FACCIAMO DUE CONTI?

Ogni giorno nel mondo muoiono 150.000 persone: lo 0,002% della popolazione mondiale.
In Gran Bretagna su 18 milioni e qualcosa vaccinati in tre mesi con AstraZeneca sono morte – non si sa per quale causa – 7 persone, lo 0,00004% delle persone vaccinate: 200 (DUECENTO) volte meno delle morti quotidiane nella popolazione in generale, che moltiplicato per i 90 (circa) giorni durante i quali si sono svolte le vaccinazioni fa 18.000 volte. Forse dire che AstraZeneca regala l’immortalità è un po’ esagerato, ma, anche nel caso fossero tutte morte propter e non solo post, direi che siamo sulla buona strada.
Un altro conto (avevo detto due, no?). In Italia, con popolazione leggermente inferiore a quella britannica, san Google mi dice che abbiamo 600.000 casi di trombosi all’anno, con 230.000 morti (cercando dati analoghi per la Gran Bretagna in questo momento si trovano solo le presunte morti per trombosi causate dal vaccino, per cui uso i dati italiani, che non penso si discosteranno troppo da quelli britannici). Dunque 600.000 trombosi in un anno fanno 150.000 in tre mesi, 230.000 morti in un anno fanno 57.500 in tre mesi, e rappresentano rispettivamente l’1% e lo 0,38% della popolazione in esame: confrontando questi numeri con lo 0,00016% delle trombosi e lo 0,00004% delle morti fra i vaccinati con AstraZeneca, possiamo dire che questo vaccino rappresenta la migliore prevenzione della trombosi mai messa a punto finora? A me sembra una conclusione più che ragionevole.

Aggiungo altre due considerazioni. Vedo in giro grande scandalo per l’obbligo vaccinale per i medici pena la radiazione dall’albo dei medici, paragoni immondi (“l’ultima volta che è successo è stato con le leggi razziali”, senza neppure rendersi conto dell’oscenità di simili affermazioni) e alti lai. Ebbene, per chi non lo sapesse, chi si iscrive alla facoltà di medicina deve immediatamente fare l’anti TBC: niente vaccino, niente studi di medicina. Qualcuno ha mai sentito proteste, lamentele, paragoni vergognosi?
Altro motivo di scandalo: il cosiddetto passaporto vaccinale: la discriminazione, la privacy, i miei dati resi pubblici… SVEGLIA GENTE!!!! Voi non lo avete il libretto vaccinale, quel librettino giallo in cui sono scritti tutti i vaccini che avete fatto? E lo sapete che quei dati sono tutti conservati negli archivi del servizio sanitario nazionale? La cosa vi ha mai creato problemi? Io senza tifo colera tetano e febbre gialla non sarei mai potuta andare in Somalia. È stata una libera scelta, mi è stato detto. Certo. Così come voi siete liberissimi di scegliere fra il vaccino e cinema/teatro/treno/aereo eccetera.

Un’ultima cosa. Lo scorso 16 marzo in un messaggio all’amica Maria Teresa ho scritto:

Te l’ho detto: è un delirio, che diventa sempre più isterico. Non mi stupirei che prima o poi arrivasse qualche squadrone armato a dare l’assalto a qualche centro in cui si vaccina.

Ecco

barbara

POST ESEMPLARE

Comincio con qualche esempio di riduzione in schiavitù
per amore della salute

per amore della sicurezza

per amore della Terra (qualunque cosa significhi) e comunque leggi qui che ti fa bene

per amore del potere, senza più infingimenti

Esempio di omicidio premeditato, sempre per amore della salute

La Stampa  

«Nelle Rsa non si muore più di Covid ma di isolamento. I nostri anziani si stanno lasciando andare perché continuano a non vedere i propri cari». È una denuncia che le associazioni dei familiari delle persone che sono nelle residenze sanitarie assistenziali si sentono ripetere spesso e che sta diventando un problema sempre più pressante. «È tutto bloccato, gli ingressi dei visitatori continuano a non esserci tranne che nelle strutture che hanno la stanza degli abbracci o dietro vetri. Molte Rsa, con la scusa della zona rossa, hanno chiuso di nuovo e anche le videochiamate si sono diradate. Chiediamo al presidente Cirio di intervenire per obbligare le visite. Le linee guida ci sono, non può essere tutto delegato alla discrezionalità dei singoli direttori» tuona Andrea Ciattaglia di Promozione Sociale Onlus, che dal 1970 si occupa dei diritti di anziani, malati cronici non autosufficienti e malati di Alzheimer.
Secondo gli ultimi dati, su 7700 tamponi agli ospiti, i positivi sono 77, lo 0,01% [Beh no, 77 su 7700 sono l’1%: non essere molto portati per la matematica va bene, ma sbagliare del 10.000%?!] e tutti asintomatici o paucisintomatici perché ormai vaccinati. «Se la situazione è questa – sottolinea Ciattaglia – temiamo che le chiusure siano per sempre. In questo momento sono tutti protetti dal virus e quelli che sono infettati hanno sintomi bassi o nulli. Le strutture sono sicure. Non si capisce, il perché. Delle oltre 700 Rsa in Piemonte l’80% sono Covid free. E anche l’adesione al vaccino del personale è molto buona: stiamo parlando di cicli vaccinali conclusi con la seconda dose». I numeri sulla diffusione del siero in queste strutture – il 94,5% dei vaccinati a Torino – è confermato anche dall’Unità di crisi.
Un caso è quello raccontato da Giovanni Battista Palmisano, il figlio della signora Caterina. «Mia madre è in una casa di riposo a San Secondo di Pinerolo. Ha fatto il vaccino a gennaio, ma non riesco a vederla e abbracciarla dal 9 marzo 2020. E non riesco a farle fare alcune visite specialistiche essenziali» spiega. «Capisco tutta la prudenza del direttore – aggiunge – Su di lui sono state scaricate le responsabilità che avrebbe dovuto assumersi il governo o la Regione, ma così non possiamo andare avanti. Mia madre ha già perso un occhio e abbiamo bisogno di programmare visite urgenti. Nonostante sia vaccinata dovrebbe essere trasportata in ambulanza, perché io non lo sono. E poi restare in isolamento per 10 giorni. Il vaccino a cosa è servito?»
Ne parla Claudia Luise su La Stampa

E un esempio, restando in tema, di sopraffina intelligenza accompagnata da inarrivabile astuzia

Ancora un esempio, di giusta precauzione da parte di una casa farmaceutica

Un esempio di omaggio alla lingua più bella del mondo, da parte di una che scrive e pubblica libri in cui insegna a usare correttamente la lingua italiana

Da una scrittrice di prim’ordine:

“Mi urta la mentalità che quella frase e altre simili le partorisce”

Siamo a cavallo, Madonna Grammatica Italiana!

E quest’altro è un esempio di come cavarsela quando non si è sicuri di conoscerla sufficientemente bene

ma per poterlo fare bisogna conoscerla sufficientemente bene da potersi rendere conto delle proprie lacune. In caso contrario la povera lingua italiana se ne va a signorine allegre, come più sopra si è visto. E, per non uscire troppo dal seminato, uno straordinario esempio di competenza nel campo delle etimologie

Infatti, come tutti sappiamo, ius deriva da juice, bevanda notoriamente invisa agli islamici

Un esempio di gratitudine nei confronti dello stato che ti ha accolto e sfamato

(lei la un s’offende miha se la chiamo nanerottolo di merda, vero?)

Un esempio di correttezza politica

Perché è chiaro che se dai vocabolari “per la plebe” cancelliamo la parola “figa”, in che modo potrebbe qualcuno trovare il modo di stuprare?

uno di politica corretta (nel senso in cui si parla di “caffè corretto”)

e un esempio di giustizia

e uno di giustizia ancora più giusta

240 euro per ogni anno di persecuzione, 20 euro al mese. E qualcuno, nei commenti al post che lo segnala, ha scritto: “Fammi capire: qual è il problema?” e qualcun altro: “???”

Un esempio di straordinario senso dell’umorismo

Uno di coerenza

e uno di coerenza ancora più coerente

e un esempio che dimostra che anche nei momenti più bui la specie umana riesce a produrre qualche esemplare degno di chiamarsi uomo

E infine un clamoroso esempio di bancarotta fraudolenta

14 mesi di fallimenti nell’emergenza Covid ci ricordano che lo Stato è il problema, non la soluzione

Quattordici mesi di gestione pubblica della pandemia da Covid-19 dovrebbero oramai rappresentare una prova inconfutabile della necessità di sottrarre allo Stato l’innumerevole mole di compiti che si è assunto e che, in un momento particolarmente grave, ha svolto in maniera del tutto fallimentare.
L’insieme delle autorità pubbliche, alle quali consegniamo più della metà di quello che produciamo, nel momento di maggiore necessità per i cittadini ha prodotto risultati catastrofici che sono sotto gli occhi di tutti. L’unica abilità che lo Stato e le Regioni hanno mostrato è stata quella di predisporre ordini liberticidi funzionali a nascondere l’incapacità di gestire e affrontare la pandemia. Ordini che la magistratura italiana, peraltro, sta provvedendo, in molti casi, a tramutare in carta straccia con argomentazioni irresistibili.
Non vi è stato alcun potenziamento del servizio sanitario sufficiente a fare fronte all’aumento intermittente dei ricoveri ordinari e di quelli in terapia intensiva; non è stata messa in campo alcuna operazione di tracciamento in grado di individuare velocemente e isolare altrettanto tempestivamente i soggetti contagiati. La creazione dell’applicazione web Immuni ha rappresentato un inutile dispendio di tempo, risorse ed energie; il funzionamento dei trasporti pubblici non è stato potenziato e modulato in modo da consentire una minore densità dei viaggiatori e una maggiore frequenza delle corse e dei servizi. Non vi è stata alcuna ricerca di soluzioni in grado di assicurare lo svolgimento delle lezioni scolastiche anche con i doppi turni o l’utilizzo di ulteriori e diversi immobili su tutto il territorio nazionale. È stata rifiutata a priori l’idea di proteggere, anche con maggiore isolamento, le fasce della popolazione che le rilevazioni dell’Istituto Superiore di Sanità hanno dimostrato essere maggiormente vulnerabili al virus.
Lo Stato ha deciso di calare dall’alto quelle che ha ritenuto essere le uniche acquisizioni scientifiche valide; ha imposto ai soggetti contagiati e senza sintomi di non curarsi e di aspettare in “vigilanza attiva”; ha vietato l’uso di farmaci che decine di medici di base hanno dichiarato essere efficaci nelle prime fasi della malattia; ha costretto le autorità giudiziarie a intervenire per dare speranza a chi aveva desiderio di curarsi e per svelare le evidenze scientifiche sulla necessità dell’uso della mascherina ai bambini di età compresa fra i 6 e gli 11 anni, nonostante l’OMS avesse sempre espresso parere contrario. I governi hanno fatto orecchie da mercante davanti ad analisi e osservazioni di organismi indipendenti che hanno sconfessato nessi di causalità fra le misure di isolamento sociale adottate e i miglioramenti dell’andamento della pandemia vantati. Solo le autorità giudiziarie hanno dato conto in alcune occasioni della necessità di fondare le decisioni di contrasto al Covid su evidenze quantomeno plausibili, mentre capi di Governo e presidenti di Regione si sono fatti guidare da sensazioni, paure e precauzioni irrazionali.
Lo Stato ha costretto i cittadini a ricorrere ai tribunali per avere accesso ai verbali del Comitato tecnico scientifico che contenevano i pareri sulle misure da adottare con i Dpcm e che hanno ristretto le libertà fondamentali di milioni di individui. Due deputati della Repubblica hanno dovuto chiedere al giudice amministrativo di avere accesso al piano di emergenza nazionale che il Governo non ha loro consegnato.
Le autorità pubbliche hanno deciso di gestire da sole la distribuzione dei vaccini sull’intero territorio nazionale e hanno escluso il prezioso apporto del mondo delle imprese private. L’idea di potenziarne la produzione è sempre di là da venire. Adesso hanno nelle loro mani la vita e la morte di milioni di individui; sono le autorità a decidere chi deve vaccinarsi prima e chi dopo, chi dovrà ancora attendere e affrontare un rischio importante e chi potrà cominciare a dormire sonni tranquilli. E tutto ciò, a quanto pare, a prescindere dal grado di rischio di esposizione al virus di ciascuno di noi. Ci hanno vietato di scegliere come vivere, ci hanno impedito di assumere un rischio con consapevolezza e responsabilità. Ci hanno impoverito e confortato con l’illusione del debito pubblico che a quanto pare nessuno dovrà pagare.
Mai come in questi ultimi mesi lo Stato ha dimostrato di essere il problema e non la soluzione,. Non è solo questione della qualità della classe dirigente nazionale; è l’idea di potere disporre dall’alto della vita di milioni di esseri umani senza mai prendere in considerazione la loro volontà, è l’idea di avere a disposizione tutta la conoscenza e gli strumenti che servono per risolvere problemi che sono troppo grandi e complessi, invece, per qualsiasi mente illuminata, per qualsiasi potere amministrativo. È l’idea che la tua vita è nelle mani di qualcun altro che ne farà ciò che vorrà. E tu non potrai fare nulla.
Rocco Todero, 29 Mar 2021, qui.

Anzi no, l’«infine» arriva adesso, con una sana lezione di convivenza civile, oltre che di legalità:

Scherzavo, ce n’è ancora uno, ma questo è proprio l’ultimo, giuro, in cui va in scena uno spettacolare esempio di politica intelligente, degna dello stato che ha fatto meglio di tutti gli altri, i quali ci invidiano a morte e ci prendono a modello.

La merceria è aperta, ma è autorizzata a vendere unicamente bavaglini per bambini e altri articoli analoghi. A me, così come al 99% (minimo) delle clienti, serve tutt’altro genere di mercanzia.
SITUAZIONE: io ho bisogno di alcune cose la cui vendita non è autorizzata, il negoziante ha bisogno di mangiare.
SOLUZIONE: il negoziante mi vende di contrabbando la merce che mi serve, e io lo pago in nero, ossia in contanti e senza scontrino, in modo da non lasciare tracce della vendita illegale che, se scoperta, gli costerebbe una multa da lasciarlo in mutande, oltre alla chiusura del negozio (a proposito: quando leggete delle attività chiuse per comportamento illecito, chiedetevi in che cosa sia consistito questo comportamento illecito).
CONSEGUENZE: io non pago l’IVA e il negoziante non paga le tasse, con grande giovamento delle casse dello stato.

barbara

ANCORA VACCINI

Il morbo infuria…
Il pan ci manca…
Sul ponte sventola
Bandiera bianca!

Comunicato stampa sulla sospensione dell’utilizzo di AstraZeneca – Associazione Italiana di Epidemiologia

In attesa di notizie più precise in ordine ai dati che hanno spinto diversi Paesi europei, tra cui l’Italia, a sospendere precauzionalmente l’utilizzo del vaccino AstraZeneca Covid19, l’Associazione Italiana di Epidemiologia osserva che, sulla base dei dati della letteratura scientifica relativi alla incidenza della trombosi venosa profonda (TVP) e ai dati sui ricoveri ospedalieri, è possibile stimare, in modo conservativo, che in un anno, sono attesi nella popolazione generale tra 35 e 70 anni di età circa 80 casi di TVP ogni 100.000 persone. Questa stima conduce a un numero di casi attesi pari a 1,5- 2 casi per settimana, ovvero 6-8 casi nell’ultimo mese per 100.000 persone.
Al 14 marzo 2021, risulta che 184.219 soggetti appartenenti alle Forze Armate e di Polizia e 610.305 soggetti appartenenti al personale scolastico hanno ricevuto il vaccino AstraZeneca, nell’arco di un mese, per un totale di quasi 800 mila persone. Alla luce delle evidenze disponibili, pertanto, in questa popolazione, in un mese si sarebbe dovuto verificare per il solo effetto del caso (6-8 casi/100,000 per 800,000 persone) un numero di ricoveri ospedalieri per TBV compreso tra 48 e 64. Questi casi si verificano non certo per effetto del vaccino ma per effetto della normale incidenza della malattia.
Si tratta di calcoli semplici, anche se per il momento approssimativi, e che possono essere confermati con dati più precisi relativi alla popolazione vaccinata. Sulla base di queste considerazioni, l’Associazione Italiana di Epidemiologia auspica l’applicazione di adeguate metodologie di sorveglianza epidemiologica e attende fiduciosa il responso di EMA su un tema di grande rilevanza per la sanità pubblica del nostro Paese. Si auspica, inoltre, uno sforzo da parte dei media per una comunicazione che sia trasparente, corretta e priva di allarmismi non supportati da dati scientifici.

Associazione Italiana di Epidemiologia (qui)

E dunque, se il numero di casi di trombosi fra i vaccinati non differisce da quello fra i non vaccinati, perché il vaccino è stato sospeso?

Caos Ue sui vaccini, “bruciato” AstraZeneca: lo spettro di una decisione politica e primo test di credibilità per Draghi

Difficile immaginare una gestione peggiore della campagna vaccinale europea (e italiana). Ma la realtà sta superando le nostre già bassissime aspettative. La bomba è stata sganciata ieri pomeriggio: con una decisione coordinata almeno nei tempi, Germania, Francia, Italia e Spagna hanno sospeso nei rispettivi Paesi la somministrazione del vaccino AstraZeneca in attesa di una parola definitiva dell’Ema sui recenti casi di trombosi e altre reazioni avverse. Peccato che l’Ema si prenderà fino a giovedì per pronunciarsi (sempre perché siamo in emergenza…). Nell’arco di 24 ore l’Aifa è passata dal rassicurare i cittadini, parlando in un comunicato ufficiale di “ingiustificato allarme” e “nessuna causalità dimostrata” tra i decessi e la somministrazione delle dosi, al divieto di utilizzo di AstraZeneca “su tutto il territorio nazionale”, “in via del tutto precauzionale e temporanea, in attesa dei pronunciamenti dell’Ema”. Ema che intanto assicura che continuerà a indagare ma ribadisce di ritenere ingiustificata la sospensione.
Nemmeno 24 ore prima, il nuovo commissario straordinario, il generale Figliuolo, era stato mandato in televisione a squadernare il nuovo mirabolante piano vaccini (500 mila dosi al giorno e 80 per cento della popolazione vaccinata entro settembre: un sogno). Un piano che come vedremo rischia di venire azzoppato dalla decisione di sospendere AstraZeneca. Nemmeno 12 ore prima, a SkyTg24, il professor Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità, aveva rassicurato così: “Lo farei fare ai miei cari, senza alcuna esitazione, riserva o riluttanza. È un vaccino sicuro, che ha un ottimo profilo di efficacia, ed è importante che venga utilizzato”.
La domanda che tutti ci siamo posti è: perché? Perché una decisione che pare essere autolesionista, che espone nuovamente al ridicolo la campagna vaccinale dell’Unione europea e dei singoli stati che ne fanno parte?
Quello che sappiamo da fonti citate da tutte le agenzie è che si è trattato di una decisione presa a livello politico tra i maggiori Paesi Ue – Germania, Francia, Italia e Spagna (e comunicata in questo ordine) – a seguito di un confronto tra i rispettivi ministri della sanità. Per quanto riguarda l’Italia, fonti del Ministero della salute hanno precisato alle agenzie che la decisione è stata assunta dopo un colloquio tra il presidente del Consiglio Draghi e il ministro Speranza, dopo che quest’ultimo aveva parlato con i suoi colleghi di Berlino, Parigi e Madrid.
La circostanza è confermata dal direttore generale dell’Aifa, Nicola Magrini, il quale ieri sera a 8 e Mezzo, su La7, ha ribadito che “il vaccino è sicuro”, che si tratta di “verificare l’insorgenza di rarissimi casi di trombosi che hanno destato clamore”, e ha parlato di una “volontà politica di Germania, Francia, Italia e Spagna di muoversi assieme”.
Primo cortocircuito: l’Aifa, un’agenzia in teoria indipendente, che dovrebbe assumere le sue decisioni su basi scientifiche, si è allineata ad una decisione coordinata a livello politico tra più governi europei. Dov’è finito l’approccio Ue basato sulla scienza, senza influenzare le agenzie indipendenti?
Si tratta anche del primo vero test di credibilità per il Governo Draghi e lo stesso presidente del Consiglio: una crisi che richiede di dare al più presto spiegazioni, e molto convincenti, alle centinaia di migliaia di cittadini già vaccinati, o in attesa di vaccinarsi, con AstraZeneca. Se il premier intendeva distinguersi dal suo predecessore per un uso più misurato e sobrio delle parole, ebbene ci è riuscito. Ma ora il suo silenzio su una decisione di così vasta portata, proprio per il piano vaccini annunciato poche ore prima in pompa magna, desta preoccupazione.
Qualche indicazione sul perché di questa sospensione la avremo probabilmente alla luce del pronunciamento dell’Ema di giovedì.
Una delle ipotesi è che i governi di questi quattro Paesi, in attesa della decisione dell’Ema, abbiano voluto bloccare in via cautelativa il vaccino per mostrare alle loro opinioni pubbliche di avere a cuore trasparenza e sicurezza. Una strategia comunicativa, dunque, e non una valutazione di natura scientifica, sarebbe alla base del principio di precauzione adottato, tanto più che sia l’Ema che l’Oms hanno ribadito la validità del vaccino AstraZeneca anche dopo la notizia della sospensione decisa dai governi.
Secondo cortocircuito: l’approccio Ue con i vaccini anti-Covid è stato quello di centralizzarne l’acquisto (Commissione europea) e l’autorizzazione (Ema), ma poi i governi sono andati in ordine sparso nel bloccare AstraZeneca.
A portarsi dietro gli altri Paesi, come troppo spesso capita in Europa, è Berlino, che preannuncia ai partner la sua decisione dopo 7 casi di trombosi su 1,6 milioni di dosi somministrate – ma forse soprattutto dopo la batosta elettorale subita domenica scorsa dal partito di Angela Merkel in Baden-Württemberg e Renania-Palatinato. I governi degli altri Paesi ovviamente si sono trovati nella posizione di non poter mostrare minore cautela di quello tedesco. Il governo francese è stato “colto di sorpresa” dalla decisione tedesca, hanno ammesso ieri sera fonti governative di Parigi a Radio France. I due Paesi avevano concordato di attendere un parere dell’Ema, ma di fronte alla decisione della Germania, “il nostro principale partner europeo”, la Francia non poteva restare isolata e continuare la vaccinazione, hanno spiegato le stesse fonti.
Dunque, tutti insieme, ma spinti da Berlino, hanno avuto paura di assumersi la responsabilità e hanno deciso di aspettare la piena “copertura” dell’Ema.
In una nota il direttore generale del Dipartimento prevenzione del Ministero della salute, Gianni Rezza, ha spiegato che “l’Ema si riunirà a breve per chiarire ogni dubbio in modo da poter ripartire al più presto e in completa sicurezza con il vaccino AstraZeneca“.
Ma l’errore più grave è proprio quello di pensare che dopo una tale drastica decisione si possa ripartire con le somministrazioni come se nulla fosse accaduto, anzi con una maggiore fiducia dei cittadini nei vaccini e nel processo di “validazione”. Al contrario, il rischio che vediamo è quello di un terribile backlash sulla campagna vaccinale. Anche se l’Ema confermerà il suo via libera, AstraZeneca è “bruciato”. Già presentato, erroneamente, all’opinione pubblica come un vaccino di “serie B” – quando invece fornisce il 100 per cento della copertura dalle forme più gravi della malattia ed è già molto efficace a poche ore dalla prima dose (mentre con Pfizer e Moderna dopo una settimana dalla seconda, che avviene dopo 3/4 settimane dalla prima) – anche se riammesso, molti cittadini lo rifiuteranno, cancellando le loro prenotazioni o peggio non presentandosi. E come dargli torto?
Dopo aver alimentato il terrorismo sul virus, ora stanno irresponsabilmente alimentando il terrorismo su una delle strategie (non la sola) più efficaci per tornare alla normalità: i vaccini. Un “comma 22”, come osserva Marco Faraci. Con un tragico paradosso: bloccando la somministrazione di un vaccino in presenza di reazioni avverse come vedremo rarissime, senza una maggiore incidenza statistica rispetto alla popolazione generale, e soprattutto senza correlazione dimostrata, i governi europei per pararsi dalle polemiche dei no-vax ne hanno adottato di fatto la linea.
Ma c’è una seconda ipotesi: che si sia voluto “bruciare” proprio AstraZeneca. Un passaggio dell’intervento di Magrini a 8 e Mezzo dovrebbe far suonare un campanello d’allarme: “Ci sono tre vaccini più maturi in arrivo, sicuri anche contro le varianti”. Parlare di vaccini “in arrivo” ad una settimana dall’inizio della primavera, con una campagna di vaccinazioni già terribilmente in ritardo, come se potessimo a cuor leggero rinunciare ad AstraZeneca perché tanto altri stanno per arrivare, è allarmante.
Basti pensare che senza AstraZeneca avremmo nel clou della campagna, da aprile a settembre, 37 milioni di dosi in meno rispetto a quelle previste (25 per cento in meno). E 2,9 milioni di dosi in meno entro marzo (38 per cento in meno).
Significherebbe azzoppare il piano appena annunciato dal generale Figliuolo. Ma lo ripetiamo: anche se AstraZeneca dovesse essere riammesso, molti cittadini potrebbero rifiutarlo sulla base dei sospetti alimentati in questi giorni. Il che aprirebbe un’altra spinosissima questione: cosa fare con questi cittadini? Se escluderli dal piano sarebbe controproducente, e obbligarli inaccettabile, si aprirebbe la strada alla possibilità per ciascuno di scegliersi il vaccino “preferito”, con il rischio di lasciare milioni di dosi inoptate.
Uno dei vaccini “in arrivo”, guarda caso, è quello dell’azienda tedesca Curevac, già sotto revisione dell’Ema. Ed è notizia di pochi giorni fa che la svizzera Novartis ha concluso un accordo preliminare per la produzione del Curevac in uno stabilimento di nuova costruzione in Austria. Senza dimenticare che alla finestra c’è sempre il vaccino russo Sputnik V.
Considerando l’allarme ormai suscitato nell’opinione pubblica, e i ritardi nelle consegne, a Berlino e Parigi potrebbero aver deciso di “sacrificare” AstraZeneca a vantaggio di altre Big Pharma, il che offrirebbe loro un alibi per il fallimento della campagna vaccinale Ue (uno dei vaccini su cui avevamo puntato si è rivelato inaffidabile) e un’occasione di rivalsa sui ribelli inglesi.
Ma per il delitto perfetto non è necessario il no di Ema. Per “bruciare” AstraZeneca, e giustificare il ricorso ad altri marchi ora “in arrivo”, basta aver insinuato nella popolazione il sospetto che sia più rischioso degli altri vaccini.
In entrambe le nostre ipotesi, dietro la decisione di sospendere AstraZeneca ci sarebbe una motivazione squisitamente politica. E se proviamo ad entrare nel merito, questo sospetto ne esce rafforzato.
Considerando altamente improbabili errori di produzione, solo nei lotti destinati all’Ue, tali da provocare esiti così fatali, guardiamo al Paese dove il vaccino di AstraZeneca è stato somministrato in massa. Nel Regno Unito la trasparenza è una realtà tangibile e tutti i dati sulle reazioni avverse riportate sono pubblici, online e facilmente consultabili. Ricordiamo che non si tratta di correlazioni dimostrate, ma solo sospette sulla base della coincidenza temporale. Ebbene, AstraZeneca non mostra differenze sostanziali con Pfizer dopo circa 10 milioni di dosi somministrate di ciascun vaccino.
Come riportato dal quotidiano Domani, da un primo esame da parte dell’Ema è emerso che il numero dei casi di trombosi tra i vaccinati con AstraZeneca (30 su 5 milioni di dosi) è in linea con i casi di trombosi avvenuti nello stesso periodo di tempo nella popolazione non vaccinata. Su 11 milioni di dosi AstraZeneca somministrate nel Regno Unito, sono stati rilevati 45 casi di trombosi, poco meno di quelli rilevati con Pfizer (48).
Come ha ricordato David Spiegelhalter sul Guardian, viene colpita da trombosi circa una persona su mille ogni anno, e probabilmente di più nella popolazione più anziana, che viene vaccinata per prima. Quindi, potrebbero essere 5 mila ogni 5 milioni di vaccinati in un anno, circa 100 ogni settimana. Fino al 28 febbraio sono stati segnalati circa 54.000 “cartellini gialli” per AstraZeneca su circa 10 milioni di dosi somministrate (Pfizer poco meno). Quindi, per entrambi i vaccini, il tasso di segnalazione è di circa 3-6 per 1.000, molto meno degli effetti collaterali riportati nei trials.
Secondo dati raccolti da Alex Berenson, addirittura sarebbero state riportate in Europa molte più reazioni avverse fatali dopo dosi Pfizer che dopo AstraZeneca.
Una sostanziale equivalenza nelle reazioni avverse dovrebbe risultare anche alle autorità sanitarie dei Paesi Ue. Perché allora solo il vaccino AstraZeneca è finito sotto processo? Se invece le autorità Ue fossero in possesso di dati diversi, dovrebbero produrli.
Federico Punzi, 16 Mar 2021, qui.

Già, decisione politica. Ho letto che da diverse parti si starebbe spingendo per Sputnik. E quelli tedeschi, già. Ma sarà solo un caso, certo. In ogni caso, come giustamente è stato osservato

Quanto alle conseguenze, è un fatto inoppugnabile che questo disastro è il famoso dentifricio uscito dal tubetto: nessuno riuscirà mai più a farlo rientrare. I deliri vaccinofobi che vedo in giro hanno raggiunto, anche in persone finora del tutto sane di mente e dalla brillante intelligenza, livelli di isteria impensabili fino a poco fa, ho visto addirittura paragonare la vaccinazione – la vaccinazione in sé, non l’eventuale obbligo – agli esperimenti di Mengele. E fra le bufale che vedo girare c’è anche quella secondo cui in Israele, capolista nel programma vaccinale, la vaccinazione di massa avrebbe fatto aumentare il numero di morti e malati. Naturalmente è una mastodontica balla

Per quanto poi riguarda il “nostro” piano vaccinale

E in fatto di crimini

Liborio Al Muntaner Spagnolo

Da Il sole 24 Ore.
15/3/21

“(Uk) Tra gli 11 milioni di abitanti vaccinati con Astrazeneca ci sono stati finora 15 casi di trombosi o coaguli di sangue e 22 casi di embolia polmonare, una percentuale inferiore a quella della popolazione non vaccinata”
Se avessero usato la stessa solerzia usata per bloccare il vaccino di Astrazeneca con i monopattini,forse diverse centinaia d’italiani sarebbero ancora in vita e qualche migliaio si sarebbe evitato mesi di gesso e cure fisioterapiche.
Nella Città Metropolitana di Bologna circolano quasi centomila biciclette.
Nel 2020 quindici ciclisti sono morti in incidenti stradali.
Che facciamo?
Ne blocchiamo l’uso?
Le teniamo ferme fin quando non si trova un modo sicuro a rischio zero d’andare in bici?
Vogliamo parlare delle autostrade e dei relativi morti che mietono ogni anno?
E sugli attraversamenti pedonali vogliamo spendere due parole?
Ma basta con sto terrorismo.
Vaccinatevi e dateci un taglio.

Ancora un’osservazione sulle preoccupazioni di qualcuno che la nomina di un militare a commissario straordinario possa preludere a una militarizzazione dell’Italia se non addirittura a qualche colpo di mano militare: sarebbe utile ricordare che

Mentre qualcuno ha provato a chiedersi che cosa sarebbe successo se

E a chi si affanna a strepitare che un sacco di cose ritenute scientifiche sono state prima o poi confutate va risposto che sì, è vero, la scienza può benissimo essere confutata:

Ok, abbiamo scherzato, ma adesso basta, parliamo seriamente: i vaccini sono VERAMENTE pericolosi, e ne abbiamo le prove inconfutabili:

E quest’ultima, a differenza delle due precedenti, non è una spiritosata Lercio-style bensì una “notizia” realmente pubblicata, esattamente in questi termini, non solo da Repubblica ma anche da un altro paio di decine di testate. Credo che i tempi siano maturi per un secondo diluvio universale.
E concludo con una considerazione: i vaccinofobi che strillano istericamente al genocidio, che vanno a caccia di “notizie” che confermino i loro deliri – e solo di quelle – non importa quanto assurde, non importa quanto smentite, non importa quanto scientificamente confutate, sono indiscutibilmente persone disturbate. Ma chi è che da un anno sta spacciando per morti di covid persone morte di infarto di ictus di talassemia di tumore di incidente di annegamento per far lievitare il numero di morti e alimentare il terrore nella popolazione? Chi è che da un anno sta irrefutabilmente dimostrando che dalle istituzioni ci arrivano unicamente delle mastodontiche balle, che delle istituzioni non ci si può minimamente fidare? Cari signori del governo, del citiesse, del servizio sanitario nazionale e di tutto il lupanare, loro sono fuori di testa, ma voi avete le mani sporche di sangue.

barbara