IRAN, IRAN

Iran

Per conoscere l’Iran.

Sayyid Ebrahim Raisi è un mostro. Fa parte dello stesso clan di Sayyid Khomeini, Sayyid Ali Khamenei, Sayyid Nasrallah. Tutti discendenti di Ali e Fatima. Arabi Sciiti, non persiani. Sono in 2mln solo in Iran e hanno preso il controllo di tutto il potere. Sono fanatici, armano terroristi fondamentalisti, sciiti e sunniti. L’Europa presto capirà chi sono. Stanno destabilizzando paesi dell’ex USSR come ad esempio il Tajikistan e l’Uzbekistan. Hanno un network potente e sparso su tutta la terra. Per loro chi non è musulmano e religioso, è un infedele da sottomettere ed uccidere. Le purghe e uccisioni del 1988 guidate da Sayyid Raisi furono contro intellettuali comunisti atei. Sayyid Ebrahim Raisi è colui che ha ordinato l’impiccagione degli studenti iraniani che protestavano contro il regime teocratico. Sono ad un passo dall’arma nucleare. Devono essere fermati. Vogliono seminare guerre religiose e Jihad.
Sayid Abdulloh Nuri, leader del partito Islamico del Tajikistan cercò di rovesciare il governo diverse volte. Tentò di instaurare in regime teocratico su modello iraniano. È anche l’anello che collega Bin Laden all’intelligence iraniana. Prima del 9/11 volevano pianificare insieme un attacco contro gli USA. I Sayyid in Afghanistan sono svariati milioni e appoggiavano Al Qaeda e Bin Laden.
Chi ispirò la lotta armata di Bin Laden è un Sayyid egiziano, colui che trasformò la Fratellanza Musulmana. Si chiamava Sayyid Qutb. Scrisse un libro che è l’equivalente del Mein Kampf hitleriano, Fi Zalal al-Koran. Ogni fanatico islamico lo legge.
Sono discendenti del Profeta Maometto tramite Ali e Fatima. Non c’è nulla da aggiungere.
Michael Levi

Ashkan Rostami

Perché Khamenei ha scelto Reisi come presidente del suo regime!?
Reisi ha iniziato a lavorare presso il Tribunale Rivoluzionario di Masjed Soleyman all’età di diciotto anni e da allora ha mostrato il suo genio nell’uccidere i combattenti per la libertà.
All’età di 20 anni, come procuratore di Karaj, ha consegnato molti dissidenti alla squadra dell’esecuzione e ha continuato questo lavoro a Kermanshah, Lorestan e Hamedan.
Nel 1985 continuò i suoi crimini come vice procuratore di Teheran, finché nel 1987, come membro dello squadrone della morte, quasi 30 mille dissidenti politici furono giustiziati in prigione.
Per dieci anni, dal 1993 al 2003 è stato capo dell’organismo di ispezione generale e vice capo della magistratura dal 2003 al 2013.
Ha anche inviato i giovani iraniani a tortura e alla morte con tutte le sue forze negli anni e 2017 e 2019!
Nel frattempo, è il genero di Alam al-Huda, l’Imam del venerdì di Mashhad! Quindi dobbiamo sapere ora perché è diventato presidente!

Tra esecuzioni di massa e elezioni farsa ora sarà corsa senza freni all’atomica

Il nuovo leader, che disprezza l’Occidente e vuole la morte di Israele, promette al mondo guai e bugie. E pugno di ferro a casa

di Fiamma Nirenstein

Dunque l’Iran ha da ieri il suo nuovo presidente dopo aver vissuto ancora la farsa che ogni quattro anni mette in scena di fronte al mondo: una cosa che il regime chiama «elezioni» e che la gente schiva per la grande maggioranza. Ebrahim Raisi era sin dall’inizio «il presidente eletto», dato che così aveva deciso Alì Khamenei, il leader supremo. Dei 500 candidati che si erano presentati per la selezione, incluse 40 donne, ne erano rimasti nel setaccio del comitato che scelgono i personaggi possibili solo 7, di cui solo 4 realmente eleggibili. Si dice di lui che è un «ultraconservatore»: ma è una definizione che lascia spazio all’idea che altrove dei riformatori aspettino il loro turno. Non è così. Solo la gente sarebbe la grande riformatrice del Paese, ed è messa a tacere con la forza a regolari puntate. Cerca di dimostrare il suo scontento non venendo a votare per quel che può, e così ha fatto anche stavolta. Il pane in Iran costa 40 dollari al chilo, il salario minimo è di 215 dollari al mese. Spesso i lavoratori non vengono pagati per mesi, l’obbedienza al regime è un obbligo che si paga con la vita, la libertà di opinione e di manifestazione è una barzelletta che finisce sempre in lacrime.
Ebrahim Raisi, 60 anni, nei suoi vari ruoli determinanti nel sistema giudiziario iraniano è il diretto responsabile di migliaia di condanne a morte per i più svariati crimini di violazione delle sacre leggi del regime degli Ayatollah, quindi di violatore seriale di diritti umani. Questo dovrebbe creare un serio imbarazzo internazionale, anche adesso durante le trattative di Vienna cui gli Stati Uniti sembrano tenere tanto per il rinnovo del Jcpoa, l’accordo nucleare del 2015 per cercare, del tutto inutilmente di bloccare il progetto della bomba iraniana. Illusione. L’Iran infatti, dopo aver firmato l’accordo che poi il presidente Trump ha cancellato, ha seguitato a perseguire il suo piano di diventare una potenza atomica devota prima di tutto alla distruzione fisica di Israele e poi di tutto l’Occidente, secondo le prove asportate in faldoni originali di migliaia di pagine dal Mossad e anche secondo le difficoltose verifiche dell’Iaea, l’agenzia atomica internazionale sempre impedita nei movimenti dal regime.
Intanto, al comando del generale Qasem Soleimani guerreggiava ovunque, Libano, Siria, Iraq, Yemen, Gaza nel grande disegno imperialista di occupazione del Medio Oriente. Ora che è stato eliminato, il regime prosegue nel suo disegno. Così farà Raisi.
Raisi sarà un altro presidente della serie: negli anni 90 Rafsanjani che probabilmente approvò l’esplosione del centro ebraico di Buenos Aires, è stato dipinto come una colomba; Mohammad Khatami, sospettato di essere moderato, fu rapidamente sostituito con l’invasato Mahmoud Ahmadinejad. Poi Hassan Rouhani e il suo ministro degli esteri sempre sorridente Javad Zarif diventarono grandi amici di Obama e anche dell’Unione Europea mentre programmavano il migliore imbroglio del secolo, l’accordo nucleare, e seguitavano a usare il terrorismo internazionale e la persecuzione interna come armi preferite del regime. Per la gente, le cose sono seguitate a cambiare in peggio. Ne ha goduto, nel tempo la crescita del rapporto con Russia e Cina. E si è anche consolidata l’amicizia con tutta la falce islamista estrema anche sunnita, da Erdogan a Hamas, regolarmente ospite di Teheran.
Quali garanzie di mantenere la parola data sia sulla questione atomica che su qualsiasi altro patto con un Occidente disprezzato e vilipeso da Raisi, un «guardiano» professo del sistema «velayat-e faqih», che determina la struttura giuridica e morale del mondo interiore ed esterno cui si ispira l’Iran odierno, è certo una domanda che il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e il resto del mondo si sta ponendo in queste ore. Il popolo iraniano sa la risposta, ed è certamente triste.
(il Giornale, 20 giugno 2021)

Indignados di tutto il mondo, cosa dite sul nuovo presidente dell’Iran che torturava donne incinte?

Ebrahim Raisi è stato nominato nuovo presidente dell’Iran. Noto come “il macellaio” per aver giustiziato migliaia di dissidenti dell’opposizione nel 1988 mentre prestava servizio come vice procuratore di Teheran, Raisi avrebbe ordinato anche la tortura di donne incinte, rivela il Mail on Sunday. Si ritiene che 30.000 prigionieri siano stati messi a morte – impiccati da gru edili o fucilati – durante l’epurazione. L’ayatollah-dissidente Hossein Ali Montazeri lo ha definito “il più grande crimine nella storia della Repubblica Islamica” quando uscì la notizia che l’Iran stava ripulendo e cancellando le fosse comuni dove aveva sepolto le vittime di quel massacro.
Farideh Goudarzi, che è stata incarcerata per far parte di un gruppo politico vietato, ha raccontato al Mail di come Raisi l’abbia fatta torturare durante la gravidanza e costretta a partorire in prigione. Allo stesso modo Mahmoud Royaee, un altro prigioniero politico interrogato da Raisi durante le esecuzioni del 1988, ha affermato che ha emesso una condanna a morte di un detenuto che era nel bel mezzo di un attacco epilettico.
“Sono stata arrestata con mio marito e mio fratello nell’estate del 1983” ha raccontato Goudarzi. “Ero incinta al momento dell’arresto e mi restava poco tempo prima della nascita del mio bambino. Nonostante le mie condizioni, mi hanno portato nella stanza delle torture subito dopo il mio arresto. Era una stanza buia con una panca nel mezzo e una varietà di cavi elettrici. Una delle persone che era presente durante la mia tortura era Ebrahim Raisi, allora procuratore capo di Hamedan e uno dei membri del ‘comitato della morte’. Dopo la nascita di mio figlio, ci trasferirono in isolamento. Sono stati giorni così orribili in quanto ho dovuto subire diversi interrogatori ogni giorno con il mio bambino appena nato…”.
Mahmoud Royaee ha raccontato al Sun della propria tortura per mano di Raisi. Royaee ha trascorso dieci anni in prigione dove ha subito torture dopo che gli è stata offerta la possibilità di fare una confessione televisiva, ma ha rifiutato. Mahmoud fu così dichiarato colpevole di essere in “guerra con Dio” e gli fu detto che “meritava di essere ucciso”. “Raisi picchiava i prigionieri con un cavo elettrico” ha raccontato Royaee. “La prima volta che sono stato picchiato sulla pianta dei piedi ho provato a contare ma il dolore lo ha reso impossibile. Era anche uno dei pochi giudici che firmava una sentenza religiosa per qualcuno che veniva gettato da un dirupo”.
Di cosa sia capace questa gente è purtroppo storia nota. Come ormai certa ipocrisia in Occidente. Dove sono legioni di indignados che da un anno accusano l’Occidente di essere iniquo, malvagio e razzista, abbattendo statue e nomi? Dove sono le piazze che hanno protestato contro Donald Trump? Dove le marce arcobaleno? Dov’è l’Onu, che era pronto a mandare ispettori in Italia per fare inchieste sul nostro famigerato razzismo? Ah, l’Onu. Ha appena eletto il paese di Raisi nella Commissione per i diritti delle donne. Abbiamo capito, sì?

Colgo l’occasione per ricordare anche la martire Zahra Kazemi. E a proposito del moderato Khatami

Senza dimenticare che nel frattempo… Cosa del resto ampiamente prevista con l’ascesa al potere del presidente abusivo Joe Biden, che continua a restare presidente nonostante le continue nuove prove di brogli che continuano a emergere. Tempi bui ci aspettano. Per l’Iran, per Israele, per l’umanità intera.

Iran

Per conoscere l’Iran.

Italia

Davide Riccardo Romano

Questo titolo mostra bene come le parole sono spesso il problema. E in un mondo dove bisogna stare attenti a non usare parole sbagliate per definire qualcuno, sorprendono questi gravi errori che si ripetono da decenni.
“Conservatori” erano Churchill, Reagan o Margaret Thatcher. Gente eletta democraticamente. Non il giudice di un regime teocratico che ha fatto carriera sul sangue di tanti innocenti e ha vinto elezioni truccate. E già, le elezioni farsa infatti (come previsto nel precedente post) sono diventate elezioni e basta. Possiamo chiamarla ancora informazione, quando si ribalta la realtà e si trasforma un criminale fanatico eletto in elezioni truffa in un “conservatore”?
Aveva ragione Mark Twain quando diceva: “Se non hai letto il giornale non sei informato. Se hai letto il giornale sei informato male.”

Germania

Ashkan Rostami

Questo è Majid. un manifestante iraniano aggredito dalla polizia. Dove? A Tehran? In US? NO. Ad Amburgo in Germania, davanti ambasciata del regime. Polizia tedesca ha attaccato manifestanti e aggredito tante persone come Majid che manifestavano contro il regime islAmico in Iran. Dove siete per inginocchiarvi? Scendete in piazza ?

Prepariamoci fratelli, che la fine è vicina.

barbara

L’IRAN NON RINUNCERÀ MAI AL NUCLEARE, PAROLA DEL REGIME


Si aprono oggi a Baghdad i negoziati per cercare di trovare una soluzione negoziale al programma nucleare iraniano. Il Gruppo del 5+1 e i negoziatori iraniani, si ritroverranno quindi nella capitale irachena per trovare una via d’uscita a questa drammatica crisi. Purtroppo, al di là di come si risolverà questo round negoziale, il risultato politico sarà lo stesso: l’Iran riuscirà a guadagnare altro tempo utile per continuare ad arricchire l’uranio ed uscire, ancora una volta, dall’isolamento internazionale. Teheran, infatti, non ha alcun interesse di rinunciare al suo programma nucleare militare e la dimostrazione sta nelle parole dei membri del regime. L’Occidente, quindi, si sta riempiendo di illusioni e le conseguenze, purtroppo, saranno irreversibili

Le affermazioni dei dirigenti iraniani

A livello internazionale e nelle agenzie di stampa in lingua inglese, i dirigenti e i media iraniani evidenziano costantemente la pacificità del programma nucleare del loro Paese e ricordano, in ogni occasione, la supposta fatwa emessa da Ali Khamenei contro le armi nucleari. Lasciando stare, per ora, il tema della fatwa (una vera e propria bufala), vogliamo qui ricordare qualche affermazione di diversi dirigenti iraniani, dimostrando come in Iran sia ben chiara la finalità ultima del programma nucleare.

– 14 dicembre del 2001, parla l’ex Presidente iraniano Ali Akbar Rafsanjani: “l’uso della bomba atomica contro Israele ne provocherebbe una distruzione totale. La stessa cosa contro il mondo islamico provocherebbe solo qualche danno. Questo scenario non è inconcepibile”;

– 14 febbraio del 2005, parla l’Ayatollah Mohammad Baqir Kharrazy, Segretario di Iran Hezbollah, ripreso dal Iran Emrooz: “Noi [l’Iran N.d.A] siamo in grado di costruire una bomba atomica e presto lo faremo. Noi non dobbiamo avere paura di nessuno. Gli Stati Uniti non sono altro che un cane che abbaia”;

– 29 maggio del 2005, parla l’Hojjat ol-Islam Gholamreza Hasani, Rappresentante personale della Guida Suprema Ali Khamenei presso la provincia dell’Azerbaijan Occidentale. Nell’occasione, Hasani dichiarò che l’arma nucleare rappresentava l’obiettivo principale dell’Iran, evidenziando che “il Corano ha detto ai mussulmani di essere forti e accumulare tutte le forze a disposizione a tale scopo”;

– 19 febbraio del 2006, un sito iraniano vicino all’ala riformista riportava le parole di Mohsen Gharavian, teologo di Qom e molto vicino all’Ayatollah Mohammad Taqi Mesbah-Yazdi, mentore spirituale di Mahmoud Ahmadinejad. Gharavian dichiarava che, per l’Iran, era “solamente naturale” possedere armi nucleari. Anzi, in un libro, l’Ayatollah Yazdi ha scritto proprio che l’ “Iran deve possedere armi nucleari“.

Con i negoziati l’Iran inganna l’Occidente, ecco le prove

Lo abbiamo ribadito più volte, la diplomazia iraniana è fatta di inganni, doppi giochi e sotterfugi. Lo abbiamo sempre chiaramente dimostrato ma, nel caso ce ne fosse bisogno, vogliamo riportare qui, due importanti dichiarazioni che riprovano quanto stiamo dicendo. (continua)

Ci chiamano cassandre, le anime belle, quando alziamo il nostro grido d’allarme. Dimenticando un piccolo dettaglio: Cassandra non ha mai sbagliato una profezia.

barbara