SCENEGGIATA PALESTINISTA A VICENZA ORO

Introdotta da questo manifesto
V.O. manifesto
in cui, tra l’altro, è interessante notare come vengano calcolate le spese per l’esercito (senza peraltro approfondire i motivi che rendono necessaria una spesa così alta), ma non quelle per l’istruzione, per la cultura, per la ricerca scientifica, per l’innovazione tecnologica, per la medicina… Vabbè, questa poi è la sceneggiata:
bds 1
bds 2
bds 3
Ma che cosa succede a questo punto? Hehe! A questo punto ARRIVANO I NOSTRI! Ed eccoli qua,
Isr_Farina_Richetti_1
Isr_Farina_Richetti_2
Paola Farina ed Enrico Richetti, della gloriosa bandiera ammantati! Qui potete leggere un po’ di cronaca, in cui compare questa spassosissima frase: “Gli agenti di polizia hanno separato le due fazioni”. Cioè, Paola ed Enrico sono una fazione, capito? (non che quei quattro sfigati di pallestinari siano molti di più, comunque, anche se fanno molto più chiasso).

barbara

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ANNUS MEMORABILIS

pieno
netta
Per il prossimo due parole di spiegazione per i non addetti ai lavori: vita in ebraico si dice chai; il valore numerico della parola chai è 18.
20 chai
E infine questa cosa qui, che ancora non sappiamo di sicuro se sia vera, ma potrebbe esserlo – e conoscendo i nostri polli possiamo anche ritenerla ampiamente verosimile.

Michael Sfaradi
Se le voci di corridoio, che in queste ore si stanno facendo sempre più insistenti, dovessero risultare vere ci sarebbe un terremoto politico in tutta l’Unione Europea.
Sembra che tra i documenti trafugati dal MOSSAD a Teheran ci siano delle prove che confermerebbero TANGENTI a politici occidentali per approvare l’accordo nucleare.
RIPETO SI TRATTA DI VOCI DI CORRIDOIO ANCORA NON CONFERMATE.

barbara

BARKAN (13/13)

Barkan è questa,
Barkan 1
e si trova qui.
Barkan 2
Vi abbiamo visitato prima la serra, dove ci siamo allegramente fotografati,
noi serra
in cui vengono sperimentati modi di coltivazione diversi, finalizzati tra l’altro al migliore sfruttamento dello spazio
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(ricordiamo che lo stato di Israele – quel minuscolo fazzoletto di territorio che i giochi internazionali hanno lasciato per la costituzione dello stato ebraico – è per il 60% deserto), e poi c’è questa cosa curiosa:
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sono acquari
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collegati alle piante. Qualcuno ha pensato che l’acqua arricchita con gli escrementi dei pesci potrebbe migliorare le coltivazioni, e adesso stanno verificando l’ipotesi: se dovesse risultare esatta, si avrebbe un miglioramento dei risultati delle coltivazioni, e contemporaneamente un risparmio di acqua.

Poi abbiamo visitato una fabbrica
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di materiali plastici,
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che esporta i suoi prodotti anche in vari Paesi esteri, Italia compresa. Gli operai sono metà israeliani e metà palestinesi che godono, naturalmente, dello stesso trattamento, dello stesso orario di lavoro e dello stesso stipendio – molto più alto di quello percepito, per analogo lavoro, nei territori controllati dall’Autorità Palestinese. Se per ipotesi dovessero imporsi anche qui i boicottatori, centinaia di palestinesi finirebbero sul lastrico, esattamente come le centinaia di palestinesi che lavoravano nello stabilimento Sodastream di Mishor Adumim, zona industriale di Ma’ale Adumim, costretto a chiudere dopo la grande vittoria dei “filo palestinesi” del BDS.

Dedico questo post alla memoria di Stefano Gay Taché, assassinato trentacinque anni fa da terroristi palestinesi con il supporto morale di una notevole fetta della nostra sinistra, all’età di due anni. Assassinio originato da quello stesso odio anti israeliano e antiebraico che muove, sia pure in forme diverse, terroristi e boicottatori.

barbara

VERED DEI VINI E ALTRE STORIE (13/12)

Questa è Rehelim, nella regione di Samaria,
Rehelim 1
qui in una visione più ampia.
Rehelim 2
Qui non c’era niente fino al 27 ottobre 1991, solo la Strada 60. Sulla quale, quel giorno, transitavano alcuni autobus con comitive di israeliani di Giudea e Samaria, diretti a Tel Aviv per protestare contro i negoziati di Madrid (quelli che avrebbero portato due anni dopo ai famigerati accordi di Oslo destinati a scatenare la peggiore catastrofe nella storia di Israele. E mi ricordo la mia collega A., con un ghigno sarcastico da dare i crampi allo stomaco: “E adesso che gli israeliani sono stati taaanto buooooni da accettare di trattare coi palestinesi, anche noi dovremo essere tanto buoni da perdonare oltre trent’anni di crimini e di infamie”). Quel giorno di ottobre, dicevo. E quelle comitive. E quegli autobus. Fu esattamente in questo punto che uno degli autobus fu attaccato da terroristi palestinesi. L’autista Yitzhak Rofeh, di Gerusalemme, e Rachel Drouk, di Shilo, rimasero uccisi. Il giorno dopo i funerali di Rachel, donne da tutta Giudea e Samaria giunsero qui, montarono delle tende e vi si insediarono, nonostante la disapprovazione ufficiale. Per molto tempo vissero qui solo donne e bambini, e solo in un secondo tempo divenne un insediamento normale, che nel 1999 ottenne finalmente il riconoscimento statale. Le donne giunte con le tende (le donne! E pensare che c’è chi, per lodare il carattere, la forza, la determinazione di qualcuno, non trova di meglio che dire che “ha le palle!” Faites moi rire) decisero di chiamare questo posto Rehelim, plurale di Rachel: per Rachel Drouk, per Rachel Weiss, uccisa il 30 ottobre 1988 in un attacco con bombe molotov all’autobus su cui viaggiava, targeted by militants, scrive con pudore wikipedia, che provocò cinque morti e cinque feriti, e per la matriarca Rachele.

A Rehelim si arriva costeggiando Itamar (dove abbiamo potuto vedere, sia pure da lontano, la casa del massacro) e salendo poi per ammirare questo panorama.
sopra Itamar 1
sopra Itamar 2
sopra Itamar 3
sopra Itamar 4
sopra Itamar 5
sopra Itamar 6
E questa è Vered
Vered
nata a Gerusalemme da genitori olandesi: padre ebreo, figlio di sopravvissuti alla Shoah, madre cristiana successivamente convertita. Lei e il marito Erez Ben Sa’adon, nato a Gerusalemme da genitori provenienti dal Marocco e dall’Iran, nel 1997, pochi mesi dopo il matrimonio, investono il denaro ricevuto come regali di nozze nell’acquisto di alcuni acri nel villaggio di Brakha,
Brakha
su cui impiantano dei vigneti, vendendo poi l’uva ad alcune cantine; col nascere dei movimenti BDS le cantine cedono alle pressioni degli acquirenti europei e rifiutano di acquistare dai “territori”, così l’intraprendente coppia decide di produrre il vino da sé: seguono un corso di vinificazione e nel 2003 aprono la cantina Tura a Rehelim, una decina di chilometri più a sud, con quattro botti, per poi giungere, nel 2010, a una produzione di 12.000 bottiglie l’anno e a numerosi riconoscimenti internazionali per la qualità dei loro vini. Naturalmente subiscono le consuete distruzioni di vigne da parte degli arabi, ma loro continuano imperterriti, non senza impegnarsi a rispettare il precetto “crescete e moltiplicatevi”.
famiglia Sa'adon
E questi siamo noi,
cantina toura
seduti ad ascoltare Vered e poi a degustare questi vini assolutamente straordinari. E l’olio: un olio speciale, a bassissima acidità, del quale aveva preparato un vassoio con dei micro bicchierini, invitandoci ad assaggiarlo. Quasi tutti hanno fatto una faccia strana: bere l’olio?! Io invece ci ho provato: prima ho intinto la punta della lingua e ho sentito una cosa molto diversa da quella che si sente quando si ha l’olio sulla lingua, ossia quella fastidiosissima patina oleosa: ecco, quella non c’era. E allora l’ho bevuto e, per quanto buffo possa sembrare, era buono! Aveva un che di leggero, come se fosse un olio poco olio, ecco (poi l’ha assaggiato anche l’uomo dei gatti, che era seduto al mio fianco e mi serviva come un autentico cavaliere, e ha confermato le mie sensazioni). E insomma sono uscita di lì pienamente soddisfatta. E qui finisce la storia di Vered insieme a tutte le altre storie.

barbara

E ALLA FACCIA DEL BOICOTTAGGIO…

Resistendo a tutte le pressioni, alla fine i Radioheads si sono esibiti in Israele. Mi sembra interessante, in questo contesto, la presa di posizione di una musicista araba.

Cantante araba israeliana difende il concerto dei Radiohead a Tel Aviv dai fanatici del boicottaggio

“Cercano solo di dividerci, di fermare la musica. E danneggiano chi vuole promuovere la pace”
Nasreen-Qadri
La musicista arabo-israeliana Nasreen Qadri ha preso posizione a favore della performance dei Radiohead, mercoledì in Israele, nonostante le furiose pressioni cui il gruppo britannico è stato sottoposto dal movimento BDS (per boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele) affinché annullasse il concerto estivo a Tel Aviv.
In un editoriale pubblicato martedì su Newsweek Online, Qadri ha affermato che la cancellazione di performance come questa la feriscono “come donna, come araba e come musulmana”, aggiungendo che coloro che fanno pressione sui Radiohead perché annullino il loro spettacolo “danneggiano chi desidera promuovere la pace e la tolleranza in questa travagliata regione “. “Boicottare l’unica democrazia in Medio Oriente – ha scritto la cantante arabo-israeliana – è controproducente. Coloro che invocano il boicottaggio cercano solo di dividerci, cercano solo di fermare la musica. E io non ci sto. Purtroppo, ci sono già troppi paesi in Medio Oriente dove un concerto come questo non potrebbe mai aver luogo”.
Qadri ha spiegato che si sarebbe esibita al concerto dei Radiohead di mercoledì insieme al cantante ebreo israeliano Dudu Tassa, “per portare un messaggio di convivenza in ogni angolo del paese”. E ha aggiunto: “Mi sento fortunata di essere nata in Israele, e sono grata per l’opportunità che mi è offerta di costruire ponti di comprensione”. Dobbiamo “lavorare insieme” ha spigato, dicendo che senza impegno in questo senso, la pace non arriverà mai.
Nata nella città settentrionale israeliana di Haifa, Nasreen Qadri è poi cresciuta nella città di Lod, nel centro del paese. Entrambe sono città miste, cioè con popolazione sia araba che ebraica. Nel 2012 Qadri ha vinto un concorso di canto della televisione israeliana.
Anche Michael Stipe, frontman della rock band REM, in un post su Instagram ha scritto: “Sto con i Radiohead e la loro decisione di esibirsi. Speriamo che il dialogo continui, contribuendo a portare alla fine dell’occupazione e a una soluzione pacifica”.
Il frontman dei Pink Floyd, Roger Waters, ha condotto per mesi una furibonda campagna contro Thomay Yorke, cantante leader dei Radiohead, per via dello show della band in programma in Israele. Yorke non si è fatto intimorire dagli attacchi di Waters, che pretendeva l’annullamento del concerto, e ha ribattuto colpo su colpo alle accuse del cantante dei Pink Floyd.
Yorke-Waters
[vedi che è vero che l’antisemitismo imbruttisce?)
In un post su Twitter ha pazientemente spiegato: “Suonare in un paese non equivale ad approvare il suo governo. Noi non sosteniamo Netanyahu più di quanto sosteniamo Trump, ma continuiamo a suonare in America”. E in intervista alla rivista Rolling Stone ha dichiarato: “È profondamente offensivo supporre che noi siamo così disinformati o così ritardati da non poter prendere queste decisioni per conto nostro. È davvero impressionante che artisti che rispetto pensino che non siamo in grado di prendere da soli una decisione etica dopo tutti questi anni. Ci parlano con arroganza e sufficienza e trovo semplicemente sbalorditivo che credano di avere il diritto di farlo”.

(Qui, da: Jerusalem Post, Ha’aretz, 19.7.17)

E a Ken Loach, che gli poneva la drammatica scelta di “stare con gli oppressi o con gli oppressori, ha risposto che “la musica è fatta per superare i confini, non per crearli”.
E adesso ascoltiamoci un bel pezzo di questa splendida band.

E già che ci siamo ascoltiamone un altro.

E ancora uno, dai.

barbara

QUALCHE RIFLESSIONE SU UN CARTELLO

Che sarebbe questo.
illegale
E devo dire che raramente, negli ultimi tempi, mi è capitato di vedere una cosa tanto veritiera. Perché è verità sacrosanta che tutto, assolutamente tutto ciò che riguarda Israele è illegale: illegali le risoluzioni dell’Assemblea Generale dell’ONU, illegali le risoluzioni della commissione per i diritti umani, illegali le risoluzioni dell’UNESCO, illegali le iniziative BDS, illegali le manifestazioni anti israeliane con bandiere bruciate e slogan di odio, illegale il sostegno e il finanziamento al terrorismo che colpisce Israele, illegali la stragrande maggioranza delle ONG che divorano miliardi di dollari per fare propaganda anti israeliana, illegale la politica leccaculiana nei confronti della lobby del petrolio da parte della stragrande maggioranza degli stati europei, illegali un’infinità di articoli di giornale e servizi televisivi che si occupano di Israele, illegale l’attività di moltissimi giornalisti e fotografi accreditati in Israele, pagati per fare propaganda anti israeliana (si chiama prostituzione, e a differenza della prostituzione onesta che si pratica sui marciapiedi, questa prostituzione qui è la quintessenza della disonestà), illegali i ministri che si astengono perché non sanno se il Tempio ebraico in cui Gesù è stato presentato, circonciso, riscattato, ha fatto il bar mitzvah (la “disputa coi dottori” a dodici anni), da cui ha cacciato cambiavalute e venditori di colombe, in cui si è seduto a insegnare ai suoi discepoli, sia esistito o no (mentre non c’è ombra di dubbio sull’esistenza dell’asino che ha portato Maometto in cielo partendo da una moschea costruita settantatre anni dopo la sua morte), illegale la pretesa che le guerre scatenate e perse non siano state scatenate e non siano state perse, illegale la pretesa che ciò che è stato reso judenrein di fatto tramite la violenza diventi judenrein anche di diritto, illegale obbligare Israele a trattare con chi vuole unicamente la sua distruzione, illegale arrogarsi il diritto di decidere quale debba o non debba essere la capitale di Israele…
Io per il momento mi fermo, ma se a qualcuno non basta, posso tranquillamente continuare.

barbara