CI CONCEDIAMO UN MOMENTO DI TREGUA?

Turchia, Nizza, Heidingsfeld, Kabul, Monaco, e l’egiziano che dà fuoco alla moglie e il tunisino che accoltella la compagna e il siriano che uccide una donna incinta col machete e qui ci si ferma per ragioni pratiche ma potremmo andare avanti all’infinito. E allora propongo di concederci un attimo di tregua con una delle musiche più belle che siano mai state scritte.

barbara

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TUTTI UNITI COME FRATELLI

contro il terrorismo
palestinesi-bruxelles
senza se e senza ma.

barbara

UNA COSA, COMUNQUE, È CERTA

Interi quartieri delle maggiori città europee sono stati trasformati in zone franche per il terrorismo, sulle quali gli stati che le contengono non hanno alcuna sovranità, anzi, per dirla tutta, c’è uno stato che la propria sovranità l’ha letteralmente venduta su tutto il territorio nazionale. Il terrorismo islamico si allarga a macchia d’olio e le carneficine sono all’ordine del giorno (anche se all’attenzione dei mass media ne arrivano solo alcune, accuratamente selezionate – meglio quando le vittime non sono portatrici di sangue giudeo). Aeroporti e metropolitane saltano in aria, portando non solo morte e distruzione, ma anche un pesante blocco, sia pure momentaneo, nelle comunicazioni di mezza Europa, ossia in uno dei pilastri del nostro concetto di vita civile.
In mezzo a tutto questo, la domanda da porsi, la domanda essenziale, la domanda VERA, la domanda che i VERI intellettuali ansiosamente si pongono è una sola:

CHE COSA FA SALVINI?

(poi volendo qui ci sarebbe anche un abbozzo di risposta)

barbara

IDEOLOGIA

Tutte le ideologie sono ugualmente pericolose. Tutte le ideologie sono ugualmente nefaste. Tutte le ideologie sono uguali (clic per ingrandire)
ideologia
Rubato a lui. Non so quale sia l’unità di tempo presa in considerazione, o se i numeri siano stati calcolati su altri parametri, ma chiunque segua anche solo distrattamente la cronaca concorderà sicuramente sulla loro correttezza.

barbara

PRIMA IL SABATO, POI LA DOMENICA

Lo hanno lasciato scritto sui muri della basilica della Natività a Betlemme i terroristi palestinesi che vi avevano fatto irruzione nella primavera del 2002, e si trattava di un preciso programma politico, che il mondo intero ha scelto di ignorare.
La domenica, in realtà, era iniziata già prima, l’11 settembre 2001 a New York, con quasi 3000 morti. È proseguita a Bali il 12 ottobre 2002, 202 morti e 209 feriti. Ha continuato a Madrid l’11 marzo 2004, 192 morti e oltre 2000 feriti. Si è poi spostata a Londra il 7 luglio 2005, 52 morti e circa 700 feriti. È passata a Mumbai il 26 novembre 2008, quasi 200 morti e circa 300 feriti (non so se si possano inserire a pieno titolo in questa lista le stragi di Mosca e Beslan, sempre di matrice islamica ma con alcune caratteristiche peculiari, fra cui i pesanti errori russi che hanno notevolmente innalzato il numero delle vittime, anche se la strage era comunque l’obiettivo dei terroristi islamici).
E che cosa ha fatto il mondo intero? Ha scelto di chiudere occhi e orecchie. Si è intensamente impegnato a puntare il dito su Israele, sull’occupazione, causa di tutti i mali del mondo, a boicottare prodotti e istituzioni e cultura israeliani. A rifiutarsi di riconoscere come antisemiti tutta una serie di crimini e attentati e aggressioni di chiarissima matrice antisemita perpetrati per lo più da musulmani, per non turbare i rapporti con le comunità islamiche. A vietare qualunque critica all’islam. Ad accogliere nel proprio seno orde di terroristi. A lasciar aprire, una dietro l’altra, moschee che servono unicamente a indottrinare all’odio antioccidentale e ad addestrare al terrorismo. A permettere l’apertura di corti islamiche ad amministrare la “giustizia” con criteri in netto contrasto con le leggi dello stato. Ha inventato il crimine di islamofobia per etichettare chiunque, vedendo il lupo davanti a sé, si azzardasse a gridare al lupo. Ha lasciato che interi quartieri delle proprie città diventassero delle no go zones in cui neppure la polizia osa mettere piede. Ha finanziato attivamente e passivamente il terrorismo islamico.
E adesso? Adesso che il lupo ancora una volta, per l’ennesima volta, si è messo ad azzannare, strillano come vergini violate, come se fosse la prima volta. E ancora una volta, per l’ennesima volta, tocca sentire le solite trite e ritrite frasi di circostanza, le solite trite e ritrite emerite cazzate: “attacco terroristico senza precedenti” (memoria corta? Alzheimer galoppante?), “l’Italia piange le vittime di Parigi”, “dobbiamo dare prova di unità”, “apprensione e forte dolore”, “vergognoso tentativo di terrorizzare vittime innocenti” (questa è una delle migliori, e infatti è di Obama), “profonda commozione”, “l’Europa colpita al cuore saprà reagire” (e qui, come ho ricordato in questo post, vengono in mente le dieci parole della regina Elisabetta dopo gli attentati del 2005: “They will not make us change our way of life”. E infatti oltre a permettere l’instaurazione di decine – ma a questo punto saranno diventate almeno un centinaio – di corti islamiche, oltre ad accettare la nascita di un’infinità di “no go areas”, oltre a comminare pene severissime per chi si permette di criticare l’islam, oltre a chiudere occhi e orecchie sulle aggressioni anticristiane e antiebraiche e alcune altre insignificanti quisquilie, non hanno cambiato praticamente niente). Magari per un paio di giorni, davanti alle telecamere politicamente corrette, saremo sommersi di je suis Bataclan e poi si tornerà come prima, come sempre, a costringere gli ebrei a rifugiarsi in Israele e a coccolare le comunità islamiche raccontandosi e raccontandoci che “non è questo il vero islam”.
Per quanto mi riguarda, piena solidarietà alle vittime innocenti, ma NESSUNA SOLIDARIETÀ E NESSUNA COMPRENSIONE PER I GOVERNI CHE HANNO FABBRICATO TUTTO QUESTO CON LE PROPRIE MANI, SULLA PELLE DEI PROPRI CITTADINI.

barbara

LETTERA APERTA A COLORO CHE GIUSTIFICANO L’ASSASSINIO DI ISRAELIANI

Io sono ebreo, sionista e israeliano. Al giorno d’oggi, questo equivale a tre condanne a morte.
Tuttavia, questo non mi ha mai impedito di dialogare con persone che non condividono le mie opinioni o le mie convinzioni religiose. Perché credo nel dialogo e perché, per quanto “caldo” possa essere il dibattito, so che ho davanti a me un essere umano e che, quali che possano essere i nostri disaccordi, condividiamo una serie di valori fondamentali che sono alla base, appunto, della nostra umanità.
Ecco perché, da anni, cerco instancabilmente di discutere con i “pro-palestinesi”, di spiegare loro la mia posizione, di far loro capire che la situazione sul terreno non è così semplice come quello che possono percepire in 20 minuti di telegiornale, per ricordare loro che le parole hanno un significato e che “ebreo”, “sionista”, “israeliano” e “israelita” non sono sinonimi, di spiegare loro, pazientemente, cercando di non innervosirmi, perché paragonare Israele alla Germania nazista non è solo spregevole, ma anche totalmente assurdo, eccetera eccetera.
Ma oggi siamo arrivati in una fase in cui, purtroppo, il dialogo non è più possibile. Perché il primo e il più fondamentale dei valori è stato calpestato e gettato nella spazzatura. Questo valore è il semplice rispetto per la vita umana. Dimenticate per un momento che si tratta di Israele, degli ebrei, degli arabi, del Monte del Tempio e della Moschea Al-Aqsa… parliamo di esseri umani. E da due settimane degli esseri umani vengono accoltellati, a sangue freddo, in mezzo alla strada da degli aggressori (uomini, donne e perfino un bambino di 13 anni!) che sono stati fanatizzati dai loro leader al punto di perdere questo valore fondamentale che è il rispetto della vita umana.
E ci sono persone in Europa e negli Stati Uniti che, dall’alto della loro venti secoli di civiltà, sono capaci di giustificare queste azioni in nome della “disperazione” o col pretesto falso (e comunque ridicolo) di un “cambiamento dello status quo” sul Monte del Tempio. Come si può arrivare a questo punto? Come si può, senza tremare di vergogna, giustificare l’assassinio puro e semplice di esseri umani, sotto qualunque pretesto? Quando si arriva a questo punto, è perché si è perduto questo valore essenziale che è il rispetto per la vita umana. E perdere questo valore, equivale a escludere se stessi dall’umanità.
Torniamo un attimo a Israele. Voi potete odiare questo paese con tutte le vostre forze e trattarmi da bugiardo, colono, fascista e tutto quello che vorrete; ma una cosa non potete cambiare: Israele rispetta, più di ogni altra cosa, la vita umana. Israele rispetta talmente la vita umana, che i suoi soldati sono disposti a mettersi in pericolo per evitare l’uccisione di civili. Israele rispetta talmente la vita umana che, quando un terrorista è ferito dalla polizia o dall’esercito dopo un attentato, viene curato in un ospedale israeliano… a spese del contribuente israeliano! (Lo so che non mi crederete… io stesso stento a crederci, ma è la pura verità, e io sono nel posto giusto per saperlo).
E allora capirete, voi che giustificare l’ingiustificabile, che le vostre lezioni di morale non mi fanno più né caldo né freddo.
Io sono ebreo, sionista e israeliano. E soprattutto, io sono un essere umano… purtroppo non sono più certo che voi possiate dire altrettanto.
Julien Pellet
(Qui, traduzione mia)

barbara

IO NON HO SCRITTO JE SUIS CHARLIE

E non l’ho detto. E non lo scriverò e non lo dirò. Non per indifferenza nei confronti delle vittime della strage. Non perché non mi facciano sufficientemente orrore i TERRORISTI ISLAMICI autori della strage, no.
Non l’ho scritto e non lo scriverò, non l’ho detto e non lo dirò perché detesto la retorica. Detesto gli slogan. Detesto le frasi fatte. Detesto le parole vuote che si pronunciano per dare l’impressione, soprattutto a se stessi, di stare facendo qualcosa. Parole vuote a cui, oltretutto, spesso neanche si crede, come il “siamo tutti americani” del post 11 settembre seguito, di lì a poco, dalla raccomandazione (o forse addirittura ordine, non ricordo bene) di non inalberare le bandiere americane alla ricorrenza della liberazione perché la cosa sarebbe stata percepita come una provocazione.
E poi anche per un altro motivo: non ho mai sentito, né letto un “siamo tutti ebrei”, meno che mai un “siamo tutti israeliani” quando le vittime di turno sono loro. Non l’ho mai sentito né letto quando saltavano in aria a raffica autobus e ristoranti e mercati e scuole e chioschi e bar e pizzerie. Non l’ho mai sentito né letto in queste settimane di tiro al piccione in sinagoghe e fermate del tram. Non l’ho mai sentito né letto quando i ragazzi di zaka vanno in giro coi guanti e i sacchi neri a raccattare su brandelli di carne e pezzi di cervello da marciapiedi muri finestrini di auto in sosta. E non l’ho mai sentito durante gli assalti alle sinagoghe e i pogrom in Francia la scorsa estate. Mai. E allora scusate, ma i due pesi e due misure non fanno per me, e con tutto il rispetto per le vittime e con tutto l’orrore per gli assassini, je ne suis pas Charlie et nous ne sommes pas tous français. Il resto lo lascio dire a Micol Anticoli che lo dice molto meglio di me in questo pezzo che ho appena trovato.

Je suis juive – Io sono ebrea

“Je suis Charlie – Io sono Charlie”, è lo slogan che in queste ore indica la solidarietà alle vittime del giornale ‪Charlie Hebdo‬; è la frase di chi difende la libertà di satira insieme a quella di stampa; l’hashtag di chi prende le distanze dal terrorismo, da quello islamico nella fattispecie.
Beh, io non ho bisogno di usare questo slogan, che già tra qualche giorno tutti avranno dimenticato. JE SUIS JUIVE – IO SONO EBREA, questo è la mia carta d’identità, è eterna ed è una garanzia.
Io sono ebrea e quando l’integralismo islamico ha colpito il mio popolo, vilmente e ripetutamente, le piazze di Parigi non erano affollate di manifestanti, ma neanche quelle delle altre città europee, che ora si sentono in dovere di difendere la libertà di… di cosa? Di satira. Che bella, la parola LI-BER-TÀ.
Non meritavano forse libertà i bambini freddati a colpi di mitra mentre uscivano dalla scuola ebraica di Tolosa? E che dire di Ilan Halimi, il ragazzo rapito e torturato per tre settimane e poi ucciso dalla cosiddetta “gang des barbares”, la banda dei barbari (rigorosamente islamici). Quando gli arabi questa estate hanno assalito una sinagoga accoltellando un ragazzo; quando sempre a luglio una bomba molotov veniva lanciata contro un tempio ebraico; il giorno in cui un gruppo di ebrei sono stati costretti a restare nella sinagoga perché fuori gli arabi gridavano “aveva ragione Hitler”, esprimendo la volontà di assalire i fedeli; per non parlare della strage al museo ebraico belga, sempre per mano del terrorismo islamico. Non meritano forse libertà, esattamente come i vignettisti, gli ebrei?
Je suis juive e quando il terrorismo colpisce chiunque altro non sia ebreo, non resto indifferente. Scendo nelle piazze, scrivo pagine di condanna, esprimo solidarietà in tutte le forme e mi preoccupo davvero. Io sono ebrea e la lotta al terrorismo e all’integralismo islamico per me non finisce domani; combatterò fino al mio ultimo respiro, perché l’importanza della Libertà l’ebraismo l’ha insegnata al mondo migliaia di anni fa. Si pensi anche solo allo shabbat: anche lo schiavo, considerato dalle altre civiltà al pari di un animale, il sabato aveva il diritto di riposare. Tremila anni fa.
Io sono ebrea e non lascerò mai sole le vittime del terrorismo ovunque si trovino, né resterò mai indifferente a chi sarà privato di qualsiasi tipo di libertà. E voi, sarete al mio fianco al prossimo attentato terroristico contro un obiettivo ebraico?

barbara