NEL CASO QUALCUNO FOSSE ANCORA INDECISO

fra Biden e Trump

Vi ricordate di come Trump è stato messo in croce per un’unica frase pronunciata vent’anni prima? Vi ricordate la macchina del fango messa in moto contro di lui? Le marce di protesta? La vera e propria guerra scatenata contro di lui? E organizzata e promossa da queste caste e pudibonde signore:
donne-vs-trump
madonna-vs-trump
miley cyrus 2
miley cyrus 1
miley cyrus 3
Avverrà qualcosa del genere per il bravo democratico Joe Biden, difeso perfino dal padre delle ragazzine molestate? Perché se qualcuno avesse dubbi se si tratti di carezze affettuose o palpate oscene e moleste, credo che le facce e le reazioni del corpo delle donne, delle ragazze, delle bambine vittime delle sue attenzioni siano più che sufficienti a fornire la risposta. Ma nessuno farà niente, vedrete. Ed è esattamente lo stesso spettacolo che sta andando in scena ora con la gente in ginocchio di fronte a un criminale che, fra le sue varie imprese, poteva vantare anche quella di avere puntato la pistola contro la pancia di una donna incinta nella cui casa aveva fatto irruzione. Leggete un po’ qua.

“Quando le persone usano il piede di porco e iniziano a buttare giù porte per saccheggiare, non stanno protestando, non stanno facendo una dichiarazione: stanno rubando. Quando bruciano un edificio, commettono un incendio doloso. E stanno distruggendo e minando le imprese e le opportunità nelle loro stesse comunità. Quindi è del tutto appropriato che il sindaco e il governatore, con cui ho parlato ieri, lavorino per fermare questo tipo di violenza e di distruzione senza senso. Questa non è una protesta. Questa non è una affermazione. Sono teppisti che approfittano di una situazione per i propri scopi e devono essere trattati come criminali”.

Barack Obama, 28 aprile 2015, all’indomani delle violenze esplose a Baltimora e altrove dopo la morte in seguito all’arresto da parte della polizia dell’afroamericano Freddie Gray, nel suo ruolo di presidente degli Stati Uniti.

Il governatore del Maryland, in base a queste parole in totale accordo con Obama, chiese e ottenne l’intervento nelle strade della Guardia Nazionale. Ovvero, di un corpo militare.

“Parlo ai milioni di americani che sono scesi in strada e hanno fatto sentire la loro voce, un’ondata di proteste che nascono da una legittima frustrazione. C’è un cambio di mentalità in atto, una maggiore consapevolezza che possiamo fare meglio. E questa non è conseguenza dei discorsi dei politici, ma il risultato diretto della capacità di così tanti giovani di mobilitarsi. La spinta dei giovani fa ben sperare per il futuro. Voglio che sappiate che voi contate, che le vostre vite contano, che i vostri sogni contano”.

Obama Barack, 3 giugno 2020, all’indomani delle violenze esplose a Minneapolis e altrove per l’uccisione da parte della polizia dell’afroamericano George Floyd.

Giovanni Sallusti, 6 giugno 2020, qui l’articolo completo.

Poco importa che del comportamento del poliziotto debba rispondere il capo della polizia, che è nero. Poco importa che sopra il capo della polizia ci sia il sindaco, democratico, e che tutta la trafila di comando del Minnesota sia democratica, poco importa che tutto dipenda dal governo dello stato e non da quello centrale: superior stabat lupus, ma l’acqua l’ha sporcata Trump.

E concludo con una illuminante sintesi di

Angelo Michele Imbriani

In due anni: sono corsi a Lampedusa e hanno messo le magliette rosse; le hanno tolte; sono diventati gretini con le borraccette di alluminio; hanno gettato le borraccette di alluminio; si sono ammassati in piazza come sardine; dalla piazza sono andati al bar e hanno abbracciato cinesi durante gli aperitivi; sono usciti dal bar e hanno messo al bando lo spritz; hanno smesso di assembrarsi e hanno praticato il “distanziamento sociale”. Hanno cantato Bella ciao dal balcone. Infine, si sono messi in ginocchio. Penso per vedere dove gli fosse caduto il cervello. Non l’hanno trovato.

In una cosa, caro Angelo Michele Imbriani, ti sbagli: il cervello non può essergli caduto. Confermano, comunque, di appartenere a pieno titolo al XXI secolo
offended
barbara

MINNEAPOLIS E DINTORNI

I fatti: un negro viene assassinato a sangue freddo da un poliziotto bianco. In conseguenza di questo episodio si scatena la protesta contro la sistematica violenza dei bianchi contro i negri.

Veramente? Ma proprio veramente veramente? Proviamo a guardare un paio di grafici:
uccisi-razze
Uhm… non sembrerebbe proprio che i neri siano le vittime principali. Guardiamo allora la questione da un’altra prospettiva:
violenza interrazziale

Anche qui la leggenda della violenza bianca contro i poveri indifesi negretti fa un po’ acqua, vero? Ma, restando allo specifico fatto di cronaca che ha dato il via a un vero e proprio attacco allo stato, come si comporta la polizia dal punto di vista razziale?
uccisi polizia

Leggiamo poi qui che

“lo studio dimostra altresì come sia il tasso di criminalità violenta da parte di un gruppo razziale a determinare la maggiore probabilità che gli agenti di polizia ricorrano ad uno strike e, tra il 1980 e il 2008, i dati del Dipartimento di Giustizia riportano che il 51 per cento degli omicidi (tipico esempio di criminalità violenta a cui si fa riferimento) totali commessi negli Stati Uniti sia stato eseguito da afroamericani.”

Prendiamo per esempio questa storia.
Justine-Mohamed
Nella tarda serata del 15 luglio 2017 Justine Ruszczyk Damond (usava anche il cognome del compagno, Don, con lei nella foto), veterinaria australiana, sente grida di donna provenire dal vicolo dietro casa sua, nel quartiere, considerato a basso crimine, Fulton, a Minneapolis, temendo che sia in atto un’aggressione o un tentativo di stupro telefona alla polizia, arriva un’automobile di servizio guidata dell’agente Matthew Harrity, al suo fianco il capo pattuglia, Mohamed Noor, cittadino statunitense di origine somala, durante la perlustrazione dichiarano di non notare attività criminali, mentre sono ancora in automobile nel vicolo Justine Damond si avvicina, in ciabatte e pigiama, presumibilmente per chiedere informazioni sulla situazione (e magari essere tranquillizzata), Mohamed Noor “sente se stesso e il collega in pericolo”, estrae la pistola e le spara all’addome, uccidendola. (Nel giugno 2019 viene condannato a 12 anni e sei mesi per omicidio di terzo e secondo grado). Non ricordo di manifestazioni violente e saccheggi da parte della popolazione per protestare contro l’uccisione di quella donna (bianca) da parte di un poliziotto (nero), ma veglie di preghiera e raduni per ricordarla.
(proteste della comunità somala, per la condanna a loro dire troppo severa), qui.

Se poi qualcuno si immagina che siano rivolte spontanee – che ci vuole comunque tanta ma tanta fantasia per crederlo – guardiamo questo appello:
fuck the city
Quello che gli appartiene, certo, perché sappiamo che black lives matter, only black lives and no other life.

Ma non è solo il prendere: qui c’è proprio il piacere orgasmico della devastazione
devastazione
e del colpire, massacrare, assassinare. Vi risparmio il video della donna selvaggiamente aggredita, bestialmente sprangata di fronte al suo negozio, e vi propongo invece questo breve articolo che mostra gli abissi di perversione e di infamia di queste belve mai sazie di sangue umano.

Lorenzo Capellini Mion
capo dip. Richmond
Il capo del dipartimento di polizia di Richmond, Virginia, non ha retto all’emozione raccontando di come i rivoltosi abbiano dato fuoco ad una casa plurifamiliare bloccando poi l’accesso ai vigili del fuoco che accorrevano per mettere in salvo un bambino bloccato all’interno.
È solo un esempio, non cercano giustizia, vogliono la guerra civile.
Media partigiani complici. (qui)

Poi chi sa il francese può leggere anche questo (chi non lo sa può sempre metterlo in un traduttore)

E di chi è la colpa di tutto questo? Ma come, non lo avete ancora capito?

Da Ema Bolo:

Ricapitolando: il Minnesota è uno stato che vota democratico, Minneapolis ha una amministrazione democratica, l’agente indagato s’era già reso protagonista di dubbi episodi di violenza, tra cui l’uccisione di una ventunenne con 2 colpi di pistola all’addome che l’avrebbe aggredito, ma mai rimosso dall’incarico, né dal capo della polizia (afroamericano) né dal sindaco, ma le colpe sono di Trump e dei repubblicani.

E cavalcare la tigre dell’antitrumpismo sembra essere uno sport particolarmente gratificante.

ANARCHIA ORGANIZZATA

“Un uomo di colore viene arrestato e ucciso in un atto di violenza atroce mentre è ammanettato e indifeso. Tre colleghi, nelle immediate vicinanze del poliziotto assassino, osservano il crimine, ascoltano l’uomo di colore che implora e non fanno nulla per fermarlo. Per i successivi giorni orde inferocite mettono a ferro e fuoco le città americane, saccheggiando negozi, bruciando edifici, macchine della polizia e bandiere americane e persino uccidendo persone sul loro cammino. La giustificazione offerta per la loro violenza e i loro atti criminali è che stanno protestando contro un sistema razzista – o nelle pittoresche parole del senatore Bernie Sanders, “Un sistema grottesco di razzismo radicato e disparità economica che ora più che mai ha bisogno di essere abbattuto”. Questi attacchi all’America sono ciò di cui ci stanno realmente parlando le rivolte. Il “sistema grottesco di razzismo radicato” di Sanders è una fantasticheria di sinistra che alimenta la rabbia dei rivoltosi e la loro violenza, la quale è diretta non solo contro gli americani bianchi ma anche contro gli americani di colore ai cui quartieri, centri commerciali e attività commerciali i compagni di Sanders sono lieti di appiccare il fuoco”.

Così comincia il lungo editoriale di David Horowitz su Frontpage Magazine.

L’omicidio di George Floyd da parte di un poliziotto brutale, una mela marcia del corpo di polizia, è diventato il pretesto per azioni coordinate di violenza urbana ben manovrate in cui si sono inseriti gruppi di estrema sinistra come “Black Life Matters” e “Antifa”.
Il loro scopo, dietro sigle roboanti e strumentali, è quello di generare il caos e di mantenerlo in vita il più a lungo. Si tratta di delinquenti comuni, di teppisti travestiti da “social warriors” e che hanno in personaggi come Bernie Sanders, ammiratore di Castro e Chavez, ottimi fiancheggiatori.
La risposta del governo non può che essere ferma.
Il Procuratore Generale William Barr ha dichiarato:
“Sfortunatamente, con le rivolte che si stanno verificando in molte delle nostre città in tutto il paese, le voci delle proteste pacifiche vengono dirottate da violenti elementi radicali. In molti luoghi sembra che la violenza sia pianificata, organizzata e guidata da gruppi estremisti di estrema sinistra e gruppi anarchici che usano tattiche simili all’Antifa”.
Stiamo assistendo a una concertata manovra il cui scopo ultimo è quello di colpire la presidenza Trump, nonostante il fatto che Minneapolis, la città dove è avvenuto l’episodio sia un feudo democratico, nonostante il fatto che Derek Chauvin, il poliziotto che ha ucciso George Floyd, fosse stato mantenuto al proprio posto malgrado si sapesse che era un poliziotto molto problematico, dal capo della polizia di Minneapolis, che è di colore.
La strategia progressista in atto da quando Trump fu eletto, è stata quella della demonizzazione costante della sua persona, della manipolazione e deformazione della realtà atta a fare credere che il responsabile di tutto ciò che di negativo accade negli Stati Uniti sia lui.
La società che i Sanders hanno in mente, la società che i Soros hanno in mente (e Soros è tra i finanziatori di Antifa e Black Life Matters), più “equa”, “libera”, “umana”, è la fantasia degli utopisti senza scrupoli per i quali, il venire in essere di un mondo irrealizzabile, che in realtà altro non è se non il loro modello di mondo giusto (e sappiamo che regimi modello abbia saputo indicare Sanders), si deve, all’occorrenza anche servire di estremisti e delinquenti.
Niram Ferretti, qui.

Il POPOLO

Per Joe Biden candidato sfidante di Donald Trump alle presidenziali del 2020, la decisione di Donald Trump di ricorrere all’Insurrection Act, la legge del 1807 che attribuisce al presidente degli Stati Uniti in casi di emergenza di mobilitare l’esercito federale e la Guardia Nazionale, significa usare “l’esercito americano contro il popolo”.
Per Biden dunque “il popolo” sarebbero le orde di teppisti e saccheggiatori, di delinquenti che in queste ultime ore hanno vandalizzato e saccheggiato. Ultimi episodi a New York dove sono stati presi di mira i grandi magazzini Macey’s e negozi sulla Quinta Avenue, come è accaduto precedentemente a Los Angeles a Rodeo Drive.
E’ bene saperlo. Joe Biden aspirante presidente abbraccia la marmaglia definendola “il popolo”, mentre il presidente in carica, come è nelle sue prerogative, ha il dovere di attivarsi per mantenere l’ordine e la legalità.
“Sono il vostro presidente, di legge e ordine alleato di tutti i manifestanti pacifici. Negli ultimi giorni la nostra nazione è stata tenuta nella morsa di anarchici professionisti, boss violenti, persone incendiarie, saccheggiatori, criminali, rivoltosi, antifa e altri” ha dichiarato Trump.
Fermare il caos è necessario. Tutto ciò non ha nulla a che vedere con “il popolo” e il diritto a manifestare pacificamente. Qualcuno dovrebbe spiegarlo al candidato Biden.
Niram Ferretti, qui.

Per qualcuno, a quanto pare, cogliere certe differenze è cosa troppo complicata
protest-crime
Ma gli inutili – e spesso pericolosi – idioti, non sono una prerogativa d’oltre oceano.

Beppe Sala ieri chiedeva indignato la denuncia dei gilet arancioni che hanno fatto folklore ma nessuna violenza e oggi giustifica gli Antifa che stanno mettendo a ferro e fuoco l’America facendo danni a cittadini di ogni colore e credo?
beppe sala
Marco Lancini

Quando l’ignoranza e la mediocrità si incontrano, ne risulta solitamente una dichiarazione politica di Beppe Sala.
Le sue parole infatti non solo sono pericolose perché sdoganano l’esercizio della violenza come metodo per far sentire la propria voce, a danno di tutti coloro i quali stanno vedendo distrutto il lavoro di una vita dai riottosi, ma evidenziano una chiara mancanza di conoscenza dell’assetto istituzionale americano.
Affermare infatti che vi sia una centralità del Presidente nella gestione dell’ordine pubblico significa mancanza di conoscenza oppure malafede (e conoscendo il background di Sala propenderei per la prima) [io invece propenderei per una combinazione di entrambe: conciliare quell’individuo e la buonafede è come mettere l’acqua e l’olio nella stessa ciotola].
L’imposizione del coprifuoco al pari della richiesta di intervento della Guardia Nazionale è una scelta a discrezione dei governatori dei singoli stati federati.
E praticamente tutti gli stati interessati dalle rivolte sono a guida Democratica (Minnesota, Pennsylvania, California, New York).
Ps: quelli come Sala sono tendenzialmente gli stessi che nel 2014 quando Ferguson era una pentola a pressione scagionavano Obama da qualsiasi responsabilità. (qui)

Poi ci sono gli imbecilli ancora più imbecilli, ma talmente imbecilli da essere veramente convinti che nutrendo il coccodrillo si possa ottenere il privilegio di essere  mangiati per ultimi. È il caso di Bill Gates, che si è schierato anima e corpo dalla parte dei vandali devastatori assassini. E questa è stata la riconoscente risposta dei suddetti signori

In tedesco si chiama Schadenfreude: ebbene sì, sto godendo come un riccio.

Comunque non preoccupatevi: All you need is love, cantavano quelli là; e questo, esattamente, è ciò che ci stanno offrendo: pace, bene e amore universale
love
barbara

I LIBRI NON SI BRUCIANO

Mai. Per nessun motivo. Non potrei mai bruciare neppure il Mein Kampf, addirittura neppure il Corano. E tuttavia non posso non provare un’immensa ammirazione per questa ragazza e per tutti quelli come lei, che bruciano lo strumento della loro oppressione,
corani bruciati
sapendo che stanno rischiando, e spesso rimettendoci, la vita, perché “quelli” sparano ad altezza d’uomo;
cecchino
sapendo, anche, che da quelle parti una bella pallottola subito è un privilegio che non a tutti è concesso. Alle mie parole aggiungo queste altre, con diverse annotazioni importanti che vale la pena di leggere (e con alcune osservazioni mie inserite nei passi in cui non concordo).

La repressione iraniana che nessuno racconta

di Michael Sfaradi

“Abbasso Rouhani”, “Abbasso Khamenei”, “Abbasso il dittatore”, “Non avremo pace finché non riavremo i nostri diritti e la nostra libertà”. Questo è quello che gli iraniani gridano nelle piazze di oltre 95 città in 21 province di tutta la nazione. E chi come noi, e penso di parlare a nome di tutti coloro che pubblicano su questo sito, crede nella libertà in ogni sua forma, non può esimersi dal raccontare tutto ciò che riesce a filtrare la pesante censura degli Ayatollah. Chi davvero crede nei principi fondamentali della democrazia deve in queste ore sentirsi al fianco dei giovani che nelle piazze iraniane rischiano la vita nella speranza di ottenere ciò che da noi, erroneamente, viene dato per scontato.

Quello che fa rabbia in tutto questo è che i media occidentali continuano inesorabilmente a ignorare o a minimizzare quello che sta succedendo in Iran, continuano a raccontare che la rivolta è dovuta solamente all’aumento del prezzo della benzina ignorando volutamente, e a questo punto è lecito anche pensare che a qualcuno faccia comodo, tutto il malessere di una nazione intera. Perché l’Iran di oggi è una grande bomba a orologeria che può saltare da un momento all’altro, e gli iraniani dettero prova di saper fare le rivoluzioni quando costrinsero lo Scià Mohammad Reza Pahlavi a scappare da Teheran con la coda in mezzo alle gambe [va detto però che la ferocia di Reza Pahlavi non era neppure lontanamente paragonabile a quella degli ayatollah: per questo con lui ci sono riusciti]. Allora seppero fare la rivoluzione ma furono incapaci a gestirla, solo per questo si ritrovarono nel giro di pochi anni, e con molto sangue versato, sotto un tallone d’acciaio della peggiore dittatura possibile, quella religiosa [sicuro che il motivo risieda “solo” per incapacità propria e non, invece, per le armi in possesso ai religiosi e la spietata determinazione a usarle senza risparmio?].

“Preti vendicativi, Napoleon cascò, sapete voi perché? Perché non vi scannò. Già due volte cadeste senza cavarne frutto, v’avverto, un terzo fulmine v’annienterà del tutto”. Questo scriveva Pasquino, la statua parlante, durante il tragico periodo della Roma papalina: altri tempi ma sempre di dittatura religiosa si trattava [però, sinceramente, non so se il paragone ci stia proprio tutto…]. Basta togliere la parola preti e mettere Ayatollah e quel verso antico diventa magicamente contemporaneo. Negli ultimi anni ci sono state altre rivolte della gente esausta, rivolte soffocate nel sangue dai Pasdaran, i Guardiani della Rivoluzione, gli invasati poliziotti del regime, la speranza è che un terzo fulmine si abbatta su Teheran, ma non sulla meravigliosa città, ma sulle teste di coloro che, come nei tempi bui della storia, tengono schiava la gente per bene in nome di un Dio che non ha dato mai a nessuno il mandato per uccidere o reprimere.

Internet in Iran è sempre stato sotto stretta censura, da giorni però è completamente staccato e questo dato è una delle tante cartine tornasole di una situazione tesa e difficile: non erano mai arrivati a tanto. Tutto questo mentre i leader della dissidenza, rivolgendosi in particolare ai giovani che hanno diritto a vivere la loro vita nella libertà vera e non come il regime decide per loro, stanno esortando il popolo a non cedere. Hanno ribadito che fino a quando il regime corrotto, medievale [forse dovremmo smetterla di usare un periodo ricchissimo di fermenti culturali e artistici come emblema del peggiore oscurantismo e della più bieca ferocia] e non più accettabile nel mondo moderno rimarrà al potere, la povertà, i prezzi elevati, la disoccupazione, la corruzione, la repressione e tutte le discriminazioni che giornalmente vengono imposte al popolo indifeso non cesseranno. Hanno inoltre ricordato la questione mai chiusa del più crudele esempio delle violazioni dei diritti umani, consumato davanti agli occhi di un occidente impotente allora come lo è oggi, quando durante il massacro del 1988 circa 30.000 prigionieri politici furono fucilati senza alcun processo.

Persone torturate e uccise proprio da coloro che poi diventarono i leader dell’attuale regime che, con una faccia tosta da guinness dei primati, continuano a difendere a spada tratta il crimine commesso. Ad oggi nei loro confronti non è stata mai aperta nessuna inchiesta e anche il tribunale dell’Aja, sempre pronto a perseguire i facili bersagli, non ha mai preso posizione su quello che accadde allora e che accade ancora oggi, anche nel momento in cui vi scrivo, nell’ex regno del Pavone. Ma per onore del giusto non possiamo denunciare il regime iraniano senza mettere davanti alle proprie responsabilità chi in questi anni è stato complice dello stesso, come ad esempio l’amministrazione Obama a cominciare dal Presidente e dalla sua segretaria di Stato Hillary Clinton che, aprendo il tavolo di trattativa sul nucleare, tolsero di fatto le sanzioni e spalancarono le porte agli affaristi da tutto il mondo che, fregandosene della situazione, hanno rinforzato un regime che da quasi quaranta anni fa vivere un popolo intero nell’oppressione.

Impossibile dimenticare le fotografie del Ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif sul balcone dell’Hotel a Ginevra che, ridendo come al varietà, faceva vedere ai giornalisti appostati i fogli dell’accordo come fosse stata carta igienica in procinto di essere usata. Non possiamo ignorare che l’Europa, sia come Unione Europea che come singoli Stati, con le due ultime lady Pesc Catherine Margaret Ashton, baronessa Ashton di Uphollandin e Federica Mogherini che, come delle brave Dhimmi sottomesse, sono sempre state più impegnate a trovare il velo da mettersi in testa in tinta con le scarpe e la borsetta che non a capire che le donne iraniane avrebbero fatto di tutto per bruciarli quei veli. Ma alle due Lady Pesc in nome e nell’interesse di qualcuno o di qualcosa che con l’Europa libera e democratica dei Padri Fondatori non ha nulla a che vedere, hanno sempre portato avanti una politica ambigua nella ricerca di tutti i modi possibili per aggirare le sanzioni americane anche prima dell’avvento alla Casa Bianca del premio Nobel per la pace, l’inventore delle primavere, pardon, degli autunni arabi che nel caso dell’Iran, che nazione araba non è, si sono trasformati in Inverni sciiti.

Anche la “grande stampa” ha le sue responsabilità ed ha sporcato sia l’etica dell’informazione che il dovere nei confronti dei lettori, ogni volta che ha evitato di affrontare l’argomento Iran o, quando lo ha fatto, lo ha minimizzato. Per non parlare poi della politica internazionale che non ha mai risposto alle richieste di aiuto che arrivano dai giovani iraniani o del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che non si è mai azzardato a riunirsi per discutere un argomento come i diritti umani in Iran neanche fosse un dogma divino da accettare per come è scritto, un dogma che non doveva mai essere discusso. Neppure quando le fotografie di centinaia di impiccati che penzolavano dalle gru facevano il giro del mondo, come se nelle commissioni anziché i più importanti politici internazionali ci fossero state le tre scimmiette che non vedono, non parlano e neanche sentono.

In conclusione, visto che al ridicolo non c’è mai fine, secondo alcune fonti l’Italia e l’Iran stanno lavorando a un incontro tra i rispettivi Ministri degli Esteri, Luigi Di Maio e Mohammad Javad Zarif. Sembrerebbe che il governo italiano, come se non avesse altri problemi interni urgenti e gravi da affrontare, invece di condannare e prendere iniziative contro la repressione in atto voglia invece diventare negoziatore tra Iran e Stati Uniti. Se questo risultasse vero rimarrebbe come una macchia sulla coscienza della nazione intera, una macchia difficile da dimenticare e impossibile da perdonare. (qui)

Può essere forse di qualche conforto ricordare che le donne iraniane sono state, come ho mostrato qui, quelle che contro l’oppressione khomeninista hanno lottato fino all’ultimo:

forse, chissà, saranno di nuovo loro a riportare la luce dopo la lunga tenebra.

barbara

L’ENNESIMO REGALO DI TRUMP A ISRAELE

Cronaca: il ritiro di Trump allontana le forze anti-israeliane dal confine del Golan

Di David Israel 14 Tishri 5780 – 13 ottobre 2019

Secondo il NY Times, la decisione del presidente Donald Trump di aprire una strada per un’invasione turca di una larga striscia di terra sul lato siriano del confine tra i due paesi è stata presa sul momento, in una telefonata con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan. Durante la notte, Trump ha aperto le porte a un massiccio assalto turco ai curdi siriani, e i media sono stupiti da questo apparente tradimento di un alleato chiave che aveva sacrificato migliaia di vite nella guerra contro l’ISIS.

Il commentatore politico israeliano ed esperto del Medio Oriente Guy Bechor non è impressionato dalla difficile situazione dei curdi, che secondo lui collaborano da diversi anni con il regime siriano. Inoltre, Bechor ritiene la mossa degli Stati Uniti, seguita dall’incursione turca, utile agli interessi di sicurezza israeliani.

Descrivendo la situazione relativa all’eterno conflitto sunnita-sciita che divide il mondo islamico da 1.300 anni, decennio più decennio meno, Bechor ha suggerito sabato che questa invasione turca (sunnita), con migliaia – che presto saranno decine di migliaia —di soldati sunniti ben addestrati e ben armati, crea problemi all’esercito del presidente Bashar al-Assad, e anche, soprattutto, le milizie sciite satellite dell’Iran (che presto includeranno Hezbollah) che hanno ricevuto l’ordine di abbandonare il confine meridionale con Israele e spostarsi a nord per costruire difese contro l’invasione.

In altre parole, la mossa di Trump, che ha portato alla mossa di Erdoğan, ha spostato la guerra civile siriana e il vortice che attira la violenza araba da tutta la regione. E questo, per quanto riguarda Israele, è un’ottima cosa.

Il cambiamento creato dal presidente Trump ritirando alcune decine di soldati statunitensi è stato così massiccio, che sabato il presidente russo Vladimir Putin, in un’intervista con Al Arabiya, Sky News Arabia e RT, ha affermato che “coloro che si trovano illegalmente in [ …] La Siria dovrebbero lasciare la regione”, vale a dire tutti i Paesi coinvolti. In effetti, Putin si è offerto di ritirarsi anch’egli dalla Siria se il governo siriano avesse deciso che le truppe russe devono partire.

La straboccante generosità di quest’uomo …

Il presidente Trump, da parte sua, respinge l’affermazione secondo cui la sua mossa sarebbe stata un colpo di testa, insistendo sul fatto che il ritiro è l’adempimento della sua promessa elettorale:

“Sono stato eletto col compito di uscire da queste ridicole guerre senza fine, dove il nostro grande esercito esegue un’operazione di polizia a beneficio di gente che neppure ama gli Stati Uniti”, ha twittato il 7 ottobre. “I due paesi più scontenti di questa mossa sono la Russia e la Cina, perché adorano vederci impantanati a sorvegliare un pantano e spendere un sacco dollari per farlo. Quando ho preso il controllo, il nostro esercito era completamente impoverito. Ora è più forte che mai. Le guerre infinite e ridicole stanno FINENDO! Ci concentreremo sul quadro generale, sapendo che possiamo sempre tornare indietro e farci sentire!”

Domenica mattina, in risposta agli attacchi bipartisan sulla sua decisione di lasciare la Siria settentrionale, Trump ha twittato: “Le stesse persone che ci hanno trascinato nelle sabbie mobili del Medio Oriente, al costo di 8 trilioni di dollari e di molte migliaia di vite (e milioni di vite contando anche l’altra parte), ora stanno lottando per tenerci lì. Non ascoltate le persone che non hanno idea di che cosa si tratta: hanno dimostrato di essere inetti!”

Intendeva, più precisamente, il vecchio partito repubblicano, così come la senatrice Hillary Clinton (D-NY) e la maggior parte dei democratici del Senato, che nel 2003 appoggiarono la decisione del presidente GW Bush di invadere l’Iraq e sbarazzarsi di un uomo che una volta era stato “il più fedele alleato” degli Stati Uniti, Saddam Hussein. Facendo debiti, l’amministrazione Bush ha distrutto la minoranza sunnita al potere, trasformando l’Iraq in uno stretto alleato sciita dell’Iran, anche quando i sunniti si sono riorganizzati come ISIS, gettando paura nel cuore di ogni leader occidentale e musulmano per un decennio.

Bechor sostiene che ritirandosi dalla Siria settentrionale – ma mantenendo i circa 2000 soldati che ha nella Siria orientale, proteggendo lì i curdi e, cosa più importante, i giacimenti di gas ad ovest dell’Eufrate – Trump sta effettivamente ripristinando l’equilibrio religioso nella regione e indebolendo la presa dell’Iran sulle aree lungo il confine con Israele. (qui, traduzione mia)

Aggiungo una breve considerazione di puro buon senso, per ricordare quello che tutti oggi sembrano dimenticare

Che I Curdi abbiano “combattuto e sconfitto da soli l’Isis” è falso. Sono stati supportati da 22.000 missioni aeree USA. I Curdi avanzavano dopo che gli americani avevano fatto terra bruciata con le bombe (colpendo anche civili, inevitabilmente). Non ricordo però gli applausi dei pacifisti per questo sostegno militare ai valorosi combattenti curdi, alle fiere donne col mitra, che senza l’aviazione USA sarebbero forse finite col burka negli harem dei jihadisti. Ricordo anzi le proteste, gli slogan – “con la guerra non si risolve mai niente” – le invettive contro gli imperialisti a stelle a strisce, ricordo i ginostrada nei talk show dei conduttori sinistrati. Ora, ecco le stesse invettive antiamericane, ma non perché gli USA invadono, occupano, bombardano, ma perché non lo fanno più.
I pacifisti dovrebbero invocare la pace innanzitutto nel proprio cervello.
Angelo Michele Imbriani

e poi la raccomandazione di leggere questo.

E per concludere, abbiate pazienza, ma in mezzo a questo scomposto latrare e ringhiare, non posso farne a meno

e poi beccatevi anche questo (sì lo so, la scena della gomma è disgustosa, ma il resto merita)

E guardando – anche guardando – le facce di questi ragazzi mentre ascoltano il loro inno nazionale capiamo perché l’America è una nazione tanto grande.

barbara

MAESTRO DI VITA

E soprattutto di educazione:
al telefono col primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu
obama1
mentre ascolta l’inno nazionale,
obama2
mentre saluta un’ospite di riguardo,
obama3
con cui, bizzarramente, non scambia una normale stretta di mano, bensì un curioso colpetto del pugno chiuso contro il pugno chiuso, come si vede più chiaramente in quest’altra foto scattata un attimo prima:
obama4
evidentemente uno dei due – chissà quale – aveva paura di infettarsi toccando la mano intera (qui la bambina – e ribadisco bambina, anche se si narra che fra poco compie 17 anni – ha un aspetto ancora più spettrale e impressionante del solito).

Comunque, se l’educazione non è il suo forte, ha però al suo attivo i risultati
reagan-vs-obama-percent-employed
e il fatto di potersi paragonare ad altri importanti statisti
obama putin
bibiob
ma soprattutto l’espressione intelligente:
obamaint
barbara

QUASI. FORSE. MA (COM’È UMANO LEI)

Paragonare i demagoghi di oggi a Hitler non è quasi mai una buona idea.

Quasi, certo, perché se guardiamo bene, qualcuno di paragonabile a Hitler dopotutto c’è. E chi potrà mai essere? Forse Assad, con tutte quelle centinaia di migliaia di morti? O Erdogan, che ha instaurato una vera e propria dittatura, imbavagliato la stampa, annientato l’opposizione, asservito l’esercito, e massacra senza posa  il popolo curdo? Mmmh… mi sa che siamo fuori strada.

[…] Donald Trump non sarà forse l’incarnazione di Hitler, ma

Ma, eccola la parola chiave: ma, a smentire prontamente il formalmente – ma solo formalmente – prudenziale “forse”. È lui il male assoluto, è lui una delle rare eccezioni alla sconvenienza di fare paragoni con Hitler, è lui il nemico da battere, anzi, da abbattere. E poi c’è questa cosa spettacolare:

Ciò che sino a pochi anni fa era inimmaginabile — un presidente Usa che insulta gli alleati e loda i dittatori

Ecco, questo lo dice all’inizio dell’articolo, prima di cominciare a fare nomi, e noi che un presidente USA che insulta e ostacola e danneggia in tutti i modi gli amici e non solo loda i dittatori, ma bacia loro devotamente il sedere e offre loro ogni sorta di vantaggi, lo abbiamo purtroppo dovuto vedere per otto lunghi anni, credevamo di avere capito di chi stesse parlando. E invece no, sta parlando di Trump. E a questo punto ci risulta anche ben chiaro chi siano per il signor Ian Buruma, autore di questo pregiato articolo, i dittatori e chi gli amici che dovrebbe onorare.

Di commenti a questo sordido articolo – che per dire che Trump è praticamente la fotocopia di Hitler ci spara addosso ben 919 parole – non ne faccio, perché sono di stomaco delicato e infilare le mani nella merda mi fa vomitare. Faccio invece seguire, e credo che sia il commento migliore, una testimonianza di un ex deportato.

Ex deportato ebreo: “Chi paragona noi ai clandestini è nauseante”

David Tuck è un deportato ebreo polacco che vive negli Usa. Gli è stato chiesto, alla luce dell’emergenza immigrazione e dei paragoni che in America e nel mondo vengono fatti tra deportati ebrei e clandestini attuali, cosa ne pensasse.
Gli è stato chiesto se, davvero, abbia senso il paragone tra i ‘centri migranti’ e i “campi di concentramento”.
“Paragone nauseante. Non potete fare dei paragoni; ogni volta che sento questo paragone è nauseabondo… Ascoltatemi, io ci sono passato. Per favore. Questi non sono campi di concentramento; loro sono liberi. Ho fatto una ricerca su questi posti e mi sono detto… Tutti i materassi, il cibo, qualsiasi cosa… A quel tempo (quando è stato imprigionato dai nazisti) avrei potuto pensare che questi fossero dei country club”.

(VoxNews, 4 luglio 2018)

Sia ben chiaro, non sono così cattiva da augurare al signor Ian Buruma – e a tutti i suoi devoti estimatori – di conoscere una vera dittatura, una vera incarnazione di Hitler, una vera deportazione. Ma se lo fossi, ci puoi giurare che glielo augurerei.

barbara

NOBEL: PRE-VENTIVI E POST-VENTIVI

Non avendo più tanti capelli (eufemismo) il mio barbiere non ha il tempo necessario per aggiornarmi sul mondo, costringendomi a fare in proprio le ricerche di cui godevo in modo felicemente parassitario da giovane.
Così facendo, ho appreso che Boris Johnson, Ministro degli Esteri britannico, adombra la possibilità di un Premio Nobel per la Pace per il Presidente USA Donald Trump, nel caso che addivenisse alla pace con la Corea del Nord e riuscisse a modificare l’accordo con l’Iran senza abrogarlo.
Se così fosse, avremmo il caso, inedito, di due Presidenti USA premiati uno dopo l’altro. Il Nobel a Barack Obama fu dato sulla fiducia, per ciò che avrebbe fatto, mentre quello eventuale a Trump verrebbe attribuito per ciò che ha fatto in passato. Ne consegue che l’uomo di sinistra non avrebbe bisogno di impegnarsi per essere premiato, mentre quello di destra dovrebbe, per contro, portare a casa dei risultati. Si tratta di una grave discriminazione, che perlomeno contrasta con l’art. 21 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea. Tant’è che ho avviato una raccolta di firme per far cessare quest’infamia; ho già la firma del mio barbiere – il quale non ha avuto il tempo per leggere il testo della proposta, per la sacrosanta paura di ferirmi col rasoio, e infatti ho solo un graffio – le altre firme seguiranno.
Emanuele Calò, giurista, 8 maggio 2018, pagine ebraiche

A giudicare da quanto scrive abitualmente, il signore qua sopra deve essere parecchio di sinistra, e infatti non concordo quasi mai con quanto scrive. Tuttavia questo pezzo (qui) dimostra che l’ironia (anche auto-) non gli manca. E che – e questo è ancora più raro – esistono addirittura giuristi con uno spiccato senso della giustizia. Onore al merito, dunque. E quanto alla questione trattata, direi proprio che ha ragione da vendere.

barbara

TRUMP TORNA ALL’ATTACCO

“Non riesco a superare il fatto che Obama è stato in grado di dare 1,7 miliardi di dollari in contanti all’Iran e nessuno, né il Congresso, né l’Fbi o la Giustizia abbia aperto un’indagine!”. E’ il tweet del presidente Usa, Donald Trump, che torna ad attaccare l’accordo sul nucleare firmato dalle potenze mondiali e da Teheran.

(ANSA, 18 febbraio 2018)

Non contento di avere scatenato un inferno che sta devastando l’intero Medio Oriente e chissà quando (chissà se) finirà. Non contento di avere posto l’intero pianeta sotto la spada di Damocle di un Iran che grazie a lui può ottenere la bomba atomica quando vuole e farne quello che vuole (per farsi un’idea, bisogna immaginare un Hitler con il petrolio e con l’atomica). Non contento di avere, per poter concludere quell’accordo scellerato, violato tutte le possibili leggi e regole americane, di avere mentito, di avere occultato dati della massima importanza e della massima gravità. Non contento di avere, per non rischiare intoppi sulla via dell’accordo, bloccato la DEA sul punto di raccogliere i frutti di anni di indagini sul traffico di droga gestito da Hezbollah in cambio di armi. Non contento di tutto questo – e sto parlando unicamente della questione della bomba iraniana: che se dovessi scrivere di TUTTE le catastrofi provocate da quest’uomo e di tutte le sue azioni infami, farei mattina e poi notte e poi di nuovo mattina – non contento di tutto questo, dicevo, adesso scopriamo che ha anche regalato quasi due miliardi di dollari a una banda dei più pericolosi e spietati assassini fra quanti ve ne sono in circolazione. E c’è chi non trova di meglio che passare il tempo a scatenarsi contro Trump per una battuta maschilista o per lo stile poco diplomatico. Ma andate a …

barbara

GLI SCHELETRI NELL’ARMADIO DI BARACK HUSSEIN OBAMA

Obama e il razzista anti-semita. La foto sparita per 10 anni di un rapporto nascosto
Obama_Farrakhan_2005
CATTIVE COMPAGNIE
Siamo nel 2005, a Washington un giovane senatore dell’Illinois di nome Barack Obama partecipa al Congressional Black Caucus, l’incontro annuale tra esponenti della comunità afro-americana ed eletti “di colore” al Congresso Usa.
Una foto dell’evento immortala Obama che sorride amichevolmente con Louis Farrakhan, ambiguo e controverso personaggio politico e religioso americano conosciuto sopratutto per le sue posizioni filo-islamiste, anti-semite e violentemente omofobe.
Louis Farrakhan è il leader di Nation of Islam l’organizzazione americana che si propone di islamizzare l’America. Una sorta di setta pseudo religiosa che mette insieme radicalismo islamico, razzismo anti-bianco e anti-semitismo dietro la copertura della lotta per i diritti dei neri.
Della foto, scattata dal fotoreporter Askia Muhammad, si è persa traccia per oltre 10 anni fino ad oggi quando lo stesso Muhammad l’ha resa pubblica rivelando che  allora fu costretto, su pressione dei responsabili del CBC, a consegnarla allo staff di Farrakhan per evitare che girasse (non senza prima averne fatto la copia che ora ha dato ai media).
Askia Muhammad ha svelato anche che nello staff di Obama lavoravano persone di Nation of Islam e che membri dell’organizzazione islamista lo aiutarono nella sua campagna elettorale.

FARRAKHAN E NATION OF ISLAM
Nata negli anni ‘30, Nation of Islam è considerata una delle organizzazioni più estremiste d’America, che pratica la violenza e la superiorità dei neri sui bianchi tanto da essere definita dall’Anti-Defamation League un “gruppo di propaganda di odio”.
La figura più rappresentativa fu Malcolm X, forse il più famoso attivista dei diritti dei neri dopo Martin Luther King. E furono proprio militanti di Nation of Islam ad uccidere Malcolm X nel 1965, reo di essersi allontanato dall’organizzazione e di aver rinunciato all’estremismo islamista; ed alcune inchieste giornalistiche richiamano proprio Farrakhan come mandante dell’omicidio.

“Abbiamo sostenuto Obama con denaro e organizzazione per farlo eleggere” (Louis Farrakhan)

OBAMA/FARRAKHAN: UN RAPPORTO INTENSO
Quella foto non raffigura un incontro casuale. Già nel 2008, Vibert White Jr., stretto collaboratore di Farrakhan e poi allontanatosi da Nation of Islam, dichiarò che tra Obama e Farrakhan esisteva una collaborazione stretta, una “linea aperta tra di loro”; ricordando del resto come a Chicago qualsiasi politico che avesse voluto il voto dell’elettorato nero doveva passare per la “Nation”.
In un video clamoroso fu lo stesso Farrakhan a rivelare: “abbiamo sostenuto Obama con denaro e con l’aiuto di Fruits of Islam per farlo eleggere”; “Fruits of Islam” è una sorta di organizzazione paramilitare della “Nation” preposta alla mobilitazione attivistica e all’indottrinamento ideologico.

La questione è imbarazzante perché quella foto conferma il rapporto compromettente tra Obama e un personaggio così lontano dalla retorica pacifista del futuro Nobel per la Pace e dal multiculturalismo del progressismo americano. Un personaggio che non ha esitato a dire che gli ebrei sono “succhiasangue figli del diavolo” e gli omosessuali “degenerati”, e che difficilmente avrebbe dovuto convivere con i valori dell’uomo benedetto dai liberal di tutto il mondo. Eppure fu proprio Farrakhan, in questo discorso del 24 Febbraio del 2008, a definire Obama “uno strumento di Dio (…) il messaggero del Messia“.

Se quella foto fosse stata diffusa nel 2007 o nel 2008, per Obama ne sarebbe seguita una storia completamente diversa

SAREBBE STATA TUTTA UN’ALTRA STORIA
Le reazioni non si sono fatte attendere.
Alan Dershowitz, uno dei grandi giuristi americani, protagonista di alcune dei processi e delle battaglie civili più importanti d’America, ebreo e democratico, da sempre sostenitore di Obama ha dichiarato: “Farrakhan è un essere umano orribile (…) e se avessi saputo che il Presidente Obama aveva posato sorridendo con lui quando era un senatore, non gli avrei mai fatto la campagna elettorale”. Quella foto “avrebbe certamente influenzato la mia decisione”.
Sul New Yorker, una delle Bibbie della cultura liberal, Vinson Cunnigham editorialista nero, scrive convinto: “se quella foto si fosse diffusa nel 2007 o nel 2008, per Obama ne sarebbe seguita una storia completamente diversa”.

OLTRE LE FAKE NEWS
La storia della foto scomoda di Obama nascosta per 10 anni per non compromettere la nascente carriera politica del futuro leader mondiale, racconta una realtà più complessa attorno al tema della manipolazione dell’informazione.
Ci sono le fake news e questo lo sappiamo. Lo sappiamo sopratutto perché da mesi le democrazie occidentali vivono la paranoia dell’invasione marziana di hacker russi, troll neo-nazisti e manipolatori sovranisti che violentano le povere coscienze della sinistra mondiale. Ma qui siamo ben oltre le fake news: qui siamo dentro una vera e propria rimozione manipolatoria attuata per non disturbare il leader caro all’élite globalista che lo ha voluto al potere.
Chissà se l’Occidente liberal così indignato per l’elezione di Donald Trump, inizierà ad interrogarsi su chi è stato veramente Barack Obama, il presidente più guerrafondaio della storia americana che ha saputo schierare dalla stessa parte George Soros e Nation of Islam.

GiampaoloRossi, qui

Poi vi invito a leggere qui qualche altro “dietro le quinte” dei giochi sporchi di Obama e della sua banda.

AGGIORNAMENTO: qui.

barbara

INFORMAZIONE

Allora:
Alla Boeing ha detto subito che lui i due aerei già ordinati non glieli pagava e subito hanno abbassato la cresta.
Alla Lockeed lo stesso per l’F35 e tra l’altro hanno preso da Israele i programmi di software che finalmente funzionano, in più li ha costretti a produrre i ricambi (come da contratto, disatteso apposta per spingere l’F35, bastardi dentro) per l’F16, l’F18 e l’F22 (che rimane il miglior aereo mai costruito).
Alla Marina ha detto che per le altre due portaerei lui quei soldi non glieli paga ed hanno abbattuto sia i costi che i tempi, rispettando i contratti già firmati da tempo.
Ha poi dato il via agli oleodotti bloccati da sua Eminenza Premio Nobel.
Ha tolto le pastoie al carbone e già 10 miniere hanno ripreso.
Ha tolto il divieto di ricerca e di fracking sui terreni Federali e quelli sul mare.
Ha ottenuto già che Ford, GM, BMW ed altri faranno nuove fabbriche in USA ed i tedeschi, inclusa VW, hanno convinto ZF a mettere in piedi una fabbrica in USA.
Ha tolto i “regali” alle aziende che si occupano di energie alternative (e Tesla sta nei casini, se avete azioni consiglio di venderle).
Aveva stabilito che per ogni nuova regola due andavano tolte e per ora il conteggio è ogni nuova regola ne hanno già tolte 20.
Ha eliminato posizioni in tutti i Ministeri ed Enti ed ha tagliato i budget dal 15 al 25 % per alcuni.
Alla Casa Bianca ha eliminato molte posizioni, incluso l’ufficio della First Lady che oggi ha 4 persone invece delle 16 di quando c’era la Sora Michelle con il suo stupido giardino e si ridice Merry Christmas!!
Ha tolto le stupide regole del cibo (se vedevate le foto dei piatti i vostri figli sicuro non ce li avreste mandati) nelle scuole, sempre messe in atto dalla Sora Michelle e molte altre cose nelle scuole stanno in fase di revisione e cambiamento specialmente le Charter Schools.
Ben Carson sta ricostruendo e tagliando a HUD (l’Ente che si occupa di case popolari e di abitazioni e cose connesse).
Ha ridato a molti stati le terre di cui i federali si erano appropriati in epoca Premio Nobel.
Ha rimesso in riga EPA (Environmental Protection Agency) mandandoci Pruitt che è uno che voleva chiuderla e che era stata usata da Sua Eminenza per migliaia di regole assurde che aggravavano i costi di tutti.
L’unico aumento di budget è andato ai militari che finalmente cominceranno ad avere roba decente per fare il loro mestiere, in più a tutti un aumento in busta paga di circa il 3% ed ha anche rimesso le decisioni e le regole di combattimento ai comandanti sul campo, stracciando le fesserie del cialtrone e dei suoi compagnucci progressisti.
In un anno la borsa ha guadagnato 6.000 (seimila) MILIARDI di valore e con la nuova legge sulle tasse tutti danno bonuses ed aumenti ai dipendenti e già hanno fatto e faranno nuovi investimenti.
All’Onu ha tolto 280 milioni.
Al pakistan 252.
Alla NATO stanno pagando e forse anche gli arretrati.
L’accordo di Parigi (ed i tre miliardi) li ha cancellati anche se Sua Eminenza il fetente aveva provato a pagarli appena prima di uscire ma lui è riuscito a bloccarne 560 milioni appena entrato.
Ha cancellato TPP dove solo gi USA pagavano e gli altri guadagnavano.
Sta rivendendo NAFTA (Canada e Messico). Ha rivisto gli accordi con il Giappone ed il loro “protezionismo”.
Con la Cina la carne finalmente viene ora esportata come parecchie altre cose, ma stanno ancora negoziando….
Ah! ed all’Ufficio Postale ha appena detto di smettere di regalare i soldi a Bezos, quando alla fine dell’anno vengono a chiedere miliardi per coprire il “rosso”…e mille altre cose ancora che nessuno vi racconta men che meno la Botteri che sarà occupata a preparare il cenone di Capodanno nel suo umile appartamento in 59a strada (nello stabile che fa angolo su Central Park, quante cose so eh?) che pagate Voi.
Buon Anno dal “Roscio” e da me a tutti. (Volevo fare un tweet ma non c’entrava tutto nei 140 caratteri)
Jaime Andrea Manca Graziadei che non so chi sia, ma questo non ha importanza. Chi desiderasse informazioni su di lui, lo trova su FB.
obamainttrump
Per completare il quadro aggiungo l’invito a leggere questo articolo dello scorso marzo di Giovanni Sallusti e quest’altro di settembre della quasi coetanea Maria Giovanna Maglie, con la quale condivido la militanza filo palestinese e antiamericana in tempi di gioventù, per poi aprire gli occhi e rinsavire nella maturità.

barbara