte, ossia di grassi e proteine animali, indispensabili almeno nella fase dello sviluppo; la specie umana (forse) sopravviverà ma subirà una irreversibile decadenza fisica e intellettuale. Conclusione: si avvierà lentamente alla fine la vita sul pianeta terra.
Io continuerò a mangiare carne, voi fate un po’ come vi pare.

barbara