SPIGOLATURONA SINGOLA MA PIUTTOSTO GROSSA

– certe misure sembrano eccessive anche a me. O meglio: mi sembrerebbero misure eccessive se gli italiani fossero disposto a seguire delle imposizioni ragionevoli, senza supervisione. […] Per riuscire a ottenere il rispetto di misure ragionevoli, le autorita’ italiane sono costrette a ricorrere a misure eccessive, forse anche ridicole per una persona razionale ma che non tiene conto della sostanziale irrazionalita’ dei propri concittadini. […] da tipici italiani allergici alle regole, ognuno di noi decide quali provvedimenti rispettare e quali no,

– la gravita’ attuale del problema impone, *anche* a causa della tradizionale indisciplina degli italiani, provvedimenti che, in paesi con diverso atteggiamento nei confronti di ordini e/o suggerimenti delle autorita’, converrei sarebbero eccessivi. […] rischi di contagio reciproco sia nei parchi che nelle strade cittadine per trasferirsi nel parchi.

– Chiaramente le restrizioni non hanno costretto la totalità della popolazione all’isolamento domiciliare (come certe espressioni pretestuose lagnavano) ma hanno soltanto ridotto parzialmente la circolazione delle persone senza annullarla.

– Se tutti gli aspiranti “sensitivi” andassero in spiaggia o al parco perché prevedessero di trovarli liberi si formeranno inevitabilmente assembramenti. […] Giacché anche un solo assembramento tra tutte le spiagge (o parchi) di Italia è stato ritenuto di troppo e l’intenzione era di prevenirli, non sarebbe stato sufficiente “consentire l’accesso a certi luoghi critici ma multare solo gli affollamenti” poiché ciò avrebbe richiesto più risorse umane che sarebbero ANCHE state esposte a maggiori rischi.

– Se la Federazione Svizzera raccomanda ai cittadini di stare il casa il piu’ possibile, forse (forse!) la stragrande maggioranza dei cittadini sta in casa il piu’ possibile e l’R0 precipita.

Se la Repubblica Italiana chiede, suggerisce, raccomanda o implora il cittadino (educato da secoli, dalla famiglia e dalla chiesa, a considerare lo stato un nemico e a considerare i relativi ordini dei semplici suggerimenti, vincolanti solo se imposti con la forza) di stare in casa il piu’ possibile, il numero di cittadini italiani che si adegua e’ elevato (causa paura) ma non tanto da far calare l’R0.

Queste sono alcune delle risposte che mi sono state date in una discussione in questo post (sì, sono frasi estrapolate dal contesto, ma non mettendo il contesto intero, credetemi, gli ho fatto un regalo, perché a leggere tutto ci fanno una figura ancora peggiore – chi ha tempo e voglia lo può verificare di persona comunque). Dunque apprendiamo che gli italiani, e solo loro, sia ben chiaro, sono indisciplinati, irragionevoli, irrazionali, allergici alle regole (toh, che strano, si sono dimenticati di dire che siamo tutti mafiosi, guarda un po’ che sbadati). Se gli dai il permesso di andare in un parco, garantito che ci fanno un assembramento. Se gli dai il permesso di entrare in una spiaggia – in aprile! – garantito che ci fanno un assembramento, e quindi non glielo puoi permettere. Senza contare che nella strada che percorrono per arrivare al parco ci puoi scommettere che seminano giù un bordello di contagi. Perché il popolo è imbecille, il popolo è un bambino dell’asilo, immaturo e anche un po’ ritardato, e parecchio stronzo, a dirla tutta, e quindi non gli puoi lasciare spazio, non puoi permettergli di decidere, non puoi permettergli di scegliere, bisogna che per lui decida, e con mano ferrea, lo stato, che sa molto meglio di lui che cosa è bene per lui (infatti, per dirne una, quando il popolo vorrebbe votare e lo stato sa che voterebbe in modo sbagliato, giustamente non gli permette di votare e decide lui, lo stato, chi è che deve comandare quella massa di ritardati), gli devi tenere il guinzaglio corto e la museruola. Apprendiamo anche che è assolutamente falso (“chiaramente”) che le restrizioni abbiano costretto all’isolamento domiciliare la totalità della popolazione, ma quando mai, e fare una simile affermazione non solo è pretestuoso, ma è anche una lagna: infatti posso perfino fare la spesa una volta la settimana (a condizione di non comprare vino, se no mi multano, e di non comprare meno di otto cose, se no mi multano, perché quel buon papà che è lo stato ha deciso che il vino non è un bene di prima necessità e quindi non lo devo comprare, e che se compro poche cose magari ci devo tornare dopo due tre giorni, e a condizione che il supermercato sia quello del mio quartiere), e posso anche andare dal medico, basta che non mi venga la bizzarra idea di farmi accompagnare in macchina da qualcuno, non importa se il qualcuno in questione è mio marito, che vive con me nella stessa casa, mangia con me alla stessa tavola, dorme con me nello stesso letto: se viaggiamo nella stessa auto siamo responsabili di strage. Naturalmente non mi si può permettere di camminare per strada senza motivo, perché sono italiana e me ne approfitterei. Non mi si può permettere di fare sport da sola all’aperto, perché sono italiana e me ne approfitterei. Non mi si può permettere di portare mio figlio a prendere un po’ di aria, perché sono italiana e me ne approfitterei. La costituzione violata? Non risultano denunce quindi non è vero che è stata violata. Il presidente emerito? Lui non conta nulla, non è nessuno. E comunque è necessario perché la situazione è grave. E poco importa se chi l’ha fatta diventare grave è lo stesso che oggi ha messo in piedi uno stato di polizia, licenziato il parlamento, abolito la costituzione grazie alla gravità che ha provocato. Poco importano le sagge prediche che l’unico virus era il razzismo. Poco importa che si sia rifiutato di mettere in quarantena chi tornava dalla Cina. Poco importa che si sia rifiutato di dichiarare zona rossa il peggior focolaio (salvato appena in tempo, prima che ne venisse fuori una carneficina, da un medico che si è rifiutato di rispettare le regole e obbedire agli ordini). Poco importano gli inviti ad abbracciarci tutti appassionatamente perché non c’era alcun pericolo. E poco importa che già allora vari medici di famiglia denunciassero un anomalo aumento di polmoniti alveolari, denunce lasciate cadere nel vuoto. Importa solo che lo stato ha sempre ragione, e il suddito che non è d’accordo ha sempre torto. Non le posso citare tutte, perché ci farei sera e poi mattina e poi di nuovo sera. Comunque il concetto è chiaro: lo stato comanda e il suddito deve obbedire senza fiatare, così come quando si ordina al bambino di tre anni di andare a letto, ci deve andare e basta, perché non si può lasciare a una creatura così immatura e incosciente la facoltà di decidere per sé, mai. E questa genìa è identica a quella che nei social plaude al poliziotto che ha multato la mamma che portava la figlia in macchina dal medico, “Ha fatto bene, le regole sono regole e vanno rispettate!” E plaudono al solerte cittadino che ha chiamato la polizia perché c’era uno che correva da solo nel parco, arrivano addirittura a chiamarlo eroe: le regole sono regole e vanno rispettate. E quando la regola sarà di denunciare il vicino che nasconde un ebreo in cantina, non esiteranno a denunciarlo, e faranno la ola alla Gestapo che porta il vicino in campo di concentramento e l’ebreo al gas, perché chi ha l’anima del servo non distingue tra padrone e padrone, tra regola e regola.

E ho lasciato per ultima questa strepitosa chicca:

– Lei si lamenta per non poter godere del privilegio di poter andare a passeggiare sulla spiaggia (perche’ di privilegio si tratterebbe, se fosse riservato solo a lei e pochi altri sulla base del fatto che vivete vicino al mare)?

Privilegio. Siccome io vivo al mare e altri no, andare in spiaggia è un privilegio, e dato che non tutti lo possono avere, mi deve essere tolto. State in montagna? È un privilegio, perché non tutti stanno in montagna, quindi vi si deve vietare di passeggiare in montagna. Avete nella vostra città, nel vostro paese un lago, un fiume, un ruscello, un torrente lungo cui camminare guardando il rilassante scorrere dell’acqua? È un privilegio, perché non tutti lo hanno, quindi vi si deve vietare di approfittarne. Avete una seconda casa? È un privilegio, perché non tutti hanno una seconda casa, quindi vi deve essere tolta. Vivete in una villa con parco e piscina? È un privilegio, perché non tutti ce l’hanno, quindi vi deve essere tolta. Vivete in un appartamento di proprietà? È un privilegio, perché non tutti ce l’hanno, quindi vi deve essere tolto. Perché l’obiettivo unico dello stato padre-padrone, come ci ha insegnato il Piccolo Padre, come ci ha insegnato il Grande Timoniere, come ci ha insegnato Pol Pot, è di rendere tutti uguali. E dato che non è possibile che tutti abbiano tutto, chiunque abbia una cosa, anche minima, ne deve essere privato, bisogna fare in modo che nessuno abbia niente, tutti con la stessa miseria, tutti con la stessa fame, cancellato ogni genere di privilegio, e allora finalmente sulla Terra regneranno la pace, la felicità e l’amore universale. E anche questi, quando la regola sarà di denunciare il vicino che nasconde un ebreo in cantina, non esiteranno a denunciarlo, e faranno la ola alla Gestapo che porta il vicino in campo di concentramento e l’ebreo al gas, perché chi ha l’anima del servo non distingue tra padrone e padrone, tra regola e regola. Meno che mai quando si è servi di un partito che ha fatto due miliardi di schiavi e cento milioni di morti (e che infatti sugli assembramenti con la bandiera rossa non ha niente da ridire). Per questo stanno così volentieri a 90° di fronte all’uomo che è riuscito a fare 60 milioni di schiavi e che presto avrà anche un bel botto di morti per fame, o per malattie che non saremo più in grado di curare, o di suicidi per la disperazione di non avere di che nutrire i propri figli.

E ora distraiamoci un momento da tanta bruttezza con questa piccola chicca.

barbara

SPIGOLATURE 1

Cioè un po’ di cose raccattate qua e là con in mezzo qualche considerazione mia e qualche immagine e vignetta e anche una canzoncina, un po’ per ridere, un po’ per sorridere, un po’ per riflettere, un po’ per andare a cercare un mitra e sparare ad alzo zero. E cominciamo facendo il punto di ciò che abbiamo imparato, che è sempre importante.

Giovanni Orciani

In questa emergenza covid19 abbiamo imparato che:

1) le mascherine non servono (perché non ci sono) però è meglio tenere una sciarpa su naso e bocca;
2) andare a camminare in solitaria o in famiglia è pericoloso, mentre le file al supermercato sono sicure;
3) i nipoti non possono portare la spesa ai nonni, ma gli sconosciuti del delivery sì;
4) le forze dell’ordine hanno abbastanza uomini e mezzi per presidiare il territorio (ricordateglielo quando ne avrete bisogno a emergenza finita, se vi dicono che non c’è nessun mezzo disponibile);
5) i detenuti in custodia cautelare, quindi ancora privi di processo e di condanne definitive, non possono essere messi ai domiciliari ma i condannati in via definitiva per reati di mafia invece sì, anche se le condizioni ex 41 bis, prevedendo l’isolamento degli stessi li pone al riparo dal contagio;
6) tutte le manifestazioni sono sospese, comprese le messe pasquali e i funerali, ma l’ANPI può uscire tranquillamente a manifestare (un’Italia che sarebbe da liberare nuovamente tra l’altro da questa classe dirigente e politica);
7) i soldi per mantenere le aziende non ci sono, ma ci sono per le task force, gli stipendi dei politici e dei dirigenti pubblici e anche per dare le mancette ai sanitari in una manovra esclusivamente demagogica. (vedremo poi con le aziende chiuse come li pagherete gli stipendi pubblici);
8) la sanità lombarda è la peggiore di tutta Italia e le migliaia di italiani che ogni anno salgono nei loro ospedali sono evidentemente scemi: dovrebbero restare in quelli delle rispettive virtuosissime regioni;
9) gli aeroporti sono chiusi, non ci si può spostare da una regione all’altra, ma i porti sono rigorosamente aperti per far attraccare navi spagnole che, evidentemente, nel loro Paese non sarebbero accolte;
10) con un’app si possono monitorare i movimenti dei cittadini italiani (personalmente non ho alcun problema a scaricarla), ma non degli immigrati che richiedono asilo perché verrebbero lesi i loro diritti.
Sì! il 25 aprile dovremmo scendere tutti in piazza per dare un nuovo significato alla ricorrenza della Liberazione!

Dopodiché facciamo il punto anche su quello che abbiamo appreso con l’attesissima e benvenutissima fase 2, che cambierà la nostra vita da così a così (l’avete visto il movimento della mano? No?! Ma come no! Dai, era così chiaro!)

Stella Tarolla

Allora, vediamo se ho capito:

1) il virus non attacca le prime 15 persone che partecipano ad un funerale. Il 16mo è fottuto;
2) il virus non attacca i prossimi congiunti: per la definizione di “congiunto”, il virus applicherà le definizioni contenute nel codice civile. Quindi non fate i cretini: se dite di andare dai nonni e invece andate a casa di amici, ovvero a casa della moglie di vostro cugino di secondo grado, il virus se ne accorge e vi contagia;
3) da nonna, sì; dalla fidanzata, invece, il virus ti contagia; [poi però si è ravveduto e ci ha aggiunto gli affetti stabili, e immagino che sarà la polizia a decidere, mediante stringenti interrogatori separati, se sono stabili abbastanza o se si meritano una bella multa per avere bluffato solo per farsi una scopata o per passare una mezz’ora con l’amico di asilo-elementari-medie-liceo-università-militare-testimoni di nozze-padrini dei figli eccetera eccetera lungo settant’anni di vita]
4) le 15 task forces e i 450 superesperti che salveranno il Paese dalla catastrofe socioeconomicosanitaria non sanno neanche leggere un calendario… o avrebbero evitato di riaprire i parrucchieri lunedì 1^ giugno, giorno di loro chiusura (non foss’altro per evitare di essere perculati da oggi sino alla suddetta data); si riaprirà il 2 giugno, che non sarà più festa giacché la Repubblica parlamentare è stata soppressa (ve n’eravate accorti, sì?);
5) le udienze civili e penali e, in genere, l’intera attività giurisdizionale riprenderanno il 12 maggio, ma i cancellieri, i funzionari e il personale amministrativo tutto dei Tribunali (compresi i magistrati fuori sede?) continueranno con presidi, turnazioni e Smart working sino al 30 giugno. Quindi, tribunali vuoti, assenza di personale, ma avvocati al lavoro… a fa’ che?!?!?
6) Peppiniello e cosolino so’ stati capaci di fa’ incazza’ pure il Papa… fantastici;
7) “L’Inps ha evaso in un mese quello che normalmente evade in 5 anni” (Churchill de noartri, testuale Traduzione dal Propagandese all’Italiano: all’Inps solitamente non fanno un cazzo, atteso che normalmente impiegano 5 anni per evadere ciò che potrebbero fare in un mese… l’importanza di avere un grande addetto stampa che sa scegliere le parole;
8) in sintesi, non è cambiato un cazzo, tranne l’aver autorizzato e disciplinato i funerali… ci vogliono far capire qualcosa?
9) l’Europa ci invidia… ha detto proprio così. Questa deve avergliela dettata Grillo, che non ha saputo rinunciare a rendere onore al suo passato comico.

E a proposito del Presidente del Consiglio che l’intera Europa, cosa dico, l’intero mondo e le galassie tutte ci invidiano, della sua specchiata onestà e del suo lavorare alla luce del sole e non col favore delle tenebre come fanno invece altri loschi figuri di cui potrei fare nomi e cognomi ma non li faccio per carità di patria, guardate questo che carino!

Passo ora a questo capolavoro di alta strategia internazionale
strategia
E a questo proposito merita menzione la
spettacolare figura di cacca che ha fatto Lilli Gruber propagandando la strasmentita bufala di Trump che vorrebbe iniettare la varechina in vena ai pazienti.

Otto e Mezzo, Lilli Gruber smentita da Riccardo Luna su Donald Trump: gelo in studio

26 aprile 2020

Smentita a casa sua. Si parla di Lilli Gruber, che a Otto e Mezzo su La7 ha dovuto incassare il “colpo basso” di Riccardo Luna, giornalista di Repubblica e componente della task-force del governo contro le fake-news. Il tema erano le controverse dichiarazioni di Donald Trump circa la possibilità di testare iniezioni di candeggina. E la Gruber, rivolgendosi a Fabrizio Pregliasco, presente in collegamento, ha affermato: “Trump ha detto che potrebbero funzionare delle iniezioni di disinfettante, chi può credere ad una simile panzana?”. E Pregliasco ha parlato di “esempio micidiale di disinformazione“, in riferimento alla “ricetta” di Trump. Ma a quel punto si è inserito Luna, il quale ha puntualizzato: “Se si va a vedere la conferenza stampa si scopre che Trump non lo ha detto. Ha fatto una domanda, che è molto diverso”.

Dunque, Luna ha spiegato nel dettaglio quanto accaduto: “Le conferenze sono molto divertenti, se non fosse che stiamo parlando di una tragedia. Trump ne ha dette di tutti i colori, ma questa volta ha fatto una domanda, ha chiesto ad un medico se poteva essere una buona idea, ovviamente non lo era. Si comporta come un uomo della strada. La cosa migliore che è accaduta è che il medico lo ha spiegato, tutta la stampa lo ha spiegato. Il miglior antidoto contro le fake sono la credibilità dei giornalisti e degli scienziati. La domanda di Trump è finita lì”. Evidente l’imbarazzo della Gruber, che con palese stizza e disappunto ha affermato: “Sì sì, diciamo così… era una domanda alla Trump… ma chi non è esperto e poco avveduto e attento…”. Gelo in studio. (qui)

Ma siccome Trump è brutto cattivo e antipatico, la favoletta di Trump che propone di iniettare varechina in vena continuerà a trovare adepti fra i soliti dementi che preferiscono le bufale preconfezionate (e anche prematurate?) piuttosto che la realtà (interessante comunque che la signora Dietlinde, tutta botulino, silicone e filoterrorismo, riconosca di essere non esperta, poco avveduta e poco attenta). E, visto che siamo in tema di sanità negli Stati Uniti, aggiungo un testo scritto da chi ci vive.

Jaime MancaGraziadei

Tutti gli Stati americani sono tenuti a rispettare le leggi Federali. Ci sono ben 2900 ospedali pubblici e “no profit” e tre leggi Medicare (1965) , Medicaid (1966) ed EMTALA (1986) che coprono i non coperti da assicurazione, i non abbienti e coloro che hanno reddito inferiore ai 23.000 inclusi i pensionati, i disabili, i senzatetto, i senza lavoro, ragazze madri e figli… tutti. Il tutto è coperto ed incluso nel welfare USA di 2700 miliardi di dollari ogni anno. E, sempre sotto EMTALA, a NESSUNO possono essere rifiutate cure. Alle volte si recano in un Urgent Care, un gabinetto poliambulatorio NON attrezzato con semplici infermieri e quasi mai dottori come il ragazzo deceduto in California recentemente, e quindi, non potendo intervenire, li indirizzano al più vicino ospedale, come infatti è successo. Tutti gli altri vengono curati ed, a seconda della polizza scelta, parte la pagano loro il resto dalle assicurazione o, se hanno scelto copertura totale, paga tutto l’assicurazione.

Aggiungo che noi, con la nostra preziosissima sanità pubblica, lasciamo allo stato molto più di quello che un americano paga per una copertura totale, che comprende visite, diagnostica, medicine, ricoveri, interventi chirurgici e dentista. Io solo con quello che ho speso di dentista almeno un bilocale lo avrei comprato. Oltre a tutto quello che devo spendere in aggiunta di ticket per medicine mutuabili e prezzo intero per quelle che non lo sono, visite specialistiche private perché altrimenti devo aspettare anche sei mesi o più, ed esami diagnostici privati perché per quelli convenzionati – e comunque con ticket di molte decine di euro – ho trovato liste d’attesa addirittura di 21 mesi. Quindi sarebbe ora di finirla con le bufale sulla sanità americana che lascia morire i poveri mentre da noi salva tutti. Così come ci salva il conticino
salvataggio
che si circonda di esperti per poter fare sempre le scelte giuste
tampone
e soprattutto mette al primo posto e la sicurezza degli italiani
mafia
e la giustizia per tutti,
contrario
ma contemporaneamente salvaguarda la nostra libertà, permettendoci di scegliere la nostra sorte
fragola
E infine ecco la canzoncina, di uno che non è mai stato fra i miei amori, ma questa cosetta qui mi è piaciuta un sacco.

barbara

I CRIMINALI ABUSI DEL GOVERNO – PARTE SECONDA

Iniziamo con la denuncia di nove magistrati.

“Le passeggiate non sono reati, contrastiamo invece la criminalità”

La lettera aperta di nove magistrati della Valle d’Aosta

Una lettera aperta alla cittadinanza valdostana, in cui dicono che le passeggiate non sono illeciti e che “il denaro pubblico è più utile se speso per contrastare la  microcomunità che per i controlli”. A scriverla sono nove magistrati di Aosta, che però intervengono in qualità di cittadini.

Eugenio Gramola, presidente del tribunale, i giudici Anna Bonfilio, Maurizio D’Abrusco, Luca Fadda, Davide Paladino, Marco Tornatore, Stefania Cugge (giudice a Ivrea) e i pm Luca Ceccanti ed Eugenia Menichetti scrivono che “Con estremo sconforto – soprattutto morale – abbiamo assistito – ed ancora assistiamo – ad ampi dispiegamenti di mezzi per perseguire illeciti che non esistono, poiché è manifestamente insussistente qualsiasi offesa all’interesse giuridico (e sociale) protetto”.

“In un territorio  qual è quello valdostano, ma anche altrove, in zone di campagna o collinari su tutto il territorio italiano, ove molti comuni hanno una densità di popolazione assai limitata a fronte di un territorio in gran parte esteso in zona rurale, che pericolosità rivestono le condotte di chi, per sopravvivere alla situazione pesante in cui tutti viviamo, avendo la fortuna di abitare in comune montano – o comunque in zone isolate – (con gli inconvenienti ben noti in condizioni normali, soprattutto in stagione invernale, per spostamenti anche ordinari) faccia una passeggiata nei boschi osando allontanarsi anche per qualche chilometro dalla propria abitazione, laddove superate le ‘quattro case’ del paese – proprio nel raggio delle poche centinaia di metri di spostamento consentito od almeno tollerato – si spinga fino alle zone solitarie di montagna dove – se ha fortuna – potrà incontrare forse qualche marmotta, o capriolo o volpe, transitando al più in prossimità di qualche alpeggio, al momento anche chiuso”.

Quindi “fermo restando che è compito delle Forze di Polizia, e prima ancora dell’autorità politica che ne dirige l’operare, decidere come e dove concentrare i controlli sull’osservanza delle disposizioni emanate dal Governo, è difficile non chiedersi se davvero non si sappia immaginare un modo più utile per spendere il danaro pubblico, in settori ove ce n’è ben più bisogno per le tante necessità urgenti delle strutture sanitarie o per più seri interventi di prevenzione e protezione degli anziani in strutture di accoglienza”.

“Tutto ciò avviene con sacrificio estremo, manifestamente non necessario, di diritti fondamentali di libertà personale e di circolazione dei cittadini di cui alla parte I della Costituzione, che meriterebbe rinnovata lettura ed attenta meditazione. Non dimentichiamo che le norme che vengano ad incidere e sacrificare diritti costituzionalmente garantiti, anche a tutela di altri diritti di pari rango che vengano a confliggervi, sono comunque sempre soggette a stretta interpretazione e perdono ogni legittimazione laddove le condotte sanzionate siano prive di lesività per il bene preminente salvaguardato”.Nell’ambito dell’emergenza da coronavirus, in Valle d’Aosta è prevista “in senso ulteriormente restrittivo” rispetto alla normativa nazionale (per via di una ordinanza regionale) la possibilità di svolgere attività motoria e di uscire con l’animale da compagnia “solo in prossimità della propria abitazione”, ricordano giudici e pm. Nella lettera aperta fanno riferimento in particolare alla “Circolare del Ministero dell’Interno 31.03.2020”, in cui si ricorda che “la finalità dei divieti” risiede “nell’esigenza di prevenire e ridurre la propagazione del contagio” e che “il perseguimento della predetta esigenza implichi valutazioni ponderate rispetto alla specificità delle situazioni concrete”.

Inoltre “non sarebbe forse “strategicamente” più utile limitare l’applicazione dei provvedimenti in vigore nell’ambito effettivamente necessario per il perseguimento dei fini loro propri di contenimento dei rischi reali – e non immaginari – di diffusione dell’epidemia in atto, salvaguardando il più possibile le libertà fondamentali dei cittadini? Ciò perché i cittadini stessi, ben consapevoli e largamente convinti della necessità di un regime comunque restrittivo, poiché coscienti – per la maggior parte almeno – dei rischi conseguenti al mancato contenimento della diffusione epidemiologica in atto, sarebbero così assai più motivati e spontaneamente disposti al pieno rispetto della normativa vigente, ragionevole ed equilibrata, e non si sentirebbero invece costretti a cercare i più umilianti sotterfugi per sottrarsi a solerti controlli che finiscono per essere percepiti come gratuite persecuzioni di nessuna utilità per l’effettiva tutela del bene della salute pubblica”. Infine “se superassimo il pericolo da coronavirus lasciando sul tappeto libertà fondamentali e diritti primari di libertà che oggi vengono seriamente posti a rischio da condotte repressive non adeguate rispetto ai fini perseguiti, che risultato avremmo conseguito?”. (qui)

E proseguiamo con quella di ottanta avvocati.

80 avvocati contro le restrizioni alla libertà del Governo: “Applicate senza giusta disciplina giuridica”

23 aprile 2020

Ottanta avvocati hanno redatto e sottoscritto un appello nel quale hanno voluto segnalare all’opinione pubblica i profili di conflittualità con il nostro quadro costituzionale dei provvedimenti adottati in queste settimane dal Governo italiano. Secondo quanto riportato nello scritto, si evidenzia che “sono state applicate pesanti restrizioni alle libertà individuali (la libertà personale, la libertà di circolazione, la libertà di riunione, la libertà di culto), per il tramite di atti amministrativi (decreti ed ordinanze), in assenza di una puntuale disciplina legislativa e violando il principio di diversificazione delle competenze amministrative”. Gli avvocati hanno anche aggiunto che  essendo le restrizioni in questione avvenute sulla base di atti amministrativi, “le ha sottratte ad ogni forma di controllo preventivo e successivo”.

Il testo

L’emergenza sanitaria in atto ha dimostrato la fragilità del nostro sistema costituzionale e, in particolare, delle garanzie che i Padri costituenti avevano voluto scrivere a difesa delle libertà civili. Il Governo ha deciso di avocare a sé ogni competenza, utilizzando impropriamente lo strumento del decreto legge, con il quale sono stati solo genericamente descritti i “casi” di possibile restrizione delle libertà civili delegando al Potere esecutivo, nella persona del Presidente del Consiglio dei ministri, la scelta puntuale di quale misura adottare sia del grado di intensità della stessa. Tutto questo è stato fatto in ragione di uno stato di emergenza dichiarato dal Consiglio dei Ministri il 31 gennaio 2020, pur essendo noto che la nostra Carta costituzionale non prevede l’emergenza quale presupposto per derogare allo Stato di diritto. Ad entrare in crisi è stato innanzitutto il principio di divisione dei Poteri. La centralità del ruolo del Parlamento è stata sacrificata in forza della necessità ed urgenza dei provvedimenti da adottare. Il Potere esecutivo ha deciso di arrogarsi ogni decisione in materia, adottando decreti legge che hanno attribuito al Presidente del Consiglio il potere di integrarli ed attuarli in vista del fine del contenimento dell’epidemia coronavirus.

E’ stato posto in discussione anche il principio di competenza sia a livello centrale (comprimendo la competenza per materia dei vari dicasteri), sia a livello locale (residuando in capo alle Regioni solo un potere di intervento d’urgenza in attesa dell’adozione dei provvedimenti del Presidente del Consiglio). Il Decreto del Presidente del Consiglio è divenuto dunque una fonte strumentalizzata, dotato di un’efficacia tale da poter comprimere diritti costituzionalmente garantiti e da prevalere sui provvedimenti emessi dai singoli Ministri e sulle ordinanze emesse dagli enti territoriali (in primis le Regioni). Non è stato rispettato neppure il principio di gerarchia delle fonti. La libertà individuale gode di una protezione totale stante la riserva assoluta di legge (rinforzata), che impone al legislatore una descrizione precisa dei “casi” e dei “modi” di qualsiasi restrizione alla stessa. A sua tutela è pure prevista una riserva di giurisdizione. Anche la libertà di circolazione è garantita da una riserva di legge rinforzata; sono diritti soggettivi perfetti poi quelli di riunione, di associazione, di libertà di culto.

Solo una legge statale può limitare tali fondamentali libertà, e non certo una fonte secondaria governativa, e addirittura monocratica, quale il Decreto del Presidente del Consiglio. Ma anche accettando la possibilità dell’utilizzo della decretazione d’urgenza non c’è stato il rispetto del principio di tassatività: i due decreti legge adottati dal Governo hanno solo genericamente descritto i casi di possibile restrizione delle libertà civili, delegando ad un componente del Potere esecutivo, il Presidente del Consiglio dei Ministri, la titolarità di scelta sia del tipo di misura da adottare (i “casi”) sia del grado di intensità (i “modi). L’estrema genericità dei decreti legge contrasta poi con la Legge n. 400/1988, che richiede, per il rispetto dell’art. 77 Cost., l’emanazione di misure di immediata applicazione, con contenuto specifico ed omogeneo. Ed, anzi, un decreto-legge che abbisogni di un ulteriore provvedimento (nel caso un D.P.C.M.) per la sua attuazione, difficilmente può dirsi fondato su presupposti di straordinaria necessità e urgenza, poiché l’arco temporale necessario all’elaborazione della fonte secondaria smentisce in radice l’indifferibilità della misura.

In sintesi, sono state applicate pesanti restrizioni alle libertà individuali (la libertà personale, la libertà di circolazione, la libertà di riunione, la libertà di culto), per il tramite di atti amministrativi (decreti ed ordinanze), in assenza di una puntuale disciplina legislativa e violando il principio di diversificazione delle competenze amministrative. Il fatto poi che le restrizioni in questione siano avvenute appunto sulla base di atti amministrativi, le ha sottratte ad ogni forma di controllo preventivo e successivo. Tali provvedimenti, infatti, sono stati adottati dal Potere esecutivo (Presidente del Consiglio, Presidenti delle Regioni, Sindaci) in piena autonomia e senza una verifica da parte del Parlamento né un controllo del Presidente della Repubblica (previsto sugli atti aventi forza di legge e sui regolamenti governativi, questi ultimi adottati di solito con la forma del D.P.R.). La necessità che sia un atto avente forza di legge a limitare le libertà civili è del resto coerente con il nostro sistema di garanzie costituzionali: solo le leggi (ed atti equiparati ad esse) e non gli atti amministrativi (quali sono i decreti e le ordinanze) sono sottoponibili a giudizio di costituzionalità di fronte alla Corte Costituzionale, unico organo competente secondo il nostro Ordinamento a controllare, con efficacia erga omnes, la conformità alle norme e ai principi costituzionali degli atti legislativi, anche sotto il profilo della loro proporzionalità ed adeguatezza.

E’ mancata dunque qualsiasi verifica della conformità del mezzo (misure restrittive) con il fine (tutela della salute) nell’ottica di un bilanciamento con altri diritti cui la Costituzione riserva invece il grado più elevato di tutela: nessun controllo amministrativo, nessun passaggio parlamentare, nessuna verifica costituzionale. In conclusione gli scriventi ritengono che il fine non giustifica i mezzi. L’emergenza non può giustificare l’alterazione dei rapporti tra i poteri dello Stato e dello Stato con gli altri enti territoriali. Quando sono in gioco i diritti di libertà, allora l’alterazione delle garanzie costituzionali non riveste solo un aspetto formale, perché incide direttamente sulla tutela sostanziale di quei diritti che la Costituzione vorrebbe inviolabili. A meno che non si voglia incidere sulla forma dello Stato di diritto e infine sulla stessa forma di Governo.

I sottoscrittori (qui – e questa stampatevela e portatevela sempre dietro)

appello e sottoscrizioni-2

Poi arriva il 25 aprile, e salta fuori questa circolare ministeriale
25 APRILE
così commentata da

Simone Pillon

Nella foga di mettere a tacere le voci stridule di ANPI, il “Gabinetto del Ministro” autorizza le associazioni partigiane e combattentistiche ad affiancare le “Autorità deponenti”, purché lo facciano “in qualche modo”.
Guareschi ci avrebbe scritto sopra un romanzo.
Io, da giurista di campagna, mi limito a contemplare la morte del diritto: una circolare ministeriale che dispone in deroga di un Decreto Legge, e l’espressione “in qualche modo” che assurge a criterio giuridico. Tutto per non scontentare i sacerdoti del pensiero unico.

A cui io aggiungo: il più giovane dei partigiani, considerando tali anche i ragazzini che facevano le staffette per trasmettere ordini e comunicazioni e che non combattevano, oggi ha almeno 90 anni, i combattenti qualcuno in più: davvero ci sono ancora partigiani e combattenti iscritti all’ANPI che partecipano alle manifestazioni?

Prima di chiudere vi propongo questo accorato grido di dolore di Max Del Papa (e chissà se un giorno qualcuno scriverà una Pavana per una democrazia defunta) e infine questo sfogo esasperato di Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia.

(continua)

barbara

SI ALLUNGA LA LISTA DEI CRIMINI DELL’OMS

E non solo.

Coronavirus in Kurdistan: l’OMS mette in grave pericolo migliaia di sfollati

L’OMS ci ricasca. Per “non inimicarsi” un regime nasconde i dati in suo possesso e rischia di trasformare un caso isolato di Coronavirus in una epidemia. La lezione cinese non è servita?

Un comunicato ufficiale della Autorità di autogestione della regione del Kurdistan siriano accusa l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) di aver nascosto il primo caso di Coronavirus nella regione.

Le autorità curde accusano l’OMS di «irresponsabilità per aver messo gravemente in pericolo la popolazione omettendo di comunicare all’autorità di autogestione il primo caso di Coronavirus e quindi impedendo alla stessa autorità di assumere decisioni volte all’isolamento delle persone infette e di coloro venute in contatto con esse».

Il comunicato della autorità curda si riferisce al caso di un uomo di 53 anni con sintomi di COVID-19 ricoverato presso l’ospedale di Hasaka il 22 marzo. Cinque giorni dopo, il 27 marzo, l’uomo viene giudicato positivo al Coronavirus a seguito di un tampone inviato a Damasco. Il 2 aprile l’uomo muore dopo essere stato trasferito in un ospedale governativo nella città di Qamishli.

Le autorità curde accusa l’OMS di aver taciuto su questo che è il primo caso di Coronavirus nella regione e così facendo di aver messo in grave pericolo la popolazione in quanto le autorità non hanno potuto isolare tempestivamente le persone venute in contatto con l’uomo infetto. [continua]

E dunque OMS DELENDA EST.

E si allunga la lista dei crimini dei trafficanti di carne umana.

ONG TEDESCA SCARICA 146 CLANDESTINI SU NAVE ITALIANA, POI LO SBARCO

Una nave della Compagnia Italiana di Navigazione pronta ad ospitare i 146 clandestini prelevati su appuntamento con gli scafisti dalla nave Alan Kurdi della Ong tedesca Sea Eye.
Il trasferimento viene effettuato “nell’ambito della Convenzione del 18 luglio 2012” tra lo stesso ministero e la compagnia, “per finalità di interesse pubblico nel contesto emergenziale accertato dal provvedimento adottato dal Capo della Protezione civile e dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti”. Così la delirante nota del governo.
Di fornire assistenza ai clandestini si occuperà Protezione civile. Gli immigrati resteranno nella nave messa per almeno due settimane, per un costo di circa 1 milione di euro. Poi, ovviamente, scenderanno a terra in Sicilia dove saranno ospitati per una vacanza lunga una vita in qualche resort con piscina aperto apposta per loro, come già accaduto in questi giorni.
E’ quello che avevano chiesto i parlamentari scafisti della sinistra.
Il sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti, Salvatore Margiotta, rispondendo ad un’interrogazione alla Camera, ha sottolineato “la determinazione del ministro De Micheli che, sulla base dei nostri principi di solidarietà, obbligo di soccorso e salvaguardia della vita umana, si è adoperata con impegno nel trovare una soluzione per assicurare la sorveglianza sanitaria delle persone soccorse in mare dalla nave Alan Kurdi”.
Il capo missione Jan Ribbeck, da qualche giorno è in contatto diretto con il sindaco, Leoluca Orlando, che ha sentito anche l’ambasciatore tedesco in Italia. Ieri gli attivisti della Ong avevano chiesto di accelerare le pratiche per lo sbarco. (qui)

E i nostri medici e infermieri muoiono a centinaia perché non ci sono soldi per dispositivi di protezione. E i nostri cittadini muoiono a decine di migliaia perché non ci sono abbastanza posti in rianimazione. E noi siamo agli arresti domiciliari perché se andiamo in giro saremo responsabili di genocidio.

E si allunga la lista delle “task force” nominate dal nostro ineffabile Grande Timoniere, Conducator, Piccolo Padre, Líder Máximo eccetera, che sono arrivate a quindici, mentre noi il 18 aprile abbiamo avuto 3491 nuovi infetti e 482 morti. E si allunga contemporaneamente la lista delle violazioni della costituzione da parte del suddetto signore. Prima lo dice, così tra amici, Giovanni Bernardini

ARTICOLO 16

Costituzione, articolo 16 comma 1.

Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza.
L’articolo parla di possibili limitazioni al diritto dei cittadini di CIRCOLARE e SOGGIORNARE in qualsiasi parte del territorio nazionale. E’ evidente, direi, che portare a spasso il cane, far due passi nel paese o nel quartiere in cui si vive, fare una corsa non significa SPOSTARSI o SOGGIORNARE.
In ogni caso deve essere LA LEGGE a porre limiti alla libertà di spostarsi, anche ammettendo che tali limiti comprendano il portare a spasso il cane ad oltre 200 metri dalla propria abitazione o farsi una corsa. La LEGGE, non un DPCM, non un regolamento attuativo, non un atto amministrativo.
Anche a prescindere da ogni valutazione sulla efficacia, ormai abbastanza dubbia, delle misure adottate dal governo è chiaro che stiamo vivendo in una situazione di illegalità e di violazione di articoli fondamentali della Costituzione. (qui)

E poi ve lo faccio dire dal presidente emerito della Corte Costituzionale.

“Non si eluda il Parlamento”. Il monito di Gaetano Silvestri

Il presidente emerito della Corte Costituzionale lancia un allarme: “Sento parlare di sospensione delle garanzie costituzionali. Persino in vista di una guerra, l’articolo 78 della Costituzione non mette da parte la democrazia parlamentare”

di Fabio Greco

La fase 2, quella della ripartenza dopo la chiusura totale per l’epidemia da coronavirus, deve prevedere “senza dubbio” il passaggio in Parlamento e fondarsi, nel rapporto con i governatori, sul “regionalismo cooperativo”, senza mai dimenticare che il quadro in cui agire è quello costituzionale. Su quest’ultimo punto Gaetano Silvestri, presidente emerito della Corte Costituzionale, è nettissimo.
Ma anche da preoccupato, tanto da aver messo a punto qualche giorno fa una riflessione sul sito di Unicost in cui sottolinea che “persino in vista della situazione eccezionale per antonomasia, la guerra, l’articolo 78 della Costituzione non mette da parte la democrazia parlamentare, giacché lo stato di guerra può essere dichiarato solo dal Parlamento e prevede che quest’ultimo possa delegare al Governo i ‘poteri necessari’, non i pieni poteri”.
“Quando ho sentito parlare di ‘sospensione’ delle garanzie personali e istituzionali, è scattato in me un allarme”, spiega Silvestri in questa intervista all’AGI. Si tratta, aggiunge, di “una affermazione pericolosa: i diritti vengono esercitati in forma diversa, ma mai sospesi” “Il vuoto non può esistere”, poiché sarebbe riempito, ragiona, “dalla volontà del sovrano, inteso come potere pubblico liberato da ogni vincolo giuridico e capace di trasformare istantaneamente la propria forza in diritto”.
Nel caso della libertà di circolazione e soggiorno, le limitazioni sono avvenute se non in un vuoto normativo, in una sorta di caos per colpa di “errori che arrivano da lontano”.
“Nessuna legge autorizzativa – scrive Silvestri nella sua riflessione – potrà mai consentire ad una Regione (a fortiori ad un ente locale) di emanare norme che impediscano o ostacolino la libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni, in palese dispregio del primo comma del citato articolo 120 della Costituzione, come purtroppo in qualche caso si sta verificando. Un blocco di transito da una Regione ad un’altra ha una rilevanza nazionale per diretto dettato costituzionale”.
“In mancanza di una legge quadro sull’emergenza – afferma all’AGI il giurista – abbiamo assistito a una corsa ad arrivare primi” da parte di enti, governo e governatori “in cui appariva preminente la necessità di conquistare ‘like’ sui social”. Il risultato è stata una “ridda di atti normativi” che ha generato confusione. “E’ il problema dei problemi”, questo, per Silvestri: “La corsa al mezzo punto nei sondaggi”.
I cittadini, invece, “si sono dimostrati più responsabili di una classe politica che non si è fatta mancare dispetti e polemiche di corto respiro. Lo dico con grande amarezza. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dal canto suo, sta facendo un lavoro eccezionale, intervenendo con l’unica arma che ha, il potere di persuasione, nel richiamare i partiti alla coesione”.
Non solo i partiti litigano; lo fanno anche i governatori, con lo Stato centrale e tra loro. Verranno ripetuti gli stessi errori, come quelli da lei sottolineati quando afferma nella sua riflessione che “La Repubblica ‘una e indivisibile’ (articolo 5 della Costituzione) non può tollerare che parti del territorio e della popolazione nazionali si pongano in contrapposizione tra loro”?
“Sono sempre stato favorevole – risponde Silvestri, oggi presidente dell’Associazione italiana dei costituzionalisti – a un regionalismo cooperativo, e non dualistico. Bisognerebbe, oltre alla Conferenza Stato-Regioni, andare a incontri informali per definire una griglia normativa. Potrebbe rivelarsi utile che il presidente del Consiglio si riunisca, anche in teleconferenza, con tutti i presidenti di Regioni per concordare atti normativi” e dare vita a un “patto nazionale, a quel minimo denominatore comune” che permetta di “riaprire tutti insieme oppure definire parametri condivisi: io, cittadino di una regione, se voglio interagire con cittadini di altre regioni devo sapere di poterlo fare in sicurezza”.
Poi, però, come si vara un decreto legge senza ledere la Costituzione, che prevede un passaggio parlamentare? La Costituzione, spiega, “non include la conversione in legge dei decreti legge tra i casi in cui è obbligatorio il procedimento ordinario. Di conseguenza, esclude il procedimento decentrato in commissione. A prevedere il procedimento ordinario sono i regolamenti della Camera e del Senato. Bisognerebbe modificare quelli, attraverso una convocazione del Parlamento, e consentire così alle capigruppo di poter decidere. Ma, ancora una volta, servono la disponibilità e la responsabilità della classe politica”. (qui)

E il divieto di praticare sport all’aperto non è un crimine solo contro la costituzione, ma anche contro le leggi di natura:

E si allunga la lista degli abusi – che in qualche caso si configurano in veri e propri crimini – sui cittadini, dal medico che sta andando in clinica per un’emergenza alla famiglia che porta la bambina leucemica al controllo.

E si allunga, naturalmente, la nostra prigionia, mentre apprendiamo che la Svezia, che non ha messo in atto nessuna limitazione, ha un sesto dei nostri abitanti e un quattordicesimo dei nostri morti, che la Svizzera, che non ha messo in atto nessuna limitazione, ha poco più di un ottavo dei nostri abitanti e poco più di un ventesimo dei nostri morti. E sicuramente, anche se non sarà mai registrato da nessuna parte, entrambe avranno molti meno morti futuri per conseguenza della povertà. DISOBBEDIENZA CIVILE!

barbara

MACEDONIA

Nel senso di un po’ di roba mista. E comincio con una sacrosanta osservazione

Angelo Michele Imbriani

A chi dice che l’unico sistema che ha sempre fermato le epidemie è la quarantena, rispondo due cose:
1. La quarantena nella storia non ha mai funzionato.
2. La quarantena si applicava ai malati. Noi la stiamo applicando ai sani.
Abbiamo adottato il principio della “presunzione di malattia”, simile a quello della presunzione di colpevolezza dei tribunali dell’Inquisizione.

Sacrosanta verità che la dittatura sotto la quale stiamo vivendo, e che ci sta sistematicamente assassinando, ha capovolto le normali misure di sicurezza in caso di epidemia, mettendo agli arresti domiciliari i sani. E sacrosanta verità che non funziona: l’8 marzo, prima della chiusura, i morti sono stati 366; il 10 marzo, secondo giorno di arresti domiciliari, i morti sono stati 631; il 27 marzo, diciannovesimo giorno di arresti domiciliari, 969; il 7 aprile, trentesimo giorno di arresti domiciliari, 604; il 17 aprile, quarantesimo giorno di arresti domiciliari, sono stati 575 – e stiamo sempre parlando solo di quelli ufficiali. Qualunque persona di buon senso prenderebbe atto che non ha funzionato e che forse è il caso di cercare qualche altra soluzione, ma i nostri geni no: i morti sono ancora tanti e quindi bisogna andare avanti, forse fino a metà maggio, forse di più, non so, chissà, forse, vedremo, ne riparleremo, se la gente crepa cazzi suoi.

Ho ricevuto una mail da un’amica. Lavora in un’attività di proprietà dell’ex marito; una parte è stata chiusa, il resto procede a regime ridottissimo, da subito ha dovuto lasciare a casa un dipendente, adesso altri due. A lei è stato costretto a sospendere l’assegno per il mantenimento dei figli perché non li ha, non ci sono, non saltano fuori da nessuna parte. Quanti ce ne sono in Italia in queste condizioni?

Nel frattempo qualche sindaco trova che le vessazioni cui siamo sottoposti ancora non bastano, e istituiscono le ronde di cittadini da sguinzagliare per la città in modo che non un solo vecchietto che si ferma un attimo a tirare il fiato
Grugliasco
possa sfuggire ai cani da caccia assetati di sangue. Perché il pericolo sono loro, gli incoscienti vecchietti sulla panchina, i delinquenti che nuotano in mare, i farabutti che corrono sulla spiaggia, i criminali che corrono nei parchi, loro, ricordiamolo sempre!
pericolo
Ma secondo qualcuno si potrebbe fare decisamente meglio
spiegare
e il qualcuno in questione è il medico – anzi aspetta, adesso te lo ridico meglio: IL MEDICO – che aveva postato la prima storiella edificante che avete letto qui. Certo, meglio ancora sarebbe fare come in Nigeria, dove per far rispettare la segregazione l’esercito è riuscito ad ammazzarne più del virus, ma bisogna avere pazienza, non ci si può arrivare tutto in una volta. Comunque già ben 42 anni fa il grande Stefano Rosso aveva capito tutto:

Nel frattempo ci sono persone a cui tutto questo provoca problemi a cui difficilmente, se qualcuno non vi attira la nostra attenzione, ci verrebbe da pensare: sono i sordi, che interagiscono socialmente leggendo il labiale, e adesso il labiale non c’è più. Poi volendo ci sarebbero anche questi problemi qui,
cieco
e c’è poco da ridere, che non sono mica problemi da poco, eh!
Però se pensate che il nostro amato governo, churchillianamente retto dal signor Conte Giuseppe che forse ha addirittura studiato in America anche se forse però no, e forse ha studiato anche a Vienna, anche se forse però anche quello no ma non stiamo a sottilizzare che ci sono problemi ben più gravi a cui pensare, il nostro amato governo eccetera, dicevo, se pensate che nel frattempo se ne stia lì con le mani in mano mentre qui noi si soffre e si muore e il personale medico deve infilare i piedi nelle buste della spesa perché manca anche quella protezione lì,
buste
e a noi invece la busta della spesa la controllano per vedere se davvero abbiamo acquistato generi di prima necessità e non per caso, diocenescampieliberi, una bottiglia di vino o un paio di lampadine, e chissà se gli assorbenti saranno consentiti, se pensate questo, dicevo, beh, vi sbagliate di grosso, perché il nostro churchillino di casa – che a me se proprio devo dirla tutta pare tanto un vispo tereso, ma si sa che io sono cattiva dentro e di quello che dico non si deve tenere conto – ne fa di cose, oh se ne fa! Leggere per credere!
Sallusti
E comunque non abbandonate la fiducia, che noi siamo in mano agli esperti:
esperti
(e ignorante come una capra, oltretutto, dove nel tutto oltre va inserita anche la modestissima intelligenza mostrata tutte le volte che volte che si è trovata a dover dire due parole senza il testo preparato dai suoi burattinai).
E per concludere, se sentite che la rabbia sta montando troppo e sta rischiando di sopraffarvi…

barbara

POSSIAMO DIRE CHE IL GOVERNO CI STA ASSASSINANDO?

Sì, io direi che si può dire, proprio in senso letterale. Ma soprattutto, lo dice uno del mestiere.

Dott. Quirino Zangrilli – Direttore di “Psicoanalisi e Scienza”

Le grandi crisi sono occasioni di verifica delle responsabilità, ripensamenti, aggiustamenti tempestivi.
L’esperienza ci dice che questo confinamento in casa, risulta sostanzialmente inadeguato ai fini del contenimento del contagio, non lo dico io ma la realtà dei fatti (Il Presidente del Consiglio con l’annuncio della prima quarantena aveva detto testualmente “vedrete i primi effetti tra 15 giorni”: ne sono passati circa 40 e nulla di risolutivo si è visto).
Bisogna saper imparare da altri paesi che hanno scelto strade diverse (vedi Germania e Corea) che hanno scelto l’ovvia strada della diagnosi di massa tramite tamponi e confinamento in quarantena dei soli contagiati e persone in stretto contatto. Questo ha permesso anche una mortalità enormemente inferiore: in Italia a dispetto di una classe medica ed infermieristica di altissimo livello si muore enormemente di più perché le diagnosi sono tardive: i tamponi si fanno solo a soggetti con sintomi ben più che evidenti quando l’infezione si è fatta virulenta ed ha aggredito gli organi vitali.
Ma volevo parlare in questa nota del confinamento in casa e dell’abolizione del movimento e della libertà individuale che esso comporta. Gli italiani hanno dimostrato di essere maturi sopportando un sacrificio enorme, che sembra essere più che altro una cinica prova di condizionamento di massa. Si possono prendere, studiandole, misure equipollenti come l’obbligo tassativo di una distanza di sicurezza, la proibizione di assembramenti, etc.

Il confinamento obbligatorio in casa determina la sostanziale abolizione del MOVIMENTO e del senso di libertà individuale. Ora sappiamo che il movimento è VITA. Non solo a livello strettamente medico, come lo è per gli obesi, gli ipertesi e gli affetti da ipercolesterolemia, ove l’assenza di movimento è come abolire un farmaco salva-vita. Lo è nella più ampia accezione psicosomatica. Il movimento moderato e costante ad esempio è assolutamente raccomandato nei pazienti oncologici. E’ dimostrato che nel soggetto normale un’attività fisica regolare può allungare la vita anche di quattro anni.
Lo sport agisce sui sistemi metabolici dell’organismo e oggi ci sono dimostrazioni scientifiche del fatto che la pratica sportiva fa bene alla salute. Lo dicono anche i risultati degli studi epidemiologici che, almeno per alcuni tipi di tumore, mostrano un forte legame tra il cancro e la mancanza di esercizio fisico.
Si è lasciato attaccare chi camminava in solitaria per strada (quindi senza costituire pericolo alcuno) come un untore additandolo all’odio di massa, probabilmente per distrarre il cittadino dall’inconsistenza manifesta della gestione della crisi, mentre, ad esempio in Germania, che ha una mortalità enormemente inferiore, sono permesse passeggiate in due o in un ristretto numero di conviventi nell’appartamento e ovviamente lo jogging. Basterebbe dare alle forze di polizia la possibilità di esercitare misure severe come l’arresto immediato per assembramenti immotivati. Prolungare, senza modulare, queste misure diventa dunque criminosamente patogeno: aumentano l’aggressività individuale che presto diventerà esplosiva e sarà gestita a seconda del terreno: conversione somatica, psicosomatosi, potenziamento delle sindromi fobico-ossessive con esplosione di attacchi di panico o diretto passaggio all’atto con aumento della violenza familiare.
Siate umili, apprendete da chi si è dimostrato più bravo di noi. I tamponi di massa sono l’unica strada. Se lo stato non avesse le risorse il cittadino, escludendo le fasce in povertà, potrebbe tranquillamente sacrificarsi per un ticket una-tantum.
Se condividete il mio pensiero fate girare questo appello. Grazie. (qui)

Il governo ci sta assassinando con il covid19, continuando a sbagliare tutti gli interventi, a partire dal quel fatidico 31 gennaio. Il governo ci sta assassinando con la povertà, distruggendo l’economia e riducendo i più deboli alla fame. Il governo ci sta assassinando con gli arresti domiciliari, che distruggono la nostra salute fisica e mentale. Questo governo va destituito e incriminato, e noi dobbiamo ricorrere alla disobbedienza civile prima che sia troppo tardi.
PS: quando poi ti vengono anche a dare i saggi consigli su che cosa fare e come occuparti e come mantenerti attivo eccetera eccetera durante la quarantena, trattandoci da bambini dell’asilo a cui la maestra deve inventare i giochi da fare, viene davvero voglia di sparare. Mi correggo: viene una voglia ancora più grande di sparare.

barbara

LE COSE CHE TROVI IN RETE

Intanto questa.

COSÌ È PIÙ CHIARO

resta a casa cazzo !!!

“Uno esce di casa, si mette le scarpette da running e da solo va a fare una sana corsetta.
Il fisico trova giovamento e la mente è libera.
Quando vede qualcuno da lontano, modifica il percorso per non incrociarlo e mantenersi anche oltre la distanza di sicurezza.
Il tempo è bello, il sole tiepido è l’aria fresca. Tutto è perfetto.
Poi quella buchetta, coperta dall’erba, il piede destro la centra, la caviglia cede, si piega, troppo, fa “crack”. Gonfia subito, il dolore non si descrive.
Rientra in casa a fatica, toglie le scarpe e il calzino.
La caviglia oltre al gonfiore ha preso un brutto colore.
Che fare?
Il dolore a freddo aumenta.
Si sente una merda ma non può fare a meno di chiamare il 118 e, nonostante il momento difficile, di li a poco arriva l’ambulanza.
I volontari, chiusi nelle loro tute ermetiche, parlano poco dietro le mascherine, lo fanno salire.
Lui si sente una merda, loro non fanno nulla per farlo sentire diversamente.
Al Pronto Soccorso fanno tutto quello che si deve fare, radiografie e tutti i controlli sanitari dettati dall’emergenza.
Mentre aspetta si sente una merda, e nessuno fa nulla per farlo sentire diversamente, anzi, a volte anche solo gli sguardi contribuiscono. Arrivano i risultati della radiografia e non ci sono sorprese, come aveva predetto il medico, c’è una frattura.
Mentre gli fanno il gesso si sente una merda, e nessuno fa nulla per farlo sentire diverso, anzi l’infermiere che gli tiene il piede dritto che in quel modo gli fa un male cane, sembra ne goda.
Poi arrivano i risultati sanitari e qui c’è la sorpresa: PAZIENTE POSITIVO AL CORONAVIRUS COVID 19 IN CONDIZIONI ASINTOMATICHE.
Gli cade il mondo addosso insieme a una montagna di merda.
Allarme rosso: il reparto del Pronto Soccorso viene totalmente isolato e reso inagibile mentre tutto il personale medico e paramedico insieme a tutti i degenti vengono messi in quarantena.
Il caos è totale e la situazione è drammatica.
Lui si sente una merda e nessuno fa nulla per farlo sentire diverso, anzi glielo dicono in coro: SEI UNA VERA MERDA!!!”
Così è più chiaro ??? merde
E ora andate a correre

Copiato e incollato!

Commento. 1. Ma veramente un runner, presumibilmente giovane, cade per una buchetta? 2. Veramente un runner presumibilmente giovane con una caduta di questo genere arriva addirittura a fratturarsi una gamba? 3. Veramente quando uno si fa una frattura si sente crack? Io non l’ho sentito neanche quando ho mandato una costola in tre pezzi, per dire. 4. Ma veramente a uno in buona salute fanno il tampone solo perché si è rotto una gamba, quando non riescono a farseli fare, nonostante ripetute richieste, neanche quelli che hanno TUTTI i sintomi del covid19? 5. Se grazie a quella provvidenziale caduta non fosse finito al pronto soccorso dove gli hanno fatto il tampone, quanta gente avrebbe infettato, essendo asintomatico e quindi inconsapevole, a partire dai familiari coi quali, a causa della quarantena, era forzatamente a stretto contatto? 6. Del personale sanitario che fa di tutto per far sentire il paziente una merda dovrebbe semplicemente cambiare mestiere. Per la serie: se c’è una cosa che proprio non si sopporta sono gli scritti edificanti. Poi c’è un’altra storiellina edificante che ho letto in rete. Purtroppo non ho provveduto a salvarla e poi non l’ho più ritrovata, ma la ricordo esattamente in tutti i dettagli, tranne il nome del primo protagonista. e quindi ve la metto qui di seguito, e mi perdonerete se elimino tutte le toccanti sdolcinature, le particolareggiate descrizioni di pianti e frigni eccetera. Noi, dopotutto, siamo uomini duri, quelli che cominciano a giocare quando il gioco si fa duro.

Un papà va al parco col bambino, che proprio non ne può più di stare chiuso in casa. Naturalmente i giochi non sono accessibili, naturalmente non gli è permesso giocare con altri bambini, anzi, neppure avvicinarsi, stanno semplicemente seduti sulla panchina, padre e figlio, a godersi un po’ di aria. Quando è ora di rientrare il bambino protesta, piange, smoccica, si sfrega gli occhi con le mani – si prega di prestare attenzione ai passaggi strategici – e poi appoggia le mani sulla panchina. Alla fine il padre riesce a portarlo via. Poco dopo arriva Monica con sua figlia per farle prendere un po’ d’aria, ma con regole rigidissime: non avvicinarsi a nessuno, non sedersi sulla panchina (sì, sempre quella), non toccarla neppure. Quando è ora di andare Monica si accorge chela bambina ha una scarpa slacciata, si china per allacciargliela e, per non dover posare la borsa sul terreno fangoso, la posa un attimo sulla panchina. Torna a casa, dove c’è anche suo padre ottantenne che per l’emergenza si è trasferito da lei in modo da non dover andare in giro lui a fare la spesa, dal momento che si sa che i vecchi sono più a rischio. Va in cucina a preparare la cena, di lì a un po’ suona il cellulare che è nella borsa, lei non lo sente e allora provvede il padre a prenderlo dalla borsa e portarglielo. Dopo qualche giorno suo padre si ammala, in rianimazione non c’è posto e lui muore.

Commento: eccheccazzo! Cioè, ma si può costruire una storia così scema per convincerci a stare a casa?!
E nel frattempo si è scatenata la caccia all’uomo con grande spiegamento – anzi, senza risparmio – di uomini e di mezzi, che qui vediamo in due episodi, entrambi mirabilmente montati .

Ed è davvero difficile trovare le parole adatte per commentare episodi tanto vergognosi quanto grotteschi, per non parlare l’eccitazione nella voce di chi commenta, come se davvero si trattasse di una caccia a pluriassassini scappati di prigione, oltre all’assurdità delle parole (“sta scappando, letteralmente!”). Ecco, io sono totalmente d’accordo con questa cosa qui:

Claudia Perina

Titolo: Talebani. Testo: Il governatore veneto Zaia è il primo ad accorgersi della deriva talebana che sta prendendo la quarantena e si muove in controtendenza rispetto ai suoi colleghi decretando la libertà di grigliata, di passeggiata e di corsetta sportiva. Per cultura, intuito o forse istintiva competenza, ha capito che la criminalizzazione rancorosa del relax, della festa, di tutto ciò che consente divertimento e piacere non ha nulla a che vedere con la lotta al virus ma piuttosto con una svolta psicologica da Loya Jirga dell’autorità. Il sottotesto della lotta al Covid ha già imposto il seguente immaginario penitenziale: lavorare si può (abbiamo scoperto che le imprese, pure al Nord sono quasi tutte aperte) ma divertirsi no. Il rischio è accettabile in nome della produzione e del Pil; diventa inaccettabile se collegato al piacere personale, pure se infinitamente inferiore alla presenza in fabbrica o in ufficio (chi metti in pericolo se corri? Se fai la grigliata con la famiglia in giardino?). La nuova austerità talebana sostituisce il culto religioso con il culto pseudoscientifico, addita al pubblico ludibrio ogni attività collegata al godimento, recluta la sua polizia morale tra gli ipocondriaci e i depressi cronici: nel mio quartiere hanno denunciato due ragazze (sorelle, probabilmente) che festeggiavano il compleanno con la musica in terrazza. Motivo: i passanti con cane si fermano ad ascoltare, non va bene, è un cattivo esempio, minaccia la regola della clausura. Nella Kabul delle leggi islamiche non si sarebbe potuto fare di meglio (o di peggio). Non so se Zaia abbia liberato le grigliate per questo motivo o per faccende sue. Comunque, bravo. (qui)

E con questa, da standing ovation, e magari ci sarebbe da fare qualche riflessione anche su questa cosa qui.

barbara

RIFLESSIONI PERSONALI

In entrambi i significati dell’espressione. La prima è una riflessione personale nel senso che è una riflessione che riguarda la mia persona.

Il mese scorso ho compiuto 69 anni (68+1 per i puritani), e ho una leggera tendenza all’ipertensione, ma proprio leggera, delle pastiglie prendo il dosaggio più leggero, ogni tanto devo anche dimezzare, o sospendere per un giorno o due, perché la massima mi scende addirittura sotto 100, mentre la minima è sempre tra 60 e 70. Non credo di correre il rischio imminente di morire di ipertensione, meno che mai di vecchiaia; anzi, se seguo l’andamento familiare – di entrambe le famiglie di origine – mi aspettano ancora 20-25 anni di vita. Se però dovessi beccarmi il virus malefico e lasciarci le penne, verrei classificata come ultra sessantacinquenne con patologia pregressa (anche al rinnovo della patente: ho detto quali pastiglie prendo e con quale dosaggio, e lui ha scritto semplicemente “ipertensione”), e quindi “morta con”, perché ad ammazzarmi, per i distinguisti, saranno stati la vecchiaia e la patologia pregressa. Siamo davvero sicuri che la distinzione fra morti per e morti con sia opportuna e adeguata alla realtà?

E ora qualche riflessione personale nel senso di uscita dalla mia testa, cominciando con le cose che, per un motivo o per l’altro, non capisco. Per esempio, se la cosa da evitare come la peste è l’assembramento, perché supermercati, banche, uffici postali e forse anche altro che non so hanno ridotto l’orario? Avendo meno tempo a disposizione ci si ammucchia di meno? E se la cosa da evitare come la peste sono i contatti, cosa c’entra il fatto di uscire? Camminare da soli è come stare in un bar affollato, in un cinema, in un teatro? E perché intorno a casa mia posso (potevo, adesso non so se sia stato tolto anche quello) passeggiare ma sulla spiaggia no? È più facile che incontri un conoscente e ci si fermi a fare due parole e magari succeda che ci si dimentichi della distanza obbligatoria a cinquanta metri da casa o su una spiaggia profonda un centinaio di metri che corre ininterrotta per oltre venti chilometri? (Ho letto di quel tale sulla spiaggia che si è messo a correre per sfuggire alla polizia e ci è riuscito, ma è stato poi bloccato più avanti da un’altra pattuglia; all’obiezione che non danneggiava nessuno perché era da solo qualcuno ha risposto che era da solo perché gli altri erano disciplinatamente a casa. Il che è una colossale puttanata: in spiaggia fuori stagione non ci va quasi nessuno, si incontra sì e no una persona ogni dieci minuti, e quindi tutti gli altri, se non fossero stati a casa, sarebbero stati come sempre in centro, o al bar, o da amici eccetera). E perché per noi la porta di casa è chiusa mentre per i clandestini le porte dello stato sono spalancate e arrivano a migliaia, sani o infetti senza distinzione, e scorrazzano dove vogliono? E perché io ho i capelli che non stanno più in nessuna maniera e il presidente della repubblica ha il ciuffo che scappa perché anche lui non va dal barbiere, e Sua Eccellenza il Cavalier Giuseppe Conte è sempre freschissimo di taglio, tinta e messa in piega? E quelle due settimane originariamente previste per la quarantena: erano state calcolate sulla durata massima dell’incubazione; noi evitiamo i contatti per due settimane, durante queste due settimane si ammalano quelli che stavano incubando la malattia, qualcuno di questi morirà nella settimana o nelle due settimane successive e poi basta, tranne qualche caso sporadico il problema è risolto. Adesso siamo agli arresti da più di un mese  e stiamo ancora navigando sul paio – e oltre – di migliaia di contagiati e oltre il mezzo migliaio di morti al giorno: c’è qualcosa che mi sfugge? C’è qualcosa che dovremmo sapere e non ci viene detto? E questa marea di poliziotti e carabinieri che pattugliano indefessamente il territorio, non sia mai che qualche criminale abbia la tentazione di cedere alla strattonata del cane che vuole andarsi a rotolare un po’ più in là, dove l’erba è più verde e morbida, per non parlare di elicotteri e droni, tutta questa roba, dicevo, come mai non c’è mai quando c’è da difendere gli italiani dalla mafia nigeriana, e gli onesti cittadini dai ladri d’appartamento, e le donne dai mariti violenti, e i ragazzini dagli spacciatori, perché? Perché quando ne hai bisogno contro la criminalità non trovi un poliziotto neanche a pagarlo oro?

E poi.

Sto diventando sempre più allergica al “andrà tutto bene”. Capisco il desiderio di essere ottimisti, ma in che senso andrà tutto bene? Che cosa esattamente andrà tutto bene? Abbiamo oltre ventimila morti ufficiali e almeno il doppio reali, e stiamo ancora marciando al ritmo di oltre mezzo migliaio di morti al giorno ufficiali: andrà tutto bene cosa? I morti resusciteranno? Le centinaia di medici morti torneranno in corsia? E quei rianimatori che tutte le volte che, con le terapie intensive al collasso, arrivano due pazienti e c’è un posto solo e hanno dovuto scegliere chi condannare a morte, e scegliere in fretta altrimenti li avrebbero condannati a morte entrambi, riusciranno a superare un simile trauma? Andate un po’ a raccontarla a loro la favoletta natalizia che andrà tutto bene.

Sono diventata allergica anche a “Bella ciao”,
cervello
che qui c’entra poco, ma lo volevo dire. Che poi tra siam pronti alla morte e mi sento di morir, un’allegria, guarda, da pisciarsi addosso.

E non ne posso più dei giustizieri da tastiera, non ne posso più di dover leggere “Sono state denunciate 20.000 persone sorprese fuori senza valido motivo: 20.000 persone inutili”. Persone inutili? Ma come cazzo ti permetti di definire inutile un essere umano?! Ma chi cazzo sei? Ma non ti viene da sputarti addosso quando ti guardi allo specchio? Perché a me sì che viene da sputarti addosso, e tanto anche.

E non ne posso più, dopo i cinquanta milioni di commissari tecnici e dopo i cinquanta milioni di virologi ed epidemiologi, degli attuali cinquanta milioni di economisti, che sanno con certezza che dopo che praticamente tutta l’economia nazionale sarà rimasta ferma un mese, due mesi, sei mesi, fino a quando “il virus non sarà scomparso” (perché i nostri esperti epidemiologi lo sanno che i virus fanno così: un bel giorno, sim salabim, magicamente scompaiono), riapre tutto e si riparte, come se niente fosse successo. Perché non ci saranno fabbriche che non saranno più in grado di riaprire perché saranno fallite, e non ci saranno negozi che riapriranno ma avranno ben poco da vendere perché sono fallite le fabbriche che li rifornivano, e anche quel poco resterà lì perché la gente non ha soldi per comprare. E le persone che saranno rimaste senza soldi verranno aiutate dallo stato, perché non succederà che ci siano persone che, rimaste senza lavoro, non avranno più un reddito, e senza reddito non pagheranno le tasse, quelle tasse con cui lo stato paga gli stipendi agli statali e le pensioni ai pensionati e, nel caso ci sia un governo degno di questo nome, aiuta chi si trova in difficoltà. E, giusto così per inciso, fa funzionare gli ospedali. Perché è chiaro: è solo di covid che si muore, mai capitato che si muoia anche di miseria, infatti nel terzo mondo con la miseria nera che si ritrovano hanno tutti un’aspettativa di vita di due-trecento anni come minimo.

E non ne posso più dei “ne usciremo migliori” e “impareremo ad apprezzare le cose veramente importanti” e “saremo meno egoisti” e “impareremo a rispettare di più la natura”, perché naturalmente il virus è nato dalla plastica (quella che la Cina butta in acqua a miliardi di tonnellate, per inciso, ma i distruttori della natura siamo noi). Intanto aspettate a vedere se ne uscite, tanto per cominciare, e poi, se e quando ne saremo usciti, oltre che inevitabilmente più poveri, oltre che, per decine di migliaia di persone,  segnati dalla perdita dei propri affetti, oltre ai milioni di medici infermieri e altro personale sanitario che ne usciranno – quelli sopravvissuti – stremati fisicamente e psicologicamente, secondo me ne usciremo molto più incazzati e incarogniti di prima. Io, per lo meno, ci potete giurare che lo sarò, dal momento che lo sono già adesso. Quello che è certo è che quello che ci aspetta alla fine del tunnel sarà un mondo diverso, e sicuramente non migliore. Probabilmente peggiore. In ogni caso nuovo, con cui dovremo imparare a fare i conti.

E già che siete arrivati fin qui, beccatevi anche questo

Non si sono piegati, si sono spalmati agli eurousurai e non sanno far altro che essere comunisti

Ci avevano promesso che mai si sarebbero piegati agli eurousurai: non si sono piegati, si sono spalmati come pelli di animali morti. Sono comunisti, non hanno scrupoli nel mentire sapendo di mentire.
Ci hanno scaricati ad un accordo pieno delle peggiori umiliazioni, capace di farci finire esattamente come la Grecia: esultano, parlano di “grande primo tempo”, sapendo che ormai siamo direttamente ai supplementari. Sono comunisti, usano la lingua di legno, naturalmente proporzionata alle capacità culturali, che sono nulle.
Ci hanno storditi con le allettanti promesse, 25 miliardi, altri 25, altri 50, poi 400, poi 700: non si vede un euro e intanto le aziende e le botteghe muoiono. Sono comunisti, non gli importa dell’economia, sognano la classe unica, il sottoproletariato straccione e nemmeno lo mascherano.
Ci hanno ammazzati di tasse che neppure in una fase come questa, bellica, da autentica emergenza civile, si sono azzardati a toglierci, neppure una, neppure per sbaglio: eccoli, vogliono metterci sopra un altro prelievo per i “ricchi” da 80 mila euro in su. Sono comunisti, lo stato non gli basta mai e lo stato sono loro, sono le loro bocche eternamente spalancate, da Conte Ugolino che divora tutto.
Ci hanno scaricato addosso il loro odio dall’alto delle loro borse firmate, delle loro barche, delle tette rifatte, dei completi di sartoria, dei loro attici vista Colosseo, Battistero o Duomo, le loro raffinate abitudini, i loro privilegi da Politburo: ora vogliono una patrimoniale, da chiamare “contributo di solidarietà”. Sono comunisti, non conoscono il valore della fatica, della dignità, dell’individuo, fin da bambini (o sardine), ondeggiano gregari e inetti, nullafacenti in carriera.
Ci hanno giurato che “era tutto sotto controllo” a partire dalla macchina dello stato: la realtà si è vista subito, portali in tilt, oscene accuse a fantomatici hacker russi, scaricabarile indecente, proliferazione di decreti, di autocertificazioni, novecento pagine di norme psicopatiche, tutto per niente, tutto per legittimare il niente a tutti. Sono comunisti, drogati di burocrazia, grigi, irranciditi dentro, anche davanti ad un tramonto sul mare (come li canzonava don Camillo) non sanno pensare ad altro che all’ultima direttiva di partito.
Ci hanno irriso quando avevamo paura e restavamo chiusi in casa, ci hanno offeso come fascisti, sessisti, ignoranti, ci hanno additato con la complicità dei virologi di riferimento, hanno abbracciato cinesi, degustato aperitivi solidali con presentatori eterni ragazzini di riferimento; perdendo tempo, mentendo a noi e a loro stessi, abbandonandoci nelle fauci della pandemia. Sono comunisti, sono sempre gli stessi, come i russi a Chernobyl, come i Cinesi a Wuhan, che sarà mai qualche ondata di cadaveri da sacrificare alla propaganda.
Le hanno sbagliate tutti, diagnosi, prognosi, terapia, spocchiosi da (far) morire prima, più spocchiosi alla prova dei fatti, spocchiosi come non mai alla resa dei conti. Sono comunisti, la loro autocritica è sempre la stessa: “dove avete sbagliato, compagni?”.
Sono passati dall’insultarci perché troppo cauti, all’insultarci perché spericolati; per recuperare il tempo (criminalmente) perduto ci hanno recluso, rinchiuso, incamiciato “per il nostro bene”, senza termine, allungando sempre la data del riscatto; hanno scoperto che gli piaceva, gli dava la misura del loro potere, che, come noto, è sempre meglio che fottere, e non hanno più saputo rinunciare all’orgasmo continuo; vogliono vedere quanto possono stritolare un popolo, arriveranno a proibire di affacciarsi alla finestra, una sigaretta sul balcone: e già chiunque indossi una divisa si sente autorizzato alla peggiore arroganza: moniti, minacce, maniere forti, “controlli ferrei” li chiamano, in una escalation di eccitazione allarmante: i cittadini tornano sudditi, un paio di stivali da ghepeù legittima qualsiasi abuso. Sono comunisti, lo stato etico è il loro pane avvelenato, approfittano anche di una morìa per tentare i loro esperimenti sociali da Stranamore.
Ci hanno messo la mascherina di ferro, serrato le strade, gli scali, le stazioni, unica eccezione: i migranti, per quelli i porti rimangono sempre aperti, anche in Africa ha attecchito la pandemia ma sia preso e processato chiunque se ne accorga. Loro non debbono “fare come Salvini”, ripetono la Boldrini e Orfini. Sono comunisti, che gliene frega se chi arriva rischia di infettare chi c’è e chi c’è rischia d’infettare chi arriva? L’ideologia anzitutto, l’ideologia è tutto e, se la realtà non combacia, beh, che si fotta la realtà.
“Stiamo facendo tutto e più di tutto, tutto quanto serve, siamo i migliori, il mondo prende esempio da noi”, si vantano: ma il mondo sempre più non capisce, compatisce questo governo da operetta che, come dice Luttwak, scivola sempre più nello stato autoritario. Sono comunisti, non sanno fare niente e attrezzano grottesche commissioni di controllo, dette task force, assoldano i loro Berjia perché nessuno si permetta di fiatare.
Questo, ha confermato il coronavirus, l’orrenda pandemia cinese. Che non esistono come liberali, liberallib: sono, restano i vecchi compagni di sempre, da sezione lugubre, coi ritratti dei morti alle pareti ingiallite, polverosi; odiano il loro popolo, odiano l’Italia e fremono per discioglierla in un carrozzone europeo che è fine a se stesso, che non serve a nessuno se non alle loro pornografiche attitudini opportuniste da neurodeliri. Sono comunisti. Non cambiano, non possono.

Max Del Papa, 11 Apr 2020, qui.

barbara