ROBERTO BURIONI SI È CLAMOROSAMENTE SBAGLIATO

Qualche tempo fa aveva detto: non vedo l’ora che arrivi il vaccino, prima di tutto naturalmente per poter salvare tante vite, ma anche per la soddisfazione di vedere i novax invocarlo in ginocchio. Beh, si sbagliava.

Sa, naturalmente, che c’è in giro un sacco di gente deficiente, ma ancora non ha capito quanto.

barbara

CATTIVI CATTIVI CATTIVI SOLDATI ISRAELIANI!

soldados sionistas
Guardate cosa sono capaci di fare a un povero ragazzo, e in cinque contro uno, oltretutto! Io l’ho rubata al mitico Livuso, aka Momovedim, alias Fulvio Del Deo, che l’ha a sua volta presa da un tale che si chiama Antisionista, votato allo smascheramento dei mostruosi crimini sionisti. Forse non ha le idee del tutto chiare sulla differenza fra israelita e israeliano, ma insomma accontentiamoci della buona volontà. La sua personale didascalia comunque parlava di soldados sionistas, quindi non possono esserci dubbi né equivoci. Ma forse, dando solo un’occhiata distratta alla foto, non vi siete ancora resi conto del livello di perfidia di questi soldati, ma adesso che ho attirato la vostra attenzione, guardateli meglio: per mimetizzarsi, per mascherarsi, per fare finta di non essere loro (ca sse vedesse che non c’erano), hanno addirittura rubato le uniformi dei carabineros cileni! Ma vi rendete conto?!

Quello che veramente sconvolge è che perfino di fronte a simili smaccate evidenze un sacco di gente sceglie di credere ai “crimini” israeliani “documentati” in questo modo. Nel blog della “Signora” di cui ho parlato nel post di qualche giorno fa, per esempio, ho trovato tutta la carrellata completa delle foto tarocche, prese in Siria e in Iraq, già smascherate da tutti i giornali di tutto il mondo: riprese da altro blog da cui anche molti altri le hanno a loro volta riprese: evidentemente c’è gente che ha talmente la menzogna nel DNA che se non si schiaffa in vena la sua dose quotidiana di menzogne – meglio se atte a demonizzare qualche innocente – rischia la crisi d’astinenza e lo shock anafilattico. E quindi giù menzogne, giù infamie e giù, come immediata conseguenza, commenti di orrore per quelle carrettate di poveri “bambini di Gaza” e inappellabile condanna dei maledetti criminali israeliani. E che nessuno mi venga a parlare di ignoranza in buona fede. E voglio dirlo forte e chiaro: chi usa strumentalmente quei corpicini straziati di bambini siriani o iracheni per diffondere odio antiebraico, chi sbatte quei cadaverini sulle pagine dei propri blog o di facebook con un anno, due anni, tre anni di ritardo perché quando sono stati massacrati non gli servivano, li sta ammazzando una seconda volta, VOI SIETE MORALMENTE DEGLI ASSASSINI.

Se poi qualcuno vuole farsi un’idea del perché succede che muoiano bambini palestinesi, guardi un po’ qui:

 

Tanto poi se i bambini crepano si mettono in conto a Israele e si vince così un’altra battaglia mediatica.

Ah, dimenticavo: la foto dei cinque soldados israelitas o sionistas. Diffondetela, mi raccomando. Perché i mass media si guarderanno bene dal farlo.

barbara

AGGIORNAMENTO: un po’ di chiarezza sulla storia del “cinema di Sderot” e le scritte sui missili, qui.

COME SAREBBE BELLO!

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E invece…

Liberare assassini porta la pace

di Stefano Magni

Isaac Rotenberg era riuscito a sopravvivere ai nazisti. Deportato a Sobibor era riuscito a fuggire e a raggiungere la resistenza ebraiche che combatteva nelle foreste dell’Est europeo. Dopo aver corso pericoli mortali di ogni genere, dopo essere scampato al più intenso sterminio della storia, era finalmente “in salvo” in Israele, quando stava lavorando in un cantiere a Petah Tikvah, nel 1994, un anno dopo l’avvio del “processo di pace”. Proprio lì, a casa sua, è stato assassinato a colpi d’ascia da un palestinese, Hazem Kassem Shbair.
Un anziano signore in pensione, Moris Eisenstatt, nel 1994 stava leggendo un libro, seduto su una panchina di Kfar Saba, quando è stato assassinato a colpi d’ascia da un altro palestinese, militante del partito Fatah, Ibrahim Salam Ali. Israel Tenenbaum, lavoratore agricolo, di notte prestava servizio volontario (per arrotondare lo stipendio) come guardia notturna di hotel. Aveva 72 anni quando, nel 1993, l’anno di inizio del “processo di pace”, fu aggredito a colpi di spranga da un militante di Fatah, Salah Ibrahim Ahmad Mugdad. David Dadi e Haim Weizman stavano dormendo nell’appartamento di Weizman, quando due palestinesi, Abu Satta Ahmad Sa’id Aladdin e Abu Sita Talab Mahmad Ayman, hanno fatto irruzione a casa loro e li hanno assassinati entrambi. Per dimostrare ai compagni di lotta che li avevano realmente assassinati, i due palestinesi mozzarono le orecchie alle loro vittime e le portarono come trofeo e prova dell’avvenuto delitto.
Ian Sean Feinberg, 30enne, padre di tre figli, era un idealista: nel 1993, primo anno del “processo di pace”, lavorava e studiava su progetti di sviluppo economico dei territori palestinesi. Era a una riunione di lavoro a Gaza, quando Abdel Aal Sa’id Ouda Yusef lo uccise a colpi di pistola. Tutti questi uomini, cittadini israeliani che avevano solo la colpa di essere ebrei in Israele, non ritorneranno più in vita. In compenso, i loro assassini e molti altri, sono tornati in libertà.
Gli assassini di cui sopra sono infatti parte della lista dei 26 prigionieri palestinesi (definendoli così sembrerebbero quasi dei prigionieri politici, o di coscienza) scarcerati, in cambio di una vaga promessa. Neanche una promessa di pace, ma un impegno, ancora privo di garanzie, a “ricostruire fiducia”. Le vittime israeliane e i loro parenti ancora in vita non hanno diritto di parola.
L’unico ministro che si è opposto alla loro liberazione, Naftali Bennett, è accusato di essere un “fascista”. L’unica preoccupazione apparente dei media italiani pare essere la ripresa delle costruzioni di case negli insediamenti ebraici in Cisgiordania. Una “provocazione” che, così alcuni dicono, sarebbe stata ottenuta come contropartita alla liberazione dei killer di Fatah. È “realpolitik”, pensa e dichiara il premier Benjamin Netanyahu. Vale la pena di liberare 26 omicidi per costruire quattro case in più? Non solo. C’è la speranza che la loro scarcerazione sia solo un primo passo di un nuovo “processo di pace”. Un po’ come quello degli anni ’90, durante il quale furono assassinate tutte le vittime dei killer di Arafat.

(L’Opinione, 1 novembre 2013)

E poi provate a immaginare

Immaginate per un momento che Baruch Goldstein, l’ebreo che uccise 29 palestinesi musulmani e ne ferì altri 125 alla Cava dei Patriarchi a Hebron nel 1994, non fosse stato ucciso dagli scampati ma catturato, processato, condannato e messo in una prigione palestinese.
Immaginate che Goldstein avesse commesso questo atto in quanto membro di una organizzazione affiliata al partito Likud del primo ministro israeliano Binyamin Netanyahu.
Ora immaginate che Netanyahu dichiari che non ci potrà essere pace fino a quando Goldstein non venga liberato.
Immaginate poi che l’Autorità Palestinese decida di liberare Goldstein per far avanzare il processo di pace, e che migliaia di israeliani celebrino il suo ritorno in Israele, compreso il primo ministro Netanyahu.
Come reagirebbe il mondo? Immagino che Netanyahu sarebbe unanimemente condannato per la sua parte nell’assassinio dei fedeli palestinesi e per avere preteso la liberazione dell’assassino, gli israeliani sarebbero condannati per avere festeggiato il suo rilascio, e la nostra buona fede nel processo di pace sarebbe messa seriamente in dubbio.
Ora immaginate quest’altro scenario: Netanyahu in realtà è Mahmoud Abbas, gli israeliani sono i palestinesi, e Baruch Goldstein è decine di terroristi palestinesi imprigionati per l’assassinio di molti israeliani innocenti.
Ah no, questo non dovete immaginarlo: questo è successo.
Migliaia di palestinesi si sono radunati a Ramallah nelle prime ore di mercoledì mattina per salutare 21 prigionieri liberati dalla prigione israeliana nella West Bank come parte di un accordo per il proseguimento dei colloqui di pace israelo-palestinesi. Altri cinque palestinesi erano stati rilasciati prima a Gaza. Tutti e 26 erano condannati per omicidio, la maggior parte processati per crimini commessi prima degli accordi di Oslo del 1993.
Dalla folla si sono levate acclamazioni, molti portavano bandiere palestinesi e di Fatah, macchine fotografiche, AK-47 mentre gli uomini liberati venivano portati sulle spalle dai furgoni che li avevano portati dalla prigione di Ofer alla città palestinese. Sopra il frastuono si potevano udire spari celebrativi, fischi e grida di Allahu Akbar.
I prigionieri sono stati salutati di fronte al mausoleo di Yasser Arafat, nei pressi del quartier generale dell’Autorità Palestinese a Ramallah, da varie autorità palestinesi guidate dal presidente Mahmoud Abbas che li ha abbracciati e baciati uno per uno.
Rivolgendosi ai palestinesi riuniti, Abbas ha detto che non ci sarà alcun trattato di pace fino a quando ci saranno palestinesi dietro le sbarre in Israele, e che proseguirà nei suoi sforzi per liberare tutti i prigionieri dalle carceri israeliane.
Devo dire che non sto sentendo molte condanne per Abbas e il suo popolo.
Potete leggere altre informazioni sui terroristi rilasciati e sulle loro vittime – fra cui alcuni vecchi e un sopravvissuto all’Olocausto – qui. (fonte sconosciuta, traduzione mia)

barbara

VOI LO SAPETE CHE COS’È UNA NASCITA PARZIALE?

Io non lo sapevo. Adesso lo so.
nascitaparziale
La scorsa settimana la più famosa clinica per gli aborti d’America, la Women’s Health Care Services a Wichita, Kansas, ha riaperto i battenti dopo l’uccisione nel 2009 del suo fondatore, il dottor George Tiller, per mano di un attivista pro life. La riapertura della clinica è stata salutata dalla stampa liberal come un “gesto di coraggio” contro le intimidazioni dei “terroristi della vita” che per anni hanno insanguinato i selciati delle cliniche. Nelle stesse ore a est, in Pennsylvania, nella città dell’Amore Fraterno, a Philadelphia, in un’aula di tribunale iniziava il processo-choc a un’altra clinica degli aborti, la Women’s Medical Society del dottor Kermit Gosnell, da trent’anni sulla piazza con la sua ditta di “pianificazione familiare”.
Come Gosnell, Tiller era specializzato nel porre fine alla vita di bambini sani e in grado di sopravvivere fuori dal corpo della madre. “Così va il mondo”, ripeteva il dottor Gosnell alle sue assistenti che ponevano scrupoli morali. Ma a differenza della clinica in Kansas, di quella a Philadelphia, ribattezzata “l’ossario dei bambini”, la stampa per giorni non ha parlato, provando vergogna, quasi a esorcizzarne l’esistenza stessa tramite un silenzio surreale. Poi il caso è scoppiato sulle pagine di tutti i giornali del paese. Il Weekly Standard, giornale neoconservatore, ha sbattuto il caso Gosnell in copertina: “Barbarie a Philadelphia”, accostando il nome del dottor Gosnell addirittura a quello di Pol Pot. WorldNetDaily, un media conservatore fra i più noti d’America, lo ha chiamato “angelo della morte di Philadelphia”, paragonando Gosnell al medico nazista Josef Mengele. Che differenza c’è fra le due cliniche di Tiller e Gosnell, chiedono i conservatori dell’American Thinker? “L’igiene”. Tiller, ucciso da un militante antiabortista, aveva una clientela bianca della middle class e proveniente da ogni parte del mondo. Perché la sua a Wichita era una delle sole cinque cliniche d’America in cui si eseguivano “aborti a nascita parziale”, ovvero oltre la 24esima settimana di gravidanza. Prima dell’uccisione, Tiller si vantava nel sito web della clinica di avere “più esperienza nell’aborto tardivo di ogni altra persona nell’emisfero occidentale, con più di 60 mila aborti dal 1973”. Avendo la Corte suprema degli Stati Uniti deliberato che il termine “persona”, così come viene usato nel 14esimo emendamento della Costituzione, non si applica al bambino non nato, se n’è dedotta la possibilità di porre un termine alla vita senza incorrere in azioni giudiziarie, fino al momento del parto. E’ l’avvento dell’“aborto a nascita parziale”. E’ la tecnica dell’aspirazione del cervello del bambino partorito soltanto a metà, perché altrimenti sarebbe omicidio (per questo Gosnell è a processo). Il medico afferra con una pinza i piedi del feto e porta fuori dall’utero prima le gambe poi il corpo, tranne la testa. A quel punto esegue un’incisione alla base del cranio per aspirare il cervello, poi completa il parto. Almeno mille aborti all’anno in America avvengono così. Scriveva nei giorni scorsi Jonah Goldberg sul Los Angeles Times: “Gosnell è accusato di aver eseguito aborti illegali e di aver fatto nascere e poi ucciso numerosi neonati. Ma la domanda più profonda è quale sia la differenza morale fra uccidere un bambino fuori dal corpo della madre per pochi secondi e ucciderlo ancora al suo interno”. Per questo il caso Gosnell non è un caso di malasanità o di orrore (Gosnell è stato ribattezzato “uno dei serial killer più spietati della storia americana”), ma apre la ferita degli aborti tardivi legali e indiscriminati negli Stati Uniti. Per questo sulla rivista cattolica First Things il filosofo conservatore Robert George ha implorato i giudici di salvare la vita al dottore: il problema non è lui, ha scritto George, ma l’aborto di massa.

Perché il processo a Gosnell non ha attirato un centesimo dello spasimo che i media nutrono sempre per gli assassini seriali? Perché la grande stampa ha paura della storia. Perché Gosnell, come Tiller, aveva fama di paladino dell’aborto. Ma a differenza di Tiller, Gosnell attirava donne povere e spesso abbandonate. Di ritorno da New York, dove si era laureato in Medicina e aveva appreso i rudimenti della lotta abortista, Gosnell era tornato a Philadelphia, per aprire una clinica di aborti nel Mantua, una zona per poveri e minoranze, sostenuto dalla Planned Parenthood, la più grande, capillare e potente organizzazione abortista d’America. “Volevo essere una forza positiva per le minoranze”, ha detto Gosnell al Philadelphia Daily News. “Aspiravo alla perfezione per i miei pazienti, a dare loro quello che avrei dato a mia figlia”. Ma andiamo con ordine. La vicenda inizia il 18 febbraio 2010, quando l’Fbi fa irruzione nella clinica abortista di Philadelphia Women’s Medical Society, dove il medico progressista Gosnell opera da molti anni. Gli agenti scoprono che molti dei bambini abortiti avevano un’età di gestazione superiore al limite di 24 settimane fissato dalla legge dello stato (un bambino che viene fatto nascere dopo la 24esima settimana ha molte probabilità di sopravvivere se riceve cure mediche adeguate). Non solo, Gosnell avrebbe praticato l’infanticidio su centinaia di bambini nati. Nelle ultime due settimane in aula gli assistenti del medico raccontano come la clinica fosse frequentata, giorno e notte, da donne fuori tempo limite per ottenere un aborto legalmente, proprio perché il celebre medico “assicurava la morte fetale”.
Molti stanno raccontando di avere ancora vivi negli occhi le “contorsioni dei bimbi appena venuti alla luce” e nelle orecchie “il pianto dei bambini nati” e successivamente uccisi da Gosnell attraverso una metodica spietata e semplice: la recisione del midollo spinale, con una tecnica che lui stesso chiamava “snipping”.
I testimoni raccontano di decine, pare un centinaio, di “morti fetali” perpetuate così: bambini di trenta settimane lasciati piangere per venti minuti e poi messi a tacere con lo “snipping”. Di un bambino appena nato, il medico disse “è così grande che potrebbe accompagnarmi alla fermata dell’autobus”. Secondo James Taranto del Wall Street Journal, la vicenda è “un colpo mortale alla Roe vs. Wade”, la sentenza che ha reso assoluto il diritto all’aborto in America. L’argomento dei sostenitori della sentenza è che la proibizione dell’aborto, o anche solo di alcune sue pratiche come quello a “nascita parziale”, costringerebbe le donne al pericolo di interventi clandestini. Il caso Gosnell dimostrerebbe il contrario: anche in presenza di un quadro legalistico permissivo, l’aborto sfugge di mano ai suoi demiurghi, scrive Taranto. L’aborto non è mai “safe”. Sicuro. Gosnell avrebbe praticato centinaia di simili interventi di infanticidio e in tribunale deve rispondere di sette in particolare, compresa la morte di una donna. “Non riesco e descriverlo, sembrava un piccolo alieno”. Così Sherry West ha raccontato le urla di un bambino nato vivo a seguito di un aborto tardivo. Stephen Massof, un altro membro dello staff di Gosnell, racconta come il dottore con una sforbiciata secca alla colonna vertebrale separasse il cervello dal resto del corpo dei bambini. Una specie di “decapitazione”, l’ha definita il collaboratore del medico. “Queste uccisioni erano diventate talmente di routine, che nessuno ha potuto dare una cifra esatta”, dice il rapporto del Gran Giurì. “Erano considerate ‘procedure standard’”.
Contro l’aborto a nascita parziale, praticato per anni nella sua forma estrema da Gosnell, si schierò l’ex presidente George W. Bush, che nel 2003 firmò una legge approvata dal Congresso Usa per il bando della brutale pratica, che il senatore democratico liberal Moynihan definì “infanticidio”. Nel 2007 la Corte suprema confermò la costituzionalità della messa al bando di questo tipo di intervento, ma in tredici stati le corti statali hanno bloccato il divieto. Anche il presidente Barack Obama si è sempre opposto a misure che limitassero il ricorso all’aborto a nascita parziale. Il caso Gosnell porta dunque alla luce una pagina vergognosa della medicina occidentale. I pro life lamentano la scarsissima attenzione che tv, siti internet e giornali hanno dedicato alla storia della clinica di Philadelphia.

La deputata Marsha Blackburn parla del “più grande scandalo mediatico della storia americana”. “Se Gosnell fosse entrato in una clinica e avesse ucciso sette bambini con un AR-15 (un fucile semiautomatico, ndr), sarebbe stata una notizia nazionale”, ha detto il deputato repubblicano Chris Smith, che ha definito il processo Gosnell come quello “del secolo”, per via delle implicazioni che dovrebbe e potrà avere nel dibattito sull’aborto. Il caso Gosnell getta luce anche sulla volontà politica e generale di mettere un freno all’industria degli aborti. La clinica, infatti, venne del tutto lasciata senza controlli nel 1993, quando il democratico pro life Bob Casey perse le elezioni da governatore a favore di un candidato repubblicano pro choice, Tom Ridge. Da quella data – spiega il rapporto – il dipartimento della Salute della Pennsylvania ha optato per un blocco dei controlli per non “porre una barriera contro le donne” in cerca di un aborto. “Meglio lasciare fare le cliniche come volevano, anche se, come ha dimostrato Gosnell, questo significava che a pagare fossero sia donne che bambini”, continua il documento. Michelle Malkin ha scritto sulla National Review che l’intera vicenda della Women’s Medical Society è rivelatrice del dibattito sull’aborto. “L’indifferenza mortale per proteggere la vita non è marginale all’esistenza dell’industria dell’aborto: è la sua essenza”, sottolinea l’autrice. “L’orrore di Philadelphia non è una anomalia. E’ la logica, raccapricciante conseguenza di una malevola impresa con radici eugenetiche, sotto una veste femminista”, così conclude la Malkin. Al Wall Street Journal Leon Kass, bioeticista principe sotto i due mandati di George W. Bush e intellettuale straussiano di Chicago, ha detto che il caso Gosnell indica qualcosa di più rispetto ai sofismi legali che circondano l’aborto in America. Si tratta della mancanza di orrore che circonda ormai il maltrattamento della vita umana. Jeb Bush, ex governatore della Florida e probabile sfidante repubblicano nel 2016, ha scritto: “I media si sono dimenticati cosa va messo in prima pagina”. Anche fra i media mainstream si sono levate voci di scandalo per il silenzio giornalistico e culturale che circonda il caso Gosnell. Fra le tante quella di un editorialista dell’Atlantic di Boston, Conor Friedersdorf, che ha sottolineato come il caso metta in discussione tutti i punti che il pensiero abortista evita sempre di trattare: “Le regole interne alle cliniche, la legalizzazione dell’aborto a nascita parziale, le pene per chi non denuncia gli abusi, i termini di prescrizione per omicidi come quelli di cui è accusato Gosnell, la responsabilità del personale per il cattivo comportamento dei medici con cui lavorano”.
Durissima Kirsten Powers su Usa Today: “Decapitazione infantile. Feti buttati nei barattoli. Il pianto di un bambino ancora vivo dopo che è stato prelevato dalla pancia della madre durante un aborto. Avete mai sentito parlare di queste ripugnanti accuse? No e non è colpa vostra. Da quando il caso Gosnell è finito in tribunale la copertura mediatica è stata molto scarsa mentre invece la storia sarebbe dovuta essere su tutte le prime pagine dei giornali”. Per la giornalista “non era necessario essere contro l’aborto per trovarlo ripugnante, soprattutto se praticato oltre la scadenza dei termini o per considerare il caso Gosnell degno di attenzioni. L’assordante silenzio della stampa, prima una forza di giustizia in America, è una disgrazia”.
In fondo, quello che ha fatto Gosnell, con strumenti rozzi e sporchi, è teorizzato da un po’ di tempo da molti celebri bioeticisti. Un anno fa è apparso sul prestigioso Journal of Medical Ethics il saggio di due studiosi italiani che fanno ricerca in Australia, Alberto Giubilini e Francesca Minerva: “Se pensiamo che l’aborto è moralmente permesso perché i feti non hanno ancora le caratteristiche che conferiscono il diritto alla vita, visto che anche i neonati mancano delle stesse caratteristiche, dovrebbe essere permesso anche l’aborto post nascita”. Ovvero: al pari del feto, anche il bambino già nato non ha lo status di “persona”, pertanto l’uccisione di un neonato dovrebbe essere lecita in tutti i casi in cui è permesso l’aborto. Sembra che la Women’s Medical Society di Philadelphia mettesse in pratica queste idee.
Secondo il professor Jon A. Shields, docente al Claremont McKenna College che ha firmato un lungo saggio su Weekly Standard, “il dottor Gosnell si adatta al profilo di un killer sociopatico. Ma a differenza di molti deviati, Gosnell potrebbe sostenere di aver agito nell’esercizio dei suoi diritti costituzionali. Sotto le sentenze Roe e Doe, i medici hanno il diritto costituzionale a eseguire aborti durante il terzo trimestre di gravidanza”. Sarà questa la difesa di Gosnell al processo.
Secondo Shields, quello che ha commesso Gosnell è lecito in altri stati americani. “La Pennsylvania è uno dei nove stati che richiedono un secondo medico per concorrere con il ‘giudizio professionale’ di un dottore che vuole eseguire un aborto al terzo trimestre di gravidanza. Gosnell ha omesso di chiedere un secondo parere. Se Gosnell avesse eseguito le stesso aborto tardivo oltre il fiume a Cherry Hill, in New Jersey o in altri stati, non avrebbe commesso un reato procedurale”. Quanto a uccidere i bambini sopravvissuti agli aborti, Shields dice: “La protezione dei bambini che sopravvivono agli aborti rimane oggetto di controversie, non è una questione di diritto risolta. Mentre 27 stati tra cui la Pennsylvania hanno leggi che proteggono questi bambini, altri 23 stati e nel Distretto di Columbia non le hanno. Quindi, si potrebbe ragionevolmente chiedere se qualcuno merita la pena di morte per un atto che è legale in quasi la metà degli stati, un atto che non è visto di buon occhio da personaggi pubblici come il presidente degli Stati Uniti”.
L’accusa del professor Shields è a Obama, perché quando era senatore dell’Illinois votò per negare i diritti di base, protetti dalla Costituzione, ai bambini sopravvissuti all’aborto – non una sola, ma ben quattro volte. I pro life puntano già il dito contro il governatore democratico di New York, Andrew Cuomo, il cui disegno di legge parla infatti dell’aborto come di un “diritto fondamentale”, abolendo ogni limite temporale. Eccolo il lato più tragico del caso Gosnell: è la legge ad aver aperto le porte a questo orrore. Nel 1977 il giudice della Corte suprema Clement Haynsworth stabilì, nel caso di un bambino sopravvissuto all’aborto, che “il feto in questo caso non è una persona da proteggere”. Morì dopo venti giorni. Due anni dopo, in Colautti vs. Franklyn, la Corte attribuì ai medici la libertà di determinare la “vitalità fetale”, conferendo loro un potere che andava oltre la Roe. Il giudice William Rehnquist dissentì dall’opinione della maggioranza. Quattro anni dopo ci fu il caso Planned Parenthood vs. Ashcroft. Il magistrato Lewis Powell in quel caso stabilì che un aborto “effettivo” doveva comportare un nuovo nato privo di vita. Durante un caso di aborto tardivo il giudice della Corte suprema del New Jersey, Maryanne Barry, stabilì che quel bambino con la testa fuoriuscita dal corpo della madre non è “nato”, è diverso da un bambino “voluto”. Di queste e altre parole risuona l’aula di tribunale di Philadelphia dove si processa il dottor Gosnell. Nel paese in cui l’aborto è stato santificato come un diritto civile al pari della libertà di parola e che ha registrato 40 milioni di aborti in quarant’anni, nel ventre della nazione che giustamente si commuove per i bambini di Newtown, è passato sotto silenzio il caso di una “clinica della salute” in cui per anni si uccidevano bimbi appena nati recidendo loro la colonna vertebrale. Una macellazione civile giustificata per legge . Per dirla col dottor Gosnell, “così va il mondo”.
Giulio Meotti, Il Foglio, 27/04/13

barbara

LISTA

dei terroristi che questa settimana verranno rilasciati da Israele, con i relativi delitti e vittime, senza che si possa trovare una sola ragione al mondo per un simile efferato crimine perpetrato dal governo israeliano contro la propria popolazione, contro la legalità, contro la giustizia (poi venitemi a dire che non critico mai Israele!)

Terrorist Date of Arrest Charge(s) Names of Victim(s)
Fayez Mutawi al-Khur Nov-85 Murder, Attempted Murder Solomon AbuKassis, Menahem Dadon
Salah Ibrahim Ahmed Mugdad Jun-93 Murder Israel Tannenbaum
Samir Nayef al-Na’neesh Mar-89 Murder Binyamin Meisner
Yusef Abdel Hamid Irshaid Mar-93 Murder, Attempted Murder Nidal Rabo Ja’ab, Adnan Aj’ad Dib, Mofid   Can’an, Tawfik Jaradat, Ibrahim Said
Mustafa Othman al-Haj Jun-89 Murder Friedrich Rosenfeld
Salameh Abdallah Musleh Oct-93 Murder David Reuben
Atiyeh Salem Musa Mar-94 Murder Aizik Rotenberg (Holocaust survivor)
Salah Mahmoud Mukled Jul-93 Murder, Attempted Murder Joshua Deutsch
Mohamed Abdel Majid Sawalha Dec-90 Murder, Attempted Murder Baruch Heisler
Atef Izzat Sha’ath Mar-93 Accessory to Murder Simha Levi
Yusef Said al-Al Feb-94 Throwing a bomb, Accessory to Murder Ian Feinberg, Sami Ramadan
Midhat Fayez Barbakh Jan-94 Murder Moshe Becker
Ali Ibrahim al-Rai Apr-94 Murder Morris Eisenstadt
Mohamed Jaber Nashbat Sep-90 Accessory to Murder Amnon Pomerantz
Samir Hussein Murtaji Oct-93 Kidnapping, Manslaughter Samir al-Silawi, Khaled Malaceh, Nasser   Akilah, Ali al Zaabot
Hosni Faregh Sawalha Dec-90 Murder, Attempted Murder Baruch Heisler
Faraj Saleh al-Rimahi Jul-92 Murder Abraham Kinstler
Ala eddin Ahmed Abu Sitteh Jan-94 Murder David Daddi, Haim Weitzman
Ayman taleb Abu Sitteh Jan-94 Murder David Daddi, Haim Weitzman
Esmat Omar Mansour Oct-93 Accessory to Murder Haim Mizrachi
Khaled Mohamed Asakreh May-91 Murder Annie Lee
Nihad Yusef Jundiyeh Jul-89 Murder Zalman Schlein
Mohamed Mahmoud Hamdiyeh Jul-89 Murder Zalman Schlein
Jamil Abdel Wahab Natsheh Dec-92 Accessory to Murder Shmuel Gersh
Taher Mohamed Zaboud Feb-93 Murder Abraham Cohen
Sabih Abed Hammed Borhan Feb-01 Murder Jamil Muhamad Naim Sabih, Aisha Abdullah   Kharadin

Come dite? È un “gesto di buona volontà”? Ah, sì, capisco. Come quelli del 2012, per esempio
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(tabella e immagine rubate qui, e poi qui c’è qualcos’altro che dovete assolutamente leggere)
Quos vult perdere Jupiter…

barbara

E SE I MARTIRI SCARSEGGIANO

Niente paura: ci si ammazza in casa una bambina di due anni con uno di quei razzetti artigianali (oltre 130 in tre giorni: immaginate voi con quali immani sacrifici, poveri cari, con tutta la miseria che hanno in casa che sono tutti lì che muoiono di fame) che non fanno male a nessuno, come leggiamo su tutti i giornali un giorno sì e l’altro pure, si tenta di far ricadere la colpa su Israele; poi viene inconfutabilmente dimostrato che sono stati loro ma non importa, si seppellisce lo stesso come una martire.


Perché noi eroi di Palestina sull’infanzia – nostra e altrui – ci caghiamo, o yes.
(E le stelle stanno a guardare, o yes)

barbara