LA TEORIA…

allah loves equality
e la pratica

(no ma cosa c’entra è un caso isolato quello non è il vero islam non bisogna generalizzare l’uomo nasce buono è il capitalismo che lo rende gretto e cattivo dobbiamo essere più accoglienti e inondarli del nostro amore io credo nell’amore universale dobbiamo porgere l’altra guancia l’altra recchia l’altra chiappa e se la sventola è talmente forte da tramortirci pazienza, cercheremo di essere ancora più buoni la prossima volta – e infatti, anche se nel video non si sente, ho letto che la signora buona ha detto alla signora cattiva “We still love you, you will not shame me”. Buona. E soprattutto intelligente. E soprattuttissimo acuta. E soprattuttissimissimo razionale. E soprattuttissimerrimissimo sveglia)
(certo, comunque, che il fatto che sia consentito girare senza mostrare neppure  il viso, e che oltretutto l’uomo debba impegnarsi a proteggere la vecchia ellegibittì piuttosto che ad arrestare o almeno scaraventare fuori a calci la tenda beduina,  è l’ennesima prova del fatto che l’Inghilterra  ormai è definitivamente perduta)
(se penso che la mia generazione è cresciuta a suon di Beatles,

Rolling Stones

e Mary Quant,
Mary_Quant
c’è veramente da piangere)

barbara

SE UNA FIGLIA SI OCCIDENTALIZZA TROPPO

che cosa fa un buon padre musulmano, preoccupato per la sua educazione? Semplice: la violenta. Naturalmente potrebbe ucciderla, e non è detto che poi non lo faccia, ma prima si preoccupa giustamente di educarla, in modo che impari bene come si deve comportare una buona figlia musulmana. Poi succede che la figlia scappa, si rivolge alla polizia (essendosi così scandalosamente occidentalizzata, ha anche idea di cosa fare in questi casi) e il padre viene arrestato con l’accusa di stupro e incesto. E lui non capisce, non si capacita di quell’accusa assurda: che cosa c’è di male a esercitare i propri diritti di padre conformemente alla sharia?! Poi tenta di negare, ma il test del DNA lo inchioda, e allora cosa fa? Spiega che si sbagliano tutti, che non è così che funziona: lui è stato seduto sul letto della figlia per parlare con lei e il suo DNA si è trasferito su di lei per contatto indiretto, ecco, è  così che sono andate le cose.

Se invece si tratta di una qualche piccola marachella infantile, un peccato veniale, come diciamo noi infedeli, allora sarà sufficiente una punizione simbolica, così:

NOTA: poiché il video non è più disponibile, e non sembrano esistere altre copie, lo descrivo: c’è un bambino sui quattro-cinque anni che il padre, con la faccia coperta dalla keffiyah, prende, lo mette su una specie di piedistallo sopra il tavolo e gli infila la testa in un cappio che pende dal soffitto, mentre il bambino urla disperatamente e tenta con tutta la sua forza di divincolarsi. Una volta infilata la testa nel cappio, il padre, pur continuando a sostenerlo, lo lascia però pendere un po’ (alla fine del video il viso del bambino è un po’ paonazzo) mentre il bambino continua a urlare; segue uno scambio che dai toni sembra qualcosa come “giura che non lo farai più” con risposta del bambino e successive ulteriori e sempre più perentorie richieste di conferma. Alla fine lo tira giù e il bambino si accascia sfinito, mentre in sottofondo si sente una divertita risata femminile.

Poi volendo ci sarebbe la pakistana sgozzata perché voleva sposare un italiano, ma a queste storie qui siamo ben abituati, in Italia. (Com’è che…? Ah sì: risorse) E prossimamente su questo schermo…
musulmani-europei
barbara

IL SESSO SECONDO KHOMEINI PARTE SECONDA

(La prima parte era qui)
Khomeinysexe
“L’uomo può avere rapporti sessuali con animali quali montoni, mucche, cammelli eccetera. Dopo avere avuto l’orgasmo, però, deve sgozzare l’animale. Non deve vendere la carne alla gente del suo villaggio, ma la vendita di questa carne a un altro villaggio vicino è ammessa”.

Più o meno lo stesso principio – fatte le debite proporzioni – per cui prima stupri una donna e poi la lapidi perché è una immonda fornicatrice e non è ammissibile tollerare la sua presenza impura, rischiando di venirne contaminati. E se dopo averla stuprata provvedi a lavarti accuratamente prima di pregare, guadagni anche un bordello di punti.

Per fortuna che in Iran almeno ci sono le donne, che all’avvento della barbarie hanno opposto fino all’ultimo una disperata resistenza,

e che ancora oggi, quando possono, fieramente si ribellano (infiniti altri esempi sono documentati in questo blog.

barbara

INNOCENTE

Nota dell’autore

Mentre sfogliavo il “New York Times” due giorni dopo i funerali di Ron Williamson, mi cadde l’occhio su un articolo dedicato alla sua vicenda. Mi colpì il titolo: Muore a 51 anni Ronald Williamson, ingiustamente condannato a morte, e lo lessi. Era di Jim Dwyer e mostrava una foto di Ron in aula il giorno del proscioglimento, con l’espressione a metà fra l’incredulo e il sollevato.
Non avevo mai sentito parlare né di lui né di Dennis Fritz. Rilessi l’articolo una seconda volta. Neppure al massimo della mia creatività sarei riuscito a concepire una storia così complessa e articolata come quella realmente vissuta da Ron. E non sapevo ancora tutto! Contattai le sorelle di Ron, Annette e Renee, e decisi di scrivere un libro sulla vicenda.
Non avevo mai preso seriamente in considerazione l’idea di scrivere non fiction – mi diverto troppo a costruire romanzi – e non sapevo a che cosa sarei andato incontro. Per condurre le ricerche e scrivere il libro ho impiegato diciotto mesi. Sono andato a Ada diverse volte – nel palazzo di giustizia, nel carcere e in diversi locali -, ho visitato la vecchia e la nuova sede del braccio della morte del McAlester, sono stato due ore a parlare di baseball con Murl Bowen ad Asher, mi sono recato negli uffici di Innocence Project a New York, ho pranzato con il giudice Frank Seay in un ristorante di Seminole, ho fatto il giro dello Yankee Stadium, ho incontrato Tommy Ward nel carcere di Lexington e a Norman, dove facevo base, ho discusso per ore con Mark Barrett. Ho incontrato anche Dennis Fritz a Kansas City, Annette e Renee a Tulsa e, quando sono riuscito a convincere Greg Wilhoit a raggiungermi in Oklahoma dalla California, mi sono fatto accompagnare da lui al Big Mac, dove Greg ha rivisto la sua vecchia cella per la prima volta dopo quindici anni.
A ogni incontro la storia prendeva una piega diversa. Avrei potuto scrivere un libro di cinquemila pagine. Questa avventura mi ha fatto scoprire il mondo degli errori giudiziari, cui non avevo mai prestato troppa attenzione, neppure quando facevo l’avvocato. Vicende di questo genere non sono prerogativa dell’Oklahoma, tutt’altro. Ne avvengono ogni mese in tutti gli Stati del Nordamerica, per motivi sempre diversi e al tempo stesso sempre uguali: indagini approssimative, analisi che hanno poco di scientifico, identificazioni fallaci, difensori incapaci e pubblici ministeri troppo pigri o troppo arroganti.

E tu apri il libro, ed entri in un incubo. Un incubo fatto di confessioni estorte con ogni sorta di violenza da inquirenti che hanno bisogno di un assassino da dare in pasto alla pubblica opinione, prove manomesse od occultate, impronte e reperti biologici controllati a tutti gli uomini che avessero avuto a che fare, direttamente o indirettamente, con la vittima – tranne che a quello di cui lei aveva confidato di avere paura e che quella sera era stato visto importunarla e litigare con lei -, testimoni comprati, legalità violata, abusi a non finire, diritti negati… e alla fine del tunnel c’è la cella per l’iniezione letale. E in questo tritacarne sono molti ad essere scaraventati, e a uscirne stritolati, ridotti a rottami umani, anche quando finalmente spunta qualcuno che crede all’innocenza del condannato e si prende a cuore la sua vicenda.
Chi mi conosce lo sa: considero la pena di morte la cosa più obbrobriosa, infame, degradante che una società sedicente civile possa produrre. La considero tale, senza giustificazioni né attenuanti, anche quando la colpevolezza è assolutamente certa, il crimine particolarmente efferato, il reo profondamente ripugnante, la possibilità di recupero totalmente inesistente. Ma se la denuncia dei frequentissimi casi di errori giudiziari – o, come nel caso in questione, qualcosa di ben peggiore di un errore – può servire a smuovere qualche coscienza non ancora del tutto atrofizzata, ben vengano queste denunce.

John Grisham, Innocente, Oscar Mondadori
Innocente

barbara

IL PRIGIONIERO DEL CIELO

No, sai qual è il problema? Che i libri di quest’uomo non li puoi posare: non per mangiare, non per dormire, non per andare a fare quattro passi. Niente, quando attacchi la prima riga devi andare dritto fino all’ultima, facendoti accompagnare per mano attraverso le vie di Barcellona, e le sue case e i suoi palazzi e le sue bettole e i suoi bordelli. E le sue prigioni. Le prigioni, soprattutto. E i loro segreti che dovrebbero restare sepolti per sempre ma ogni tanto succede che no, che qualcuno riesce a sfuggire all’inferno e a far rivivere ciò che sembrava morto.
Come va a finire? Non lo so, perché

«Ti amo» dice, e la bacia, sapendo che la storia, la sua storia, non è finita.
È appena iniziata.

Appena riesco a mettere le mani sul prossimo – adesso che sono in pensione non avrò problemi a leggerlo tutto di fila – te lo saprò dire.

(Anche se, lasciatemelo dire, attribuire a uno nato nel 1937 un trisnonno ragazzo nel 1888, è roba da mandarlo in castigo dietro la lavagna coi ceci sotto le ginocchia per almeno 12 giorni di fila)

Carlos Ruiz Zafón, Il prigioniero del cielo, Mondadori
prigioniero cielo
barbara

TANTO PER NON PERDERE IL VIZIO

Ricordiamo anche chi soffre un po’ più in là (geograficamente)


È sempre la stessa, con due video diversi. (E come sono belle queste ragazze! Come sono belli questi ragazzi!)
E, per ricollegarci a uno dei temi trattati negli ultimi tempi, andate a guardare qui il cinico sfruttamento che certi loschi figuri usano fare della sofferenza altrui.
Nel frattempo è arrivata notizia di un ennesimo atto di barbarie (sì, lo so, lo avete già letto con tutti i dettagli di cronaca sulle prime pagine di tutti i quotidiani, ma ve lo dico lo stesso perché sono pignola e anche un po’ paranoica).
E voglio concludere questo post con un appello: LILIT, DOVE SEI? Da un anno e mezzo non abbiamo tue notizie! Se puoi fatti sentire, facci almeno sapere se sei viva!

barbara

IRAN: PRIMA E DOPO

Dopo avere guardato queste immagini, vi invito, a proposito di una di queste (donne e ragazze iraniane che protestano per la mancanza di diritti imposta dal regime islamico), a guardare questo post. Poi magari a riguardare quest’altro mio, di un anno e mezzo fa. E infine a dare un’occhiata a qualche spot pubblicitario di prima della gloriosa rivoluzione islamica.

barbara

AGGIORNAMENTO: qui.