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Armi biologiche in Ucraina? A Washington c’è il panico

Cosa stanno cercando di nascondere gli Stati Uniti in Ucraina? Perché è stato dato l’ordine di distruggere tutto prima dell’arrivo dei russi? Perché gli USA non lasciano entrare gli esperti internazionali dell’OMS nei propri laboratori?

Nell’articolo di ieri abbiamo avuto modo di parlare dei laboratori biologici statunitensi [per favore, leggetelo: sono fatti gravissimi per la sicurezza di tutti, che si evita accuratamente di divulgare, ndb] presenti in Ucraina, la cui esistenza è stata definitivamente provata dopo l’entrata dell’esercito russo nel Paese confinante. Tuttavia, molte domande restano ancora senza risposta, soprattutto in seguito alle scomposte reazioni da parte di Washington. Cosa stanno cercando di nascondere gli Stati Uniti?
Come provato dai documenti ritrovati e pubblicati dall’esercito russo, subito dopo il lancio dell’operazione speciale di Mosca in Ucraina i laboratori hanno ricevuto l’ordine di distruggere tutto il materiale in loro possesso, ufficialmente per evitare che questo finisse nelle mani della Russia. Ad esempio, il documento che ordina la distruzione di tutti i campioni presenti nel laboratorio di Charkiv data del 25 febbraio, ovvero un giorno dopo il lancio dell’operazione speciale russa, ma un altro documento riguarda addirittura il laboratorio di L’viv, nell’estremo ovest del Paese, ben distante dall’attuale fronte. Perché tutta questa fretta?
Il documento riguardante il laboratorio di Charkiv indica la distruzione di campioni di ben sedici batteri differenti, tutti piuttosto comuni e nessuno dei quali ritenuto particolarmente pericoloso. Allora perché affrettarsi a distruggerli? In fondo, si tratta di batteri già noti agli scienziati russi, e non particolarmente utili come armi biologiche. Non vogliamo sposare teorie cospirazioniste, tuttavia viene il dubbio che il documento non riporti tutto, oppure che i nomi utilizzati indichino in realtà batteri artificialmente modificati e dunque diversi da quelli presenti in natura.
Diverso il discorso per quanto riguarda il laboratorio di L’viv, dove ufficialmente venivano studiati agenti patogeni pericolosissimi, come quelli che provocano peste, antrace e brucellosi. Secondo le informazioni del ministero della Difesa russo, a Leopoli sono state distrutte 232 scatole contenenti l’agente patogeno della leptospirosi, 30 della tularemia, 10 della brucellosi e cinque della peste. Resta poi da capire cosa contengono gli altri circa trenta laboratori di questo tipo presenti sul territorio ucraino, ma interamente gestiti dall’esercito statunitense attraverso l’agenzia militare DTRA (Defense Threat Reduction Agency).
Igor Kirillov, capo delle truppe russe di protezione NRBC (nucleare, radiologica, biologica e chimica) ha fatto notare che, dalla ripresa del progetto statunitense in Ucraina dopo il colpo di Stato del 2014, il Paese ha registrato l’aumento incontrollabile dell’incidenza di infezioni come rosolia, difterite e tubercolosi, mentre l’Ucraina ha addirittura raggiunto la seconda posizione tra i Paesi maggiormente colpiti dal morbillo in tutto il mondo, alle spalle solamente del Madagascar, con statistiche neppure comparabili a quelle degli altri Paesi europei.
Secondo Kirillov, sebbene alcuni laboratori avessero funzioni “normali” come monitorare la situazione biologica di alcune aree, altri effettuavano ricerche su agenti patogeni che possono essere trasformati in armi biologiche specifiche per regione, hanno focolai naturali e possono essere trasmessi all’uomo, fatto che conferma quanto riportato sin dal 2013 dai rapporti del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina (Служба безпеки України – СБУ; Služba Bezpeky Ukrayïny – SBU), che abbiamo citato nel nostro precedente articolo. In tutto gli Stati Uniti avrebbero speso oltre 200 milioni di dollari per portare avanti questi progetti in Ucraina, ma anche alcuni Stati europei, come la Germania, avrebbero preso parte a studi simili.
Sempre in base a quanto dichiarato dallo stesso Kirillov, la fretta con cui l’Ucraina ha lanciato la distruzione di tutti i ceppi di agenti patogeni in questi laboratori biologici americani risulta alquanto sospetta, e potrebbe indicare che in quei laboratori si svolgevano studi contrari alle convenzioni internazionali, al fine di rafforzare gli agenti patogeni e di renderli più facilmente trasmissibili alla popolazione di etnia slava. Inoltre, il fatto che i laboratori si trovassero in territorio ucraino avrebbe sollevato giuridicamente dalle proprie responsabilità il governo degli Stati Uniti d’America.
Le alte sfere della politica statunitense sapevano tutto questo, e hanno fatto finta di nulla. Pochi giorni fa, Victoria Nuland, portavoce del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America, ha dichiarato quanto segue di fronte al Senato di Washington: “L’Ucraina dispone di strutture di ricerca biologica di cui temiamo che le truppe e le forze russe cercheranno di prendere il controllo. Quindi stiamo lavorando con gli ucraini su come poter impedire che questo materiale di ricerca cada nelle mani delle forze russe”. Come abbiamo detto, se si fosse trattato solo di batteri comuni noti agli scienziati di tutto il mondo, non ci sarebbe stato nessun bisogno di distruggerne i campioni.
Anche la Cina, oltre alla Russia, ha posto domande agli Stati Uniti, ma fino ad ora non ha ricevuto risposte. Ricordiamo che, dopo l’esplosione della pandemia di Covid-19 a Wuhan, gli Stati Uniti hanno accusato la Cina di aver prodotto il virus nel laboratorio del capoluogo dello Hubei. La Cina, però, ha risposto permettendo un’ispezione da parte degli esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità del laboratorio, smentendo tutte le accuse. A parti invertite, il portavoce del ministero degli Esteri cinese Zhao Liqian ha chiesto lo scorso 8 marzo agli Stati Uniti di fare altrettanto con i propri laboratori: “Esortiamo ancora una volta la parte americana a chiarire completamente le sue attività di militarizzazione biologica in patria e all’estero”, ha affermato il diplomatico. “Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti controlla 336 laboratori biologici in 30 Paesi con il pretesto di lavorare insieme per ridurre i rischi di biosicurezza e rafforzare la salute pubblica globale. Avete sentito bene, 336“, ha sottolineato. Tuttavia, gli USA non hanno fornito alcuna risposta, né hanno aperto le porte di almeno uno dei propri 336 laboratori agli esperti internazionali.
Tornando alle dichiarazioni di Victoria Nuland, costei ha anche aggiunto di essere “al 100% sicura che, se ci sarà un attacco biologico, sarà colpa della Russia”. Una dichiarazione del genere sembra quasi un mettere le mani avanti per preparare l’opinione pubblica ad una sceneggiata simile a quelle che abbiamo visto in Siria: un falso attacco chimico per accusare il nemico di turno. Un attacco chimico o biologico, vero o presunto, verrebbe certamente utilizzato dai media occidentali per accusare Vladimir Putin di essere il nuovo Hitler, proprio come fatto in passato con Ṣaddām Ḥusayn o Baššār al-Asad.
Secondo il Ministero della Difesa di Mosca, lo scorso 9 marzo il gruppo terroristico neonazista noto come battaglione Azov avrebbe consegnato circa 80 tonnellate di ammoniaca ad un villaggio situato a nord-ovest di Charkiv, denominato Zoločev, forse per preparare un’esercitazione di un attacco con sostanze tossiche. Assisteremo presto ad una nuova messa in scena come quella siriana?
Giulio Chinappi, qui.

Com’era quella storia dello stato sovrano?
Poi ci sarebbe questa cosa qui del 21 febbraio, tre giorni prima dell’intervento russo: voi l’avete letta sui giornali? Vista alla televisione? Sentita commentare sui social con alti lai e generale esecrazione? NOTA: Putin ha riconosciuto l’indipendenza delle due repubbliche il 22 febbraio, l’intensificarsi dei bombardamenti ucraini sul Donbass (NON l’inizio: l’intensificarsi) risale al 17 febbraio. Ma quello che ha cominciato è stato Putin, che con la sua provocazione ha scatenato la messa in allerta dell’Ucraina. D’altra parte lo sappiamo da oltre due millenni e mezzo che superior stabat lupus.

La Repubblica Popolare di Doneck denuncia l’imminente invasione ucraina

L’esercito ucraino starebbe preparando un’invasione su larga scala del Donbass. Intanto proseguono i bombardamenti di Kiev che hanno anche provocato vittime tra la popolazione civile.

Siamo oramai al quinto giorno consecutivo di attacchi dell’esercito ucraino nei confronti delle repubbliche popolari del Donbass, la Repubblica Popolare di Lugansk (RPL) e la Repubblica Popolare di Doneck (RPD). Dalla mattina del 17 febbraio, infatti, le autorità delle due repubbliche autoproclamate hanno denunciato l’intensificarsi dei bombardamenti da parte delle forze di Kiev, vedendosi costrette a reagire con l’evacuazione della popolazione civile verso la Russia.
Secondo quanto affermato da Denis Sinenkov, capo della Milizia Popolare della RPD, l’Ucraina sarebbe pronta a lanciare un piano per l’invasione massiccia del Donbass con l’approvazione delle potenze occidentali. “Le forze armate nemiche sono pronte per l’acquisizione forzata del Donbass. Kiev, con l’approvazione dell’Occidente, ha iniziato a mettere in atto un piano per invadere il territorio della nostra repubblica“, si legge sul canale Telegram del dipartimento della Difesa della RPD.
Anche la missione della RPD presso il Centro congiunto per il controllo e il coordinamento ha confermato che le forze governative di Kiev hanno continuato a bombardare il territorio della repubblica nel corso della giornata di domenica. Alle 02:16 ora di Mosca, le forze ucraine hanno bombardato ancora una volta l’insediamento di Staromichajlovka, alla periferia occidentale di Doneck. Colpi di mortaio hanno raggiunto anche altri insediamenti circostanti la città di Doneck. Secondo le fonti locali, sarebbero stati registrati almeno otto bombardamenti solamente nelle prime cinque ore di domenica 20 febbraio.

Ivan Filiponenko, rappresentante ufficiale della Milizia popolare della RPL ha a sua volta annunciato che le forze armate dell’Ucraina hanno tentato di attaccare le posizioni della Milizia Popolare della repubblica. “Intorno alle 5 del mattino del 20 febbraio, le truppe della 79ma Brigata d’assalto aviotrasportata hanno tentato di attaccare le postazioni della milizia popolare nell’area dell’insediamento di Pionerskoe con l’attraversamento del fiume Severskij Donec. Come risultato dello scontro, il nemico ha subito perdite e si è ritirato“, ha affermato Filiponenko. “Le azioni illegali delle forze armate ucraine hanno portato alla distruzione di cinque edifici residenziali e vittime tra la popolazione civile”, ha aggiunto.
Il tocco di comicità a questa situazione tragica arriva da Josep Borrell, alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, il quale ha dichiarato che Bruxelles condanna il massiccio bombardamento delle infrastrutture civili nell’Ucraina orientale, ma che “elogia l’atteggiamento di moderazione dell’Ucraina” di fronte alle provocazioni. Insomma, quasi un incoraggiamento nei confronti del governo di Kiev a continuare con i bombardamenti indiscriminati contro le repubbliche popolari del Donbass.
La situazione di guerra che si respira nella regione del Donbass ha un unico grande responsabile, e questo è l’imperialismo occidentale. Il conflitto armato è solamente la conseguenza finale dell’espansione della NATO ad Oriente e del colpo di Stato perpetrato in Ucraina nel 2014 con il favore delle potenze occidentali, che ha portato ad una vera e propria guerra civile all’interno del Paese. Le regioni a maggioranza russofona non hanno avuto altra scelta se non quella di staccarsi dal governo di Kiev, al fine di evitarne le persecuzioni etniche in pieno stile nazista.
Non contento, l’Occidente imperialista, capeggiato da Washington, continua a gettare benzina sul fuoco diffondendo fake news sulle reali intenzioni della RussiaViktor Medvedčuk, leader dell’opposizione filorussa al governo di Volodymyr Zelens’kyj, ha chiaramente puntato il dito contro i responsabili: “I partner occidentali hanno guadagnato miliardi dall’isteria militare. In mezzo a questa isteria militare, gli Stati Uniti, il Regno Unito e altri Paesi che hanno aiutato l’Ucraina a resistere all’”imminente occupazione” sono riusciti a risolvere i loro problemi interni e a guadagnare buoni soldi. Hanno dato in pegno spazzatura militare non necessaria, locomotive vendute a prezzi gonfiati, firmato contratti commerciali redditizi“, ha scritto Medvedčuk attraverso i social media.
Secondo il politico, la campagna mediatica di notizie false su un’imminente invasione russa è costata 12 miliardi di dollari all’economia dell’Ucraina in cambio di un sostegno finanziario di soli 4 miliardi di euro proveniente da Unione Europea, Stati Uniti, Canada e Giappone: “Questa somma non coprirà le perdite di questa guerra virtuale. Inoltre, i partner occidentali hanno gettato l’Ucraina in un buco nero di debito praticamente senza fondo“. “Dopo un massiccio deflusso di capitali e investimenti, l’Ucraina sarà costretta a tornare ancora una volta dal Fondo Monetario Internazionale, diventando sempre più dipendente dall’assistenza finanziaria internazionale“, ha aggiunto Medvedčuk. In questo modo, l’Ucraina verrà definitivamente trasformata in una repubblica delle banane svenduta al capitale straniero.
Giulio Chinappi, qui.

E aggiungerei anche questa, del dicembre dell’anno scorso quando di Ucraina, mi sembra, non parlava nessuno.

L’Ucraina usata dalla NATO come spina nel fianco della Russia

Dal colpo di stato del 2014, l’Ucraina è divenuta uno strumento nelle mani delle potenze occidentali per dare fastidio alla Russia, fino al rischio di provocare uno scontro armato diretto.

Nell’ambito dell’espansione della NATO verso est, fino a spingersi ai confini della Russia, l’Ucraina ha un ruolo strategico importante, come dimostrano le tante risorse spese dai Paesi occidentali per sostenere i governi nati dalla rivoluzione colorata del 2013-2014, a sua volta fomentata dalle potenze del Patto Atlantico.. 
Aleksandr Fomin, vice ministro della Difesa della Federazione Russa, ha riassunto questa situazione nelle dichiarazioni rilasciate lo scorso lunedì. Il rappresentante del governo russo ha infatti affermato che la crisi ucraina è stata provocata dalla NATO, che ha usato tale situazione come pretesto per interrompere la cooperazione con la Russia: “Qualsiasi cooperazione con la Russia è stata interrotta da una risoluzione del Consiglio della NATO del 1° aprile 2014. Come pretesto, i nostri partner occidentali hanno utilizzato gli sviluppi in Ucraina, provocati dall’Occidente stesso“, ha detto.
Sono stati gli Stati Uniti e i suoi alleati a sostenere il sanguinoso colpo di stato in quel paese e a riconoscere la nuova amministrazione che è salita al potere illegalmente con il sostegno dell’Occidente“, ha aggiunto il viceministro Fomin.
I nodi cruciali della disputa tra Russia e Ucraina restano la Repubblica di Crimea, che dal marzo del 2014 è entrata a far parte della Federazione Russa attraverso un trattato di adesione, e le repubbliche popolari del Donbass, la Repubblica Popolare di Doneck (RPD) e la Repubblica Popolare di Lugansk (RPL), che hanno proclamato la propria indipendenza dall’Ucraina rispettivamente nell’aprile e nel maggio del 2014.
La propaganda antirussa in Ucraina e in Occidente ha portato alcuni media ad utilizzare queste dispute come pretesto per accusare Mosca di voler invadere il territorio ucraino. Il primo vice ambasciatore russo alle Nazioni Unite, Dmitrij Poljanskij, ha risposto a tali accuse in occasione di una conferenza stampa tenuta martedì: “Per quanto riguarda i presunti avvertimenti che la Russia potrebbe invadere l’Ucraina, penso che questo problema possa essere risolto molto facilmente, perché è emerso nelle teste di alcuni politici, quindi morirà nelle teste di questi politici“, ha detto il rappresentante diplomatico. “Non c’è stata alcuna attività militare significativa contrariamente a tutte le accuse di questo tipo“, ha aggiunto Poljanskij.
Va notato come la Russia non abbia reagito militarmente nonostante le continue provocazioni provenienti dall’Ucraina e dalla forze NATO, in particolare in occasione delle esercitazioni militari tenute da quei Paesi nel Mar Nero. A tal proposito, Poljanskij ha sottolineato che anche la Russia è libera “di spostare le truppe e di condurre esercitazioni“. “Si tratta di un nostro diritto e non dobbiamo renderne conto a nessuno“.
Per quanto riguarda la regione del Donbass, il pacchetto di misure di Minsk (Minsk-2), firmato il 12 febbraio 2015, rappresenta la base giuridica per la risoluzione del conflitto nella regione. Il documento, oltre a un cessate il fuoco e al ritiro delle attrezzature militari, prevede una profonda riforma costituzionale in Ucraina con il conseguente decentramento del potere, tenendo conto dello status speciale delle regioni di Doneck e Lugansk, nonché dello svolgimento delle elezioni. Mentre la Russia continua ad insistere per l’applicazione delle misure previste, il piano non è stato attuato fino ad oggi a causa della posizione della parte ucraina che, contrariamente all’ordine stabilito dagli accordi di Minsk, si rifiuta di attuare i punti politici fino a quando non saranno risolte le questioni di sicurezza.
Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha recentemente ricordato che il governo ucraino si è rifiutato di sostenere l’accordo per il cessate il fuoco raggiunto nel luglio del 2020, che invece era stato immediatamente accolto con favore da parte dei governi de facto delle due repubbliche popolari. Lo stesso leader della diplomazia russa ha affermato che la Russia non esclude che l’Occidente voglia organizzare “una piccola guerra” in Ucraina e dare la colpa a Mosca per imporre sanzioni con questo pretesto: “Non escludo che ci sia un tale desiderio di alimentare sentimenti militaristi [in Ucraina] per organizzare una ‘piccola guerra’ e poi accusarci e imporre nuove sanzioni per sopprimere i nostri vantaggi competitivi“, ha detto Lavrov.
La posizione che hanno mantenuto l’Occidente e la NATO è insolente. Gli Stati baltici, i polacchi e gli ucraini li stanno chiaramente incoraggiando“, ha ancora detto il ministro degli Esteri. Come affermato dal presidente Vladimir Putin in una recente conferenza stampa, e come confermato dallo stesso Lavrov lunedì, i Paesi della NATO si vantano di aver fornito all’Ucraina 2,5 miliardi di dollari di munizioni e sistemi di combattimento dal 2014, con il chiaro intento di creare tensioni con Mosca.
Il culmine di questo processo potrebbe essere l’ingresso dell’Ucraina nella NATO, fatto che verrebbe visto quasi come una dichiarazione di guerra da parte di Mosca. “Sembrano aver perso il senso della realtà e anche il buon senso, ma spero che non abbiano perso il senso di autoconservazione“, ha commentato il vice ministro degli Esteri russo Sergej Rjabkov, lasciando intendere che le potenze occidentali rischierebbero in questo modo di dare vita ad un grande conflitto armato con la Russia.
Giulio Chinappi, qui.

E infine alcune testimonianze, finalmente, di ciò che sapevamo fin dall’inizio: l’esercito di colui che i fedeli della religione del Pensiero Unico amano chiamare “eroe” usa i propri civili come scudi umani.

MARIUPOL: LE TESTIMONIANZE.

-Da dove siete arrivati?
Da Mariupol.
-Come ci siete riusciti?
I militari russi ci hanno portato qui.. Hanno aperto il sotterraneo del palazzo dove siamo stati e ci hanno lasciato uscire e hanno portato qui. Grazie a loro.
-e l’esercito ucraino vi ha aiutato?
-l’esercito ucraino ha sparato.
-hanno sparato proprio nel nostro palazzo, non ne voglio parlare.
-pensate, siamo stati chiusi nel sotterraneo del palazzo dal 26 febbraio.
Siete contenti che siete arrivati qui?
-Certo! Grazie.
Perché non siete usciti prima?
-perché non ce lo hanno permesso.
-perché hanno detto che non dobbiamo andare dove c’è l’esercito russo.
-Ucraina non dava il corridoio, non ci hanno permesso di uscire dalla città.
Lì, nel sotterraneo si soffocava
La bambina: mi prude la testa!
Eravamo 300 persone nel sotterraneo!
-sono venuti i militari ucraini da noi e hanno detto che tutto è bloccato e che non c’è via d’uscita.
Volevano che continuassimo a fare da scudo a loro.

NOTA: il burattino che governa l’Ucraina è di madrelingua russa. Quindi, oltre a tradire l’identità ebraica, oltre a tradire il popolo che dovrebbe governare, oltre a tradire tutti gli impegni presi, ha tradito anche l’identità russa. Bell’eroe vi siete scelti!

Comunque tranquilli: adesso arrivano i nostri soldati e vedrete come spezzeremo le reni alla Russia.

barbara

HALABJA, I SOPRAVVISSUTI CHIEDONO GIUSTIZIA

Iraq: i curdi di Halabja chiedono giustizia in Francia
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Venti sopravvissuti del massacro con armi chimiche del villaggio iracheno di Halabja, commesso nel 1988 dal regime di Saddam Hussein, hanno chiesto lunedì [10 giugno] a Parigi un’inchiesta giudiziaria contro i fornitori francesi.
I sopravvissuti affermano che i dirigenti di queste società, che non sono identificati dalla denuncia, erano al corrente della possibilità che i materiali inviati al dittatore iracheno venissero utilizzati nella progettazione di armi chimiche.
La strage di Halabja, un villaggio curdo nel nord dell’Iraq, ha provocato circa 5000 vittime ed è il peggior attacco mai perpetrato contro la popolazione civile con armi chimiche.
L’avvocato che rappresenta il gruppo di curdi, Gavriel Mairone, ha sottolineato che i superstiti hanno tuttora problemi di salute. I denuncianti richiedono che le aziende che hanno fornito le attrezzature riconoscano la loro responsabilità.
Le vittime richiedono in particolare il ricovero in una clinica e cure mediche specialistiche, ha detto il signor Mairone.
L’avvocato spera che il Commissario inquirente acconsentirà ad avviare un’indagine, che potrebbe permettere l’acquisizione di ulteriori dettagli. A questo potrebbero aggiungersi altri casi, in particolare in Germania, negli Stati Uniti e nei Paesi Bassi.
L’avvocato ha sottolineato che ci sono voluti circa 25 anni per raccogliere nel dossier le prove necessarie, a causa, tra l’altro, del caos seguito alla caduta del regime di Saddam Hussein in Iraq. (qui, traduzione mia)

E chissà se un giorno qualcuno arriverà a chiedere conto alla Russia per il sarin fornito ad Assad.

barbara