RECAP DEL 2018

Per una degna chiusura d’anno, ricordiamo alcuni dei migliori momenti ideologici espressi nel corso del 2018. In approssimativo ordine cronologico e senza pretesa di completezza:

1) Lo sciopero della fame a staffetta a favore dello “ius soli”: sostenuta anche da ministri delle infrastrutture che avrebbero dovuto preoccuparsi maggiormente di certi ponti genovesi, l’idea di uno sciopero della fame “a staffetta” aveva anche un pizzico di ribalda quanto involontaria comicità. Peccato che oltre ad essere a staffetta, detto sciopero della fame si svolgesse in genere dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 20. Fusi orari.

2) “L’immigrazione di massa è un fenomeno che non si può arrestare”. Sono poi bastati un Minniti e un Salvini qualsiasi (non Churchill e Napoleone), per far crollare gli sbarchi dell’85 per cento, letteralmente dall’oggi al domani. Eventi epocali.

3) L’“uovo fascista”: una selvaggia aggressione razzista a base di uova colpisce la bravissima atleta negra rischiando di farle perdere non solo i campionati ma persino un occhio. Per fortuna si scopre poi che a lanciare l’uovo è stato un rampollo del PD, e allora miracolosamente l’atleta guarisce in poche ore per andare a conquistare un mediocre risultato ai campionati. Ordine Uovo

4) Il “cane fascista”. Meraviglioso.

5) Le magliette rosse: per contrastare l’ondata di xenofobia populista, tutti i migliori volti della sinistra si fanno fotografare con indosso magliette rosse in segno di solidarietà con i migranti e i diseredati del mondo. Splendida iniziativa appena indebolita dall’utilizzo di Lacoste abbinate a Rolex, e dalle ambientazioni fotografiche in esclusivi luoghi di villeggiatura, governati da amministrazioni di sinistra che di accogliere pezzenti africani neanche vogliono sentire parlare. Magletta vossa la tvionfeva…

6) Le mani imbrattate di vernice rossa per denunciare le morti in mare causate, a loro dire, dalla chiusura dei porti. Grande entusiasmo finché qualcuno non ha fatto notare che “avere le mani sporche di sangue” è esattamente ciò di cui la sinistra e la sua politica immigrazionista sono accusate. Profondo Rosso.

7) La nave Diciotti. A bordo di una nave dal curioso nome numerico, per tutte le figure e le mezze figure di sinistra appena il tempo di fare una passerella a favore dell’immigrazione, prima che i clandestini finalmente sbarcati si dileguassero facendo perdere le proprie tracce, invano ricercati dal procuratore zelante che voleva usarli come testimoni contro Salvini, reo di averli sequestrati. Ingrati. Dare i numeri.

8) Asia Argento e il movimento “MeToo”. Che tempi: una coraggiosa donna non fa in tempo a ricordarsi di essere stata violentata vent’anni prima da un potente produttore (che poi è stato il suo fidanzato per un lustro), e subito un tipo la accusa a sua volta di aver abusato di lui minorenne. Delitto e castigo.

9) Cucchi, Pamela e Desirée: certi spacciatori drogati da morti divengono innocui “ragionieri”, mentre due ragazzine minorenni stuprate (anche da vergini) e messe a pezzi dentro i trolley diventano invece due puttanelle drogate e pure un po’ stronze. Trasmutazioni

10) Mimmo Lucano e il suo “modello”. Il “sindaco esemplare” è stato poi indagato con le accuse di associazione a delinquere, truffa, falso, concorso in corruzione, abuso d’ufficio e malversazione. Ma poteva andare peggio: poteva essere accusato di populismo. Lo Stronzo di Riace.

Attendo con incuriosita ansia il 2019.

di P. Molinari

Mi sono dimenticata di segnare dove l’ho trovato, ma era troppo bello per rinunciarci.

barbara

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PERCHÉ CE L’HO CON ASIA ARGENTO

e con le sue compagne di merende. Innanzitutto ve lo faccio dire dall’ormai mitico Niram Ferretti, che riesce sempre a dire tutto molto meglio di me. Non lasciatevi ingannare dal fatto che all’inizio sembra parlare di tutt’altro: parla esattamente di questo.

Ecco, e ora faccio io la mia parte. Io so che cosa sono le molestie sessuali. Quelle vere. Quelle pesantissime. Quelle persecutorie. Quelle implacabili, spietate, che continuano mese dopo mese, anno dopo anno. Quelle ineludibili, che non lasciano scampo. Lo stupro no, non l’ho vissuto, ma solo perché quando mi ci sono trovata, in parte ho fatto istintivamente le mosse giuste, in parte ho avuto fortuna. Non tutte hanno fortuna. E non tutte hanno il dono di un istinto che nelle situazioni critiche – di qualunque genere – induce a fare, senza doverci pensare, le cose giuste. E si tratta di milioni di donne, ragazze, bambine, decine di milioni, forse anche qualche centinaio di milioni. E non sono disposta a tollerare che un branco di prostitute in disarmo, che quando erano giovani si sono costruite carriere e fama e soldi a palate dandola a destra e a manca e ora, invecchiate e con un corpo non più spendibile, tentano fabbricarsi le condizioni per morire in odore di santità a spese di chi le ha rese ricche e famose, attirino su di sé tutti i riflettori mediatici distogliendoli dalle vittime vere.

barbara

STASERA NE HO STAPPATA UNA DI QUELLO BUONO

metoo
Anche se immagino che il ragazzotto ci marci alla grande – ma sicuramente mai quanto ci ha marciato lei con Weinstein – è una bella soddisfazione davvero. Che  poi, dico, se per essere stato scopato da A. A. chiede – e gli vengono riconosciuti – centinaia di migliaia di euro, che razza di schifezza deve essere scopare con quella donna?

Ma ora vorrei tornare un momento alla vicenda originaria – abbiate pazienza, ma io questa cosa a me mi ci appassiona un sacco. Ripercorriamola così come l’ha raccontata lei. Un produttore mi invita nella sua camera da letto; anche se ancora non sono stati scoperti tutti i vantaggi e soprattutto il gusto di denunciare al mondo le sue nefandezze e di trasformarlo in una sorta di infrequentabile cloaca umana,
Weinstein con 1
Weinstein con 2
Weinstein con 3
Weinstein con 4
non doveva comunque essere noto come la reincarnazione del casto Giuseppe, saldo come una roccia di fronte alle reiterate lusinghe della più bella del reame. Quanto a me, non ho dodici anni, vivo nel mondo del cinema da quando respiro, e ho una madre che è la zoccolitudine fatta persona. E io vado nella sua camera. Qui lui mi chiede di fargli un massaggio alla schiena. Non mi salta addosso, non mi fa lui delle cose dalle quali mi devo difendere e magari non sono in grado, no, mi chiede di fare io una cosa a lui. Senza, presumibilmente –  altrimenti suppongo che sarebbe emerso – puntarmi un coltello alla gola o una pistola alla tempia. Io non sono fisioterapista, e lui sa che non lo sono: posso immaginare che abbia bisogno che gli sciolga una contrattura muscolare? A occhio e croce direi di no: non posso. E dunque lui si spoglia, si stende sul letto a pancia in giù e io comincio a massaggiarlo. Poi ad un certo punto lui si tira su, si gira, mi stende sulla schiena, mi rovescia la gonna e comincia a leccarmi. Fermiamoci un momento; il tizio non è un atleta ventenne che fa una giravolta e me lo ritrovo sopra prima ancora di essermi accorta che si è mosso: è un ciccione di età non verdissima, che con la lentezza e la presumibile goffaggine del caso si mette sulla schiena, gira me, si mette in posizione, solleva la gonna e comincia a lavorare. E io, nel frattempo? Distratta? Soprapensiero? Boh. Ma andiamo oltre, perché qui c’è una cosa che mi lascia parecchio perplessa: non ha mai detto che le ha strappato le mutandine. Non è curioso? Perché per leccarmela, se ho le mutande, bisognerà per forza togliermele, no? E trattandosi di un bruto che mi sta brutalizzando, difficilmente me le avrà sfilate con la lentezza sensuale di un gioco condiviso, cosa dite? E strappare le mutande è una cosa veramente brutale, se uno mi facesse una cosa del genere me ne ricorderei sicuramente per tutta la vita, e dunque come mai non ne ha mai parlato? A me vengono in mente due spiegazioni possibili. La prima è che la cosa sia stata talmente traumatica che per non impazzire ha dovuto rimuoverla. La seconda è che abbia intenzionalmente taciuto il dettaglio che lei aveva le mutande e che lui gliele ha strappate per paura che il Mossad, con questa ulteriore accusa, si sarebbe ancora di più accanito ad ammazzare lei e i suoi figli. Vabbè, vediamo ora la scena. Se uno più grande e grosso di me mi sta sopra, posso avere oggettive difficoltà a liberarmi, ma lui non è sopra di me: le possibili posizioni reciproche sono diverse, ma in nessuna io sono bloccata, in nessuna ho la minima difficoltà a sottrarmi, ma non mi sottraggo. Per timidezza? Per educazione? Boh. Ma proseguiamo: si è messo in posizione, in qualche modo che ancora non si è chiarito non ho le mutande e lui ha cominciato a lavorare. Ora, ammettiamo – perché siamo fatti di carne umana, e bisogna ammettere che alla carne umana queste cose succedono – che anche se non voglio, anche se lo detesto, anche se mi fa schifo sia come persona che come uomo (benché, per prendere in considerazione questa ipotesi, siamo costretti a cancellare tutto ciò che è avvenuto fino a questo momento), una volta che lui ha cominciato, il mio corpo irresistibilmente reagisce. Provo a immaginare come mi sentirei se mi dovesse capitare di godere durante un incontro sessuale imposto: molto probabilmente mi farei schifo. Mi detesterei. E la conseguenza più ovvia di tutto questo è che, per un normale meccanismo di autodifesa psicologica, detesterei lui molto di più che se non avessi goduto, non vorrei mai più vederlo, non vorrei neppure sentirlo nominare, mai più per il resto dei miei giorni. Difficilmente posso immaginare di passare i successivi cinque anni ad attraversare l’oceano per continuare a incontrarlo e a farmi fotografare mentre mi struscio addosso a lui come una gattina.
Io, comunque, le mutande le avrei avute.

POST SCRIPTUM: e fortuna che lui, almeno, non può parlare
asia cane
barbara

L’ONU HA SACRIFICATO IL CORPO DELLE DONNE SIRIANE: AIUTI UMANITARI IN CAMBIO DI SESSO…

L’Onu sapeva ma ha ignorato volutamente la cosa perché l’utilizzo di funzionari locali era l’unico modo per ottenere aiuti in zone pericolose a cui il personale internazionale non poteva accedere.
La cooperante Danielle Spencer in un’intervista alla Bbc (Guarda il video) nella quale rivela che le donne siriane sono state sistematicamente abusate da operatori umanitari in cambio di aiuti, ha dichiarato senza giri di parole che “L’Onu e il sistema in genere hanno deciso di sacrificare il corpo delle donne”. “E’ un problema che si conosce da sette anni” e, nonostante l’Onu negli anni abbia documentato il fenomeno in diversi rapporti, la questione è stata “volutamente ignorata”. “Qualcuno ha deciso che andava bene che il corpo delle donne fosse sfruttato e violato al fine di consegnare aiuti a più persone”.
Nonostante gli avvertimenti sugli abusi già tre anni fa, un nuovo rapporto mostra non è cambiato nulla in Siria.
Gli operatori umanitari hanno detto alla Bbc che lo sfruttamento è così diffuso che alcune donne siriane si rifiutano di recarsi nei centri di distribuzione perché sanno cosa viene chiesto loro in cambio di cibo, medicine e beni di prima necessità.
Un lavoratore ha affermato che alcune agenzie umanitarie stavano chiudendo un occhio sullo sfruttamento perché l’utilizzo di terzi e funzionari locali era l’unico modo per ottenere aiuti in zone pericolose della Siria a cui il personale internazionale non poteva accedere.
Il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA) ha condotto una valutazione della violenza di genere nella regione lo scorso anno e ha concluso che l’assistenza umanitaria veniva scambiata con il sesso in vari governatorati in Siria.
Il rapporto, dal titolo “Voices from Syria 2018”, ha rivelato che: “Sono stati forniti esempi di donne o ragazze che sposano funzionari per un breve periodo di tempo solo per “servizi sessuali” per ricevere in cambio semplicemente dei pasti caldi.
“Donne e ragazze ‘senza protettori maschili’, come le vedove, le divorziate, o donne sfollate con i mariti dispersi, erano considerate particolarmente vulnerabili e quindi prese di mira”.
Danielle Spencer, una consulente umanitaria che lavora per un ente di beneficenza, ha raccontato le testimonianze terribili di un gruppo di donne siriane in un campo profughi in Giordania nel marzo 2015.
Le hanno raccontato come gli uomini dei consigli locali in aree come Dara’a e Quneitra avessero offerto loro aiuti per il sesso.
“Le donne e le ragazze devono essere protette quando cercano di ricevere cibo, sapone. L’ultima cosa di cui hai bisogno mentre vivi l’inferno è un uomo di cui dovresti fidarti e da cui ricevere aiuto, che pretende rapporti sessuali in cambio di un aiuto umanitario”.
Ha continuato, la cooperatrice affermando che tutti sapevano: “Queste donne in realtà non potevano andare senza essere stigmatizzate, si presumeva che se andassi a queste distribuzioni, ti saresti prostituita in cambio di aiuti”.
Pochi mesi dopo, nel giugno 2015, l’International Rescue Committee (IRC) ha intervistato 190 donne e ragazze a Dara’a e Quneitra. La sua relazione suggeriva che circa il 40% aveva dichiarato che la violenza sessuale si verificava quando accedevano ai servizi, compreso l’aiuto umanitario.
Difficile commentare l’orrore di uno scandalo simile. Difficile da credere che il desiderio di abusare del corpo di una donna da parte di alcuni uomini non si fermi di fronte a nulla, neppure a chi ha fame e ha perso tutto…

Sebastiano Nino Fezza, Globalist, 27 febbraio 2018, qui.

E questo mi sembra il miglior commento possibile:

Fla Saba

27 febbraio alle ore 22:37 · Roma

Ma un #metoo, un tubino nero, un discorso strappalacrime anche per quelle donne siriane costrette a subire rapporti sessuali in cambio di aiuti umanitari, se poffà?

Signore asie, signore gwynnette, signore angeline, signore rose e signore rosanne eccetera eccetera, voi che sapete quale terribile dramma sia la violenza sessuale, voi che sapete che cosa significa dover scegliere fra sesso violento e morte per fame, voi che avete subito sulla vostra povera carne martoriata le stesse identiche, IDENTICHE, IDENTICHE inenarrabili violenze subite da queste donne, la vostra voce anche per queste donne, no? Le vostre denunce anche per queste donne, no? Le vostre apparizioni di fronte alle telecamere coi riflettori puntati anche per queste donne, no? Un discorsino piccolo piccolo? Tre parole? Dodici secondi? No? Niente niente?

E Lei, signora Onu, che un giorno sì e l’altro pure si mette in cattedra per condannare Israele per le sue “violazioni”. Lei che ha approvato ben due risoluzioni di condanna contro l’Egitto PER AVERE CONCLUSO LA PACE con Israele. Lei che si è resa responsabile della strage di Srebrenica. Lei che dopo avere scelto di ignorare gli avvertimenti sull’imminente genocidio in Ruanda, ha rifiutato di chiamarlo genocidio per non essere costretta a intervenire, come il Suo regolamento avrebbe imposto. Lei che ha fornito cibo in cambio di sesso, non solo con donne ma anche con ragazzine e bambine in giro per tutta l’Africa. Eccetera eccetera. Lei, signora Onu, è meglio che le sia legata al collo una macina d’asino e la si getti nel mare.

barbara

LE BELLE ALLA RISCOSSA

(non è più recentissimo, ma altre urgenze premevano nei giorni scorsi)

Le belle vere, voglio dire. Cioè, tanto per intenderci
BB GP
E intelligenti. E brave: quelle che non hanno bisogno di comprare favori, perché sono loro a portare ricchezza e fama a registi e produttori che le fanno lavorare. Ecco, loro non si precipitano a strillare anch’io anch’io, non ci stanno a farsi incastrare nella gabbia del vittimismo a oltranza. E prendono le distanze da tutto questo canaio. Riporto dunque integralmente, per prima cosa, la famosa lettera aperta di un centinaio di donne francesi, fra cui Catherine Deneuve.

Lo stupro è un crimine. Ma rimorchiare in maniera insistente o imbarazzante non è un delitto, né la galanteria un’aggressione machista. Dopo l’affaire Weinstein c’è stata una legittima presa di coscienza delle violenze sessuali esercitate sulle donne, specialmente nell’ambiente professionale, dove alcuni uomini abusano del loro potere. Era necessaria. Ma questa liberazione della parola si è trasformata oggi nel suo contrario: ci dicono che bisogna parlare in un certo modo, di tacere su ciò che può urtare, e le donne che rifiutano di piegarsi a queste regole sono guardate come delle traditrici, delle complici! Ora, è proprio del puritanesimo prendere in prestito, in nome di un preteso bene generale, l’argomento della protezione delle donne e della loro emancipazione per incatenarle meglio a uno statuto di vittime eterne, di povere piccole cose in balia di demoni fallocratici, come ai bei vecchi tempi della stregoneria.
Di fatto, #MeToo ha dato vita nella stampa e sui social network a una campagna di delazioni e di messa in stato d’accusa pubblica di individui che, senza che gli sia lasciata la possibilità né di rispondere né di difendersi, sono stati messi esattamente sullo stesso piano di aggressori sessuali. Questa giustizia sommaria ha già fatto le sue vittime, gli uomini sanzionati nell’esercizio del loro mestiere, costretti alle dimissioni, eccetera. Il loro solo torto è aver toccato un ginocchio, rubato un bacio, parlato di cose “intime” durante una cena professionale e inviato dei messaggi a connotazione sessuale a una donna che non era reciprocamente attratta. Questa corsa a inviare i “porci” al mattatoio, al posto di aiutare le donne a diventare autonome, fa il gioco in realtà dei nemici della libertà sessuale, degli estremisti religiosi, dei peggiori reazionari che credono, in nome di una concezione vittoriana del bene e della morale, che le donne siano degli esseri “a parte”, delle bambine col viso da adulte che reclamano di essere protette. Di fronte a loro gli uomini sono costretti a mostrare la loro colpa e dissotterrare, andando al fondo della loro coscienza retrospettiva, un “comportamento oltremisura” che avrebbero potuto tenere dieci, venti o trent’anni fa, e pentirsene. La confessione pubblica, l’incursione di procuratori autoproclamati nella sfera privata, installa un clima da società totalitaria.
L’ondata purificatrice non sembra conoscere alcun limite. Da una parte si censura un nudo di Egon Schiele su una pubblicità, dall’altra si chiede il ritiro di un dipinto di Balthus da un museo perché costituirebbe un’apologia della pedofilia. Confondendo l’uomo e l’opera, si chiede il divieto della retrospettiva di Roman Polanski alla Cinémathèque e si ottiene il rinvio di quella consacrata a Jean-Claude Brisseau. Un’universitaria giudica il film “Blow-Up” di Michelangelo Antonioni, “misogino” e “inaccettabile”. Alla luce di questo revisionismo, John Ford (“La prigioniera del deserto”) e anche Nicolas Poussin (“Il ratto delle sabine”) iniziano ad avere paura.
Alcuni editori chiedono ad alcune di noi di rendere i nostri personaggi maschili meno “sessisti”, parlare di sessualità e di amore con meno dismisura o ancora di fare in modo che “i traumi subiti dai personaggi femminili” siano resi più evidenti! Prossimo al ridicolo, un progetto di legge in Svezia vuole imporre un consenso esplicitamente notificato a ogni candidato a un rapporto sessuale! Ancora uno sforzo e due persone adulte che avranno voglia di andare a letto insieme subito prima dovranno, tramite una app del loro smartphone, firmare un documento nel quale le pratiche che accettano e che rifiutano saranno debitamente specificate.
Il filosofo Ruwen Ogien difendeva la libertà di offendere in quanto indispensabile alla creazione artistica. Allo stesso modo difendiamo la libertà di importunare, indispensabile alla libertà sessuale. Siamo oggi sufficientemente avvertite per ammettere che la pulsione sessuale è per natura offensiva e selvaggia, ma siamo anche sufficientemente perspicaci per non confondere un rimorchio imbarazzante con un’aggressione sessuale. Soprattutto siamo coscienti che la persona umana non è un monolite: una donna può, nella stessa giornata, dirigere un’équipe professionale e gioire di essere l’oggetto sessuale di un uomo senza essere né una “troia” né una vile complice del patriarcato. Ognuna di noi può fare attenzione al fatto che il suo stipendio sia uguale a quello di un uomo, ma non sentirsi traumatizzata per uno “struscio” nella metro, anche se questo è considerato come un reato. Può anche immaginare un comportamento del genere come l’espressione di una grande miseria sessuale, o comunque come un non-avvenimento.
In quanto donne, noi non ci riconosciamo in questo femminismo che, al di là delle denunce degli abusi di potere, prende il viso di un odio degli uomini e della sessualità. Pensiamo che la libertà di dire no a una proposta sessuale non esista senza la libertà di importunare. E consideriamo che bisogna rispondere a questa libertà di importunare in altro modo che trincerandosi dietro il ruolo della preda. Quelle tra noi che hanno deciso di avere dei bambini, credono che sia più giudizioso educare le nostre figlie in modo che siano sufficientemente informate e coscienti per poter vivere pienamente la loro vita senza lasciarsi intimidire né colpevolizzare. Gli incidenti che possono toccare il corpo di una donna non inficiano necessariamente la sua dignità e non devono, per quanto siano duri, necessariamente fare di lei una vittima perpetua. Perché non siamo riducibili al nostro corpo. La nostra libertà interiore è inviolabile. E questa libertà che noi abbiamo cara non esiste né senza rischi né senza responsabilità. (qui l’originale)

Poi è arrivata Brigitte Bardot, a dire la sua:

«Ci sono molte attrici che fanno le civette con i produttori per strappare un ruolo. Poi vengono a raccontare di essere state molestate». Aggiungendo che trovava «Affascinante che mi dicessero che ero bella o che avevo un bel sederino…questo tipo di complimenti sono piacevoli» (qui). [Sì, in effetti: incrociare per strada, magari a cinquant’anni, qualcuno che poi si gira e commenta “bel culetto”, non mi si venga a dire che non fa piacere! (Sì, lo so, sono una zoccola, pervertita, perversa, collaborazionista degli Orchi, e faccio piangere non solo la Madonna, che sarebbe il meno, ma anche, anzi soprattutto, la Sua ancella preferita, Santa Asia Argento vergine e martire)]

E al seguito delle francesi, si è cominciato ad assistere a qualche risveglio anche da noi.

Candida Morvillo, giornalista: “Abbiamo fatto un miscuglio pericoloso, accomunando stupri e molestie, molestie e avance. Stiamo cercando di sostituire un sistema di potere maschile con un sistema di potere femminile, che dal primo ha mutuato il peggio. Non sento il pericolo di un nuovo puritanesimo, ma di un’aggressione cieca all’uomo sì”. Lory Del Santo: “Al fondo di tutto vedo solo una vendetta volgare, di donne molto violente. Il potere che alcune contestano deriva da una codificazione antica, ormai trascorsa, naturalmente superata: puntare oggi il dito contro qualcosa che trent’anni fa era considerato lecito mi sembra meschino e schifoso.” (qui)

E Asia Argento? Tra una fuga e l’altra dal Mossad che, scatenato dall’Orco Weinstein, vuole uccidere lei e i suoi figli, trova il tempo di twittare

che le cento “spiegano al mondo come la misoginia che hanno interiorizzato le abbia lobotomizzate fino al punto di non ritorno”

E Asia Argento che dà della lobotomizzata a qualcuno, lasciatemelo dire, è roba da pisciarsi addosso dal ridere.
Ancora due parole sulla nuova meravigliosa avanzatissima proposta di legge in Svezia:

prevede l’obbligo di esplicitare il consenso prima di un rapporto sessuale – con le parole o con dei comportamenti inequivocabili
e mi auguro che verrà pubblicata una tabella con l’elenco dettagliato e illustrato di quelli che possono essere presentati in tribunale come “comportamenti inequivocabili”, e che il componente maschio della coppia abbia il diritto di filmare la partner dal momento dell’incontro fino alla completa consumazione del rapporto sessuale, in modo da potersi difendere da eventuali accuse, documentando che i comportamenti della partner sono stati fra quelli stabiliti come inequivocabili. Inoltre

parte dal principio che un rapporto sessuale legale debba essere accettato da entrambe le parti, e non che da un rapporto indesiderato una persona debba dissentire o si debba difendere.
Vale a dire che non c’è bisogno che io dica no senti non mi va: è sufficiente che lui controlli la tabella e verifichi che i miei comportamenti non sono fra quelli elencati; fatto questo, se si azzarda a dirmi che gli piaccio lo spedisco a marcire in galera per quattro anni, così impara. Ho anche letto, non ricordo più dove, che una donna ha il diritto di dire di no in qualunque momento, che se dopo qualche bacio, magari con l’aggiunta di qualche carezza, magari anche spinta, magari anche molto spinta, io mi sento a posto così e non desidero altro, lui si deve immediatamente fermare. Ora, se io mi apparto con uno incontrato in discoteca, o al bar, o a una festa, si suppone che abbia l’abitudine agli incontri occasionali; voglio dire, non sono candida e ingenua come la povera Asia Argento, qualche idea sugli uomini, su che cosa in genere fanno con le donne, che cosa si aspettano di fare con una donna che accetta di appartarsi con loro, si suppone che ce l’abbia. Stando così le cose, non sarebbe il caso che se ho solo voglia di due coccole provveda ad avvertirlo in anticipo, in modo che il meschino non si trovi davanti alla sorpresa all’ultimo momento e si prepari a frenare? Cioè, va benissimo i diritti delle donne, ma tutti i diritti noi e tutti i doveri loro siamo sicuri che sia la migliore ricetta per costruire il paradiso in terra? E proviamo magari a immaginare il contrario: lui comincia, e poi va avanti, e poi va ancora avanti, e poi ancora, e quando ormai quasi ci sono dice ok basta, io sono a posto così: che cosa ne dite?

E per chiudere in bellezza, guardate un po’ cosa spunta fuori dall’ombra dei loro armadi…

barbara

POST DEDICATO ALLA SIGNORA ASIA, DI NOBIL METALLO FORGIATA

Subito dopo terminata questa causa, entrò nella sala una donna che teneva afferrato strettamente un uomo vestito da campagnolo benestante, e gridava a squarciagola:
– Giustizia, signor governatore, giustizia! Se non la trovo in terra, anderò a cercarla in cielo. Signor governatore dell’anima mia, quest’uomo mi ha sorpresa in mezzo alla campagna, e ha fatto il suo comodo col mio corpo, peggio che se fosse stato un cencio sudicio. Oh povera me! Mi ha tolto un tesoro che avevo serbato per più di ventitré anni, difendendolo da Mori e Cristiani, da compatriotti e da stranieri! Sempre dura come una quercia, m’ero conservata intatta come la salamandra nel fuoco, o come la lana tra gli spini, perché ora questo bel signore dovesse venire a brancicarmi con le sue manine pulite.
– Anche codesto sarà messo in chiaro: se ha, sì o no, le mani pulite questo damerino – disse Sancio, e rivoltosi all’uomo gli domandò: – Che cosa avete da rispondere alle lagnanze di questa donna?
– Signore – rispose quello tutto turbato – io sono un povero allevatore di porci, con rispetto parlando; e stamattina me n’andavo da questo paese dopo averne venduti quattro, che tra dazio, spese e altre birbonate mi son costati più di quel che ho preso, e me ne tornavo a casa, quando via facendo mi sono imbattuto in questa brava donna, e il diavolo che dappertutto ficca la coda, ci ha fatto fare una vogata insieme. Io le ho dato il giusto, ma lei non è rimasta contenta. Mi ha preso per un braccio e non me l’ha lasciato più, finché non m’ha trascinato qui. Lei dice che io l’ho presa a forza, ma dice una bugia e son pronto a giurarlo: e questa è la pura verità, senza che ve ne manchi un briciolo.
Allora il governatore gli domandò se aveva qualche moneta d’argento. Egli rispose che aveva in seno una borsa di cuoio con circa venti ducati dentro. Il governatore gli ordinò di tirarla fuori e di consegnarla senz’altro alla querelante. Il povero uomo obbedì con la tremarella; ma la donna la prese e facendo a tutti mille salamelecchi e pregando Dio per la vita e la salvezza del signor governatore, che prendeva così bene le difese delle abbandonate e necessitose donzelle, uscì dalla sala di udienza, tenendo stretta la borsa con tutte e due le mani, ma prima guardò se le monete che v’eran dentro eran proprio d’argento.
Appena fu uscita, Sancio disse all’allevatore, che aveva di già le lacrime in pelle in pelle e con gli occhi e col cuore se n’andava dietro alla sua borsa:
– Buon uomo, andate dietro a quella donna, e riprendetele la borsa, anche se non vuol rendervela; poi tornate qui con lei.
L’uomo non intese a sordo, perché partì come un lampo per fare quel che gli era stato ordinato. Tutti i presenti stavano in gran curiosità per sapere come sarebbe andata a finire quella lite. Di lì a poco tornarono l’uomo e la donna più stretti e più avvinghiati che la prima volta; lei con la sottana rimboccata e la borsa in grembo, e lui che faceva grandi sforzi per levargliela, ma non vi riusciva, tanto lei la teneva stretta urlando:
– Giustizia divina! Lo vede, signor governatore, questo temerario! questo sfacciato! In mezzo alla gente e in mezzo alla strada ha cercato di prendermi la borsa che la Signoria Vostra gli ha ordinato di darmi.
– Ve l’ha presa? – domandò il governatore.
– Pigliarmela? – rispose la donna. – Mi lascerei prima prendere la vita che la borsa. Eh, sì, son garbata io! Ci vuol altri merli che questo miserabile sudicione per farmela in barba a me! Tenaglie e martelli, mazzuoli e scalpelli non basteranno a levarmela dalle unghie, e nemmeno le grinfie d’un leone! Sarebbe più facile strapparmi l’anima di corpo.
– È proprio vero – disse l’uomo – e io mi arrendo e mi dò per vinto. Confesso che le mie forze non sono bastanti per levargliela.
E la lasciò andare. Allora il governatore disse alla donna:
– Fatemi vedere quella borsa, onesta e valorosa signora.
Subito essa gliela dette, e il governatore la restituì all’uomo: poi disse alla violenta e non violentata:
– Amica mia, se la metà e anche meno del coraggio e del vigore che avete spiegato per difender questa borsa, lo aveste spiegato per difendere il vostro onore, neanche le forze d’Ercole sarebbero bastate a farvi violenza. Andatevene dunque alla malora, e non comparite mai più in tutta quest’isola, né per sei leghe all’intorno, sotto pena di duecento frustate: andate via subito, vi dico, chiacchierona, spudorata e imbrogliona. (Don Chisciotte, ed. Oscar Mondadori, pp. 970-72)

Perché, come ha detto qualcuno, darla per interesse e poi frignare atteggiandosi a violentata delegittima le violentate vere. E, come ha detto qualcun altro, è questione di puro e semplice buon senso: se uno ti invita a discutere d’affari nella sua camera da letto, non puoi ragionevolmente aspettarti che voglia discutere d’affari (peccato che poi lei di buon senso ne abbia avuto così poco nei confronti della propria faccia). E poi, ovviamente, il discorso dei vent’anni passati – dopo i quali, dice, ancora non ha finito di elaborare la violenza subita: capisco la bambina molestata in famiglia quando ancora non ha la più pallida idea di sesso e affini, che non è neppure in grado di capire che cosa le si stia facendo e ci mette anni, magari anche decenni prima di rendersi conto di che cosa esattamente le sia stato fatto (stupendamente esemplificato in questo meraviglioso racconto, scritto da un Uomo), ma una persona adulta? E che dire del definirsi “una ragazzina di ventun anni” da parte di una che è nel mondo del cinema da quando ne aveva nove? E ha il coraggio di lamentarsi della mancata solidarietà da parte delle donne, ma va’ un po’ a nasconderti, va’, campionessa di finezza in sottoveste.
asia1
barbara

LA PAPESSA

No, non Giovanna: Asia. Argento, naturalmente. Che dimostra quanto avessero ragione i nostri antichi saggi a sostenere che la parola è d’argento e il silenzio è d’oro. Le sue parole – chiamiamole così – ve le faccio raccontare da questo pacato e misurato articolo.

Ora, stravolgiamo un attimo la consecutio giornalistica: per una volta facciamo una premessa e poi i fatti, perdonateci. Si può criticare quello che ha fatto Asia Argento o d’ora in poi qualsiasi cosa viene detto contro quello che dice o fa (attenzione, non contro di lei) viene considerato sessismo, violenza di genere e “Weinstein-style”? Ora i fatti, e capirete il perché di questa premessa: dopo aver cavalcato tra le prime la denuncia anti-Weinstein in quella che nel giro di poche settimane è divenuta “Molestopoli”, l’attrice provocatrice e figlia di Dario Argento ha partecipato e condotto durante il Torino Film Festival un rituale satanico-demoniaco di chiara dimensione blasfema. Era molto attesa la bella Asia dopo le polemiche per le violenze sulle donne, gli attacchi alla stampa e alla politica e la conseguenze “fuga” in America, per il grande ritorno in Italia. E invece… ha preso parte al misterioso (e misterico) Trabalho de Concentracao (una sorta di rito pagano) diretto dal regista Bertrand Bonello che di fatto metteva cd in sottofondo e osservava il dispiegarsi delle “scene” ben poco originali. Un misto di rituali pagani, provocazioni blasfeme e “luoghi comuni” contro la fede cristiana che a bizzeffe se ne ritrovano su YouTube. Lei, la regina della performance, è in mezzo ad altre “ancelle” con gli occhi chiusi e le mani sulle ginocchia: all’improvviso inizia ad intonare un canto per invocare una “particolare divinità”. «Lady Lesbian Jesus come, and rise the dead», che tradotto per i meno anglofoni risuona come “Signora Gesù Lesbica, vieni tra noi e resuscita i morti”.

DÀ ANCHE LA COMUNIONE PAGANA

Lo spettacolo, se così si può chiamare, dovrebbe essere un richiamo horror e uno sberleffo contro la religione: ma l’atmosfera è confusa, per come la racconta oggi il Fatto Quotidiano, «e dopo circa 20 minuti dall’inizio, lo spettacolo tocca il punto più alto: dopo la benedizione di incensi, liquidi e candele, gli adepti si mettono in fila per ricevere la comunione pagana, che permette di liberarsi dai mali». Eh sì, il rito prevedeva anche questo: una Asia “papessa” che si faceva segnare il segno della croce come gli antichi cavalieri celtici e poi distribuiva “ostie” blasfeme in cui la carne di Cristo veniva “tramutata” in un passe-partout per liberarsi da presunti mali. Asia Argento appare stanco dopo tutto quello sforzo emotivo, quella trance imposta e subita, quello spettacolo preparato “ad arte” per stupire: «Per la libertà di tutti gli spiriti, chiosa l’attrice esausta al microfono. «Donne, uomini, bimbi. Per portare pace qui». Ecco, ha stupito poco più di 80 persone, di cui la maggior parte con l’accredito stampa essendo all’interno di una manifestazione cinematografica. Insomma, noi non eravamo lì, ma forse basta questo per capire che la chiusura più degna a questa arte-flop l’avrebbe fornita il compianto ragioner Fantozzi. «Questo Trabalho de Concentracao è una….», beh, continuate voi con l’immaginazione.

Niccolò Magnani, 01 dicembre 2017, qui.

Se invece preferite qualcosa di più tosto, andate a leggere dagospia, con un significativo video e altrettanto significative immagini della nostra pulzella.
E poi scusate, ma bisogna proprio che lo dica: così penzolanti non le ho neanche io a sessantasei anni.
asia-argento-millenium
barbara

INFORMAZIONE IMPORTANTISSIMA PER TUTTI VOI

Come ormai tutti sicuramente saprete, dopo la coraggiosa denuncia di Asia Argento nei confronti del maiale Havey Weinstein, EBREO, suo amante per cinque anni reo di averla stuprata approfittando della sua giovinezza e della sua ingenuità, il mostro che le ha fatto vivere un incubo,
Asia-Harvey
adesso «ha paura, non esce più di casa per timore degli agenti del Mossad assoldati da Weinstein: questa è gente che spara, che minaccia. Asia teme per la vita sua e dei suoi figli», e ancora, «sono agenti segreti, sono del Mossad che è poi uno dei servizi segreti più crudeli del mondo», come rivela suo padre, quel sant’uomo di Dario Argento. Vi viene da ridere? Fate male, anzi malissimo! Potreste giurare di non avere mai dato dell’imbecille a un ebreo? Eh? Potreste metterci la mano sul fuoco? Dopotutto mica tutti sono ortodossi, mica tutti girano con kippà, peot e le quattro frange del talled che escono da sotto la camicia o, in alternativa, un tatuaggio sulla fronte che dice “io sono ebreo”. Magari non lo sapevate affatto che era ebreo, ma lo era, e voi gli avete dato dell’imbecille e adesso avete il Mossad alle calcagna
Uncle_Sam_pointing_finger
e non lo sapete, non vi rendete conto dei pericoli che state correndo e che state facendo correre ai vostri figli, razza di incoscienti che non siete altro.

E adesso vi racconto una storia mia. Vengo da una famiglia poverissima, sono nata in una stanza in subaffitto con un gabinetto in comune con altre tredici persone, e ci sono rimasta fino a otto anni. Per poter studiare ho sempre lavorato, facendo praticamente di tutto, anche l’operaia e la donna di servizio. Un giorno, durante l’estate, un tizio che frequentava un circolo che frequentavo anch’io, mi propone di lavorare per una settimana in un suo ufficio al posto di un’impiegata che è in ferie, e naturalmente accetto di corsa. Il terzo giorno mi dice: “Tu che sei brava in matematica, vieni nell’altro ufficio a darmi una mano a sistemare la contabilità”. Usciamo dall’ufficio, entriamo in un condominio poco più in là, saliamo al terzo piano ed entriamo in un appartamento adibito (anche) a ufficio. Ci sediamo a una scrivania, uno di fronte all’altra, e comincia a raccontarmi che la tale impiegata è stata per anni la sua amante e quando si è sposata le ha fatto un ricchissimo regalo, e che l’ultima impiegata (quattordicenne!) è anche lei la sua amante e le fa sempre dei generosissimi regali, poi ha provveduto a informarmi che gli altri appartamenti di quel piano e tutto il piano sotto e tutto quello sopra sono vuoti e quello è blindato e uno potrebbe urlare fino a frantumarsi le corde vocali, garantito che nessuno lo sentirebbe, dopodiché mi è saltato addosso. La fortuna è stata che da due mesi, in quel circolo, tutti i giorni prendevo una barca e remavo per un paio d’ore.
Il tizio in questione non aveva un nome che sta sui giornali, e come lui ce ne sono milioni. Le donne che finiscono sotto le mani di questi individui sono decine, centinaia di milioni, non sempre hanno braccia allenate da un centinaio di ore di voga, e non sempre hanno alle spalle una famiglia poverissima, ma che un piatto di minestra riesce bene o male a metterlo in tavola. E non hanno nomi che permettano loro di ottenere attenzione da giornali e televisioni. Che cosa vuole significare questa storia? Niente, assolutamente niente: è una banalissima storia identica a milioni di altre storie altrettanto banali, tranne che per me dopotutto è finita bene e per tantissime altre invece no. E nessuna di noi si è fiondata a vantarsi anch’io anch’io (#metoo), perché quando si subiscono violenze vere c’è davvero poco da fare le belle statuine davanti alle telecamere.

PS 1: ma sarà poco carina la storia del più potente servizio segreto del mondo che si fa assoldare da un porcellucolo di mezza tacca che sta dall’altra parte del mondo per andare ad ammazzare le sue accusatrici? E che, in aggiunta, ordisce complotti inventando stupri e sevizie ai danni di un onest’uomo musulmano puro e innocente come acqua di sorgente?

PS 2: se in una notte senza luna, in mezzo a un bosco, disarmati, vi trovaste di fronte il capo del Mossad
yossi-cohen
e questo tizio qui,
dario_argento
qual è che vi farebbe più paura?

barbara

UNA COSA CHE MI CHIEDO

Abbiamo avuto un’intera generazione (dico una per semplificare) di è mia e me la gestisco io, con tanto di manifestazioni in piazza esibendo quell’orrido e volgarissimo gesto che sembrerebbe voler significare che le signore in questione si identificano con la propria passera (io no: ci si creda o no, oltre a quella ho anche una testa). Ora, è mia e me la gestisco io dovrebbe significare, fino a prova contraria, che la do a chi voglio io, e che la do quando mi pare, e che la do per il motivo che mi pare: posso darla per amore, per il piacere, per allegria, perché capita uno di quei momenti che gira così, per gratitudine o per solitudine. Posso darla in cambio di un favore. Posso darla per soldi. Sono affari miei e nessuno ha il diritto di metterci il becco. Ebbene, dopo decenni di lotte per rivendicare che è mia e che nessuno ha da sindacare su come la gestisco, succede che viene fuori che un certo numero di attricette l’hanno data a un potente magnate dell’industria cinematografica in cambio di una carriera che ha portato loro fama e soldi. E che cosa fanno le signore attricette? Ribadiscono che si tratta di roba loro e che gli altri si facciano gli affari propri? Ma neanche per sogno! Sono state abusate! denunciano. Lui è un maiale! Un essere schifoso! Un prevaricatore! Si è approfittato del loro ingenuo candore! Un incubo! Un segreto infernale tenuto dentro in silenzio per cinque, per dieci, per venti anni, forse addirittura, tanto erano candide e ingenue povere care, neanche si erano rese conto di quanto fossero state mostruosamente abusate da quel mostro. Solo lo scandalo improvvisamente esploso le ha indotte a riflettere e a rendersi conto di essere state violentate e non hanno perso un momento per fiondarsi sotto i riflettori strillando anch’io, anch’io, come bambini intorno alla zia che distribuisce le caramelle.
Ecco, quello che mi chiedo è: che fine hanno fatto decenni di liberazione sessuale, di rivendicazioni, di autodeterminazione, di guerra all’ultimo sangue contro ogni sorta di moralismi e bigotterie? Cosa facciamo, ripristiniamo la lettera scarlatta e stavolta la appiccichiamo al mostro maschio? E le signore porteranno al collo un bel cartello con su scritto “Non sono io che gliel’ho data, è lui che l’ha pretesa”? Potrebbe essere un’idea, così le povere vittime potranno finalmente recuperare la dignità fatta a brandelli dall’orco.
asia cane

PS: io no, non ho mai detto che è mia e me la gestisco io, per un motivo molto semplice: nessuno si è mai sognato di contestarmene la titolarità, e rivendicare quello che nessuno mi contesta mi sembrerebbe un po’ scemo. Poi, sempre per via di quella faccenda che a pensare male eccetera, a me viene anche il dubbio che tutto quel proclamare avesse lo scopo di informare l’universo mondo che ce l’avevano, in assenza di pretendenti spontanei. Io, non essendo esattamente una cozza, la necessità di autopromuovermi non l’ho mai avuta.

barbara