LE NOTIZIE DA ISRAELE

E i miei commenti alle notizie

Gerusalemme, scontri alla Spianata delle moschee: tre palestinesi uccisi. Tre israeliani accoltellati a morte in Cisgiordania
Mi raccomando: PRIMA i morti palestinesi, POI quelli israeliani, non sia mai che ci dimentichiamo le priorità.

Gli incidenti dopo che il governo ha lasciato in funzione i metal detector
che sono, notoriamente, quella cosa che impedisce di portare con sé i libri di preghiera e quindi, giustamente, chi va a pregare protesta per questo inaudito impedimento
e inasprito le misure di sicurezza
e chissà mai perché il governo avrà avuto l’idea di mettere in atto misure di sicurezza
impedendo l’accesso agli under 50. Fonti mediche:
di quale parte?
quasi 200 feriti, contusi, ustionati e intossicati. Il presidente palestinese Abu Mazen sospende i rapporti per i colloqui di pace. E in serata un palestinese ha ucciso due donne anziane e un uomo in una colonia,
colonia, eh? Ricordiamoci che è una colonia, mica un posto in cui vivono esseri umani. Come Itamar, per dire
e ferendo una quarta persona prima di essere ucciso a sua volta

GERUSALEMME – Tre palestinesi sono stati uccisi negli scontri avvenuti a Gerusalemme est nei pressi della spianata delle moschee,
cioè il Monte del Tempio
dopo la decisione delle autorità dello Stato ebraico di permettere l’ingresso nel terzo luogo sacro dell’Islam esclusivamente alle persone con più di cinquant’anni di età. Secondo l’agenzia di stampa palestinese Maan una delle tre vittime è un ragazzo di 17 anni,
ragazzo, sottolineiamo ragazzo, cioè una creatura innocente, sarà stato lì a giocare a calcetto, immagino
colpito da un colono israeliano
colono, cioè di quelli cattivi. Perché l’avrà ucciso? Mah, non si sa
a Gerusalemme Est, nel quartiere a maggioranza araba di Ras Al-Amoud
diventato a maggioranza araba nel 1948 con l’occupazione illegale della Giordania che ne ha espulso tutti gli ebrei che ci vivevano (quindi in quel periodo era diventata non a maggioranza, ma esclusivamente araba), devastato sinagoghe e dissacrato cimiteri.
La seconda vittima è Muhammad Abu Ghannam. Il suo corpo è stato prelevato dalla famiglia dall’ospedale Muqassed di Gerusalemme est, per impedire che fosse preso in custodia dalle autorità israeliane.
Che cosa temevano che scoprissero, le autorità israeliane?
Testimoni hanno infatti raccontato che la polizia israeliana hanno fatto irruzione nella clinica per arrestare i palestinesi feriti che vi erano stati portati. Il terzo palestinese ucciso, un altro diciassettenne,
ragazzino, povero piccolo innocente. Ucciso perché? Non si sa. Mentre stava facendo che cosa? Non si sa. Forse si stava semplicemente scaldando per combattere il freddo polare di questi giorni, come questi altri suoi compari, tutti giovani, tutti angioletti
proteste 21-07
si chiamava Mohammed Mahmud ed è stato colpito al petto da un proiettile israeliano nel rione di Abu Dis.
La tensione, altissima, si è estesa in Cisgiordania,
si chiama Giudea-Samaria, (in ebraico: ושומרון יהודה, Yehuda VeShomron, in arabo: اليهودية والسامرة, al-Yahudiyyah was-Sāmarah: anche gli arabi sanno benissimo come si chiama)
già teatro di proteste durante la giornata: in serata un palestinese di 19 anni, Omar al Abed, proveniente dal vicino villaggio di Kobar, è riuscito ad infiltrarsi nella colonia di Neve Tsuf
che significa oasi del nettare
e ha accoltellato quattro coloni,
coloni, eh, ricordiamoci sempre che erano coloni, non esseri umani
uccidendone tre, due uomini di 40 e 60 anni ed una donna di 40. Ferita gravemente un’altra donna di circa 60 anni. Poi il giovane è stato a sua volta ucciso a colpi di pistola.
Poi hai dimenticato di dire che il “giovane” – mi raccomando, non dimentichiamo che era giovane, povero caro – era un affiliato di Hamas. Poi hai dimenticato di dire che due ore prima di colpire aveva chiamato, sulla sua pagina facebook, alla “difesa della moschea” sul Monte del Tempio: Take your weapons and resist… I only have a knife and it will answer the call of Al-Aqsa… I know I am going and will not return. Secondo varie testate israeliane comunque, ancora non si sa con certezza se sa stato ucciso o solo ferito. Il teatro della macelleria, chi è di stomaco molto molto robusto, può andarlo a vedere qui.
Alla periferia nord di Gerusalemme, nel rione di a-Ram, un bambino di sette anni è rimasto intossicato da gas lacrimogeni, mentre era nelle braccia del padre. Fonti palestinesi riferiscono che le sue condizioni sono ritenute gravi.
E che cosa ci faceva un bambino di sette anni in mezzo a quei violentissimi disordini? Perché, in previsione di violenti disordini, suo padre l’ha portato lì? Nella speranza di fabbricare un altro martire, come quest’altro padre?

Sono centinaia le persone ferite da proiettili di gomma o intossicate da gas lacrimogeni. Le forze israeliane hanno impedito alle ambulanze palestinesi di raggiungere la zona degli scontri
in nessun posto al mondo è consentito ai veicoli – di qualunque genere – di entrare nelle zone di scontri durante gli scontri, imbecille!
e la Mezzaluna rossa ha fatto sapere che alcuni suoi addetti sono stati colpiti da candelotti lacrimogeni.
Cioè stai dicendo che, non potendo arrivare lì con le ambulanze, hanno raggiunto la zona degli scontri a piedi: per fare cosa? Per partecipare agli attacchi, come spesso succede?
Altri incidenti si sono verificati in Cisgiordania: all’ingresso di Betlemme e al valico di Qalandya, presso Ramallah.
Sempre secondo la Mezzaluna Rossa,
eh, quella sì che è una fonte attendibile!
i feriti sono almeno 193, sia a Gerusalemme sia in Cisgiordania.
? 193 a Gerusalemme e 193 in Giudea-Samaria?
Oltre 4 poliziotti, sono 41 i feriti nel centro di Gerusalemme, portati in centri di soccorso medico, in maggioranza perché sono stati colpiti da oggetti,
? Oggetti? Gli israeliani tirano “oggetti”? Scarpe, paralumi, posacenere, bicchieri da cocktail, soprammobili di ceramica, bambole da collezione…
proiettili di gomma e hanno riportato ustioni,
ustioni? Ustioni come? Gli israeliani gli hanno dato fuoco?
mentre altri 31 sono stati curati sul posto. Nel quartiere di Isariya, due persone sono state ferite da munizioni vere, 10 da proiettili di gomma, 40 sono state curate per aver inalato gas lacrimogeni e ustioni.
In Cisgiordania, 11 feriti sono stati registrati a Ramallah, a causa di granate stordenti, gas lacrimogeni e munizioni vere, mentre 38 a Betlemme, in gran parte per asfissia da gas.
Bella questa ammucchiata di numeri: dobbiamo sommarli? Dobbiamo aggiungerli ai primi dati? Lo scopo, comunque, è chiaramente quello di “fare mucchio” per impressionare il lettore.
Disordini sono avvenuti anche nel nord e nel sud del Territorio paletinese,
territorio conteso: NON esistono territori palestinesi, perché gli arabi hanno sempre rifiutato uno stato palestinese, nel 1937, nel 1947, nel 1967, nel 2001…
con tre feriti a Qalqilia, sei a Tulkarem e sei a Hebron, di cui due per proiettili veri.
E gli altri?
La Spianata delle moschee – per gli ebrei il monte del tempio,
“Spianata” maiuscolo, “monte” minuscolo
ugualmente un luogo santo – è stata fonte di gravi tensioni negli ultimi giorni in seguito all’attacco terroristico contro due poliziotti israeliani, uccisi il 14 luglio scorso: gli assalitori infatti vi si erano rifugiati prima di essere abbattuti
abbattuti! Ma quanto ci piace questo verbo: abbattuti come selvaggina, come birilli, come innocenti passanti dai perfidi cecchini appostati sui tetti
dalla sicurezza.
Poi – alla scuola di giornalismo non lo insegnano più che le notizie devono essere date in modo completo? – ci sarebbe da dire che non vi si erano semplicemente rifugiati “dopo”: ci erano stati anche prima per prendersi le armi, perché la moschea – a suo tempo ne ho postato la documentazione – è un vero e proprio deposito di armi.
Da allora il governo israeliano ha deciso di installare dei metal detector all’ingresso del sito, misura aspramente contestata dai palestinesi che per protesta hanno deciso da domenica scorsa di radunarsi a pregare all’esterno della spianata.
metal detector
Poi arriva il re dell’Arabia Saudita a spiegare che i metal detector nei luoghi santi sono una cosa assolutamente normale, ma pensa te.
Proprio per evitare un eccessivo affollamento della città vecchia nel venerdì, principale giornata di preghiera islamica, e quindi ulteriori problemi di sicurezza
bello quel “quindi”: pregare significa porre automaticamente problemi di sicurezza, come quando le nostre bisnonne dopo avere lavato i piatti recitavano il rosario, vi ricordate? Tutta la polizia in allarme coi mitra spianati
la polizia israeliana ha deciso di consentire l’ingresso nella zona ai soli ultracinquantenni, provvedimento peraltro non inedito e che mira a ridurre il rischio di attentati.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha tuttavia più volte assicurato di non voler alterare in alcun modo lo statu quo (non scritto) che permette ai musulmani di accedere liberamente al sito mentre gli ebrei devono limitarsi ad ore precise e senza potervi pregare. Di fatto lo stato ebraico controlla l’accesso alla spianata ma la gestione degli edifici di culto è affidata alla Giordania.

Amman ha chiesto la “immediata e totale” riapertura del sito ai fedeli, lanciando un appello alla comunità internazionale perché intervenga sulla questione. Ieri era stato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan a chiedere la rimozione dei metal detector “vista l’importanza della spianata delle moschee per tutto il mondo musulmano” e sembrava che il premier ne stesse valutando la rimozione per oggi, giorno della preghiera del venerdì. Ma dopo le consultazioni con i capi della sicurezza e i membri del governo, Benjamin Netanyahu ha deciso di mantenerli attivi.
(se li toglieva andavo a castrarlo col machete, andavo)
Nei giorni scorsi il Mufti di Gerusalemme ha ordinato che le moschee cittadine siano tenute chiuse e che i fedeli convergano invece verso la Spianata, al massimo delle loro capacità date le limitazioni imposte dalla polizia. In ogni caso, ha aggiunto, i fedeli avrebbero dovuto rifiutarsi di passare dalle porte elettroniche. Il presidente palestinese Abu Mazen ha convocato a Ramallah in Cisgiordania una riunione urgente dei vertici dell’Olp e di al-Fatah per discutere la “pericolosa escalation israeliana alla moschea al-Aqsa”.
Lo so che non dovrei, perché sono cose serie, ma a me, quando sento queste sparate, scappa tanto da ridere.
Abu Mazen è stato costretto ad abbreviare una visita ufficiale in Cina per seguire da vicino l’evolversi della crisi a Gerusalemme. In serata il presidente ha annunciato il congelamento dei contatti con le autorità israeliane fino a che non sarà risolta la crisi dei metal detector agli ingressi della Spianata. (qui)

Diceva un mio amico americano: se non leggi il NYT sei uninformed, se lo leggi sei misinformed. Mi sembra che la definizione vada benissimo anche per parecchie testate nostrane.

barbara

TUTTI RICORDANO L’ATTENTATO ALL’HOTEL KING DAVID

Quello che ebbe effetti così drammatici a causa del rifiuto inglese di prendere seriamente le ripetute telefonate di avvertimento: antisemiti da sempre (l’Inghilterra fu il primo stato europeo ad espellere la totalità dei propri ebrei, un secolo prima della Francia, due prima della Spagna), gli inglesi avevano, evidentemente, grosse difficoltà a immaginare ebrei diversi dalle “pecore al macello” a cui erano abituati. Ben pochi ricordano, al contrario, l’attentato antiebraico avvenuto un anno e mezzo più tardi in Ben Yehuda.


Febbraio 1948, bombardamento di via Ben Yehuda

Una delle strade più popolari e più trafficate di Gerusalemme, via Ben Yehuda, è stata purtroppo bersaglio di diversi orribili attacchi terroristici.
Il primo di tali attacchi ebbe luogo il 22 febbraio 1948, quando terroristi arabi (assistiti da soldati britannici) guidarono tre camion dell’esercito britannico, carichi di esplosivo, nella strada affollata. I terroristi fecero detonare gli esplosivi, demolendo 4 edifici che crollarono sui civili innocenti. 58 civili ebrei furono uccisi nell’attacco e altri 140 rimasero feriti.
L’attentato, perpetrato dall’Alto Comando Arabo (AHC), provocò un’ondata di shock in tutto il paese e aggiunse benzina sul fuoco che già infuriava nei mesi precedenti la dichiarazione di indipendenza di Israele.
Il loro ricordo sia di benedizione. (qui, traduzione mia)
attentato-ben-yehuda
barbara

SONO CONTRARIA ALLA PENA DI MORTE MA

Sono pronta a ripristinarla seduta stante per i fotografi di merda che mettono su delle messinscene di merda per fare di queste foto di merda che poi dei giornali di merda pubblicano.
nizza
Cazzo, ma vi sembra che quella sia una bambola uscita da un inferno come quello di Nizza?! Come osa, quell’individuo di merda, profanare un cadavere infante con una così schifosa sceneggiata?! Dovrebbero giustiziarli sul posto, come si fa con gli sciacalli profanatori di cadaveri in occasione delle grandi catastrofi naturali.

barbara

LA NOTA CHE NON POTEVA MANCARE

Secondo il New York Times una delle prime persone travolte dal camion nella strage di Nizza è una donna musulmana. Lo riferisce il quotidiano in una delle mappe pubblicate su Twitter e rilanciata in particolare da coloro che, sui social, sottolineano che “il terrorismo non ha paternità religiosa” polemizzando con altri che indicano nella fede islamica l’origine del massacro. (qui)

Poi pesco da Google un po’ di titoli a caso:
Il fatto quotidiano: Attentato Nizza – DIRETTA – Guerra sul lungomare. Camion sulla folla e spari, 84 morti: molti bambini – l’identità del terrorista arriva alla diciassettesima riga
Repubblica: Strage a Nizza, camion e spari sulla folla. Il tir a zigzag per falciare più passanti. Almeno 84 morti
Il Giornale: Attentato a Nizza, camion uccide 84 persone
Quotidiano.net: Attentato Nizza, camion fa strage in Francia (spero proprio che lo sbattano in galera e buttino via la chiave, quel porco bastardo maledetto di un camion)
Panorama: Attentato a Nizza, 84 morti: un camion sulla folla – ma almeno l’identità del terrorista arriva subito alla prima riga
Il sole 24 ore: A Nizza camion e spari sulla folla, almeno 84 morti
Due le parziali eccezioni:
Ansa: Camion sulla folla a Nizza: 84 morti. Tanti bambini tra le vittime. L’attentatore è un franco-tunisino
Corriere della Sera: Attentato Nizza: camion sulla folla e spari, 84 morti. «Tanti i bambini» È stato un nizzardo di origini tunisine
Parziali, perché neppure in questo caso viene nominato il dato fondamentale, ossia la religione del terrorista.
E vi lascio con questa incredibile perla, pescata qui:
Sono appena sceso dal treno, dove ho litigato con uno che diceva che “magari era un ebreo” (il camionista di Nizza).

barbara

A VOLTE HO PENSIERI CHE NON CONDIVIDO

Erdogan vuole partecipare alla guerra contro l’ISIS, dice. Perché? Presto detto: a combattere attivamente, MOLTO attivamente, contro l’ISIS ci sono i curdi, quindi andando là dove c’è l’ISIS c’è la certezza di trovare un sacco di curdi già pronti, tutti ammucchiati. E il signor Erdogan ne approfitta a piene mani: bombardamenti a tappeto sui curdi e ogni tanto, giusto per non perdere del tutto la faccia, uno scappellottino pro forma all’ISIS. E adesso l’ISIS, rimasto in forze grazie al signor Erdogan, gli è andato a fare un bell’attentato in casa, con decine di morti e centinaia di feriti.
Va da sé che non posso in alcun modo condividere un pensiero così brutto sporco e cattivo, sia perché è ovvio che anche se Erdogan avesse bombardato a tappeto loro invece che i curdi – anche considerando che i curdi, invece che morti, sarebbero lì a combattere – all’ISIS sarebbero comunque rimaste forze più che sufficienti per fare attentati, sia perché a crepare non è stato il grande porco bensì cittadini innocenti.
Tuttavia non posso impedirmi di pensare che a lui però sta bene. Ma proprio tanto tanto bene.
(Dici che c’entra l’accordo con Israele? Può anche darsi, ma se il grande porco non avesse prima provocato la rottura con ogni mezzo a sua disposizione, dall’invio di una nave carica di terroristi armati fino ai denti alle aggressioni verbali a ogni genere di pesanti sgarbi diplomatici, adesso non ci sarebbe stato bisogno di un accordo per riannodare i rapporti)

Per i sottotitoli in inglese cliccare l’icona rettangolare a sinistra.

barbara

RAMADAN

Che come tutti sapete, è una ricorrenza religiosa islamica. Lo sapete come si celebra? No? Allora ve lo spiego io. Si prendono due baldi giovani,
terroristi Sarona
cugini tra loro, così sono meglio affiatati; poi i due si travestono da ebrei ortodossi, vanno in un affollato mercato di Tel Aviv e attaccano a sparare all’impazzata sulla gente seduta a mangiare:
attentato Sarona
quattro morti e vari feriti, quattro dei quali in condizioni critiche. Uno dei terroristi viene arrestato, l’altro rimane ferito. E quei coglioni degli israeliani (sì: coglioni coglioni coglioni), lo operano,
terrorista operato
mentre a Tulkarem i correligionari dei due eroi festeggiano la felice riuscita della mattanza con la consueta distribuzione di dolci.
festa x attentato Sarona
Il video che riprende l’attentato si trova qui, chi se la sente lo guardi. È in ogni caso di qualche conforto contemplare questa immagine del terrorista arrestato.
terrorista catturato
POST SCRIPTUM: non so se mi sarà possibile partecipare al viaggio di settembre, ma se lo farò, il 28 settembre sarò esattamente lì. E lì mangerò. Perché col piffero che ci lasciamo intimidire.

barbara

PER ADESSO IN FRANCIA

Ma vedrete che prima o poi avremo anche noi il privilegio di godere di questi spettacoli generosamente offerti da parte delle nostre risorse (che comunque già adesso, tra proteste per il cibo che non gli piace e altre simili amenità…) Volete sapere perché lo fanno? La risposta la trovate qui.


E a quasi due settimane dall’attentato in Belgio finalmente sono arrivati a rivelare ciò che per tutto questo tempo era stato tenuto accuratamente nascosto: i festeggiamenti islamici per la carneficina andata in onda all’aeroporto (dove lavorano una cinquantina di simpatizzanti dell’ISIS) e nella metropolitana: qui in francese e qui in inglese.

barbara

PRESO FINALMENTE IL TERRORISTA DI TEL AVIV

Era riuscito a sfuggire per una intera settimana, ma poi ha commesso un errore da pollo: subito dopo la strage è salito su un taxi, poco dopo lo ha fatto fermare, ha ucciso il tassista e gli ha rubato il cellulare e adesso, da pollo, lo ha usato (a proposito, la Stampa scrive che “Secondo la polizia Melhem, durante la fuga, avrebbe ucciso anche un tassista arabo-israeliano”: il fatto che sia stato visto prendere il taxi, il fatto che il tassista sia stato ucciso, il fatto che lui fosse in possesso del suo cellulare, sono tutti dettagli insignificanti, se le informazioni vengono dalla polizia israeliana. Sempre per restare in tema, il Fatto Quotidiano e adnkronos parlano di “presunto autore” dell’attacco di capodanno): questo ha permesso di localizzarlo, e quando i poliziotti sono arrivati ha tentato di fuggire sparando contro di loro con lo stesso Falcon con cui aveva compiuto la strage (“presunto”, vero?); i poliziotti hanno risposto al fuoco e lo hanno ucciso (almeno siamo sicuri che non ci saranno ragazzi israeliani rapiti per scambiarli – o per scambiare i loro cadaveri – con lui).
Bene, chiusa la vicenda nel migliore dei modi, voglio proporvi una testimonianza di ieri.

Ieri sera, dopo una giornata di lavoro a Tel Aviv, ho ricevuto un messaggio di un’amica: “Ci incontriamo al Simta bar a Dizengoff. Ha riaperto. Vieni!”
Se avessi ricevuto il messaggio (che è simile a tanti altri che ho sul cellulare) una settimana fa, immagino che lo avrei semplicemente cancellato, rispondendo: “Sono un po’ stanco, ci vediamo domani”. Per chi non la conoscesse, Dizengoff è una delle strade principali a Tel Aviv, è un bel posto per prendere un aperitivo o una birra con amici. Esiste perfino un verbo speciale nello slang dei giovani per dire di andare a Dizengoff: “leizdangef”.
Sono stato lì tante volte. Questa volta però era diverso e il messaggio aveva un significato diverso. Mi spiego: il Simta bar era chiuso da venerdì scorso; ma, attenzione, non era chiuso per ferie o per lavori in corso. Era chiuso perché venerdì scorso un arabo con cittadinanza israeliana ha sparato alla gente che era lì e ha ucciso due persone: Shimi e Alon, sia il loro ricordo di benedizione. Così, nonostante la pigrizia, ho deciso di andare.
Camminando, sono passato dalla stazione della linea 5 dell’autobus (sempre a Dizengoff), e per la prima volta ho notato qualcosa che non avevo mai notato prima: una pietra.
Avvicinandomi alla pietra ho capito che era un memoriale e ho letto quello che c’era scritto: erano nomi. Cercando su internet ho letto che proprio in quel punto un terrorista palestinese, nel 1994, aveva fatto saltare in aria un autobus. Nell’attentato sono morte 23 persone e ne sono state ferite 104.
Camminando poi verso il Dizengoff center, mi sembrava come di camminare con la storia. Un’altra pietra, un altro memoriale, un altro attentato, altri nomi. Si trattava ora di quello del 1996, nel quale sono state uccise 13 persone e ferite 125.
Quando sono finalmente arrivato nel luogo dell’attentato più recente, cioè al Simta bar, mi sono sorpreso: c’era tanta gente! Non saprei dire un numero, ma sicuramente più di quando c’è una festa. Per terra erano sparse ancora più candele di quante ce ne fossero il giorno prima e al centro c’era un tavolo con due foto di due giovani ragazzi. Ma non era una pubblicità di un party e loro non erano due dj. Erano Shimi e Alon, le due giovani vittime dell’attentato.
La gente era seduta nel bar, che era tornato in funzione, e cantavano delle canzoni israeliane tradizionali, quelle che si chiamano “Shirei Eretz Israel”.
Ad uno dei tavoli, c’era anche una persona che sembrava conosciuta: era Ron Huldai, il sindaco d Tel Aviv.
ron-huldai
La gente parlava e sembrava come di essere in una Shivà moderna – una Shivà Tel Aviv style.

Parlando con una ragazza, mi ha raccontato: “A me non piace tanto la birra, ma questa volta sono venuta. Solo perché era aperto e solo per incoraggiarli”.
Tornando a casa ho riflettuto tanto su questa sera.
L’immagine di questa serata, di giovani che si riuniscono per parlare e cantare, con candele, fiori e foto era simile all’immagine del raduno dopo il ritrovamento dei corpi di Eyal, Gilad e Naftali, i tre ragazzi rapiti e uccisi nel 2014, e dopo l’assassinio di Shira Banki, la ragazza uccisa al gay pride di Gerusalemme e all’immagine del raduno dei ragazzi dopo l’assassino di Rabin.
In ognuno di questi si trattava di un tipo di terrorismo diverso, ma la risposta è sempre la stessa: la vita continua.
Chi vive In Israele conosce bene le immagini degli attentati e dei memoriali, questo è sicuro. Ma chi vive in Israele conosce anche l’immagine delle luci: l’immagine delle candele, dei progetti in memoria delle vittime. L’immagine della solidarietà israeliana.
Michael Sierra, 7 gennaio 2016, qui.

E chi non è giovanissimo, se le ricorda quelle terrificanti carneficine seguite immediatamente alla firma degli accordi di Oslo e alla famosa stretta di mano sul prato della Casa Bianca, se li ricorda quegli autobus che saltavano in aria una volta la settimana e le mamme che mandavano a scuola i figli su due autobus diversi nella speranza che almeno uno arrivasse intero, se li ricorda quei brandelli di corpi e di cervelli spiaccicati su per i muri e sui marciapiedi e sui vetri delle macchine, e il signor Lamberto Dini che chiedeva moderazione ad entrambe le parti. Ricordiamo, sì. Ricordiamo bene. Ricordiamo tutto.

barbara